<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sto Bene Con Tutti &#187; autostima</title>
	<atom:link href="http://www.stobenecontutti.it/tag/autostima/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.stobenecontutti.it</link>
	<description>e anche con me stesso</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Jul 2010 09:35:13 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0</generator>
		<item>
		<title>Perdere gli ultimi 2 kg, questo è il problema…</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2010/05/31/perdere-gli-ultimi-2-kg-questo-e-il-problema%e2%80%a6/</link>
		<comments>http://www.stobenecontutti.it/2010/05/31/perdere-gli-ultimi-2-kg-questo-e-il-problema%e2%80%a6/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 May 2010 05:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[>>> STARE BENE CON SE STESSI]]></category>
		<category><![CDATA[- Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[calorie]]></category>
		<category><![CDATA[chili]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[peso]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[zuccheri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=3322</guid>
		<description><![CDATA[Finita la dieta, la cosa più difficile è arrivare al peso ideale e soprattutto mantenerlo. Ecco come fare, senza troppi sforzi Avete seguito con scrupolo la dieta, avete fatto sport. Eppure, nonostante gli sforzi, proprio non riuscite a buttare giù quegli ultimi due chili che vi permetterebbero di raggiungere il peso forma o comunque l’obiettivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/05/perdere-gli-ultimi-due-chili-....jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3327" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="perdere gli ultimi due chili ..." src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/05/perdere-gli-ultimi-due-chili-....jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Finita la <strong>dieta</strong>, la cosa più difficile è arrivare al peso ideale e soprattutto mantenerlo. Ecco come fare, senza troppi sforzi</p>
<p style="text-align: justify;">Avete seguito con scrupolo la dieta, avete fatto <strong>sport</strong>. Eppure, nonostante gli sforzi, proprio non riuscite a buttare giù quegli ultimi due chili che vi permetterebbero di <strong>raggiungere il peso forma</strong> o comunque l’obiettivo che vi eravate prefissati.</p>
<p style="text-align: justify;">Che fare? Prima di tutto chiedetevi se ne vale veramente la pena, dal momento che la qualità della vostra vita da quando avete iniziato la dieta, per quel che riguarda salute, attività fisica e <strong>autostima</strong>, è già notevolmente migliorata. Eliminare gli ultimi due chili, quello che gli esperti chiamano il “<strong>peso immaginario</strong>”, è un obiettivo abbastanza difficile da raggiungere, ma soprattutto da mantenere.</p>
<p style="text-align: justify;">Se proprio volete tentare il tutto per tutto, considerate che avete perso peso e la vostra <strong>massa corporea</strong> si è ridotta: quindi avrete bisogno di meno calorie. A questo punto va riprogrammata sia la dieta che l’attività fisica. Un esempio: per perdere 500 g di grasso, dovete tagliare 3.500 calorie. Come? Seguite i nostri consigli…</p>
<p style="text-align: justify;">* <strong>Più esercizio fisico</strong>. Per perdere quegli ultimi fatidici 2 chili, dovete tagliare 100 calorie al giorno. Molte persone hanno bisogno cambiare il proprio allenamento quotidiano, perché il loro organismo è diventato più efficiente e brucia meno calorie. Come fare allora? Aumentate la vostra passeggiata quotidiana di 10-20 minuti, oppure fatela a passo più spedito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Occhio al grasso nascosto</strong>. Il grasso ha il doppio di calorie sia dei carboidrati che delle proteine, quindi se tagliate i grassi i risultati saranno più abbordabili. E ancora: considerate che il 25% del grasso che noi mangiamo è dato dai grassi aggiunti negli alimenti. Leggete le etichette, usate meno olio per cucinare o per condire le insalate e convertitevi ai latticini scremati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Attenzione alle misure</strong>. A casa potete regolarvi meglio, ma se andate a pranzo o cena fuori vi verranno serviti piatti più abbondanti: chiedete la mezza porzione o lasciate qualche boccone nel piatto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caccia aperta agli zuccheri</strong>. Il 22% delle calorie proviene dalle bevande. Abituatevi a cappuccini con latte scremato, bevande senza aggiunta di zucchero o piccole porzioni di quelle con succo di frutta al 100%.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tenete un diario</strong>. Annotate la vostra giornata alimentare, senza trascurare di trascrivere anche quel che mangiate fuori pasto, magari mentre cucinate. Il 75% delle volte è quel che si mangia occasionalmente a impedirvi di buttare giù gli ultimi chili.</p>
<p>Fonte: <a title="Perdere gli ultimi 2 Kg, questo è il problema" href="http://www.staibene.it" target="_blank">http://www.staibene.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.stobenecontutti.it/2010/05/31/perdere-gli-ultimi-2-kg-questo-e-il-problema%e2%80%a6/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come difendersi dai giudizi degli altri e rinforzare l’autostima</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2010/04/26/come-difendersi-dai-giudizi-degli-altri-e-rinforzare-l%e2%80%99autostima/</link>
		<comments>http://www.stobenecontutti.it/2010/04/26/come-difendersi-dai-giudizi-degli-altri-e-rinforzare-l%e2%80%99autostima/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 05:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[>>> STARE BENE CON SE STESSI]]></category>
		<category><![CDATA[- Atteggiamento mentale]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[critiche]]></category>
		<category><![CDATA[esistenza]]></category>
		<category><![CDATA[ipercritici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=3253</guid>
		<description><![CDATA[Autostima: ecco come sopravvivere agli ipercritici &#8220;Stai sbagliando tutto&#8221;; &#8220;Se fai così non vali niente&#8221;; &#8220;Sei sempre il solito&#8221;; &#8220;Non hai ambizione&#8221;, &#8220;Mi hai deluso&#8221;. Sono solo alcuni degli &#8220;attestati di disistima&#8221; con cui a volte le persone che ci circondano, siano essi famigliari amici o conoscenti, tentano di condizionare la nostra vita. Persone ipercritiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/04/autostima.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-3255" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="autostima" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/04/autostima-300x198.gif" alt="" width="300" height="198" /></a>Autostima: ecco come sopravvivere agli ipercritic</span>i</h3>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Stai sbagliando tutto&#8221;; &#8220;Se fai così non vali niente&#8221;; &#8220;Sei sempre il solito&#8221;; &#8220;Non hai ambizione&#8221;, &#8220;Mi hai deluso&#8221;. Sono solo alcuni degli &#8220;attestati di disistima&#8221; con cui a volte le persone che ci circondano, siano essi famigliari amici o conoscenti, tentano di condizionare la nostra vita. Persone ipercritiche che hanno sempre da dire sul nostro modo di essere e agire e che, se glielo permettiamo, possono influenzare molto negativamente la <strong>nostra esistenza</strong>, compromettendo la nostra autostima. Ecco perché se sentiamo di essere sotto pressione, dobbiamo impedire che ciò accada. Questo è possibile fin da subito, se consideriamo che questa situazione di giudizio continuo è stata creata&#8230; anche da noi. Vediamo come.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Autostima: critiche sì, ma&#8230; costruttive</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Una critica ferisce solo chi lo permette, chi cioè è &#8220;in guerra&#8221; con  parti del proprio carattere che preferisce nascondere a sé e agli altri,  giudicandole gravemente sbagliate. Di fronte alla critica, chi coltiva  questa &#8220;personalità negata&#8221; si sente subito colpito in una &#8220;zona  sensibile&#8221;, si mette sotto accusa e, in definitiva, è tutto sommato  d&#8217;accordo con la critica che gli viene fatta,  per cui finisce per  esserne schiacciato. Non ha insomma valide difese da opporre. Spesso,  inoltre, chi subisce distruttivamente le critiche è una persona che, a  sua volta, critica spesso e volentieri gli altri, senza però riuscire a  esprimere verbalmente i propri giudizi e tenendosi tutto dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">La tecnica che vi proponiamo ha lo scopo di sviluppare la <strong>serena  consapevolezza</strong> di sé che è la base dell&#8217;<strong>autostima</strong>.  Questa vince l&#8217;insicurezza e ci fa uscire dal circolo vizioso delle  critiche e delle autoaccuse.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Autostima: la tecnica per riconquistare la consapevolezza di  sé</strong></span></h3>
<p style="text-align: justify;">Prendi un notes e da oggi, per una settimana, trascrivi, quando ti è  possibile,  tutti i giudizi e le critiche sugli altri e su te stesso che  fai &#8211; anche solo mentalmente &#8211; durante la giornata. Scrivi e chiudi  subito il notes senza rileggere. Al settimo giorno aprilo e osserva la  tua &#8220;produzione&#8221;. Ti accorgerai di quanto il tuo pensiero sia inquinato  da <strong>giudizi continui </strong>che t&#8217;impediscono una visione diretta della realtà e  di quante critiche ti fai che coincidono con quelle che ricevi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella settimana successiva raccogli e trascrivi, con lo stesso  metodo, le critiche che ti vengono fatte da altri, in ogni ambito, e al  settimo giorno rileggile e &#8220;contemplale&#8221;. Ti accorgerai che non sono di  più di quelle che hai pensato tu stesso e che riguardano aspetti del tuo  carattere e della tua vita che tu stesso senti problematici e  irrisolti. Ciò non vuol dire che siano critiche giuste, ma ti segnalano  anzi che ti colpiscono solo perché ti ci riconosci. Quando infatti  riguardano ciò su cui ti senti sicuro, non ci fai neanche caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora prendi sia i fogli con le tue critiche, sia quelli con le  critiche degli altri e strappali diverse volte. Distendi i pezzi sul  tavolo e mescolali con le mani in modo da costruire un unico gigantesco  foglio-puzzle. Lì sono raccolti tutti i <strong>pensier</strong>i che impediscono a te e  agli altri di entrare in relazione in senso vero, lì c&#8217;è tutto il  superfluo della mente che appesantisce le tue azioni e la tua <strong>autostima. </strong>Prendi tutti i pezzi di carta, fanne un&#8217;unica palla e, in un  luogo sicuro, bruciala. Osserva come ritorna a essere fumo ciò che era  già fumo in partenza, nella mente nostra e altrui, ma a cui si dava  invece un valore assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la carta ha cessato di bruciare, mettiti comodo dove tu vuoi e  lascia che <strong>i pensieri che ti si presentano spontaneamente possano  fluire liberamente</strong>, qualsiasi essi siano, se ci sono. Potrebbe venirti  voglia di riposare, o di guardare dalla finestra, o di piangere, di  ridere, di chiamare amichevolmente uno dei tuoi &#8220;critici&#8221;o altro ancora.  Non opporti a niente.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="text-decoration: underline;"><strong> Fonte:</strong></span></em> <a title="ome difendersi dai giudizi degli altri e rinforzare l'autostima" href="http://www.riza.it" target="_blank">http://www.riza.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.stobenecontutti.it/2010/04/26/come-difendersi-dai-giudizi-degli-altri-e-rinforzare-l%e2%80%99autostima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come nasce un conflitto</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2009/11/12/come-nasce-un-conflitto/</link>
		<comments>http://www.stobenecontutti.it/2009/11/12/come-nasce-un-conflitto/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 05:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[>>> STARE BENE CON GLI ALTRI]]></category>
		<category><![CDATA[- Conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[assertivo]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[comportamenti]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[divergenze]]></category>
		<category><![CDATA[idee]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=2605</guid>
		<description><![CDATA[Sapere come gestire i conflitti è una capacità difficile da apprendere e da mettere in pratica, ma è molto importante cercare di svilupparla, poiché essa incide sulla autostima degli individui. Risultare spesso o sempre perdenti, quando si deve fronteggiare un conflitto, deprime la stima che abbiamo di noi stessi, innescando un circolo vizioso che ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2607" style="margin: 10px;" title="come nasce un conflitto" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/11/conflitto-223x300.jpg" alt="Come nasce un conflitto" width="223" height="300" />Sapere <strong>come gestire i conflitti </strong>è una capacità difficile<strong> </strong>da<strong> apprendere e da mettere in pratica</strong>, ma è molto importante cercare di svilupparla, poiché essa incide sulla<strong> autostima degli individui</strong>. Risultare spesso o sempre perdenti, quando si deve fronteggiare un conflitto, deprime la stima che abbiamo di noi stessi, innescando un circolo vizioso che ci porta a vedere il prossimo come un nemico.</p>
<p>Il primo passo per riuscire a sviluppare una buona<strong> capacità di gestione dei conflitti è capire esattamente cosa è un conflitto e perché nasce</strong>; per conflitto s’intende una condizione nella quale, durante un confronto, uno od entrambi gli interlocutori, nel tentativo di raggiungere i propri obiettivi e di influenzare la controparte, volontariamente o per incapacità, non tengono conto del deteriorarsi dei rapporti interpersonali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La gestione dei conflitti</strong>, di conseguenza,<strong> richiede la capacità di mettere in atto accorgimenti,</strong> che permettano di raggiungere totalmente o parzialmente i propri obiettivi, <strong>senza mettere a rischio le relazioni interpersonali.<br />
</strong><br />
La parola conflitto ha, nella nostra cultura, una connotazione negativa, poiché richiama alla mente la guerra, la violenza, i comportamenti aggressivi; è, per contro, <strong>possibile con particolari accorgimenti, mantenere buone relazioni personali, anche a fronte di divergenze nelle opinioni, convinzioni, sentimenti e valori del nostro interlocutore, ottenendo, contemporaneamente, rispetto per le nostre idee.</strong> Le tecniche di comunicazione, quelle di negoziazione e persuasione aiutano moltissimo ad affrontare le situazioni conflittuali, ma non è sufficiente la volontà di apprendere queste tecniche; occorre anche la determinazione di agire sulla propria personalità al fine di rendere naturale accettare le divergenze come momenti positivi e non come minacce, cioè mettere in atto comportamenti così detti assertivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>A Cura di Pier Paolo Sposato</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Fonte:<a title="Come nasce un conflitto tra individui" href="http://www.giacomobruno.it/index.php/2009/11/02/come-nasce-un-conflitto-tra-individui/" target="_blank"> </a></span></em></strong><a title="Come nasce un conflitto tra individui" href="http://www.giacomobruno.it/index.php/2009/11/02/come-nasce-un-conflitto-tra-individui/" target="_blank">http://www.giacomobruno.it/index.php/2009/11/02/come-nasce-un-conflitto-tra-individui/</a><strong><em><br />
</em></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.stobenecontutti.it/2009/11/12/come-nasce-un-conflitto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Emozione ed Attrazione</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2009/11/06/emozione-ed-attrazione/</link>
		<comments>http://www.stobenecontutti.it/2009/11/06/emozione-ed-attrazione/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 05:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[>>> STARE BENE CON GLI ALTRI]]></category>
		<category><![CDATA[- Emozioni e Affettività]]></category>
		<category><![CDATA[attrazione]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[emozione]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[realtà]]></category>
		<category><![CDATA[realzione]]></category>
		<category><![CDATA[stati d'animo]]></category>
		<category><![CDATA[tristezza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=2611</guid>
		<description><![CDATA[Ci sono molte teorie sulla definizione dell’emozione e sulle sue caratteristiche ma sono quasi tutte approssimative. Al contrario di ciò che comunemente si pensa l’emozione non è cristallizzata perché tra amore e amicizia c’è un filo molto sottile. L’emozione non è statica perché è un processo formato da un inizio, uno svolgimento e una fine. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2612" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Emozione e attrazione" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/11/Emozione-e-attrazione-300x265.jpg" alt="Emozione e Attrazione" width="300" height="265" />Ci sono molte teorie sulla definizione dell’<strong>emozione</strong> e sulle sue caratteristiche ma sono quasi tutte approssimative. Al contrario di ciò che comunemente si pensa l’emozione non è <strong>cristallizzata</strong> perché tra amore e amicizia c’è un filo molto sottile. L’emozione non è statica perché è un <strong>processo</strong> formato da un inizio, uno svolgimento e una fine. Il mezzo con cui noi esprimiamo i nostri <strong>stati d’animo</strong> al mondo esterno e E’ qualcosa di molto semplice come pensavano alcuni studiosi agli inizi del 900’. L’emozione è un <strong>processo</strong> multi-componenziale di <strong>interazione </strong>con l’<strong>ambiente</strong>.</p>
<p>1. Ha un’iter perché è formato da un inizio, uno svolgimento e una fine;</p>
<p>2. Multi-componenziale perché durante questo <strong>cambiamento</strong> intervengono fattori che vanno a influenzare il nostro corpo a livello cognitivo, fisiologico e <strong>comportamentale</strong>.</p>
<p>3. Di interazione con l’ambiente perché ci colloca in un cotesto sistemico-relazionale circostante.</p>
<p>Alcuni studi hanno analizzato l’emozione di alcuni studenti prima, durante e dopo l’esame. Essi hanno evidenziato che prima dell’esame gli studenti erano immersi in una sorta di ambiguità emotiva(vale a dire la coesistenza di più emozioni) che con il passare del tempo diventava sempre più definita cioè a dire <strong>tristezza </strong>per quelli che non erano riusciti a superare l’esame e felicità per quelli che avevano ottenuto esito positivo.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Gli antecedenti</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Le emozioni sono conseguenza di squilibri nell’appraisal (<strong>il monitoraggio abituale della realtà)</strong>. Quando questa <strong>azione</strong> entra in allarme vuol dire che abbiamo rilevato un evento scatenante vale a dire un evento che ci mette in allarme. Questo evento scatenante può essere un ostacolo, un imprevisto che incontriamo durante il cammino che avevamo pianificato. Un emozione può anche nascere in assenza di un ostacolo reale basta che ci sia la prospettiva di una <strong>meta fortemente desiderata</strong>. Ogni persona <strong>reagisce</strong> diversamente ad un evento, questo perché noi non ci <strong>emozioniamo</strong> in base all’evento che abbiamo davanti agli occhi ma in base all’evento percepito in <strong>relazione </strong>ai dati che ci raggiungono. A questi dati, in seguito, vengono affiancati a determinati schemi cerebrali (una sorta di riflesso condizionato) evento-emozione, schemi che, ci indicano quale emozione associare a seconda del fatto. Essi però non sono universali, variano a seconda della cultura di<strong> appartenenza</strong> (esistono determinate emozioni etniche), della <strong>rilevanza percettiva individuale</strong> del singolo fatto, dell’<strong>autostima</strong> e dello stile attributivo che abbiamo.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Le emozioni etniche</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Uno dei casi più famosi di emozione etnica e l’amok (la corsa pazza malese). L’<strong>evento scatenante </strong>è un insulto subita da un maschio ad opera degli altri nel villaggio. L’interessato va nel bosco a sfogarsi e dopo alcune ore torna armato di pugnale per uccidere chiunque gli capiti a tiro. Ovviamente le persone del villaggio lo evitano perché conoscono questa<strong> reazione</strong> che, tuttavia, non può durare più di qualche minuto perché poi l’interessato se non si ferma viene immobilizzato e alla fine stranamente non ricorda più niente.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Le reazioni fisiologiche</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Nel processo emotivo si verificano <strong>cambiamenti</strong> fisiologici nell’organismo a livello vegetativo, celebrale e ormonale. Le reazioni non sono sempre identiche ma è stata stilata una tabella di pattner fisiologico delle emozioni in cui ad ogni emozione viene associata la reazione fisiologica. Le persone, in automatico, forniscono istintivamente solo una determinata reazione per ogni emozione e non tutti si rendono conto che, nel corso dell’emozione, intervengono molti <strong>cambiamenti</strong>.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Le risposte comportamentali</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Già in America e man mano con il diffondersi del <strong>comportamentismo</strong> (movimento che studiava le varie risposte ai vari stimoli esterni tra cui Jung, Behavior etc…)si è notato che nel processo emotivo avvengono tre tipi di<strong> risposte comportamentali</strong>:<br />
<strong><br />
1. <span style="text-decoration: underline;">Reazioni espressive.</span></strong> Le emozioni portano con se molte reazioni espressive a livello analogico che, la maggior parte delle volte vengono dissimulate per fini <strong>sociali</strong>. Darwin ha dimostrato nel suo libro “l’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” che anche gli animali provano emozioni, a volte contrastanti, soprattutto gli scimpanzé e le scimmie che sono gli animali più vicini a noi. Il centro nevralgico delle emozioni nell’uomo è il viso. Esso è il mezzo principale della comunicazione non verbale che poche persone riescono a dissimulare, addirittura solo il 10%.</p>
<p><strong>2.<span style="text-decoration: underline;"> Tendenze e/o pulsioni.</span></strong> Le tendenze sono spinte <strong>interiori</strong> che possono trasformarsi in comportamento oppure rimanere a <strong>livello cerebrale</strong>. Esse sono caratterizzate da quello che Frijda definisce “precedenza di controllo”. Nel momento in cui uno di noi ha una tendenza non riesce a pensare altro che ad essa fino a quando non termina.</p>
<p><strong>3. <span style="text-decoration: underline;">Comportamenti specifici</span>.</strong> Sono i più vari e possono essere l’attuazione delle tendenze emotive o dei calcoli per riportare le cose alla normalità</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Elaborazione cognitiva</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro cognitivo accompagna tutta l’emozione seguendo il processo che va dall’ appraisal(il monitoraggio abituale della vita sociale) fino al copying(in cui teniamo sotto controllo le conseguenze della nostra emozione). L’intero <strong>processo emotivo</strong> è inconsapevole e dura una decina di secondi tuttavia alcuni processi come le risposte comportamentali in parte sono consapevoli (rientrano anche quelle stereotipate).</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">La regolazione delle emozioni</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Le emozioni sono presenti sia nell’uomo che negli animali. A volte, nella nostra vita, ci sono utili perché tendono a richiamare l’<strong>attenzione</strong> altrui oppure a trarre qualche vantaggio a nostro favore.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">L’elicitazione delle emozioni</span></h3>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte di noi non è in grado di <strong>mascherare</strong> un emozione per vari motivi. Altre volte la manifestiamo <strong>intenzionalmente</strong> per ottenere la solidarietà altrui e principalmente per determinate cose:</p>
<p><strong>1. <span style="text-decoration: underline;">Contagio emotivo.</span></strong> Manifestando un’emozione puntiamo a suscitarne una simile nella persona che ci sta accanto per portarla nella direzione che desideriamo (contagio empatico).</p>
<p><strong>2. <span style="text-decoration: underline;">Conforto sociale.</span></strong> Manifestando l’emozione cerchiamo di creare quella <strong>situazione</strong> in cui dialogando ci si sostiene psicologicamente. Questo porta dei vantaggi sia alla persona che sta comunicando l’emozione e sia alla persona che la sta aiutando perché rinforza la propria visione di vedere il mondo.<br />
<strong><br />
3. <span style="text-decoration: underline;">Presentazione del sé.</span></strong> Manifestiamo una determinata emozione e nascondiamo altre per dare alle persone che ci stanno intorno una rappresentazione di noi stessi.</p>
<p><strong>4. <span style="text-decoration: underline;">Controllo sulle relazioni.</span></strong> Manifestiamo una determinata emozione e nascondiamo altre per rafforzare o diminuire determinati rapporti (azione di rinforzo e inibizione).</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">L’attrazione interpersonale</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo delle <strong>relazioni interpersonali </strong>si basano anche sull’<strong>attrazione</strong>. Essa può provocare biases(errori di giudizio) ed benché si tende a negare l’evidenza numerose ricerche <strong>empiriche</strong> hanno dimostrato il contrario. L’attrazione è fondamentale nell’<strong>apprendimento</strong> e nell’<strong>insegnamento</strong> poiché la trasmissione del sapere trova un canale preferenziale che stimola sia l’applicazione che il ricordo. I ricercatori si sono interessati all’attrazione al fine di apportare dei <strong>miglioramenti</strong> nei <strong>rapporti interpersonali</strong> per studiare l’ottimizzazione dei <strong>risultati</strong>.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Le ricerche sull’attrazione interpersonale</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Dalle numerose <strong>ricerche</strong> sul campo è emerso che le persone simpatiche sono accomunate da interessi simili e condividono opinioni e valori. In tal senso sono stati attuati diversi esperimenti mediante tests. Il più famoso è il protocollo di Byrne definito anche protocollo di carta e matita perché ai soggetti venivano fornite specifiche <strong>informazioni</strong> di altre persone e in seguito veniva chiesto loro di trascorrere parte del giorno insieme (attualmente studi analoghi su periodi più lunghi li troviamo con trasmissioni medianiche : “Grande Fratello”, “isola dei Famosi” etc…). Sono stati fatti anche studi di <strong>contatto</strong>, esperimenti sul campo ed anche <strong>esperimenti</strong> naturalistici e il più famoso era quello di Newcomb che nel suo esperimento senza modificare variabili si è limitato a seguire gli eventi. Ha affittato una casa ad alcuni studenti dell’università del Michigan e in cambio ha ottenuto la compilazione di questionari prima, durante e dopo la coabitazione nella casa che aveva messo a disposizione. L’intento era constatare se a diventare amici erano quelli con <strong>atteggiamenti</strong> simili.</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Nulla di nuovo</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Grazie a queste ricerche gli psicologi sono stati in grado di stilare una tabella con i motivi di attrazione e i fattori che rendono quella persone più o meno simpatica ma hanno anche constatato che, a seconda della situazione e dei soggetti interessati, questi fattori possono mutare.<br />
di <strong>Mariagabriella Corbi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Fonte: </span></em></strong><a title="EMOZIONE ED ATTRAZIONE" href="http://www.laprevidenza.it/news/documenti/articoli_corbi/3833" target="_blank">http://www.laprevidenza.it/news/documenti/articoli_corbi/3833</a><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.stobenecontutti.it/2009/11/06/emozione-ed-attrazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Autostima e Amore</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2009/10/05/2311/</link>
		<comments>http://www.stobenecontutti.it/2009/10/05/2311/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 05:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[>>> STARE BENE CON SE STESSI]]></category>
		<category><![CDATA[- Atteggiamento mentale]]></category>
		<category><![CDATA[accettazione]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[benevola]]></category>
		<category><![CDATA[comprensiva]]></category>
		<category><![CDATA[debolezze]]></category>
		<category><![CDATA[errore]]></category>
		<category><![CDATA[felice]]></category>
		<category><![CDATA[grandezza]]></category>
		<category><![CDATA[inferiorità]]></category>
		<category><![CDATA[perfezione]]></category>
		<category><![CDATA[personalità]]></category>
		<category><![CDATA[sentimenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=2311</guid>
		<description><![CDATA[Le &#8220;A&#8221; dell&#8217;autostima 1. Caratteristiche dell&#8217;autostima 1. APPREZZAMENTO genuino di sé in quanto persona, indipendentemente dalla propria attività o dai propri beni, così da considerarsi simili &#8211; pur nella differenza &#8211; a qualsiasi altro essere umano. E&#8217; un apprezzamento che include tutto il positivo presente in se stessi: talenti, abilità, qualità fisiche, mentali e spirituali... [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2312" style="margin: 10px;" title="Autostima e Amore" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/10/0804-271x300.jpg" alt="Autostima e Amore" width="271" height="300" />Le &#8220;A&#8221; dell&#8217;autostima<br />
1. Caratteristiche dell&#8217;autostima</h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. APPREZZAMENTO</strong> genuino di sé in quanto persona, indipendentemente dalla propria attività o dai propri beni, così da considerarsi simili &#8211; pur nella <strong>differenza</strong> &#8211; a qualsiasi altro essere umano. E&#8217; un apprezzamento che include tutto il <strong>positivo</strong> presente in <strong>se stess</strong>i: talenti, abilità, <strong>qualità fisiche</strong>, <strong>mentali</strong> e <strong>spirituali.</strong>.. Colui che si apprezza, gioisce stupito per le proprie qualità manifeste, e sa, qualora se lo proponga seriamente, di poterne sviluppare altre ancora latenti. Gioisce dei propri <strong>successi</strong> senza <strong>presunzione</strong>, né vanteria, indizi, generalmente, di <strong>sentimenti</strong> di <strong>inferiorità</strong>. &#8220;Tutti abbiamo dentro noi stessi una Buona Novella! La Buona Novella è che davvero non sappiamo quale possa essere la nostra <strong>grandezza,</strong> quanto possiamo <strong>amare</strong>, quanto possiamo ottenere, quanto grandi siano le nostre <strong>possibilità</strong>. Non si può rendere una Buona Novella migliore di questa&#8221; (Anne Frank)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. ACCETTAZIONE</strong> <strong>tollerante</strong> e speranzosa dei propri <strong>limiti</strong>, <strong>debolezze</strong>, <strong>errori</strong> e <strong>insuccessi</strong>. Chi accetta se stesso, si riconosce <strong>essere umano fallibile</strong>, come tutti gli altri, e non si meraviglia, né si <strong>angoscia</strong> troppo, per il fatto di sbagliare con maggiore, o minor frequenza. Riconosce seriamente gli aspetti spiacevoli della propria <strong>personalità</strong>, assume la <strong>responsabilità</strong> di tutte le proprie azioni, senza sentirsi in colpa più del dovuto per gli sbagli commessi. Sa per esperienza che &#8220;l&#8217;orrore dell&#8217;errore è un <strong>errore peggiore</strong>&#8220;. Non lo spaventano i <strong>propri limiti </strong>e <strong>difetti</strong>, e preferisce compiere con <strong>successo</strong> ciò che fa, ma non affonda quando perde.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Aspira a fare le cose bene, non alla <strong>perfezione</strong>. Non <strong>rinunciare</strong> mai al diritto di sbagliarti, ché altrimenti perderai la <strong>capacità di imparare</strong> cose nuove e di avanzare nella vita. Ricorda che sotto le ansie di <strong>perfezione </strong>si nasconde sempre la paura. Affronta le tue paure e concedi a te stesso il diritto di essere umano: paradossalmente, potrai fare di te una <strong>persona</strong> molto più feconda e <strong>felice</strong>&#8221; (D. Burns)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. AFFETTO</strong>: una disposizione <strong>positiva</strong> e <strong>amichevole</strong>, <strong>comprensiva</strong> e <strong>benevola</strong> verso <strong>se stessi</strong>, così da <strong>sentirsi in pace</strong>, non in guerra, con i propri pensieri e sentimenti (anche se sgradevoli), con la propria immaginazione e il proprio corpo (quali che sino le sue rughe &#8211; letterali, o metaforiche &#8211; e difetti). Si è capaci di gioire della solitudine senza disdegnare la compagnia; &#8221; <strong>ci si trova bene con se stessi</strong>, nella propria pelle&#8221; (L. Racionero).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Dovremmo imparare a guardare noi stessi con la stessa<strong> tenerezza</strong> con cui ci guarderemmo se fossimo nostro padre&#8221;</em><br />
(J.L. Martìn Descalzo)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. ATTENZIONE</strong> e <strong>cura amorevole</strong> dei propri <strong>bisogni, fisici e psichici</strong>,  <strong>intellettuali e spirituali</strong> (ovviamente, non ci riferiamo qui a quei bisogni superflui, creati artificialmente da una pubblicità aggressiva ed ingannevole). <strong>La persona che ha stima di sé</strong> preferisce la vita alla morte, il <strong>piacere</strong> al dolore, la <strong>gioia </strong>alla sofferenza. Non cerca il dolore per il dolore, <strong>protegge</strong> la propria <strong>integrità fisica e psichica</strong>, non si <strong>espone </strong>a pericoli inutili. E tuttavia è capace di accettare anche la sofferenza, e, se occorre, la morte, per una persona, o una causa con la quale si senta profondamente identificata. Così, ad esempio, una madre che ha stima di sé dona con <strong>gioia </strong>uno dei propri reni per farlo trapiantare ad un figlio che ne ha bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste quattro caratteristiche &#8211; le prime quattro &#8220;A&#8221; dell&#8217;<strong>autostima</strong> &#8211; presuppongono un buon livello di <strong>conoscenza </strong>di sé, e specialmente di <strong>autocoscienza</strong>, cioè di <strong>consapevolezza</strong> del proprio <strong>mondo interiore</strong>, conseguibile mediante l&#8217;amichevole <strong>ascolto</strong> di se stessi e l&#8217;<strong>attenzione</strong> costante a tutte le voci che sorgono da dentro. Già Socrate ci avvertiva che una <strong>vita inconsapevole</strong> non vale la pena di essere vissuta&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Quando parliamo di <strong>autostima</strong>, parliamo allora di <strong>AFFERMAZIONE</strong> di quell&#8217;<strong>essere umano</strong> fallibile, irripetibile, preziosissimo, che merita tutto il nostro rispetto e la nostra considerazione, ossia di quel &#8220;se&#8221; che ciascuno è; naturalmente, un &#8220;<strong>sé-in-relazione-con-gli-altri</strong>&#8220;, ché altrimenti non ci sarebbe <strong>individualità autentica.</strong> Non si tratta qui di narcisismo, poiché la persona che si stima davvero, nella propria globalità individuale e sociale, vive aperta e attenta all&#8217;altro, riconoscendone l&#8217;<strong>esistenza</strong> e <strong>affermandolo</strong>. Sa che non ci può essere <strong>affermazione </strong>duratura di sé senza solidarietà; accetta il fatto evidente dell&#8217;interdipendenza umana e si rende conto che non può, né le <strong>interessa</strong>, vivere isolata e <strong>indipendente</strong> dagli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Come le mele maturano con il sole, così anche noi uomini maturiamo in presenza dell&#8217;altro, collaborando con lu</em>i&#8221;<br />
(G. Torrente Ballester)</p>
<p>Tratto da:</p>
<p>José Vicente Bonet.<br />
AVERSI A CUORE.<br />
Sulla stima e l’amicizia con se stessi.</p>
<p>Titolo originale: &lt;Sé amigo de ti mismo. Manual de Autoestima&gt;</p>
<p>Traduzione dallo spagnolo di MARIA GRAZIA DAL PORTO E LIDIA FONTANA.<br />
Edizione italiana a cura di Giovanni Ruggeri</p>
<p>Fonte:<a href="http://pomodorozen.wordpress.com/2009/09/22/autostima-e-amore/" target="_blank"> http://pomodorozen.wordpress.com/2009/09/22/autostima-e-amore/</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.stobenecontutti.it/2009/10/05/2311/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dare valore alla fragilità</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2009/05/11/dare-valore-alla-fragilita/</link>
		<comments>http://www.stobenecontutti.it/2009/05/11/dare-valore-alla-fragilita/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 May 2009 21:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[affetto]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[blocchi psicologici]]></category>
		<category><![CDATA[complicità]]></category>
		<category><![CDATA[comprensione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi di erezione]]></category>
		<category><![CDATA[donne emancipate]]></category>
		<category><![CDATA[erezione]]></category>
		<category><![CDATA[fallimento]]></category>
		<category><![CDATA[piacere]]></category>
		<category><![CDATA[rispetto]]></category>
		<category><![CDATA[tenerezza]]></category>
		<category><![CDATA[virilità]]></category>
		<category><![CDATA[vita di coppia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.stobenecontutti.it/?p=1625</guid>
		<description><![CDATA[Superare la paura di non essere all&#8217;altezza&#8230; Donne sempre più emancipate, libere e spontanee mettono spesso in discussione la virilità del partner e, di conseguenza, la sua autostima. Ma la crisi dei ruoli può diventare un&#8217;occasione per vivere in modo più intimo la vita di coppia. Ecco come aiutare lui a superare la paura di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1628" style="margin: 10px;" title="top_5_marriage_sex_mistakes" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/05/top_5_marriage_sex_mistakes.jpg" alt="top_5_marriage_sex_mistakes" width="284" height="423" /><strong>Superare la paura di non essere all&#8217;altezza&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Donne sempre più emancipate, libere e spontanee mettono spesso in discussione la virilità del partner e, di conseguenza, la sua autostima. Ma la crisi dei ruoli può diventare un&#8217;occasione per vivere in modo più intimo la vita di coppia. Ecco come aiutare lui a superare la paura di non essere all&#8217;altezza&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I concetti chiave<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">* L&#8217;uomo ha il timore di non poter soddisfare partner sempre più esigenti. La sua sicurezza viene spesso messa in discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">* I ruoli all&#8217;interno della coppia sono cambiati. La donna è sempre più alla ricerca del proprio piacere e si aspetta che il partner la assecondi.</p>
<p style="text-align: justify;">
* In una coppia consolidata non contano solo le prestazioni sessuali. C&#8217;è anche bisogno di complicità, comprensione, rispetto e affetto.<br />
Tutto era stato preparato nei minimi dettagli. Avevo prenotato una suite un po&#8217; particolare: con letto a baldacchino e specchi ovunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Francesco mi aspettava affacciato alla finestra, la notte si annunciava esplosiva. Avevo tanta voglia di lui e gliel&#8217;ho sussurrato in un orecchio. Ma niente è andato come previsto. Per la prima volta dall&#8217;inizio della nostra storia, non è riuscito a eccitarsi&#8221;, racconta Giovanna, 35 anni, manager a Palermo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come Francesco, sono numerosi oggi gli uomini in &#8220;crisi di mascolinità&#8221; che si trovano ad affrontare questo problema. &#8220;L&#8217;uomo, oggi condizionato da una partner più decisa e libera sessualmente, vive un profondo disagio che si può manifestare con disturbi di erezione, blocchi psicologici o incapacità di soddisfare la compagna&#8221;, commenta Ciro Iannone, sessuologo e autore di Bisogno e Soddisfazione. La sessualità al maschile e femminile (Editore Letizia). Non è un caso che le vendite di stimolanti sessuali, soprattutto online, siano in costante aumento. &#8220;Sono la risposta alla paura di non essere all&#8217;altezza&#8221;, argomenta Annalisa Pistuddi, psicologa e psicoterapeuta a Milano. Da tempo infatti i ruoli all&#8217;interno della coppia sono cambiati. Sotto le lenzuola la donna cerca la soddisfazione del proprio piacere, fa delle domande e si aspetta delle risposte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Assecondare il piacere</strong><br />
Molti uomini pensano di essere gli unici responsabili del successo o dell&#8217;insuccesso di un rapporto. Il sesso infatti ha un alto potere simbolico: con la penetrazione l&#8217;uomo vuole &#8220;colmare&#8221; la partner, ma per assecondare il suo piacere, è necessario che il pene sia in erezione. &#8220;Quando ciò non succede l&#8217;uomo si sente fallire. Si sente inadeguato e questa sensazione può influenzare anche altri aspetti della sua vita&#8221;, spiega Annalisa Pistuddi. Come confessa Alberto, 36 anni, commercialista a Roma: &#8220;Era il nostro primo appuntamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo cena mi ha invitato da lei, ma una volta in camera da letto niente è andato nel verso giusto. Mi sono sentito umiliato&#8221;. Alberto sa che il desiderio non è qualcosa che si possa comandare, ma ha vissuto questo &#8220;incidente&#8221; come una sconfitta. In una situazione analoga la donna, invece, avrebbe potuto simulare il proprio piacere. &#8220;Il disagio psicologico dell&#8217;uomo nasce proprio da questa differenza. La gran parte degli uomini dimentica però che un rapporto può essere intenso anche senza penetrazione&#8221;, sottolinea Iannone. Il segreto di una relazione che funziona non è solo il sesso, ma la complicità. &#8220;In una coppia consolidata il desiderio dell&#8217;altro è un&#8217;emozione che il partner cerca di assecondare&#8221;, spiega Annalisa Pistuddi. Infatti solo quando il legame è solido gli uomini si lasciano andare e invadere dai sentimenti. È questo il momento in cui avranno voglia di condividere momenti di tenerezza: dormire con la partner, fare colazione insieme, organizzare un weekend al mare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<strong>Sentirsi desiderato</strong><br />
Una donna sessualmente libera mette in discussione non solo il ruolo dell&#8217;uomo all&#8217;interno della coppia, ma anche uno degli stereotipi più diffusi, il mito del playboy. Oggi può succedere che lui venga lasciato. Anche dopo il primo appuntamento. &#8220;Quando non si vuole investire in un rapporto l&#8217;attrazione si spegne subito&#8221;, illustra Pistuddi. L&#8217;uomo è in imbarazzo di fronte a donne che vogliono comportarsi come lui: &#8220;Ho scelto di non avere rapporti sessuali per un po&#8217;&#8221;, racconta Guglielmo, 40 anni, pr a Verona. &#8220;Negli ultimi due anni mi sono sentito usato dalle mie compagne, espropriato della mia virilità&#8221;. Quando le donne dicono: &#8220;Ti voglio&#8221;, tolgono all&#8217;uomo la possibilità di fare il primo passo e assumersi il rischio di un &#8220;no&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Costruire il rapporto</strong><br />
L&#8217;uomo che viene desiderato si sente come un bambino amato dalla mamma, con una grande differenza: sa che la partner si aspetta qualcosa da lui. &#8220;L&#8217;uomo ha soprattutto paura che gli si possa chiedere sempre di più&#8221;, sostiene Pistuddi. &#8220;Ma una relazione in cui ognuno ha la possibilità di esprimere se stesso è più ricca: i partner condividono emozioni e si mettono in gioco completamente, prendendosi anche il rischio di non essere all&#8217;altezza. È questa incertezza a disorientare lui&#8221;. Eppure la condivisione dei piaceri tra uomo e donna è possibile: &#8220;Il rapporto sessuale è la conseguenza di altro tipo di rapporto, che si costruisce sulla base di rispetto, comprensione e affetto reciproci&#8221;, conclude Iannone.</p>
<p style="text-align: justify;">
Federica Brignoli, Hélène Fresnel<br />
Fonte: http://www.psychologies.it/Coppia-e-Sessualita/Sessualita/Desiderio/Dare-valore-alla-fragilita/(offset)/2</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.stobenecontutti.it/2009/05/11/dare-valore-alla-fragilita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perchè ci offendiamo?</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2009/02/23/perche-ci-offendiamo/</link>
		<comments>http://www.stobenecontutti.it/2009/02/23/perche-ci-offendiamo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 17:10:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[accettarsi]]></category>
		<category><![CDATA[apprezzamento]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di essere se stessi]]></category>
		<category><![CDATA[offesa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.worlditaly.com/amidei/?p=446</guid>
		<description><![CDATA[Uno degli ostacoli alla comunicazione autentica, e quindi all&#8217;incontro piuttosto che allo scontro, è dato da automatismi che ci spingono ad aderire all&#8217;idea di quello che dovremmo essere piuttosto che alla realtà di quello che siamo. L&#8217;offesa è un automatismo, condiviso dalla maggior parte delle persone della nostra cultura, che viene alimentato socialmente dalle organizzazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-812" style="margin: 10px;" title="coppia-arrabiata" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/coppia-arrabiata-300x225.jpg" alt="coppia-arrabiata" width="300" height="225" />Uno degli ostacoli alla comunicazione autentica, e quindi all&#8217;incontro piuttosto che allo scontro, è dato da automatismi che ci spingono ad aderire all&#8217;idea di quello che dovremmo essere piuttosto che alla realtà di quello che siamo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;offesa è un automatismo, condiviso dalla maggior parte delle persone della nostra cultura, che viene alimentato socialmente dalle organizzazioni gerarchiche di cui facciamo parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Il meccanismo che produce il senso di offesa è molto utile alle organizzazioni gerarchiche perché, inducendo il conformismo e l&#8217;alienazione, fa guadagnare prevedibilità e controllo delle persone, dunque facilità di governo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come funziona l&#8217;offesa? Ci offendiamo quando, per sentirci amabili, ci obblighiamo a corrispondere a un&#8217;immagine di ciò che crediamo di dover essere.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;offendersi si basa quindi su un inganno: il credere di essere come ci si immagina di essere, quando si prende molto sul serio l&#8217;idea che si ha di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo inganno è uno dei presupposti più nascosti e infidi che vengono inculcati con l&#8217;educazione. Una volta addestrati a conformarci a un&#8217;immagine precisa, ci alieniamo e diventiamo i nostri migliori secondini, punendoci con il disagio, e con il timore di non essere amati, ogni volta che ci pensiamo diversi da come crediamo di dover essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ci offendiamo rimaniamo chiusi nel dialogo mentale rabbioso e/o triste del confronto di due immagini di noi (l&#8217;immagine di come desideriamo essere e quella di  come temiamo di essere stati) e intanto perdiamo il contatto con il presente, dunque con la possibilità di soddisfarci veramente.</p>
<p style="text-align: justify;">Offendendoci con qualcuno, ingaggiamo una lotta per la difesa dell&#8217;immagine in cui ci identifichiamo e intanto ci distraiamo dal perseguire i nostri veri obiettivi, di volta in volta, nella relazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non appena riconosciamo la natura del meccanismo ingannevole dell&#8217;offesa, possiamo recuperare la libertà di essere noi stessi, e la responsabilità di esserlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando riconosciamo che non dobbiamo necessariamente aderire a nessuna immagine preconfezionata di ciò che dovremmo essere e ci accettiamo liberamente per ciò che siamo, non abbiamo più bisogno esasperato dell&#8217;apprezzamento altrui e nutriamo la nostra autostima col rispetto per noi stessi. Che, vedremo, diventa una solida base da cui sviluppare il rispetto per gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Emma Rosenberg Colorni</p>
<p style="text-align: justify;">http://www.lifegate.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.stobenecontutti.it/2009/02/23/perche-ci-offendiamo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Divorzio: con te sto male ma senza di te sto ancora peggio</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2009/02/16/divorzio-con-te-sto-male-ma-senza-di-te-sto-ancora-peggio/</link>
		<comments>http://www.stobenecontutti.it/2009/02/16/divorzio-con-te-sto-male-ma-senza-di-te-sto-ancora-peggio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 15:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Abbandono]]></category>
		<category><![CDATA[- Relazioni di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[come superare l'abbandono]]></category>
		<category><![CDATA[componente depressiva]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[disorientamento]]></category>
		<category><![CDATA[dissoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[infelice]]></category>
		<category><![CDATA[legameme]]></category>
		<category><![CDATA[liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[processo doloroso]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuto]]></category>
		<category><![CDATA[rottura]]></category>
		<category><![CDATA[sensazione di ansia]]></category>
		<category><![CDATA[sensi di colpa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.worlditaly.com/amidei/?p=314</guid>
		<description><![CDATA[Nessun rapporto finisce di punto in bianco e nessun matrimonio soddisfacente finisce con un divorzio. Di solito, la decisione di separarsi è conseguente ad uno periodo prolungato di profonda insoddisfazione: non si riesce più a stare bene insieme, si hanno valori e obiettivi diversi e inconciliabili, non si fa che litigare oppure al contrario, nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-315 aligncenter" title="article47191" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/02/article47191.jpg" alt="article47191" width="425" height="282" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nessun rapporto finisce di punto in bianco e nessun matrimonio soddisfacente finisce con un divorzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Di solito, la decisione di separarsi è conseguente ad uno periodo prolungato di profonda insoddisfazione: non si riesce più a stare bene insieme, si hanno valori e obiettivi diversi e inconciliabili, non si fa che litigare oppure al contrario, nella coppia regna la distanza emotiva e la mancanza di comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma persino quando il rapporto è ormai compromesso, la scintilla si è spenta da anni  e la fiducia reciproca è incrinata, dirsi addio può essere tremendamente difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">Persino quando il matrimonio è stato estremamente deludente e i due coniugi sono arrivati al punto di odiarsi, difficilmente la separazione viene vissuta come una liberazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzi, la maggioranza delle persone dopo il divorzio sperimenta un periodo di insicurezza personale e di estrema fragilità emotiva: a prescindere dalla durata del matrimonio, si esce dal divorzio in qualche modo &#8220;segnati&#8221; e cambiati.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, la dissoluzione del legame matrimoniale non costituisce  solo la fine di una storia d&#8217;amore importante ma anche di tutto quello che un matrimonio rappresenta a livello psicologico: è la fine di un progetto di vita in cui si era creduto e scommesso, dei sogni per il futuro, di una relazione che si sperava sarebbe durata per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Il divorzio è una perdita  affettiva importante  che racchiude in sé tante altre perdite (economiche, pratiche, sociali, familiari, ecc) e in quanto tale è in grado di scuotere in modo profondo l&#8217;identità e  l&#8217;autostima.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto è importante fare una precisazione: la fine di una relazione è processo doloroso  anche per chi prende la decisione di lasciare, ma per chi viene lasciato lo è molto di più.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, il partner che decide di interrompere la relazione, pur essendo costretto a sopportare il peso della responsabilità della  decisione e dovendo fare i conti con il dubbio di aver fatto la scelta giusta e con i sensi di colpa, è quello che se la cava meglio perché è il meno coinvolto emotivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi viene lasciato vive, invece, una dolorosa esperienza di abbandono e di rifiuto che può intaccare in modo molto profondo l&#8217;autostima e la fiducia nell&#8217;amore e nel futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il coniuge che &#8221; subisce&#8221; il divorzio soffre molto più a lungo e molto più intensamente, ma se riesce a superare questa esperienza così devastante, esce dalla separazione con Io più forte e con una rinnovata  consapevolezza delle proprie capacità e delle possibilità che la vita può offrire.</p>
<p style="text-align: justify;">Come superare l&#8217;abbandono.</p>
<p style="text-align: justify;">Il divorzio è una delle esperienze più dolorose e devastanti che gli esseri umani possano sperimentare dopo la morte di una persona cara, l&#8217;invalidità permanente e una grave malattia. Accettare l&#8217;abbandono della persona amata richiede tempo (come minimo sei mesi)  e un processo psicologico complesso per certi versi analogo a quello che avviene alla morte di una persona cara.</p>
<p style="text-align: justify;">In genere, il processo dell&#8217;elaborazione del lutto avviene per fasi la cui durata e intensità varia da individuo a individuo. Ciascuno vive il lutto  a modo suo, in alcuni predomina la componente depressiva, in altri la rabbia per l&#8217;abbandono subito e il bisogno di risarcimento.</p>
<p style="text-align: justify;">La fase di negazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Raramente la separazione avviene di comune accordo: di solito, quando la relazione finisce c&#8217;è  un partner che prende l&#8217;iniziativa della rottura, cogliendo l&#8217;altro completamente di sorpresa.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è infrequente che chi è stato lasciato, faccia commenti del tipo.&#8221; Avevamo un matrimonio felice e l&#8217;ultima cosa che mi sarei aspettato è che lui/ lei volesse divorziare&#8221; oppure &#8220;c&#8217;erano dei problemi ma non pensavo che lui/ lei fosse così infelice&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, non sempre il coniuge che decide di porre fine al matrimonio ha il coraggio di esplicitare i suoi dubbi e la sua infelicità. In molti casi il partner che lascia, fino al giorno della rivelazione continua a comportarsi normalmente, senza lasciare trapelare esplicitamente la propria insoddisfazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche quando  tutto procede &#8220;abitualmente&#8221;  partner che non ama più manda senza volerlo  una serie di  messaggi sotterranei  di noia e di disinteresse che l&#8217;altro sembra incapace di cogliere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche quando il partner mostra in modo inequivocabile il suo disamore, il coniuge più innamorato nega anche l&#8217;evidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La ragione di tale cecità psicologica sta nel meccanismo della negazione, un meccanismo di difesa che ci permette di proteggerci dall&#8217;impatto di eventi traumatici , semplicemente negandoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle prime fasi della separazione, la negazione è l&#8217;aspetto predominante. Chi viene lasciato non riesce a credere che sia veramente finita, che l&#8217;altro lo voglia lasciare e che non lo ami più, perciò continua a sperare contro ogni logica e ogni evidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Negazione e choc</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la negazione è particolarmente forte ( e più intenso è il coinvolgimento emotivo più intensa è la negazione) si vive un temporaneo stato di choc. Chi è stato di choc, quando viene lasciato non ha alcuna reazione e non sperimenta nessuna emozione. Va avanti come se niente fosse e come se il  divorzio lo lasciasse perfettamente indifferente. Contrariamente a quello che può sembrare, questa reazione tradisce un profondo turbamento emotivo e può essere il preludio ad un tracollo psicologico successivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso che tu mi lasci, mi crolla il mondo addosso</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-316" style="margin: 10px;" title="surviving-infidelity-1" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/02/surviving-infidelity-1.jpg" alt="surviving-infidelity-1" width="332" height="248" />La maggior parte delle persone quando cominciano a rendersi conto che è finita e che il partner vuole veramente lasciarle, sperimentano un  intensa sensazione di ansia e disorientamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale incertezza deriva dal rendersi conto di dover affrontare, forse per la prima volta, il mondo da soli. Una relazione amorosa consolidata è un punto di riferimento importante e rappresenta in un certo senso una fonte di scurezza, proprio per questo quando una relazione significativa si conclude ci ha la sensazione che il proprio mondo vada in pezzi e ci si sente  sperduti e vulnerabili.</p>
<p style="text-align: justify;">I cambiamenti sono sempre faticosi, anche quando sono voluti e desiderati, chi subisce la separazione è costretto ad affrontare suo malgrado una serie di cambiamenti piccoli e grandi in tempi molto rapidi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna meraviglia che in un periodo così stressante, la salute ne risenta (dopo una separazione non voluta la probabilità di ammalarsi aumenta  vertiginosamente!) e molte persone comincino ad accusare una serie di sintomi psicofisici quali insonnia ostinata, disturbi alimentari, estremo nervosismo, disturbi psicosomatici, ecc.  Altre persone nel tentativo di gestire l&#8217;ansia legata al radicale cambiamento di vita, ricorrono a comportamenti compulsivi: come spese sconsiderate, fumare o bere in eccesso, guidare in modo spericolato, ecc</p>
<p style="text-align: justify;">Rimorsi e sensi di colpa.</p>
<p style="text-align: justify;">Non appena le questioni pratiche si sono sistemate e ci si ritrova a dover fare i conti con il letto vuoto, la casa silenziosa, e con tutti i cambiamenti che comporta la nuova vita da single, la maggioranza delle persone inizia a sperimentare una profonda sensazione di depressione.</p>
<p style="text-align: justify;">La depressione deriva dal fatto che cominciamo a renderci conto della perdita subita ma non riusciamo ( e non  vogliamo!) accettarla. Durante la fase depressiva, la persona che è stata lasciata si addossa tutta la responsabilità del fallimento del matrimonio e si macera nel rimorso e nel senso di colpa. In altre parole, continua a credere che se non avesse fatto certi errori, se avesse avuto un carattere diverso, sarebbe ancora felicemente sposata.</p>
<p style="text-align: justify;">Paradossalmente, questi dubbi sono la prova dell&#8217;attaccamento verso il partner e della buona volontà di far funzionare il matrimonio!</p>
<p style="text-align: justify;">A volte, i rimorsi e i rimpianti vengono rinforzati dal ex partner. Chi lascia, per sentire meno il peso del senso di colpa, si difende scaricando la responsabilità sul poveraccio che viene lasciato.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa fase è molto delicata dal punto di vista psicologico perché se non adeguatamente elaborata può portare chi sta vivendo la separazione a vivere il divorzio come la prova della propria inadeguatezza personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista psicologico, questo ritenersi completamente responsabili della fine della relazione ha un altro risvolto: inconsciamente crediamo che se tutto dipende da noi e se la relazione è fallita per colpa nostra, se ci impegniamo abbastanza la relazione potrà essere riportata in vita. Purtroppo questo non si verifica quasi mai : infatti, nel momento in cui l&#8217;altro non vuole più vivere il rapporto e non vuole neppure fare un tentativo per salvarlo, è evidente che la relazione non esiste già più. Quello che c&#8217;è è solo una persona che si illude che il rapporto esista ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Una profonda rabbia</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo alcuni mesi o settimane di depressione, comincia ad insorgere verso l&#8217;ex partner un sentimento di rabbia. Mentre prima ci si dava tutte le colpe del mondo, adesso tutti i torti vengono attribuiti al partner. Ci si percepisce come la vittima di una persona indegna che ci ha rovinato la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa fase è normale provare un sentimento di rancore nei confronti del proprio ex, nutrire dei desideri di vendetta o avere delle fantasie aggressive. E&#8217; una reazione normale e assolutamente necessaria del processo di guarigione psicologica, tuttavia se questi sentimenti non vengono elaborati in modo adeguato, si finisce per trascorrere tutta la vita sentendosi delle vittime e precludendosi la possibilità di amare di nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una nuova rinascita.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver attraversato tutte le emozioni dolorose che l&#8217;elaborazione della rottura comporta, la persona  che ha subito la separazione si rende conto che la vita gli offre numerose prospettive al di là del matrimonio. Inoltre, molte persone escono dalla separazione con una rinnovata autostima e con una maggiore consapevolezza delle proprie capacità proprio perché hanno dovuto cavarsela da sole e padroneggiare sfide che ritenevano di non essere in grado di affrontare.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le esperienze negative offrono anche  una possibilità di crescita  e  uno dei possibili doni che la fine del matrimonio comporta è quello di potersi riappropriare del proprio Io.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sono poche le persone che si rendono conto di desiderare uno stile di vita molto diverso da quello che conducevano con il loro partner. Una tipica reazione che si prova dopo la fine di una relazione, è la consapevolezza di quanto di se stessi  si è sacrificato nel matrimonio.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, spesso per tenere in piedi un rapporto, specialmente quando non funziona, si è costretti ad accantonare sogni, interessi, preferenze ed aspirazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la separazione gradualmente si comincia a diventare consapevoli e a ricoprire aspetti della propria personalità che erano stati annullati nella coppia. Questo riprendere possesso di interessi e potenzialità dimenticate è sempre un momento entusiasmante : si ha l&#8217;impressione di vivere una seconda adolescenza e di poter fare delle scelte ( anche in campo affettivo) più in sintonia con i bisogni profondi.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se nessuno deciderebbe di sua spontanea scelta di vivere un esperienza devastante come il divorzio, molti, quando riescono ad elaborare il lutto, si rendono conto che la separazione ha segnato l&#8217;inizio del loro sviluppo come persone e sono quasi grati al partner per averli lasciati.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando il lutto che consegue la fine di un rapporto significativo viene superato, si è in grado di riconoscere tutti i doni che la passata relazione ci ha lasciato. Tutte i rapporti, anche quelli più negativi e più autodistruttivi, hanno qualcosa da insegnarci: anche solo a diventare più consapevoli dell&#8217;importanza della propria dignità personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando diventiamo in grado di pensare al nostro ex senza dolore e senza rabbia , ma augurandogli ogni bene e felicità, siamo pronti per innamoraci di nuovo!</p>
<p style="text-align: justify;">Dottoressa Anna Zanon</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: http://www.ilmiopsicologo.it</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.stobenecontutti.it/2009/02/16/divorzio-con-te-sto-male-ma-senza-di-te-sto-ancora-peggio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quando veniamo traditi&#8230;</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2009/02/16/282/</link>
		<comments>http://www.stobenecontutti.it/2009/02/16/282/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 13:07:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Relazioni di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[- Tradimento]]></category>
		<category><![CDATA[adulterio]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[avventura]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[doloroso]]></category>
		<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[grido di dolore]]></category>
		<category><![CDATA[indifferente]]></category>
		<category><![CDATA[infedeltà]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[represso]]></category>
		<category><![CDATA[rimanere fedeli]]></category>
		<category><![CDATA[senso di colpa]]></category>
		<category><![CDATA[Sesso]]></category>
		<category><![CDATA[trasgressione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.worlditaly.com/amidei/?p=282</guid>
		<description><![CDATA[Il tradimento è una delle esperienze più dolorose che ci possano capitare. Quando veniamo traditi, viviamo un senso di inutilità e di desolazione perché il tradimento da parte di chi amiamo ha il potere di incrinare il nostro amor proprio, la nostra autostima. Scoprire di essere stati ingannati ferisce il narcisismo personale, ci sentiamo messi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-996" style="margin: 10px;" title="20080809-painful" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/20080809-painful-300x248.jpg" alt="20080809-painful" width="300" height="248" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il tradimento è una delle esperienze più dolorose che ci possano capitare. Quando veniamo traditi, viviamo un senso di inutilità e di desolazione perché il tradimento da parte di chi amiamo ha il potere di incrinare il nostro amor proprio, la nostra autostima.</p>
<p style="text-align: justify;">Scoprire di essere stati ingannati ferisce il narcisismo personale, ci sentiamo messi da parte, sostituiti, annullati. All&#8217;improvviso avvertiamo quell&#8217;impossibilità di essere amati incondizionatamente, di essere unici e insostituibili per il nostro partner.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui ha guardato, desiderato, avuto un&#8217;altra donna. Dopo l&#8217;incredulità del primo momento, veniamo sopraffatti dalla rabbia, dal desiderio di fare sentire al mondo il nostro grido di dolore. Superare l&#8217;infedeltà da parte di chi amiamo non è certo facile e tornare ad avere fiducia sembra impossibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tradimento attuale, spesso  ne risveglia uno antico, quello del proprio genitore, vissuto come distante e indifferente alle  nostre richieste d&#8217;amore, intaccando così la nostra già fragile autostima.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perché veniamo traditi? Nonostante l&#8217;adulterio sia stato da sempre condannato e represso dalla nostra cultura e dalla nostra religione, la potenza e l&#8217;imprevedibilità delle pulsioni sessuali hanno però, avuto la meglio anche sui più terribili divieti, si può ormai quasi affermare che la vera trasgressione sia rimanere fedeli!</p>
<p style="text-align: justify;">La tentazione erotica per un&#8217;altra persona appare come trasgressione e desiderio di un&#8217;avventura, qualcosa di nuovo che sia in grado di regalarci un brivido diverso, qualcosa che ci faccia sentire le farfalle nello stomaco e che ci faccia sentire irresistibili.  Che cosa spinge molte persone a tradire? Nella maggior parte dei casi, semplicemente la noia.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Mentre lo facevo pensavo a te&#8221;; &#8220;Avevo bevuto&#8221;; &#8220;Fa più male a te che a me&#8221;; &#8220;Con lei è stato solo sesso, con te faccio l&#8217;amore&#8221;&#8230;  queste sono spesso le parole che si sente dire chi è stato tradito e che di certo non aiutano a superare il dolore, la rabbia e a volte il senso di colpa che affligge chi subisce un&#8217;infedeltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso il tradimento è qualcosa di atroce per chi lo subisce, ma è una delle poche esperienze che ci riporta con i piedi ben saldi al suolo, che ci fa scendere dal piedistallo, che ci riporta dritti a noi stessi che ci rende consapevoli dei nostri limiti e della nostra fragilità. Ci ricorda che niente in questa vita è scontato e ci da l&#8217;opportunità di vedere se siamo capaci di perdonare oppure no, se siamo abbastanza forti e solidi da riuscire a passarci sopra o se siamo pronti a  ricominciare a vivere da soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tradimento ci mette davanti ad un bivio importante che è quello dove si tovano due parti di noi che ci appartengono, la nostra parte narcisista ed estremamente fragile e la nostra parte che riesce a mettersi in discussione ed è pronta  ad imbattersi nella sofferenza e nella riflessione, ovvero la nostra parte più autentica, che non ha paura di confronti perchè non teme rivali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come riuscire a sopravvivere ad un tradimento?</p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> Prendere il tradimento come un&#8217;occasione per riflettere su se stessi e sulla propria relazione, su cosa si desidera veramente.</li>
<li> Concedersi del tempo per riflettere, forse dimenticare sarà impossibile, ma il tempo ci aiuterà ad essere più lucidi e meno arrabbiati.</li>
<li> Pensare a se stessi. Dedicarsi ai propri interessi, alla cura del proprio corpo a ciò che piace veramente e che ci possa far trascorrere dei momenti piacevoli che siano solo nostri. Riprendersi i propri spazi aiuta a migliorare la propria autostima.</li>
<li> Pensare a qualcosa che ci gratifichi davvero. Svolgere attività creative aiuta a spostare i nostri pensieri da &#8220;lui&#8221;o da &#8220;lei&#8221; e ad incanalare le nostre energie verso aspetti più salutari. Senza considerare che potremmo scoprire nuove passioni a cui dedicarci!</li>
<li> Praticare sport. L&#8217;attività fisica ci rende più belli e sereni e non per ultimo, ci aiuta a contenere l&#8217;aggressività e l&#8217;ansia.</li>
<li> Prendersi cura di un animale. Giocare con un cane o con un gatto ha effetti positivi per il nostro benessere psicofisico dovuto al gioco e al divertimento.</li>
<li> Pensare che il fatto di essere state traditi, non ha nulla a che fare con la nostra bellezza e unicità. Spesso infatti si tradisce solo per il gusto di farlo e di sedurre.</li>
<li> Domandarsi se si è in grado di perdonare davvero il partner o se restare con lui è solo un modo per non stare da soli.</li>
<li> Stilare una lista dei vantaggi e degli svantaggi nel continuare la relazione.</li>
</ul>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> Se decidiamo di perdonare, evitare di assillare il partner con domande sull&#8217;</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">altro. Sapere i dettagli più intimi non servirà a farci stare meglio e, cosa più importante, non cambierà la realtà.</p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> Comunicare i propri sentimenti utilizzando la prima persona, ad esempio: &#8220;io mi sento ferito quando tu&#8230;&#8221; ed evitare invece di dire: &#8220;tu mi ferisci quando&#8230;&#8221;. In questo modo non si rischia di peggiorare la situazione colpevolizzando eccessivamente l&#8217;altro aiutando a migliorare la comunicazione</li>
<li> Pensare che non si può avere il controllo su tutto e tanto meno sul partner.</li>
<li> Evitare di colpevolizzarsi. Se si è stati traditi, è meglio parlarne insieme e individuare il problema, che spesso appartiene alla coppia.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Dott.ssa Gabriella  Seghenzi</p>
<p style="text-align: justify;">Psicologa-Psicosessuologa</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: http://www.gabriellaseghenzi.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.stobenecontutti.it/2009/02/16/282/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La sofferenza legata al lutto</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2009/02/14/262/</link>
		<comments>http://www.stobenecontutti.it/2009/02/14/262/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 17:58:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Abbandono]]></category>
		<category><![CDATA[- Relazioni di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[- Tradimento]]></category>
		<category><![CDATA[assenza]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[camino evolutivo]]></category>
		<category><![CDATA[concentrazione]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[equilibrio]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[perdita]]></category>
		<category><![CDATA[persona persa]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[realtà]]></category>
		<category><![CDATA[senso di colpa]]></category>
		<category><![CDATA[sintomi ansiosi]]></category>
		<category><![CDATA[sofferenza]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<category><![CDATA[vita familiare]]></category>
		<category><![CDATA[vivere il lutto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.worlditaly.com/amidei/?p=262</guid>
		<description><![CDATA[Il lutto è uno stato emotivo inevitabile e necessario nella vita di ognuno di noi, legato prevalentemente alla morte di una persona molto importante. Il lutto si prova anche in occasione di importanti separazioni che riguardano diversi aspetti della nostra vita, sia esterni che interni. Infatti è legato a: Momenti in cui si prova la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><img class="alignleft size-medium wp-image-334" style="margin: 10px;" title="pain-family-and-friends-of-the-dead-share-their-grief" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/02/pain-family-and-friends-of-the-dead-share-their-grief-300x243.jpg" alt="pain-family-and-friends-of-the-dead-share-their-grief" width="300" height="243" />Il lutto è uno stato emotivo inevitabile e necessario nella vita di ognuno di noi, legato prevalentemente alla morte di una persona molto importante.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Il lutto si prova anche in occasione di importanti separazioni che riguardano diversi aspetti della nostra vita, sia esterni che interni.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Infatti è legato a:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Momenti in cui si prova la sofferenza legata al lutto:<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><span> </span>* la morte di una persona</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><span> </span>* la separazione geografica</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><span> </span>* l’abbandono di un luogo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><span> </span>* la fine di un impegno importante</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><span> </span>* la fine di una possibilità di cambiamento</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><span> </span>* la perdita del proprio ruolo sociale</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><span> </span>* un fallimento personale o lavorativo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><span> </span>* la fine di un lavoro</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><span> </span>* la nascita di un figlio malato<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Nonostante questi siano avvenimenti molto frequenti nella vita delle persone, sembra quasi che nella società odierna non ci sia posto più per una fase emotiva che è necessaria per salutare dentro e fuori di noi una persona o una</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> situazione.Ritrovare l&#8217;equilibrio dopo un lutto<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Questo saluto è ciò che permette di riprendere in maniera equilibrata il regolare corso della vita e delle cose. Sembra esistere una legge non scritta legata alla velocità con cui tutto deve essere eseguito (lavoro, impegni familiari, necessità economiche, etc.) che non dà più spazio ai tempi necessari per arrivare all’accettazione dell’assenza definitiva della persona cara o di altre separazioni.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Poter passare attraverso le varie fasi ed emozioni legate al lutto diventa inoltre importante dal momento che se ciò non avviene la persona può trovarsi congelata in una di esse e andare incontro al deterioramento della proprie relazioni e del proprio stato emotivo, sviluppando un grado di sofferenza che lo imprigiona per anni e a volte per sempre.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Per aiutare le persone colpite dal lutto si erano strutturati nel tempo e per ogni cultura dei riti laici, religiosi e familiari che “guidavano” e sostenevano in un momento in cui si è sotto shock. Molti di questi riti sono presenti ancora oggi, ma in una forma molto più individualistica e meno socializzata, che quindi aumenta la solitudine. Il “viaggio” sulla strada del lutto parte dalla negazione della avvenuta perdita, per transitare attraverso uno stato di accettazione in cui con gran dolore la morte avvenuta viene ammessa, per approdare infine alla reale separazione e al saluto definitivo.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Questo percorso è caratterizzato da reazioni emotive molto intense e necessarie a mantenere e preservare la propria integrità psicologica e al contempo di avere un chiaro accesso al dolore per la perdita in modo da poterla vivere e rielaborare.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Spesso si è sotto shock, la sensazione è quella di aver subito fisicamente un trauma, una percossa e si alternano momenti di negazione, di rifiuto di quanto è avvenuto a momenti di perdita di contatto con la realtà e di profondo dolore e disperazione. Questa reazione è anche necessaria e auspicabile nei termini in cui permette di contattare il dolore provato, ma allo stesso tempo evita una sovraesposizione che causi un sovraccarico emotivo non sostenibile.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Un altro stato emotivo che può accompagnare il lutto è un senso di imbarazzo, di eccessivo pudore e vulnerabilità nella relazione con gli altri, perché la persona si sente di portare con se un’aura di dolore e sofferenza con cui li contagia.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Il rifiuto di accettare quanto avvenuto è anche molto frequente. Si manifesta in vari modi. La persona può rifiutarsi di parlare della morte della persona cara o della separazione, continuare a mantenere abitudini e comportamenti non più necessari, può “congelare” luoghi e oggetti di vita della persona morta lasciando tutto immutato.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Una perdita implica una profonda mutazione di quanto presente nella vita di chi vive il lutto. Si crea un vuoto sia fisico che emotivo. Questo spesso comporta una perdita delle coordinate conosciute interne ed esterne della persona che smarrisce temporaneamente le capacità di organizzazione, pianificazione e concentrazione.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><img class="alignleft size-medium wp-image-305" style="margin: 10px;" title="big-boys-dont-cry-af" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/02/big-boys-dont-cry-af-300x200.jpg" alt="big-boys-dont-cry-af" width="300" height="200" />Il senso di perdita irrimediabile può, poi, rendere intollerabile alla persona sopportare anche la vista di situazioni a lei ormai negate. Chi vive un lutto può essere profondamente invidioso nel vedere, per esempio, un’altra coppia non separata o una madre con un figlio o tutte quelle situazioni relazionali che sente ormai impossibili per la perdita subita.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">La necessità di contenere il dolore e rendere tollerabile la perdita subita può spingere a metter in atto comportamenti e credenze irrazionali, che mirano a rendere possibile un inverosimile contatto con la persona scomparsa attraverso il soprannaturale.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Quando viviamo un lutto proviamo tutta la gamma delle emozioni che sono tipiche della depressione. Precisiamo che è estremamente legittimo provare una profonda depressione in seguito ad un lutto. Quando però lo stato depressivo dura oltre i sei/dodici mesi lo stato luttuoso assume forme patologiche per cui è utile chiedere aiuto specialistico.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Altro sentimento che accompagna il lutto è il senso di colpa, un senso di colpa legato al fatto di essere sopravvissuti all’altro o ad aspetti di rimpianto legati ad atti e pensieri mancati nella relazione con la persona persa.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Un meccanismo di gestione del dolore è quello che ricorre alla ricerca di ragioni e nessi logici che diano un “senso” alla perdita subita. Questo “darsi e farsi una ragione” di quanto subito è molto comune e dà la possibilità di una temporanea “giustificazione” di quanto accaduto.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Molte volte, poi, si può avere un atteggiamento reattivo che porta a incanalare le proprie energie verso attività di volontariato o associazionistiche.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Nella fase finale del lutto si concretizza una ricomposizione delle parti frantumate e precedentemente sconvolte dal dolore. Le molteplici energie investite nella relazione con la persona o nella situazione non più presente, nel momento in cui avviene il “saluto” e il distacco, possono essere di nuovo investite verso nuove relazioni o nuove esplorazioni. In questa fase può accadere che ci si possa sentire in colpa per la distanza che si sta creando dal dolore per la perdita subita o per sensazioni di tradimento della memoria e di scarsa lealtà. In questi momenti si possono avere ricadute a fasi precedenti del lutto.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Un capitolo a parte va dedicato alla rabbia e al senso di ingiustizia che si presentano nel lutto. Quando questi sentimenti possono avere dignità di esistenza, come reazione al dolore di una perdita e soprattutto quando questi possono essere comunicati agli altri e accolti ed accettati, spesso sfumano nel tempo dopo aver svolto la loro funzione.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Quando la rabbia non trova questa risoluzione, ciò che avviene è che inconsapevolmente si può spostare su se stessi, nel qual caso i sentimenti e i comportamenti che manifestiamo sono di profonda svalutazione, ci sentiamo in colpa per non aver fatto abbastanza e la nostra autostima è messa a dura prova. In queste situazioni sono poi frequenti dei sintomi ansiosi e psicosomatici.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Quando invece la rabbia viene direzionata sugli altri, quello che avviene spesso è che troviamo dei “colpevoli” di quanto avvenuto per cui pensiamo ad una responsabilità da parte, per esempio, dei medici che hanno avuto in cura la persona che poi è morta.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Un altro bersaglio della rabbia può essere poi la propria fede. Si prova un profondo senso di disillusione verso quanto fino a quel momento creduto e la propria scala dei valori subisce un radicale mutamento. Questo aggiunge un ulteriore senso di perdita al lutto già in corso.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">La manifestazione della rabbia si direziona anche verso i propri familiari, che possono essere ritenuti colpevoli di non essere abbastanza sensibili da comprendere quanto sta avvenendo alla persona in lutto o vengono visti come responsabili di comportamenti e atteggiamenti colpevoli o omissivi nei confronti della persona estinta o della situazione di vita che si è persa.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Da un punto di vista delle relazioni familiari va tenuto presente che il verificarsi di un lutto può strutturare e rivoluzionare l’intero assetto familiare e le relazioni tra i suoi membri. Questo nuovo assetto può essere più o meno funzionale alla risoluzione del lutto e quando non lo è determina una serie notevole di sofferenze psicologiche. Quello che avviene è che all’interno della famiglia può essere presente un tacito accordo per cui non si può mai fare riferimento ad un evento luttuoso in nessuna situazione o in presenza di alcuni membri della famiglia. Questo irrigidisce notevolmente le possibilità della famiglia e delle singole persone di proseguire nel loro cammino evolutivo e nella loro ripresa di una vita normale.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Un’altra manifestazione è quella in cui il verificarsi di una perdita particolarmente dolorosa congeli il tempo della famiglia e le singole persone che ne fanno parte debbono poi svolgere compiti e funzioni sempre uguali a se stesse, con lo scopo di consolare e proteggere il familiare che secondo tutti è stato quello più danneggiato dalla perdita. Anche in questo caso viene bloccata la possibilità di una ripresa della vita familiare.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Affrontare un lutto è quindi un’esperienza molto complessa ed importante per lo sviluppo individuale e familiare futuro. Avere difficoltà nel farlo è comprensibile e possibile ed in questi casi è di grande aiuto un sostegno psicoterapeutico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Fonte: http://www.psiconauti.it</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.stobenecontutti.it/2009/02/14/262/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
