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Se la dieta è ecologica

30 aprile 2010

Alimentazione

Cambiare le abitudini a tavola aiuta a ridurre l’impatto ambientale provocato dalla produzione del cibo e a nutrirsi in modo più adeguato. Qualche consiglio per vivere meglio tutti i giorni.

La Terra ci è data in prestito dai nostri figli”: questo detto della tradizione amerindia andrebbe ricordato ogni giorno. Cambiare il nostro stile di vita richiede tempo, ma se vogliamo garantire un futuro alle generazioni successive è uno sforzo che dobbiamo compiere perché le risorse naturali non sono infinite. Non basta spegnere la luce per un’ora, differenziare i rifiuti o chiudere il rubinetto dell’acqua, è necessario modificare le nostre abitudini alimentari, adottando una dieta che faccia bene al Pianeta. Ci sono diversi esempi che possiamo seguire e con un piccolo sforzo possiamo contribuire a ridurre l’impatto ambientale dovuto alla produzione del cibo.

Mangiare sano e a km zero

Perché mangiare uva del Cile, che secondo i calcoli forniti dalla Coldiretti, percorre 12mila chilometri con un consumo di 7,1 kg di petrolio, liberando 22 kg di anidride carbonica, quando il nostro Paese è in grado di produrla? Spesso non ci rendiamo conto della profonda impronta ecologica (indice statistico per misurare il consumo umano di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle) che lasciamo con i nostri consumi.

Acquistare globale e non locale è una scelta che ha delle ripercussioni molto forti sull’ambiente. Nella nostra dieta dovremmo preferire prodotti territoriali e di stagione, aiutando così ad eliminare le emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera, sostenendo di più la nostra economia e sviluppando relazioni dirette con i produttori. Scelte di questo tipo non aiutano solo a difendere le risorse naturali ma sono utili anche per la nostra salute perché si tratta di prodotti freschi e naturali.

A tavola senza carne

Chi decide di eliminare dalla propria dieta i grassi animali lo fa non solo per un motivo etico o salutare ma soprattutto ambientale. Per un chilo di carne, come sostiene il centro internazionale di ecologia della nutrizione (Neic) sono necessari 15 kg di cereali, e nei soli Stati Uniti vengono prodotte 145 milioni di tonnellate di cereali e soia per ottenere 21 milioni di tonnellate di carne, uova e latte. Tutte risorse vegetali che vengono sprecate per gli allevamenti intensivi, per soddisfare il bisogno di chi mangia “troppa carne”.

Nel volume Water Resources: Agriculture, the Environment, and Society An assessment of the status of water resources di David Pimentel, James Houser, Erika Preiss, Omar White, si legge che per 5 kg di carne si consumano 500 mila litri di acqua. E va considerata anche l’energia fossile necessaria per la produzione di cibi di origine animale, del tutto superiore rispetto a quella utilizzata per ottenere fonti vegetali. La maggior parte delle emissioni di gas ad effetto serra proviene dagli allevamenti, sia sotto forma di metano prodotto dal sistema digerente degli animali, sia dalle deiezioni che si diffondono in aria sotto forma di sostanze acidificanti.

La deforestazione non dipende solo dall’abbattimento degli alberi ma dalla necessità di avere suolo disponibile per l’allevamento di bovini destinati a fornire carne all’Occidente. Bisognerebbe seguire l’esempio della città di San Francisco che ha proibito ai suoi cittadini di mangiare carne il lunedì per ridurre le emissioni di gas inquinanti e sostenere uno stile di vita ecosostenibile.

Nutrirsi con i semi

I semi sono l’origine di ogni cosa, la fonte principale dello sviluppo agricolo. Se si vuole difendere la biodiversità delle specie vegetali, bisogna prima salvaguardarne le sementi, come insegnano i Seed Savers Exchange, volontari che custodiscono i semi dalle multinazionali che con i loro brevetti Ogm hanno distrutto una grande varietà di chicchi antichi. Salvaguardare i semi significa difendere non solo l’ambiente, ma soprattutto la nostra tradizione contadina che per millenni si è impegnata a selezionare le sementi migliori.

In India, la scienziata Vandana Shiva da anni si batte per la difesa della biodiversità e per la sicurezza alimentare. I semi, inoltre, contengono un’alta concentrazione di valori nutrizionali. I cereali forniscono vitamine del gruppo B, come il grano saraceno e sono una fonte di fibre e di minerali; le leguminose apportano proteine in quantità anche maggiori rispetto alla carne, e i semi oleosi, come mandorle , noci, semi di girasole e di sesamo sono molto ricchi di lipidi.

I germogli: fonte di vitamine

Dai semi di cereali, legumi e altre specie vegetali si possono ottenere i germogli, una fonte energetica tutta naturale. Come sostiene la Ssnv (Società scientifica di nutrizione vegetariana) sono ricchi di principi nutritivi come vitamine, minerali e proteine, e migliorano l’assunzione dello zinco. Germogliare è semplicissimo, non è possibile con tutti i semi ma solo con la soia verde, il miglio, i ceci, i fagioli, le lenticchie, il riso integrale, l’avena, il girasole e la quinoa.

Basta lasciare i chicchi in umidità e bagnarli ogni tanto, due tre volte al giorno, fino a quando il germoglio non avrà raggiunto i 3-4 centimetri. Per arricchirli della clorofilla bisogna lasciarli al sole per circa 8 ore e poi conservarli in frigo. Oltre al loro valore nutrizionale, sono utili per aumentare le nostre difese immunitarie e dall’antichità erano usati per alleviare disturbi digestivi e crampi.

di Assunta Gammardella

Fonte: http://www.terranews.it

Crudismo – Raw Food

17 marzo 2010

Crudismo o Raw Food, dall’America arriva una nuova moda alimentare che sta spopolando tra i personaggi del mondo dello spettacolo, Raw Food: alimentazione grezza, intatta, cruda.

Il crudismo o alimentazione crudista (raw food), può essere per molti solo una delle tante mode che periodicamente arrivano dagli Stati Uniti, ma rendersi conto che anche il nostro attuale modo di alimentarci è frutto di condizionamenti culturali ed economici, può liberarci dal pregiudizio, per scoprire che forse l’alimentazione crudista è un modello alimentare più in sintonia con la nostra fisiologia.

Delle piccole considerazioni ci possono aiutare a capire perchè il crudismo o alimentazione crudista è il modello alimentate che si trova più in sintonia con il funzionamento della nostra fisiologia.

In tutte le specie animali (non domestiche), le scelte alimentari sono regolate esclusivamente dall’istinto e dalla disponibilità; vi è un rapporto ben definito tra la costituzione di un animale (caratteristiche fisiche esterne, struttura dell’apparato digerente) ed il cibo che la sua specie di appartenenza  considera “normale”; questo è il cibo più adatto a soddisfarne le esigenze nutrizionali e psicologiche.

La maggior parte delle persone, identificano il cibo che sono abituati a consumare come quello più adatto alla nostra specie, senza considerare che le credenze ed i criteri su cui si basano queste scelte alimentari.

Siamo abituati a considerare il cibo cucinato come il piatto più importante del nostro pasto, ed il cibo crudo (frutta e verdura) come contorno o spuntino, come qualcosa di secondario, anche se negli ultimi anni numerose diete danno molta importanza ad aumentare il consumo di frutta e verdura cruda.

Il perchè del crudismo è semplice, l ’alimentazione dell’uomo in realtà, come quella di tutte le altre specie animali, nasce cruda; il fuoco come strumento per la manipolazione del cibo è una innovazione molto recente.

L’utilizzo del fuoco in cucina rende il cibo più morbido e più appetibile (inibendo i recettori del senso di sazietà), ma ne altera la struttura, coagula le proteine, ne distrugge il contenuto enzimatico, distrugge i micronutrienti (vitamine, auxoni ecc..) diventando spesso più che un nutriente, una zavorra per l’intero organismo.

Noi di Vivocrudo, attualmente consigliamo di aumentare gradualmente il consumo cibo crudo (frutta e verdura), proponedo innovative e sfiziose ricette crudiste che soddisfano i palati più “raffinati”.

Storia del Crudismo

I precursori del crudismo o alimentazione crudista furono gli Esseni, setta ebraica che viveva in prossimità del Mar Morto. Le indicazioni del  loro “Vangelo Esseno della Pace”, scoperto negli archivi Vaticani  nel 1947 dal filosofo, psicologo e archeologo Edmond Bordeaux-Szekely, sono indirizzate oltre che allo spirito, anche al corpo.

…non uccidete nè uomini, nè animali, né il cibo che va nella vostra bocca… se vi nutrite di cibi vivi questi vi vivificheranno, se uccidete il vostro cibo, il cibo morto vi ucciderà… la vita viene dalla vita, dalla morte viene sempre la morte… ciò che uccide il vostro cibo, uccide anche le vostre anime… i vostri corpi diventano ciò che mangiate, come le vostre anime diventano ciò che voi pensate… perciò non mangiate ciò che il gelo e il fuoco hanno distrutto, perché i cibi bruciati, gelati e decomposti, bruceranno, geleranno e decomporranno il vostro corpo… mangiate frutti ed erbe alimentati e maturati dal fuoco della vita…

La riscoperta del crudismo nell’ultimo secolo si deve principalmente a naturisti o medici “indipendenti”, tra i quali ricordiamo H. M. Shelton, massimo esponente dell’Igiene Naturale (la Scienza della salute), il quale consiglia, oltre alla dieta idrica, il crudismo, l’esercizio fisico ed un buon atteggiamento mentale verso la vita.

Ricordiamo poi Max Bircher Benner (medico svizzero), che nonostante fu deriso dai colleghi del tempo (1903), aprì una clinica che porta ancora il suo nome. Questa ovviamente fa del trattamento dietetico (frutta, verdura, semi oleosi e cereali in fiocchi) il suo punto di forza.

Gandhi noto uomo politico indiano, nel suo libro “Regime e riforma alimentare” (1949), afferma: “Per liberarsi da una malattia, occorre sopprimere l’uso del fuoco nella preparazione del pranzo”.

Perchè Vivocrudo o Raw Food ?

Sulla terra, le uniche specie che si alimentano con cibi cotti sono: l’uomo e gli animali domestici, si può notare che il cambiamento delle abitudini alimentari degli animali domestici, ha portato come diretta conseguenza (viene quasi da sorridere), l’aumento del numero di veterinari.

La vita nasce cruda: tutti i processi biologici si svolgono entro certi limiti di temperatura, temperatura entro cui cellule e tessuti svolgono le loro attività vitali.

Prima dell’utilizzo del fuoco, l’uomo assumeva  dall’ambiente cibi crudi e la vita passava così direttamente dal cibo all’uomo, come in tutti gli altri animali.

Il fuoco con le sue seduzioni, ha generato una frattura, una separazione tra la natura (con tutti i suoi processi biochimici e vitali) e l’uomo; il fuoco cuocendo i cibi, in realtà uccide la vita dell’alimento.

Esempio:
un chicco di grano crudo, se viene seminato.. germoglia lo stesso chicco di grano, se viene prima cotto e poi seminato.. marcisce.

Il Dr. Kouchakoff, medico svizzero di Losanna, dopo anni di studi su migliaia di persone, in un suo saggio (1937), dimostra che ogni volta che consumiamo del cibo cotto si determina nell’organismo la leucocitosi (aumento dei globuli bianchi): l’organismo attiva una reazione di difesa, difesa verso un cibo che non riconosce come adatto all’organismo.
Secondo la medicina ufficiale la leucocitosi digestiva è fisiologica, ma nessuno si domanda il motivo per il quale questo processo non si determina con i cibi crudi.

L’italiano Dr. Lusignani, con teorie ancor più lungimiranti e innovative, già nel 1924 aveva dimostrato che consumando cibi crudi, l’organimo si rilassa e rispetto al calibro vasale si determina una vasodilatazione con leucopenia (diminuzione del numero dei globuli bianchi); consumando invece cibi cotti, si verifica una vasocostrizione ed un aumento dei globuli bianchi.

Il crudismo o alimentazione crudista si rivolge oltre che alle persone con problemi di salute, anche alle persone sane che vogliono migliorare il loro stato fisico, che voglio fare prevenzione, che vogliono ottenere il massimo dal loro organismo e vivere non solo più a lungo, ma soprattutto in migliori condizioni di salute, come il mitico popolo degli Hunza che vive gli 80 anni di età con la forza e l’energia di un trentenne;

il crudismo è l’alimentazone viva, ed è il vero modello alimentare anti-età.

Avvicinarsi al crudismo è abbastanza semplice, ma ci vuole competenza, è importante fare tutto in maniera graduale e possibilmente essere seguiti da persone preparate, soprattutto nelle fasi iniziali.

La scienza della nutrizione basata sulle calorie ha dato al momento una importanza marginale all’alimentazione cruda; allo stesso tempo, siamo così sommersi da credenze e pregiudizi sul crudo e sul cotto che non mettiamo in discussione le nostre scelte e i nostri modelli alimentari.

Fonte: http://www.vivocrudo.it

Cibo ed energia

4 gennaio 2010

Mandorle, noci, nocciole, pistacchi, arachidi: da integrare nella dieta di ogni giorno, per fare il pieno di minerali, vitamine, fibre, grassi benefici. Ma soprattutto energia vitale.

Noci: studi recenti hanno attribuito a questi frutti la capacità di tener pulite le arterie e difenderle dall’assalto dei grassi. Esperti del policlinico di Barcellona hanno dimostrato che mangiare otto noci dopo i pasti protegge le arterie dai danni dei cosiddetti grassi “cattivi”. I ricercatori hanno esaminato ventiquattro persone la metà delle quali con livelli di colesterolo moderatamente elevati.

Dopo aver somministrato ai volontari due pasti a base di formaggio grasso e salumi a distanza di una settimana l’uno dall’altro, hanno fornito cinque cucchiaini di olio d’oliva dopo il primo pasto e otto noci (28 grammi) dopo il secondo: ne è emerso che sia l’olio d’oliva sia le noci riducono le reazioni infiammatorie e ossidative che intervengono nelle arterie dopo un pasto troppo ricco di grassi saturi. Le noci si sono dimostrate un valido alleato nel preservare l’elasticità e la flessibilità delle arterie.

Inoltre esercitano un’azione positiva sull’attività sessuale, aumentando la potenza dell’uomo e migliorando la risposta sessuale della donna; grazie al contenuto di manganese favoriscono la funzionalità dell’apparato sessuale. La scienza moderna ha riscontrato nella noce acidi grassi benefici per il sistema nervoso. Mangiare noci fornisce nuovo materiale per la ricostruzione delle cellule e la continua rigenerazione mantiene giovane il sistema nervoso e il cervello.

La presenza di aminoacidi come alanina e acido glutammico, inoltre, favorisce la trasmissione nervosa. In Italia, la varietà di noci più coltivata è quella di Sorrento, pregiata ed antica, dal guscio sottile e gheriglio tenero, saporito e poco oleoso. La raccolta di questa cultivar, ancora saldamente legata alla storia, avviene manualmente ed è seguita dall’essiccamento dei frutti all’aperto, su graticci, in zone ventilate. Nelle noci si trovano vitamina A, B1, PP, calcio, ferro, fosforo e magnesio.

Nocciole: dotate di preziosa vitamina E (la vitamina della giovinezza), sono un’ottima fonte di fitosteroli (sostanze che proteggono dalle malattie cardiovascolari) e consumate regolarmente abbassano i livelli di colesterolo LDL e i trigliceridi nel sangue. Al momento dell’acquisto, le nocciole con guscio vanno scelte pesanti e piene; in commercio si trovano anche sgusciate e confezionate sottovuoto, pronte per uno spuntino veloce.

Le prime si conservano per circa un mese in luogo asciutto, lontano dalla luce; le secondo vanno riposte in frigo dove si conservano per alcuni mesi. La nocciola è un frutto grasso ed energetico, molto digeribile. Contiene vitamina A, B1, PP, C, calcio, fosforo, ferro, magnesio, proteine e molta fibra. Possono essere mangiarne grossolanamente e cosparse sulla macedonia di frutta o sull’insalata.

Mandorle: meno grasse di noci e nocciole, sono anche i meno calorici tra i semi oleosi europei. Prive di vitamina A, le mandorle contengono vitamina B1, B2, PP. Sono un’ottima fonte di magnesio e vitamina E, ma sono anche ricche di calcio e fosforo, fibre, ferro, potassio, zinco e proteine. Le mandorle contengono un enzima che facilita la digestione dei cereali. Sono mineralizzanti, energetiche, equilibranti del sistema nervoso.

La dose giornaliera consigliata è di venti mandorle. Al momento dell’acquisto sarebbe meglio preferire quelle con guscio, conservate in recipienti chiusi e che non emanino un odore rancido. Gli acidi grassi delle mandorle infatti, possono irrancidire facilmente a contatto con l’aria, la luce e il calore. In commercio si trovano anche senza guscio in confezioni sigillate pronte all’uso.

Arachidi:
ricche di proteine e di grassi sono molto energetiche. Hanno un indice glicemico basso, il che le rende adatte ai diabetici. Dopo la raccolta vengono fatte seccare e poi tostate, una pratica comune che serve a evitare il rischio di muffe pericolose. Alla versione sgusciata e salata in superficie è da preferire quella con guscio, meno calorica e priva di sodio aggiunto. Quando si acquistano le arachidi è bene fare attenzione più alla qualità che al prezzo, verificando che i baccelli siano integri e croccanti; all’interno non devono essere scure o ricoperte da una polvere grigia. Le arachidi contengono vitamine del gruppo B, calcio, fosforo, potassio, ferro, zinco, magnesio, fibre.

Pistacchi: Ricostituenti, tonici del sistema nervoso, antianemici e utili nella crescita, sono consigliati nell’alimentazione dei bambini. In commercio si trovano essiccati  al naturale o salati, con o senza guscio. Meglio preferire quelli al naturale (poveri di sodio), con il guscio integro e dal colore brillante. Sono ricchi di proteine, grassi , ferro, calcio, fosforo, magnesio, potassio, vitamina B1. I grassi contenuti nei pistacchi sono al 90% monoinsaturi, adatti a ridurre la colesterolemia e contenere il rischio di malattie cardiache. Si conservano, anche a lungo, in luogo fresco e asciutto, al riparo dalla luce.

Paola Magni

Fonte: http://www.lifegate.it/alimentazione/articolo.php?id_articolo=1715

Le abitudini alimentari dei singles

24 febbraio 2009

a_single_womans_last_meal_pies“Siamo singoli né famiglia né figli né legami né artigli siamo singoli non ci aspetta nessuno…” La canzone di Gianni Togni è un vero e proprio inno, una bandiera per tutta la nuova e vecchia generazione di singles, una tribù con precisi riti, abitudini e stili di vita.

Single per un giorno o single da una vita, per scelta o per certe condizioni esterne, lontane dalla volontà personale. Poco importa, ciò che unisce sono le tante serate tra amici, cenette e risate, spese domenicali con mini porzioni, confezionate appositamente per queste classi di consumatori, una mela, due gnocchi di patate e…tante ma tante “cattive”abitudini.

Il mercato, ad un certo punto, si è accorto anche di loro e gli esperti hanno iniziato ad analizzarne e studiarne le abitudini alimentari, legate ai loro ritmi, spesso così “disordinati”.

Da uno studio promosso dall’osservatorio FedeSalus (Federazione Italiana che riunisce le aziende produttrici di prodotti salutistici) sui singles e la corretta alimentazione, è emerso che la quasi totalità non dà nessuna importanza alla regolarità negli orari dei pasti, mangiucchiando un pò qua e un pò là.

Saltano i pasti. Per lunghi periodi, si sottopongono a diete iper rigide, per poi tornare a quelli di alto abuso di cibi grassi e di super alcolici. Tra feste ed aperitivi, si dimenticano completamente della verdura e della frutta.

Un’altra ricerca inglese, afferma che i singles bevono di più perché socializzano di più, lavorano molte ore e sono, per questo motivo, stressati. In più, il non avere una persona con cui condividere problemi e preoccupazioni viene considerato un’aggravante.

A questo punto, la domanda nasce spontanea. Qual’è la vera differenza tra chi è solo e chi è in coppia? E’ corretto definire dannosi “gli usi e i costumi” dei singles? Come se essere un genitore o un marito non è già una condizione che porta a stress e preoccupazioni ancor più forti di chi si gode i benefici della solitudine, come il silenzio della casa, il relax e il riposo del week end.

E’ giusto associare una scelta sentimentale alle abitudini alimentari?

Sicuramente, chi vive da solo ha maggiore flessibilità rispetto a chi vive in famiglia e, in alcuni casi, questa porta a una vita un pò disordinata, con tutti quei riti “da single”. Forse, però, sono proprio quelli a cui non si riesce a dire addio. Piccoli lussi che fanno diventare la solitudine speciale ed insostituibile. E, rendono, la salute un pò più instabile. Non perdiamo di vista, allora, piccole regole per rimanere in forma, cucinando in modo sano e, perché no, originale e colorato. Facciamoci delle coccole e non dimentichiamo il piacere e il gusto del cibo.

Ci sono dei pro e dei contro nello sposarsi o nel rimanere da soli.  Quale scelta sia più giusta, dipende da chi decide.

La cosa importante però è avere un rapporto equilibrato con se stessi. Il resto conta, ma non deve essere la variabile da cui dipende il nostro benessere.

Fonte: http://www.bellezza.it/

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