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Il tradimento nella coppia

28 luglio 2010

Il tradimento è uno tra gli eventi che possono scuotere più drammaticamente la stabilità di una coppia. La parola stessa tradimento rimanda al concetto di “dare, consegnare, mettere in mano”. È quindi tradire ciò che ci era stato consegnato, per mettere in atto una consegna diversa, nelle mani di qualcun altro. È l’amore, la fiducia ed il progetto di coppia che, agli occhi di chi è stato tradito, viene consegnato ad una terza persona. Una delle prime reazioni alla scoperta del tradimento è la perdita di fiducia, in se stessi e nelle proprie scelte, oltre che nell’altro. Il tradimento attiva così profondi dubbi sia nei confronti del partner che rispetto al progetto di coppia fino ad allora condiviso.

Scoprire di essere stati traditi, inoltre, amplifica un senso di insicurezza, di inferiorità e, spesso, di ossessività nella persona tradita. È infatti frequente che chi è stato tradito inizi a pensare ossessivamente al partner nella situazione stessa del tradimento, immaginando gli stati d’animo dell’altro e chiedendo ossessivamente dettagli, spesso più dolorosi del tradimento stesso.
Tali richieste hanno spesso come obiettivo inconsapevole quello di essere “presenti” nel momento stesso del tradimento, riappropriandosi così  – virtualmente – di ciò di cui si è stati derubati.

La reazione evasiva di chi ha tradito ha il senso di “proteggere” l’altro da particolari dolorosi che non farebbero altro che aggiungere sconforto, confusione e rabbia ad una situazione già altamente traumatica. Dall’altra parte, questa stessa evasività può essere percepita dal partner come la volontà di preservare il terzo e, di conseguenza, come un prolungare lo stato di tradimento.

Perchè si arriva al tradimento

Una delle domande che più incessantemente si pone chi è stato tradito è “Perché?
”. La risposta a tale domanda spesso rappresenta un passaggio estremamente delicato anche all’interno dello stesso percorso della terapia di coppia, intrapreso successivamente al tradimento.

Dall’analisi della storia della coppia, emerge infatti di frequente quanti numerosi micro-tradimenti abbiano caratterizzato la relazione negli ultimi tempi, non di rado fin dall’inizio del rapporto stesso. In un certo senso, il tradimento sembra rappresentare l’unico codice che è stato possibile trovare all’interno della coppia per comunicare i vissuti di disagio, di stress e di malcontento presenti tra i coniugi.

In questa ottica, il tradimento rappresenta un’occasione, sicuramente la più dolorosa, per scoperchiare il “Vaso di Pandora” e mettere in luce gli aspetti critici che, fino a quel momento, hanno caratterizzato il rapporto. Non di rado, infatti, la scoperta del tradimento porta in superficie tematiche lasciate in sospeso da lungo tempo e che riguardano le aree più complesse della relazione di coppia, quali la comunicazione, la complicità, il sostegno reciproco, l’intimità sessuale ed emotiva e la capacità di proteggere la coppia dalle ingerenze esterne, strutturando confini permeabili e sani. Spesso chi tradisce ha mantenuto un lungo silenzio sulla propria frustrazione ed insoddisfazione relativamente al rapporto di coppia, cercando di mantenere una facciata di stabilità e coerenza con l’unico, drammatico, risultato di strutturare un credito nei confronti dell’altro… credito di cui il partner è completamente ignaro.

la terapia di coppia nel tradimento

Obiettivo della terapia di coppia in seguito ad un tradimento è proprio quello di ristabilire, tra i coniugi, una comunicazione autentica, che permetta di esprimere quello che non funziona più all’interno del rapporto senza che questo implichi una frattura irreparabile ed insostenibile.

È il contesto terapeutico stesso a garantire ad entrambi uno spazio di rielaborazione dei propri vissuti, sia sul piano individuale che su quello coniugale, facilitando una ridefinizione più sana e costruttiva delle coordinate emotive, relazionali e comunicative del rapporto. In tal senso, ciascuno ha la possibilità di riappropriarsi di tutte quelle parti di sé che erano state messe al servizio di un rapporto non completamente appagante, quasi sempre nell’ottica più o meno consapevole di salvaguardare una pseudo-stabilità. La ritrovata autenticità permetterà quindi di decidere se e su quali basi rifondare il rapporto di coppia.

Fonte: http://www.emotiva-mente.it

Bibliografia:

Tradimento Rancore Perdono

Sull’Amore

Gelosia d’estate, vincerla si può!

14 giugno 2010

In estate la gelosia viene più facilmente a galla e mina la coppia: ecco come utilizzare al meglio le “energie” che fa esplodere

La gelosia in vacanza

È facile, in questa stagione dell’anno più di altre, che la gelosia venga a galla. Aumentano i momenti di svago e le uscite in libertà con gli amici. Il sole, il mare e i corpi spogliati inducono  comportamenti più libertini, cadono i freni inibitori e ci si lascia andare di più. Durante queste settimane di vacanza il sospetto nei confronti del partner sale alle stelle, col risultato che si rischia di rovinare quello che potrebbe essere il periodo più sereno dell’anno.

Gelosia: quella “buona” ti riaccende

Ci sono però modi diversi di vivere la gelosia. Uno è quello che ci fa sentire costantemente minacciati per la paura che un terzo s’inserisca nella relazione. In questo caso la gelosia diventa la vera protagonista della relazione. È tipico di persone fragili, insicure e con poca stima di sé. A volte invece l’emergere di questo sentimento può diventare un vero e proprio motore che rivitalizza il rapporto di coppia. Rimescola i punti fermi e rende l’altro nuovamente interessante e appetibile agli occhi di chi dava tutto per scontato. La gelosia ci rimette in gioco per riconquistare di nuovo chi si teme di perdere, quindi permette di “osare” approcci in precedenza non considerati. In queste situazioni la gelosia è nutrimento per una nuova vitalità, il miglior “collante” per la coppia in crisi.

Scopri qui se la tua gelosia è quella giusta

Sono tre gli aspetti che ci fanno capire se l’energia suscitata dentro di noi dalla gelosia non si è fissata in un’ossessione, ma si è trasformata in un potente stimolo energetico.
Osserviamoci e annotiamo mentalmente i nostri atteggiamenti verso l’altro.
- Il desiderio di averlo accanto, di essere ammirati e desiderati da lui/lei non rende inutili le ore trascorse in sua assenza, ma le riempie di sprint, di voglia di realizzarci, di sentirci bene in ogni situazione?
- La paura di non piacergli più fisicamente diventa lo spunto per occuparci del nostro aspetto fisico e per provare ogni giorno ad inventarsi un motivo nuovo per suscitare erotismo?
- Ci sentiamo grintosi, con un sano pizzico di aggressività che ci guida in ogni situazione?
Se la risposta a queste domande è “sì” possiamo stare tranquilli: la nostra gelosia è de tutto sana e nella norma.

Sei geloso? Ecco come usare questa “energia” al meglio

Sei in preda a un attacco di gelosia? Ecco un esercizio per uscire indenni  dalla “situazione tipo” più a rischio.

-  Lui se la mangia con gli occhi e lei sorride, civetta, incurante di te che guardi impotente la scena rodendoti dentro. Ovvio, a casa poi si faranno i conti… Ma mentre sei lì e osservi, invece di meditare vendetta per tutta la serata, prova a fare un “viraggio emotivo”: scivolare dalla gelosia alla tenerezza.
- Osserva il partner con l’occhio dello spettatore, impegnati a non lasciarti condizionare dalla gelosia, che te lo fa apparire indelicato, superficiale o provocatore e guardalo come se lo vedessi per la prima volta: il viso, lo sguardo, le mani, ecc.
- Separa la sua immagine dal contesto in cui siete e fissa la tua attenzione su ogni particolare del suo viso e del suo corpo: sono gli occhi che ami, la bocca che baci, le mani che ti carezzano e che stringi. Pesca dalla memoria le “istantanee” più recenti dei vostri momenti di intimità e lascia che la tenerezza si sostituisca alla gelosia, dolcemente.
Ti accorgerai che gelosia e tenerezza, per quanto lontane possano apparire, occupano invece lo stesso territorio emotivo: virare dall’una all’altra è più facile del previsto.
• Il risultato? Sospetti e ossessività, che fanno irritare il partner e vi allontanano reciprocamente, lasciano il posto a dolcezza e ironia. Le armi migliori per riconquistarlo.

Fonte: http://www.riza.it

Se la dieta è ecologica

30 aprile 2010

Alimentazione

Cambiare le abitudini a tavola aiuta a ridurre l’impatto ambientale provocato dalla produzione del cibo e a nutrirsi in modo più adeguato. Qualche consiglio per vivere meglio tutti i giorni.

La Terra ci è data in prestito dai nostri figli”: questo detto della tradizione amerindia andrebbe ricordato ogni giorno. Cambiare il nostro stile di vita richiede tempo, ma se vogliamo garantire un futuro alle generazioni successive è uno sforzo che dobbiamo compiere perché le risorse naturali non sono infinite. Non basta spegnere la luce per un’ora, differenziare i rifiuti o chiudere il rubinetto dell’acqua, è necessario modificare le nostre abitudini alimentari, adottando una dieta che faccia bene al Pianeta. Ci sono diversi esempi che possiamo seguire e con un piccolo sforzo possiamo contribuire a ridurre l’impatto ambientale dovuto alla produzione del cibo.

Mangiare sano e a km zero

Perché mangiare uva del Cile, che secondo i calcoli forniti dalla Coldiretti, percorre 12mila chilometri con un consumo di 7,1 kg di petrolio, liberando 22 kg di anidride carbonica, quando il nostro Paese è in grado di produrla? Spesso non ci rendiamo conto della profonda impronta ecologica (indice statistico per misurare il consumo umano di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle) che lasciamo con i nostri consumi.

Acquistare globale e non locale è una scelta che ha delle ripercussioni molto forti sull’ambiente. Nella nostra dieta dovremmo preferire prodotti territoriali e di stagione, aiutando così ad eliminare le emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera, sostenendo di più la nostra economia e sviluppando relazioni dirette con i produttori. Scelte di questo tipo non aiutano solo a difendere le risorse naturali ma sono utili anche per la nostra salute perché si tratta di prodotti freschi e naturali.

A tavola senza carne

Chi decide di eliminare dalla propria dieta i grassi animali lo fa non solo per un motivo etico o salutare ma soprattutto ambientale. Per un chilo di carne, come sostiene il centro internazionale di ecologia della nutrizione (Neic) sono necessari 15 kg di cereali, e nei soli Stati Uniti vengono prodotte 145 milioni di tonnellate di cereali e soia per ottenere 21 milioni di tonnellate di carne, uova e latte. Tutte risorse vegetali che vengono sprecate per gli allevamenti intensivi, per soddisfare il bisogno di chi mangia “troppa carne”.

Nel volume Water Resources: Agriculture, the Environment, and Society An assessment of the status of water resources di David Pimentel, James Houser, Erika Preiss, Omar White, si legge che per 5 kg di carne si consumano 500 mila litri di acqua. E va considerata anche l’energia fossile necessaria per la produzione di cibi di origine animale, del tutto superiore rispetto a quella utilizzata per ottenere fonti vegetali. La maggior parte delle emissioni di gas ad effetto serra proviene dagli allevamenti, sia sotto forma di metano prodotto dal sistema digerente degli animali, sia dalle deiezioni che si diffondono in aria sotto forma di sostanze acidificanti.

La deforestazione non dipende solo dall’abbattimento degli alberi ma dalla necessità di avere suolo disponibile per l’allevamento di bovini destinati a fornire carne all’Occidente. Bisognerebbe seguire l’esempio della città di San Francisco che ha proibito ai suoi cittadini di mangiare carne il lunedì per ridurre le emissioni di gas inquinanti e sostenere uno stile di vita ecosostenibile.

Nutrirsi con i semi

I semi sono l’origine di ogni cosa, la fonte principale dello sviluppo agricolo. Se si vuole difendere la biodiversità delle specie vegetali, bisogna prima salvaguardarne le sementi, come insegnano i Seed Savers Exchange, volontari che custodiscono i semi dalle multinazionali che con i loro brevetti Ogm hanno distrutto una grande varietà di chicchi antichi. Salvaguardare i semi significa difendere non solo l’ambiente, ma soprattutto la nostra tradizione contadina che per millenni si è impegnata a selezionare le sementi migliori.

In India, la scienziata Vandana Shiva da anni si batte per la difesa della biodiversità e per la sicurezza alimentare. I semi, inoltre, contengono un’alta concentrazione di valori nutrizionali. I cereali forniscono vitamine del gruppo B, come il grano saraceno e sono una fonte di fibre e di minerali; le leguminose apportano proteine in quantità anche maggiori rispetto alla carne, e i semi oleosi, come mandorle , noci, semi di girasole e di sesamo sono molto ricchi di lipidi.

I germogli: fonte di vitamine

Dai semi di cereali, legumi e altre specie vegetali si possono ottenere i germogli, una fonte energetica tutta naturale. Come sostiene la Ssnv (Società scientifica di nutrizione vegetariana) sono ricchi di principi nutritivi come vitamine, minerali e proteine, e migliorano l’assunzione dello zinco. Germogliare è semplicissimo, non è possibile con tutti i semi ma solo con la soia verde, il miglio, i ceci, i fagioli, le lenticchie, il riso integrale, l’avena, il girasole e la quinoa.

Basta lasciare i chicchi in umidità e bagnarli ogni tanto, due tre volte al giorno, fino a quando il germoglio non avrà raggiunto i 3-4 centimetri. Per arricchirli della clorofilla bisogna lasciarli al sole per circa 8 ore e poi conservarli in frigo. Oltre al loro valore nutrizionale, sono utili per aumentare le nostre difese immunitarie e dall’antichità erano usati per alleviare disturbi digestivi e crampi.

di Assunta Gammardella

Fonte: http://www.terranews.it

La natura del desiderio

31 marzo 2010

È indispensabile riflettere sulla natura del desiderio. Una relazione sana e feconda può naturalmente comprendere la componente sessuale.  Il desiderio implicito può essere di natura buona o cattiva.  Se è insaziabile, nutrito di fantasie e chimerico, se nasce dalla passione senza avere nulla a che fare con la realtà sarà all’origine di numerose sofferenze.

Ma il desiderio disciplinato dalla ragione e dall’intelligenza si rivela invece molto più positivo. All’inizio di una relazione è fondamentale riflettere sulla natura del desiderio per non provocare frustrazioni troppo profonde. Il desiderio sessuale cerca la soddisfazione attraverso il possesso dell’altro. Si affievolisce o si esaurisce piuttosto in fretta quand’è appagato o quando, con il passare del tempo, le attrattive del partner diminuiscono.

L’emozione degli inizi viene meno per lasciare il posto a una reciproca incomprensione. Si scopre la vera natura dell’altro, fino a quel momento nascosta dal desiderio. Per questo tanti matrimoni falliscono e scoppiano litigi e rancori.

Una relazione di coppia basata soltanto sul desiderio carnale e il piacere ha, come abbiamo visto, poche possibilità di durare nel tempo. A volte, tuttavia, il desiderio è talmente forte da nascondere la realtà, facendo dimenticare che l’altro non potrà rendervi felici.

Pur essendone intimamente coscienti, non se ne tiene conto, mentre la verità è pronta a riprenderci da un momento all’altro, spesso quand’è troppo tardi. La passione e il desiderio sono emozioni che, come la rabbia o l’odio, possono arrivare a dominare un individuo, renderlo folle e fargli commettere molti errori. (…)

I rapporti di coppia stabili e duraturi si fondano su una comunicazione vera e onesta, nella quale non predomina l’attrazione carnale. La bontà, la dolcezza, la gentilezza, l’altruismo, il senso di responsabilità uniscono reciprocamente l’uomo e la donna in un legame autentico. I partner si stimano e hanno fiducia l’uno nell’altro, si rispettano e si dimostrano tolleranti e pazienti. I loro rapporti si basano sul senso di responsabilità e sull’impegno reciproco.
(Oriana Fallaci)

Fonte: http://www.pomodorozen.com

Il risveglio della donna interiore

29 marzo 2010

Stiamo vivendo un momento storico in cui, più che mai, tutti noi siamo chiamati a riattivare la dimensione del cuore, attraverso la ricerca dell’ autenticità.

Il modello di vita attuale porta la donna ad isolarsi in un alveolo, fatto di ritmi frenetici, paure, insoddisfazioni, frustrazioni; ognuna in dialogo sterile e frenetico con i suoi pensieri; isolata davanti a schermi che propongono stereotipi squallidi e poveramente virtuali o alla ricerca del partner ideale; convinta di essere sola in questo disagio senza prospettive di cambiamento.

Alla ricerca della propria reale dimensione, la donna cerca di conquistare spazi rinunciando alla sua essenza, adottando non – ideali di competizione e materialismo che non appartengono alla sua natura e l’ anno deviata per secoli.

Per la donna la spiritualità libera da frustrazioni, la condivisione gioiosa, il supporto reciproco e disinteressato – dove l’altra è qualcuno su cui contare – la pace su cui costruire un futuro certo e sereno, l’amore per la natura nella quale crescere i suoi figli, sono elementi essenziali. E’ su queste basi che si può ricostruire una nuova dimensione di vita sul pianeta; ogni uomo è figlio di una donna, da questa consapevolezza scaturisce il suo ruolo essenziale nella Vita stessa.

Nell’evoluzione della storia, la donna è stata intrappolata in un imbuto: l’ Era della Grande Madre, dimensione nella quale la donna ha avuto il ruolo fondamentale di anello di connessione tra la terra, la vita ed il cosmo, è stata compressa in un cunicolo che ha confinato la donna nella paura, nella dipendenza, nei sensi di colpa, nell’ inconsapevolezza.
L’ umanità ha dimenticato il rapporto armonioso che la lega alla Madre Terra, che è stata sfruttata ed offesa in nome del guadagno, dell’avidità, del potere, e della competizione.

La donna in questa epoca è chiamata a ritrovare la sua vera dimensione nell’ umanità, a conoscere le sue paure e liberarsene, a dissolvere la sua dipendenza affettiva; a riscoprire la fiducia nelle sue intuizioni e percezioni.
La situazione di forte disagio, l’insoddisfazione e a volte la mancanza di risposte nel sistema sociale, stanno portando la donna a vivere stati di stress profondo. Il malessere sta però spingendola a cercare altrove: sempre più consapevole che il vuoto che sente é di natura spirituale e non materiale – vuoto che spesso si esprime attraverso sintomi di disagio fisico – inizia a ricercare all’interno di sè.

E’ con quest’opera di ricerca e di ascolto che le donne dovrebbero proseguire il  loro percorso, per riscoprirsi centrate e padrone delle loro potenzialità.

Fonte: http://www.aamterranuova.it

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