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	<title>Sto Bene Con Tutti &#187; accettazione</title>
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		<title>Autostima e Amore</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 05:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[>>> STARE BENE CON SE STESSI]]></category>
		<category><![CDATA[- Atteggiamento mentale]]></category>
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		<description><![CDATA[Le &#8220;A&#8221; dell&#8217;autostima 1. Caratteristiche dell&#8217;autostima 1. APPREZZAMENTO genuino di sé in quanto persona, indipendentemente dalla propria attività o dai propri beni, così da considerarsi simili &#8211; pur nella differenza &#8211; a qualsiasi altro essere umano. E&#8217; un apprezzamento che include tutto il positivo presente in se stessi: talenti, abilità, qualità fisiche, mentali e spirituali... [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2312" style="margin: 10px;" title="Autostima e Amore" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/10/0804-271x300.jpg" alt="Autostima e Amore" width="271" height="300" />Le &#8220;A&#8221; dell&#8217;autostima<br />
1. Caratteristiche dell&#8217;autostima</h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. APPREZZAMENTO</strong> genuino di sé in quanto persona, indipendentemente dalla propria attività o dai propri beni, così da considerarsi simili &#8211; pur nella <strong>differenza</strong> &#8211; a qualsiasi altro essere umano. E&#8217; un apprezzamento che include tutto il <strong>positivo</strong> presente in <strong>se stess</strong>i: talenti, abilità, <strong>qualità fisiche</strong>, <strong>mentali</strong> e <strong>spirituali.</strong>.. Colui che si apprezza, gioisce stupito per le proprie qualità manifeste, e sa, qualora se lo proponga seriamente, di poterne sviluppare altre ancora latenti. Gioisce dei propri <strong>successi</strong> senza <strong>presunzione</strong>, né vanteria, indizi, generalmente, di <strong>sentimenti</strong> di <strong>inferiorità</strong>. &#8220;Tutti abbiamo dentro noi stessi una Buona Novella! La Buona Novella è che davvero non sappiamo quale possa essere la nostra <strong>grandezza,</strong> quanto possiamo <strong>amare</strong>, quanto possiamo ottenere, quanto grandi siano le nostre <strong>possibilità</strong>. Non si può rendere una Buona Novella migliore di questa&#8221; (Anne Frank)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. ACCETTAZIONE</strong> <strong>tollerante</strong> e speranzosa dei propri <strong>limiti</strong>, <strong>debolezze</strong>, <strong>errori</strong> e <strong>insuccessi</strong>. Chi accetta se stesso, si riconosce <strong>essere umano fallibile</strong>, come tutti gli altri, e non si meraviglia, né si <strong>angoscia</strong> troppo, per il fatto di sbagliare con maggiore, o minor frequenza. Riconosce seriamente gli aspetti spiacevoli della propria <strong>personalità</strong>, assume la <strong>responsabilità</strong> di tutte le proprie azioni, senza sentirsi in colpa più del dovuto per gli sbagli commessi. Sa per esperienza che &#8220;l&#8217;orrore dell&#8217;errore è un <strong>errore peggiore</strong>&#8220;. Non lo spaventano i <strong>propri limiti </strong>e <strong>difetti</strong>, e preferisce compiere con <strong>successo</strong> ciò che fa, ma non affonda quando perde.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Aspira a fare le cose bene, non alla <strong>perfezione</strong>. Non <strong>rinunciare</strong> mai al diritto di sbagliarti, ché altrimenti perderai la <strong>capacità di imparare</strong> cose nuove e di avanzare nella vita. Ricorda che sotto le ansie di <strong>perfezione </strong>si nasconde sempre la paura. Affronta le tue paure e concedi a te stesso il diritto di essere umano: paradossalmente, potrai fare di te una <strong>persona</strong> molto più feconda e <strong>felice</strong>&#8221; (D. Burns)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. AFFETTO</strong>: una disposizione <strong>positiva</strong> e <strong>amichevole</strong>, <strong>comprensiva</strong> e <strong>benevola</strong> verso <strong>se stessi</strong>, così da <strong>sentirsi in pace</strong>, non in guerra, con i propri pensieri e sentimenti (anche se sgradevoli), con la propria immaginazione e il proprio corpo (quali che sino le sue rughe &#8211; letterali, o metaforiche &#8211; e difetti). Si è capaci di gioire della solitudine senza disdegnare la compagnia; &#8221; <strong>ci si trova bene con se stessi</strong>, nella propria pelle&#8221; (L. Racionero).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Dovremmo imparare a guardare noi stessi con la stessa<strong> tenerezza</strong> con cui ci guarderemmo se fossimo nostro padre&#8221;</em><br />
(J.L. Martìn Descalzo)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. ATTENZIONE</strong> e <strong>cura amorevole</strong> dei propri <strong>bisogni, fisici e psichici</strong>,  <strong>intellettuali e spirituali</strong> (ovviamente, non ci riferiamo qui a quei bisogni superflui, creati artificialmente da una pubblicità aggressiva ed ingannevole). <strong>La persona che ha stima di sé</strong> preferisce la vita alla morte, il <strong>piacere</strong> al dolore, la <strong>gioia </strong>alla sofferenza. Non cerca il dolore per il dolore, <strong>protegge</strong> la propria <strong>integrità fisica e psichica</strong>, non si <strong>espone </strong>a pericoli inutili. E tuttavia è capace di accettare anche la sofferenza, e, se occorre, la morte, per una persona, o una causa con la quale si senta profondamente identificata. Così, ad esempio, una madre che ha stima di sé dona con <strong>gioia </strong>uno dei propri reni per farlo trapiantare ad un figlio che ne ha bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste quattro caratteristiche &#8211; le prime quattro &#8220;A&#8221; dell&#8217;<strong>autostima</strong> &#8211; presuppongono un buon livello di <strong>conoscenza </strong>di sé, e specialmente di <strong>autocoscienza</strong>, cioè di <strong>consapevolezza</strong> del proprio <strong>mondo interiore</strong>, conseguibile mediante l&#8217;amichevole <strong>ascolto</strong> di se stessi e l&#8217;<strong>attenzione</strong> costante a tutte le voci che sorgono da dentro. Già Socrate ci avvertiva che una <strong>vita inconsapevole</strong> non vale la pena di essere vissuta&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Quando parliamo di <strong>autostima</strong>, parliamo allora di <strong>AFFERMAZIONE</strong> di quell&#8217;<strong>essere umano</strong> fallibile, irripetibile, preziosissimo, che merita tutto il nostro rispetto e la nostra considerazione, ossia di quel &#8220;se&#8221; che ciascuno è; naturalmente, un &#8220;<strong>sé-in-relazione-con-gli-altri</strong>&#8220;, ché altrimenti non ci sarebbe <strong>individualità autentica.</strong> Non si tratta qui di narcisismo, poiché la persona che si stima davvero, nella propria globalità individuale e sociale, vive aperta e attenta all&#8217;altro, riconoscendone l&#8217;<strong>esistenza</strong> e <strong>affermandolo</strong>. Sa che non ci può essere <strong>affermazione </strong>duratura di sé senza solidarietà; accetta il fatto evidente dell&#8217;interdipendenza umana e si rende conto che non può, né le <strong>interessa</strong>, vivere isolata e <strong>indipendente</strong> dagli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Come le mele maturano con il sole, così anche noi uomini maturiamo in presenza dell&#8217;altro, collaborando con lu</em>i&#8221;<br />
(G. Torrente Ballester)</p>
<p>Tratto da:</p>
<p>José Vicente Bonet.<br />
AVERSI A CUORE.<br />
Sulla stima e l’amicizia con se stessi.</p>
<p>Titolo originale: &lt;Sé amigo de ti mismo. Manual de Autoestima&gt;</p>
<p>Traduzione dallo spagnolo di MARIA GRAZIA DAL PORTO E LIDIA FONTANA.<br />
Edizione italiana a cura di Giovanni Ruggeri</p>
<p>Fonte:<a href="http://pomodorozen.wordpress.com/2009/09/22/autostima-e-amore/" target="_blank"> http://pomodorozen.wordpress.com/2009/09/22/autostima-e-amore/</a></p>
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		<title>Saper ascoltare in modo attivo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 10:34:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[>>> STARE BENE CON GLI ALTRI]]></category>
		<category><![CDATA[- Ascolto]]></category>
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		<description><![CDATA[Come dimostrare capacità di porre attenzione alla comunicazione del proprio interlocutore L&#8217;ascolto attivo si basa sull&#8217;empatia e sull&#8217;accettazione. Esso si fonda sulla creazione di un rapporto positivo, caratterizzato da &#8221;un clima in cui una persona possa sentirsi empaticamente compresa&#8221; e, comunque, non giudicata. Quando si pratica l&#8217;ascolto attivo, invece di porsi con atteggiamenti che tradizionalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignleft size-medium wp-image-2191" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Saper ascoltare" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/09/womanlistening-300x244.jpg" alt="Saper ascoltare" width="300" height="244" />Come dimostrare capacità di porre attenzione alla comunicazione del proprio interlocutore</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ascolto attivo</strong> si basa sull&#8217;<strong>empatia </strong>e sull&#8217;<strong>accettazione</strong>. Esso si fonda sulla creazione di un rapporto positivo, caratterizzato da &#8221;un clima in cui una persona possa sentirsi empaticamente compresa&#8221; e, comunque, non giudicata.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si pratica l&#8217;<strong>ascolto attivo,</strong> invece di porsi con atteggiamenti che tradizionalmente vengono considerati da &#8221;buon osservatore&#8221;, ossia, come persone impassibili, &#8221;neutrali&#8221;, sicure di sé, incuranti delle proprie<strong> emozioni</strong> e tese a nascondere e ignorare le proprie reazioni a quanto si ascolta, è più opportuno rendersi disponibili anche a comprendere realmente ciò che l&#8217;altro sta dicendo, mettendo anche in luce possibili difficoltà di comprensione. In questo modo è possibile stabilire rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco.</p>
<p style="text-align: justify;">Per diventare &#8221;attivo&#8221;, l&#8217;ascolto deve essere<strong> aperto e disponibile</strong> non solo verso l&#8217;altro e quello che dice, ma anche verso se stessi, per ascoltare le proprie reazioni, per essere consapevoli dei limiti del proprio <strong>punto di vista </strong>e per accettare il non sapere e la difficoltà di non capire.   I <strong>principali elementi</strong> che caratterizzano una buona attività di ascolto, sono:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>sospendere i giudizi di valore e l&#8217;urgenza classificatoria</strong>, cercando di non definire a priori il proprio interlocutore o quanto egli dice in &#8221;categorie&#8221; di senso note e codificate</li>
<li><strong>osservare ed ascoltare</strong>, raccogliendo tutte le informazioni necessarie sulla situazione contingente, ricordando che il silenzio aiuta a capire e che il vero ascolto è sempre nuovo, non è mai definito in anticipo in quanto rinuncia ad un sapere già acquisito</li>
<li><strong>mettersi nei panni dell&#8217;altro - dimostrare empatia</strong>, cercando di assumere il punto di vista del proprio interlocutore e condividendo, per quello che è umanamente possibile, le sensazioni che manifesta</li>
<li><strong>verificare la comprensione</strong>, sia a livello dei contenuti che della relazione, riservandosi, dunque, la possibilità di fare domande aperte per agevolare l&#8217;esposizione altrui e migliorare la propria<strong> comprensione </strong></li>
<li><strong>curare la logistica</strong>, facendo attenzione al contesto fisico-spaziale dell&#8217;ambiente in cui si svolge la comunicazione per agevolare l&#8217;interlocutore e farlo sentire il più possibile a proprio agio.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ciò che è importante sottolineare, è che da questa modalità di ascolto è escluso non solo il giudizio, ma anche il consiglio e la tensione del &#8221;dover darsi da fare&#8221; per risolvere eventuali problemi espressi dal proprio interlocutore, oltre ad evitare tutte le &#8221;barriere della comunicazione&#8221;, quali:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>dare ordini</li>
<li>mettere in guardia</li>
<li>moralizzare</li>
<li>persuadere con la logica</li>
<li>elogiare</li>
<li>ridicolizzare</li>
<li>interpretare</li>
<li>consolare</li>
<li>cambiare argomento</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">le quali, in modo più o meno esplicito, costituiscono messaggi di rifiuto.      <strong>Studi sulle dinamiche dell&#8217;ascolto attivo</strong> Nel mondo occidentale il riconoscimento dell&#8217;importanza dell&#8217;ascolto attivo è una conquista molto recente.<br />
Un grosso impulso agli studi sulle dinamiche dell&#8217;ascolto attivo è stato dato, agli inizi degli anni &#8217;80, dagli studi sulle aziende post-industriali (Peters,1982; Kunda, 2000) e dagli studi sui rapporti fra professionisti e clienti (Wolvin e Coakly, 1988; Bert e Quadrino, 1999).</p>
<p style="text-align: justify;">Le basi teoriche per questo approccio erano state elaborate in precedenza da studiosi che hanno sostenuto la priorità dell&#8217;ascolto in un paradigma dialogico (Martin Heidegger, Michail Bachtin, Martin Buber) e dai teorici dei sistemi complessi (Bateson, von Foerster, Emery e Trist, Ashby).</p>
<p>Un modello molto efficace per comprendere la differenza fra <strong>ascolto passivo </strong>e <strong>ascolto attivo </strong>è offerto dalla buona comunicazione interculturale in situazioni concrete e contingenti (Sclavi, 2000a e 2000b) in quanto rende più facilmente evidenziabile che &#8221;uno stesso comportamento&#8221; può avere significati antitetici e al tempo stesso assolutamente legittimi a seconda del contesto culturale in cui è inserito.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio il &#8221;non guardare negli occhi una persona anziana e autorevole&#8221; in un contesto culturale può essere segno di rispetto, mentre in un altro, segno di mancanza di rispetto.<br />
I malintesi, l&#8217;irritazione, l&#8217;imbarazzo, la diffidenza in questi casi non sono risolvibili in termini di comportamenti &#8221;giusti o sbagliati&#8221;, ma cercando di capire l&#8217;esperienza dell&#8217;altro, il che implica accogliere come importanti, aspetti che siamo abituati a considerare trascurabili o addirittura che prima non abbiamo mai preso in considerazione.</p>
<p><strong>Le &#8221;Sette Regole dell&#8217;Arte di Ascoltare&#8221; (Sclavi,2000)</strong></p>
<ol style="text-align: justify;" type="1">
<li>Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni.<br />
Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.</li>
<li>Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista.<br />
Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.</li>
<li>Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.</li>
<li>Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio.<br />
Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi.<br />
Il loro codice è relazionale e analogico.</li>
<li>Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili.<br />
I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti,perché incongruenti con le proprie certezze.</li>
<li>Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.</li>
<li>Per divenire esperto nell&#8217;arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica.<br />
Ma quando hai imparato ad ascoltare, l&#8217;umorismo viene da sè.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Saper ascoltare in modo attivo" href="http://www.urp.it/Sezione.jsp?idSezione=805&amp;idSezioneRif=104" target="_blank">http://www.urp.it/Sezione.jsp?idSezione=805&amp;idSezioneRif=104</a></p>
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		<title>Dialogo: le differenze fra uomo e donna</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2009/03/20/dialogo-le-differenze-fra-uomo-e-donna/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 16:40:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Relazioni di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[abbandonare]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando gli uomini non parlano La difficoltà maggiore per un uomo sta nell&#8217;interpretare correttamente una donna che sta parlando dei propri stati d&#8217;animo. Una delle imprese più ardue per una donna è interpretare correttamente il silenzio di un uomo. Per le donne il silenzio è spesso fonte di equivoci; il modo in cui i due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-1212" style="margin: 10px;" title="77b2816b-2858-4c65-91bf-53fa7129399dhmedium" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/77b2816b-2858-4c65-91bf-53fa7129399dhmedium-300x182.jpg" alt="77b2816b-2858-4c65-91bf-53fa7129399dhmedium" width="320" height="212" />Quando gli uomini non parlano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La difficoltà maggiore per un uomo sta nell&#8217;interpretare correttamente una donna che sta parlando dei propri stati d&#8217;animo. Una delle imprese più ardue per una donna è interpretare correttamente il silenzio di un uomo. Per le donne il silenzio è spesso fonte di equivoci; il modo in cui i due sessi generalmente pensano ed elaborano le informazioni è profondamente diverso. Le donne pensano ad alta voce: lasciano scorrere liberamente i propri pensieri e li esprimono ad alta voce per approfondire le proprie intuizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli uomini invece, prima di parlare, ripercorrono mentalmente ciò che hanno sentito o provato arrivando ad una soluzione attraverso un processo interiore. Spesso le donne fraintendono il silenzio maschile immaginando il peggio, infatti, le sole occasioni in cui la donna sceglie la via del silenzio sono quelle in cui ciò che andrebbe detto è troppo doloroso o quando non vuole parlare con uomo di cui non si fida più. Per rendere le loro relazioni davvero gratificanti le donne devono imparare che quando un uomo è turbato o stressato smette automaticamente di parlare e si rinchiude in se stesso per riflettere sulla situazione.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; qualcosa di molto difficile da accettare per una donna che non abbandonerebbe mai un&#8217;amica in difficoltà. Per una donna abbandonare il suo compagno quando questi è turbato non è un atto d&#8217;amore: poiché lo ama il suo istinto sarebbe quello di stargli vicino ed offrirgli aiuto. In buona fede pensa di doverlo interrogare perché lui possa averne dei benefici. Ma in realtà questo tipo di atteggiamento femminile non fa altro che turbare ed irritare ulteriormente un uomo. E&#8217; importante che gli uomini e le donne rinuncino a proporre al partner il tipo di aiuto da loro preferito e comincino ad apprendere invece le diverse modalità di sentire, reagire e pensare dei due sessi</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché gli uomini si chiudono nel silenzio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli uomini si rinchiudono in se stessi quando:</p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> Hanno bisogno di riflettere su un problema per trovarne la soluzione</li>
<li> Si sentono turbati o stressati e hanno bisogno di stare un po&#8217; da soli per calmarsi e riacquistare il controllo</li>
<li> Hanno bisogno di ritrovare se stessi</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché le donne parlano</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le donne parlano per svariati motivi:</p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> Per trasmettere o raccogliere informazioni</li>
<li> Per sentirsi meglio quando sono turbate</li>
<li> Perché pensano ad alta voce</li>
<li> Per creare intimità</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Sessi diversi bisogni emotivi diversi</p>
<p style="text-align: justify;">Gli uomini e le donne concedono il tipo di amore di cui hanno bisogno e non quello necessario all&#8217;altro sesso. Gli uomini basano l&#8217;amore sulla fiducia, la stima e l&#8217;accettazione; le donne sull&#8217;affetto, la comprensione ed il rispetto.</p>
<table style="text-align: justify;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="200">
<p align="center"><strong>Le donne   hanno bisogno di ricevere</strong></p>
</td>
<td width="200">
<p align="center"><strong>Gli uomini   hanno bisogno di ricevere</strong></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="200"></td>
<td width="200"></td>
</tr>
<tr>
<td width="200">
<p align="center">Sollecitudine</p>
</td>
<td width="200">
<p align="center">Fiducia</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="200">
<p align="center">Comprensione</p>
</td>
<td width="200">
<p align="center">Accettazione</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="200">
<p align="center">Rispetto</p>
</td>
<td width="200">
<p align="center">Apprezzamento</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="200">
<p align="center">Devozione</p>
</td>
<td width="200">
<p align="center">Ammirazione</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="200">
<p align="center">Rassicurazione</p>
</td>
<td width="200">
<p align="center">Incoraggiamento</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">Ignorando ciò che è importante per l&#8217;altro sesso, uomini e donne rischiano di provocare dolore ai loro partner</p>
<table style="text-align: justify;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center"><strong>Errori   femminili </strong></p>
</td>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center"><strong>Perchè lui   non si sente amato </strong></p>
</td>
<td width="20"></td>
</tr>
<tr>
<td width="20"></td>
<td width="168"></td>
<td width="20"></td>
<td width="168"></td>
<td width="20"></td>
</tr>
<tr>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lei gli offre   consigli non richiesti</p>
</td>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lui pensa che lei   non si fidi più di lui</p>
</td>
<td width="20"></td>
</tr>
<tr>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lei cerca di   cambiarlo per il &#8220;suo&#8221; bene</p>
</td>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lui pensa che lei   non lo accetti per quello che è</p>
</td>
<td width="20"></td>
</tr>
<tr>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lei si lamenta di   quello che lui non ha fatto</p>
</td>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lui pensa che lei   non apprezzi le cose che fa</p>
</td>
<td width="20"></td>
</tr>
<tr>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lei gli dice cosa   deve fare o non fare</p>
</td>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lui non si sente   ammirato</p>
</td>
<td width="20"></td>
</tr>
<tr>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lei gli corregge o   gli critica ogni iniziativa</p>
</td>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lui non si sente   incoraggiato a farcela da solo</p>
</td>
<td width="20"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">
<table style="text-align: justify;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center"><strong>Errori   maschili</strong></p>
</td>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center"><strong>Perché lei   non si sente amata</strong></p>
</td>
<td width="20"></td>
</tr>
<tr>
<td width="20"></td>
<td width="168"></td>
<td width="20"></td>
<td width="168"></td>
<td width="20"></td>
</tr>
<tr>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lui non l&#8217;ascolta</p>
</td>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lei pensa che a lui   non le importi di lei</p>
</td>
<td width="20"></td>
</tr>
<tr>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lui le offre   consigli pratici</p>
</td>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lei non si sente   capita</p>
</td>
<td width="20"></td>
</tr>
<tr>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lui l&#8217;ascolta ma   poi la rimprovera per avergli rovinato l&#8217;umore</p>
</td>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lei pensa che lui   non abbia rispetto per i suoi sentimenti</p>
</td>
<td width="20"></td>
</tr>
<tr>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lui minimizza le   necessità di lei</p>
</td>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lei pensa che lui   non le sia devoto</p>
</td>
<td width="20"></td>
</tr>
<tr>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lui l&#8217;ascolta in   silenzio e poi se ne va</p>
</td>
<td width="20"></td>
<td width="168">
<p align="center">lei si sente   insicura perché lui non la rassicura</p>
</td>
<td width="20"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché a volte l&#8217;amore finisce</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Generalmente l&#8217;amore finisce perché la gente da&#8217; istintivamente ciò che vuole ricevere. Poiché i bisogni primari d&#8217;amore della donna si incentrano sulla sollecitudine, sulla comprensione, sul rispetto, sulla devozione e sulla rassicurazione è di queste cose che lei fa generosamente dono al suo compagno.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal canto suo l&#8217;uomo vive questo atteggiamento come mancanza di fiducia e reagisce in maniera negativa, a questo punto lei si chiede il perché le sue premure non siano state apprezzate. L&#8217;uomo invece, fa dono alla sua partner di ciò che lui ritiene primario e quindi: fiducia, accettazione, apprezzamento, ammirazione ed incoraggiamento e non quello di cui la sua compagna ha effettivamente bisogno. Quindi per soddisfare il nostro partner è necessario imparare a dare l&#8217;amore di cui lei o lui hanno veramente bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Citazioni sulle coppie</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Per un uomo ascoltare una donna mentre esterna le sue preoccupazioni è fonte di stress, poichè si sente costretto a risolvere qualsiasi problema lei sollevi pensando ad alta voce.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, per lei, condividere le proprie inquietudini è un&#8217;espressione di fiducia.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>La bibbia del vivere in due</strong>&#8221; di Allan &amp; Barbara Pease.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui penso ad un 50/50. In effetti se Donna comincia ad esternare, Donna non vuole soluzioni. Quindi inutile presentarle. Uomo piu&#8217; esperto riesce a dare segni di assenso, e magari aggiunge parole con funzione -Continua pure- ma Uomo esperto gia&#8217; ha una idea della direzione del discorso. Per cui Uomo esperto puo&#8217; continuare ad ascoltare &#8216;Tutto il calcio minuto per minuto&#8217;&#8230; Piu&#8217; tardi, puo&#8217; far ripartire il discorso ingannando Donna nel credere che e&#8217;, infatti, un ottimo ascoltatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;altro lato, tuttavia, onna ha il maledetto vizio di esternare mentre Uomo guida automobile-senza capire che mente Uomo e mente Donna sono identiche nel guidare. Dato che Donna, non ascolta&#8217; ne&#8217; interagisce quando guida, non si capisce come poi possa pretendrlo da Uomo.</p>
<p>Fonte: Web</p>
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		<title>Quante sono le emozioni?</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 11:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisabetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Emozioni e Affettività]]></category>
		<category><![CDATA[accettazione]]></category>
		<category><![CDATA[adorazione]]></category>
		<category><![CDATA[americani]]></category>
		<category><![CDATA[amigdala]]></category>
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		<category><![CDATA[classificazione di Plutchik]]></category>
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		<category><![CDATA[identificare le emozioni]]></category>
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		<category><![CDATA[intuitivo]]></category>
		<category><![CDATA[modello]]></category>
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		<category><![CDATA[stimolazione elettrica]]></category>
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		<description><![CDATA[Quante sono le emozioni? Secondo te quante sono le emozioni? Prova a rifletterci per un attimo. Se ci hai provato ti sarai reso conto che non è facile determinarlo. Perché? Perché è difficile definirle, sono entità così complesse e sfaccettate da renderne difficile la classificazione. Il tentativo di contare e identificare le emozioni è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quante sono le emozioni?</strong></p>
<p>Secondo te quante sono le emozioni?</p>
<p>Prova a rifletterci per un attimo.</p>
<p>Se ci hai provato ti sarai reso conto che non è facile determinarlo. Perché?</p>
<p>Perché è difficile definirle, sono entità così complesse e sfaccettate da renderne difficile la classificazione.</p>
<p>Il tentativo di contare e identificare le emozioni è stato più volte intrapreso. Non si è giunti ad una classificazione unanimemente accettata. Le differenze sono dovute non solo alla soggettività intrinseca dell&#8217;operazione ma anche dall&#8217;innumerevole numero di parametri che possono essere presi come base per la loro categorizzazione.</p>
<p>Mettiti ancora alla prova.</p>
<p>Secondo te, quale potrebbe essere un parametro efficace per l&#8217;identificazione e la conta delle emozioni di base?</p>
<p>&#8230; forse sei arrivato alla stessa conclusione dei molti che hanno affrontato scientificamente questo tema: l&#8217;espressione del viso.</p>
<p>In effetti sono patiti da lì Sylvan Tomkins, Paul Ekman, Nico Frijda, Robert Plutchik per ricordarne solo alcuni.</p>
<p>L&#8217;espressione del volto non è l&#8217;unico elemento che è stato preso in considerazione.</p>
<p>Philip Johnson Laird Keith Oatley, ad esempio, hanno considerato le emozioni rivolgendo l&#8217;attenzione alle parole utilizzate per descriverle.</p>
<p>Jaak Panksepp si basò addirittura su esperimenti basati sulla stimolazione elettrica del cervello e in particolare osservaò i comportamenti che scaturivano da questa stimolazione.</p>
<p>Ma non c&#8217;è dubbio che l&#8217;espressione del viso è l&#8217;indicatore più evidente delle emozioni provate da un&#8217;individuo.</p>
<p>Vogliamo fare un altro esperimento?</p>
<p>Guarda l&#8217;immagine qui sotto e prova a etichettare ciascuna foto con un&#8217;emozione.</p>
<p><img style="border: 0pt none;" src="http://emozioni.piuchepuoi.it/UserFiles/Image/EmozioniBlind.JPG" border="0" alt="http://emozioni.piuchepuoi.it/UserFiles/Image/EmozioniBlind.JPG" /></p>
<p>Fatto?</p>
<p>Allora vai in fondo all&#8217;articolo e controlla le tue risposte.</p>
<p>Sono pronto a scommettere che sei stato capace di collegare correttamente l&#8217;emozione all&#8217;immagine che la rappresenta.</p>
<p>Non so se hai notato un particolare importante. Le immagini riproducono visi di persone appartenenti a etnie diverse.</p>
<p>Verso la fine degli anni &#8217;60 Paul Elkman si reco presso una popolazione sperduta della Nuova Guinea, i Fore, raccontò ad alcuni personaggi alcune storie legate a emozioni particolari, mostrò delle foto simili a quelle riprodotte qua sopra ma di individui americani e chiese ai soggetti di indicare l&#8217;immagine che associavano alla storia. Poi tornò in america e fece lo stesso con alcuni soggetti americano cui però mostrò immagini di volti dei Fore. Indovinate cosa successe. Le stesse storie venivano associate a visi che esprimevano la stessa emozione.</p>
<p>Conclusione: le emozioni, quelle fondamentali, sono indipendenti dalla cultura, sono innate o così antiche da discendere dai nostri progenitori comuni.</p>
<p>D&#8217;altronde, come è stato osservato, anche i neonati o i bimbi non vedenti dalla nascita, mostrano espressioni tipiche riconducibili a queste emozioni.</p>
<p>Ma torniamo alla domanda di partenza. Quante sono le emozioni?</p>
<p>Robert Plutchik e Nico Frijda, basandosi, oltre alle espressioni del volto, anche su azioni più ampie e segnali del corpo arrivarono a identificare otto emozioni fondamentali: <img src="http://emozioni.piuchepuoi.it/UserFiles/Image/ModPlutchikUnaDim.JPG" alt="http://emozioni.piuchepuoi.it/UserFiles/Image/ModPlutchikUnaDim.JPG" align="left" /></p>
<p>Queste sono quelle presenti anche agli scalini più piani bassi della scala evolutiva.</p>
<p>La classificazione di Plutchik è quella che ha avuto più successo, anche perchè non si basa solo sull&#8217;elenco delle emozioni fondamentali ma su un vero e proprio modello che rappresenta bene le osservazioni della realtà e quindi ha resistito a molte verifiche sul piano empirico.</p>
<p>Il modello diventa molto intuitivo se rappresentato su tre dimensioni in questo modo:</p>
<p><img src="http://emozioni.piuchepuoi.it/UserFiles/Image/ModPlutchik.JPG" alt="http://emozioni.piuchepuoi.it/UserFiles/Image/ModPlutchik.JPG" align="left" />Come vedi le emozioni fondamentali sono poste a metà della figura tridimensionale.</p>
<p>Noti qualcosa di particolare nella loro sequenza?</p>
<p>Ti do un indizio. Prendi un&#8217;emozione e guarda quella posizionata all&#8217;opposto.</p>
<p>La loro sequenza non è casuale ma segue una logica &#8220;polare&#8221;:</p>
<p>Angoscia -&gt; Estasi</p>
<p>Odio-&gt;Adorazione.</p>
<p>Quindi la prima dimensione del modello è la polarità.</p>
<p>Cosa accade se ci si muove sopra o sotto l&#8217;emozione fondamentale? Troviamo delle etichette che identificano delle emozioni simili a quella fondamentale di partenza ma caratterizzate da una intensità minore (verso il basso) o maggiore (verso l&#8217;alto). Ad esempio togliendo intensità alla tristezza si arriva alla malinconia, mentre aggiungendone quello che si prova è angoscia.</p>
<p>La terza ed ultima dimensione è la somiglianza. Più vicine sono le emozioni più si assomigliano.</p>
<p>Mischiando emozioni diverse se ne producono delle altre. Ad esempio cosa ottieni mischiano gioia e sorpresa? Un&#8217;emozione che potremmo definire delizia. E miscelando aspettativa e paura? Come ti definiresti quando provi paura per qualcosa che ti aspetti che accada? Sì, ansioso. Ecco mischiando aspettativa più paura si arriva all&#8217;ansia.</p>
<p>Interessante vero?</p>
<p>Plutchik definisce quelle descritte sopra diadi terziarie in quanto sono generate dal mescolamento di emozioni separate da tre gradi di somiglianza: <strong>aspettativa &#8211; </strong>1) disgusto &#8211; 2) dispiacere &#8211; 3) paura</p>
<p>Sapresti identificare le diadi secondarie?</p>
<p>Naturalmente sono quelle separate da due gradi di somiglianza;</p>
<p>Ad esempio:</p>
<p><strong>gioia+paura= &#8230;.</strong></p>
<p><strong>tristezza+paura=&#8230;.</strong></p>
<p>e quelle primarie:</p>
<p><strong>gioia + accettazione= &#8230;.</strong></p>
<p><strong>paura+ sorpresa = &#8230;.</strong></p>
<p>Sapresti identificare quali sono le emozioni che derivano dalle combianzioni indicate qua sopra?</p>
<p>Provaci e confronta le tue risposte con le soluzioni che trovi in fondo all&#8217;articolo.</p>
<p>Le emozioni fondamentali hanno un&#8217;origine evolutiva: chi provava queste emozioni aveva più probabilità di sopravvivere. Pensa ad esempio alla funzione paura di fronte ad un predatore.</p>
<p>Quelle che derivano dalla fusione fra le emozioni elementari, sopratutto quelle meno simili e quindi più distanti, sono tipiche delle specie più evolute. Richiedono infatti una componente cognitiva. Cosa significa? Significa che si provano laddove è presente una capacità di riflettere sulle proprie emozioni.</p>
<p>Da tutte le combinazioni possibili derivano le diverse sfumature degli stati d&#8217;animo che conosciamo.</p>
<p>Cosa te ne pare, è un modello affascinante e convincente, vero? Tu cosa ne pensi? Fammelo sapere lasciando un tuo commento.</p>
<p>Come possiamo trarre beneficio da queste informazioni?</p>
<p>Intanto, sappiamo che ci sono emozioni che non nascono da un mero processo biologico, quelle dove l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amigdala" target="_blank">amigdala</a> e altri componenti del cosiddetto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fisiologia_del_dolore#Sistema_limbico_e_dolore" target="_blank">sistema libico</a> ci mettono lo zampino, ma pur basandosi su questo richiedono un processo cognitivo. Si può dire,dunque, che sono create &#8220;grazie&#8221; al contributo dalla nostra mente.</p>
<p>Bene, per prima cosa, se noi, con la nostra mente, con i nostri pensieri, siamo capaci di generarle perché con gli stessi strumenti non dovremmo essere altrettanto capaci di controllare quelle che non giocano a nostro favore? E perchè non dovremmo essere altrettanto capaci di generare &#8220;a comando&#8221; quelle più produttive per noi in un dato momento?</p>
<p>Secondo, se conosciamo delle tecniche per ridurre l&#8217;intensità delle emozioni, possiamo utilizzarle per passare ad esempio dall&#8217;odio, alla noia o dall&#8217;angoscia alla malinconia. Sarebbe comunque un bel passo, no?</p>
<p>Lo scopo degli articoli di questa rubrica è proprio quello di esplorare quante più tecniche possibili per farlo. Se tu ne conosci già qualcuna lascia il tuo contributo con un tuo commento.</p>
<p><strong><em>Eugenio</em></strong></p>
<p><strong>Soluzioni</strong></p>
<hr size="2" /><strong>Espressioni e Emozioni </strong></p>
<p><strong><img style="border: 0pt none;" src="http://emozioni.piuchepuoi.it/UserFiles/Image/EmozioniRisposte.JPG" border="0" alt="http://emozioni.piuchepuoi.it/UserFiles/Image/EmozioniRisposte.JPG" /></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<hr size="2" /><strong> </strong></p>
<p><strong>Diadi secondarie</strong></p>
<p><strong>Gioia + paura = senso di colpa</strong></p>
<p><strong>Tristezza+ paura = risentimento</strong></p>
<p><strong>Diadi primarie</strong></p>
<p><strong>gioia + accettazione= amicizia</strong></p>
<p><strong>paura+ sorpresa = allarme</strong></p>
<p style="text-align: justify;">autore: Eugenio Guarino<strong><br />
</strong></p>
<p>fonte: www.piuchepuoi.it</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tecniche per l&#8217;ascolto</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 16:29:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[accettazione]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto attivo]]></category>
		<category><![CDATA[autoconsapevolezza emozionale]]></category>
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		<category><![CDATA[vulnerabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Ascolto Attivo L&#8217;Ascolto Attivo è un processo relazionale complesso che richiede il ricorso alla autoconsapevolezza emozionale e alla gestione creativa dei conflitti. L&#8217;atteggiamento giusto da assumere è orientato ad imparare qualcosa di nuovo e sorprendente, che ci «spiazza» dalle nostre certezze e dunque che ci consente di dialogare. Un approccio che la letteratura chiama«esplorativo» o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><img class="alignleft size-medium wp-image-776" style="margin: 10px;" title="communicate-blue" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/communicate-blue-300x222.jpg" alt="communicate-blue" width="300" height="222" />L&#8217;Ascolto Attivo</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Ascolto Attivo è un processo relazionale complesso che richiede il ricorso alla autoconsapevolezza emozionale e alla gestione creativa dei conflitti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;atteggiamento giusto da assumere è orientato ad imparare qualcosa di nuovo e sorprendente, che ci «spiazza» dalle nostre certezze e dunque che ci consente di dialogare.</p>
<p style="text-align: justify;">Un approccio che la letteratura chiama«esplorativo» o «di indagine creativa» o «consensus building».</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo essere disponibili a sentirci «goffi»,a riconoscere che facciamo fatica a comprendere ciò che l&#8217;altro ci sta dicendo: in questo modo stabiliamo rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco che sono la condizione per affrontare congiuntamente e creativamente il problema.</p>
<p style="text-align: justify;">È la rinuncia alla arroganza dell&#8217;uomo-che-sa e l&#8217;accettazione della vulnerabilità, ma anche l&#8217;allegria, della persona-che-impara, che cresce, che cambia con gli altri invece che contro gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le 7 regole dell&#8217;ascolto attivo</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>1 &#8211; &#8220;Quello che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare il tuo punto di vista.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno di noi tende a vedere il proprio punto di vista come universale e valido oggettivamente, perché diamo per scontate le premesse da cui parte, dalla cornice implicita.</p>
<p style="text-align: justify;">Deve uscire dalla cornice, deve imparare a osservarsi. Ma come si può mettere in discussione la propria cornice?</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>2 &#8211; &#8220;Se vuoi comprendere quello che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Significa uscire da una logica &#8220;giusto &#8211; sbagliato&#8221;, &#8220;io ho ragione &#8211; tu hai torto&#8221;, &#8220;amico &#8211; nemico&#8221;, &#8220;vero-falso&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;interlocutore è intelligente &#8211; si tratta di capire come un comportamento che ci sembra irrazionale sia per lui totalmente ragionevole.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>3 &#8211; &#8220;Le emozioni sono strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;atteggiamento giusto quando si pratica l&#8217;ascolto attivo non è quello di un osservatore impassibile, le emozioni sono spie che ci aiutano a capire che qualcosa non va nella comunicazione con l&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Non l&#8217;arroganza di chi sa tutto, ma l&#8217;accettazione del non sapere, l&#8217;allegria della persona che impara, che cambia con gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">4 &#8211; Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">5 &#8211; Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.</p>
<p style="text-align: justify;">6 &#8211; Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.</p>
<p style="text-align: justify;">7 &#8211; Per divenire esperto nell&#8217;arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l&#8217;umorismo viene da sè.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E la natura, si dice, ha dato a ciascuno di noi due orecchie ma una sola  lingua, perché siamo tenuti ad ascoltare più che a parlare.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Plutarco</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Imparare ad ascoltare implica un paradosso nel controllo: controllare noi stessi e cedere il controllo del rapporto.</em></p>
<p style="text-align: justify;">M.P.Nichols</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da: http://pugliattiva.regione.puglia.it</p>
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		<title>Essere single &#8211; Essere coppia</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 11:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel mondo contemporaneo il concetto di famiglia tradizionale si affianca a nuove tipologie di &#8220;famiglie&#8221;: i single, le coppie di fatto, le coppie omosessuali, questi nuovi modi di concepire la famiglia, non sono ripieghi rispetto a quelle tradizionali, ma vere e proprie scelte individuali e nuovi modi di relazionarsi. Le domande principali da porsi sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-605" style="margin: 10px;" title="596387382tormenta" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/02/596387382tormenta.jpg" alt="596387382tormenta" width="400" height="279" />Nel mondo contemporaneo il concetto di famiglia tradizionale si affianca a nuove tipologie di &#8220;famiglie&#8221;: i single, le coppie di fatto, le coppie omosessuali, questi nuovi modi di concepire la famiglia, non sono ripieghi rispetto a quelle tradizionali, ma vere e proprie scelte individuali e nuovi modi di relazionarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le domande principali da porsi sono se si può stare bene in coppia non stando bene con sè stessi? Cosa cerchiamo nel partner, una persona, individuo o aspetti nostri? Siamo capaci di amare la persona in modo totalmente condizionato??</p>
<p style="text-align: justify;">Amore è esperienza soggettiva di comunione, apertura, all&#8217;altro. Quindi è uno stato complesso perché è sia propriocettivo , una percezione propria, sia esterocettivo, perché l&#8217;amore nasce, si fonda, cresce, si dirama nella relazione con l&#8217;altro. Per amare serve quindi una conoscenza di noi stessi che sia in grado di farci comprendere cosa sentiamo, di farci definire che ciò che sentiamo è amore, sia la fiducia, capacità, volontà , di abbandonarci all&#8217;altro, di farci conoscere, comprendere, con-tenere. L&#8217;amore infatti è un passo a due.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa spinge una persona a cercare un partner?</p>
<p style="text-align: justify;">La personalità si configura come una struttura della psiche che governa l&#8217;organismo umano e ne media i rapporti con l&#8217;ambiente: Il concetto di bisogno è alla base della teoria della motivazione, simboleggia una forza che organizza l&#8217;azione in modo da modificare una situazione in modo soddisfacente. Inoltre, il bisogno, viene definito come una tensione sia interna che esterna; mentre l&#8217;individuo è portatore di bisogni, l&#8217;ambiente è sede di pressioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritornando al concetto di coppia quindi, la ricerca di un partner può derivare da un bisogno interno (&#8220;mi sento solo&#8221;, &#8220;avrei voglia di avere qualcuno accanto&#8221;), o da un bisogno che nasce in relazione con l&#8217;ambiente (&#8221; tutti i miei amici hanno qualcuno accanto&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">A. Maslow propone un modello gerarchico dei bisogni umani suddivisi in cinque specifici gruppi (bisogni fisiologici, di sicurezza, di relazioni parentali, di appartenenza e di amore, di riconoscimento e rendimento,di realizzazione di sé), pertanto se i bisogni interni che muovono le azioni degli individui sono psicologicamente determinati e sono sempre quelli, altrettanto non si può dire dei bisogni che nascono in relazione all&#8217;ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Analizzando gli aspetti dell&#8217;essere i coppia, uno degli aspetti più rilevanti è quello dell&#8217;equilibrio.</p>
<p style="text-align: justify;">In coppia si formano delle polarità e spesso può accadere che tali polarità rechino degli equilibri non soddisfacenti per la coppia o per uno dei due partner, quali : superiore uno /inferiore l&#8217;altro; buono/cattivo; genitore/figlio; attivo/passivo. Il cambiamento inoltre non è indolore, perché conduce ad un momentaneo disequilibrio, quindi per lo più si evita, a volte, anche, restando fissati in una dinamica sofferta.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle cause più frequenti della rottura di una coppia è da rintracciare quando uno dei due partner cerca di cambiare, modificare l&#8217;altro secondo un suo schema di riferimento. In questo caso l&#8217;elemento fondante della coppia non è più l&#8217;amore verso la persona, ma l&#8217;amore verso ciò che la persona può rappresentare, diventare, a mia immagine e somiglianza, in sintesi diventa un amore narcisistico proiettato sull&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo questa breve introduzione per definire il tema di cui stiamo parlando vorrei fare una panoramica del concetto di famiglia. Perché la psicologia se ne occupa? Perché i dati rilevano un aumento delle separazioni, divorzi, che conducono successivamente a varie problematiche quali: vissuto di abbandono, di fallimento relazionale, sensi di colpa, liti in fase di separazione giudiziale, o problematiche nell&#8217;accettazione della nuova situazione da parte dei figli. Inoltre c&#8217;è un notevole aumento nella realtà contemporanea del concetto dell&#8217;essere single, come una vera e propria scelta di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere single infatti è una scelta. Spesso capita nella fascia d&#8217;età tra i 25 ed i 35 anni di sentire opinioni del tipo: &#8220;vorrei un figlio ma non un partner&#8221;; &#8220;non mi sento pronto/a&#8221;; &#8220;mi piacerebbe ma in un secondo momento, voglio aspettare ancora&#8221;. Ciò che prima veniva individuato in gruppi sparsi e veniva letto come paura, mancanza di voglia di responsabilizzarsi, adesso si configura come una vera e propria scelta.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ditte alimentari ad es., che rappresentano l&#8217;offerta del mercato ad una richiesta, riconosce quella dei single come una realtà consolidata, frequente, al punto che sono messi in vendita tutta una serie di alimenti di facile preparazione e monodose. Cosa ci indica questo dato? Il fatto che non è la mancanza di amore o del bisogno di essere amati, ma che la coppia intesa in modo tradizionale ha deluso le aspettative dell&#8217;individuo. Oltre al fenomeno del single oggi sono in notevole aumento anche le coppie di fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché? Perché ciò che spaventa è proprio il perdere la propria individualità nella fusione del rapporto di coppia. A maggior parte delle persone che fa questa scelta di vita ha un esperienza di questo tipo, di annichilimento, di diluizione del proprio sè.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora quale può essere il consiglio da dare? Quello che nella coppia bisogna lasciare uno spazio per sé e donare lo stesso spazio all&#8217;altro. Che avere un momento per sé stessi non significa maliziosamente minare l&#8217;armonia della coppia, ma, al contrario, lasciare a sé stessi la possibilità di riconoscersi, accrescersi, scoprirsi ed è questo che non permette al rapporto di coppia di ingrigirsi e perdere spontaneità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritrovare e riscoprire , anche, la voglia di giocare, di cambiare ruoli e dinamiche senza congelarsi nelle polarità, lasciare che a turno chi sia chi dona e chi riceve e di non prendersi troppo sul serio se ci sono discussioni. L&#8217;essere coppia è anche essere complici.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: http://www.palermoweb.com/psicologia/mente.asp</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Le Emozioni</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 11:18:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisabetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le emozioni sono state definite come delle reazioni affettive, in genere brevi ma intense, che insorgono all&#8217;improvviso in risposta a degli stimoli ambientali che per un qualunque motivo ci colpiscono. La differenza che le contraddistingue dai sentimenti è che questi ultimi non dipendono da uno stimolo esterno ma dai nostri interessi, dai nostri valori, dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1168" style="margin: 10px;" title="bambino-con-foglia" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/02/bambino-con-foglia-300x199.jpg" alt="bambino-con-foglia" width="300" height="199" />Le emozioni sono state definite come delle reazioni affettive, in genere brevi ma intense, che insorgono all&#8217;improvviso in risposta a degli stimoli ambientali che per un qualunque motivo ci colpiscono.</p>
<p style="text-align: justify;">La differenza che le contraddistingue dai sentimenti è che questi ultimi non dipendono da uno stimolo esterno ma dai nostri interessi, dai nostri valori, dalle influenze del nostro contesto culturale, persistono nel tempo, indipendentemente dalla presenza vicino a noi di ciò che ci attira.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio, possiamo considerare emozione l&#8217;attrazione che proviamo alla vista di un bell&#8217;uomo o di una bella donna, ma appena la persona si allontana da noi, la nostra reazione emotiva si attenua.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa attrazione si trasforma in sentimento nel momento in cui iniziamo a pensare a qualcuno anche quando non è vicino a noi, desideriamo incontrarlo, trascorrere del tempo insieme, valutiamo che potremmo essere in sintonia perché condividiamo delle idee, delle abitudini. Insomma, quella persona ci interessa!</p>
<p style="text-align: justify;">Gli psicologi hanno diviso le emozioni in primarie e complesse.<br />
Le emozioni primarie sono sette: la paura, la rabbia, la tristezza, l&#8217;accettazione, il disgusto, l&#8217;attesa e la sorpresa. Dalle combinazione di queste sette emozioni derivano tutte le altre.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;utilità delle emozioni consiste nel permetterci di valutare nell&#8217;immediato se uno stimolo ci sorprende, ci piace oppure no, se può esserci utile o dannoso ed infine, se siamo in grado di affrontarlo o è meglio allontanarsi da esso.</p>
<p style="text-align: justify;">Le emozioni, quando compaiono in noi, provocano una serie di reazioni a livello somatico, vegetativo e psichico.<br />
Le risposte somatiche possono essere direttamente osservate e consistono nell&#8217;arrossire, tremare, sudare, respirare più velocemente, la pupilla può cambiare le sue dimensioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Le risposte vegetative, al contrario, possono essere misurate solo con apparecchiature speciali e consistono in accelerazioni del battito cardiaco, aumento della pressione, alterazioni nella salivazione, nella secrezione da parte delle ghiandole, della conduttanza cutanea. Le risposte vegetative non sono controllabili ed è proprio su questo principio che si basa l&#8217;affidabilità della famosa &#8220;macchina della verità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello psicologico, una persona molto emozionata riduce la capacità di autocontrollo, di ragionare in modo logico e critico. Le persone esprimono inoltre le emozioni attraverso la mimica del volto, la postura del corpo ed il linguaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Immaginiamo un adolescente piuttosto timido che per la prima volta viene salutato dalla ragazza più carina della scuola. Come potrebbe essere la sua reazione?<br />
Probabilmente arrossirà, il cuore inizierà a battere forte e per qualche istante, che a lui sembrerà eterno, cercherà di valutare qual è la cosa migliore da dire, per poi farsi uscire un &#8220;ciao&#8221; di una tonalità piuttosto lontana da quella abituale.</p>
<p style="text-align: justify;">E tu cosa faresti se casualmente incontrassi il tuo compagno/a abbracciato a qualcuno che non sei tu?</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno di noi ha un modo del tutto personale di reagire agli eventi, anche in relazione alla personalità ed alle esperienze di vita.<br />
Studi sempre più numerosi evidenziano l&#8217;importanza di riuscire a comunicare le proprie emozioni, sia verbalmente che attraverso la gestualità del corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;incapacità nel farlo costituisce un vero e proprio disturbo, l&#8217;alessitimia, responsabile dell&#8217;origine di patologie psicosomatiche, tra i quali l&#8217;ansia, le malattie della pelle, alcuni disturbi gastrointestinali, alcune forme di diabete, di asma, i disturbi alimentari&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato inoltre dimostrato che il non rendersi conto di provare emozioni porta le persone ad assumere comportamenti nocivi per la salute, ad esempio l&#8217;abuso di sigarette, alcool o psicofarmaci sono tentativi di tenere sotto controllo la propria tensione o disagio quando non si riesce ad alleviarli diversamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte : www.ascoltopsicologico.it</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Le Emozioni: un Arcobaleno tra Corpo e Anima</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2009/02/19/emozioni/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 11:34:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisabetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che ci piaccia o meno, la nostra vita è un &#8220;continuum&#8221; di Emozioni di intensità molto variabili: dalle più leggere e impalpabili, quasi impercettibili, a quelle più forti, intense, quasi &#8220;corpose&#8221;. Già da sola, questa è una buona ragione per imparare a conoscerle, riconoscerle, controllarle e gestirle, in modo da esprimere e manifestare al meglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-889" style="margin: 10px;" title="20080211-two-hearts-as-one-main_full" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/20080211-two-hearts-as-one-main_full-300x214.jpg" alt="20080211-two-hearts-as-one-main_full" width="300" height="214" />Che ci piaccia o meno, <strong>la nostra vita è un &#8220;continuum&#8221; di Emozioni</strong> di intensità molto variabili: dalle più leggere e impalpabili, quasi impercettibili, a quelle più forti, intense, quasi &#8220;corpose&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Già da sola, questa è una buona ragione per imparare a conoscerle, riconoscerle, controllarle e gestirle, in modo da esprimere e manifestare al meglio chi siamo, in ogni momento della nostra vita. E&#8217; così che consentiamo a noi stessi di avere a disposizione tutte quelle risorse che ci appartengono, proprio in quanto esseri umani, ma che determinate emozioni fanno andare in black-out.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando siamo noi a gestire le nostre emozioni &#8211; e non viceversa &#8211; <strong>allora siamo in grado di scegliere consapevolmente quali azioni agire.</strong> Nell&#8217;altro caso, quando cioè siamo pilotati dalle nostre emozioni, trascorriamo la vita &#8211; consapevoli o meno &#8211; occupati a tempo pieno a <strong>re-agire</strong> a tutto e a tutti, senza potere scegliere consapevolmente nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non basta, perché è solo conoscendo il nostro mondo emozionale ed accettandolo che siamo in grado di comprendere e di accettare gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le Emozioni e termini simili</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In ambito psicologico, le Emozioni vengono considerate come reazioni ad uno stimolo ambientale,  di breve durata,<br />
che provocano cambiamenti a 3 diversi livelli:</p>
<p style="text-align: justify;">fisiologico &#8211; Ci troviamo di fronte a modificazioni fisiche, fisiologiche, riguardanti la respirazione, la pressione arteriosa, il battito cardiaco, la circolazione, le secrezioni, la digestione, ecc;</p>
<p>comportamentale &#8211; Cambiano le Espressioni Facciali, la postura, il tono della voce e le reazioni (attacco o fuga, per esempio);<br />
psicologico &#8211; Si modifica la sensazione soggettiva, si altera il controllo di sé e delle proprie abilità cognitive.</p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito riporto le citazioni di Daniel Goleman, Sigmud Freud e di Stefan Klein sulle Emozioni: hanno il pregio di essere immediatamente comprensibili.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Tutte le emozioni sono, essenzialmente, impulsi ad agire, piani di azione di cui l&#8217; evoluzione ci ha dotato per gestire rapidamente le emergenze della vita. La radice stessa della parola <em>emozione</em> è il verbo latino MOVEO, &lt;&lt;muovere&gt;&gt;, con l&#8217;aggiunta del prefisso &lt;&lt;e&gt;&gt; (&lt;&lt;movimento da&gt;&gt;), per indicare che in ogni emozione è implicita una tendenza ad agire.&#8221; &#8230;&#8230;&#8230; Queste inclinazioni biologiche a un certo tipo di azione vengono poi ulteriormente plasmate dall&#8217;esperienza personale e dalla cultura&#8230;  il modo in cui le emozioni sono esibite in pubblico o trattenute è forgiato dalla cultura&#8230;&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">In senso letterale l&#8217;<em>Oxford English Dictionary</em> definisce emozione &lt;&lt;ogni agitazione o turbamento della mente, sentimento, passione: ogni stato mentale violento o eccitato&gt;&gt;. Io  riferisco il termine EMOZIONE a un sentimento, ai pensieri, alle condizioni psicologiche e biologiche che lo contraddistinguono, nonché ad una serie di propensioni ad agire.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi sono centinaia di emozioni, con tutte le mescolanze, variazioni, mutazioni e sfumature. In effetti le parole di cui disponiamo sono insufficienti a significare ogni sottile variazione emotiva.&#8221; <em>(Daniel Goleman  &#8211; INTELLIGENZA EMOTIVA)</em></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Esse hanno un ruolo ed una funzione importante nella vita, ma vanno conosciute, esercitate e controllate nella vita di relazione umana.&#8221; (<em>Sigmud Freud, IL DISAGIO DELLA CIVILTÀ</em>)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Un&#8217;emozione è una risposta automatica del corpo a una determinata situazione: gli occhi che brillano per il piacere, il volto che arrossisce quando una nostra bugia viene smascherata. Proviamo invece un sentimento quando percepiamo consapevolmente tali emozioni, come gioia o come vergogna.</p>
<p style="text-align: justify;">Le emozioni sono dunque inconsapevoli, mentre i sentimenti sono consapevoli. Noi percepiamo la maggior parte delle emozioni anche come sentimenti, poiché il linguaggio popolare non distingue granché fra le due cose. Ciò nonostante varie emozioni ci rimangono nascoste, per esempio quando arrossiamo e nessuno ce lo fa notare&#8230;&#8230;&#8230; Conseguiamo quindi coscienza di un&#8217;emozione solo dopo che è stata elaborata dal cervello.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni sentimento&#8230;&#8230; si fonda sull&#8217;elaborazione da parte del cervello di segnali ricevuti dal corpo&#8230;&#8221;  (Stefan Klein &#8211; LA FORMULA DELLA FELICITÀ)</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso, attraverso citazioni di altri autori e definizioni tratte da differenti dizionari, vediamo di farci un&#8217;idea dei diversi significati dati ai termini Emozioni, Sentimenti, Umore.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questi concetti non è stato messo ancora un punto fermo: la ricerca e il dibattito continuano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><img class="alignleft size-medium wp-image-890" style="margin: 10px;" title="mom-main_full" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/mom-main_full-300x199.jpg" alt="mom-main_full" width="300" height="199" />Definizioni di Emozione</em></strong><em>:</em></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;(emotion). Sentimento; umore; <em>affetto</em>. Nell&#8217;uso corrente i termini &#8216;emozione&#8217; e &#8216;affetto&#8217; hanno il medesimo significato, anche se alcuni impiegano &#8216;emozione&#8217; soprattutto per indicare i sentimenti percepiti consciamente e le loro manifestazioni, e &#8216;affetto&#8217; per comprendere anche  le energie pulsionali che si presume diano origine tanto ai sentimenti consci quanto a quelli inconsci.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&lt;&lt;Il modo comune di intendere le esperienze emotive e il loro manifestarsi sul viso o a livello di altre parti del corpo è che l&#8217;esperienza emotiva</em> viene suscitata dalla percezione di qualche oggetto e il sentimento emotivo si esprime, quindi, nelle manifestazioni somatiche in questione&gt;&gt; (Enciclopedia Britannica, 14° ed., vol 12, p. 885).&#8221; (Hinsie &#8211; Campbell &#8211; DIZIONARIO DI PSICHIATRIA)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Reazione affettiva intensa con insorgenza acuta e di breve durata determinata da uno stimolo ambientale. La sua comparsa provoca una modificazione a livello <span style="text-decoration: underline;">somatico</span>, <span style="text-decoration: underline;">vegetativo</span> e <span style="text-decoration: underline;">psichico</span>.&#8221; (Galimberti &#8211; Dizionario di Psicologia della UTET) &#8220;termine usato comunemente per indicare ciò che, traendo origine dalla vita istintuale, attiene in modo non mediato al piacere e al dolore, al desiderio di appropriazione e a quello di allontanamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Le emozioni sono l&#8217;aspetto fondamentale e imprescindibile dell&#8217;esperire umano: distinguibili in qualche modo dall&#8217;aspetto conoscitivo, colorano di sé ogni attimo della vita cosciente in quanto vita affettiva. Esse si esprimono in modo solo parzialmente controllato dalla ragione e dalla volontà; sono legate a modificazioni somatiche, che riguardano soprattutto il sistema nervoso vegetativo, ma vengono identificate essenzialmente come dato soggettivo e preriflessivo, suscettibile solo di essere vissuto nella sua immediatezza&#8230;.&#8221; (ENCICLOPEDIA EUROPEA GARZANTI &#8211; Vol 4)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;s.f. Vistoso turbamento provocato da commozione o da apprensione&#8230;..&#8221; (G.Devoto &#8211; G.C. Oli &#8211; DIZIONARIO ILLUSTRATO DELLA LINGUA ITALIANA)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Definizioni di Sentimento: </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;</strong>(feeling; sentiment) Termine usato da molti &lt;&lt;con speciale riferimento a uno soltanto dei tre tipi di processo in cui viene oggi normalmente classificata la vita mentale, cioè con riferimento a quella parte che riguarda il &#8216;sentire&#8217; nel senso più stretto del termine, distinto dal &#8216;conoscere&#8217; e dal &#8216;volere&#8217;. In questo senso è talvolta chiamato &#8216;affetto&#8217; e si contrappone a &#8216;cognizione&#8217; e a &#8216;conato&#8217;&gt;&gt; (Flugel, J.C.)&#8221; (Hinsie &#8211; Campbell &#8211; DIZIONARIO DI PSICHIATRIA)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Risonanza affettiva&#8230; più duratura dell&#8217;Emozione, con cui il soggetto vive i propri stati soggettivi e gli aspetti del mondo esterno.&#8221; (Galimbertii &#8211; Dizionario di Psicologia della UTET)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8221; s.m. <strong>1</strong>. Momento della vita interiore, pertinente al mondo degli affetti e delle emozioni: <em>s. di gioia, di orgoglio,..  di pietà, di vendetta.</em> <strong>2 </strong>L&#8217;affettività, talvolta in quanto contrapposta all&#8217;intelletto o alla ragione, spesso anche in quanto indicativa del carattere o dell&#8217;etica individuale: lasciarsi guidare dal s. ; un giovane di s. onesti&#8230; <strong>3</strong> La facoltà di compiere determinati atti o di averne la coscienza o il controllo: <em>il malato è fuori di s.&#8221;</em> (G.Devoto &#8211; G.C. Oli &#8211; DIZIONARIO ILLUSTRATO DELLA LINGUA ITALIANA)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Definizioni di Umore:</em></strong><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;(mood). Tono affettivo di base; disposizione emotiva generale. Indica uno stato &#8216;più durevole delle reazioni affettive, seppure modificabile dall&#8217;ambiente&#8217; )Bini, L. Bazzi, T.) Lo stato dell&#8217;umore in un certo momento è, quindi, il tono affettivo, la disposizione emotiva generale in quel momento. L&#8217;umore fondamentale di una persona, inteso come sua caratteristica relativamente costante, è un concetto che alcuni autori chiamano anche <em>temperamento</em>. (M. C., G. Z.)&#8221; (Hinsie &#8211; Campbell &#8211; DIZIONARIO DI PSICHIATRIA)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Tonalità di base dell&#8217;Affettività. Questa definizione si riferisce all&#8217;umore di fondo&#8230; con tratti di durevolezza e relativa indipendenza&#8230; dagli stimoli esterni.&#8221; (Galimbertii &#8211; Dizionario di Psicologia della UTET)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>2. </strong>fig &#8230; disposizione dell&#8217;animo, sia con riferimento alle qualità costanti dell&#8217;indole&#8230;.. che a stati d&#8217;animo transitori&#8230;. Talvolta, la disposizione d&#8217;animo di una o più persone di fronte ad un dato fatto&#8230;&#8221;(G.Devoto &#8211; G.C. Oli &#8211; DIZIONARIO ILLUSTRATO DELLA LINGUA ITALIANA)</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le diverse definizioni quella a cui si fa prevalentemente riferimento nel Metodo FOR MOTHER EARTH® è quella di Daniel Goleman:<em> &#8220;Io  riferisco il termine EMOZIONE a un sentimento, ai pensieri, alle condizioni psicologiche e biologiche che lo contraddistinguono, nonché ad una serie di propensioni ad agire. Vi sono centinaia di emozioni, con tutte le mescolanze, variazioni, mutazioni e sfumature&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Le Famiglie delle Emozioni</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">A proposito delle <em>famiglie delle emozioni</em> ecco cosa scrive Goleman:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I ricercatori continuano a discutere su quali precisamente possano essere considerate le emozioni primarie &#8211; il blu, il rosso e il giallo del sentimento dai quali derivano tutte le mescolanze &#8211; o perfino sull&#8217;esistenza di tali emozioni primarie. Alcuni teorici propongono famiglie emozionali fondamentali, anche se non tutti concordano nell&#8217;identificarle.&#8221;&#8230;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco come vengono da lui raggruppate all&#8217;interno di otto famiglie principali:</p>
<p style="text-align: justify;">*<strong><em>Collera</em></strong>: furia, sdegno, risentimento, ira, esasperazione, indignazione, irritazione, acrimonia, animosità, fastidio, irritabilità, ostilità e, forse al grado estremo, odio e violenza patologici.</p>
<p style="text-align: justify;">*<strong><em>Tristezza</em></strong><em>:</em> pena, dolore, mancanza d&#8217;allegria, cupezza, malinconia, autocommiserazione, solitudine, abbattimento, disperazione e, in casi patologici, grave depressione.</p>
<p style="text-align: justify;">*<strong><em>Paura</em>:</strong> ansia, timore, nervosismo, preoccupazione, apprensione, cautela, esitazione, tensione, spavento, terrore; come stato psicopatologico, fobia e panico.</p>
<p style="text-align: justify;">*<strong><em>Gioia</em></strong>: felicità, godimento, sollievo, contentezza, beatitudine, diletto, divertimento, fierezza, piacere sensuale, esaltazione, estasi, gratificazione, soddisfazione, euforia, capriccio e, al limite estremo, entusiasmo maniacale.</p>
<p style="text-align: justify;">*<strong><em>Amore</em></strong>: accettazione, benevolenza, fiducia, gentilezza, affinità, devozione, adorazione, infatuazione, <em>agape</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">*<strong><em>Sorpresa</em></strong>: shock, stupore, meraviglia, trasecolamento.</p>
<p style="text-align: justify;">*<strong><em>Disgusto</em></strong>: disprezzo, sdegno, aborrimento, avversione, ripugnanza, schifo.</p>
<p style="text-align: justify;">*<strong><em>Vergogna</em></strong>: senso di colpa, imbarazzo, rammarico, rimorso, umiliazione, rimpianto, mortificazione, contrizione.</p>
<p style="text-align: justify;">A dire la verità questo elenco non risolve ogni problema di classificazione delle emozioni&#8230;.. Non ci sono risposte chiare: il dibattito scientifico sulla classificazione delle emozioni prosegue.&#8221; (<em>Daniel Goleman</em> &#8211; INTELLIGENZA EMOTIVA)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per i bambini dai 18 mesi fino ai 10/11 anni ho raggruppato le principali Emozioni in 7 Famiglie:<br />
quella della Felicità,<br />
quella della Tristezza,<br />
quella della Paura,<br />
quella della Rabbia,<br />
quella del Disgusto,<br />
quella della Meraviglia<br />
e quella Neutra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: http://www.intelligenzaemotiva.it</p>
<p style="text-align: justify;">
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