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Tradimento

19 febbraio 2010

Tradire vuol dire travisare, falsare, ingannare, ma può anche avere il significato opposto di svelare, far conoscere, palesare. Si può forse ravvisare un minimo comune denominatore in questi due significati antitetici se si pensa che ogni traditore vive in uno stato di ambivalenza, di indecisione.

L’esperienza del tradimento permea la nostra esistenza, come connotato naturale del vivere e dell’evolversi, ed è un evento che tutti continuamente sperimentiamo, sia perpetrandolo, sia subendolo. Ci accompagna sin dal momento della nostra nascita, quando nostra madre, che fino a un momento prima ci aveva protetti nel suo grembo ovattato, ci espelle nel caos del mondo.

“Nasciamo traditi” – diceva Aldo Carotenuto. Sin da allora, per tutto il corso della nostra crescita apprenderemo dolorosamente quanto il nostro corpo e la nostra mente siano separati dai nostri genitori, i primi destinatari del nostro amore, e quanto progressivamente dovremo allontanarci da loro. Tuttavia quando ci si avvicina ad uno stato così intenso nasce anche la paura che all’interno di un rapporto così avvolgente, possiamo finire col perdere noi stessi, sentirci schiacciati. Il tradimento è spesso una manifestazione di questa paura, un tentativo di emanciparsi da qualcosa (l’amore)  che ci sottrae  libertà  individualità.

Identikit del traditore

Si  tradisce perché non si riesce a risolvere una personale incoerenza, l’ambiguità di un sentimento. Il traditore non riesce a sentirsi a suo agio se si trova “tutto intero” in  una certa relazione, in un impegno, in un’amicizia, perché sente il rischio di essere bloccato e costretto dentro una situazione che lo schiaccia.

Non riuscendo a superare l’incoerenza, incapace di mettere d’accordo le varie parti contrastanti di sé, allora, dà voce ora all’una ora all’altra, ora negando una parte e affermando l’altra, ora dando sfogo all’altra negando la prima.
La necessità di ingannare la persona che si ama implica che si debbono integrare certi aspetti della propria personalità.

Amore e tradimento

Amore e tradimento sono due termini apparentemente reciprocamente escludentisi. In realtà ad un’analisi più attenta risulta che tra questi due termini vi sia una relazione di necessità e di interdipendenza.
L’Amore è, soprattutto, un termine difficile da definire. Parliamo sempre d’amore: amore per Dio, amore per gli animali, amore per il denaro, amore per il cibo, amore per la patria, amore materno.

Amor proprio e “amor che a nullo amato amar perdona” l’amore che ci prende e ci coinvolge, che ci sconvolge e ci spinge verso un altro essere umano con la definizione di Dante che ne mostra la crudezza. L’amore è anche crudele. Ma sempre e in ogni caso quando parliamo d’amore facciamo riferimento ad uno speciale investimento energetico, libidico e vitale verso l’oggetto d’amore. Del tradimento invece cogliamo più facilmente una maggiore specificità in quanto esso definisce l’azione con la quale l’amore si trasforma e si trasferisce da un oggetto ad un altro.

Anche se spesso il tradimento viene vissuto come la distruzione dell’amore in realtà esso rappresenta il motore della sua trasformazione. Non sempre, tuttavia, le emozioni negative ad esso legate  sono dovute al comportamento del partner traditore. Spesso, infatti, il tradito ce l’ha con se stesso: per non essere abbastanza amabile, per essersi  lasciato ingannare, per non aver capito, per non aver dato  abbastanza e per mille altri motivi.  E forse non ha tutti i torti. Qualcuno ha detto: ” se in una coppia uno dei due partner tradisce probabilmente è “malato” ma il virus sta nell’ altro”.
Non è vero sempre… ma spesso!!

Il tradimento nella coppia

Tutti noi possiamo riconoscerci nella fantasia del principe azzurro, quel principe che porrà fine alla nostra angoscia di separazione, il principe o la principessa che sposeremo. Molti restano a lungo, qualcuno per sempre, nella fantasia di un tale incontro. L’aspirazione, inconscia, è il ripristino dello stato simbiotico originario, lo stato di beatitudine legato alla fusione del bambino con il corpo materno. Risulta in realtà altamente pericoloso concedere credito all’illusione di poterci fondere ad un altro. Se in ciò consiste la nostra felicità saremo inevitabilmente delusi.

L’aspettativa non può reggere ed inevitabilmente ci troveremo di fronte ad una delusione con conseguente colpevolizzazione dell’altro che “non ci ha dato abbastanza”. Questa operazione ci consentirà di attribuire all’inadeguatezza dell’altro il nostro fallimento. L’altro diventa colpevole, ma noi cosa gli chiedevamo? Di rappresentare un’illusione! Proviamo a pensare al matrimonio. Il vivere con una persona spesso è vissuto come un mezzo più che come un fine. In genere si ha poco interesse per la soggettività dell’altro, si ha poca curiosità per l’altro che appare interessante solo nella misura in cui corrisponde all’idea di lui che ci eravamo “costruita”.

L’altro ce lo eravamo “inventato” gia da tempo proprio come i nostri genitori avevano “inventato” noi. Nel momento in ci lo conquistiamo, nel momento in cui conquistiamo l’oggetto del desiderio non pensiamo al suo vero mondo alla sua realtà di soggetto ma a come risponde ai nostri bisogni e a quanto “entra” nel nostro mondo, nella nostra realtà. Il partner ovviamente cadrà nello stesso meccanismo e vivrà la stessa frustrazione. Un’altra mistificazione cha accompagna la vita di coppia è legata al mito della sincerità. Ci facciamo carico di un dovere di trasparenza come se l’intimità implicasse l’espressione di ogni elemento della nostra interiorità, sia esso un pensiero, una fantasia, una debolezza, la noia che pure fa parte della vita.

In molti casi un’apertura eccessiva genererebbe solo danni. Ancora una volta, paradossalmente, l’idealizzazione dell’amore significa di fatto il suo tradimento. Il rispetto e l’amore per l’altro, la preoccupazione morale nei suoi confronti impongono una certa distanza. Il desiderio di condividere tutto con l’altro, anche gli aspetti più intimi e privati, non è altro che il desiderio di ripristinare il rapporto con nostra madre. Per “saziare” questi bisogni molte coppie vedono il matrimonio come un punto d’arrivo. Se ci si provasse a considerarlo invece come un punto di partenza forse le cose sarebbero più semplici e la coppia avrebbe maggiori possibilità di sopravvivenza poiché qualsiasi rapporto che si configuri come cammino non può sottrarsi ad una naturale evoluzione.

Quando tradire fa bene (il tradimento come recupero di Sé)

Un sondaggio realizzato dalla rivista cattolica “prospettive nel mondo” presso un centinaio di parroci che hanno assolto in confessione fedifraghi ed adultere, rivela che per un 18% di uomini che hanno confessato il proprio tradimento c’è un 31% di donne che sono state assolte per l’identico peccato. Può anche darsi che le donne si confessino di più, ma che dire allora del famoso rapporto Kinsey che tra gli anni 40 e 50 con grande scandalo dell’opinione pubblica catalogava come infedeli un terzo degli americani che oggi hanno una relazione extraconiugale almeno nel 70% dei casi?

Un recente sondaggio ha rivelato che otto italiani su dieci non credono più alla fedeltà e se a questo si aggiunge che solo il 33,1% delle donne è soddisfatto del proprio partner mentre ad essere contento “solo in parte” è il 58,1% si fa presto a fare due più due…
E’ inutile dire che ci sono tradimenti che fanno bene alle coppie perché risolvono problemi di desideri sessuali: lo sanno tutti. Ma forse è altrettanto noto che secondo ben due ricerche, una americana, e l’altra tedesca, la trasgressione sessuale, purché vissuta con gioia, può essere un toccasana per la salute. Con questa teoria Raffaele Morelli, medico- psichiatra, insieme agli psicologi che lavorano con lui ha presentato qualche tempo fa una ricerca sul tema: “Infedeltà.

Quando tradire fa bene alla salute”. Morelli ritiene che l’incidenza di malattie psicosomatiche su chi tradisce il proprio partner senza sensi di colpa è quasi nulla. Non solo: chi tradisce un compagno abituale non per vendetta ma per scelta, forse attraverso un processo lento e faticoso, lo fa perché sa di avere dentro qualcosa che il partner non lascia libero, qualcosa che viene spesso soffocato. Se la propria fantasia e il proprio mondo interiore non sono lasciati liberi, è sano trovare un canale per esprimerli.

di Marinella Cozzolino

Fonte: http://www.feritedamore.it/index.php?option=com_content&task=view&id=28&Itemid=

La vergogna positiva e le relazioni

9 luglio 2009

2744864581_a24bb3b7efUna persona oppressa da una vergogna eccessiva spesso si convince che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nel suo modo di rapportarsi con gli altri. Crede di meritare disapprovazione. Si sente socialmente in difetto.

Quando si confronta con gli altri tende a notare soltando le proprie debolezze. Probabilmente si considera meno intelligente, meno bella e meno attraente di com’è in realtà: Una persona gravemente oppressa dalla vergogna diventa continuamente consapevole di questo genere di mancanze.

La vergogna positiva, invece, è moderata e temporanea. Quasi  tutti provano questo tipo di vergogna quando nasce un problema con un’altra persona. Per qualcuno questa sensazione di vergogna può essere necessaria per rendersi conto che esiste un problema. Ancora una volta la vergogna positiva conduce alla consapevolezza che, a sua volta, incoraggia un’azione efficace nell’ambito delle relazioni.

La vergogna può indurre un cambiamento personale

I problemi legati alla vergogna possono essere di maggiore o minore portata. Non è grave se una persona riconosce improvvisamente di non avr fatto una figura da stupido andando in gito a fare scherzi. Potrebbe anche essere un fatto positivo: Magari si rende conto che; per tutta la vita; non ha fatto altro che attirare l’attenzione con azioni che la umiliavano. La vergogna improvvisa per il proprio comportamento è il segnale che si vuole cambiare. Questa vergogna temporanea lo aiuterà ad affrontare finalmente il mondo con dignità e rispetto di sé.

Nelle relazioni con gli altri la capacità di provare vergogna è sempre presente. Questo sentimento di vergogna può indicare a una persona la necessità di allontanarsi da un rapporto il tempo necessario a comprendere che cosa c’è che non va. L’esperienza della vergogna potrebbe addirittura obbligare una persona a mettere in dubbio l’opportunità di mantenere il rapporto. Ad esempio, se la maggior parte delle volte in cui una donna incontra una persona questo incontro si risolve in un motivo di vergogna, forse la donna riconoscerà che il rapporto è fondamentalmente incrinato. Le relazioni centrate sulla vergogna sono poco sane. Quelle che non riescono a essere modificate in modo da centrarsi sul rispetto e sulla dignità reciproci forse dovranno essere troncate per il bene di entrambi gli interessati.

Gli schemi della vergogna possono essere corretti

Di tanto in tanto quasi tutte le relazioni attraverso fasi contraddistinte dalla vergogna: Uno dei partner insulta l’altro; l’altro risponde ignorando palesemente il commento. La vergogna che uno dei due o entrambi provano agisce come un chiaro segnale che la relazione ha subito un danno. Nella sua forma più semplice il messaggio è il seguente: “Quello che è appena accaduto ha scatenato la mia vergogna. Fermiamoci prima di farci dell’altro male”.

La vergogna porta con sé il senso di una necessità urgente. L’individuo oppresso dalla vergogna sarà fortemente motivato a fare qualcosa per sentirsi meglio. A lungo andare le relazioni in cui entrambi i partener sono suscettibili alla vergogna miglioreranno quando i due interessati si occuperanno con sollecitudine del reciproco disagio.

La vergogna può agire in modo paradossale. Dapprima la persona oppressa dalla vergogna vuole evitare gli altri. Ma, in definitiva, chi si vergogna cerca un contatto con gli altri. Si sente separato, tuttavia in un modo o nell’altro spera di ritornare al calore della famiglia e deglia amici.

La vergogna positiva riporta l’escluso all’interno della comunità.

La vergogna positiva è un’indicazione di vita

Per la maggior parte delle persone la vergogna è un’esperienza dura ma che si può affrontare. Ma non basta sopravvivere alla vergogna. Una moderata vergogna può aiutare una persona a scoprire (e riscoprire) alcune verità sull’esistenza.

Quattro di queste verità sono i principi di umanità, umiltà. Autonomia e competenza.

Il principio di umanità: ogni persona appartioene alla razza umana, nessuno è totalmente indegno e subumano e non è neppure una divinità diversa dagli altri.

Il principio di umiltà: nessuno è intrinsecamente migliore o peggiore di chiunque altro.

Il principio di autonomia: chiunque ha un certo margine di controllo sulle proprie azioni, ma nessuno ce l’ha sui comportamenti altrui.

Il principio di competenza: chiunque può sforzarsi di essere “adeguato” senza dover essere perfetto o considerarsi un fallimento centrato sulla vergogna.

La vergogna può essere molto preziosa. Chi sarebbe in grado di scoprire il proprio fondamentale senso di umanità se riuscisse in tutto quello che fa? Chi saprebbe accettare i limiti della condizione umana se non sperimentasse mai l’imbarazzo? La vergogna ridimensiona continuamente l’ego prima che la persona si riempia di orgoglio e di arroganza al punto di perdere il contatto con gli altri.

La vergogna positiva e il senso dell’umorismo vanno di pari passo

Se sappiamo ridere di noi stessi, sappiamo trarre vantaggio dalla vergogna. Non vediamo l’ronia quando un semplice essere umano comincia a considerarsi il dono più grande che Dio possa aver fatto alla specie o come verme più indegno che abbia ma strisciato nel fango?

Ecco qui un esempio tratto dalla nostra vita per spiegarvi il valore della vergogna.

Alcuni anni fa Ron fu invitato a un incontro “importante” all’università dove insegnava. Alla mattina indossò il vestito migliore e uscì per recarsi al campus. Quando arrivò davanti alle scale che conducevano alla sala riunioni era pieno di boria. Sprizzando orgoglio, si avviò con passo atletico, sperando che in quel momento fossero in molti a guardarlo. Come per riflettere il senso di superiorità che provava in quel momento, la sua testa vagava tra le nuvole. Forse fu questa la ragone per cui inciamò sui gradini e rovinò per terra.

Nel momento in cui cadeva pensò “spero che non mi stia guardando nessuno!” Che differenza. Solo un momento prima desiderava che tutti lo notassero. E adesso si augurava fervidamente il dono dell’ivisibilità. L’improvvisa vergogna lo fece temporaneamente sentire il più grande imbecille sulla faccia della terra.

Senza il senso dell’umorismo questa “caduta dalla gloria” avrebbe potuto essere disastrosa. Una persona profondamente oppressa dalla vergogna potrebbe convincersi che l’incidentedimostra la sua effettiva indegnità e di meritare perciò pubblica umiliazione. Ma Ron ha ricavato dall’incidente il messaggio per cui non è il grande personaggio che gli sarebbe piaciuto essere, ma neppure quel disastro che si sente quando la sua goffaggine lo mette in imbarazzo. E’ semplicemente un essere umano.

Tratto da: Vincere la vergogna – Ronald T. Potter-efron, Patrica S. Potter- Efron

Genitori separati e figli

30 marzo 2009

divorce-2La separazione sarà dolorosa ma è accettabile, ciò che è dannoso è essere oggetto di rivendicazione, restare invischiato in dinamiche inconsce.

Il numero dei divorzi è in aumento ed ormai la maggior parte di noi lo ha sperimentato in prima persona o condiviso con parenti o amici.

Perchè si verificano tanti divorzi?

Le persone oggi sono così fragili che alla prima difficoltà ricorrono all’avvocato?

I figli sono ” condannati” ad una vita sofferente per la separazione?

Cambiamenti sociali sono in atto ed è sotto gli occhi di tutti che la famiglia come istituzione incrollabile è in crisi. Situazioni di malessere e disagio ci sono da sempre, oggi non è più un tabù ascoltare i propri vissuti, non a caso è “il femminile”, la donna, che per secoli si è impegnata a mantenere l’equilibrio interno della famiglia, che oggi rompe spesso il legame matrimoniale.

Immaturità, delega, pigrizia psicologica, assenza di comunicazione, sono spesso alla base dei nostri problemi, che se non affrontati, possono condurre alla separazione, come soluzione di distanza, per porre fine ad un malessere che non sappiamo più gestire.

Separarsi significa distinguersi, farsi autonomo, individuo e soggetto: la separazione è tappa fondamentale nel processo di crescita del bambino, che si affranca dalle figure genitoriali, e il nostro distinguerci e nascere come soggetti ha sempre a che fare con un separarci dal collettivo, da una vecchia identità. Nella vita di coppia avviene una medesima dinamica.

Sappiamo bene che nel rapporto di coppia sono in gioco grosse proiezioni.

Da una fase di identità inconscia tipica dell’innamoramento in cui si è “una cosa sola”, arriva il momento critico, ma anche evolutivo, in cui iniziamo a percepire l’altro per quello che è, a percepirne le ombre. A parte casi in cui si insinuano patologie o dinamiche più complesse, accade che se non si coglie l’occasione di tornare a se stessi, la dinamica del rigetto psicologico e concreto dell’altro vincerà. Passare da un rapporto interdipendente e spesso simbiotico ad uno più intersoggettivo, accettando fasi alterne, vicinanze e distanze fisiologiche, sembra molto difficile, ma necessario. Farci consapevoli delle ombre in gioco nella relazione è la sola strada per non ripetere copioni infantili e affrancarci dalle dinamiche edipiche che intessono troppo spesso i nostri rapporti.

Un recente sogno di una donna separata provocatoriamente la sveglia:

Ella si reca da un meccanico, figura saggia , per aggiustare l’auto. Si accorge che in realtà sta portando ad aggiustare l’attuale compagno. Le viene detto che ” il problema non è lui ma in se stessa. Capita ancora che si sostituisca il partner, restando nella opposizione e facendo fuori l’altro, rifuggendo o rimandando un confronto con noi stessi. Diventa più complicato “uccidere” e disfarsi dell’altro ( ammesso che sia possibile) quando ci sono figli. La presenza dei figli ci richiama alla necessità di recuperare l’altro come persona e come genitore necessario al bambino. Paradossalmente la presenza dei figli in un processo di separazione può essere il motivo che ci inchioda a farci consapevoli. Tutti i bambini sono profondamente scossi e turbati dalla separazione. Non capiscono (loro ancora meno dei genitori) quello che succede, hanno una terribile paura di essere abbandonati e di essere loro la causa di ciò che accade. Non a caso rabbia, tristezza, regressioni, aggressioni e somatizzazioni varie si possono accompagnare a questo difficile evento. Gli adulti sono spesso sopraffatti dai loro vissuti dolorosi e contraddittori e hanno bisogno di aiuto psicologico per essere sostenuti. Scattano sentimenti di colpa e autopunizione del tipo” i miei bambini devono soffrire per le conseguenze dei miei errori?”. Tutto ciò rimanda alla necessità improrogabile di elaborare il più possibile ciò che accade.

I genitori covano rabbia durante il processo di separazione e si incolpano l’un l’altro per il divorzio, così amarezza, rifiuto, tradimento ed abbandono non li mette in grado di soffermarsi sui bisogni dei figli. Questi vissuti che sono inevitabili, possono essere superati. Molti invece, nonostante la separazione, non smettono di litigare, non possono chiudere il matrimonio definitivamente, rimangono emozionalmente legati, anche se il legame è doloroso.

Chiudere il matrimonio psicologicamente è molto più difficile che risolvere la causa in tribunale. Chiudere col passato significa anche accettare l’ambivalenza dei propri sentimenti. La separazione si lascia dietro sempre cose buone e cattive. Là dove la separazione emotiva non avviene, sorgono problemi nei figli, perchè l’attenzione alle reciproche ombre impedisce di trovare un accordo. Non è importante che un bambino provenga da una famiglia unita o da una famiglia divisa: i bambini possono trovarsi male in entrambi i tipi di famiglia. Ci può essere collaborazione, una buona educazione e attenzione alle regole in ogni tipo di famiglia. Le minacce, i litigi, le offese e le tensioni continue possono creare bambini infelici, insicuri, con problemi comportamentali anche in una famiglia “tradizionale.” La separazione sarà dolorosa ma è accettabile, ciò che è dannoso è essere oggetto di rivendicazione, restare invischiato in dinamiche inconsce.

Il tema “separazione” è scottante e attuale, poichè ci rimanda a legami rispetto alla famiglia di origine da prosciogliere: cordoni ombelicali invisibili sono attivi più spesso di quanto non vogliamo credere. Sono testimone di molte persone che proprio a partire dal divorzio, iniziano quel lento e faticoso ritiro delle proiezioni e pretese dal partner, scoprono per la prima volta di avere potere trasformativo sulla loro vita, riescono a percepire l’ex coniuge come persona, e uscendo dalla delega reciproca si scoprono padre e madre dei figli, confermando ancora che non sono gli eventi in sè a essere buoni o cattivi, ma il desiderio e la capacità di crescere attraverso ogni esperienza.

Simonetta Figuccia

Fonte: http://www.geagea.com/

Il benessere nella sessualità della coppia

29 marzo 2009

48146590fj7zx5Il sesso tra noi Occidentali assomiglia spesso ad una prova, ad una prestazione che, in quanto tale, richiede competitività con se stessi e con il partner. Sembra quasi che si verifichi un trasferimento della competitività dalla vita e dal lavoro alla sfera sessuale. Non a caso si parla di ”prestazioni” sessuali. L’obiettivo, che diventa però allo stesso tempo anche la nostra difficoltà, è quello di raggiungere un risultato: l’erezione, l’eiaculazione, l’orgasmo proprio e del partner…

Un’altra caratteristica che contraddistingue la nostra cultura è il diffondersi di un malsano Narcisismo, che va a scapito del rapporto di coppia. Non ci si riesce a imporre più un limite ed ecco allora che fitness, dieta e massaggi “corrompono” le nostre menti con il solo scopo di piacere agli altri….e a noi. Ecco allora il diffondersi di un “effetto Narciso”, come lo definisce la Dott.ssa G.Schelotto, psicoterapeuta della coppia, “da cui sono pervasi sia uomini che donne: entrambi i sessi, per motivi diversi, entrano in contemplazione del proprio corpo dedicando al fisico un’attenzione spasmodica, fine a se stessa e che li condanna a negarsi all’altro”. Aggiunge inoltre che “le donne sembrano aver modificato le proprie aspettative affermando di cercare nel fitness o nei viaggi gratificazioni che un tempo trovavano altrove”. Certo questo fa pensare tanto! “Se questa tendenza si dovesse affermare – avverte la studiosa – il sesso potrebbe smettere di essere il più potente mezzo di comunicazione fra uomini e donne.”

Nelle coppie il sesso assume diverse valenze e, spesso, di carattere non sessuale, ma di sonnifero, di antidepressivo, di risoluzione di litigi, di prova d’amore, di momento di rassicurazione e di possesso… Esistono, quindi, molte coppie che non sanno esprimere una sessualità piacevole. Il sesso per loro diventa un problema! E difficilmente porterà i due partners al piacere e…al raggiungimento del loro benessere psicofisico. Ma il sesso, invece, deve dare piacere, deve essere funzionale alla felicità della coppia! E ciò avverrà solo se si rispetteranno le sue caratteristiche di gioco, di comunicazione, di intimità. Di fatto la sessualità si prepara fuori dal letto, negli atteggiamenti della vita quotidiana. Ecco così che nascono e crescono siti interamente dedicati alle tematiche della sessualità e ai problemi della coppia, che trattano la questione in maniera seria e approfondita, dando consigli e sostegno. La Psicologia e la Sessuologia, scienze relativamente giovani, hanno avuto notevoli sviluppi negli ultimi anni. Molti disturbi o patologie possono essere curate con successo attraverso tecniche psicoterapiche convalidate da anni di studi e ricerche. Con la Psicologia del benessere, in particolare, ci si prefigge come scopo quello di sostenere l’individuo nel suo percorso di vita, agevolandolo nelle scelte a lui più congeniali; si promuove lo sviluppo delle condizioni interiori ed ambientali, favorevoli alla conquista di uno stato di serenità globale e duratura. Ovviamente non si può dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato a priori, emettendo così un giudizio, o meglio, un pregiudizio.

Il fattore più importante che deve essere presente è la consapevolezza. Bisogna scegliere consapevolmente assecondando le proprie motivazioni personali, senza implicazioni sociali o religiose. Bisogna sapere ciò si vuole e conoscere le loro conseguenze su diversi piani: emozionale, psicologico, sociale. La consapevolezza si impara con l’esperienza, anche se la conoscenza di certe dinamiche può essere di aiuto nella crescita personale. Quanti desideri che spesso abbiamo non li mettiamo in pratica per paura o “perché non si devono fare”. Stando fermi sulle proprie paure e sui propri pregiudizi non si potrà mai conoscere il mondo che ci circonda e quella realtà ancora più ampia che è la nostra dimensione interiore. Come si sa, si teme meno ciò di cui si conosce la natura: ed allora, Ascoltare, Comprendere, Interpretare le proprie emozioni, assume un significato fondamentale nel nostro cammino verso il benessere.

D’altra parte, anche nel rapporto sessuale c’è un interscambio di emozioni, energie che influiscono profondamente sul nostro inconscio, sul nostro comportamento, a seconda del tipo di energia che mettiamo in esso. Lo stimolo per il benessere sessuale della coppia può venire dalla nostra fantasia. Le fantasie sono spesso parte dell’universo più intimo di una persona e il pudore ci spinge a nasconderle. Non bisogna porre dei limiti alla vita a due, ma accettare le fantasie nostre e quelle del partner, per migliorare l’intesa sessuale della coppia. Non bisogna tenere nascosto completamente al partner i nostri desideri più segreti, ciò può generare senso di colpa o imbarazzo; né considerare la fantasia un tradimento della persona amata.

La repressione dei nostri giochi preferiti implica un peggioramento dell’intesa, quasi un blocco del piacere. Questo atteggiamento è da evitare. Il rapporto migliore con le proprie fantasie è accettarle e condividerle con il partner, quando questo sia possibile. Un buon equilibrio tra il nostro cervello e la vita sessuale porta ad un rapporto più bello e completo.

Purtroppo in questa era dei fast food stanno cambiando anche le modalità di amare: è l’epoca del “fast love”. Si consumano performance rapidissime, dai 3 ai 7 minuti, contro i 10-15 minuti della media, e nei posti più impensati, magari anche con il rischio di essere visti (camerini di prova dei negozi, nelle toilette di bar e ristoranti, nei bagni turchi, nelle palestre, negli uffici…).

A livello prettamente fisiologico, le ultime ricerche hanno scoperto che sarebbero gli ormoni contenuti nel seme maschile a migliorare l’umore, riducendo il rischio di depressione. Lo sostiene uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di New York. L’équipe, coordinata da Gallup, psicologo della State University di N.Y., ha misurato la ‘’soddisfazione femminile”, utilizzando una scala di valutazione della depressione su circa 300 newyorkesi. Le donne che avevano rapporti senza preservativo sono risultate le più felici, seguite da quelle con partner che usavano il profilattico saltuariamente e infine da quelle per il cui il condom era una regola. Le donne costrette a periodi di astinenza sono risultate maggiormente soggette a rischio depressione. Un risultato che i ricercatori spiegano così: ”lo sperma contiene diversi ormoni in grado di influire sull’umore, come testosterone, estrogeni e prolattina. Alcuni di questi rimangono nel sangue della donna per ore dopo il rapporto, aiutandola a vedere tutto rosa”. Attenzione però, avverte Gordon Gallup, questo non è un invito a fare sesso senza profilattico”.

Ma dopo tutto questo parlare, perché non ci domandiamo se siamo davvero felici? Perché non ci fermiamo ed ascoltiamo il nostro corpo…la nostra mente…. Riscopriamo l’importanza ed il valore dell’intimità, dell’ascolto dell’altro, della sessualità vera e propria! Spogliamoci dei pregiudizi sociali e morali e proviamo a distinguere tra sesso e sessualità: riscopriamo i sentimenti di amore, riscopriamo il desiderio! Soprattutto, ridiamo armonia alla relazione di coppia! Ridiamo vita ad una situazione intima in cui non ci sia l’ansia di ottenere un risultato, ma che sia rilassante.

Partiamo, quindi, dal cambiare il nostro agire mentale, riscoprendo la nostra interiorità! E perché no, proviamo a prendere spunto dall’oriente dove calma e meditazione rappresentano i punti cardini del loro pensiero! Concentriamoci su un approccio corporeo caldo e sensuale che porta allo stabilirsi dell’unità della coppia, così come avviene in quella che possiamo definire una filosofia: il “sesso tantrico”. Avvicinandosi ad esso emergono tutti gli errori commessi in un rapporto sessuale, insieme alle motivazioni psicologiche e culturali che ne sono alla base. Ma cosa si intende esattamente per Tantra e per sesso tantrico? Il Tantra è una corrente religiosa nata in India intorno al 400 a.C.

Il tantrismo vede l’estasi sessuale come metafora per la trascendenza religiosa, in quanto l’unione con un’altra persona è un modo di accendere la scintilla della natura-Buddha di un individuo. Quando si parla di sesso tantrico si fa riferimento all’orgasmo cosiddetto ”di valle”, caratterizzato paradossalmente dal fatto che capita di non arrivare all’orgasmo perché non se ne sente il bisogno anche se si può avere una normale eiaculazione. Bisogna lasciare andare le proprie sensazioni. Il meccanismo che si innesca è essenzialmente fisiologico e si collega ad una situazione psicologica preesistente di relax. Quando, infatti, si è tenuta la posizione per un periodo di almeno trentacinque minuti avviene una reazione fisica che fa sì che le onde cerebrali dei due amanti si sintonizzino su un livello comune e molto calmo. In altre parole una reazione fisiologica, un cambiamento fisico che avviene dentro il nostro corpo.

Non bisogna considerare l’esperienza tantrica come un qualcosa di mistico, ideale, mentale. Di che si tratta allora? Ebbene, quando una persona è attivamente impegnata a fare qualcosa ed è tesa, il cervello lavora su un ritmo di onde corte e veloci. In questo stato la capacità di percepire sensazioni piacevoli da parte del corpo è bassa perché la mente ha bisogno di molta energia, tolta al corpo e agli organi vitali. Se ci si rilassa il ritmo del lavoro cerebrale diventa più lento e le onde che lo contraddistinguono si allungano. In questo stato le energie consumate dalla mente sono pochissime e l’organismo può utilizzare tutte le forze disponibili per ottimizzarsi e curare eventuali disfunzioni. Nel caso di una coppia che prova l’esperienza del sesso tantrico le onde cerebrali non solo rallentano ma si sintonizzano sulla stessa ”lunghezza d’onda”. Insomma bisogna dare a sè stessi e al proprio corpo il tempo di sintonizzarsi con il partner.

Un’altra disciplina orientale che insegna a vivere meglio la nostra sessualità è lo “Yoga dell’Estasi”. Esso insegna a rafforzare i muscoli pelvici, garantendo prestazioni senz’altro migliori, con una migliore irrorazione di sangue delle zone genitali rendendole più sensibili e rendendo molto più elastica la regione lombare. L’effetto rilassante, che in generale dà questa disciplina, è necessario per calmare i ritmi sempre più convulsi e stressanti della nostra vita quotidiana. Lo Yoga dona pace e tranquillità rieducandoci con dolcezza a ritrovare dei ritmi più a misura d’uomo. Questa disciplina, proprio per queste sue caratteristiche, ci consente di riappropriarci del corpo e dell’anima.

Ma se da un lato la filosofia orientale ci porta a vivere pienamente le sensazioni e le emozioni, dall’altro non si può sottovalutare il valore e l’impatto sessuale che il cibo ha su mente e corpo. Il cibo è un tranquillante naturale, produce endorfine, ci calma e ci distende. Non mangiando diventiamo suscettibili, nervosi e meno disposti ad abbandonarci al piacere. Cala il desiderio e le energie si riducono. Agli italiani bisogna riconoscere, infatti, il merito di assegnare al cibo un importante valore tanto da diventare una potente arma di seduzione!

Dott. Luigi Mastronardi (psicologo e psicoterapeuta; docente nel Corso di Perfezionamento in Psicoimmunologia nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” di Roma)

Fonte: www.vivailfitness.it/sess_bene.htm

Falsi miti sulla sessualità femminile

23 marzo 2009

lovers4567sd51Sia la sessualità maschile che quella femminile sono popolate da vari miti. Questi miti possono avere varie origini: credenze popolari, preconcetti di origine morale o semplici luoghi comuni della gente della strada senza nessun fondamento scientifico, miti che si sono poco a poco trasformati in pseudo-verità, al punto da diventare delle autentiche credenze per coloro che non hanno una formazione sessuale solida.

Le false credenze possono influire negativamente sulla vita sessuale creando delle ansie e dei timori non necessari che talvolta sono difficili da superare. Una visione così limitata e ristretta del sesso non lascia che poche speranze di una vita sessuale soddisfacente alla gente che non rientra negli stereotipi.

Comprendere i falsi miti legati alla sessualità femminile e alla sessualità in generale è già un passo avanti per liberarvi dal peso che rappresentano, anche se non costituisce necessariamente una soluzione. Certo il confronto dei miti con le realtà potrà esservi di aiuto. Questa comprensione vi aiuterà ad agire, ma per risolvere un dato problema sessuale è necessario un lavoro attivo e cosciente che va in direzione di un cambiamento.

Abbiamo riassunto in diversi miti erronei, facili da ricordare, tutti i timori infondati, le paure più comuni e i miti riguardo alla sessualità femminile e alla sessualità generale. Certo, lungi da noi l’idea di dare una lista completa, universale ed esauriente, ma si spera che la lista data includa i miti più interessanti sui quali ogni donna si è posta più di una domanda.

Mito :
Tutti gli uomini raggiungono l’orgasmo, ma solo alcune donne hanno questo privilegio.
Realtà :
Doppiamente falso. Non solo perché esistono non pochi uomini con difficoltà ad avere un orgasmo, ma anche perché – salvo in casi di malattia o di mutilazione – la capacità di avere un orgasmo non è un dono di nascita. E non si nasce neppure con certi sentimenti o certi comportamenti sessuali. Tutte queste cose, compreso la capacità di raggiungere l’orgasmo, vengono incrementate con le esperienze della vita e qualsiasi problema può soltanto dipendere dal vissuto sessuale, da certe insufficienze muscolari dell’apparato sessuale, da fattori psicologici o addirittura da cattive abitudini di masturbazione. Tutte le donne nascono sessualmente uguali. E se esistono differenze qualitative nell’apprezzamento del sesso tra una donna e l’altra, queste sono esclusivamente dovute a fattori psicosomatici e mai congeniti.

Mito :
L’orgasmo reciproco è l’ideale
Realtà :
Dovrebbe esserlo, ma non pensate che sia così facile. L’orgasmo simultaneo è difficile da raggiungere giacchè i tempi dell’uomo e della donna sono spesso diversi. L’uomo deve sviluppare un certo grado di resistenza per dare il tempo alla sua partner di poter rispondere sessualmente, mentre per quanto riguarda la donna, diventa importante conoscere sè stessa e sviluppare una risposta sessuale adeguata. In entrambi i casi esistono soluzioni provate.

Mito :
La donna che non raggiunge l’orgasmo o non prova molto piacere è considerata frigida e difficilmente può cambiare
Realtà :
Ogni donna attraversa il suo ciclo di crescita sessuale. La qualità e l’intensità di un orgasmo dipendono tutto sommato da un processo di evoluzione sessuale. Non solo il fatto di avere un orgasmo è qualcosa che si acquisisce sia con il vissuto che con opportune tecniche, ma si può addirittura imparare ad avere orgasmi di diversa natura. Per esempio, se avete sempre avuto un orgasmo del clitoride, potete imparare ad avere un orgasmo vaginale, un orgasmo del punto G e via dicendo.

È un fatto provato che una donna può avere vari tipi di orgasmo. Se finora avete avuto problemi a raggiungere l’orgasmo è perché, per varie circostanze non avete sufficiente esperienza o preparazione. Non si nasce imparati e non tutte le persone adulte hanno le stesse esperienze e lo stesso vissuto sessuale. Inoltre per alcune è stato più facile, per altre più difficile, ma tutte possono arrivarci.

Le difficoltà a raggiungere l’orgasmo possono dipendere da insufficienze muscolari o da fattori psicologici o ancora da agenti inibitori. Queste difficoltà e altre sono state studiate per lungo tempo e oggi esistono non solo soluzioni complete per risolvere il problema, ma anche approcci per progredire nella sessualità e raggiungere alte vette di soddisfazione sessuale, magari provando vari orgasmi o combinandoli.

Mito :
Le donne che provengono da ambienti strettamente religiosi o che hanno avuto un’educazione morale sessualmente restrittiva hanno le maggiori difficoltà
Realtà :
Il fatto di aver avuto un’educazione religiosa o morale non significa necessariamente avere problemi sessuali. Se questo è il vostro caso, forse vi consolerà il fatto che molte donne religiose non hanno mai avuto problemi sessuali. Un’inchiesta recentemente realizzata su un campione di 100.000 donne negli Stati Uniti ha rivelato che le più religiose dichiaravano di avere la maggior soddisfazione sessuale e di non avere nulla di particolare di cui lamentarsi. Per cui tutto è relativo e, ancora una volta, bisogna piuttosto considerare le cause dei problemi con un’ottica più profonda.

Mito :
Le donne normali, oppure quelle vere, femminili o sessuali raggiungono l’orgasmo ogni volta che fanno sesso
Realtà :
Anche le donne “più calde” hanno il 30% di probabilità di fare cilecca. Nessuna donna e nessun essere umano sono una macchina che risponde alla pressione di un pulsante. Quindi, la distinzione tra “orgasmiche” e “non orgasmiche” non esiste come bianco e nero. La differenza tra la capacità e l’incapacità di avere un orgasmo è una differenza di grado e non di genere. Cioè, tutte le donne possono avere difficoltà e tutte possono raggiungere l’orgasmo. L’unica differenza è che alcune donne hanno maggiori difficoltà mentre altre ne hanno meno.

1217531901690Mito :
Le donne che hanno orgasmi multipli sono troppo licenziose o ninfomani
Realtà :
La possibilità di una donna di avere orgasmi multipli e di godere il sesso è perfettamente normale e conforme al suo grado di risposta sessuale. Una donna che ha sviluppato nella sua vita la capacità di avere vari orgasmi è una donna che ha acquisito una migliore padronanza del suo corpo, del suo vissuto sessuale e delle sue esperienze. Invece di criticarla, bisognerebbe complimentarsi con lei, giacchè qualsiasi donna dovrebbe avere come scopo sessuale di raggiungere il maggior numero di orgasmi possibili.

Mito :
L’uso dell’alcol ha effetti afrodisiaci e aumenta il desiderio sessuale
Realtà :
È certo che l’alcol diminuisce molte inibizioni ed è vero che in piccole dosi contribuisce al rilassamento. Comunque, diminuire l’inibizione e aumentare il desiderio sono due cose diverse e il fatto che l’ansia diminuisca non corrisponde automaticamente a un aumento della libido. Anche se psicologicamente può talvolta aiutare, fisicamente non esiste nessun effetto afrodisiaco.

A grandi dosi, l’alcol è addirittura nocivo per la sessualità. Nell’uomo rende difficile ottenere e mantenere l’erezione, mentre nella donna diminuisce la capacità di risposta sessuale e ostacola l’orgasmo. Quindi, contrariamente a quel che si crede, l’alcol non è una soluzione, anche se a piccole dosi può essere di aiuto.
La stessa cosa può dirsi per la marijuana. Può diminuire alcune inibizioni e addirittura facilitare la dilatazione dei vasi sangugni, ma non aumenta il desiderio, né facilita l’erezione nell’uomo. E non ha alcun effetto afrodisiaco sulla risposta orgasmica della donna. Il nostro programma contiene una guida di prodotti afrodisiaci naturali che possono realmente contribuire all’aumento di desiderio, anche se tutto dipende sempre dal caso specifico e dalle circostanze.

Mito :
Con l’età, il godimento sessuale e la frequenza dei rapporti diminuiscono automaticamente
Realtà :
Uno studio fatto su 12mila coppie americane (e si prendono gli Stati Uniti come esempio perché è la società più consumistica) dimostra che, in realtà, questa perdita di desiderio e di frequenza si produce piuttosto a causa dello stress della vita, oppure dell’insoddisfazione della relazione in sè stessa, piuttosto che a causa dell’età.

Mito :
La sessualità femminile ha fine con l’inizio della menopausa
Realtà :
Può darsi che ci sia meno desiderio sessuale, ma questo non vuol dire che la risposta sessuale e la capacità di avere orgasmi spariscano dopo la menopausa. Anzi, molti studi dimostrano che addiruttura aumentano. Forse questo è dovuto al fatto che svaniscano diversi timori femminili, come quello di restare incinte o l’ansia legata ai fastidi della mestruazione.

Mito :
Le donne decenti o “per bene” non fanno uso e non hanno bisogno di materiale erotico o di richiami sessuali per eccitarsi
Realtà :
Vero per un aspetto ma falso per un altro. Il fatto che molte donne dimostrino poco interesse verso la pornografia non ha nulla a che vedere con i costumi sociali, ma è spesso dovuto al fatto che il commercio erotico è quasi sempre incentrato sull’eccitazione maschile. Inoltre la sessualità femminile non è identica a quella maschile. L’uomo è per lo più visuale, qualsiasi uomo sessualmente sano può eccitarsi facilmente davanti a una donna che lo richiama sessualmente.

Mentre una donna non si eccita necessariamente in questo modo. L’eccitazione della donna implica la partecipazione di tutti gli altri sensi e non solo di quello visuale ed implica inoltre molti fattori emozionali oltre che fisici. Una donna potrebbe restare totalmente indifferente davanti al sesso duro e crudo di un film porno, e al tempo stesso potrebbe eccitarsi pazzamente davanti a una scena d’amore romantico e appassionato (sessuale o no) di un qualche film o romanzo rosa.

Questo non vuol dire che la donna non sia in grado di eccitarsi con letteratura o immagini di contenuto erotico, ma soltanto che per lei l’atmosfera e il contesto sono molto importanti e fanno di fatto tutta la differenza. Nulla più dell’ambiente e della sensualità è in grado di accenderle.
In definitiva quindi l’eccitabilità femminile, a prescindere da fattori morali che in alcuni casi possono avere un peso, riposa su fattori di recettività agli stimoli molto più che su fattori sociali. Una donna per bene può resistere e mantenere il suo ritegno di fronte a certi stimoli, ma questo non vuol dire che non sia in grado di eccitarsi o che non si stia eccitando.

Mito :
Le donne che non amano tutte le espressioni di sessualità sono più fredde rispetto ad altre
Realtà :
Il grado di sessualità di una donna non dipende dal tipo di atto sessuale che svolga o che preferisca. Ad esempio se a una donna non piace molto il sesso orale è semplicemente frutto di una preferenza personale o di un qualche pregiudizio ma non significa necessariamente che sia meno sessuale di un’altra.

Mito :
Se una donna non arriva rapidamente e facilmente all’orgasmo, allora deve avere qualche problema
Realtà :
La velocità di risposta sessuale di una donna non è uguale in ogni momento e in ogni circostanza e non dipende neppure necessariamente dal suo partner, dai suoi attributi fisici o dalle sue abilità sessuali, anche se il suo atteggiamento verso di lei può influire in modo non trascurabile. La velocità di ottenere un orgasmo dipende da fattori fisici, dalla capacità biologica nel rispondere, dal contesto, dallo stato di forma, dal livello di eccitabilità, da agenti esterni, nonché da fattori emozionali e psicologici. Il miglior rimedio in questo campo è prepararsi sia fisicamente che emozionalmente ad avere una risposta sessuale molto migliore. E questo programma contiene tutte queste soluzioni.

Inoltre, per entrambi i sessi il grosso della sessualità e del’apprezzabilità del sesso è puramente psicologico. La psicologia ha un’importanza centrale in tutti i rapporti sessuali. Nessun rapporto sessuale riesce ad avere una qualità apprezzabile senza uno stato psicologico appropriato, questo è vero persino nel caso degli uomini.

Mito :
La masturbazione nuoce al rapporto sessuale completo e può convertirsi in un vizio
Realtà :
Falso. A meno che la masturbazione non diventi un’ossessione – cosa piuttosto rara – le donne che possono raggiungere l’orgasmo masturbandosi hanno più possibilità di raggiungerlo durante un rapporto completo. Di fatto, la masturbazione può anche essere usata come tecnica di sviluppo della sessualità.

Mito :
La masturbazione è dannosa perché esaurisce il desiderio e l’energia con conseguente perdita di interesse verso l’atto sessuale completo
Realtà :
Le ricerche sulla sessualità femminile hanno riscontrato che le donne che si masturbano hanno più possibilità di avere una buona risposta orgasmica rispetto a quelle che non lo fanno. Inoltre le donne che si masturbano risultano più aperte verso tutte le forme di espressione sessuale.

Mito :
La gravidanza e il parto riducono la risposta sessuale di una donna
Realtà :
Piuttosto è vero il contrario. Molte donne aumentano la loro capacità di risposta sessuale dopo il parto. Questo è forse dovuto a un maggior afflusso di sangue nel bacino durante la gravidanza.

Mito :
L’anticoncezione è una responsabilità puramente femminile
Realtà :
È possibile che l’uso di anticoncettivi possa ridurre il piacere sessuale. Qundi non per tutte le donne può essere indicato un tipo di contraccezione. In alcuni casi è meglio che l’uomo usi il profilattico piuttosto che la donna adotti la spirale o prenda pillole. E, in tutti i casi, la prevenzione di gravidanze non volute è responsabilità di entrambi e non solo della donna.
Qundi se non vi sentite a vostro agio con una forma di contraccezione data, non esitate a cambiarla e a comunicare questo al vostro partner.

Fonte: http://www.soloperlei.com/falsi-miti-sessualita.php

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