Posts Tagged ‘controllo’

Attacchi di panico

28 giugno 2010

Gli psicologi e gli psichiatri possono diagnosticare un disturbo di panico con o senza agorafobia con l’aiuto dei cosiddetti criteri diagnostici del DSM IV, ovvero del manuale diagnostico per i disturbi psichici.

Questi criteri sono per lo più frutto di studi a tavolino, in cui vengono presi come indicativi alcuni segnali che sono statisticamente accoppiati a questo disturbo (infatti la S in DSM sta proprio per statistico).

Nella pratica clinica tuttavia gli attacchi di panico sono qualcosa di più ampio e, da un punto di vista proprio pragmatico, possono essere presi in considerazione, con le stesse tipologie di trattamento anche classi di configurazioni di segnali non in linea con quelli descritti nel manuale diagnostico.

Secondo l’esperienza degli psicoterapeuti che si occupano approfonditamente di questo disturbo, infatti, quella che più di ogni altra componente caratterizza il disturbo di panico è senza dubbio la paura del prossimo attacco. Anche se per attacco dovesse venire indicato soggettivamente dall’individuo qualcosa che per il manuale diagnostico non corrisponde ad un vero e proprio attacco.

Per lo psicoterapeuta una persona è soprattutto ciò che prova, non una statistica su una tabella. La seconda componente che caratterizza l’attacco, nel disturbo di panico, è il fatto che tale attacco possa insorgere apparentemente in qualunque momento e in qualunque luogo. In certi casi gli attacchi sembrano essere legati a luoghi, a persone o a periodi della giornata. In altri sembrano legati a situazioni. In ogni caso non c’è qualcosa di esclusivo, altrimenti si potrebbe parlare di fobie specifiche, claustrofobia, ipocondria o fobia sociale.

I segnali

Un attacco di panico esplode all’improvviso con una paura travolgente che viene senza avvisaglie e senza alcuna ragione apparente. È molto più intensa della sensazione di spavento dovuto a qualcosa di specifico che la maggior parte delle persone può avere sperimentato. I segnali ansiosi che compaiono in un attacco di panico includono uno o più dei sintomi.

Oltre ai sintomi degli attacchi di panico, un attacco di panico è contrassegnato dalle seguenti condizioni:

1. Capita improvvisamente, senza preavviso e senza modo di fermarlo
2.Il livello di paura non è affatto proporzionale alla situazione corrente. In realtà, spesso non è affatto correlato.
3.Dura da pochi minuti a mezz’ora circa; il corpo non riesce a sostenere la risposta “attacca o fuggi” più a lungo di così. Attacchi di panico ripetuti possono tuttavia ricorrere di continuo per ore.

Un attacco di panico non è pericoloso, ma può essere terrificante, soprattutto perché si sente di perdere completamente il controllo. Il disturbo è così grave non solo per via degli attacchi di panico in sé, ma anche perché spesso porta ad altre complicazioni quali depressione e abuso di psicofarmaci. Gli effetti possono variare dal deterioramento delle relazioni sociali all’incapacità completa di affrontare il mondo esterno.

fonte: http://www.disturbodipanico.com

La rabbia: Riconoscerla ed esprimerla con equilibrio

1 aprile 2009

La rabbia riconoscerla ed esprimerla

La rabbia un’emozione negativa?

Il punto importante da comprendere a proposito della rabbia, e’ che, nonostante venga spesso etichettata come emozione negativa, da evitare in noi come negli altri, di fatto diventa negativa, e soprattutto distruttiva, quando non viene riconosciuta e usata al momento in cui emerge, ma viene repressa con conseguenze dannose non solo per se stessi, ma anche per gli altri.

Il problema è che fin dalla tenera età ci viene insegnato che è cattivo e sbagliato esprimere la collera; ancora oggi questa emozione viene considerata inopportuna, irragionevole, associata all’aggressività e al capriccio; La gente è spesso spaventata dalla propria rabbia: teme che la spinga a compiere qualche azione dannosa e, di conseguenza, ci si rifiuta di prestare attenzione alla collera degli altri e si esita ad esprimere la propria.

E’ importante quindi considerare che, se non ci siamo mai concessi di esprimere la rabbia, probabilmente ne abbiamo accumulata una montagna dentro di noi.

Reprimendola, è più probabile che la rabbia esploda in momenti inopportuni e soprattutto verso persone e situazioni che hanno poco a che fare con la causa originale della rabbia che ci ribolle dentro, ed e’ anche piu’ probabile che ce la prendiamo con chi crediamo sia piu’ debole di noi, non fosse altro che per avere un minimo di senso di potere.  Un atteggiamento questo, tipico delle bestie, temere il piu’ forte e sopraffare il piu’ debole, quando invece, l’essere umano, a differenza degli animali, può dominare i suoi istinti.

La rabbia repressa si ritorce contro noi stessi con attacchi depressivi e alimenta un sentimento di inferiorità; inoltre, quando la mente non riesce più a gestire i conflitti, il corpo ne soffre. Numerose affezioni psicosomatiche come mal di schiena, ulcere, psoriasi possono essere legate al soffocamento della collera.

E’ fondamentale dunque, per la nostra salute psico-fisica, imparare ad esprimere la collera in maniera costruttiva ed appropriata.

Senza rabbia si e’ privi di protezione, senza rabbia siamo alla merce’ delle reazioni altrui e non possiamo prevenire tali reazioni dal riaccadere, per noi e per gli altri. La rabbia usata costruttivamente aiuta a sviluppare fiducia in se stessi in quanto non e’ necessario che monti fino ad esplodere per esprimerla. E’ importante riconoscerla al momento in cui emerge, per quello che e’: un meccanismo di protezione che ci segnala che c’e’ qualcosa che non va, una reazione di insoddisfazione intensa, suscitata generalmente da una frustrazione che ci riguarda e che giudichiamo inaccettabile; dunque la rabbia, comunque venga espressa,  in modo esplosivo o in forma repressa, agisce come un segnale d’allarme. La nostra rabbia ci mette a conoscenza del fatto che ci fanno del male, che i nostri diritti vengono violati, che i nostri bisogni e i nostri desideri non sono soddisfatti.

Imparare a manifestare la propria collera significa conoscere i propri reali bisogni e intrattenere relazioni più autentiche con le persone che ci circondano.

Come esprimere la rabbia

Riabilitare la rabbia non significa tuttavia lasciarsi andare a comportamenti irosi. Non c’è bisogno di urlare o di arrivare addirittura alle mani per esprimere la propria irritazione. L’arma migliore è la parola. E’ bene però utilizzarla consapevolmente per esprimere i veri motivi delle nostre insoddisfazioni. Dietro la collera si nasconde sempre una sofferenza. Adirarsi ad ogni costo e contro chiunque è un modo per sottrarre energia alla disperazione e non guardare in faccia il dolore. Perché il proprio malcontento sia preso seriamente in considerazione, è bene esprimerlo con la massima calma. Di seguito alcuni consigli utili per fare in modo che questa emozione diventi costruttiva:

Placare l’emozione parlandone con un amico:

Per rendere possibile un approccio disteso alla discussione con la persona che ci ha fatto arrabbiare, può essere utile scaricare preventivamente le proprie tensioni, telefonando ad esempio ad un amico per raccontargli l’accaduto. Questo serve a far passare il primo moto di collera, quello più aggressivo, senza contare che una terza persona potrebbe suggerirci un modo diverso di guardare le cose.

Chiaririrsi le idee:

avere infatti un’idea precisa di cosa si sente dentro e di cosa ci si aspetta possa accadere dopo una discussione, ci aiuta a mettere a fuoco le cose da dire, gli argomenti da mettere in campo. E ci dà una mano a controllare le cose, in modo che l’emozione non prenda il sopravvento facendoci sfuggire il controllo della situazione. Per acquisire chiarezza, può essere utile porsi delle domande:

* che cosa ha scatenato la nostra collera?

* Il nostro interlocutore ci ha nuociuto intenzionalmente o per errore?

* Siamo sicuri di non esserci sbagliati sulle sue intenzioni? O di non aver mostrato eccessiva suscettibilità?

* La situazione merita una reazione decisa?

* Abbiamo considerato delle alternative per sdrammatizzare?

* Spetta al nostro interlocutore cambiare o a noi farci capire meglio?

* Che risultati ci aspettiamo dalla nostra collera?

Esprimere le proprie opinioni:

è necessario farlo dopo aver placato le proprie emozioni. L’atteggiamento da adottare è di tipo assertivo, evitando dunque di scadere in eccessi di alcun tipo, quali le ingiurie e le accuse.

Lo scopo è infatti quello di ristabilire un equilibrio e non di schiacciare l’interlocutore: lo psicoterapeuta americano Thomas Gordon ha elaborato il sistema dei cosiddetti “messaggi-io”, che si basa sul principio di parlare di sé in questo modo: definendo con precisione ciò che ci ha disturbato (quando tu…), raccontando le nostre emozioni (mi sento….), condividendo le nostre aspettative (perché io…), esprimendo i nostri bisogni attuali e le motivazioni (e io ti chiedo di.. in modo da..). Il beneficio di esprimere la collera va oltre il sollievo di togliersi un peso, significa ridefinire le relazioni con se stessi e con gli altri.

Esprimere apertamente la rabbia:

è importante permettere a se stessi di avvertire completamente la rabbia, creando un posto sicuro per poterla esprimere, da soli, o con un amico fidato o con un esperto. Se siamo soli in un posto sicuro, permettiamoci di parlare ad alta voce, di vaneggiare, di scalciare o urlare, di lanciare e colpire cuscini. Dopo aver fatto ciò in un ambiente sicuro, (per un periodo potremmo aver bisogno di farlo regolarmente) non avremo più paura di compiere un atto distruttivo e saremo capaci di affrontare in modo più efficace, le situazioni che ci si presenteranno.

di Chiara Svegliado

Fonte: http://www.wmrconsulting.it/la-rabbia-un-emozione-negativa.ct-27.html

Il controllo delle emozioni

24 febbraio 2009

hiding-emotion-public-speakingPer molto tempo le emozioni sono state assimilate alla parte irrazionale dell’essere umano, a quel lato della persona difficile da controllare, che improvvisamente prende il sopravvento impedendoci di valutare secondo logica gli eventi e di perseguire in modo pianificato i nostri obiettivi.

In realtà le emozioni sono costantemente presenti nella nostra vita ed in genere le sappiamo usare in modo costruttivo.
Innanzi tutto è necessario prendere in considerazione l’intensità dell’emozione.

Quotidianamente, ognuno di noi prova un’ampia gamma di affetti che hanno una lieve intensità, pensiamo alla gioia di vedere una persona amata, all’ansia di guidare in mezzo al traffico, alla curiosità di sapere le novità della vita sentimentale di un nostro amico.

Queste emozioni non sono degli ostacoli ma, al contrario, forniscono degli stimoli per vivere, ci invogliano a mettere a punto delle strategie più adeguate per raggiungere degli obiettivi.
Ad esempio, possiamo organizzare meglio i nostri impegni per dedicare più tempo al partner, possiamo scegliere la strada meno trafficata o orari più tranquilli per percorrere dei tragitti.

Un discorso diverso vale per le emozioni molto intense, quali l’angoscia, il terrore, che ci obbligano ad interrompere bruscamente i nostri piani. A volte questo può essere vantaggioso.
Se, mentre stiamo uscendo, ci viene in mente di avere lasciato una finestra di casa aperta e ci assale la paura di subire un furto, è sicuramente più auspicabile tornare indietro a chiudere la finestra che ignorare la paura e ritrovarci la casa svaligiata!

Ci sono dei casi, nella psicopatologia, in cui le persone si sentono impotenti nei confronti di emozioni molto intense, di paure che impediscono di vivere secondo i loro desideri.
Riprendendo l’esempio di prima, se un individuo ha il timore di non chiudere le finestre di casa ogni volta che esce e si sente obbligato a perdere molto tempo per accertarsi che tutte le finestre siano chiuse, una preoccupazione che in certi contesti è funzionale, si è trasformata in un comportamento inadeguato, ciò che in psicologia viene chiamato disturbo ossessivo-compulsivo.

Per riuscire a controllare le emozioni, anziché vivere in balia di esse, è molto importante la valutazione che ne diamo. Il provare un’emozione è indicativo che qualcosa di importante, nell’ambiente o nei rapporti con gli altri, è cambiato.

1) Bisogna prima di tutto prendere in considerazione qual è l’evento che origina in noi un’emozione. Siamo spaventati, cos’è stato a farci paura? Siamo eccitati, cosa abbiamo in programma di fare?

2) In secondo luogo si deve pensare che tipo di persone siamo, cosa ci piace e cosa ci fa paura. Siamo molto timidi e detestiamo avviare una conversazione con uno sconosciuto? Siamo molto riservati e troviamo irritante il vicino di casa curioso? Siamo ansiosi e ci agitiamo quando i nostri familiari tardano a rientrare a casa?

3) Infine, si dovrebbe riflettere su qual è la nostra modalità di reagire agli stimoli, come le nostre emozioni sono ascoltate e controllate.

Questo è il compito più difficile perché richiede delle capacità introspettive, la sincera voglia di conoscerci e abbandonare la tendenza presente in ognuno di noi ad incolpare gli altri o le circostanze del nostro malessere. Osservandoci attentamente possiamo capire qual è il nostro stile nell’affrontare le varie situazioni della vita, come rispondiamo ad esse attraverso

- i comportamenti: scappiamo o affrontiamo le cose? cerchiamo aiuto o facciamo da soli?
- le parole: condividiamo con gli altri gioie e preoccupazioni o ci teniamo tutto dentro? come cambia, quando siamo emozionati, il volume della voce? il tono? il lessico?
- i pensieri : ci fermiamo a riflettere o siamo impulsivi? siamo ottimisti o ci aspettiamo il peggio?

Ognuno di noi può imparare a conoscere e controllare le emozioni imparando ad ascoltarsi. Una volta comprese quali sono le reazioni inadeguate alle situazioni possiamo impegnarci per cambiarle. Solo se il malessere è molto grande da impedirci di vivere la nostra vita abbiamo bisogno di uno specialista, come uno psicologo, che ci aiuti a fare ciò che da soli è diventato troppo difficile.

La capacità di controllare le nostre emozioni e non vivere in balia di esse indica che siamo persone attive in grado di portare a compimento dei progetti, trarre vantaggi da ciò che ci circonda o, per lo meno, di subirne i danni minori.
Controllare le emozioni ci permette di manifestare agli altri come ci sentiamo dentro e di farlo in modo adeguato alla situazione e secondo le modalità previste dalla nostra cultura di appartenenza e dall’educazione.

fonte: www.ascoltopsicologico.it

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