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	<title>Sto Bene Con Tutti &#187; difficoltà</title>
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		<title>Cos’è l&#8217;ansia</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 05:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[>>> STARE BENE CON GLI ALTRI]]></category>
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		<description><![CDATA[Spesso si manifesta con una palpitazione, una forte sudorazione oppure una sensazione di “fiato corto”. L&#8217; ansia Aumenta improvvisamente, portandoci a pensieri di eccessiva preoccupazione per il futuro, paura di non poter o non saper fronteggiare i problemi e la vita di tutti i giorni, come le responsabilità sul lavoro e nella famiglia. Alcune volte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/06/Cosè-lansia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3344" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Cos'è l'ansia" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/06/Cosè-lansia-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a>Spesso<strong> si manifesta con una palpitazione, una forte sudorazione oppure una sensazione di “fiato corto”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217; <strong>ansia Aumenta improvvisamente</strong>, portandoci a pensieri di eccessiva preoccupazione per il futuro, paura di non poter o non saper fronteggiare i problemi e la vita di tutti i giorni, come le responsabilità sul lavoro e nella famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune volte mandiamo dei segnali alle persone che ci stanno attorno, comportandoci in modo diverso ed insolito: muovendoci più in fretta, rosicchiandoci le unghie, fumando eccessivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dimentichiamoci che<strong> il nostro corpo registra tutto, ricorda tutto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quando è il momento, fa lampeggiare un segnale sottoforma di dolore, di un disturbo, di una contrazione muscolare, per manifestare il problema dell&#8217; ansia. Non basta correre in palestra sfinendosi di esercizi per scaricare la tensione, oppure prendere qualche pillola sperando che tutto passi.<br />
Prima o poi il corpo rimanderà nuovamente il segnale, costringendoci ad ascoltarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ansia è la risposta corporea a un disagio della mente, è un’emozione, una sensazione di apprensione molto spiacevole, di paura, di minaccia alla nostra integrità psico-fisica, spesso accompagnata da modificazioni somatiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Esiste anche un grado d’ansia “normale”, ovvero una risposta naturale dell’organismo a situazioni di stress o pericolo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ quando questa risposta diventa <strong>eccessiva</strong> che l’ansia può divenire un grave problema, da non sottovalutare.<br />
Un minimo di stato ansioso è incentivante per le nostre attività, ci permette di “rendere di più”, per esempio ci stimola a studiare di più in vista di un esame.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ansia “normale” è lieve e dura poco ed è proporzionata rispetto alla <strong>difficoltà </strong>che abbiamo di fronte: non diventa mai un ostacolo all’attività ma ci rende più pronti, attenti, efficienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Diventa un problema quando l&#8217; ansia diventa molto intensa e sgradevole, si presenta costantemente e continuativamente, per periodi sempre più lunghi, iniziando a <strong>compromettere le nostre attività</strong> di tutti i giorni, come quelle lavorative ed i rapporti con colleghi e familiari.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando l’ansia smette di essere uno stimolo e diviene un vero e proprio <strong>disturbo</strong>, si parla di <strong>ansia patologica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Schematicamente, le due tipologie di ansia (normale e patologica), si manifestano così:</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Ansia normale</span></h3>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">* intensità normale e proporzionata rispetto alla difficoltà da fronteggiare<br />
* durata breve e limitata nel tempo<br />
* assenza di sensazione di sgradevolezza o di sofferenza<br />
* aumenta l’efficacia ed il rendimento delle nostre attività, non compromette quelle lavorative, né il rapporto con le altre persone.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Ansia patologica</span></h3>
<p style="text-align: justify;">*intensità eccessiva rispetto alla difficoltà da fronteggiare<br />
*durata costante, ripetitiva e protratta nel tempo<br />
*sensazione di disagio e di sofferenza<br />
*ridotte capacità di concentrazione, memoria, efficienza personale<br />
*difficoltà nei rapporti sociali.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">L’ansia, come ogni sintomo di malattia, può avere diverse cause.</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Il fenomeno dell’ansia è molto complesso poiché trae le sue origini da fatti individuali, familiari, genetici ed in via generale, agli eventi della vita.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">L’ansia ha essenzialmente tre aspetti:</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>uno fisico, uno psichico, ed uno neurovegetativo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*<strong>Sintomi psichici</strong>: sensazione di apprensione, paura, terrore, inquietudine, irritabilità, difficoltà di concentrazione e d’attenzione, pessimismo, sfiducia in se stessi e nelle proprie capacità, stato di preoccupazione continua ed ingiustificata, sensazione di pericolo, sensazione di mente confusa, insonnia, reattività eccessiva al minimo stimolo.<br />
*<strong>Sintomi fisici</strong>: crampi allo stomaco, disturbi intestinali, respiro affannoso, tremori, giramenti di testa, tensioni e dolori muscolari, voce tremula, rossore del viso, facile affaticabilità.<br />
*<strong>Sintomi neurovegetativi</strong>: senso di soffocamento, fiato corto, palpitazioni ed aumento del battito cardiaco, aumento della pressione arteriosa, sudorazione, mani fredde o sudate, modificazioni salivari e bocca asciutta, vertigini, nausea, diarrea, senso di sbandamento, vampate di calore o di freddo improvvisi, bisogno di urinare spesso, etc.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ansia per sua natura è intensa e cresce rapidamente.</strong> L&#8217; ansia ausa una diminuzione dei pensieri, della concentrazione e dell’attenzione, generando dei blocchi, impedendoci di pensare a come risolvere efficacemente le situazioni.<br />
In realtà, non è un vero proprio blocco: quando siamo in uno stato ansioso, così come respiriamo più velocemente, pensiamo anche più velocemente; il fatto negativo è che ci focalizziamo solo sul problema, rivedendolo, rivisitandolo, cosicché l’unica via d’uscita che troviamo è la <strong>fuga</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le persone ansiose sopravvalutano il potenziale dannoso e pericoloso degli eventi e sottovalutano la loro capacità di poterli fronteggiare e risolvere.</p>
<p style="text-align: justify;">Dato che la persona ansiosa è portata a cercare una via d’uscita, ogni volta che in futuro sorgerà un nuovo attacco ansioso, la ricerca di quel comportamento di fuga che ha funzionato in passato sarà sempre più forte.</p>
<p style="text-align: justify;">Non bisogna fare l’errore di sottovalutare i pensieri altamente distruttivi di una persona che soffre d&#8217; ansia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tali <strong>pensieri possono aggravarsi e divenire disastrosi</strong>: pensieri di questo tipo accompagnano sempre una crisi d’ansia, fino a generare veri e propri <strong>attacchi di panico</strong>, avvertendo un presagio di conseguenze drammatiche, come un infarto, un ictus, addirittura la morte.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Cos'è l'ansia" href="http://www.iltuobenessere.com" target="_blank">http://www.iltuobenessere.com</a></p>
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		<title>Dieta ed esercizio fisico</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 05:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quale esercizio fisico da associare alla dieta? Come ben sappiamo i benefici dell&#8217;attività fisica sul nostro organismo sono molteplici: riduce le pressione arteriosa, riduce il colesterolo cattivo sanguigno, aumenta il colesterolo buono, riduce i trigliceridi e il tessuto adiposo viscerale e, molto importante, aumenta il tono muscolare e di conseguenza anche la spesa energetica basale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/06/Dieta-ed-esercizio-fisico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3401" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Dieta ed esercizio fisico" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/06/Dieta-ed-esercizio-fisico-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Quale esercizio fisico da associare alla dieta?</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Come ben sappiamo i<strong> benefici dell&#8217;attività fisica</strong> sul nostro organismo sono molteplici: riduce le pressione arteriosa, riduce il colesterolo cattivo sanguigno, aumenta il colesterolo buono, riduce i trigliceridi e il tessuto adiposo viscerale e, molto importante, aumenta il tono muscolare e di conseguenza anche la spesa energetica basale.<br />
<strong>Dieta esercizio fisico</strong> Costanza e regolarità sono le parole chiave per ottenere benefici dall&#8217;attività fisica. Tre ore di attività concentrate alla domenica sono meno efficaci delle stesse ore distribuite su più giorni della settimana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Altro fattore importante è il piacere</strong>: il nostro esercizio deve essere divertente, non stressante. E magari anche vario, per indurre quelli che si annoiano facilmente a proseguire nell&#8217;intento.L&#8217;impegno a svolgere regolarmente esercizio fisico potrebbe apparire incompatibile con i ritmi e le abitudini di vita di molte persone. Non è facile ritagliare del tempo, ma con caparbietà ci si può riuscire. L&#8217;importante è non pretendere di svolgere esercizi al di fuori delle proprie possibilità fisiche.<br />
Sicuramente il primo passo è diventare consapevoli dell&#8217;importanza che l&#8217;attività fisica riveste.<br />
<strong>Possiamo poi individuare tre macro-categorie:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1.<strong> per chi ha poco tempo ma buona volontà</strong>: bisogna mettere in atto piccoli stratagemmi quotidiani per fare esercizio quasi inconsapevolmente. Tutto sta nell<strong>&#8216;individuare i modi per incrementare l&#8217;uso dei muscoli.</strong> Piccoli accorgimenti potrebbero essere ad esempio: tutte le volte che si può prendere l&#8217;autobus al posto della macchina, o eventualmente andare a piedi. Chiediamoci sempre “Ma è così lontano che non posso andare a piedi?”. Se proprio non possiamo evitare di utilizzare l&#8217;auto, cerchiamo di parcheggiarla lontano dal posto in cui ci dobbiamo recare, in modo da camminare almeno 5 minuti. Invece se utilizziamo i mezzi pubblici, possiamo scendere una o due fermate prima della nostra. Inutile dire che sarebbe meglio fare le scale piuttosto che utilizzare l&#8217;ascensore. E se abitiamo al decimo piano, bhè, andiamo con l&#8217;ascensore fino all&#8217;ottavo. Fare i gradini non è forse un modo per fare lo step?!</p>
<p style="text-align: justify;">2.<strong> per chi a molto tempo ma poca volontà:</strong> un metodo che può aiutare a vincere la pigrizia potrebbe essere quello di farsi seguire da qualcuno, quale un personal trainer, oppure fare dell&#8217;attività fisica con amici più motivati. Anche avere un cane può essere un ottimo incentivo per uscire a fare due passi!</p>
<p style="text-align: justify;">3.<strong> per chi ha poco tempo e poca volontà:</strong> sono i casi più difficili, e come ogni <strong>difficoltà</strong> va vissuta come una sfida. Proviamo a “sfidare” noi stessi, magari proponendoci di provare a fare attività fisica per un periodo limitato. Le abitudini vanno cambiate pian piano. Soprattutto quelle più radicate.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, <strong>troviamo l&#8217;esercizio più adatto alle nostre capacità ed esigenze</strong>, e cerchiamo di svolgerlo con regolarità e costanza.</p>
<p style="text-align: justify;">A cura della <strong>Dott.ssa Elisa Strona</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Dieta ed esercizio fisico" href="http://www.my-personaltrainer.it" target="_blank">http://www.my-personaltrainer.it</a></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>La famiglia italiana</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 05:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<category><![CDATA[- Famiglia - Figli - Genitori]]></category>
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		<description><![CDATA[La struttura della famiglia degli ultimi trenta anni è molto diversa dal modello tradizionale della famiglia italiana. La famiglia moderna è composta dai genitori ed uno o due figli (raramente, almeno al Centro- e Nord-Italia, più di due), ed entrambi i genitori generalmente lavorano fuori casa. La famiglia tradizionale, agricola e patriarcale, era invece molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2555" style="margin: 10px; border: 0px;" title="Famiglia italiana" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/10/Famiglia-italiana-300x258.jpg" alt="Famiglia italiana" width="300" height="258" />La struttura della <strong>famiglia</strong> degli ultimi trenta anni è molto diversa dal modello <strong>tradizionale</strong> della famiglia italiana. La famiglia moderna è composta dai <strong>genitori</strong> ed uno o due <strong>figli</strong> (raramente, almeno al Centro- e Nord-Italia, più di due), ed entrambi i genitori generalmente lavorano fuori casa.</p>
<p style="text-align: justify;">La famiglia tradizionale, agricola e patriarcale, era invece molto numerosa e riuniva genitori, figli e nipoti sotto uno stesso tetto: era formata, insomma, da quelle che oggi sarebbero considerate più famiglie differenti. Gli uomini lavoravano, mentre le donne si occupavano della casa e dell&#8217;<strong>educazione</strong> dei figli.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>trasformazione</strong> della famiglia, causata dalla <strong>conversione</strong> dell&#8217;Italia da un paese prevalentemente agricolo ad uno industriale, non ha, tuttavia, ancora cancellato ogni traccia del vecchio modello. Ci sono ancora <strong>abitudini</strong> e modi di pensare che legano la famiglia del passato a quella del presente.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo, a livello della vita quotidiana, le famiglie italiane si riuniscono sempre, per almeno un pasto al giorno, intorno allo stesso tavolo. La cena è un momento di <strong>dialogo</strong> tra genitori e figli, uno dei pochi nei quali tutti i membri della famiglia hanno la <strong>possibilità</strong> di stare insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, pur essendo una famiglia nucleare, non è raro che uno dei nonni paterni o materni, specialmente se è rimasto vedovo o vedova, viva in casa con uno dei figli. Anche se non in casa, in ogni modo, i nonni vivono generalmente nella stessa città di uno dei figli e sono oggetto delle cure dei familiari. Accade di rado, solo in caso di impossibilità pratica a fornir loro assistenza, che i figli chiedano il ricovero dei <strong>genitori</strong> anziani in istituti (le cosiddette &#8220;Case di riposo&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">Un ulteriore elemento che lega ancora la famiglia italiana di oggi a quella del passato è lo stretto legame <strong>affettivo</strong> che rimane tra i suoi membri, anche quando questi hanno formato nuovi nuclei familiari. Gli italiani sono, per esempio, sempre pronti ad aiutare i loro parenti, specie nel campo del lavoro o nelle <strong>difficoltà</strong> economiche.</p>
<p style="text-align: justify;">E anche se vivono lontano i membri di uno stesso gruppo familiare cercano sempre di ritrovarsi tutti insieme in occasione delle feste religiose (Natale e Pasqua) o di quelle familiari (battesimi, prime comunioni, matrimoni).</p>
<p style="text-align: justify;">Se confrontiamo, infine, la famiglia italiana con quella americana, emerge un&#8217;ultima caratteristica del <strong>modello</strong> italiano. E&#8217; molto comune che i figli vivano con i propri genitori molto più a lungo che negli altri paesi occidentali, spesso fino ai trenta/trentacinque anni. Prima di sposarsi e di iniziare una nuova famiglia, infatti, è normale, per un giovane italiano, continuare a <strong>vivere</strong> nella stessa casa dei genitori e dipendere economicamente da loro (su questo tema vedi anche i giovani e il rapporto con la famiglia).</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza dei giovani americani, che anche quando vanno a scuola hanno spesso lavori stagionali, i <strong>giovani</strong> italiani che continuano gli studi dopo la scuola dell&#8217;obbligo, di solito, non lavorano né durante l&#8217;anno scolastico, né durante l&#8217;estate e continuano ad essere mantenuti dai genitori. Anche questo è un elemento della <strong>mentalità</strong> dei giovani e dele famiglie italiane che può stupire un americano. Ma non si tratta solo di un problema di mentalità: è anche vero che molti giovani non lavorano durante le vacanze perché in Italia è molto difficile trovare un lavoro stagionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche per quanto riguarda il lavoro che un giovane cerca una volta che ha finito gli studi, ci sono molte <strong>differenze</strong> tra la situazione di un italiano e quella di un americano. Dopo l&#8217;università una larga percentuale dei giovani rimane in attesa di un&#8217;<strong>occupazione</strong> per lungo tempo. Oltre ai problemi di un mercato del lavoro in recessione, infatti, i giovani devono fare i conti con problemi di mentalità. Per un italiano, infatti, il posto di lavoro deve essere stabile per essere davvero soddisfacente. Egli cerca nel lavoro per prima cosa la sicurezza che non dovrà né cambiare <strong>occupazione</strong> né trasferirsi in un&#8217;altra città. Se trova un&#8217;occupazione che gli garantisce questo tipo di stabilità, la preferisce anche ai possibili <strong>benefici</strong> economici di una carriera più elastica.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span><a title="La famiglia italiana" href="http://">http://www.italica.rai.it/principali/lingua/culture/famiglia.htm</a></p>
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		<title>Relazioni virtuali e sofferenza reale</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2009/10/22/relazioni-virtuali-e-sofferenza-reale/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 05:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<category><![CDATA[- Relazioni di coppia]]></category>
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		<description><![CDATA[La solitudine nel web è molto diffusa. Diverse persone hanno trovato un modo per ovviare al problema dell’essere soli, “creando” un rapporto virtuale sul quale hanno riversato le aspettative e tutti i sentimenti di un rapporto vero e proprio, con un unico problema, la persona è all’altro capo di un filo o di un video. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2474" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="amore in chat" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/10/amore-in-chat-300x199.jpg" alt="relazioni virtuali sofferenza reale" width="300" height="199" /></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>solitudine</strong> nel web è molto <strong>diffusa</strong>. Diverse <strong>persone</strong> hanno trovato un modo per ovviare al problema dell’essere soli, “<strong>creando</strong>” un <strong>rapporto virtuale</strong> sul quale hanno riversato le <strong>aspettative</strong> e tutti i <strong>sentimenti </strong>di un <strong>rapporto</strong> vero e proprio, con un unico <strong>problema</strong>, la persona è all’altro capo di un filo o di un video.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è un problema diffusissimo purtroppo e fa sì che si creino <strong>sofferenze</strong> che di <strong>virtuale</strong> hanno poco.<br />
Tuttavia in questi casi si è creato un rapporto che non è sano, in quanto è basato sull’idealizzare la persona che sta parlando o scrivendo con te, senza conoscerla veramente.<br />
La persona può essere <strong>sincera</strong> o meno, può essere quella che dice di essere o meno e tu non lo saprai mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ci si dispone ad avere un <strong>rapporto</strong> via <strong>web</strong>, si dà al <strong>compagno</strong>/a il meglio di sé, a volte soprattutto se si vuole creare un’<strong>amicizia</strong> ci si scambiano <strong>affinità</strong>, <strong>gusti comuni</strong>, <strong>interessi</strong>, a volte solo una <strong>conoscenza</strong> più superficiale. Ma, quando c’è di mezzo la <strong>solitudine</strong> scatta l’<strong>illusione</strong> e scattano le <strong>aspettative</strong>. Ci si aspetta che conoscendosi a fondo un po’ di più, giorno dopo giorno ci si<strong> innamori</strong>, ci si possa vedere, si possa creare una <strong>coppia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in fondo se ne ha paura, si ha paura di confrontarsi con la realtà, con la <strong>difficoltà</strong> o con l’<strong>amore reale</strong>. Così come quando si instaura una relazione a distanza, quando ci si incontra è sempre tutto bello. Infatti quando ci si incontra via mail o chat o telefono o microfono o web cam si cerca di dare all’altro il <strong>meglio di sé</strong>, insieme ad un po’ di quotidiano.<br />
Ma affrontare una<strong> vita in comune</strong>, è un’altra cosa e questo fa paura.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è chi lavora tanto e non ha tempo di <strong>relazionarsi</strong> socialmente uscendo con <strong>amici</strong>, c’è chi ha un <strong>matrimonio </strong>non felice, c’è chi ha un <strong>fidanzamento </strong>o una <strong>convivenza</strong> non felice. C’è chi da troppi anni vive solo/a. C’è chi è <strong>introverso</strong>, c’è chi è <strong>timido</strong>, c’è chi però pur non essendo introverso o timido ha “<strong>paura</strong>” di affrontare un rapporto perché richiederebbe <strong>impegno</strong>, dedizione, <strong>attenzione</strong> e anche sacrificio e dono di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi casi si instaurano rapporti che sono “surrogati” di ciò che ci manca, ma in un certo qual senso sono <strong>pericolosi</strong>, sia per chi li vuole, ma anche per l’altro. Dietro l’<strong>abitudine</strong>, si cela l’<strong>attaccamento</strong>, e dietro l’attaccamento si cela la <strong>gelosia</strong>, l’<strong>esclusività</strong> ecc. Cose di cui abbiamo parlato.</p>
<p style="text-align: justify;">Un rapporto di “<strong>amore virtuale</strong>”, intendo tra persone che &#8211; come mi hai detto &#8211; da tre anni si sentono, si scrivono, ma non si sono mai <strong>incontrate</strong> è un surrogato dell’<strong>affetto</strong>, della <strong>tenerezza</strong> e impedisce all’<strong>amore reale</strong>, tangibile, di arrivare, perché la mente e in certi casi anche il cuore è<strong> impegnato</strong> in qualcosa che di fatto non esiste.</p>
<p style="text-align: justify;">Le due <strong>persone</strong> non sanno se l’<strong>odore</strong> dei loro <strong>corpi</strong> sarà compatibile, se il <strong>bacio</strong> farebbe loro <strong>piacere</strong> o ribrezzo, se i loro volti si piacerebbero. Non sanno quali sono le abitudini di vita di giorno e di notte e non sanno nulla l’uno dell’altro. Ma idealizzano attraverso ciò che scrivono un “<strong>essere ideale</strong>” che riempie le loro <strong>fantasie</strong> e fa loro credere di non essere sole, creando di fatto una solitudine e un <strong>vuoto</strong> sempre più grandi.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi ho chiesto di iniziare questi colloqui e di metterli in Internet perché voi non sapete quante sono le <strong>situazioni </strong>di <strong>disperazione</strong> come questa che si sono<strong> create</strong>, non sapete quanti suicidi ci sono stati per <strong>amori creduti reali</strong>. C’è parecchia <strong>energia negativa</strong> perché le <strong>persone</strong> pensano di star bene perché ascoltano la voce di qualcuno o leggono ogni giorno mail o chattano e si sentono appagate di un <strong>rapporto</strong> che non esiste.</p>
<p style="text-align: justify;">Potete dire a questa persona che inizi il suo <strong>risveglio</strong>, che esca da questa dipendenza e anche dalla dipendenza in generale di Internet, lei si sta impedendo di vivere una vita reale dove <strong>incontrare </strong>persone tangibili e dove creare una coppia.<br />
Sta continuando a proseguire un <strong>sogno</strong> che peraltro è solo nella sua testa. Quest’uomo ha giocato per un po’, poi è rientrato in se stesso. E’ dispiaciuto di vederla star male, ma niente di più.<br />
La dipendenza da questo genere di rapporti che non sono né conoscenza né amicizia non è positiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono diversi modi per <strong>incontrare persone</strong>, possono anche incontrarsi via Internet, ma proseguire un surrogato di rapporto non fa bene a nessuno.<br />
Lei però non ha abbastanza fiducia in se stessa per credere di poter instaurare un rapporto e, tra le occasioni che potrebbe avere, sceglie i rapporti dove non c’è futuro.<br />
Perché?</p>
<p>Come ho detto, Internet è un grande strumento e può dare molto per la <strong>crescita spirituale</strong> e <strong>personale</strong> di molte persone, vista la <strong>diffusione</strong> immediata che possono avere tutti gli <strong>strumenti</strong> collegati al web.<br />
Ma uno strumento virtuale non può essere il sostituto di un incontro di coppia reale. Qui sta l’errore che si sta commettendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>paura</strong> di affrontare il peso, o la difficoltà di un rapporto reale oramai sempre più persone si “chiudono” alla vita restando appagate da un rapporto solo virtuale.<br />
Fino a che si tratta di conoscersi o fare amicizia o scambiarsi <strong>conoscenza</strong> o <strong>insegnamento</strong> o <strong>esperienze</strong>, può anche andar bene, ma l’uomo e la donna sono stati creati per incontrarsi, amarsi, procreare, creare una famiglia, vivere insieme. Sia esso un rapporto karmico o un rapporto di Anime Gemelle, così è stato voluto che fosse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se il creatore avesse voluto che ci incontrassimo nell’etere, ci avrebbe lasciati spiriti.</strong><br />
La<strong> paura</strong> che chiude il<strong> cuore</strong>, e offusca la<strong> mente,</strong> sta invadendo il mondo. Quando si sta bene, quando come o detto i bisogni primari sono soddisfatti, si ha paura di<strong> soffrire</strong>, non si è abituati in questo mondo a lottare, a soffrire e a volte basta anche una sola esperienza negativa per farci chiudere in noi stessi.<br />
E’ in questi casi e in molti altri molto simili che si ricorre al web, agli incontri virtuali, e dove più c’è <strong>solitudine,</strong> più si creano<strong> illusioni</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché questo terreno è <strong>pericoloso</strong>.<br />
Sia perché <strong>illudendosi</strong> di avere compagnia, amicizia, <strong>conoscenze in web</strong> e avendole sempre a portata di mano, non si esce più e si evita di <strong>incontrare</strong> persone reali e quindi di fare scambi anche nella vita reale. Sia perché con questi strumenti è facile crearsi <strong>personalità</strong> doppie. Ci sono tante persone che dicono di essere ciò che non sono, Ci sono donne che in realtà sono uomini e viceversa. Ci sono<strong> situazioni</strong> completamente <strong>inventate</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono<strong> solitudini</strong> che pur di non restare soli si creano un <strong>carattere</strong>, una dedizione o un’<strong>accettazione </strong>che nella vita reale non hanno. Così come ci sono persone che tirano fuori tutta la loro sgradevolezza o volgarità perché sono nascoste da un vetro.</p>
<p>I <strong>pericoli</strong> nel web sono molti e di vario genere.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>- l’illusione</strong></span>: un tempo i maestri indiani parlavano di <strong>maya</strong>. Illusione che quanto vedi/senti/dici/scrivi sia vero;<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>- la sostituzione</strong></span>: pensare di <strong>sostituire</strong> un <strong>rapporto</strong> reale di coppia o di<strong> amicizia</strong> con uno virtuale è una eresia;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>- la falsità</strong></span>: la menzogna regna sovrana. Molti di più di quanto pensate si fanno passare per chi non sono, mentre chi li frequenta in web per anni si illude di aver parlato con una persona, in realtà ha parlato con un <strong>essere immaginario;</strong>- la perversione/la depravazione: qui ci vorrebbe un capitolo a parte;<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>- la rottura dei matrimoni</strong></span>: i rapporti virtuali hanno facilitato e stanno facilitando la rottura di matrimoni e l’incremento della solitudine;<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">- l’incremento della solitudine</span></strong>: illudendosi di avere conoscenze o amici o addirittura un partner, quando poi ci si accorge che non è vero, si rimane ancora più soli;<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>- i suicidi</strong></span>: tra le relazioni che si creano e che finiscono nel nulla (un blog che chiude, un contatto in chat che sparisce, un account che viene chiuso), si incrementa la solitudine, come dicevo, e nasce la disperazione, la depressione e i suicidi stanno aumentando;</p>
<p><strong>Di contro ci sono diversi fattori positivi:</strong><br />
- si raggiungono milioni di persone in pochi secondi per trasmettere <strong>notizie</strong>, <strong>insegnamenti</strong>, <strong>positività</strong>;<br />
- chi momentaneamente ha voglia di<strong> conoscere</strong> persone può farlo in maniera facile;<br />
- chi vuole comprare/vendere può farlo <strong>velocemente</strong> (anche se così si perde il gusto del vedere, toccare, scegliere anche con altri sensi).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte</strong></em></span>: <a href="http://jezael.splinder.com/post/8878698/" target="_blank">http://jezael.splinder.com/post/8878698/</a></p>
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		<title>L’amicizia al femminile</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 11:59:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Relazioni Sociali e Amicizia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1657" style="margin: 10px;" title="female-friends1" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/05/female-friends1-300x201.jpg" alt="female-friends1" width="300" height="201" />L&#8217;attrazione esercitata fra persone dello stesso sesso è un passaggio obbligato nell&#8217;adolescenza, laddove l&#8217;amicizia e&#8217; intessuta di un legame sentimentale molto stretto: si tratta di un periodo di omosessualità assolutamente normale. Questa prima forma di amore viene ben presto soppiantata dall&#8217;amore per un rappresentante di sesso opposto ma l&#8217;amore per gli amici assumerà comunque una grande importanza nell&#8217;esperienza sentimentale di ogni individuo.</p>
<p style="text-align: justify;">In epoche precedenti la tendenza degli uomini a ricercare amici ha avuto una notevole importanza. Basta pensare al tempo della Polis, le Città Stato in cui l&#8217;amore di uomini per i giovani venne esaltato molto di più rispetto all&#8217;amore per le fanciulle.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai tempi della cavalleria, in cui gli uomini si riunivano in compagnie di cavalieri ( i Cavalieri delle tavola Rotonda, I Cavalieri dei Templari), ogni giovane aspirava a divenire paggio e poi scudiero di qualche famoso cavaliere. L&#8217;amicizia fra uomini caratteristica di quel tempo appariva come la strategia vincente per arrivare a obiettivi comuni ed è diventata espressione di una nuova solidarietà di sesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le donne, lo sviluppo del sentimento amicale e della solidarietà di sesso come fenomeno collettivo e culturale si è manifestata in modo più tardivo e solo nel momento in cui è venuta meno l&#8217;esigenza di occuparsi esclusivamente degli uomini.  Attualmente, infatti, per una donna la formazione della coppia e il matrimonio non rappresentano più la loro unica carriera. E non sono solo le donne deboli, stupide o meno attraenti bensì le più intraprendenti e vitali, ricche di spirito di iniziativa le donne in cui l&#8217;amicizia ha finito per assumere un&#8217;importanza senza precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Generalmente i rapporti che si stabiliscono fra queste donne sono basati sull&#8217;affezione e sull&#8217;attrazione di una personalità sull&#8217;altra, su obiettivi e interessi comuni e possono essere molto più liberi psicologicamente e materialmente rispetto alle relazioni che si vengono a creare fra un uomo e una donna. Spesso, infatti, le relazioni fra una donna e un uomo implicano una dipendenza finanziaria, comportano legami, contratti  e sottostanno a numerose convenzioni sociali, mentre nel rapporto amicale tutto questo non accade&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Questo accordo psicologico e umano è, però, molto delicato. Affinché duri, è necessario salvaguardarlo dagli effetti distruttivi delle dinamiche inconsce che, inevitabilmente si producono. Le difficoltà che maggiormente si presentano nei rapporti di amicizia sono rappresentate dal sentimento di rivalità oppure dalla eccessiva identificazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La tendenza all&#8217;identificazione che accompagna la vita delle coppie, in questo caso, diventa molto più forte in quanto anche l&#8217;ambiente esterno tenderà a considerare le due amiche come &#8220;inseparabili&#8221; e, in questo senso, nessuna delle due avrà nuovi spunti da portare all&#8217;altra.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo due cose distinte, infatti, possono entrare in relazione. Se due cose sono identiche non possono aver rapporti tra di loro: esse confluiscono in un&#8217;unità priva di energia e di interesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: http://www.willypasini.it/articoli.php?arid=556&amp;ctid=1</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Le dinamiche della vita di coppia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 16:25:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Relazioni di coppia]]></category>
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		<description><![CDATA[La vita di coppia non è un qualcosa di già preconfezionato, ma esige una costruzione costante e paziente da parte di entrambi, sperimentandone la difficoltà e talvolta il fallimento. Ogni relazione incomincia con un incontro. Un pò alla volta ci si rende conto che si sta bene insieme, che si prova interesse l&#8217;un l&#8217;altro e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1151" style="margin: 10px;" title="couple_121" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/couple_121-300x197.jpg" alt="couple_121" width="300" height="197" />La vita di coppia non è un qualcosa di già preconfezionato, ma esige una costruzione costante e paziente da parte di entrambi, sperimentandone la difficoltà e talvolta il fallimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni relazione incomincia con un incontro. Un pò alla volta ci si rende conto che si sta bene insieme, che si prova interesse l&#8217;un l&#8217;altro e si è pronti a rivelare qualcosa di sè.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto è cominciato con un incontro, uno sguardo, un sorriso, una parola. Dopo i primi momenti, si è fatta viva l&#8217;esperienza di stare bene insieme, si sono manifestate sempre più intensamente la trepidazione dell&#8217;attesa, la gioia dell&#8217;incontro , la bellezza di essere in due. Si sviluppa un sentimento di attrazione che rende felici, reciprocamente &#8220;diversi&#8221; dagli altri amici, per cui si desidera stare da soli, parlarsi comunicare, manifestare la propria predilezione anche con gesti che con altri non si farebbe.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; il momento dell&#8217;innamoramento: fenomeno indefinibile completamente, non traducibile in termini precisi, le parole possono esprimere solo gli effetti; diviene qualcosa di incontrollabile, spontaneo, può incanalare tutte le attività mentali. Lo scopo è quello di rompere il sistema chiuso della propria personalità individuale, abituando il soggetto a prendere decisioni, a progettare, a pensare e a sentire, tenendo presente l&#8217;altra personalità, con le sue aspirazioni, interessi, bisogni.</p>
<p style="text-align: justify;">Progressivamente emerge una realtà nuova: il noi, la coppia. A mano a mano che ci si conosce meglio, è probabile che ci si partecipi l&#8217;un l&#8217;altro del proprio mondo interiore dei propri sentimenti, così che la vita di ogni giorno diventa sempre più ricca di significato.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; scelta gioiosa, entusiasmante, ma anche dura. E&#8217; l&#8217;incontro di due storie diverse, di tanti anni vissuti separatamente. Ognuno ha i suoi interessi, le sue idee; di qui viene la ricchezza dell&#8217;incontro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno deve rispettare la personalità dell&#8217;altro e aiutarlo a realizzare se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto a due diviene così scelta di stare insieme, di camminare, di costruire una realtà nuova. Ed è l&#8217;amore: offrire la propria disponibilità a donarsi all&#8217;altro, con impegno di fedeltà reciproca. E&#8217; il passaggio verso la stabilità, la quotidianità, all&#8217;amore come scelta di vita. Tutto questo passa attraverso alcuni momenti di crescita, in cui si è protesi alla conquista di alcune tappe. Il superamento delle proprie posizioni, dei propri modi di pensare, di agire, rappresenta il primo passo concreto per andare incontro all&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo svincolo e l&#8217;autonomia dalla propria famiglia d&#8217;origine, dalle regole, dalle modalità e dalle consuetudini che vigono in essa, rappresenta un passo decisivo per il costituirsi ed il vivere la coppia.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo permetterà la definizione delle regole proprie della coppia: regole che potranno essere sia riconosciute e dichiarate da entrambi o quelle implicite, date per scontate ed assodate.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà necessario che i due arrivino entrambi a definire e sperimentare le regole di base del loro rapporto, non lasciando nulla di intentato o all&#8217;improvvisazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Accanto alle regole si perverrà alla definizione dei rispettivi ruoli all&#8217;interno della coppia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il passo successivo è quello di costruire il proprio terreno comune: tutto ciò che definisce l&#8217;essere di coppia, tutto ciò che diviene patrimonio di entrambi, quindi i progetti, le aspirazioni, l&#8217;agire, le scelte che caratterizzano la coppia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel costruire il proprio essere di coppia si dovrà tenere presente alcune dimensioni, che divengono parte fondante della coppia stessa:</p>
<p style="text-align: justify;">- l&#8217;attenzione alla persona in quanto tale e prima di ogni altra cosa, quindi rispetto di sè e dell&#8217;altro, di ciò che egli è e non come lo vorrei, di ciò che è stato e di ciò che è;</p>
<p style="text-align: justify;">- la stima di sè e dell&#8217;altro, avendo fiducia nelle proprie e nelle altrui potenzialità, accettandosi ed accettando tutto quello che costituisce il patrimonio personale di entrambi;</p>
<p style="text-align: justify;">- il realismo della propria e dell&#8217;altrui possibilità, chiamando per nome i pregi ed i difetti;</p>
<p style="text-align: justify;">- la trasparenza nel mostrarsi in verità, avendo il coraggio di comunicare all&#8217;altro i propri sentimenti profondi;</p>
<p style="text-align: justify;">- la meraviglia dell&#8217;altro per come è, scoprendo ogni giorno il lato buono, gioendo e meravigliandoci di queste continue scoperte che rivitalizzano il rapporto;</p>
<p style="text-align: justify;">-          la gratuità nel farsi dono continuo e costante all&#8217;altro, mostrando disponibilità ad un aiuto vero e disinteressato.</p>
<p style="text-align: justify;">DOCUMENTAZIONE</p>
<p style="text-align: justify;">Da Eric Fromm:</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;amore non è soltanto una relazione con una particolare persona: è un&#8217;attitudine, un orientamento di carattere che determina i rapporti di una persona col mondo, non verso un &#8220;oggetto&#8221; d&#8217;amore. Se una persona ama solo un&#8217;altra persona ed è indifferente nei confronti dei suoi simili, il suo non è amore, ma un attaccamento simbiotico, o un egoismo portato all&#8217;eccesso. Eppure la maggior parte della gente crede che l&#8217;amore sia costituito dall&#8217;oggetto, non dalla facoltà di amare. Infatti essi credono perfino che sia prova della loro intensità del loro amore il fatto di non amare nessuno tranne la persona &#8220;amata&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Poichè non si vede che l&#8217;amore è un&#8217;attività, un potere dell&#8217;anima, si ritiene che basti trovare l&#8217;oggetto necessario e che, dopo ciò,&#8221;tutto vada da sè&#8221;. Questa teoria può essere paragonata a quella dell&#8217;uomo che vuole dipingere ma che, anziché imparare l&#8217;arte sostiene che deve solo aspettare l&#8217;oggetto adatto, e che dipingerà meravigliosamente non appena lo avrà trovato.</p>
<p style="text-align: justify;">Se io amassi veramente una persona, io amerei il mondo, amerei la vita. Se posso dire ad un altro&#8221;Ti amo&#8221;, devo essere -in grado di dire&#8221;Amo tutti in te, amo il mondo attraverso di te, amo in te anche me stesso&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Dott. Argentino Cagnin</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: http://www.novapsiche.it/artdicop.html</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Essere una mamma Single</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 11:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La donna ha un cuore grande e una forza tale che le permette di affrontare con determinazione ogni piccola o grande difficoltà della vita. Una delle difficoltà che indubbiamente una donna single incontra prima o poi lungo il suo cammino tortuoso è rappresentata dalle persone che la compatiscono e che non perdono l&#8217;occasione di ricordarle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-961" style="margin: 10px;" title="bigstockphoto_mother_and_child_1369344_op_800x533" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/bigstockphoto_mother_and_child_1369344_op_800x533-300x199.jpg" alt="bigstockphoto_mother_and_child_1369344_op_800x533" width="300" height="199" /></p>
<p style="text-align: justify;">La donna ha un cuore grande e una forza tale che le permette di affrontare con determinazione ogni piccola o grande difficoltà della vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle difficoltà che indubbiamente una donna single incontra prima o poi lungo il suo cammino tortuoso è rappresentata dalle persone che la compatiscono e che non perdono l&#8217;occasione di ricordarle quanto sia difficile crescere ed educare una bambino da sola.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questa forza della natura lo sa già, e non c&#8217;è bisogno che le venga ricordato niente perché ha la consapevolezza di non aver niente per il quale essere compatita. E&#8217; in grado di colmare d&#8217;amore il suo bambino con lo stesso slancio e la stessa potenza di una famiglia fatta da due genitori. E&#8217; in grado di affrontare con forza tutte le avversità, perché è una donna e pertanto è nata forte.</p>
<p style="text-align: justify;">Una donna single non è una donna sola. Non è sola perché, anche se per varie ragioni non ha un compagno accanto,  cercherà amiche che si trovino nella sua stessa situazione per potersi confrontare, per chiedere dei consigli o semplicemente per condividere le proprie esperienze. Oggi, grazie ad internet poter cercare compagne di avventura è facile, e anche se questo mezzo spesso viene declassato, è indubbia la sua utilità per avvicinare le persone e sostenerle nelle difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa mamma dovrà essere due volte forte nelle avversità, ma non deve lasciarsi sopraffare dal suo ruolo; oltre ad essere una mamma è sempre una donna e pertanto ha la necessità di avere una vita di relazione anche con altre persone oltre che con il proprio bambino. Il rientro al lavoro segnerà questo ritorno in società e anche se subentreranno altri problemi (l&#8217;asilo, la tata, i nonni&#8230;) è importante che questa grande donna torni lentamente alla normalità della vita sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo può capitare che questa mamma possa cadere nel vortice dei sensi di colpa, e purtroppo le persone che le sono vicine spesso non si rendono conto che sono in grado ferire con dei gratuiti semplici commenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è il caso di commiserarsi se si è sole, o se il matrimonio non è finito bene. E&#8217; importante concentrarsi su ciò che è presente, e cioè la propria vita e il bambino, e non rivangare più il passato o ciò che non è presente. Spesso la persona va incontro a delle  sorprese che aspettano di essere scovate dietro il primo angolo della strada scelta per la propria vita. L&#8217;importante è continuare ad essere forti per il proprio piccolo e soprattutto forti per sè stesse e per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">La mamma single non ha niente da invidiare, anzi dovrebbe essere presa d&#8217;esempio, perché da sola è in grado di portare avanti una famiglia con determinazione e forza d&#8217;animo, cosa che delle volte è difficile per i nuclei familiari composti da due genitori.</p>
<p style="text-align: justify;">Akira</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: http://www.pianetamamma.it</p>
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		<title>Single per scelta</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 23:12:10 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-510" style="margin: 10px;" title="single-woman-05" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/02/single-woman-05.jpg" alt="single-woman-05" width="337" height="470" />Secondo il vocabolario della lingua italiana il termine single, che propriamente significa &#8220;singolo, solo&#8221;, indica, nel linguaggio giornalistico e sociologico, un uomo o una donna non sposati, o che comunque vivono da soli, per lo più per libera scelta.</p>
<p style="text-align: justify;">In Europa il termine single indica lo stato libero, ha valore, quindi, di connotazione sociale: definire una persone single come &#8220;libera&#8221; porta quasi a considerare, concettualmente, come &#8220;legata, incatenata&#8221; la persona coniugata; negli Stati Uniti, invece, è semplicemente un dato di fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l&#8217;Istat nel 1998 viveva da solo il 29,6% degli abitanti delle grandi città (Milano era la città con la percentuale più alta); negli Stati Uniti i singles sono addirittura 64 milioni. Si tratta di persone di una cultura e di un&#8217;estrazione sociale medio-alta e contraddistinti da una notevole mobilità lavorativa; la maggior parte di essi è soddisfatta della propria condizione e delle proprie scelte ed usufruisce di una folta e complessa rete sociale, spesso decisamente più ampia di quella che gravita attorno ad una coppia di coniugi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello dei singles è ormai un autentico &#8220;fenomeno&#8221; sociale; basti pensare che sono addirittura nate delle associazioni quali la San Faustino Single Pride Association o l&#8217;Associazione Nazionale Italiana Singles che s&#8217;impegnano perché i singles possano adottare dei bambini, perché vengano assegnate anche a loro le case popolari, perché possano usufruire di sconti su alcune tasse o sui viaggi esattamente come le coppie.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le motivazioni che sembrano essere alla base della &#8220;scelta&#8221; di rimanere da soli sono particolarmente frequenti il desiderio di poter usufruire al massimo della propria libertà e, quindi, la paura di perderla; la paura di impegnarsi e di assumersi delle responsabilità; le delusioni affettive precedentemente incontrate e il famoso &#8220;meglio soli che male accompagnati&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbero rintracciare, sulla base di queste diverse motivazioni, diverse tipologie di singles, con particolari caratteristiche di personalità e con una serie di esperienze di vita probabilmente vissute.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad una prima tipologia potrebbero appartenere tutti quegli uomini e quelle donne che hanno difficoltà ad instaurare un legame duraturo o, come spesso si dice, &#8220;serio&#8221; perché vivono con timore, se non con vero terrore, la possibilità di perdere la propria indipendenza, che sentono quindi un legame importante come una potenziale gabbia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra esservi in loro una certa difficoltà ad assumersi la responsabilità del rapporto, forse perché si tratta di persone un po&#8217; viziate, che hanno difficoltà a dare e soprattutto a &#8220;darsi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Può trattarsi di persone tendenzialmente narcisiste, laddove per narcisismo non si intende certo quella coscienza di sé, quell&#8217;autostima, quel desiderio di essere riconosciuti come unici e importanti, che fanno parte della natura umana e che sono indispensabili per la costruzione di relazioni umane positive, soddisfacenti e mature.</p>
<p style="text-align: justify;">Per narcisismo va inteso, in questo caso, un modo di essere tale che le relazioni instaurate sono essenzialmente immature, come se l&#8217;investimento della propria persona fosse così forte da rendere difficile l&#8217;investimento di una persona diversa da sé di altrettanta importanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, se ciò mette certamente al riparo da atteggiamenti di abnegazione e di annullamento di sé che a volte sembrano caratterizzare un membro o i membri di una coppia, è anche vero che impedisce di vivere dei rapporti pieni e complessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il timore che una relazione profonda possa togliere più che dare è in queste persone molto forte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che sembra dominare è l&#8217;insofferenza nei confronti di quei compromessi che diventano necessari laddove, oltre al trasporto emotivo verso il partner, c&#8217;è anche la volontà, l&#8217;impegno ad alimentare, giorno dopo giorno, il proprio rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutti sappiamo, dopo la prima, entusiasmante e travolgente, fase dell&#8217;innamoramento, bisogna fare i conti con la presa di coscienza non solo dei difetti del partner, ma soprattutto con l&#8217;idea che l&#8217;idillio tipico dell&#8217;innamoramento non dura per sempre e che è necessario un passaggio di qualità, quello verso l&#8217;amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Per persone innamorate più che altro dell&#8217;innamoramento e dell&#8217;idea dell&#8217;amore, questo passaggio può essere tutt&#8217;altro che naturale e facile.</p>
<p style="text-align: justify;">Non bisogna però dimenticare come, per la realizzazione di un&#8217;affettività soddisfacente e matura, siano importanti anche i modelli familiari ricevuti. Se il modello familiare ricevuto è negativo, anche se a parole viene detto spesso: &#8220;Non ripeterò mai gli stessi errori commessi dai miei, mi creerò una famiglia più solida e felice&#8221;, è difficile non esserne influenzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio può essere quello di una famiglia fortemente matriarcale in cui la figura paterna è sullo sfondo: in una figlia, se da un lato, si crea una buona coscienza di sé come donna, dall&#8217;altro possono gettarsi le basi per una scarsa stima e considerazione dell&#8217;universo maschile; in un figlio, invece, potrebbero crearsi tutta una serie di profonde insicurezze (bassa autostima e debole consapevolezza di sé in quanto uomo) che si riflettono nei rapporti con l&#8217;altro sesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro esempio può essere quello di una famiglia separata in cui non vi sia stata una matura gestione della situazione da parte dei genitori; i figli, usati spesso come terreno di ripicche, possono risentirne fortemente nello sviluppo della propria affettività e nella costruzione della propria idea di legame e famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Una seconda tipologia di single può essere rintracciata in tutte quelle persone che dicono di essere sole e di preferire la vita da single perché hanno sofferto molto per le relazioni precedenti e, come spesso affermano, sono deluse dall&#8217;amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di persone che, poiché hanno amato e hanno sofferto, hanno paura della sofferenza e, di conseguenza, si impediscono di amare.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla base può esservi una personalità tendenzialmente dipendente, con una forte tendenza all&#8217;annullamento, all&#8217;abnegazione, al riconoscimento di sé solo sulla base del rapporto con l&#8217;altro, come a dire: &#8220;Io ho valore perché il mio partner mi attribuisce valore, o ancora, perché il mio partner ha valore&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La perdita dell&#8217;oggetto d&#8217;amore va oltre il normale senso di lutto che caratterizza la fine di una relazione affettiva; la sensazione che si ha è quella che ad andare perduto non è solo la persona amata, ma anche se stesso, &#8220;se lui/lei non mi ama più non ho alcun valore, non esisto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte, invece, si tratta di persone piuttosto rigide, che, avendo sofferto molto in passato, si sono costruite una sorta di corazza che le difende dalla sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, però, difendersi da tutto ciò che è potenzialmente fonte di dolore significa difendersi anche da tutte le possibili fonti di soddisfazione e gioia profonda.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo emotivo viene accantonato, ciò che domina è la razionalizzazione, ossia il dare una veste razionale a ciò che altrimenti sarebbe causa di frustrazione e sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Tipico è l&#8217;esempio di un ragazzo che, rifiutato dalla ragazza che desidera, pensa e dice che in fondo non è poi così interessante; o, ancora, la donna che si convince che non era poi così tanto innamorata di quell&#8217;uomo, che sapeva dall&#8217;inizio che si trattava di una storia destinata a non durare a lungo.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo non solo viene resa la realtà più accettabile, ma si tutela la propria autostima e il proprio narcisismo. Talvolta, poi, tutta la propria energia emotiva viene spostata in altri settori, quello lavorativo ad esempio; il rischio è che si crei un meccanismo perverso per cui la propria affettività viene accantonata per buttarsi anima e corpo su un altro campo, con la probabile conseguenza di non riuscire più a trovare né il tempo, né la motivazione a creare delle relazioni soddisfacenti e profonde.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può poi rimanere schiavi di un&#8217;immagine di forza, distacco e razionalità, che poco spazio lascia all&#8217;emotività e, soprattutto al suo riconoscimento da parte propria e degli altri. Tipico è l&#8217;esempio di quelle donne in carriera che per anni hanno sacrificato la propria vita privata e che si ritrovano a quarant&#8217;anni a desiderare, com&#8217;è naturale del resto, di costruirsi una famiglia, di avere dei figli. In questo caso, comunque, entrano in gioco delle dimensioni che non sono più solo psicologiche, ma anche culturali e sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere single, infatti, non significa necessariamente avere un approccio problematico nei confronti dell&#8217;altro sesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Se lo consideriamo in una dimensione sociale, diventa sinonimo di indipendenza, di capacità di gestire in libertà la propria affettività, la propria scelta di legarsi ad una persona o, al contrario, di rimanere soli per un po&#8217;, cogliendo stimoli e soddisfazioni da altre sfere della propria vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco che essere single diventa una vera scelta non condizionata da gabbie psicologiche, tanto meno da stereotipi culturali; la scelta di non accontentarsi, la maturità sia di saper apprezzare la solitudine che di &#8220;sapersi dedicare&#8221; alla persona giusta, al momento giusto.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa possibilità di scegliere come gestire la propria vita sentimentale è certamente legata, soprattutto per quel che riguarda le donne, alla possibilità di poter gestire la propria vita sociale e professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">In passato, quando il ruolo e il &#8220;potere&#8221; della donna erano essenzialmente legati all&#8217;unione con un uomo e alla costruzione di una famiglia, quando bastava che si arrivasse senza marito ad una certa età per essere definite socialmente come &#8220;zitelle senza speranza&#8221;, le scelte delle donne erano notevolmente influenzate da aspettative sociali e culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa istituzione familiare è estremamente cambiata. Ora, se da un lato si è giunti simbolicamente e praticamente al venir meno del modello classico di famiglia e delle certezze che garantiva, dall&#8217;altro ciò va visto come una possibilità di trasformazione importante.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi è possibile sperimentare legami diversi e diversi modi di vivere e, in tal senso, si può far riferimento alla possibilità attuale di poter interrompere un rapporto, di potersi separare e/o divorziare.</p>
<p style="text-align: justify;">Se in passato la sola idea di interrompere un matrimonio era considerata assolutamente inconcepibile e si preferiva portare avanti un rapporto affidandosi al proprio &#8220;spirito di sacrificio&#8221;, ora, grazie ad una serie di cambiamenti istituzionali e sociali, non è più così difficile pensare che forse si è fatto uno sbaglio o ammettere che non ci sono più i presupposti perché il matrimonio duri ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche una separazione può essere vista non più soltanto come un evento catastrofico, ma come un cambiamento, che, come tutti i cambiamenti, comporta una sofferenza e impone una messa in gioco della propria persona e del proprio modo di relazionarsi, ma consente anche una possibilità di crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse tutta questa &#8220;libertà&#8221; di cui sembrano godere i singles può essere considerata come un modo più semplice di affrontare le sfide di ogni giorno (in fondo anche il rapporto con il partner può essere vista come una continua sfida contro la noia e la routine), forse si può tradurre in una non volontà di prendersi responsabilità importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, se usciamo dalla logica del dover fare ed entriamo in quella del voler e sentire di voler fare, ecco che la possibilità che oggi si ha di poter interrompere un legame, come anche di non averne, getta le basi per una gestione dell&#8217;affettività più libera, &#8220;sentita&#8221; e voluta.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si fa ciò che veramente si vuole e si sente di voler fare, se davvero si sceglie, non c&#8217;è spazio per frustrazioni o per rimpianti.</p>
<p style="text-align: justify;">di Valeria Cappiello</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: http://www.iissweb.it</p>
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		<title>La vulnerabilità di chi vive da solo</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 21:50:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel panorama della popolazione italiana degli ultimi anni si è progressivamente diffusa e affermata, tanto per l&#8217;uomo che per la donna, la condizione di chi vive come single, sancita dall&#8217;assenza di una stabile relazione affettiva. Secondo una stima dell&#8217;ISTAT realizzata nel periodo 2001-2002, il fenomeno dei single è in aumento e le persone sole sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;"><img style="margin: 10px;" mce_style="margin: 10px;" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/woman-looking-in-mirror-wondering-about-her-alcohol-abuse-300x192.jpg" mce_src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/woman-looking-in-mirror-wondering-about-her-alcohol-abuse-300x192.jpg" alt="woman-looking-in-mirror-wondering-about-her-alcohol-abuse" title="woman-looking-in-mirror-wondering-about-her-alcohol-abuse" class="size-medium wp-image-968 alignleft" width="300" height="192">Nel panorama della popolazione italiana degli ultimi anni si è progressivamente diffusa e affermata, tanto per l&#8217;uomo che per la donna, la condizione di chi vive come single, sancita dall&#8217;assenza di una stabile relazione affettiva.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Secondo una stima dell&#8217;ISTAT realizzata nel periodo 2001-2002, il fenomeno dei single è in aumento e le persone sole sono più di 5 milioni, pari al 21,7% della popolazione totale.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">All&#8217;origine del fenomeno è possibile individuare alcuni fattori legati in prevalenza ai cambiamenti culturali della società, considerato che il bisogno di essere in due è culturalmente determinato ed è parte dell&#8217;ereditarietà biologica legata alla sopravvivenza della specie e dell&#8217;individuo.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Tra i fattori più rilevanti, sono da annoverare la minore rigidità dei ruoli di genere, la liberalizzazione sessuale, la maggiore autonomia femminile e una diminuita sicurezza maschile che può implicare anche problematiche sessuali di tipo disfunzionale (Pasini, 1988; Dèttore, 2000).</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Il comportamento, per quanto concerne l&#8217;aspetto motivazionale, presenta diverse spiegazioni. Secondo i risultati di un&#8217;indagine di pochi anni fa, la scelta di essere single può essere principalmente determinata da elementi quali il concetto di libertà, i sentimenti di insofferenza per la convivenza, l&#8217;assenza di un partner rispondente alle aspettative personali (Cafaro, 1992).</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">La situazione di single può quindi costituire una vocazione profonda, rappresentare la scelta di chi non intende realizzare una relazione stabile o formare una famiglia, sovente per dare spazio alla carriera e garantirsi maggiori opportunità di autonomia. Infine, può essere vissuta come isolamento e oppressione, quando non corrisponde a una vera e propria scelta ma deriva principalmente da difficoltà nello stabilire relazioni sessuoaffettive durature (Miceli, 2004).</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Così, il peso e la tensione possono diventare insopportabili per chi non riesce ad affrontare e superare positivamente la solitudine e la sensazione soggettiva di essere tagliati fuori dal mondo degli altri e di non avere nessuno a cui rivolgersi (Goleman, 1996).</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Ma come viene vissuta realmente la condizione di single? E&#8217; una situazione di benessere e di completa realizzazione oppure presenta disagi, ansietà e altre conseguenze negative sul piano psicologico?</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Una ricerca recente pubblicata dalla Rivista di Sessuologia Clinica (XI, 2002/2, Franco Angeli Ed.) si è proposta di valutare gli aspetti psicologici legati alla condizione di single rilevando nei due generi la soddisfazione e l&#8217;eventuale presenza di disagio sessuale e relazionale, di tratti di personalità ed elementi ansioso-depressivi, attraverso un confronto del profilo psicosessuale e socio-affettivo di uomini e donne.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">I risultati della ricerca confermano una diversa vulnerabilità in ambito relazionale e sessuale nei due generi, insieme ad aspetti personologici disfunzionali associati alla condizione di single.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">La ricerca ha preso avvio dalla considerazione che i ruoli di genere, distintivi di una certa cultura, hanno assunto nel tempo un carattere di minore rigidità influenzando probabilmente la sessualità di uomini e donne e, in particolare, la condizione del single.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Le ipotesi iniziali formulate per la ricerca, sono state rivolte a verificare l&#8217;esistenza di &#8220;differenze di genere per gli aspetti della sessualità e della personalità, e quanto il livello di soddisfazione per la condizione di single possa essere associato a disagio sessuorelazionale o a elementi ansiosi o depressivi&#8221; (Lepri et al., 2004).</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">L&#8217;indagine ha riguardato un campione composto di 131 studenti universitari dei due sessi (56 maschi e 75 femmine) iscritti ai primi anni del Corso di Laurea in Psicologia dell&#8217;Università di Cagliari, in situazione di single da almeno sei mesi, di età media 22,5 anni (DS ± 4,7).</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Al campione scelto per l&#8217;indagine è stata somministrata una batteria di strumenti comprendente il test SESAMO (Sexuality Evaluation Schedule Assessment Monitoring), utilizzato per inquadrare globalmente la situazione del soggetto in esame, registrando accuratamente la presenza, la tipologia e la consistenza di segnali di disagio, riconducibili alla sfera sessuale e/o all&#8217;aspetto affettivo-relazionale; il test MMPI per i tratti di personalità; lo STAI per la valutazione di elementi ansiosi; il BDI per misurare la sintomatologia depressiva.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Le diverse dimensioni interessate dalla ricerca ed esplorate tramite il questionario SESAMO (Boccadoro, 1996), risultano nel profilo idiografico psicosessuale e socioaffettivo della persona esaminata. Nell&#8217;insieme gli ambiti indagati dal test sono:</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">* rapporti sociali, contesto ambientale, nucleo familiare del soggetto;</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">* aspetti della sessualità remota (vissuto corporeo, masturbazione e senso di colpa, identità psicosessuale, esperienze traumatiche);</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">* aspetti della sessualità recente (parafilie, desiderio, piacere, immaginario erotico, tendenze sublimative, atteggiamento relazionale);</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">* motivazione al questionario; situazione di single;</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">* gravidanza, contraccezione;</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">* anamnesi medico-sessuale (stato ansioso, depressivo, malattie sofferte ed esami per l&#8217;indagine gineco-andrologica, abitudini tossicologiche, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Per ulteriori approfondimenti circa le caratteristiche di Sesamo, si rimanda all&#8217;articolo &#8220;Una metodica per l&#8217;indagine sessuorelazionale&#8221;, di R. Vignati. e L. Boccadoro, Rivista di Sessuologia, vol.21, n.4, 1997. pp.17-34, Clueb, Bologna. Il clinico può inoltre consultare la versione più ampia del test in versione informatizzata (SESAMO_Win, Forma Estesa) e anche un articolo che lo presenta (Vignati, 2002).</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">I risultati della ricerca, per quanto concerne gli aspetti sessuorelazionali analizzati da Sesamo, segnalano che nel confronto tra i soggetti di genere maschile e femminile il maggiore disagio è presente nel gruppo maschile, e si evidenzia nelle aree delle esperienze scolastico-professionali, nell&#8217;ambiente di vita e nella gestione del tempo libero. La frustrazione che ne consegue potrebbe tendere a influenzare in modo negativo le relazioni interpersonali e sociali.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Le modalità di ricerca soggettiva del piacere presentano uno scostamento dalla normale funzionalità sessuale (sia reale che fantasticata), sebbene non arrivino a toccare l&#8217;ambito patologico, rappresentato ad esempio dalle parafilie (Stoller, 1978; Simonelli et al., 2000).</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Per quanto riguarda le esperienze sessuali pregresse, gli uomini ammettono un vissuto negativo delle prime esperienze, a volte sperimentate in modo traumatico e con la comparsa di disfunzioni sessuali, quali eiaculazione precoce, ritardata o assente, impotenza, anedonia. In accordo con gli esiti di altre ricerche analoghe e con la specifica letteratura scientifica, viene confermato che le prime esperienze fallimentari in campo sessuale costituiscono una premessa per la sviluppo delle disfunzioni sessuali (Kaplan, 1976; Petruccelli, 1996).</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Nei soggetti femminili indagati, le attività autoerotiche precedenti risultano problematiche, anche in relazione al contesto educativo e sociale repressivo che ha provocato inibizione e colpevolizzazione (Rifelli, 1998). Per il gruppo femminile ciò che riveste maggiore interesse, nella motivazione alla compilazione del test, è il bisogno di verificare l&#8217;adeguamento delle proprie caratteristiche sessuali alla normalità.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">In assenza di una relazione affettiva stabile, l&#8217;uomo vive un senso di frustrazione e disagio, in buona parte derivanti dall&#8217;insoddisfazione per le proprie condizioni di vita, ma anche a causa della ridotta possibilità di poter sublimare l&#8217;energia sessuale attraverso attività compensative. Questo spostamento invece riesce di più alla donna che, investendo maggiormente negli interessi sociali, assegna al legame affettivo una posizione di minor importanza.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">I dati conclusivi della ricerca consentono di delineare una situazione di disagio diffuso per quanto riguarda il profilo sessuale e relazionale della donna e dell&#8217;uomo single. In quest&#8217;ultimo gli aspetti socio-caratteriali distintivi vengono accentuati, sia per la sessualità pregressa, sia per quella attuale, ma soprattutto per la frustrazione derivante dalla bassa frequenza e qualità dei rapporti sessuali. La sottopolazione maschile, presa in esame, rivela un atteggiamento maggiormente difensivo volto a fornire un&#8217;immagine di sé socialmente adeguata.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Inoltre, la condizione di single fa risaltare alcuni tratti di personalità nevrotica che si riallacciano alle difficoltà relazionali: elementi paranoici di sospettosità e permalosità, ansia, bassa autostima, indecisione, tendenza all&#8217;isolamento o a comportamenti stravaganti (Lepri et al., 2004)</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Gli autori della ricerca, in base ai dati raccolti tramite i test, concludono affermando che la maggiore insoddisfazione del vivere single non deriva tanto dal fatto che c&#8217;è una &#8220;scelta&#8221; razionale di libertà, come invece sostengono alcune indagini (ad es. il 2° Rapporto ASPER, 1992), quanto dal fatto che il single si trovi in circostanze che non consentono troppo di decidere, e quindi si tratterebbe di una &#8220;non scelta&#8221; di stare solo. Una situazione che può comunque peggiorare quando esistono condizioni socio-ambientali avverse, come l&#8217;isolamento sociale, fattori economici, situazioni invalidanti, svantaggio culturale, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">La vita da soli, dunque, presenta diversi aspetti di vulnerabilità e difficoltà, e l&#8217;esperienza del single non concede molto spazio a quei sentimenti di gioia e di pieno appagamento che sempre seguono il soddisfacimento di un bisogno o la realizzazione di un desiderio.</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">dott. Renato Vignati, Psicologo Psicoterapeuta, Fermo (AP)</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">Fonte: http://www.psiconline.it</p>
<p style="text-align: justify;" mce_style="text-align: justify;">
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		<title>Crisi della coppia e minori</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 11:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Abbandono]]></category>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1092" style="margin: 10px;" title="Crisi della coppia e minori" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/02/divorzio-con-bimba-300x141.jpg" alt="Crisi della coppia e minori" width="300" height="141" />La situazione di figlio di <strong>genitori separati</strong> sta diventando sempre più frequente in Italia, come del resto in tutto il mondo occidentale. È una situazione che comporta inevitabilmente per il bambino momenti di crisi non solo nel periodo in cui tale <strong>separazione</strong> di fatto avviene, ma anche e soprattutto nel periodo precedente ad essa e talora in quello successivo. Non si tratta per lui solo di cambiare <strong>abitudini di vita</strong> e modalità di <strong>rapporto</strong> con i genitori: sono in gioco anche la qualità di tale rapporto, la possibilità di trovare sostegno nei genitori, i suoi processi di identificazione, lo stesso strutturarsi della sua immagine di sè e della sua <strong>identità sociale</strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Il bambino può sentirsi in pericolo perchè non trova chi si preoccupa pienamente dei suoi autentici <strong>bisogni,</strong> ma &#8211; soprattutto se è piccolo &#8211; può sentirsi minacciato dai suoi stessi <strong>impulsi</strong>, quando vede concretizzarsi nella realtà quelle sue fantasie aggressive e di divisione dei genitori che sono normale retaggio di alcune fasi del suo <strong>sviluppo psicologico</strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Egli può reagire a questo con <strong>comportamenti</strong> che aggravano la distanza psicologica tra lui e i genitori, già presente per il concentrarsi delle loro <strong>energie</strong> e della loro <strong>attenzione</strong> sul <strong>conflitto</strong> reciproco, ma può anche cercare un &#8216;accomodamento&#8217;, instaurando stili di comportamento funzionali alla situazione familiare, ma disfunzionali per la sua <strong>crescita </strong>come persona e per la sua socializzazione (come quando accetta ruoli che lo pongono in posizione di passività, o sviluppa meccanismi difensivi che risultano adeguati per non essere troppo coinvolto o danneggiato nel conflitto genitoriale ma che a lungo andare si rivelano inadeguati nell&#8217;ambito di altri sistemi relazionali a cui partecipa: quello scolastico, il gruppo dei coetanei&#8230;). Egli può anche, a volte intenzionalmente ma più spesso senza rendersene conto, sostenere o accentuare il conflitto dei genitori attraverso la &#8216;scelta&#8217; di uno di essi, a cui spesso viene più o meno direttamente sollecitato. Ma anche questo acuisce le sue difficoltà e i suoi <strong>motivi di crisi</strong> perchè, lungi dall&#8217;aiutarlo ad uscire dal disagio, lo porta a dover sostenere in continuazione tale <strong>scelta </strong>e a volte anche ad autoprecludersi i <strong>rapporti</strong> con l&#8217;altro genitore, non avendo altra possibilità, per vivere meno angosciosamente e non porsi sempre in discussione, che il rifiutare il contatto con una realtà che gli ripropone una &#8220;verità&#8221; diversa e lo espone a sensi di colpa e a timori di punizione e di <strong>abbandono</strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Naturalmente, la <strong>separazione</strong> dei genitori non comporta automaticamente una problematica dei figli che non possa essere superata. È stato anzi da più parti dimostrato come si sviluppino nel corso degli anni maggiori disturbi di <strong>personalità </strong>e di socializzazione tra i figli di genitori formalmente uniti ma il cui menage è caratterizzato da tensioni più o meno acute e prolungate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Tuttavia, la crisi del bambino che partecipa al disgregarsi dell&#8217;unione dei genitori può essere superata solo se questi ne percepiscono l&#8217;esistenza e si adoperano per aiutare il figlio in tal senso. Ciò purtroppo spesso non avviene. I genitori infatti non poche volte tendono a coinvolgere e a strumentalizzare il figlio nella loro contesa e spesso non riescono a cogliere il significato dei <strong>comportamenti</strong> che egli mette in atto per adeguarsi alla situazione, o comunque con l&#8217;intento di trovare in essa un vantaggio, o anche solo la possibilità di essere &#8220;visto&#8221; o &#8220;<strong>ascoltato</strong>&#8220;. Una lettura non appropriata di tali comportamenti anzi a volte li allarma, ed essi divengono sempre meno disponibili a comprendere le reazioni del figlio e ad aiutarlo a <strong>superare </strong>le sue difficoltà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">È d&#8217;altra parte comprensibile che un simile aiuto venga dato difficilmente nel momento della <strong>separazione</strong>, che è per ambedue i genitori momento di grave crisi personale. I vari stati d&#8217;animo che si possono sviluppare in questa circostanza inevitabilmente rendono soggettiva la <strong>percezione della realtà</strong> e fanno concentrare ogni energia nel tentativo di trovare, in se stessi e nel contesto, elementi che permettano di <strong>sentirsi</strong>, e di proporsi agli altri, come persone valide. Non raramente, inoltre, per potersi garantire un&#8217;immagine di sè positiva, i coniugi hanno bisogno di contrapporre ad essa l&#8217;immagine negativa del coniuge: in questi casi, non solo vi è scarsa disponibilità verso il figlio, ma vi è anche l&#8217;esigenza che il figlio sia disponibile a confermare la propria interpretazione della situazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Tuttavia, una difficoltà ad aiutare il bambino nei suoi problemi può esistere anche prima della <strong>separazione </strong>se i genitori, nel tentativo di definire la consistenza della propria <strong>posizione</strong> con la ricerca di &#8220;alleati&#8221; fuori e dentro il <strong>nucleo familiare,</strong> condizionano il loro rapporto con il figlio all&#8217;<strong>atteggiamento</strong> che questi assume nei loro confronti e nei confronti dell&#8217;altro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Ugualmente, può mancare per molto tempo dopo la separazione una capacità a <strong>recepire</strong> le esigenze e le problematiche del figlio, quando i genitori non riescono a raggiungere un &#8220;divorzio psichico&#8221;, cioè la <strong>cessazione di una dipendenza emotiva </strong>reciproca, e tendono a bloccare lo scorrere degli eventi piuttosto che adeguarsi ad essi. In tali casi, anzi, essi possono danneggiare ulteriormente il figlio quando, coinvolgendolo nella strutturazione delle loro difese, arrivano a costruirgli, attraverso complessi meccanismi di proiezione, identificazione o compensazione, bisogni e ruoli non suoi, che lo costringono a nascondere, camuffare, distorcere i propri <strong>sentimenti</strong> (ad esempio quelli verso l&#8217;altro genitore), e ad accettare pertanto di perdere qualcosa di sè per non perdere una <strong>disponibilità</strong>, se pur parziale, di uno o di ambedue i genitori.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Così appare evidente che la risoluzione delle problematiche affettive del bambino i cui genitori si stanno separando o si sono separati, potrebbe essere favorita da un aiuto che venisse dato a questi ultimi dall&#8217;esterno, sia direttamente, attraverso una chiarificazione delle problematiche del figlio e una guida e una risposta adeguata al loro esprimersi, sia indirettamente, attraverso un&#8217;azione intesa a sostenere i genitori nell&#8217;uscita dalla loro stessa situazione di <strong>crisi personale,</strong> perchè possano trovare da soli, una volta riacquistata una sufficiente stima di sè, modalità di rapporto con il figlio valide e gratificanti per ambedue, e conservare uno spazio per un simile rapporto tra il figlio e l&#8217;altro genitore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Questo aiuto alla famiglia che si disgrega, in funzione della prevenzione e del trattamento dei disturbi psichici dei suoi componenti, è ormai scontato in molti paesi. Negli Stati Uniti, ad esempio, si è venuta sviluppando una specializzazione nel trattamento delle problematiche psicologiche inerenti alla separazione e al divorzio. In questo caso, nel lavoro terapeutico non vengono presi in considerazione solo i problemi che i coniugi pongono, ma anche gli aspetti psicologici che essi non sono riusciti ad evidenziare e che stanno alla base del permanere di incomprensioni e <strong>conflitti.</strong> Tra questi viene posto di solito in primo piano il problema dei figli, considerati in situazione di rischio psicologico, anche se non vi è una dichiarata contesa di essi da parte dei genitori: il lavoro in questi casi è indirizzato a una chiarificazione delle forme con cui essi vengono concretamente coinvolti nel conflitto, e ad un progetto di prevenzione della comparsa e dell&#8217;aggravamento di eventuali disturbi psichici.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Sono comparse anche pubblicazioni a carattere divulgativo per genitori e per gli stessi bambini, mentre la pubblicistica specializzata appare molto abbondante. Questo non significa che non debba essere tentata, ove possibile, una ricostruzione dell&#8217;unione coniugale, considerando che una sua dissoluzione è pur sempre fonte di difficoltà per tutti i membri del nucleo familiare, ma significa che, una volta accertata l&#8217;impossibilità di ristrutturare l&#8217;unione in modo tale da presentare elementi di positività per le relazioni familiari, viene presa in considerazione in modo realistico la possibilità che la separazione comporti la minor sofferenza possibile per tutti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">In Italia, l&#8217;aspetto psicologico della separazione è relativamente trascurato, se si fa eccezione per alcuni consultori familiari e per qualche associazione privata che hanno scelto come campo d&#8217;azione e d&#8217;interesse principale il terreno delle problematiche relazionali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Risulta così scoperto un grosso ambito d&#8217;intervento su persone a rischio psicologico, e in particolare sui bambini soggetti a tale rischio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">In questa situazione ha certo un&#8217;influenza notevole un atteggiamento culturale verso la separazione che deriva da una concezione di famiglia intesa ancora essenzialmente come istituzione garante della struttura sociale e della trasmissione dei <strong>valori</strong> etico-normativi che ad esse sottendono. Una famiglia che va quindi protetta e garantita al massimo nella sua unità, indipendentemente dalle dinamiche interpersonali che si sono sviluppate tra i coniugi, anche se queste non solo non permettono più alcuna forma di sostegno reciproco, o determinano una situazione di <strong>conflittualità</strong> permanente tra loro, ma sono anche venute assumendo caratteristiche tali da poter essere considerate distruttive per ambedue.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">È una concezione che rispecchia una scarsa <strong>attenzione</strong> all&#8217;uomo come persona, ponendo in primo piano un interesse &#8220;<strong>sociale</strong>&#8221; esso stesso basato più sulla conservazione delle istituzioni che sulle <strong>effettive</strong> esigenze degli individui che tale società compongono, e che trova riscontro in quanti temono che il dar peso alle esigenze personali dei singoli, e quindi anche dei coniugi, possa essere di per sè un elemento di indebolimento della famiglia e quindi della società. In questo contesto, la separazione viene accettata solo come dato di fatto, ma non valutata positivamente, nè considerata un mezzo atto a risolvere problemi coniugali non altrimenti risolvibili e per consentire ai coniugi di trovare altri modi e altri spazi non solo per vivere e per realizzarsi, ma anche per essere più disponibili ai figli e per permettere loro <strong>esperienze di vita</strong> più <strong>positive</strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">E di questo sembrano convinti, nella <strong>realtà </strong>italiana, paradossalmente, gli stessi coniugi che si separano, che assai spesso tendono a nascondere ai figli questa loro intenzione o a spiegar loro in modo poco chiaro e contraddittorio cosa sta avvenendo. Certo, ciò accede anche perchè essi vivono la separazione con ansia e con notevole incertezza per la nuova condizione: ma è evidente che se essi non la sentissero socialmente poco accettabile riuscirebbero ad affrontarla più realisticamente e a prospettarla più serenamente al figlio ponendo in evidenza i vantaggi che egli stesso ne può ricavare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">In quest&#8217;ottica, anche il discorso dell&#8217;interesse e dell&#8217;<strong>educazione dei figli</strong>, pur considerato scopo primario della famiglia, assume un carattere particolare e riflette la sostanziale scotomizzazione dei singoli come persone: è evidente infatti che il loro crescere in una famiglia solo formalmente unita ma caratterizzata da scontri o <strong>incomunicabilità </strong>tra i suoi membri può essere considerato solo un mezzo per trasmettere loro un valore di indissolubilità del matrimonio che prescinda dalla qualità delle <strong>relazioni interpersonali</strong> tra i componenti del nucleo familiare. Sembra così perseguito non tanto l&#8217;interesse per una adeguata crescita psicologica del bambino, quanto piuttosto l&#8217;interesse che esso assuma alcune norme sociali: <strong>atteggiamento</strong> che, peraltro, corrisponde al concetto ancora largamente diffuso di educazione intesa come trasmissione di valori, piuttosto che come aiuto al bambino a far emergere le sue capacità e a realizzarle in modo autonomo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">In tale situazione, è comprensibile come i coniugi e chi li circonda non riescano ad avvicinarsi alla <strong>realtà della separazione</strong> senza tendere ad una immediata classificazione morale dell&#8217;evento che richiede la ricerca di un colpevole e di un innocente, di una &#8220;ragione&#8221; e di un &#8220;torto&#8221;. Ed è comprensibile come spesso l&#8217;intervento del giudice venga visto come l&#8217;unico possibile in caso di contrasti che i coniugi non riescono a risolvere da soli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">I tempi appaiono maturi anche in Italia per interventi psicologici specifici sul disagio della famiglia che si va disgregando e in quest&#8217;ambito la psicologia italiana ha ancora molto da recuperare rispetto a quanto è già stato fatto in altri paesi. Si tratta, oltre che di affrontare un lavoro delicatissimo nella sua specificità, di compiere un lavoro più vasto di sensibilizzazione dell&#8217;opinione pubblica al problema nella sua concretezza. È evidente infatti che i coniugi che si separano saranno tanto più capaci di affrontare con realismo le loro difficoltà e quelle dei figli quanto più si sentiranno capiti da coloro che li circondano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> </span><!--[if gte mso 9]><xml> <w:WordDocument> <w:View>Normal</w:View> <w:Zoom>0</w:Zoom> <w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone> <w:PunctuationKerning /> <w:ValidateAgainstSchemas /> <w:SaveIfXMLInvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid> <w:IgnoreMixedContent>false</w:IgnoreMixedContent> <w:AlwaysShowPlaceholderText>false</w:AlwaysShowPlaceholderText> <w:Compatibility> <w:BreakWrappedTables /> <w:SnapToGridInCell /> <w:WrapTextWithPunct /> <w:UseAsianBreakRules /> <w:DontGrowAutofit /> </w:Compatibility> <w:BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w:BrowserLevel> </w:WordDocument> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> <w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"> </w:LatentStyles> </xml><![endif]--> <!--[if gte mso 10]><br />
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<p style="text-align: justify;"><!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">di <strong>Laura Mullich </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Crisi della coppia e minori" href="http://www.geocities.com" target="_blank">http://www.geocities.com</a></span></p>
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