La timidezza e il linguaggio del corpo

La timidezza e il linguaggio del corpoGesticolare con le mani, arrossire, scegliere in un dato contesto di stare in gruppo o appartati, il modo di vestirsi, la scelta del posto in cui sedersi a tavola, la mimica e i più svariati atteggiamenti, costituiscono tutti  un tipo di comunicazione non verbale ma molto importante perché svela ciò che una persona realmente pensa e che alle volte è esattamente il contrario di ciò che dice.

Il linguaggio del corpo quindi, in molti casi, trasmette più di quanto non trasmetta il linguaggio verbale. Pensiamo addirittura al ruolo importante che esso riveste nel caso di soggetti sordomuti, in cui il linguaggio delle mani sostituisce il linguaggio vocale

Diversi studi hanno dimostrato che durante un discorso, una buona percentuale delle informazioni che ci arrivano, pervengono non solo dalle parole, ma anche e soprattutto dal tono della voce e dal linguaggio del corpo (anche altri organi sono interessati al sondaggio, per esempio il naso). Ciò che arriva tramite il “canale verbale” sono essenzialmente i cosiddetti fatti salienti, mentre tramite il “canale non verbale” viene poi trasmesso ciò che in definitiva “lascia traccia”.

Bisogna però fare attenzione a non valutare una persona da un solo gesto: così come una parola non ha senso se non all’interno di un discorso quindi insieme ad altre parole, così un singolo gesto non basta per definire una determinata personalità;è invece necessario osservare tutto l’insieme dei gesti, dei segnali inconsci per avere una traccia più precisa del carattere di una persona.

I gesti si dividono in consci e inconsci;  innati e acquisiti.

Le espressioni facciali per esprimere gioia, rabbia, tristezza, sorpresa, paura, vergogna,repulsione, disprezzo sono innate (rientrano nella cosiddetta memoria filogenetica) comuni a tutta l’umanità in  quanto non variano da individuo a individuo, né tra razze diverse. Innato è anche il gesto del neonato di succhiare il latte dal seno materno. Altri gesti vengono acquisiti, cioè copiati. Quando li impariamo, imitiamo dei modelli.

- Potere e età  riducono i gesti. Più in alto si trova una persona nella scala del potere, più misurati sono i suoi gesti. Più in basso egli si trova in questa scala, più espressivo è il suo linguaggio del corpo. Ancora un’altra cosa: più si cresce, più si diventa adulti, più si cerca di contenere le manifestazioni di affetto (col rischio però di diventare eccessivamente freddi e distaccati).

- A tutti voi sarà capitato, almeno qualche volta nella vita, di dire qualche piccola bugia e sicuramente avete usato come mezzo la telefonata o l’sms (usati spesso anche per addii o scuse diverse). Tutto questo perché in un contatto interpersonale “faccia a faccia”, se è facile mentire con le parole, non è altrettanto facile costringere il nostro inconscio. Esso si libera continuamente e continuamente agisce: mentre si dice la bugia, il nostro inconscio trasmette tanta energia nervosa. Questa si trasforma in un gesto insicuro, in microsegnali che non possiamo controllare perfettamente (l’inarcare di un sopracciglio, l’arrossire,  il tic di un angolo della bocca, il sudore della fronte, lo sbattere delle palpebre, i giochi nervosi delle dita e tanti altri gesti) che distruggono tutto ciò che era stato costruito faticosamente  e che inducono l’osservatore a pensare che qualcosa di  ciò che stiamo dicendo, non corrisponde proprio alla realtà.

Chi si scosta spesso per questioni professionali dalla via della verità, come per esempio i politici, gli attori, i rappresentanti, i venditori, chi abitualmente compie atti disonesti o anche chi semplicemente è abituato a mentire , educa il proprio linguaggio del corpo (attraverso un costante controllo emotivo) al punto tale da riuscire ad ingannare perfettamente un occhio poco esperto.

- E’ importante tener conto inoltre, che, nella vita di tutti i giorni, tramite il linguaggio corporeo, mandiamo costantemente e inconsciamente agli altri dei segnali che si traducono in percezioni di alto, medio o basso gradimento. Ad esempio, quando stiamo bene con noi stessi, tutto il nostro corpo è fisiologicamente predisposto a inviare agli altri segnali positivi, di apertura, per un “fluida” comunicazione.

- Può accadere però, in alcune circostanze, che tratti della nostra personalità , pongano in qualche modo un ostacolo tra noi e il mondo esterno. Ad esempio, le persone particolarmente timide, spesso sono giudicate in maniera diversa da ciò che sono realmente in quanto inevitabilmente la timidezza manda dei segnali di chiusura.

- Bisogna comunque fare attenzione a non confondere il semplice imbarazzo con la timidezza “cronica”, quella che porta gradualmente ad estraniarsi da qualsiasi contesto fino ad assumere la forma di una vera e propria fobia sociale.

- Seneca diceva ” la timidezza è degli animi nobili “. Credo sia profondamente vero. Ciononostante il fatto di evitare di esporsi e di dire la propria opinione, la difficoltà nel riuscire a sostenere un contatto oculare, parlare a bassa voce e in fretta e  rimanere in qualche modo sempre a una certa distanza dagli altri, possono essere interpretati come indici di altezzosità e superbia.

Il timido viene facilmente etichettato come una persona strana, asociale, antipatica e quindi da tenere in disparte. A sua volta, egli sentirà su di sé il peso del giudizio sbagliato degli altri e di conseguenza, tenderà sempre più a chiudersi nel proprio guscio.

- Ma cosa c’è realmente alla base della timidezza? Il più delle volte le cause sono: una scarsa autostima, un’insicurezza di fondo e una forte paura di essere giudicati (deboli, stupidi, incapaci, etc ). Tutto ciò probabilmente può essere stato determinato oltre che da una certa predisposizione genetica, anche e soprattutto da qualche esperienza infantile-adolescenziale o della vita adulta (ad esmpio, nel caso di bambini: educazione particolarmente rigida, rimproveri frequenti o comunque la scarsità o mancanza di rinforzi positivi in situazioni importanti).

- Sicuramente il timido non vive bene la sua condizione, considerando anche il fatto che oggi più che mai, la società sta ovunque e chiede continuamente reazioni da parte dell’individuo, reazioni che egli spesso, non riesce a dare. Anche se con i suoi atteggiamenti può apparire sfuggente, il timido è una persona estremamente sensibile e profonda che non riuscendo ad esprimere ciò che sente, vive in uno stato di costante conflitto interiore e tensione.

- Se in qualche modo vi siete riconosciuti in questo profilo, potreste trovare giovamento sperimentando per un periodo, un corso di teatro. La recitazione si basa su tecniche che vi permetteranno di entrare in maggior contatto con la vostra gestualità, con le vostre espressioni corporee per una prossima comunicazione interpersonale più diretta e serena. Imparerete cioè ad esprimere tranquillamente un’emozione, un’idea, senza più il desiderio di nasconderle e di nascondervi …

Lozzi Emanuela – Studentessa di Psicologia iscritta all’Università dell’Aquila all’indirizzo “Sperimentale, generale e della valutazione clinica”

Fonte: http://www.ilmiopsicologo.it/pagine/il_linguaggio_del_corpo_e_la_timidezza.aspx