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La Famiglia: Mancanza di autorevolezza.

2 marzo 2009

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Uno dei Problemi della attuale famiglia è la messa in crisi del suo ruolo tradizionale e la riduzione della sua autorevolezza.

Innanzi tutto è chiaro che sarebbe anacronistico riproporre modelli centrati su autorità e obbedienza presenti in un passato non recente.

Oggi la questione è che, superati questi modelli a vantaggio di una maggiore capacità di negoziazione e condivisione di valori, quello che entra in crisi è la definizione di ruoli e compiti che prima apparivano chiari ed oggi, in una visione più individualistica, sono lasciate alla discrezionalità e alla soggettività dei componenti.

Se il vantaggio è una effettiva apertura e democratizzazione, il rischio evidente può essere un eccessivo relativismo. Cioè la mancanza di regole fondanti che non possono essere messe in discussione pena la rottura e frammentazione del ruolo e significato culturale e biologico dell’istituzione famiglia.

Si pensi – tanto per citare qualche esempio al di là delle posizioni personali- al recente e acceso dibattito sul riconocimento delle coppie di fatto, delle famiglie omosessuali, ecc. Per evitare il rischio in cui possa essere possibile tutto e il contrario di tutto, occorre ripartire da valori semplici e massimamente condivisi, pur in una visione dinamica, che una società aperta e libera deve comunque darsi per evitare il caos.

Cerchiamo di capire quali sono alcune difficoltà e ostacoli che la famiglia incontra nel suo ruolo di agenzia educativa e nel compito di trasmettere valori.

a) L’ ambiente esterno diviene in questi anni sempre piu importante e decisivo rispetto alle tradizionali agenzie educative (scuola, famiglia, comunità), assumendo un peso nella definizione dei ruoli, nella costituzione dei desideri e delle aspirazioni delle persone e capace di influenzare la morfologia e l’autonomia della famiglia.

Si pensi alla televisione, a trasmissioni come “amici”, “grande fratello”, che propongono modelli alternativi e un nuovo conformismo che possono confliggere con scuola e famiglia. La questione può essere vista in questo modo: è ancora possibile educare all’anticonformismo, a valori diversi da quelli proposti da agenzie culturali in primis la televisione? Spesso la famiglia più che contrapporsi si adegua: spesso assistiamo a genitori che comprano ai figli la Play Station o il Nintendo “se no quando va a scuola tutti ce l’hanno e mio figlio si sente emarginato, escluso”.

b) L’abbassamento del potere d’acquisto con tendenza all’indebitamento ha messo in luce il crescere dei problemi economici e di bilancio delle famiglie medie. Il risultato è che sempre più spesso i membri della famiglia tendono a proiettarsi all’esterno alla ricerca di nuove attività economiche, seconde, terze occupazioni, diminuendo considerevolmete la qualità della vita, la serenità ed un corretto e più equilibrato uso del tempo libero e del tempo di interazione e scambio. Per esempio tempo da passare con i figli, educare, parlare di problemi, viaggiare, fruire di eventi culturali.

Tale mancanza di tempo influisce sulla qualità della vita e delle relazioni tra componenti familiari ed è causa di una tendenza all’isolamento intrafamiliare. Questa situazione, non solo causata da necessità economiche, ma come diffuso stile di vita, è aggravata anche dal massiccio e non controllato utilizzo delle nuove tecnologie, cellulare, internet, ecc.

In definitiva appare realistica e condivisibile la tendenza a considerare sempre più la disponibilità di tempo come misura di lusso e benessere (che come aria pulita, acqua pura, paesaggio incontaminato costituiscono l’insieme di beni immateriali sempre meno disponibili).

In conclusione: la famiglia oggi è isolata e schiacciata tra l’adeguamento a modelli culturali “esterni” e pericoli di isolamento. Una monade in una dimensione sempre meno incline alla solidarietà, allo scambio e alla comunicazione con altre famiglie (soprattutto nelle grandi città). Ne fanno le spese in questo quadro i figli che sempre più si trovano davanti genitori poco disponibili, indaffarati, ansiosi, problematici, o al contrario (che è il modo in cui viene convertita l’ansia, quindi una specie di rovescio della medaglia) iper protettivi, eterni “ragazzini”, che tendono al rapporto “amicale” e a un’eccessiva apertura, tolleranza, e assenza di regole da trasmettere.

Il genitore si trova nella condizione di dire sempre (o quasi) di si per evitare conflitti, scontri, rotture che è sempre meno in grado di gestire, e perchè per costruire e crescere reciprocamente da un conflitto o da uno scontro di valori, occorre discutere, spiegare, capire. Occorre tempo, per l’ascolto, per il ragionamento e per lasciare sedimentare le emozioni…quel tempo che, come si diceva, è oggi merce rara.

Questa “latitanza” genitoriale come un circolo vizioso mette il ragazzo in una situazione di mancanza di punti di riferimento e lo pone ad attivare una ricerca all’esterno della famiglia: amici, gruppo e una svalutazione del ruolo genitoriale. In questo quadro la famiglia è destinata a perdere progressivamente autorevolezza tranne che sappia ritrovare al suo interno la dimensione valoriale, capace di fermare questa corsa continua al non si sa bene cosa, che è divenuta un abitudinario e stereotipato modo di vivere.

Dott. Orazio Caruso
Fonte: http://www.studentidipsicologia.it

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