Posts Tagged ‘difficoltà’

Cos’è l’ansia

28 maggio 2010

Spesso si manifesta con una palpitazione, una forte sudorazione oppure una sensazione di “fiato corto”.

L’ ansia Aumenta improvvisamente, portandoci a pensieri di eccessiva preoccupazione per il futuro, paura di non poter o non saper fronteggiare i problemi e la vita di tutti i giorni, come le responsabilità sul lavoro e nella famiglia.

Alcune volte mandiamo dei segnali alle persone che ci stanno attorno, comportandoci in modo diverso ed insolito: muovendoci più in fretta, rosicchiandoci le unghie, fumando eccessivamente.

Non dimentichiamoci che il nostro corpo registra tutto, ricorda tutto.

Quando è il momento, fa lampeggiare un segnale sottoforma di dolore, di un disturbo, di una contrazione muscolare, per manifestare il problema dell’ ansia. Non basta correre in palestra sfinendosi di esercizi per scaricare la tensione, oppure prendere qualche pillola sperando che tutto passi.
Prima o poi il corpo rimanderà nuovamente il segnale, costringendoci ad ascoltarlo.

L’ansia è la risposta corporea a un disagio della mente, è un’emozione, una sensazione di apprensione molto spiacevole, di paura, di minaccia alla nostra integrità psico-fisica, spesso accompagnata da modificazioni somatiche.

Esiste anche un grado d’ansia “normale”, ovvero una risposta naturale dell’organismo a situazioni di stress o pericolo.

E’ quando questa risposta diventa eccessiva che l’ansia può divenire un grave problema, da non sottovalutare.
Un minimo di stato ansioso è incentivante per le nostre attività, ci permette di “rendere di più”, per esempio ci stimola a studiare di più in vista di un esame.

L’ansia “normale” è lieve e dura poco ed è proporzionata rispetto alla difficoltà che abbiamo di fronte: non diventa mai un ostacolo all’attività ma ci rende più pronti, attenti, efficienti.

Diventa un problema quando l’ ansia diventa molto intensa e sgradevole, si presenta costantemente e continuativamente, per periodi sempre più lunghi, iniziando a compromettere le nostre attività di tutti i giorni, come quelle lavorative ed i rapporti con colleghi e familiari.

Quando l’ansia smette di essere uno stimolo e diviene un vero e proprio disturbo, si parla di ansia patologica.

Schematicamente, le due tipologie di ansia (normale e patologica), si manifestano così:

Ansia normale

* intensità normale e proporzionata rispetto alla difficoltà da fronteggiare
* durata breve e limitata nel tempo
* assenza di sensazione di sgradevolezza o di sofferenza
* aumenta l’efficacia ed il rendimento delle nostre attività, non compromette quelle lavorative, né il rapporto con le altre persone.

Ansia patologica

*intensità eccessiva rispetto alla difficoltà da fronteggiare
*durata costante, ripetitiva e protratta nel tempo
*sensazione di disagio e di sofferenza
*ridotte capacità di concentrazione, memoria, efficienza personale
*difficoltà nei rapporti sociali.

L’ansia, come ogni sintomo di malattia, può avere diverse cause.

Il fenomeno dell’ansia è molto complesso poiché trae le sue origini da fatti individuali, familiari, genetici ed in via generale, agli eventi della vita.

L’ansia ha essenzialmente tre aspetti:

uno fisico, uno psichico, ed uno neurovegetativo.

*Sintomi psichici: sensazione di apprensione, paura, terrore, inquietudine, irritabilità, difficoltà di concentrazione e d’attenzione, pessimismo, sfiducia in se stessi e nelle proprie capacità, stato di preoccupazione continua ed ingiustificata, sensazione di pericolo, sensazione di mente confusa, insonnia, reattività eccessiva al minimo stimolo.
*Sintomi fisici: crampi allo stomaco, disturbi intestinali, respiro affannoso, tremori, giramenti di testa, tensioni e dolori muscolari, voce tremula, rossore del viso, facile affaticabilità.
*Sintomi neurovegetativi: senso di soffocamento, fiato corto, palpitazioni ed aumento del battito cardiaco, aumento della pressione arteriosa, sudorazione, mani fredde o sudate, modificazioni salivari e bocca asciutta, vertigini, nausea, diarrea, senso di sbandamento, vampate di calore o di freddo improvvisi, bisogno di urinare spesso, etc.

L’ansia per sua natura è intensa e cresce rapidamente. L’ ansia ausa una diminuzione dei pensieri, della concentrazione e dell’attenzione, generando dei blocchi, impedendoci di pensare a come risolvere efficacemente le situazioni.
In realtà, non è un vero proprio blocco: quando siamo in uno stato ansioso, così come respiriamo più velocemente, pensiamo anche più velocemente; il fatto negativo è che ci focalizziamo solo sul problema, rivedendolo, rivisitandolo, cosicché l’unica via d’uscita che troviamo è la fuga.

Le persone ansiose sopravvalutano il potenziale dannoso e pericoloso degli eventi e sottovalutano la loro capacità di poterli fronteggiare e risolvere.

Dato che la persona ansiosa è portata a cercare una via d’uscita, ogni volta che in futuro sorgerà un nuovo attacco ansioso, la ricerca di quel comportamento di fuga che ha funzionato in passato sarà sempre più forte.

Non bisogna fare l’errore di sottovalutare i pensieri altamente distruttivi di una persona che soffre d’ ansia.

Tali pensieri possono aggravarsi e divenire disastrosi: pensieri di questo tipo accompagnano sempre una crisi d’ansia, fino a generare veri e propri attacchi di panico, avvertendo un presagio di conseguenze drammatiche, come un infarto, un ictus, addirittura la morte.

Fonte: http://www.iltuobenessere.com

Dieta ed esercizio fisico

24 maggio 2010

Quale esercizio fisico da associare alla dieta?

Come ben sappiamo i benefici dell’attività fisica sul nostro organismo sono molteplici: riduce le pressione arteriosa, riduce il colesterolo cattivo sanguigno, aumenta il colesterolo buono, riduce i trigliceridi e il tessuto adiposo viscerale e, molto importante, aumenta il tono muscolare e di conseguenza anche la spesa energetica basale.
Dieta esercizio fisico Costanza e regolarità sono le parole chiave per ottenere benefici dall’attività fisica. Tre ore di attività concentrate alla domenica sono meno efficaci delle stesse ore distribuite su più giorni della settimana.

Altro fattore importante è il piacere: il nostro esercizio deve essere divertente, non stressante. E magari anche vario, per indurre quelli che si annoiano facilmente a proseguire nell’intento.L’impegno a svolgere regolarmente esercizio fisico potrebbe apparire incompatibile con i ritmi e le abitudini di vita di molte persone. Non è facile ritagliare del tempo, ma con caparbietà ci si può riuscire. L’importante è non pretendere di svolgere esercizi al di fuori delle proprie possibilità fisiche.
Sicuramente il primo passo è diventare consapevoli dell’importanza che l’attività fisica riveste.
Possiamo poi individuare tre macro-categorie:

1. per chi ha poco tempo ma buona volontà: bisogna mettere in atto piccoli stratagemmi quotidiani per fare esercizio quasi inconsapevolmente. Tutto sta nell‘individuare i modi per incrementare l’uso dei muscoli. Piccoli accorgimenti potrebbero essere ad esempio: tutte le volte che si può prendere l’autobus al posto della macchina, o eventualmente andare a piedi. Chiediamoci sempre “Ma è così lontano che non posso andare a piedi?”. Se proprio non possiamo evitare di utilizzare l’auto, cerchiamo di parcheggiarla lontano dal posto in cui ci dobbiamo recare, in modo da camminare almeno 5 minuti. Invece se utilizziamo i mezzi pubblici, possiamo scendere una o due fermate prima della nostra. Inutile dire che sarebbe meglio fare le scale piuttosto che utilizzare l’ascensore. E se abitiamo al decimo piano, bhè, andiamo con l’ascensore fino all’ottavo. Fare i gradini non è forse un modo per fare lo step?!

2. per chi a molto tempo ma poca volontà: un metodo che può aiutare a vincere la pigrizia potrebbe essere quello di farsi seguire da qualcuno, quale un personal trainer, oppure fare dell’attività fisica con amici più motivati. Anche avere un cane può essere un ottimo incentivo per uscire a fare due passi!

3. per chi ha poco tempo e poca volontà: sono i casi più difficili, e come ogni difficoltà va vissuta come una sfida. Proviamo a “sfidare” noi stessi, magari proponendoci di provare a fare attività fisica per un periodo limitato. Le abitudini vanno cambiate pian piano. Soprattutto quelle più radicate.

Quindi, troviamo l’esercizio più adatto alle nostre capacità ed esigenze, e cerchiamo di svolgerlo con regolarità e costanza.

A cura della Dott.ssa Elisa Strona

Fonte: http://www.my-personaltrainer.it


La famiglia italiana

6 novembre 2009

Famiglia italianaLa struttura della famiglia degli ultimi trenta anni è molto diversa dal modello tradizionale della famiglia italiana. La famiglia moderna è composta dai genitori ed uno o due figli (raramente, almeno al Centro- e Nord-Italia, più di due), ed entrambi i genitori generalmente lavorano fuori casa.

La famiglia tradizionale, agricola e patriarcale, era invece molto numerosa e riuniva genitori, figli e nipoti sotto uno stesso tetto: era formata, insomma, da quelle che oggi sarebbero considerate più famiglie differenti. Gli uomini lavoravano, mentre le donne si occupavano della casa e dell’educazione dei figli.

La trasformazione della famiglia, causata dalla conversione dell’Italia da un paese prevalentemente agricolo ad uno industriale, non ha, tuttavia, ancora cancellato ogni traccia del vecchio modello. Ci sono ancora abitudini e modi di pensare che legano la famiglia del passato a quella del presente.

In primo luogo, a livello della vita quotidiana, le famiglie italiane si riuniscono sempre, per almeno un pasto al giorno, intorno allo stesso tavolo. La cena è un momento di dialogo tra genitori e figli, uno dei pochi nei quali tutti i membri della famiglia hanno la possibilità di stare insieme.

In secondo luogo, pur essendo una famiglia nucleare, non è raro che uno dei nonni paterni o materni, specialmente se è rimasto vedovo o vedova, viva in casa con uno dei figli. Anche se non in casa, in ogni modo, i nonni vivono generalmente nella stessa città di uno dei figli e sono oggetto delle cure dei familiari. Accade di rado, solo in caso di impossibilità pratica a fornir loro assistenza, che i figli chiedano il ricovero dei genitori anziani in istituti (le cosiddette “Case di riposo”).

Un ulteriore elemento che lega ancora la famiglia italiana di oggi a quella del passato è lo stretto legame affettivo che rimane tra i suoi membri, anche quando questi hanno formato nuovi nuclei familiari. Gli italiani sono, per esempio, sempre pronti ad aiutare i loro parenti, specie nel campo del lavoro o nelle difficoltà economiche.

E anche se vivono lontano i membri di uno stesso gruppo familiare cercano sempre di ritrovarsi tutti insieme in occasione delle feste religiose (Natale e Pasqua) o di quelle familiari (battesimi, prime comunioni, matrimoni).

Se confrontiamo, infine, la famiglia italiana con quella americana, emerge un’ultima caratteristica del modello italiano. E’ molto comune che i figli vivano con i propri genitori molto più a lungo che negli altri paesi occidentali, spesso fino ai trenta/trentacinque anni. Prima di sposarsi e di iniziare una nuova famiglia, infatti, è normale, per un giovane italiano, continuare a vivere nella stessa casa dei genitori e dipendere economicamente da loro (su questo tema vedi anche i giovani e il rapporto con la famiglia).

A differenza dei giovani americani, che anche quando vanno a scuola hanno spesso lavori stagionali, i giovani italiani che continuano gli studi dopo la scuola dell’obbligo, di solito, non lavorano né durante l’anno scolastico, né durante l’estate e continuano ad essere mantenuti dai genitori. Anche questo è un elemento della mentalità dei giovani e dele famiglie italiane che può stupire un americano. Ma non si tratta solo di un problema di mentalità: è anche vero che molti giovani non lavorano durante le vacanze perché in Italia è molto difficile trovare un lavoro stagionale.

Anche per quanto riguarda il lavoro che un giovane cerca una volta che ha finito gli studi, ci sono molte differenze tra la situazione di un italiano e quella di un americano. Dopo l’università una larga percentuale dei giovani rimane in attesa di un’occupazione per lungo tempo. Oltre ai problemi di un mercato del lavoro in recessione, infatti, i giovani devono fare i conti con problemi di mentalità. Per un italiano, infatti, il posto di lavoro deve essere stabile per essere davvero soddisfacente. Egli cerca nel lavoro per prima cosa la sicurezza che non dovrà né cambiare occupazione né trasferirsi in un’altra città. Se trova un’occupazione che gli garantisce questo tipo di stabilità, la preferisce anche ai possibili benefici economici di una carriera più elastica.

Fonte:http://www.italica.rai.it/principali/lingua/culture/famiglia.htm

Le dinamiche della vita di coppia

19 marzo 2009

couple_121La vita di coppia non è un qualcosa di già preconfezionato, ma esige una costruzione costante e paziente da parte di entrambi, sperimentandone la difficoltà e talvolta il fallimento.

Ogni relazione incomincia con un incontro. Un pò alla volta ci si rende conto che si sta bene insieme, che si prova interesse l’un l’altro e si è pronti a rivelare qualcosa di sè.

Tutto è cominciato con un incontro, uno sguardo, un sorriso, una parola. Dopo i primi momenti, si è fatta viva l’esperienza di stare bene insieme, si sono manifestate sempre più intensamente la trepidazione dell’attesa, la gioia dell’incontro , la bellezza di essere in due. Si sviluppa un sentimento di attrazione che rende felici, reciprocamente “diversi” dagli altri amici, per cui si desidera stare da soli, parlarsi comunicare, manifestare la propria predilezione anche con gesti che con altri non si farebbe.

E’ il momento dell’innamoramento: fenomeno indefinibile completamente, non traducibile in termini precisi, le parole possono esprimere solo gli effetti; diviene qualcosa di incontrollabile, spontaneo, può incanalare tutte le attività mentali. Lo scopo è quello di rompere il sistema chiuso della propria personalità individuale, abituando il soggetto a prendere decisioni, a progettare, a pensare e a sentire, tenendo presente l’altra personalità, con le sue aspirazioni, interessi, bisogni.

Progressivamente emerge una realtà nuova: il noi, la coppia. A mano a mano che ci si conosce meglio, è probabile che ci si partecipi l’un l’altro del proprio mondo interiore dei propri sentimenti, così che la vita di ogni giorno diventa sempre più ricca di significato.

E’ scelta gioiosa, entusiasmante, ma anche dura. E’ l’incontro di due storie diverse, di tanti anni vissuti separatamente. Ognuno ha i suoi interessi, le sue idee; di qui viene la ricchezza dell’incontro.

Ognuno deve rispettare la personalità dell’altro e aiutarlo a realizzare se stesso.

Il rapporto a due diviene così scelta di stare insieme, di camminare, di costruire una realtà nuova. Ed è l’amore: offrire la propria disponibilità a donarsi all’altro, con impegno di fedeltà reciproca. E’ il passaggio verso la stabilità, la quotidianità, all’amore come scelta di vita. Tutto questo passa attraverso alcuni momenti di crescita, in cui si è protesi alla conquista di alcune tappe. Il superamento delle proprie posizioni, dei propri modi di pensare, di agire, rappresenta il primo passo concreto per andare incontro all’altro.

Lo svincolo e l’autonomia dalla propria famiglia d’origine, dalle regole, dalle modalità e dalle consuetudini che vigono in essa, rappresenta un passo decisivo per il costituirsi ed il vivere la coppia.

Questo permetterà la definizione delle regole proprie della coppia: regole che potranno essere sia riconosciute e dichiarate da entrambi o quelle implicite, date per scontate ed assodate.

Sarà necessario che i due arrivino entrambi a definire e sperimentare le regole di base del loro rapporto, non lasciando nulla di intentato o all’improvvisazione.

Accanto alle regole si perverrà alla definizione dei rispettivi ruoli all’interno della coppia.

Il passo successivo è quello di costruire il proprio terreno comune: tutto ciò che definisce l’essere di coppia, tutto ciò che diviene patrimonio di entrambi, quindi i progetti, le aspirazioni, l’agire, le scelte che caratterizzano la coppia.

Nel costruire il proprio essere di coppia si dovrà tenere presente alcune dimensioni, che divengono parte fondante della coppia stessa:

- l’attenzione alla persona in quanto tale e prima di ogni altra cosa, quindi rispetto di sè e dell’altro, di ciò che egli è e non come lo vorrei, di ciò che è stato e di ciò che è;

- la stima di sè e dell’altro, avendo fiducia nelle proprie e nelle altrui potenzialità, accettandosi ed accettando tutto quello che costituisce il patrimonio personale di entrambi;

- il realismo della propria e dell’altrui possibilità, chiamando per nome i pregi ed i difetti;

- la trasparenza nel mostrarsi in verità, avendo il coraggio di comunicare all’altro i propri sentimenti profondi;

- la meraviglia dell’altro per come è, scoprendo ogni giorno il lato buono, gioendo e meravigliandoci di queste continue scoperte che rivitalizzano il rapporto;

-          la gratuità nel farsi dono continuo e costante all’altro, mostrando disponibilità ad un aiuto vero e disinteressato.

DOCUMENTAZIONE

Da Eric Fromm:

L’amore non è soltanto una relazione con una particolare persona: è un’attitudine, un orientamento di carattere che determina i rapporti di una persona col mondo, non verso un “oggetto” d’amore. Se una persona ama solo un’altra persona ed è indifferente nei confronti dei suoi simili, il suo non è amore, ma un attaccamento simbiotico, o un egoismo portato all’eccesso. Eppure la maggior parte della gente crede che l’amore sia costituito dall’oggetto, non dalla facoltà di amare. Infatti essi credono perfino che sia prova della loro intensità del loro amore il fatto di non amare nessuno tranne la persona “amata”.

Poichè non si vede che l’amore è un’attività, un potere dell’anima, si ritiene che basti trovare l’oggetto necessario e che, dopo ciò,”tutto vada da sè”. Questa teoria può essere paragonata a quella dell’uomo che vuole dipingere ma che, anziché imparare l’arte sostiene che deve solo aspettare l’oggetto adatto, e che dipingerà meravigliosamente non appena lo avrà trovato.

Se io amassi veramente una persona, io amerei il mondo, amerei la vita. Se posso dire ad un altro”Ti amo”, devo essere -in grado di dire”Amo tutti in te, amo il mondo attraverso di te, amo in te anche me stesso”.

Dott. Argentino Cagnin

Fonte: http://www.novapsiche.it/artdicop.html

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