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Vita di coppia

20 novembre 2009

Crescere insieme nel rapporto di coppiaLa coppia, Gioie e dolori della vita di coppia, innamoramento, odio, tradimenti. Ne abbiamo parlato con la D.ssa Mazzilli – psicologa e psicoterapeuta – cercando di porle alcune delle domande sulla coppia che più spesso ci vengono inviate dalle nostre lettrici.

L’innamoramento. C’è che dice che l’innamoramento sia una fase quasi ‘patologica’, durante la quale si possono fare cose, prendere decisioni, che in condizioni ‘normali’ non prenderemmo. È così, almeno in parte? Cosa è l’innamoramento dal punto di vista dello psicologo? E’ affascinante pensare che ogni giorno incontriamo continuamente, al lavoro, al supermercato, persone che ci restano completamente indifferenti e che dimentichiamo rapidamente mentre, come per una magia, una in particolare si intromette prepotentemente nella nostra anima in un turbinio di emozioni che comunemente siamo abituati a chiamare innamoramento. Non importa la differenza d’età, il ceto sociale, il colore della pelle, l’attrazione amorosa ha la meglio su tutto come se il mondo intorno diventasse muto e a parlare fosse solo questa “persona speciale”.

Anche se ogni rapporto sembra nascere da una serie di coincidenze fortuite, ogni partner è già predisposto, a livello inconscio, a quel particolare incontro, incontra ciò che nel suo inconscio esiste già. Freud diceva che “trovare l’oggetto del desiderio, in realtà, vuol dire solo ritrovarlo”.

L’altro ci sembra così “familiare”, è come se ci si conoscesse da sempre e la scelta non è mai casuale: siamo attratti da quei modi di fare e di essere dell’altro che ci riconducono profondamente al primario rapporto d’amore con le figure genitoriali. Ognuno di noi è predisposto a riprodurre o al contrario a fuggire questa relazione primaria che ci ha segnato profondamente. La cosa interessante è che desideriamo qualcuno che rassomigli a ciò che vorremmo essere, come se fosse un riflesso di un’immagine positiva di noi stessi.

Una idealizzazione, (a volte una “sopravvalutazione”) del partner, una sorta di eccitazione irrefrenabile che scioglie l’ansia. Si crea così una fusione con l’altro e il confine tra l’Io e il Tu tende ad annullarsi: si diventa così “una cosa sola”. Chi non riesce a vivere questa euforia iniziale generalmente è sopraffatto dal timore di essere soffocato all’interno della relazione. Inoltre potremmo essere attratti da qualcuno che ci ricorda nostro padre o nostra madre, o meglio l’immagine che di loro abbiamo introiettato nell’inconscio: siamo attratti cioè dagli oggetti d’amore del passato che non possiamo più avere e dal desiderio inconscio che il partner ideale ci permetta di godere ancora ciò che ci hanno dato.

Come riusciamo a capire che è amore? Molti sono convinti che la fedeltà possa essere un elemento indispensabile, ma essa dipende dal temperamento della persona, riguarda la nostra etica, il rapporto con noi stessi, con il nostro corpo e la nostra mente. Altri sostengono di identificare l’amore vero dall’esistenza di attrazione sessuale, ma l’esperienza ci suggerisce che l’attrazione sessuale può finire e l’amore resistere nel tempo. La stima? Il rispetto? Importanti ma forse hanno poco da spartire con l’innamoramento. Innamorarsi vuol dire entrare in uno stato d’animo che sconvolge, che turba, che può creare ansia, rossori, palpitazioni, può far cambiare abitudini, modi di pensare, comportamenti.

Come capiamo quando siamo veramente innamorati? Quando dedichiamo tutte le energie nel tentativo di capire quale posto ognuno di noi occupa nella vita dell’altro e non riusciamo più a vivere se non abbiamo il partner al nostro fianco, quando cerchiamo continuamente le prove reali del fatto che ci ama, quando sentiamo forte la sua mancanza, e diventa l’unico che può colmare quel vuoto con la sua presenza. Essere innamorati vuol anche dire svegliarsi con quella sensazione di felicità e così anche avvenimenti come andare a lavoro o affrontare un esame difficile all’università acquisiscono un valore differente.

Si parla di coppia e chiaramente di intendono due persone. Ma siamo davvero monogami? O la monogamia è in un certo senso determinata dalla cultura occidentale e magari rafforzata dalla religione che la nostra cultura ha prodotto? E il tradimento? L’infedeltà è un evento molto doloroso che distrugge il patto di fiducia tra i due amanti, sconvolge gli equilibri che tenevano in piedi la coppia. Gli etologi sostengono che il maschio è istintivamente portato ad avere più rapporti per propagare la specie; per la psicoanalisi l’uomo ha bisogno di verificare continuamente la sua efficienza sessuale. La domanda arcaica che nasce da piccoli è: il mio pene funziona bene? I cosiddetti “traditori seriali” sono uomini profondamente insicuri e, con il continuo tradimento, cercano disperatamente la risposta a quel quesito che racchiude in sè un’angoscia più profonda, derivante dal confronto con la figura paterna idealizzata. Il tradimento è strettamente collegato ad una sofferenza: non è facile tradire senza somatizzare, senza provare ansia o senso di colpa.

Si ringrazia la Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta
www.psicologiadonna.it

Fonte: http://www.margherita.net/salute_donne/psicologia/rapporticoppia.html

Il distacco: quando un amore finisce

13 febbraio 2009

divorziati-1Le storie d’amore possono finire. Poco male quando la cosa succede da entrambe le parti e ci si lascia di comune accordo. Quando invece si è lasciati, allora non è più un semplice dolore: l’angoscia di essere abbandonati può divenire una vera malattia, una frattura che spezza la vita in due (prima e dopo l’abbandono), lasciando svuotati e confusi.

Anche biochimicamente le cose cambiano nell’organismo: durante l’innamoramento si ha un aumento della produzione di endorfine e di feniletilamina (con conseguente senso di benessere, euforia, vitalità e desiderio sessuale); quando la relazione finisce, per contro, si ha un crollo dei livelli di queste sostanze (con conseguente ansia, apatia, senso di frustrazione, irritabilità…).

Che fare?

Bisogna riuscire a convertire la “separazione-frustrazione ” in “separazione-operazione attiva “; che vuol dire alcune cose come:

* concedersi un giusto “periodo di lutto ” (un tempo adeguato per poter elaborare l’infelicità)

* farsene una ragione (trovare una spiegazione, capire, e apprendere dall’esperienza della perdita)

* prendere l’iniziativa , affrontare la situazione, piuttosto che lasciarsi andare, autodistruggersi…

* adottare la filosofia (dell’antica Cina) “può essere una disgrazia, può essere una fortuna “

* viversi il tempo come alleato per cicatrizzare la ferita

* far leva sulle forze residue per prendere in mano la situazione, accettando l’evento traumatico come una sfida, verso ulteriori traguardi possibili, poiché “la vita continua “, ed è l’unica che abbiamo.

Perché una storia di coppia finisce, un amore muore, un matrimonio finisce?

Si possono cercare molte spiegazioni e trovare molte griglie di lettura: ma è importante capire , è rilevante – per apprendere dall’esperienza – analizzare alcune ipotesi di ricerca dell’evento “separazione”. Fra i molti approcci possibili, se ne propongo tre: uno d’ispirazione psicanalitica, l’altro più legato alla ricerca empirica, il terzo – infine – di tipo storico-evolutivo.

Approccio d’ispirazione psicanalitica

Si può sottintendere l’idea che la disfunzionalità della coppia sia da collegare a immaturità evolutiva, o a vera e propria patologia, per il prevalere dei giochi inconsci nel rapporto; ecco brevemente la tipologia mutuata da questa ottica:

* Il primo tipo di relazione è la cosiddetta “collusione narcisistica “. In questo rapporto l’amore è inteso prevalentemente in funzione simbiotica, “amore come essere uno “, e comporta abitualmente un partner schizoide. L’unione simbiotica è un rapporto sado-masochista (dove il più forte fagocita il più debole) e in cui va perduta l’identità e la “noità” della coppia (l’essere noi). La relazione matura comporta invece una unione nella distinzione, il rispetto dell’altro come distinto, l’accettazione della diversità, ecc.

* Un secondo tipo di relazione è la cosiddetta “collusione orale “: qui l’amore è concepito come “aver cura dell’altro”. E’ un amore di tipo materno, che comporta un partner a struttura depressiva, autodenegantesi. L’amore maturo invece è caratterizzato da mutualità, reciprocità, essere contemporaneamente soggetto e oggetto nella relazione; non solo capacità di dare, ma anche di ricevere.

* Un terzo tipo di relazione è la cosiddetta “collusione sadico-anale “. Qui l’amore è inteso come possesso totale ; l’oggetto dell’amore è considerato proprio dominio e tenuto continuamente sotto il proprio controllo. Questa relazione comporta un partner a struttura ossessiva. L’amore maturo invece è caratterizzato da libertà, autonomia, fiducia. Mutualità, interdipendenza reciproca di due soggetti indipendenti e liberi.

* Un quarto tipo di relazione è la cosiddetta “collusione fallico-edipica ” dove l’amore è vissuto soprattutto come autoaffermazione antagonista (virile) e il partner è vissuto sostanzialmente come rivale e luogo della propria affermazione. Questa relazione contempla un partner a struttura isterica.

6a00e54fb68ba8883400e554b87e4f8833-800wiL’amore maturo è caratterizzato invece da solidarietà, compartecipazione, parità di possibilità di autorealizzazione al cento per cento. Senza eccessiva competitività. La mancata evoluzione verso un rapporto d’amore più maturo può condurre alla crisi di coppia; le tecniche per rimettere in movimento la maturazione bloccata (ove ciò è possibile) si rifanno alle varie metodologie d’intervento e alle varie scuole di psicologia.

Approccio legato alla ricerca empirica

In questo approccio, più legato alla ricerca empirica, è sottintesa l’idea che molto spesso le relazioni falliscano perché la scelta è stata fatta in base a quello che conta di più nell’immediato e non a quello che conta di più nel lungo periodo.

Sternberg , Professore di psicologia e pedagogia a Jale, ha teorizzato, suffragato da alcune sue recenti ricerche, un concetto di amore completo , sulla base di tre componenti fondamentali: l’impegno come componente cognitiva, l’intimità come componente emotiva e la passione come componente motivazionale dell’amore. Si può visualizzare l’amore come un triangolo in cui quanto maggiori sono impegno-intimità-passione, tanto più grande è il triangolo e più intenso l’amore.

Da questa teoria scaturisce una tipologia collegata alla combinazione dei tre diversi fattori, dando luogo a otto possibili tipi di relazione.

* La prima è “l’assenza di amore “: tutte e tre le componenti mancano; è la situazione della grande maggioranza delle nostre relazioni personali, casuali o funzionali.

* Il secondo tipo è la “simpatia “. C’è solo l’intimità , si può parlare con una persona, parlare di noi, ci si riferisce ai sentimenti che si provano in una autentica amicizia e comporta cose come la vicinanza, il calore umano (ma non i sentimenti forti della passione e dell’impegno).

* Il terzo tipo è “l’infatuazione “: quando c’è solo la passione . Quell’amore a prima vista che può nascere all’istante e svanire con la stessa rapidità. Vi interviene una intensa eccitazione fisiologica, ma senza intimità o impegno . La passione è come una droga, rapida a svilupparsi e rapida a spegnersi, brucia alla svelta e dopo un po’ non fa più l’effetto che si voleva: ci si abitua, arriva l’assuefazione.

* “L’amore vuoto ” è il quarto tipo di relazione, dove l’impegno è privo di intimità e di passione : tutto quello che rimane è l’impegno a restare insieme. Un rapporto stagnante che si osserva talora in certe coppie sposate da molti anni: un tempo c’era l’intimità, ma ormai non si parlano più; c’era la passione, ma anche quella si è spenta da un pezzo.

* “L’amore romantico ” è una combinazione di intimità e di passione (tipo Giulietta e Romeo). Più di una infatuazione, è vicinanza e simpatia, con l’aggiunta dell’attrazione fisica e dell’eccitazione, ma senza l’impegno, come un’avventura estiva che si sa che finisce.

* “Amore fatuo ” è quello che comporta la passione e l’impegno, ma senza intimità . E’ l’amore da fotoromanzo: i due si incontrano, dopo una settimana sono fidanzati, e dopo un mese si sposano. S’impegnano reciprocamente in base all’attrazione fisica., ma dato che l’intimità ha bisogno di tempo per svilupparsi, manca il nucleo emotivo su cui può reggersi l’impegno. E’ un tipo d’amore che di solito non dà buon esito nel lungo periodo.

* “Sodalizio d’amore ” è chiamato un rapporto d’intimità e impegno reciproco, ma senza passione . E’ come un’amicizia destinata a durare nel tempo. Quel tipo di amore che spesso si osserva nei matrimoni dove l’attrazione fisica è scomparsa.

* Infine quando tutti e tre gli elementi si combinano in una relazione, abbiamo quello che Sternberg chiama “amore perfetto o completo “. Raggiungere un perfetto amore, dice quest’autore, è come cercare di perdere un po’ di peso, difficile ma non impossibile; la cosa davvero ardua è mantenere il peso forma una volta che ci si è arrivati o tenere in vita un amore completo quando lo si è raggiunto.

E’ un compito aperto, non una tappa raggiunta una volta per tutte. In questa visione, l’indice più valido per predire la felicità di una relazione è dato dalla consonanza tra triangolo ideale passivo (i sentimenti che si desiderano dall’altro) e il triangolo percepito (i sentimenti che si presuppongono dall’altro). La relazione tende a finir male se non c’è corrispondenza tra quello che si vuole dall’altro e quello che si pensa di riceverne: chiunque ha amato senza essere ricambiato altrettanto, sa quanto può essere frustrante.

Alle volte si potrebbe consigliare di ridurre le proprie aspettative e diminuire il proprio coinvolgimento: ma è un consiglio difficile da seguire. In USA metà dei matrimoni finiscono in divorzio e anche chi non divorzia non è detto che viva in una coppia molto felice. La gente è davvero così stupida da fare sempre la scelta sbagliata? Probabilmente no: il fatto è che sceglie troppo spesso in base a quello che conta di più nell’immediato. Ma quello che conta nel lungo periodo è diverso: i fattori che contano cambiano, cambiano le persone e cambiano le relazioni.

Nella ricerca fatta sui fattori che tendono a diventare più importanti con l’andare del tempo, si sono rilevati questi tre:

* la disponibilità a cambiare in funzione delle esigenze dell’altro

* la disponibilità ad accettare le sue imperfezioni

* la comunanza di valori, specie quelli religiosi.

Queste sono cose che è difficile giudicare all’inizio di una relazione: l’idea che l’amore vinca tutti gli ostacoli è molto romantica, ma poco reale. Quando si devono prendere delle decisioni, quando arrivano i figli e si devono fare alcune scelte, una cosa che sembrava poco importante, lo diventa.

Altri fattori invece nel lungo periodo diventano secondari: come l’idea che l’altro sia “interessante” (all’inizio c’è il timore che se cala l’interesse la relazione svanisce). In realtà quasi tutto tende a diminuire col tempo (nelle coppie studiate statisticamente): calano la capacità di comunicare, l’attrazione fisica, il piacere di stare insieme, gli interessi in comune, la capacità di ascoltare, il rispetto reciproco, il trasporto romantico… può essere deprimente, ma è importante fin dall’inizio sapere che cosa aspettarsi col tempo, avere aspettative realistiche circa quello che si potrà ottenere e quello che finirà con l’essere più importante a lungo andare.

Cosa fare allora per migliorare un rapporto di coppia?

Sternberg propone un ultimo triangolo: quello dell’azione. Spesso c’è un bel salto fra pensiero, sentimento e azione. Le nostre azioni non sempre rispecchiano i nostri sentimenti, per cui può essere utile sapere quali atti sono specificamente associati alle varie componenti dell’amore.

couple_showerzLa passione richiederà il contatto fisico, la sessualità, la varietà e non la monotonia dei comportamenti sessuali. L’intimità richiederà la comunicazione dei propri sentimenti interiori, l’offerta del sostegno emotivo, la condivisione del proprio tempo e delle proprie cose.

L’impegno , infine, comporterà il fidanzamento, il matrimonio, la fedeltà, la capacità di superare i momenti difficili, la capacità di trovare un valido compromesso nelle diverse legittime esigenze ed aspirazioni.

E’ importante esprimere l’amore nei comportamenti perché il modo in cui ci comportiamo plasma i nostri modi di pensare e di sentire, forse non meno di quanto ciò che pensiamo e proviamo plasma le nostre azioni (se non agisci come pensi, finirai per pensare come agisci).

Inoltre certe azioni portano ad altre azioni: le espressioni d’amore dell’uno influiscono su ciò che l’altro pensa di lui (sui sentimenti e sui comportamenti dell’altro nei suoi confronti) dando luogo così ad una serie di azioni che si rinforzano a vicenda. E’ necessario dare importanza alle espressioni d’amore. Senza espressione anche il più grande amore può morire.

Approccio Storico-Evolutivo

Questo approccio, per capire la crisi di coppia, è stato sviluppato dal Prof. Mario Bertini dell’Università di Roma.

L’idea che guida questa analisi è che la coppia tradizionale spesso entra in crisi e può morire a motivo della forte contrattualità , statica e consumistica, che sta al fondo di questa relazione: un disegno di norme latenti che modellano con forte direttività la relazione stessa.

Bertini fa notare che storicamente, superato il modello di tipo vittoriano dell’epoca precedente (rigidità dei ruoli e soggezione globale della donna), tra le due guerre, si è venuto affermando un modello apparentemente (e in parte obiettivamente) liberatorio , ma portante alla base, filtrata attraverso le varie ideologie post-freudiane e il consumismo capitalistico di ispirazione nord americana, una contrattualità implicita bloccante e mortificante .

E’ la cultura romantica dei fiori bianchi, dell’abito bianco di nozze, della fedeltà reciproca a tutti i costi, della felicità di stare insieme… (concomitantemente a questo mutamento di prospettiva, e apparentemente in modo contraddittorio, aumenta la conflittualità, la coppia è sempre più in crisi).

E’ come se la coppia dicesse: “Dopo tanto laborioso cammino, finalmente siamo approdati a questo meraviglioso giardino recintato dove tutto si può godere. Protetti dal nostro amore e dalla consistenza del contratto . Il compito che ci sta davanti è finalmente quello di godere “consumando” insieme tutto quello che ci viene chiesto è di rispettare le regole di non uscire dal recinto e di sacrificarsi l’un l’altro , sicuri che l’amore riuscirà a far superare ogni ostacolo”.

E’ un atteggiamento di base dettato dal consumismo imperante nella cultura odierna. E’ una visione statica, “di morte”, ispirata all’ideologia del mercato che fa del matrimonio (invece che una fase cruciale per lo sviluppo della persona), un punto di stasi , entro cui godere e consumare dei vantaggi acquisiti.

Quali sono queste norme contrattuali implicite nella relazione tradizionale? O. Neill le indica così:

1^ norma – possesso o proprietà del partner : marito e moglie sono reciprocamente vincolati nel “tu mi appartieni” . E’ una concezione tipicamente statica del rapporto, dove le tentazioni simbiotiche riaffiorano, mortificando in vario modo la realizzazione personale.

2^ norma – denegazione del proprio sé . Al contratto insensibilmente si finisce per sacrificare la propria identità personale : “Sono pronto a sacrificarmi per te, a rinunciare a questa mia esigenza a vantaggio della nostra unione”; sembrerebbe altruismo e generosità, invece è una concezione di morte ad ispirare questa norma. Il solco che separa masochismo e altruismo è sottile, ma profondo è il baratro sotteso.

Chi si dispone a coartare, a sacrificare la propria identità e il proprio bisogno di realizzazione, forse riuscirà a salvare formalmente la propria unione, ma preparerà l’atrofia dell’unione stessa. L’altro cresce non nella misura in cui l’uno si sacrifica, ma nella misura in cui si realizza nel rapporto stesso.

3^ norma – mantenimento del fronte-coppia . “Come gemelli siamesi noi dobbiamo sempre apparire come coppia”. Il matrimonio in sé diventa la carta d’identità, come se uno non esistesse senza di esso.

4^ norma -comportamento rigidamente ispirato al ruolo . I compiti e le prestazioni varie sono predeterminate dagli stereotipi di mascolinità e femminilità. L’alibi del ruolo serve così a eludere il rischio di una implicazione interpersonale più profonda.

5^ norma – fedeltà assoluta . Fisicamente e psicologicamente obbligante, mediante coercizione morale, se non fisica, piuttosto che frutto di libera scelta e di maturazione.

6^ norma – esclusivismo totale . “Lo stare insieme ad ogni costo e sempre, anche se forzato, finirà per salvaguardare l’unione, qualunque cosa accada”.

Questa cappa di normatività estrinseca, al servizio di un intimismo consumistico, va smascherata, perché prepara la stasi, la morte della coppia. Va affermata invece una visione del matrimonio di tipo evolutivo, come tappa di sviluppo, non come traguardo definitivo (NB: bisogna “investire” meno nel matrimonio).

Ci sono due concezioni dello sviluppo della personalità : una impostazione per così dire “accrescitiva ” di sviluppo, (di significato passivo), conservatrice e sostanzialmente statica. Il bambino è concepito come un uomo in miniatura e lo sviluppo un fenomeno statico lineare di crescita di una struttura che sostanzialmente è identica a sé stessa, si muove solo nel senso di un accrescimento quantitativo.

In contrapposizione a questa posizione accrescitiva si è venuta affermando una visione dinamica dello sviluppo della personalità, intesa come un processo continuo di trasformazione e di evoluzione. L’uomo quindi non si accresce, ma evolve; la sua legge non è la statica prevedibilità, ma il cambiamento. Lungo questa linea incessante di progresso si misura il cammino agile della personalità verso la sua liberazione nel senso del passaggio da situazioni di dipendenza (eteronomia), verso forme sempre più evolute di autodeterminazione razionale e creativa (autonomia).

Alla radice della logica conservatrice, accrescitiva, si nasconde la paura come molla che blocca il progresso della persona. Paura di lasciarsi andare fluidamente nel gioco rischioso della libertà: paura di abbandonare le vecchie certezze, paura di affrontare il vuoto senza rischiarsi verso nuovi orizzonti creativi. Invece, molla traente della prospettiva dinamica dello sviluppo è la speranza .

Speranza che dopo aver lasciato il braccio della madre (la morte ha questa certezza), c’è la scoperta dell’autonomia. Dopo la morte la risurrezione. Quella speranza che (come osserva Erikson ) “è la più precoce e indispensabile virtù inerente allo stato di essere vivi “. Quella speranza che una volta stabilita come qualità “basica” dell’esperienza, rimane viva anche indipendentemente dalla verificabilità delle “speranze”.

Il rischio liberante della innovazione continua , sotto l’impulso della speranza, costituisce quindi una prima chiave interpretativa importante per l’analisi della coppia in crisi. A questo rischio si contrappone (nell’impostazione statica-conservatrice) il “bisogno di controllo” di sé stessi e degli altri.

L’evoluzione, la realizzazione della persona, non si attua tuttavia nel vuoto: l’uomo cambia ed evolve in un rapporto di coesione con gli altri. Il bisogno di coesione è fondante lo sviluppo a patto che avvenga nella dimensione della mutualità . La mutualità può essere concepita come una relazione un cui due membri dipendono l’uno dall’altro per lo sviluppo delle rispettive potenzialità (interdipendenza).

Questo principio ci fa capire che non è tanto nella misura in cui uno dà o si mortifica per l’altro che l’altro cresce, ma nella misura piuttosto in cui uno si “realizza” nel rapporto con l’altro, che l’altro cresce. Il contrario della mutualità è la pretesa che l’altro cambi senza il rischio partecipativo del proprio cambiamento nel rapporto stesso. Non ha senso dire: “ho la speranza che la mia donna sarà più donativa”, ma nella misura in cui rischiandomi nel rapporto, io stesso divento più donativo, in quella misura si cresce entrambi.

La garanzia quindi dello sviluppo sembra fondarsi in relazioni di reciprocità, in cui al di fuori di ogni logica prevaricatrice, la realizzazione di sé passa attraverso la realizzazione dell’altro e viceversa. Questo sono due chiavi normative ideali che possono innovare profondamente il rapporto di coppia: accettazione della vita come processo continuo di innovazione nella speranza e convinzione che la crescita autentica non avviene se non nel rispetto della mutualità .

Accettazione della vita non come processo statico di accrescimento, ma come processo dinamico di innovazione nella mutualità : questa chiave di lettura ci consente di prendere coscienza di ciò che è morto nel modello tradizionale di relazione di coppia e di individuare le linee emergenti di un significativo salto evolutivo. E’ in questa luce che andranno rivisti i concetti stessi di fiducia, di sessualità, di ruolo, di uguaglianza nella coppia.

A cura del Dott. Cesare De Monti

Fonte: http://www.benessere.com

Coppia e comunicazione

10 febbraio 2009

Coppia e comunicazione

Il successo di una coppia non dipende solo dall’AMORE o dall’ATTRAZIONE SESSUALE.

Questi sentimenti, emozioni e sensazioni, possono portare due persone a scegliere di vivere insieme, ma non garantiscono l’amicizia, il rispetto, una buona comunicazione e la capacità di gestire e affrontare i problemi che inevitabilmente la vita a due comporta.

La differenza fondamentale tra una coppia che ha successo e una che non ce l’ha, è determinata dal “COME” i partners comunicano e si relazionano tra loro.

La relazione di coppia è fortemente influenzata dal modo in cui ogni partner si sente rispetto all’altro, e quindi dalla propria autostima, e dal modo in cui essi comunicano.

A volte un partner si lamenta dell’altro dicendo: “Lui/lei non comunica”

E’ impossibile non comunicare!

Oppure, un’altra frase ricorrente è: “Facciamo delle discussioni pazzesche e non ne veniamo a capo, alla fine ci sentiamo tutti e due feriti e arrabbiati. Io non mi sento capita/o. Non sappiamo comunicare”.

Noi comunichiamo, oltre che con il linguaggio verbale, anche attraverso il tono della voce, i gesti, la postura, l’espressione del viso. Perfino il silenzio è comunicazione.

E a volte ciò che diciamo con le parole appare incongruente con il linguaggio del corpo.

Imparare a comunicare in maniera diretta, chiara e specifica è la prima cosa importante.

Perché la comunicazione sia efficace deve seguire certe regole.

Regole per una conversazione costruttiva

Metti insieme azioni e sentimenti

Parla dei tuoi sentimenti senza giudizi e accuse, esprimendo ciò che provi in riferimento ad azioni specifiche dell’altro.

Inizia con la parola “Io…” invece di dire: “Tu non mi ascolti”

È meglio dire:

“Io mi sento rifiutata7o quando parlo con te e tu non mi guardi”

Invece di dire: “Tu sei estremamente critico/a ”

È meglio dire:

“Io provo rabbia quando mi fai appunti davanti ai bambini”

Non fare l’indovino

Non fare “il lettore del pensiero” aggiungendo giudizi e interpretazioni sui comportamenti dell’altro.

Per esempio:

“Tu l’hai fatto per ferirmi”

“Quando sei andata/o via, umiliandomi…”

“Tu eri già di cattivo umore

“Tu non avevi nessuna intenzione di chiamarmi ieri notte”

In questo modo piuttosto che descrivere cosa è accaduto, attribuisci, arbitrariamente, un’intenzionalità alle azioni della persona, scatenando sentimenti difensivi o inutili.

Le emozioni non sono giuste o sbagliate

Quando un’altra persona ci comunica le sue emozioni e sentimenti, in riferimento alle nostre azioni, o ci dice che abbiamo fatto soffrire qualcuno con il nostro comportamento, spesso reagiamo mettendoci in difesa, arrabbiandoci, oppure sentendoci in colpa, o ancora giudicando “sbagliate” le emozioni dell’altro.

È difficile accettare le informazioni che il nostro partner ci sta comunicando su cosa prova, o su come si sente, e dare legittimità ai suoi sentimenti.

Accettare ciò che l’altro ci sta comunicando, offrendogli la possibilità di esprimere il proprio malessere, è un grande regalo che facciamo al nostro partner e a noi stessi.

In un momento successivo potremo chiarire il nostro punto di vista.

Imparare ad ascoltare rende la comunicazione più fluida e aperta.

Resta in tema

Quando il tuo partner vuole parlare di un problema e affrontare una particolare situazione, non cercare di portare la discussione su altro, divagando o tirando in ballo cose passate.

Resta sul “qui e ora”, per affrontare il problema specifico in maniera costruttiva.

Regalate alla coppia degli appuntamenti per parlare di voi due sviluppando l’ascolto attivo

Offrite alla vostra coppia dei momenti, meglio se all’inizio ritualizzati in uno spazio e tempo stabilito (ad esempio una volta la settimana), per parlare di come vi sentite, cosa vi fa piacere, cosa desiderate. Per mettere in comune obiettivi, problemi da affrontare, situazioni da rivedere.

Avendo cura di:

1. Scegliere il momento più opportuno

2. Iniziare con una nota positiva e costruttiva, piuttosto che con una critica.

L’amore non basta, non risolve automaticamente ogni cosa

È necessario sviluppare: intelligenza, volontà, responsabilità, creatività, anche attraverso nuove informazioni ed esperienze.

I bisogni della relazione di coppia riguardano diverse aree:

• Gestione della casa

• Gestione dei soldi

• Gestione del tempo

• Educazione dei figli

• Sessualità

• Comunicazione

• Contatto

• Amore – affetto – tenerezza

COME li realizziamo?

COME prendiamo le decisioni?

COME comunichiamo?

COME ci relazioniamo l’uno all’altro?

Quindi, l’amore da solo non basta: acquisire abilità, conoscenze, sul “COME” costruire una “buona relazione” crea la differenza.

Per una buona relazione sono necessari:

• Amore

• Informazioni e conoscenze sul “come”

• Mettere in pratica ciò che si impara

• Mantenere vivo il desiderio e la motivazione a continuare ad investire nella relazione di coppia

Fonte: http://www.loveteca.com

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