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La vergogna positiva e le relazioni

9 luglio 2009

2744864581_a24bb3b7efUna persona oppressa da una vergogna eccessiva spesso si convince che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nel suo modo di rapportarsi con gli altri. Crede di meritare disapprovazione. Si sente socialmente in difetto.

Quando si confronta con gli altri tende a notare soltando le proprie debolezze. Probabilmente si considera meno intelligente, meno bella e meno attraente di com’è in realtà: Una persona gravemente oppressa dalla vergogna diventa continuamente consapevole di questo genere di mancanze.

La vergogna positiva, invece, è moderata e temporanea. Quasi  tutti provano questo tipo di vergogna quando nasce un problema con un’altra persona. Per qualcuno questa sensazione di vergogna può essere necessaria per rendersi conto che esiste un problema. Ancora una volta la vergogna positiva conduce alla consapevolezza che, a sua volta, incoraggia un’azione efficace nell’ambito delle relazioni.

La vergogna può indurre un cambiamento personale

I problemi legati alla vergogna possono essere di maggiore o minore portata. Non è grave se una persona riconosce improvvisamente di non avr fatto una figura da stupido andando in gito a fare scherzi. Potrebbe anche essere un fatto positivo: Magari si rende conto che; per tutta la vita; non ha fatto altro che attirare l’attenzione con azioni che la umiliavano. La vergogna improvvisa per il proprio comportamento è il segnale che si vuole cambiare. Questa vergogna temporanea lo aiuterà ad affrontare finalmente il mondo con dignità e rispetto di sé.

Nelle relazioni con gli altri la capacità di provare vergogna è sempre presente. Questo sentimento di vergogna può indicare a una persona la necessità di allontanarsi da un rapporto il tempo necessario a comprendere che cosa c’è che non va. L’esperienza della vergogna potrebbe addirittura obbligare una persona a mettere in dubbio l’opportunità di mantenere il rapporto. Ad esempio, se la maggior parte delle volte in cui una donna incontra una persona questo incontro si risolve in un motivo di vergogna, forse la donna riconoscerà che il rapporto è fondamentalmente incrinato. Le relazioni centrate sulla vergogna sono poco sane. Quelle che non riescono a essere modificate in modo da centrarsi sul rispetto e sulla dignità reciproci forse dovranno essere troncate per il bene di entrambi gli interessati.

Gli schemi della vergogna possono essere corretti

Di tanto in tanto quasi tutte le relazioni attraverso fasi contraddistinte dalla vergogna: Uno dei partner insulta l’altro; l’altro risponde ignorando palesemente il commento. La vergogna che uno dei due o entrambi provano agisce come un chiaro segnale che la relazione ha subito un danno. Nella sua forma più semplice il messaggio è il seguente: “Quello che è appena accaduto ha scatenato la mia vergogna. Fermiamoci prima di farci dell’altro male”.

La vergogna porta con sé il senso di una necessità urgente. L’individuo oppresso dalla vergogna sarà fortemente motivato a fare qualcosa per sentirsi meglio. A lungo andare le relazioni in cui entrambi i partener sono suscettibili alla vergogna miglioreranno quando i due interessati si occuperanno con sollecitudine del reciproco disagio.

La vergogna può agire in modo paradossale. Dapprima la persona oppressa dalla vergogna vuole evitare gli altri. Ma, in definitiva, chi si vergogna cerca un contatto con gli altri. Si sente separato, tuttavia in un modo o nell’altro spera di ritornare al calore della famiglia e deglia amici.

La vergogna positiva riporta l’escluso all’interno della comunità.

La vergogna positiva è un’indicazione di vita

Per la maggior parte delle persone la vergogna è un’esperienza dura ma che si può affrontare. Ma non basta sopravvivere alla vergogna. Una moderata vergogna può aiutare una persona a scoprire (e riscoprire) alcune verità sull’esistenza.

Quattro di queste verità sono i principi di umanità, umiltà. Autonomia e competenza.

Il principio di umanità: ogni persona appartioene alla razza umana, nessuno è totalmente indegno e subumano e non è neppure una divinità diversa dagli altri.

Il principio di umiltà: nessuno è intrinsecamente migliore o peggiore di chiunque altro.

Il principio di autonomia: chiunque ha un certo margine di controllo sulle proprie azioni, ma nessuno ce l’ha sui comportamenti altrui.

Il principio di competenza: chiunque può sforzarsi di essere “adeguato” senza dover essere perfetto o considerarsi un fallimento centrato sulla vergogna.

La vergogna può essere molto preziosa. Chi sarebbe in grado di scoprire il proprio fondamentale senso di umanità se riuscisse in tutto quello che fa? Chi saprebbe accettare i limiti della condizione umana se non sperimentasse mai l’imbarazzo? La vergogna ridimensiona continuamente l’ego prima che la persona si riempia di orgoglio e di arroganza al punto di perdere il contatto con gli altri.

La vergogna positiva e il senso dell’umorismo vanno di pari passo

Se sappiamo ridere di noi stessi, sappiamo trarre vantaggio dalla vergogna. Non vediamo l’ronia quando un semplice essere umano comincia a considerarsi il dono più grande che Dio possa aver fatto alla specie o come verme più indegno che abbia ma strisciato nel fango?

Ecco qui un esempio tratto dalla nostra vita per spiegarvi il valore della vergogna.

Alcuni anni fa Ron fu invitato a un incontro “importante” all’università dove insegnava. Alla mattina indossò il vestito migliore e uscì per recarsi al campus. Quando arrivò davanti alle scale che conducevano alla sala riunioni era pieno di boria. Sprizzando orgoglio, si avviò con passo atletico, sperando che in quel momento fossero in molti a guardarlo. Come per riflettere il senso di superiorità che provava in quel momento, la sua testa vagava tra le nuvole. Forse fu questa la ragone per cui inciamò sui gradini e rovinò per terra.

Nel momento in cui cadeva pensò “spero che non mi stia guardando nessuno!” Che differenza. Solo un momento prima desiderava che tutti lo notassero. E adesso si augurava fervidamente il dono dell’ivisibilità. L’improvvisa vergogna lo fece temporaneamente sentire il più grande imbecille sulla faccia della terra.

Senza il senso dell’umorismo questa “caduta dalla gloria” avrebbe potuto essere disastrosa. Una persona profondamente oppressa dalla vergogna potrebbe convincersi che l’incidentedimostra la sua effettiva indegnità e di meritare perciò pubblica umiliazione. Ma Ron ha ricavato dall’incidente il messaggio per cui non è il grande personaggio che gli sarebbe piaciuto essere, ma neppure quel disastro che si sente quando la sua goffaggine lo mette in imbarazzo. E’ semplicemente un essere umano.

Tratto da: Vincere la vergogna – Ronald T. Potter-efron, Patrica S. Potter- Efron

Il benessere nella sessualità della coppia

29 marzo 2009

48146590fj7zx5Il sesso tra noi Occidentali assomiglia spesso ad una prova, ad una prestazione che, in quanto tale, richiede competitività con se stessi e con il partner. Sembra quasi che si verifichi un trasferimento della competitività dalla vita e dal lavoro alla sfera sessuale. Non a caso si parla di ”prestazioni” sessuali. L’obiettivo, che diventa però allo stesso tempo anche la nostra difficoltà, è quello di raggiungere un risultato: l’erezione, l’eiaculazione, l’orgasmo proprio e del partner…

Un’altra caratteristica che contraddistingue la nostra cultura è il diffondersi di un malsano Narcisismo, che va a scapito del rapporto di coppia. Non ci si riesce a imporre più un limite ed ecco allora che fitness, dieta e massaggi “corrompono” le nostre menti con il solo scopo di piacere agli altri….e a noi. Ecco allora il diffondersi di un “effetto Narciso”, come lo definisce la Dott.ssa G.Schelotto, psicoterapeuta della coppia, “da cui sono pervasi sia uomini che donne: entrambi i sessi, per motivi diversi, entrano in contemplazione del proprio corpo dedicando al fisico un’attenzione spasmodica, fine a se stessa e che li condanna a negarsi all’altro”. Aggiunge inoltre che “le donne sembrano aver modificato le proprie aspettative affermando di cercare nel fitness o nei viaggi gratificazioni che un tempo trovavano altrove”. Certo questo fa pensare tanto! “Se questa tendenza si dovesse affermare – avverte la studiosa – il sesso potrebbe smettere di essere il più potente mezzo di comunicazione fra uomini e donne.”

Nelle coppie il sesso assume diverse valenze e, spesso, di carattere non sessuale, ma di sonnifero, di antidepressivo, di risoluzione di litigi, di prova d’amore, di momento di rassicurazione e di possesso… Esistono, quindi, molte coppie che non sanno esprimere una sessualità piacevole. Il sesso per loro diventa un problema! E difficilmente porterà i due partners al piacere e…al raggiungimento del loro benessere psicofisico. Ma il sesso, invece, deve dare piacere, deve essere funzionale alla felicità della coppia! E ciò avverrà solo se si rispetteranno le sue caratteristiche di gioco, di comunicazione, di intimità. Di fatto la sessualità si prepara fuori dal letto, negli atteggiamenti della vita quotidiana. Ecco così che nascono e crescono siti interamente dedicati alle tematiche della sessualità e ai problemi della coppia, che trattano la questione in maniera seria e approfondita, dando consigli e sostegno. La Psicologia e la Sessuologia, scienze relativamente giovani, hanno avuto notevoli sviluppi negli ultimi anni. Molti disturbi o patologie possono essere curate con successo attraverso tecniche psicoterapiche convalidate da anni di studi e ricerche. Con la Psicologia del benessere, in particolare, ci si prefigge come scopo quello di sostenere l’individuo nel suo percorso di vita, agevolandolo nelle scelte a lui più congeniali; si promuove lo sviluppo delle condizioni interiori ed ambientali, favorevoli alla conquista di uno stato di serenità globale e duratura. Ovviamente non si può dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato a priori, emettendo così un giudizio, o meglio, un pregiudizio.

Il fattore più importante che deve essere presente è la consapevolezza. Bisogna scegliere consapevolmente assecondando le proprie motivazioni personali, senza implicazioni sociali o religiose. Bisogna sapere ciò si vuole e conoscere le loro conseguenze su diversi piani: emozionale, psicologico, sociale. La consapevolezza si impara con l’esperienza, anche se la conoscenza di certe dinamiche può essere di aiuto nella crescita personale. Quanti desideri che spesso abbiamo non li mettiamo in pratica per paura o “perché non si devono fare”. Stando fermi sulle proprie paure e sui propri pregiudizi non si potrà mai conoscere il mondo che ci circonda e quella realtà ancora più ampia che è la nostra dimensione interiore. Come si sa, si teme meno ciò di cui si conosce la natura: ed allora, Ascoltare, Comprendere, Interpretare le proprie emozioni, assume un significato fondamentale nel nostro cammino verso il benessere.

D’altra parte, anche nel rapporto sessuale c’è un interscambio di emozioni, energie che influiscono profondamente sul nostro inconscio, sul nostro comportamento, a seconda del tipo di energia che mettiamo in esso. Lo stimolo per il benessere sessuale della coppia può venire dalla nostra fantasia. Le fantasie sono spesso parte dell’universo più intimo di una persona e il pudore ci spinge a nasconderle. Non bisogna porre dei limiti alla vita a due, ma accettare le fantasie nostre e quelle del partner, per migliorare l’intesa sessuale della coppia. Non bisogna tenere nascosto completamente al partner i nostri desideri più segreti, ciò può generare senso di colpa o imbarazzo; né considerare la fantasia un tradimento della persona amata.

La repressione dei nostri giochi preferiti implica un peggioramento dell’intesa, quasi un blocco del piacere. Questo atteggiamento è da evitare. Il rapporto migliore con le proprie fantasie è accettarle e condividerle con il partner, quando questo sia possibile. Un buon equilibrio tra il nostro cervello e la vita sessuale porta ad un rapporto più bello e completo.

Purtroppo in questa era dei fast food stanno cambiando anche le modalità di amare: è l’epoca del “fast love”. Si consumano performance rapidissime, dai 3 ai 7 minuti, contro i 10-15 minuti della media, e nei posti più impensati, magari anche con il rischio di essere visti (camerini di prova dei negozi, nelle toilette di bar e ristoranti, nei bagni turchi, nelle palestre, negli uffici…).

A livello prettamente fisiologico, le ultime ricerche hanno scoperto che sarebbero gli ormoni contenuti nel seme maschile a migliorare l’umore, riducendo il rischio di depressione. Lo sostiene uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di New York. L’équipe, coordinata da Gallup, psicologo della State University di N.Y., ha misurato la ”soddisfazione femminile”, utilizzando una scala di valutazione della depressione su circa 300 newyorkesi. Le donne che avevano rapporti senza preservativo sono risultate le più felici, seguite da quelle con partner che usavano il profilattico saltuariamente e infine da quelle per il cui il condom era una regola. Le donne costrette a periodi di astinenza sono risultate maggiormente soggette a rischio depressione. Un risultato che i ricercatori spiegano così: ”lo sperma contiene diversi ormoni in grado di influire sull’umore, come testosterone, estrogeni e prolattina. Alcuni di questi rimangono nel sangue della donna per ore dopo il rapporto, aiutandola a vedere tutto rosa”. Attenzione però, avverte Gordon Gallup, questo non è un invito a fare sesso senza profilattico”.

Ma dopo tutto questo parlare, perché non ci domandiamo se siamo davvero felici? Perché non ci fermiamo ed ascoltiamo il nostro corpo…la nostra mente…. Riscopriamo l’importanza ed il valore dell’intimità, dell’ascolto dell’altro, della sessualità vera e propria! Spogliamoci dei pregiudizi sociali e morali e proviamo a distinguere tra sesso e sessualità: riscopriamo i sentimenti di amore, riscopriamo il desiderio! Soprattutto, ridiamo armonia alla relazione di coppia! Ridiamo vita ad una situazione intima in cui non ci sia l’ansia di ottenere un risultato, ma che sia rilassante.

Partiamo, quindi, dal cambiare il nostro agire mentale, riscoprendo la nostra interiorità! E perché no, proviamo a prendere spunto dall’oriente dove calma e meditazione rappresentano i punti cardini del loro pensiero! Concentriamoci su un approccio corporeo caldo e sensuale che porta allo stabilirsi dell’unità della coppia, così come avviene in quella che possiamo definire una filosofia: il “sesso tantrico”. Avvicinandosi ad esso emergono tutti gli errori commessi in un rapporto sessuale, insieme alle motivazioni psicologiche e culturali che ne sono alla base. Ma cosa si intende esattamente per Tantra e per sesso tantrico? Il Tantra è una corrente religiosa nata in India intorno al 400 a.C.

Il tantrismo vede l’estasi sessuale come metafora per la trascendenza religiosa, in quanto l’unione con un’altra persona è un modo di accendere la scintilla della natura-Buddha di un individuo. Quando si parla di sesso tantrico si fa riferimento all’orgasmo cosiddetto ”di valle”, caratterizzato paradossalmente dal fatto che capita di non arrivare all’orgasmo perché non se ne sente il bisogno anche se si può avere una normale eiaculazione. Bisogna lasciare andare le proprie sensazioni. Il meccanismo che si innesca è essenzialmente fisiologico e si collega ad una situazione psicologica preesistente di relax. Quando, infatti, si è tenuta la posizione per un periodo di almeno trentacinque minuti avviene una reazione fisica che fa sì che le onde cerebrali dei due amanti si sintonizzino su un livello comune e molto calmo. In altre parole una reazione fisiologica, un cambiamento fisico che avviene dentro il nostro corpo.

Non bisogna considerare l’esperienza tantrica come un qualcosa di mistico, ideale, mentale. Di che si tratta allora? Ebbene, quando una persona è attivamente impegnata a fare qualcosa ed è tesa, il cervello lavora su un ritmo di onde corte e veloci. In questo stato la capacità di percepire sensazioni piacevoli da parte del corpo è bassa perché la mente ha bisogno di molta energia, tolta al corpo e agli organi vitali. Se ci si rilassa il ritmo del lavoro cerebrale diventa più lento e le onde che lo contraddistinguono si allungano. In questo stato le energie consumate dalla mente sono pochissime e l’organismo può utilizzare tutte le forze disponibili per ottimizzarsi e curare eventuali disfunzioni. Nel caso di una coppia che prova l’esperienza del sesso tantrico le onde cerebrali non solo rallentano ma si sintonizzano sulla stessa ”lunghezza d’onda”. Insomma bisogna dare a sè stessi e al proprio corpo il tempo di sintonizzarsi con il partner.

Un’altra disciplina orientale che insegna a vivere meglio la nostra sessualità è lo “Yoga dell’Estasi”. Esso insegna a rafforzare i muscoli pelvici, garantendo prestazioni senz’altro migliori, con una migliore irrorazione di sangue delle zone genitali rendendole più sensibili e rendendo molto più elastica la regione lombare. L’effetto rilassante, che in generale dà questa disciplina, è necessario per calmare i ritmi sempre più convulsi e stressanti della nostra vita quotidiana. Lo Yoga dona pace e tranquillità rieducandoci con dolcezza a ritrovare dei ritmi più a misura d’uomo. Questa disciplina, proprio per queste sue caratteristiche, ci consente di riappropriarci del corpo e dell’anima.

Ma se da un lato la filosofia orientale ci porta a vivere pienamente le sensazioni e le emozioni, dall’altro non si può sottovalutare il valore e l’impatto sessuale che il cibo ha su mente e corpo. Il cibo è un tranquillante naturale, produce endorfine, ci calma e ci distende. Non mangiando diventiamo suscettibili, nervosi e meno disposti ad abbandonarci al piacere. Cala il desiderio e le energie si riducono. Agli italiani bisogna riconoscere, infatti, il merito di assegnare al cibo un importante valore tanto da diventare una potente arma di seduzione!

Dott. Luigi Mastronardi (psicologo e psicoterapeuta; docente nel Corso di Perfezionamento in Psicoimmunologia nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” di Roma)

Fonte: www.vivailfitness.it

Bibliografia

La Nostra Sessualità

Sessualità

Amore E Sessualità

Le dinamiche della vita di coppia

19 marzo 2009

couple_121La vita di coppia non è un qualcosa di già preconfezionato, ma esige una costruzione costante e paziente da parte di entrambi, sperimentandone la difficoltà e talvolta il fallimento.

Ogni relazione incomincia con un incontro. Un pò alla volta ci si rende conto che si sta bene insieme, che si prova interesse l’un l’altro e si è pronti a rivelare qualcosa di sè.

Tutto è cominciato con un incontro, uno sguardo, un sorriso, una parola. Dopo i primi momenti, si è fatta viva l’esperienza di stare bene insieme, si sono manifestate sempre più intensamente la trepidazione dell’attesa, la gioia dell’incontro , la bellezza di essere in due. Si sviluppa un sentimento di attrazione che rende felici, reciprocamente “diversi” dagli altri amici, per cui si desidera stare da soli, parlarsi comunicare, manifestare la propria predilezione anche con gesti che con altri non si farebbe.

E’ il momento dell’innamoramento: fenomeno indefinibile completamente, non traducibile in termini precisi, le parole possono esprimere solo gli effetti; diviene qualcosa di incontrollabile, spontaneo, può incanalare tutte le attività mentali. Lo scopo è quello di rompere il sistema chiuso della propria personalità individuale, abituando il soggetto a prendere decisioni, a progettare, a pensare e a sentire, tenendo presente l’altra personalità, con le sue aspirazioni, interessi, bisogni.

Progressivamente emerge una realtà nuova: il noi, la coppia. A mano a mano che ci si conosce meglio, è probabile che ci si partecipi l’un l’altro del proprio mondo interiore dei propri sentimenti, così che la vita di ogni giorno diventa sempre più ricca di significato.

E’ scelta gioiosa, entusiasmante, ma anche dura. E’ l’incontro di due storie diverse, di tanti anni vissuti separatamente. Ognuno ha i suoi interessi, le sue idee; di qui viene la ricchezza dell’incontro.

Ognuno deve rispettare la personalità dell’altro e aiutarlo a realizzare se stesso.

Il rapporto a due diviene così scelta di stare insieme, di camminare, di costruire una realtà nuova. Ed è l’amore: offrire la propria disponibilità a donarsi all’altro, con impegno di fedeltà reciproca. E’ il passaggio verso la stabilità, la quotidianità, all’amore come scelta di vita. Tutto questo passa attraverso alcuni momenti di crescita, in cui si è protesi alla conquista di alcune tappe. Il superamento delle proprie posizioni, dei propri modi di pensare, di agire, rappresenta il primo passo concreto per andare incontro all’altro.

Lo svincolo e l’autonomia dalla propria famiglia d’origine, dalle regole, dalle modalità e dalle consuetudini che vigono in essa, rappresenta un passo decisivo per il costituirsi ed il vivere la coppia.

Questo permetterà la definizione delle regole proprie della coppia: regole che potranno essere sia riconosciute e dichiarate da entrambi o quelle implicite, date per scontate ed assodate.

Sarà necessario che i due arrivino entrambi a definire e sperimentare le regole di base del loro rapporto, non lasciando nulla di intentato o all’improvvisazione.

Accanto alle regole si perverrà alla definizione dei rispettivi ruoli all’interno della coppia.

Il passo successivo è quello di costruire il proprio terreno comune: tutto ciò che definisce l’essere di coppia, tutto ciò che diviene patrimonio di entrambi, quindi i progetti, le aspirazioni, l’agire, le scelte che caratterizzano la coppia.

Nel costruire il proprio essere di coppia si dovrà tenere presente alcune dimensioni, che divengono parte fondante della coppia stessa:

- l’attenzione alla persona in quanto tale e prima di ogni altra cosa, quindi rispetto di sè e dell’altro, di ciò che egli è e non come lo vorrei, di ciò che è stato e di ciò che è;

- la stima di sè e dell’altro, avendo fiducia nelle proprie e nelle altrui potenzialità, accettandosi ed accettando tutto quello che costituisce il patrimonio personale di entrambi;

- il realismo della propria e dell’altrui possibilità, chiamando per nome i pregi ed i difetti;

- la trasparenza nel mostrarsi in verità, avendo il coraggio di comunicare all’altro i propri sentimenti profondi;

- la meraviglia dell’altro per come è, scoprendo ogni giorno il lato buono, gioendo e meravigliandoci di queste continue scoperte che rivitalizzano il rapporto;

-          la gratuità nel farsi dono continuo e costante all’altro, mostrando disponibilità ad un aiuto vero e disinteressato.

DOCUMENTAZIONE

Da Eric Fromm:

L’amore non è soltanto una relazione con una particolare persona: è un’attitudine, un orientamento di carattere che determina i rapporti di una persona col mondo, non verso un “oggetto” d’amore. Se una persona ama solo un’altra persona ed è indifferente nei confronti dei suoi simili, il suo non è amore, ma un attaccamento simbiotico, o un egoismo portato all’eccesso. Eppure la maggior parte della gente crede che l’amore sia costituito dall’oggetto, non dalla facoltà di amare. Infatti essi credono perfino che sia prova della loro intensità del loro amore il fatto di non amare nessuno tranne la persona “amata”.

Poichè non si vede che l’amore è un’attività, un potere dell’anima, si ritiene che basti trovare l’oggetto necessario e che, dopo ciò,”tutto vada da sè”. Questa teoria può essere paragonata a quella dell’uomo che vuole dipingere ma che, anziché imparare l’arte sostiene che deve solo aspettare l’oggetto adatto, e che dipingerà meravigliosamente non appena lo avrà trovato.

Se io amassi veramente una persona, io amerei il mondo, amerei la vita. Se posso dire ad un altro”Ti amo”, devo essere -in grado di dire”Amo tutti in te, amo il mondo attraverso di te, amo in te anche me stesso”.

Dott. Argentino Cagnin

Fonte: http://www.novapsiche.it/artdicop.html

Il ruolo delle emozioni nell’apprendimento

24 febbraio 2009

homgirlNon è solo con l’intelligenza e la razionalità che si ha successo nell’apprendimento, ma un ruolo altrettanto importante è svolto dalle emozioni.

L’esito di un compito dipende innanzitutto da quale risultato ci aspettiamo di raggiungere.
Se in passato siamo stati bravi nel fare qualcosa di difficile, oggi affrontiamo un incarico simile con maggiore tranquillità ed ottimismo, perché ci aspettiamo di riuscirvi nuovamente.

Il sentirsi bravi nel fare qualcosa e l’aspettarsi di farlo bene è sicuramente un buon punto di partenza per avere successo.

Una seconda cosa importante per avere successo è l’attribuire a sé stessi il merito del risultato.

Se siamo convinti che i buoni risultati del passato siano dovuti a nostre qualità, quali l’intelligenza, la prontezza, la memoria, e non a cause indipendenti dalla nostra volontà, quali un colpo di fortuna, non solo affronteremo con maggiore sicurezza una situazione, ma otterremo dei buoni risultati.

Ad esempio, uno studente universitario che è convinto che per superare l’esame ha bisogno di studiare molto, ma si considera una persona intelligente dotata di buona memoria, avrà maggiori possibilità di riuscire di un suo compagno che non possiede un valido metodo di studio e si affida all’indulgenza del professore.

Chi crede che la probabilità di successo sia legata alla fortuna o ad altre cause che non dipendono da lui tendenzialmente sarà scoraggiato quando affronta un nuovo compito, oppure proverà una forte ansia nel farlo per via dei sentimenti di impotenza.

Il sentirsi impotenti contribuisce ad alimentare pensieri illogici che giustificano comportamenti inadatti, i quali portano a risultati inadeguati dando origine ad una sorta di circolo vizioso.Un altro fattore, non di secondaria importanza, è dato dall’umore con cui si impara qualcosa.

In generale, è stato evidenziato come persone che sono allegre sono maggiormente facilitati ad apprendere rispetto a quelle con umore triste. In secondo luogo, è più facile imparare quando il materiale ed il soggetto hanno un umore congruente.
Ad esempio, una persona che in un dato momento è allegra registrerà con facilità una storia lieta, mentre troverà più difficile impararne una triste.

Al contrario, chi è un po’ giù di corda avrà più successo con un racconto strappalacrime. Un discorso simile vale per il ricordo dell’informazione appresa precedentemente: è più facile ricordarsi qualcosa se si ha lo stesso tono dell’umore del momento dell’apprendimento.

Quindi, se si è imparato un dato quando si era contenti, ora esso sarà rievocato con maggiore successo se si è felici, mentre la difficoltà è maggiore se si è tristi, e viceversa. Infine, da non sottovalutare l’importanza del contesto al momento del recupero dell’informazione.

Lo sanno bene gli avvocati, che per agevolare i testimoni di un evento criminoso a ricordare i fatti, li aiutano a ricostruire mentalmente o concretamente i luoghi in cui è avvenuto l’episodio.
A tutti noi sarà capitato di sforzarci di ricordare un pensiero, e di aiutarci tornando nella stanza in cui ci era venuta l’idea o di sederci sulla poltrona dove ci eravamo soffermati a meditare.

Come si può vedere, esistono tanti piccoli trucchetti per imparare più facilmente, o a ricordare con meno sforzi, in cui le emozioni hanno un ruolo fondamentale.

fonte: www.ascoltopsicologico.it

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