Posts Tagged ‘emozione’

La natura del desiderio

31 marzo 2010

È indispensabile riflettere sulla natura del desiderio. Una relazione sana e feconda può naturalmente comprendere la componente sessuale.  Il desiderio implicito può essere di natura buona o cattiva.  Se è insaziabile, nutrito di fantasie e chimerico, se nasce dalla passione senza avere nulla a che fare con la realtà sarà all’origine di numerose sofferenze.

Ma il desiderio disciplinato dalla ragione e dall’intelligenza si rivela invece molto più positivo. All’inizio di una relazione è fondamentale riflettere sulla natura del desiderio per non provocare frustrazioni troppo profonde. Il desiderio sessuale cerca la soddisfazione attraverso il possesso dell’altro. Si affievolisce o si esaurisce piuttosto in fretta quand’è appagato o quando, con il passare del tempo, le attrattive del partner diminuiscono.

L’emozione degli inizi viene meno per lasciare il posto a una reciproca incomprensione. Si scopre la vera natura dell’altro, fino a quel momento nascosta dal desiderio. Per questo tanti matrimoni falliscono e scoppiano litigi e rancori.

Una relazione di coppia basata soltanto sul desiderio carnale e il piacere ha, come abbiamo visto, poche possibilità di durare nel tempo. A volte, tuttavia, il desiderio è talmente forte da nascondere la realtà, facendo dimenticare che l’altro non potrà rendervi felici.

Pur essendone intimamente coscienti, non se ne tiene conto, mentre la verità è pronta a riprenderci da un momento all’altro, spesso quand’è troppo tardi. La passione e il desiderio sono emozioni che, come la rabbia o l’odio, possono arrivare a dominare un individuo, renderlo folle e fargli commettere molti errori. (…)

I rapporti di coppia stabili e duraturi si fondano su una comunicazione vera e onesta, nella quale non predomina l’attrazione carnale. La bontà, la dolcezza, la gentilezza, l’altruismo, il senso di responsabilità uniscono reciprocamente l’uomo e la donna in un legame autentico. I partner si stimano e hanno fiducia l’uno nell’altro, si rispettano e si dimostrano tolleranti e pazienti. I loro rapporti si basano sul senso di responsabilità e sull’impegno reciproco.
(Oriana Fallaci)

Fonte: http://www.pomodorozen.com

L’Amore: L’Emozione più grande

16 novembre 2009

L'amore:l'Emozione più grandeIl principio dello star bene con se stessi funziona, per esempio, anche con gli animali domestici. Gli animali sono meravigliosi, perchè ti mettono in uno stato emotivo fantastico. Quando provi affetto per il tuo animale, sei in uno stato di amore che porterà un gran bene nella tua vita. Un regalo non da poco.

“E’ la combinazione di pensiero e amore che costituisce la forza irresistibile della legge di attrazione”.(Charles Haanel)

Nell’universo non esiste potere più grande di quello dell’amore. Questo sentimento è la frequenza più elevata che puoi emettere. Se potessi avvolgere di amore ogni pensiero, se riuscissi ad amare ogni cosa e ogni essere umano, la tua vita subirebbe una trasformazione.

Di fatto alcuni grandi pensatori del passato si riferivano alla legge di attrazione chiamandola legge dell’amore. Se ci pensi capirai perchè. Se nutri pensieri negativi su un’altra persona, sarai tu a sperimentare la manifestazione di quei pensieri: Con i tuoi pensieri puoi arrecare danno solo a Te stesso. Indovina un pò a vantaggio di chi andranno i tuoi pensieri d’amore. sarai proprio tu a goderne i benefici! Ecco allora che se vivi prevalentemente in uno stato di amore, la legge di attrazione, o legge dell’amore, reagirà con la massima intensità, perchè tu sei sulla più elevata frequenza possibile. Più è grande l’amore che provi ed emani, maggiore è il potere di cui disponi.

“Il pincipio che fornisce al pensiero la forza
dinamica per entrare in relazione con il suo
oggetto, e quindi affrontare con successo ogni
esperienza umana sfavorevole, è la legge di
attrazione, la quale non è altro che uno dei tanti
nomi con cui si definisce l’amore. si tratta di un
principio eterno e fondamentale, insito in tutte le
cose, in ogni sistema filosofico, in ogni Religione
e in ogni Scienza. Non c’è modo di sottrarsi alla
legge dell’amore, il sentimento che conferisce
dinamicità al pensiero. L’emozione è desiderio
e il desiderio è amore. Il pensiero pervaso di
amore diventa invincibile
“. (Charles Haanel)

Tratto da: The Secret – Rhonda Byrne -

Emozione ed Attrazione

6 novembre 2009

Emozione e AttrazioneCi sono molte teorie sulla definizione dell’emozione e sulle sue caratteristiche ma sono quasi tutte approssimative. Al contrario di ciò che comunemente si pensa l’emozione non è cristallizzata perché tra amore e amicizia c’è un filo molto sottile. L’emozione non è statica perché è un processo formato da un inizio, uno svolgimento e una fine. Il mezzo con cui noi esprimiamo i nostri stati d’animo al mondo esterno e E’ qualcosa di molto semplice come pensavano alcuni studiosi agli inizi del 900’. L’emozione è un processo multi-componenziale di interazione con l’ambiente.

1. Ha un’iter perché è formato da un inizio, uno svolgimento e una fine;

2. Multi-componenziale perché durante questo cambiamento intervengono fattori che vanno a influenzare il nostro corpo a livello cognitivo, fisiologico e comportamentale.

3. Di interazione con l’ambiente perché ci colloca in un cotesto sistemico-relazionale circostante.

Alcuni studi hanno analizzato l’emozione di alcuni studenti prima, durante e dopo l’esame. Essi hanno evidenziato che prima dell’esame gli studenti erano immersi in una sorta di ambiguità emotiva(vale a dire la coesistenza di più emozioni) che con il passare del tempo diventava sempre più definita cioè a dire tristezza per quelli che non erano riusciti a superare l’esame e felicità per quelli che avevano ottenuto esito positivo.

Gli antecedenti

Le emozioni sono conseguenza di squilibri nell’appraisal (il monitoraggio abituale della realtà). Quando questa azione entra in allarme vuol dire che abbiamo rilevato un evento scatenante vale a dire un evento che ci mette in allarme. Questo evento scatenante può essere un ostacolo, un imprevisto che incontriamo durante il cammino che avevamo pianificato. Un emozione può anche nascere in assenza di un ostacolo reale basta che ci sia la prospettiva di una meta fortemente desiderata. Ogni persona reagisce diversamente ad un evento, questo perché noi non ci emozioniamo in base all’evento che abbiamo davanti agli occhi ma in base all’evento percepito in relazione ai dati che ci raggiungono. A questi dati, in seguito, vengono affiancati a determinati schemi cerebrali (una sorta di riflesso condizionato) evento-emozione, schemi che, ci indicano quale emozione associare a seconda del fatto. Essi però non sono universali, variano a seconda della cultura di appartenenza (esistono determinate emozioni etniche), della rilevanza percettiva individuale del singolo fatto, dell’autostima e dello stile attributivo che abbiamo.

Le emozioni etniche

Uno dei casi più famosi di emozione etnica e l’amok (la corsa pazza malese). L’evento scatenante è un insulto subita da un maschio ad opera degli altri nel villaggio. L’interessato va nel bosco a sfogarsi e dopo alcune ore torna armato di pugnale per uccidere chiunque gli capiti a tiro. Ovviamente le persone del villaggio lo evitano perché conoscono questa reazione che, tuttavia, non può durare più di qualche minuto perché poi l’interessato se non si ferma viene immobilizzato e alla fine stranamente non ricorda più niente.

Le reazioni fisiologiche

Nel processo emotivo si verificano cambiamenti fisiologici nell’organismo a livello vegetativo, celebrale e ormonale. Le reazioni non sono sempre identiche ma è stata stilata una tabella di pattner fisiologico delle emozioni in cui ad ogni emozione viene associata la reazione fisiologica. Le persone, in automatico, forniscono istintivamente solo una determinata reazione per ogni emozione e non tutti si rendono conto che, nel corso dell’emozione, intervengono molti cambiamenti.

Le risposte comportamentali

Già in America e man mano con il diffondersi del comportamentismo (movimento che studiava le varie risposte ai vari stimoli esterni tra cui Jung, Behavior etc…)si è notato che nel processo emotivo avvengono tre tipi di risposte comportamentali:

1. Reazioni espressive.
Le emozioni portano con se molte reazioni espressive a livello analogico che, la maggior parte delle volte vengono dissimulate per fini sociali. Darwin ha dimostrato nel suo libro “l’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” che anche gli animali provano emozioni, a volte contrastanti, soprattutto gli scimpanzé e le scimmie che sono gli animali più vicini a noi. Il centro nevralgico delle emozioni nell’uomo è il viso. Esso è il mezzo principale della comunicazione non verbale che poche persone riescono a dissimulare, addirittura solo il 10%.

2. Tendenze e/o pulsioni. Le tendenze sono spinte interiori che possono trasformarsi in comportamento oppure rimanere a livello cerebrale. Esse sono caratterizzate da quello che Frijda definisce “precedenza di controllo”. Nel momento in cui uno di noi ha una tendenza non riesce a pensare altro che ad essa fino a quando non termina.

3. Comportamenti specifici. Sono i più vari e possono essere l’attuazione delle tendenze emotive o dei calcoli per riportare le cose alla normalità

Elaborazione cognitiva

Il lavoro cognitivo accompagna tutta l’emozione seguendo il processo che va dall’ appraisal(il monitoraggio abituale della vita sociale) fino al copying(in cui teniamo sotto controllo le conseguenze della nostra emozione). L’intero processo emotivo è inconsapevole e dura una decina di secondi tuttavia alcuni processi come le risposte comportamentali in parte sono consapevoli (rientrano anche quelle stereotipate).

La regolazione delle emozioni

Le emozioni sono presenti sia nell’uomo che negli animali. A volte, nella nostra vita, ci sono utili perché tendono a richiamare l’attenzione altrui oppure a trarre qualche vantaggio a nostro favore.

L’elicitazione delle emozioni

La maggior parte di noi non è in grado di mascherare un emozione per vari motivi. Altre volte la manifestiamo intenzionalmente per ottenere la solidarietà altrui e principalmente per determinate cose:

1. Contagio emotivo. Manifestando un’emozione puntiamo a suscitarne una simile nella persona che ci sta accanto per portarla nella direzione che desideriamo (contagio empatico).

2. Conforto sociale. Manifestando l’emozione cerchiamo di creare quella situazione in cui dialogando ci si sostiene psicologicamente. Questo porta dei vantaggi sia alla persona che sta comunicando l’emozione e sia alla persona che la sta aiutando perché rinforza la propria visione di vedere il mondo.

3. Presentazione del sé.
Manifestiamo una determinata emozione e nascondiamo altre per dare alle persone che ci stanno intorno una rappresentazione di noi stessi.

4. Controllo sulle relazioni. Manifestiamo una determinata emozione e nascondiamo altre per rafforzare o diminuire determinati rapporti (azione di rinforzo e inibizione).

L’attrazione interpersonale

Lo sviluppo delle relazioni interpersonali si basano anche sull’attrazione. Essa può provocare biases(errori di giudizio) ed benché si tende a negare l’evidenza numerose ricerche empiriche hanno dimostrato il contrario. L’attrazione è fondamentale nell’apprendimento e nell’insegnamento poiché la trasmissione del sapere trova un canale preferenziale che stimola sia l’applicazione che il ricordo. I ricercatori si sono interessati all’attrazione al fine di apportare dei miglioramenti nei rapporti interpersonali per studiare l’ottimizzazione dei risultati.

Le ricerche sull’attrazione interpersonale

Dalle numerose ricerche sul campo è emerso che le persone simpatiche sono accomunate da interessi simili e condividono opinioni e valori. In tal senso sono stati attuati diversi esperimenti mediante tests. Il più famoso è il protocollo di Byrne definito anche protocollo di carta e matita perché ai soggetti venivano fornite specifiche informazioni di altre persone e in seguito veniva chiesto loro di trascorrere parte del giorno insieme (attualmente studi analoghi su periodi più lunghi li troviamo con trasmissioni medianiche : “Grande Fratello”, “isola dei Famosi” etc…). Sono stati fatti anche studi di contatto, esperimenti sul campo ed anche esperimenti naturalistici e il più famoso era quello di Newcomb che nel suo esperimento senza modificare variabili si è limitato a seguire gli eventi. Ha affittato una casa ad alcuni studenti dell’università del Michigan e in cambio ha ottenuto la compilazione di questionari prima, durante e dopo la coabitazione nella casa che aveva messo a disposizione. L’intento era constatare se a diventare amici erano quelli con atteggiamenti simili.

Nulla di nuovo

Grazie a queste ricerche gli psicologi sono stati in grado di stilare una tabella con i motivi di attrazione e i fattori che rendono quella persone più o meno simpatica ma hanno anche constatato che, a seconda della situazione e dei soggetti interessati, questi fattori possono mutare.
di Mariagabriella Corbi

Fonte: http://www.laprevidenza.it/news/documenti/articoli_corbi/3833

Le due facce dell’aggressività

1 aprile 2009

Le due facce dell'aggressivitàQuando si parla d’aggressività, tutti pensano all’aspetto distruttivo di questo sentimento: e cioè il desiderio di distruggere, ferire, umiliare e di ottenere quello che si vuole a scapito dei diritti degli altri. Ma l’aggressività, espressa in modo adeguato, può essere una forza costruttiva. Sto parlando di quella sana dose d’aggressività che permette di affermarsi e di difendere i propri diritti senza ovviamente ledere i diritti degli altri.

Questo tipo d’aggressività costruttiva viene chiamata dagli psicologi “assertività“.

Troppo buono?

Alcune persone non riescono ad esprimere la propria aggressività anche quando sarebbe naturale e giustificato farlo. Sono quelle persone che vengono considerate dagli altri ” troppo buone“, che non riescono a difendere i propri diritti e che, piuttosto che discutere, preferiscono lasciar perdere.

Se ti riconosci in questo ritratto e appartieni al club di ” quelli che non si arrabbiano mai “, forse, hai dei problemi con la tua aggressività.

Nel seguente paragrafo troverai un elenco di comportamenti passivi e non assertivi, se ti riconosci in alcune delle situazioni proposte, devi imparare a comportarti in modo più deciso.

Comportamenti passivi:

* In un negozio cedi  alle insistenze del commesso e finisci per comprare qualcosa che non ti piace o non ti serve.

* Tempo fa hai prestato ad un tuo amico dei soldi che non ti ha ancora restituito. Ora questi soldi ti servirebbero ma non riesci ad affrontare l’argomento perché hai paura che il tuo amico si offenda.

* In un locale in cui è vietato fumare, qualcuno ti fuma in faccia  e tu sei asmatico/ reduce da una bronchite/ non sopporti il fumo, ma preferisci lasciar correre e non dire niente.

* Il tuo partner ti chiede delle prestazioni sessuali che giudichi sgradevoli ma lo accontenti ugualmente perché hai paura che se non lo accontentassi, lui si cercherebbe un’altra donna.

* Vorresti andare a vivere da solo ma quando lo comunichi ai tuoi, tua madre scoppia in un pianto disperato, così tu rinunci a vivere la tua vita per non dare un dispiacere a tua madre.

* Un tuo amico/ parente/ fidanzato fa qualcosa che ti dà molto fastidio ma tu preferisci lasciar correre piuttosto che affrontare l’argomento.

* Il tuo capo ti fa una scenata per un errore che non hai commesso, tu che hai un reverenziale timore dell’autorità, non riesci a reagire e ti sorbisci la scenata zitto e a capo chino.

* Non riesci a dire di no quando ti chiedono un favore, così ti ritrovi spesso a fare cose che non hai nessuna voglia di fare.

* Non ami più la tua fidanzata ma non hai il coraggio di lasciarla, ti comporti in modo distratto e passivo nella speranza che sia lei a lasciarti.

Perché non riesco a farmi valere?

Forse non ci crederai mai: ma le persone che non riescono ad esprimere la propria rabbia sono quelle più arrabbiate di tutti! Chi non sopporta il minimo conflitto, è perché sente di avere dentro di sé una fortissima carica di rabbia e questo lo spaventa: ha paura che se tirasse fuori la sua aggressività potrebbe distruggere tutto e tutti. Nei casi più gravi, la persona è così spaventata dalla propria aggressività, che si difende da questa consapevolezza, diventando incapace di arrabbiarsi. A livello razionale chi non si arrabbia mai, può credere di essere una persona pacifica, spirituale e altruista ma a livello inconscio ribolle di rabbia!

In questo caso, gli impulsi aggressivi, essendo inaccettabili, rimangono relegati nell’inconscio e si esprimono in modo ” contorto”con attacchi d’ansia, depressione, malattie psicosomatiche o pensieri ossessivi.

Si può eliminare l’aggressività?

L’aggressività è uno dei nostri istinti senza il quale non potremmo sopravvivere. Quindi, non si può eliminare l’aggressività. Purtroppo quando la rabbia non viene mai espressa ( sto parlando di esprimere la rabbia in modi accettabili) diventa un rancore cronico, insidioso e gigantesco che rovina rapporti e relazioni.Chi accumula rabbia, prima o poi esplode. I serial killer, spesso descritti come persone miti e inoffensive, sono un buon esempio di questo meccanismo. Ovviamente sono casi eccezionali, ma chi non si arrabbia mai, esprime ugualmente la propria aggressività solo che lo fa in modo indiretto e  poco efficace.

Modi contorti per punire gli altri e se stessi.

1) Depressione: l’altra faccia della rabbia.

Chi non sia si arrabbia mai, in realtà dirige la propria rabbia verso se stesso. In genere il troppo buono, quando viene maltrattato, si deprime con pensieri di questo tipo.”. Se gli altri mi trattano male, è perché c’è in me qualcosa che non va. Non sono abbastanza bello/ interessante per meritarmi l’amore e il rispetto degli altri.  Se sono trattato come uno zerbino, è colpa mia”.

Spesso chi non si arrabbia mai, soffre di depressione, ansia e attacchi di panico. Questi disturbi in realtà possono rappresentare un inconscia forma di rivalsa verso gli altri. Un esempio: la casalinga che si sente schiavizzata da marito e figli, cade in depressione e diventa incapace di badare alla casa e alle faccende quotidiane. Marito e figli saranno così costretti a darle quell’aiuto e le attenzioni che prima le negavano.

2) Disturbi psicosomatici.

Quando non si esprime mai la rabbia, può essere il nostro corpo a farne le spese con un corteo di disturbi psicosomatici quali cefalee,  ulcere, eczemi, gastriti,bruxismo ( digrignamento dei denti durante il sonno) e quant’altro.Anche i disturbi sessuali possono entrare in questa categoria : la persona si nega sì il piacere ma allo stesso tempo lo nega all’altro.

3) Comportamenti passivo aggressivi.

Una persona poco assertiva non riesce a dare dei limiti, di conseguenza sul lavoro, in famiglia e nelle relazioni con gli altri, finisce per sentirsi costretta a dare di quanto vorrebbe e questo gli provoca del risentimento. In questi casi la persona esprime la sua rabbia  sotto forma di comportamenti passivo aggressivi.

I comportamenti passivo aggressivi sono dei comportamenti apparentemente inoffensivi il cui scopo inconscio è quello di comunicare rabbia e risentimento. Tipici comportamenti passivo aggressivi sono le dimenticanze, i ritardi, le ” distrazioni”, le lamentele.  Un esempio? Marco non ha il coraggio di dire di no al suo capo che gli chiede l’ennesimo straordinario non pagato, peccato che “casualmente” commetta molti errori di “distrazione” sulla relazione a cui sta lavorando.

Un altro esempio: Silvia deve andare a prendere l’amica per andare ad un concerto che non ha nessuna voglia di sentire .Peccato che nell’andare a prendere l’amica, sbagli strada e arrivi a casa sua con un ora di ritardo.

Le persone ” troppo buone” temano che esprimere il proprio disaccordo possa ferire gli altri, e non si accorgono che alcuni dei loro comportamenti possono ferire gli altri molto di più di una discussione.

Le relazioni del ” troppo buono”.

Le relazioni di chi non si arrabbia mai  sono spesso poco equilibrate. Infatti chi non riesce ad esprimere la propria aggressività, non riesce nemmeno a far  rispettare le proprie esigenze. Pur di evitare il conflitto con l’altro, il “troppo buono” accetterà tutto o quasi , salvo poi sentirsi sfruttato e avere l’impressione di dare molto e ricevere poco in cambio.

E in effetti chi ha questo tipo di problematiche , spesso non riceve quanto meriterebbe perché non chiede nel modo giusto. Inoltre ” il troppo buono” tenderà ad ignorare gli atteggiamenti dell’altro che gli danno fastidio ma ,ignora una cosa oggi, ignora una cosa domani, si troverà con una montagna di cose che non gli vanno bene.  Così mentre l’amico o il fidanzato è convinto che tutto vada a meraviglia, il ” troppo buono” accumula rancore e risentimento.

Il rischio è che con il tempo , il ” troppo buono” finisca per stancarsi della  relazione, magari da un giorno all’altro. Lasciando il partner sorpreso e  incapace di capire quanto successo.

Dott.ssa Anna Zanon

Fonte: http://www.ilmiopsicologo.it/pagine/troppo_buono_impara_ad_essere_assertivo.aspx

La rabbia: Riconoscerla ed esprimerla con equilibrio

1 aprile 2009

La rabbia riconoscerla ed esprimerla

La rabbia un’emozione negativa?

Il punto importante da comprendere a proposito della rabbia, e’ che, nonostante venga spesso etichettata come emozione negativa, da evitare in noi come negli altri, di fatto diventa negativa, e soprattutto distruttiva, quando non viene riconosciuta e usata al momento in cui emerge, ma viene repressa con conseguenze dannose non solo per se stessi, ma anche per gli altri.

Il problema è che fin dalla tenera età ci viene insegnato che è cattivo e sbagliato esprimere la collera; ancora oggi questa emozione viene considerata inopportuna, irragionevole, associata all’aggressività e al capriccio; La gente è spesso spaventata dalla propria rabbia: teme che la spinga a compiere qualche azione dannosa e, di conseguenza, ci si rifiuta di prestare attenzione alla collera degli altri e si esita ad esprimere la propria.

E’ importante quindi considerare che, se non ci siamo mai concessi di esprimere la rabbia, probabilmente ne abbiamo accumulata una montagna dentro di noi.

Reprimendola, è più probabile che la rabbia esploda in momenti inopportuni e soprattutto verso persone e situazioni che hanno poco a che fare con la causa originale della rabbia che ci ribolle dentro, ed e’ anche piu’ probabile che ce la prendiamo con chi crediamo sia piu’ debole di noi, non fosse altro che per avere un minimo di senso di potere.  Un atteggiamento questo, tipico delle bestie, temere il piu’ forte e sopraffare il piu’ debole, quando invece, l’essere umano, a differenza degli animali, può dominare i suoi istinti.

La rabbia repressa si ritorce contro noi stessi con attacchi depressivi e alimenta un sentimento di inferiorità; inoltre, quando la mente non riesce più a gestire i conflitti, il corpo ne soffre. Numerose affezioni psicosomatiche come mal di schiena, ulcere, psoriasi possono essere legate al soffocamento della collera.

E’ fondamentale dunque, per la nostra salute psico-fisica, imparare ad esprimere la collera in maniera costruttiva ed appropriata.

Senza rabbia si e’ privi di protezione, senza rabbia siamo alla merce’ delle reazioni altrui e non possiamo prevenire tali reazioni dal riaccadere, per noi e per gli altri. La rabbia usata costruttivamente aiuta a sviluppare fiducia in se stessi in quanto non e’ necessario che monti fino ad esplodere per esprimerla. E’ importante riconoscerla al momento in cui emerge, per quello che e’: un meccanismo di protezione che ci segnala che c’e’ qualcosa che non va, una reazione di insoddisfazione intensa, suscitata generalmente da una frustrazione che ci riguarda e che giudichiamo inaccettabile; dunque la rabbia, comunque venga espressa,  in modo esplosivo o in forma repressa, agisce come un segnale d’allarme. La nostra rabbia ci mette a conoscenza del fatto che ci fanno del male, che i nostri diritti vengono violati, che i nostri bisogni e i nostri desideri non sono soddisfatti.

Imparare a manifestare la propria collera significa conoscere i propri reali bisogni e intrattenere relazioni più autentiche con le persone che ci circondano.

Come esprimere la rabbia

Riabilitare la rabbia non significa tuttavia lasciarsi andare a comportamenti irosi. Non c’è bisogno di urlare o di arrivare addirittura alle mani per esprimere la propria irritazione. L’arma migliore è la parola. E’ bene però utilizzarla consapevolmente per esprimere i veri motivi delle nostre insoddisfazioni. Dietro la collera si nasconde sempre una sofferenza. Adirarsi ad ogni costo e contro chiunque è un modo per sottrarre energia alla disperazione e non guardare in faccia il dolore. Perché il proprio malcontento sia preso seriamente in considerazione, è bene esprimerlo con la massima calma. Di seguito alcuni consigli utili per fare in modo che questa emozione diventi costruttiva:

Placare l’emozione parlandone con un amico:

Per rendere possibile un approccio disteso alla discussione con la persona che ci ha fatto arrabbiare, può essere utile scaricare preventivamente le proprie tensioni, telefonando ad esempio ad un amico per raccontargli l’accaduto. Questo serve a far passare il primo moto di collera, quello più aggressivo, senza contare che una terza persona potrebbe suggerirci un modo diverso di guardare le cose.

Chiaririrsi le idee:

avere infatti un’idea precisa di cosa si sente dentro e di cosa ci si aspetta possa accadere dopo una discussione, ci aiuta a mettere a fuoco le cose da dire, gli argomenti da mettere in campo. E ci dà una mano a controllare le cose, in modo che l’emozione non prenda il sopravvento facendoci sfuggire il controllo della situazione. Per acquisire chiarezza, può essere utile porsi delle domande:

* che cosa ha scatenato la nostra collera?

* Il nostro interlocutore ci ha nuociuto intenzionalmente o per errore?

* Siamo sicuri di non esserci sbagliati sulle sue intenzioni? O di non aver mostrato eccessiva suscettibilità?

* La situazione merita una reazione decisa?

* Abbiamo considerato delle alternative per sdrammatizzare?

* Spetta al nostro interlocutore cambiare o a noi farci capire meglio?

* Che risultati ci aspettiamo dalla nostra collera?

Esprimere le proprie opinioni:

è necessario farlo dopo aver placato le proprie emozioni. L’atteggiamento da adottare è di tipo assertivo, evitando dunque di scadere in eccessi di alcun tipo, quali le ingiurie e le accuse.

Lo scopo è infatti quello di ristabilire un equilibrio e non di schiacciare l’interlocutore: lo psicoterapeuta americano Thomas Gordon ha elaborato il sistema dei cosiddetti “messaggi-io”, che si basa sul principio di parlare di sé in questo modo: definendo con precisione ciò che ci ha disturbato (quando tu…), raccontando le nostre emozioni (mi sento….), condividendo le nostre aspettative (perché io…), esprimendo i nostri bisogni attuali e le motivazioni (e io ti chiedo di.. in modo da..). Il beneficio di esprimere la collera va oltre il sollievo di togliersi un peso, significa ridefinire le relazioni con se stessi e con gli altri.

Esprimere apertamente la rabbia:

è importante permettere a se stessi di avvertire completamente la rabbia, creando un posto sicuro per poterla esprimere, da soli, o con un amico fidato o con un esperto. Se siamo soli in un posto sicuro, permettiamoci di parlare ad alta voce, di vaneggiare, di scalciare o urlare, di lanciare e colpire cuscini. Dopo aver fatto ciò in un ambiente sicuro, (per un periodo potremmo aver bisogno di farlo regolarmente) non avremo più paura di compiere un atto distruttivo e saremo capaci di affrontare in modo più efficace, le situazioni che ci si presenteranno.

di Chiara Svegliado

Fonte: http://www.wmrconsulting.it/la-rabbia-un-emozione-negativa.ct-27.html

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