Posts Tagged ‘alimentazione’

Mangiare secondo le stagioni

17 febbraio 2010

Un’alimentazione naturale richiede l’esclusivo utilizzo di frutta e verdure di stagione e non quello delle primizie che, normalmente, provengono da colture necessariamente forzate e sono quindi povere di nutrienti ma ricche di sostanze (ad es. pesticidi) necessarie a difendere il prodotto debole perché fuori tempo da attacchi di parassiti. Ad ogni stagione si cambieranno quindi gli alimenti di base della dieta che così si avvicinerà alle esigenze naturali del corpo, sostenendolo al meglio in un momento delicato come quello del cambiamento climatico.

Autunno

I colori della natura nei parchi, nei boschi e nei giardini cambiano regalandoci dei meravigliosi effetti cromatici. È arrivato l’autunno. Dopo l’abbondanza dei frutti estivi la tavola si fa più tranquilla, quasi a volerci avvisare del freddo che verrà: ci si deve preparare all’inverno ed a prevenire i malanni pur mantenendo equilibrato l’apporto di vitamine, di sali minerali, di proteine.

Ecco pronti per l’occasione i frutti di stagione, quelli color giallo oro, che sembra quasi che vogliano riportare sulla nostra tavola il sole dell’estate: e allora ben venga la zucca, lessata, al forno o in minestra, con olio extravergine di oliva, fonte preziosa di vitamina A, i dolcissimi caki, e le insalate d’autunno, come l’indivia.

Se l’inizio della stagione è stato clemente si possono ancora trovare dei pomodori freschi che passati a crudo con un po’ di basilico e dell’ottimo olio extravergine d’oliva saranno ancora il condimento ideale per un sano piatto di pasta. Se non si hanno problemi di peso la pasta è consigliata anche tutti i giorni dell’anno, purché sia consumata a pranzo, quando si ha tutto il tempo di bruciarne le calorie. Si tratta di un alimento semplice ma straordinariamente ricco ed importante per mantenere una buona salute: nei paesi del Nord la stanno introducendo nella loro dieta troppo ricca di carne e di grassi al punto che si può affermare che il confine tra la cucina al burro e quella all’olio si sta spostando sempre di più verso l’alto, fuori dal territorio italiano.

Riassumendo l’Autunno ci suggerisce di consumare frutta e verdure gialli, primi piatti a base di pasta condita in modo leggero e facilmente digeribile.

Un discorso a parte merita il vino: nello yoga è considerato un intossicante alla stregua di tè, caffè, cioccolato e superalcolici, ed è quindi bandito dalla tavola. Si tratta però di un nobile frutto della terra: è un insieme di oltre trecento costituenti che ne fanno un alimento a tutti gli effetti che può avere benefiche conseguenze sul metabolismo purché sia di ottima qualità e consumato in quantità moderate. Non ci sembra il caso di demonizzarlo facendolo apparire come un veleno: come abbiamo già affermato, in questo spazio non si dirà mai “questo si può mangiare e questo no”, ma si cercherà di dare delle informazioni corrette e semplici riguardo all’alimentazione quotidiana.

In questa stagione arrivano sulla tavola tutti gli elementi per preparare l’organismo all’inverno, ma anche tutti gli elementi che i moderni nutrizionisti indicano come indispensabili per attuare efficaci strategie di prevenzione contro i mali della società moderna: cancro, malattie cardiovascolari, obesità e tutto ciò che aggredisce il nostro organismo se non siamo capaci di proteggerlo, e siamo noi, con il nostro stile di vita, con il quotidiano rito di un’alimentazione consapevole, a costruire giorno per giorno, la più valida difesa contro innumerevoli aggressori.

Inverno

Arriva il freddo e fa la sua comparsa la neve anche se il sole si fa vedere molto spesso! Il nostro paese ha una forma particolare: il suo allungarsi sul mare fa si che l’inverno non sia uguale ovunque. Se sulle Alpi il termometro scende sotto zero, in Sicilia il sole consente la maturazione degli agrumi (arance, mandarini ecc.) che arricchiscono la nostra tavola proprio in questo periodo; nelle zone temperate si ha il raccolto delle olive, preziosissimo elemento per una sana e corretta alimentazione.

Escludere i grassi dalla dieta quotidiana vorrebbe dire privare il nostro fisico di alcuni elementi basilari, gli acidi grassi essenziali come l’acido linoleico e l’acido linolenico; entrambi intervengono nel nostro organismo come componenti delle cellule nervose e delle membrane cellulari, hanno un effetto protettivo nei confronti delle malattie cardiache, del cancro, delle malattie autoimmuni e di molti altri disturbi. Il consumo di olio extravergine di oliva è raccomandato proprio per la presenza di queste sostanze.

Attenzione però perché con il freddo si tende ad aumentare il consumo quotidiano di grassi e di formaggi stagionati e con questi alimenti aumenta la percentuale complessiva di grassi che si consumano, ma si tratta di grassi meno salutari di quelli forniti dall’olio d’oliva crudo. Quindi, anche nei mesi più freddi ricordiamoci di alternare sulla tavola la pasta con il pomodoro, il formaggio, i legumi, evitando di assumerli insieme nell’ambito dello stesso pasto.

Se poi si incappa in un’influenza con febbre e quindi si fa uso di antibiotici, sarà bene ricostituire la flora batterica intestinale distrutta dalle medicine consumando yogurt e frutta fresca molto vitaminica.

A proposito di frutta il posto d’onore spetta sicuramente all’arancia: è lei il frutto che ci aiuta a contrastare l’aggressione dell’inverno grazie al suo alto contenuto di vitamina C. Di questa vitamina ne dovremmo assumere discrete quantità per attivare le difese organiche, e le arance ne sono ricchissime (ma anche i kiwi e le castagne crude). Se ne può fare un uso quotidiano alternandone il consumo come spremute o come frutto o come insalata: sbucciare e tagliare delle arance bionde a fettine, disporle sul piatto e condirle con un filo di ottimo olio extravergine d’oliva; profumare con del pepe o con un po’ d’aglio.

Un piatto naturale e tutto benessere: fare provvista di vitamina C vuol dire immagazzinare la sostanza che ha il più alto potere antiossidante, la vitamina per eccellenza per prevenire i tumori dello stomaco. Sono considerate antiossidanti anche le vitamine A e la E, in grado di bloccare i radicali liberi, quelle molecole impazzite che aggrediscono le cellule, favorendo i processi tumorali e l’invecchiamento. Arance e pomodori sono più efficaci di molte pillole.

Non dimentichiamoci poi dei legumi che abbiamo a disposizione tutto l’anno, sia freschi sia, d’inverno, secchi: sono un concentrato di fibre, di energia, di proteine vegetali e di calorie giuste per i mesi più freddi. E poi abbiamo le patate e le cipolle: lessate o cotte a vapore e condite insieme, in insalata, sono fonte di vitamine, di sali minerali, di amidi, cioè di quegli zuccheri complessi che rappresentano una fonte di energia a basso costo. E’ importante notare che gli stessi ortaggi fritti sono una vera golosità, ma quante controindicazioni hanno per la nostra salute! Consumare un fritto una volta ogni tanto non è poi un grosso danno, ma farlo di frequente si: l’importante poi è ricordarsi di friggere con olio d’oliva!: Quello di semi ha un punto di fumo più basso perciò per friggere va scaldato di più, il che non è salutare.

Possiamo quindi mangiare tranquillamente del purè o una minestra di patate e cipolle, arricchita con del riso e del buon parmigiano.

E per concludere, non c’è inverno senza i cavoli: cavolfiori, cavolini di Bruxelles, broccoli verdi, verze. È dimostrato che tutti i componenti di questa grande famiglia hanno qualità specifiche anticancro; se dalla cucina, dopo averli cotti, non si diffonde un buon odore impariamo a consumarli crudi, tagliati a striscioline molto sottili e conditi con il solito olio extra vergine di oliva e una spruzzata di aceto balsamico o di mele.

Primavera

Una delle caratteristiche del nostro paese è quella di essere sviluppato in “lunghezza” da Nord a Sud; può così capitare che a Marzo ci siano ancora abbondanti nevicate al Nord, mentre a Sud, ad esempio in Sicilia, la fioritura dei mandorli annunci le dolcezze di un’imminente primavera. Questo ci permette di portare in tavola con un certo anticipo tante nuove verdure fresche e appena colte, particolarmente ricche di fibre.

Sino a poco tempo fa le fibre erano considerate inutili perché, non potendo essere assorbite dall’organismo, non forniscono alcun apporto calorico: la moderna scienza dell’alimentazione le ha invece rivalutate perché si è accertato che le fibre esercitano funzioni metaboliche e meccaniche essenziali all’equilibrio del nostro organismo. Innanzitutto costringono ad una masticazione prolungata del cibo, poi danno senso di sazietà e quindi sono utili nella prevenzione dell’obesità. Il loro pregio più importante è quello di essere le migliori regolatrici delle funzioni intestinali diventando così degli efficaci mezzi di prevenzione contro i tumori dell’intestino; aiutano a prevenire la calcolosi della colecisti, la stipsi, le emorroidi, contribuiscono a ridurre il rischio di sovrappeso, di diabete e di malattie cardiovascolari.

Purtroppo l’alimentazione attuale ci ha privato di questa utilissima fonte di salute: abbiamo sostituito il nostro pane scuro (integrale) con il pane bianco, inoltre lo scarso consumo di frutta, verdura e cereali ce ne ha sottratte molte. La vita sedentaria e la pigrizia hanno fatto il resto! Se vogliamo recuperare quanto abbiamo perduto dobbiamo approfittare di tutto ciò che l’orto ci propone giorno per giorno, stagione dopo stagione, via libera quindi sulle nostre tavole a piatti a base di verdure fresche dando la precedenza ai carciofi, che in questo periodo sono al massimo del loro splendore, ed agli asparagi, ma senza dimenticarci delle tenere e deliziose insalate, dei pungenti cipollotti, delle carotine e di tutti quei magnifici frutti della terra che possiamo trovare ogni giorno sui banchi dei nostri mercati di fiducia.

Fonte: http://www.advaya.it/Alimentazione.htm

Cosa mangiare in inverno

18 novembre 2009

Cosa mangiare in invernoLa preparazione all’inverno potrebbe riassumersi in una sola frase: “bloccare la proliferazione di radicali liberi“.
L’azione continua dei radicali liberi si evidenzia soprattutto nel precoce invecchiamento delle cellule e nell’insorgere di varie patologie gravi come cancro, malattie dell’apparato cardiovascolare, diabete, sclerosi multipla, artrite reumatoide, enfisema polmonare, cataratta, morbo di Parkinson e Alzheimer, dermatiti, ecc.

Quali sono le situazioni che scatenano i radicali liberi?

L’inverno certamente, ma anche stress, prodotti di scarto del metabolismo, le diete troppo ricche di proteine e di grassi animali, gli alimenti intolleranti, fumo, alcol, farmaci, prodotti chimici tossici (naftalina, candeggina), radiazioni, raggi ultravioletti come quelli solari, pesticidi, conservanti, esercizi fisici estremamente faticosi, e molti altri ancora.
Tutto questo distrugge le nostre riserve di vitamina A, C ed E.

Sintomi da carenza di vitamina A:

influenza, raffreddore cronico, infiammazioni ricorrenti, otiti ricorrenti (occhi, naso, orecchie, gola), astenia, pelle rugosa, orzaioli, ecc. L’inverno può sembrare meno freddo con l’integrazione di vitamina A e può spiegare perché i bambini crescano più d’estate che d’inverno: ciò perché d’inverno viene spesa per avere meno freddo. La salute delle gengive dipende dalla vitamina A, ma anche le nostre ossa.

Sintomi da carenza di vitamina C:

emorragie, ecchimosi, bronchiti, maggior predisposizione di avvelenamento dall’ambiente e dai medicinali, problemi al cervello, problemi al sistema nervoso (confusione, disattenzione, schizofrenia), ictus ed infarti causati da coaguli, articolazioni sensibili, ferite aperte, gengive gonfie e sanguinanti, denti molli con perdita di otturazioni, capelli opachi e fragili, stress, degenerazione del cuore, ecc.

Sintomi da carenza di vitamina E:

mestruazioni dolorose, arteriosclerosi, tendenza all’anemia, infertilità, pelle. Attenzione: aumenta la pressione negli ipertesi e nelle persone predisposte, e per questo motivo andrebbe assunta sotto controllo.

Quindi in pratica, cosa dobbiamo fare per arrivare preparati all’inverno?

Per prima cosa, per assimilare i nutrienti, dobbiamo ripristinare la nostra flora batterica, precedentemente distrutta da intolleranze, combinazioni alimentari scorrette, medicinali, alimenti spazzatura. Una volta sistemate le pareti intestinali, ripristinare le scorte di vitamine A, C ed E, ed infine procurarsi una buona fonte di zolfo per ricostruire i tessuto del corpo danneggiati.
La flora intestinale la si può ripristinare togliendo gli alimenti intolleranti, e facendo una cura di aceto di miele per almeno un mese: un cucchiaio in mezzo bicchiere di acqua prima dei tre pasti principali. L’aceto di miele lo si trova nei negozi di alimentazione biologica.
L’olio di fegato di merluzzo è ottimo in quanto contiene sia vitamina A che E: due cucchiai per due/tre volte al giorno. Abbinare a 1-2 litri di tisana di rosa canina bio, per l’assunzione di vitamina C. Lo zolfo lo si trova nella cipolla e nell’aglio: quindi non dovrebbe mai mancare nel mese di cura, una buona minestra di cipolle ed aglio, che oltretutto è molto gustosa (cucinare 2 cipolle in un pentolino d’acqua finché si cuociono ben bene: frullare il tutto e servire con crostoni di pane bio).

Dove troviamo queste vitamine negli alimenti?

Vitamina A (vegetali giallo, arancio e nella clorofilla), vitamina C (crescione, arance, kiwi, rosa canina), vitamina E (semi interi e crudi, broccoli e cavolfiore, olio spremuti a freddo, uova, pollame, pesce.
Un ottimo consiglio rimane tuttavia alimentarsi in maniera equilibrata con una dieta ricca di verdure, frutta e fibre, preferibilmente evitando latte e latticini, carne e salumi. Infatti latticini e carne contengono residui di antibiotici, che indeboliscono il nostro sistema immunitario. Non dimentichiamo per ultimo, che frutta/verdura/cereali per avere un quantitativo minimo di vitamine, deve essere necessariamente biologico.

Fonte: http://www.mangiarebene.com

Alimentazione e carboidrati

2 novembre 2009

pastaI carboidrati, oltre che in semplici e complessi, vengono classificati in base alla loro disponibilità. Si definiscono disponibili tutti quei nutrienti che possono essere utilizzati dall’organismo; al contrario, l’utilizzo di quelli non disponibili è impedito da difficoltà durante la digestione, l’assorbimento o la loro metabolizzazione.

Il corpo umano ha la capacità di depositare i carboidrati sottoforma di glicogeno. Si tratta tuttavia di riserve abbastanza limitate, quantificabili nell’ordine di 380-500 grammi. Se tali scorte glucidiche vengono ossidate liberano circa 2000 Kcal, sufficienti a mala pena per sostenere il fabbisogno energetico a digiuno e a riposo per 24-48 ore. Nell’individuo fisicamente attivo tali riserve si esauriscono con maggiore rapidità, indicativamente nel giro di 16-20 ore.

I depositi lipidici dell’organismo sono invece molto più abbondanti. Un individuo in buona forma fisica possiede infatti circa 12 Kg di massa grassa, che al momento del bisogno possono liberare fino a circa 100.000 Kcal.

L’organismo “preferisce” accumulare riserve energetiche sottoforma di lipidi anziché di carboidrati per due motivi: innanzitutto perché i lipidi sono più energetici (9 Kcal/g contro le 4 Kcal/g dei glucidi); inoltre nei depositi adiposi è presente pochissima acqua.

Funzioni dei carboidrati

Il ruolo primario dei carboidrati, detti anche glucidi o idrati di carbonio, è quello di fornire energia all’organismo. Tali nutrienti rappresentano un substrato energetico ideale per più ragioni.

1) Innanzitutto perché dal loro metabolismo non si formano prodotti intermedi o sottoprodotti potenzialmente dannosi, al contrario di quanto avviene durante il catabolismo degli altri nutrienti. Da quello dei lipidi si formano infatti i corpi chetonici (acidosi), da quello delle proteine l’ammoniaca (tossica) e da quello dell’alcol l’acetaldeide (anch’essa nociva per l’organismo).

2) Alcuni tessuti (in primis quello nervoso) utilizzano il glucosio come fonte elettiva di energia. Solo in condizioni di digiuno prolungato il cervello ricorre ai corpi chetonici per soddisfare le proprie esigenze energetiche.

3) La disponibilità di carboidrati come substrato energetico consente di risparmiare le proteine corporee. L’organismo, infatti, è privo di riserve proteiche da utilizzare a scopo energetico.

Nonostante tutte queste preziose funzioni, i carboidrati non sono nutrienti essenziali, almeno in senso stretto. L’organismo, infatti, è in grado di sintetizzare glucosio da diversi aminoacidi, dall’acido lattico e dal glicerolo, secondo una via metabolica detta gluconeogenesi. Tuttavia, una dieta troppo povera di carboidrati provoca un eccessivo catabolismo dei grassi e delle proteine tessutali.

La conseguenza di una eccessiva ossidazione lipidica è l’accumulo in circolo di corpi chetonici. Queste sostanze sono sintetizzate dagli epatociti a partire dall’acetil-CoA prodotto dall’ossidazione degli acidi grassi. In condizioni normali la sintesi di corpi chetonici è minima ed i piccoli quantitativi prodotti sono utilizzati a scopo energetico da vari tessuti, come i muscoli ed il cuore. Quando invece è in atto un forte catabolismo dei grassi, per esempio in caso di dieta ipoglucidica o di digiuno prolungato, i corpi chetonici, prodotti in eccesso, si accumulano nel sangue (chetonemia) causando acidosi. Tale eccesso viene eliminato con le urine (chetonuria); tuttavia, passando nell’urina, i corpi chetonici attirano molta acqua per osmosi, con conseguente disidratazione dell’organismo.

Un eccessivo catabolismo delle proteine porta a conseguenze diverse ma altrettanto gravi:

  • deficit strutturale e funzionale;
  • formazione di ammoniaca (che dev’essere convertita in urea dal fegato ed eliminata con le urine, con conseguente superlavoro epatico e renale);
  • disidratazione dell’organismo.

I carboidrati dovrebbero fornire il 55-60% dell’apporto energetico totale giornaliero. Quello quantitativo non è tuttavia l’unico parametro importante, si raccomanda infatti di privilegiare i carboidrati complessi a lento assorbimento, mentre va contenuto il consumo di zuccheri semplici (non più del 10% dell’apporto calorico totale).

Le conseguenze negative di un consumo eccessivo di carboidrati sono molteplici. Innanzitutto quando introduciamo troppi glucidi il nostro organismo aumenta la capacità di ossidarli. Quindi, un introito glucidico eccessivo promuove un aumento del dispendio energetico, perché l’organismo catabolizza i carboidrati con maggiore velocità. Questo discorso, però, è valido soltanto se l’assunzione di lipidi è nello stesso tempo molto modesta.

Quando si consumano quantitativi eccessivi di carboidrati, soprattutto se semplici (zuccheri) aumenta il livello di glucosio nel sangue (iperglicemia). Questa condizione promuove rapidamente la secrezione di insulina da parte del pancreas. Quest’ormone agisce altrettanto velocemente, provocando un rapido accumulo dei lipidi del pasto nei depositi. Ciò spiega come mai la contemporanea assunzione di carboidrati e lipidi in eccesso, promuova il deposito di quest’ultimi nelle riserve adipose.

L’insulina, inoltre, inibisce la mobilitazione dei lipidi dai depositi adiposi e promuove un rapido ingresso del glucosio ematico negli adipociti e nelle fibre muscolari.

L’ipoglicemia, che fa seguito all’ingresso del glucosio nelle cellule adipose e muscolari, scatena la fame e spinge al consumo di altro cibo. Questa è la ragione per cui è bene privilegiare alimenti a basso indice glicemico.

Fonte: http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/carboidrati.html

Zona tumore e zona cancro

20 ottobre 2009

Zona tumore e zona cancroViviamo in un mondo di imbrogli e di mistificazioni. Come sempre accade, le parole hanno importanza fondamentale. Chiamare una cosa in un modo piuttosto che nell’altro, fa una enorme differenza.

Chiamare un porcellino, porco e maiale, lo precipita senza remissioni nel primo macello del circondario, come accade da noi. Chiamarlo amico inseparabile dell’uomo e della famiglia, come succede in Medioriente, dove caracolla per i giardini, familiarizza con cane e gatto e scimmiette, si accovaccia simpaticamente sulle panchine, corre incontro affettuoso ai bambini ed al padrone, lo salva dai maltrattamenti e gli restituisce la dignità che si merita.

La sofisticazione del non distinguere tra una cosa e l’altra.
Togliere il potere della parola alla gente significa toglierle la libertà, parola di Confucio.

Chiamare vitamine naturali e vitamine sintetiche, col nome unico di vitamine.
Definire i minerali inorganici ed inassimilabili (vedi minerali delle acque dure, del suolo, di tutti i cibi cotti) allo stesso modo dei minerali organicati della frutta e delle verdure crude.

Paragonare carboidrati industriali e lavorati, ovvero zuccheri e dolciumi, con zuccheri naturali della frutta al naturale.
Chiamare proteine o addirittura proteine nobili, le proteine vietate di carne-latte-pesce, e proteine inesistenti o di scarto quelle che pure esistono nelle angurie e nei meloni, e in tutta la frutta del mondo, specie nelle carote e nei tuberi, sono tutte opere di mistificazione logica e linguistica.

Esiste infatti un baratro di differenza tra  ciascun termine elencato e il suo termine simile ma opposto.
Chiamare latte, tutti i tipi di latte, dimenticando che ogni tipo di animale mammifero ha il suo latte con le sue specifiche funzioni naturali e le sue caratteristiche diversissime, è ulteriore bestemmia terminologica.
Considerare poi l’umanità come normale consumatrice di latte a vita, come una razza che sfida le leggi naturali dello svezzamento, prolungando il medesimo dai 2 anni canonici agli 80 o ai 120 per chi ci arriva, è una ulteriore perla attribuibile agli Azzeccagarbugli delle stalle, dei macelli e dei caseifici.

Togli il potere della parola alla gente equivale togliere la libertà, perché la costringi a seguire i tuoi ragionamenti e i tuoi concetti, diceva giustamente un tizio di nome Confucio, vissuto 2500 anni fa ai tempi del nostro Pitagora.

Hai mai sentito un medico parlare di vitamina naturale o di minerale organicato?

Non sentirai infatti mai un medico dire che ti mancano vitamine naturali A o B o C, potrebbe andare incontro a radiazione dall’albo. Ti dirà che ti mancano vitamine, senza alcun aggettivo.
Non è che lo faccia per semplificare le cose. Lo fa, ovvero lo deve fare, per imbrogliare le cose.
Non lo sentirai mai dire ti mancano minerali organicati.
Non lo sentirai mai dire ti manca acqua zuccherina biologica.

Non sentirai mai un dietologo imbroglione dirti, adotta una dieta low-naturalcarb (una dieta a bassi carboidrati naturali) ma semplicemente una dieta low-carb, dove il termine carboidrato è unico ed onnicomprensivo.
Rigorosamente una parola soltanto:  porco, vitamina, minerale, proteina, latte, zucchero.
Qualcuno penserà che sono un parolaio e che la tiro troppo per le lunghe.
Cosa c’entra poi tutto questo col cancro? C’entra eccome. Lo vedremo subito.

La putredine reale, ovvero il cancro esclusivo dei carnivori dal sangue blu

Per la Scienza Igienistica, che è scienza e non tecnica come la Medicina, le parole tumore e cancro hanno un ben preciso e distinto significato.
Nei tempi andati, i medici, non osavano staccarsi troppo dalla scienza igienistica, non confondevano le acque come quelli di oggi, e si parlava di  tumore benignotumore maligno.
La parola cancro non era ancora spuntata all’orizzonte.

Nei secoli scorsi poi, ad ammalarsi di cancro erano solo i re e i dignitari di corte, ovvero quelli che avevano il  privilegio esclusivo di mangiare la carne dei propri cavalli e dei propri armenti.
I contadini poveri, i servi della gleba, ma anche gli artigiani, e i piccoli commercianti del periodo feudale, si accontentavano dei prodotti della terra e degli alberi, e magari integravano il tutto con qualche ovetto nel periodo invernale, o con qualche pollo a Pasqua e Natale, sempre a patto che i padroni di sangue blu, i valvassori e i valvassini, e poi i baroni e i conti, glielo concedessero.

Mangiare carne faceva ammalare di cancro già allora, visto che i contadini erano sani e pimpanti, con le diete basso-proteiche naturali della modesta vita campagnola di allora, mentre i regnanti finivano uno dopo l’altro preda della cosiddetta putredine, un male nel quale il sangue e i tessuti imputridivano.

di Valdo Vaccaro – 31/01/2009 – http://valdovaccaro.blogspot.com/

Fontehttp://pomodorozen.wordpress.com/2009/10/07/tumore-e-cancro/

Dieta e Obesità

21 settembre 2009

obeso

Uno dei dibattiti più accessi che nell’ultimo secolo ha coinvolto la comunità scientifica è quello relativo alla dieta più efficace nel trattamento dell’obesità. Gli articoli scientifici pubblicati a riguardo sono stati numerosi ma hanno generato dati contrastanti senza risolvere questo dilemma.

Qualche settimana fa è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine un interessante articolo egregiamente commentato dall’editorialista della stessa rivista. L’articolo in questione riporta i risultati di uno studio condotto su 811 adulti soprappeso suddivisi in quattro gruppi ognuno dei quali era stato sottoposto a un diverso tipo di dieta.

Le diverse diete differivano tra loro per le percentuali di grassi, proteine e carboidrati: dieta 1 (20%, 15% e 65%), dieta 2 (20%, 25% e 55%), dieta 3 (40%, 15% e 45%), dieta 4 (40%, 25% e 35%). Le diete prevedevano alimenti simili e assecondavano le linee guida di riferimento per la riduzione del rischio cardiovascolare.

Dopo 6 mesi, i partecipanti assegnati ai diversi tipi di dieta avevano perso in media 6 kg pari al 7% del loro peso iniziale, ma dopo 12 mesi hanno cominciato a recuperare il peso perduto. Dopo due anni la perdita di peso era pari a 3-4 kg senza differenze significative tra le diverse diete. La sazietà, la fame, la soddisfazione con la dieta e la partecipazione alle sedute di terapia erano simili per tutte e quattro le diete.

Lo studio ha evidenziato una forte associazione tra la partecipazione alle sedute di terapia e la perdita di peso (0,2 kg per seduta). Tutte le diete hanno migliorato i fattori di rischio associati ai lipidi e i livelli di insulinemia. I partecipanti hanno incontrato difficoltà a rispettare le caratteristiche della dieta a loro assegnata nonostante le numerose sedute previste dallo studio dedicate a tale scopo. Nello specifico i partecipanti ai diversi programmi di perdita di peso tendevano dopo 6-12 mesi a ritornare alla tipologia di dieta a loro consueta.

I risultati di questo studio danno spazio a interessanti considerazioni che l’editorialista del New England Journal of Medicine ha sottolineato. Nello studio gli obiettivi dietetici sono stati realizzati soltanto parzialmente perché la differenza ottenuta nella suddivisione in macronutrienti tra le diverse diete è stata poco significativa e forse insufficiente a evidenziare ipotetici effetti a favore dell’una o dell’altra dieta. Nonostante ciò il fatto che alla lunga i partecipanti siano tornati alla tipologia di dieta a loro consueta mostra che la composizione in macronutrienti prescritta può essere comunque di secondaria importanza nel medio lungo termine.

La difficoltà ad aderire alla dieta è stata ampiamente riscontrata nei partecipanti nonostante lo studio sia stato condotto da ricercatori esperti, siano state previste numerose sedute e i partecipanti, selezionati con attenzione, fossero colti e motivati. L’editorialista a riguardo si pone la seguente domanda: che risultati si potrebbero ottenere con pazienti meno istruiti, meno abbienti e più sottoposti a cibi economici ad alta densità energetica? Probabilmente ancor meno!

Se la composizione della dieta appare di secondaria importanza rispetto all’obiettivo di perdere peso è certamente di primaria importanza l’osservazione che il principale problema nel trattamento dell’obesità è il mantenimento del peso perso alla luce del fatto che anche i partecipanti di tale studio tendevano dopo solo 12 mesi a recuperare il peso perso. Altrettanto rilevate è l’osservazione che all’interno di ogni gruppo quelli che perdevano più peso avevano partecipato a più sedute ed aderito molto più attentamente alla composizione dietetica prescritta. Queste osservazioni hanno condotto gli autori (Sacks et al) a concludere che gli aspetti cognitivo comportamentali piuttosto che la tipologia della dieta siano il fattore chiave che influenza positivamente la perdita di peso.

I risultati di questo importante studio indicano che la ricerca sul trattamento dell’obesità dovrà focalizzare le sue forze nell’individuare strategie cognitivo comportamentali che favoriscano l’aderenza alla dieta (qualunque sia!) e il mantenimento del peso perduto. Probabilmente, nonostante ciò, tutti coloro che si occupano di nutrizione faranno fatica ad accettare che la dietoterapia nell’obesità è esanime e probabilmente continueranno l’eterno dibattito che infuoca su molte riviste scientifiche su quale sia la migliore dieta per perdere peso!

a cura di Elettra Pasqualoni, AIDAP Verona

Fonte: http://www.positivepress.net/AIDAP

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