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	<title>Sto Bene Con Tutti &#187; linguaggio</title>
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		<title>l&#8217;arte di comunicare</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 05:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’arte di comunicare così nuova e così antica. Se vogliamo capire i complessi sviluppi che ha oggi la comunicazione, dobbiamo basarci su ciò che abbiamo imparato da tutta la storia dell’evoluzione umana. Communicare necesse est È spesso ripetuta (non sempre a proposito) la frase navigare necesse est, vivere non necesse. Secondo i repertori, fu citata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/03/Larte-di-comunicare.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3094" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="L'arte di comunicare" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/03/Larte-di-comunicare-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></a>L’arte di comunicare così nuova e così antica. Se vogliamo capire i complessi sviluppi che ha oggi la <strong>comunicazione</strong>, dobbiamo basarci su ciò che abbiamo imparato da tutta la storia dell’evoluzione umana.<strong> Communicare necesse est </strong>È spesso ripetuta (non sempre a proposito) la frase navigare necesse est, vivere non necesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i repertori, fu citata la prima volta da Plutarco – detta (in greco) da Pompeo ai marinai che non volevano partire perché il mare era in tempesta. Divenne, mille anni dopo, il “motto” della Lega Anseatica (talvolta anche di altri, che non sempre lo usarono in modo sensato o civile).</p>
<p style="text-align: justify;">L’intenzione è chiara, ma il concetto è discutibile. È vero che in ogni impresa umana occorre saper affrontare un rischio, ma un buon capitano deve saper governare in modo da portare a destinazione la nave, l’equipaggio e il carico – non solo di merci, ma anche di idee, identità e pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si tratta di comunicazione, è abbastanza ovvio che vivere è necessario, ma per vivere occorre comunicare (e viceversa). I vocabolari ci dicono che in latino communicare vuol dire “<strong>mettere in comune, condividere, rendere partecipe</strong>”. Non è solo dire e ascoltare, è una necessità nell’esistenza delle persone e delle comunità umane.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che conta non è il latinorum, ma il fatto che <strong>la comunicazione è essenziale alla vita</strong>, in tutte le sue forme. Ed era così anche millenni prima di Socrate, di Platone e di tutti gli altri che si chiedevano (e ancora si chiedono) che cosa vuol dire “comunicare”.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Il nuovo e l’antico: che cosa non cambia?</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Aldous Huxley diceva: «Che gli uomini non imparano molto dalle lezioni della storia è una delle più importanti lezioni della storia». In questo caso, non si tratta solo della storia, ma anche della preistoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio serio dell’antropologia è uno sviluppo recente. Ha preso forma da circa un secolo e si sta evolvendo in modo molto interessante grazie a nuovi e più precisi metodi di ricerca, compresa l’analisi del DNA. Più si approfondisce, più si scoprono nelle culture “primitive” strutture sociali, e<strong> capacità di comunicazione</strong>, molto più ricche di ciò che sembra nella visione convenzionale e barzellettistica di un cavernicolo armato solo di clava che trascina per i capelli una povera donna assoggettata.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché ciò che in uno scavo archeologico distingue un uomo da un altro antropoide è soprattutto il ritrovamento di “manufatti”, è ovvio che prevalga la definizione homo faber . E saper fabbricare strumenti è davvero una caratteristica essenziale della nostra specie. Ma ne derivano considerazioni che non sono solo tecnologiche. C’è necessariamente un sistema di conoscenze che deve essere condiviso, insegnato, tramandato da una generazione all’altra. Cioè una cultura.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Come siamo “da sempre”</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Questa non è una risorsa esclusiva dell’umanità. Sappiamo che esistono culture organizzate anche in altre specie. Ma ciò che ci interessa, in questo ragionamento, è il particolare sviluppo della comunicazione come risorsa indispensabile di ogni essere che si possa definire “umano”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente la parola, cioè la lingua. Una risorsa particolarmente evoluta e strutturata, per vocabolario e sintassi, come per modi di esprimersi, ritmi e tonalità. Ma si tratta anche di espressione artistica. Rappresentazioni simboliche e rituali, che sono pittura e scultura, ma al tempo stesso una forma di comunicazione scritta, anche se non “testuale”. Oggetti non solo praticamente utili, ma pensati e realizzati con gusto estetico.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è pensabile alcuna comunità umana in cui non ci siano anche la musica (ogni suono modulato è musicale) e l’architettura (che c’è anche in una capanna, in una struttura di palafitte o nell’arredo di una caverna). Anche la danza, lo spettacolo, la poesia, la letteratura (narrativa e non) e l’abbigliamento (che non è mai stato solo funzionale: il più “nudo” degli umani si addobba con vesti, accessori o colori che sono contemporaneamente <strong>espressioni estetiche</strong> e codici di identità o di appartenenza).</p>
<p style="text-align: justify;">C’era la moda? Ovviamente si. E anche la cosmesi. Ma non cambiavano a ogni stagione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutte queste cose non possiamo indicare una “data di nascita”, una fase che ne segni l’inizio. Sono, semplicemente, antiche quanto l’umanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Possono esistere cultura, comunicazione, valori estetici e cerimoniali, linguaggi, suddivisione di ruoli, usanze e tradizioni, anche in specie diverse dalla nostra. Ma non può esistere umanità senza uno sviluppo, ricco e complesso, di tutte queste risorse. E in nessun’altra specie c’è quella particolare combinazione di tecnica ed estetica, di funzionale e simbolico, che si riassume nella tradizionale, quanto chiara, definizione “arti e mestieri”.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Capire le radici</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo l’impressione di vivere in un’epoca di <strong>continuo cambiamento</strong>. In parte, è vero. Ma non tutto è nuovo – e non sempre ciò che è (o sembra) “innovazione” è un miglioramento. Ci sono cose che abbiamo dimenticato e che dobbiamo riscoprire, come ci sono errori e nefandezze di cui ci eravamo liberati (o così sembrava) e in cui stiamo ricadendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se dovessimo cercare di capire la turbolenta complessità in cui ci troviamo basandoci solo sulle esperienze di oggi, sarebbe difficile, confuso, sconcertante e superficiale. Per fortuna non è così. Gli strumenti cambiano, l’umanità resta. La natura fondamentale di un essere umano non è cambiata in decine di millenni – e l’essenza della vita è la stessa fin dalle più remote origini dell’evoluzione.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La vita è comunicazione</span></h3>
<p style="text-align: justify;">L’argomento è complesso, ma (se ci azzardiamo a semplificarlo) possiamo dire che <strong>la vita è comunicazione</strong>. Un essere vivente non è un “oggetto materiale”, è un’idea. È un disegno strutturale che governa l’aggregazione delle molecole, che si evolve con la sua capacità di riprodursi, che continuamente modifica l’ambiente e ne è modificato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La vita, se non comunica, non esiste</strong>. Più che badare alla vecchia (e un po’ insulsa) domanda sull’uovo o la gallina, potremmo chiederci se è nato prima un protozoo o il “concetto” (vogliamo chiamarlo algoritmo?) che è la sua identità biologica, la sua “ragione di essere”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<strong>evoluzione</strong> ha portato molte specie di esseri viventi a forme complesse di relazione e comunicazione, necessarie alla loro sopravvivenza. Continua a crescere, con conseguenze spesso illuminanti, lo studio della sociologia che è presente in tanta parte della biologia (e viceversa). Ma ciò che ci interessa, qui, è il particolare ruolo della comunicazione nelle società e civiltà umane.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Communicare humanum</span></h3>
<p style="text-align: justify;">La comunicazione è particolarmente importante per la nostra specie. Non può esistere un essere umano senza una complessa ed evoluta capacità di comunicare. Che, di base, è un “istinto”, una caratteristica genetica. Ma in gran parte è apprendimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Un bambino comincia a percepire ancora prima di nascere. Ma poi deve affrontare un lungo e impegnativo percorso per distinguere la sua identità e quella degli altri, capire come si comunica. È uno sviluppo che dura per tutta la vita – non si finisce mai di imparare.</p>
<p style="text-align: justify;">Se è così per ognuno di noi come persona, lo è anche per ogni comunità, organizzazione, ambiente culturale. Una “navigazione” basata su una chiara idea di dove si sta andando e perché, insieme all’esplorazione di percorsi verso l’ignoto, per scoprire ciò che ancora non si sa o non si è sufficientemente capito.</p>
<p style="text-align: justify;">È sempre stato così fin dalle origini – e non c’è in vista alcun orizzonte che non debba essere superato per poter vedere ciò che si nasconde al di là del suo apparente limite. Navigare necesse est, nelle acque non sempre tranquille della <strong>conoscenza</strong>. Anche se, così facendo, non si rischia la vita, dobbiamo essere pronti a sacrificare qualche pregiudizio o preconcetto, a scoprire che quando la Fenice delle idee rinasce dalla sue ceneri non è mai del tutto uguale a com’era prima. Ma il “nuovo” non ha senso se non sappiamo capire quanto contiene di “antico”.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa è cambiato, nei secoli e nei millenni? Molto, ma non le basi fondamentali del nostro <strong>esistere</strong> e <strong>pensare</strong>. Senza mai dimenticare i valori di continuità, credo che sia importante capire come alcuni <strong>cambiamenti</strong> abbiano avuto un effetto particolarmente importante. Con una semplificazione un po’ riassuntiva, ne possiamo elencare sei.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La scrittura – cinquemila anni fa</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Non c’è mai stata un’epoca in cui la comunicazione fosse solo “lingua parlata”. Nei millenni dell’evoluzione umana c’era stata una convergenza fra rappresentazione visiva e <strong>linguaggio</strong>, che aveva portato a sistemi complessi di grafia, in cui è difficile distinguere fra ideogrammi concettuali e segni che rappresentano parole, suoni, numeri o strutture espressive. Non abbiamo finito di scoprire le origini della “lingua scritta“ ed è probabile che, più attentamente si studiano, più si tende a risalire a epoche più antiche. Ma sembra chiaro che la scrittura, come la intendiamo oggi, è nata circa cinquemila anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo chiamarla “la nascita della storia”. Possiamo chiederci se l’abbiano sviluppata prima i Sumeri, gli Egizi o i Fenici (cui si attribuisce la definizione di un alfabeto fonetico). Ma comunque segna un <strong>cambiamento</strong> fondamentale. Che coincide con lo sviluppo dell’agricoltura, il passaggio da nomadi a stanziali e la definizione di sistemi di governo, norme e leggi, su scala più ampia di quelle delle tribù. Le prime scritture furono di contratti, regole e decreti – venne più tardi l’uso per la letteratura, la poesia, la storia e il pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma la scrittura è uno strumento che è nato dalle necessità di una fondamentale fase evolutiva della nostra specie – e che da allora ne segna profondamente lo sviluppo. Non sempre ci rende più sapiens, ma è un fatto che senza la parola scritta non potremmo essere ciò che siamo e che stiamo diventando.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La stampa – cinquecento anni fa</span></h3>
<p style="text-align: justify;">La stampa non è nata con Johannes Gutenberg. Nella più grande biblioteca del mondo, la Library of Congress a Washington, che contiene 138 milioni di libri e altri documenti, c’è un testo stampato (brani di un sutra buddista) del 770 d.C. (il più antico scritto in quella biblioteca è una tavoletta cuneiforme del 2040 a.C.).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è vero che c’è stato un profondo cambiamento nel quindicesimo secolo. Dovuto all’incontro (o convergenza) fra risorse tecniche ed esigenze culturali. Ma forse nessuno si sarebbe impegnato a scoprire come diverse tecniche si potessero mettere insieme nella stampa se non fosse stato spinto dalla crescente richiesta di un metodo per produrre più libri e in un maggior numero di copie.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sviluppo dell’umanesimo aveva bisogno di risorse per una maggiore diffusione della parola scritta. Le fiorenti università volevano riproduzioni esatte, in molte copie, di testi uguali (c’erano botteghe di copisti in cui uno dettava e gli altri scrivevano).</p>
<p style="text-align: justify;">Nella seconda metà del quindicesimo secolo si sviluppò una nuova cultura e una nuova realtà d’impresa: l’editoria. Non si trattava solo di stampare, ma di “fare libri”. Si inventarono nuovi caratteri, stili di impaginazione, la punteggiatura, la numerazione delle pagine, la redazione, le edizioni critiche dei testi classici, eccetera.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli italiani ebbero un ruolo importante in quello sviluppo. Non solo per le risorse tecniche, come la qualità delle cartiere di Fabriano, ma soprattutto per opera degli umanisti – in particolare Aldo Manuzio.</p>
<p style="text-align: justify;">La stampa si diffuse rapidamente in tutta Europa. Si calcola che nella seconda metà del Quattrocento si siano stampati più di 30 mila libri in 20 milioni di copie – più di quante ne potevano aver prodotto gli amanuensi in tutta la storia precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Cinquecento le copie divennero 200 milioni, le edizioni fra 150 e 200 mila. Lo sviluppo continuò a tal punto che nel 1680 Gottfried Leibniz si preoccupava di «un’orribile massa di libri che cresce incessantemente».</p>
<p style="text-align: justify;">Le tecniche di stampa si sono evolute nel tempo, ma mantengono sostanzialmente la loro impostazione originaria. Le rotative cominciarono a svilupparsi fra il 1861 e il 1867. Vari metodi di composizione meccanica furono sperimentati fra il 1820 e il 1896, ma l’evoluzione risolutiva venne con l’invenzione della linotype nel 1886 e della monotype nel 1890 (solo dopo la metà del ventesimo secolo sostituite dalla fotocomposizione e poi dall’elettronica).</p>
<p style="text-align: justify;">Con le tecnologie molte cose sono cambiate, ma non sempre in meglio. Il concetto di editoria sarebbe migliore oggi se si ragionasse come ai tempi di Aldo Manuzio.</p>
<p style="text-align: justify;">“In principio era il libro”. Ma la stampa periodica era già sviluppata nel Seicento – e nel Settecento esistevano i quotidiani (in Italia dalla metà dell’Ottocento). Ciò che mancava era una diffusa “alfabetizzazione”. La lettura era un privilegio di pochi.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo nella seconda metà del ventesimo secolo si è arrivati a una situazione in cui quasi tutti in Italia sanno leggere e scrivere – anche se, ancora oggi, si stima che due terzi della popolazione italiana abbiano “competenze alfabetiche molto modeste”.</p>
<p style="text-align: justify;">Del ruolo della stampa, e in generale della parola scritta, nella situazione di oggi parleremo nella seconda parte di questa analisi, che uscirà nel prossimo numero.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La “rivoluzione copernicana” – quando?</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Non è vero che un concetto eliocentrico sia stato proposto per la prima volta da Copernico o da Galileo. L’avevano pensato anche alcuni filosofi greci e altre culture antiche. Ma la visione tolemaica, con la terra al centro dell’universo (se non addirittura piatta, come molti credevano) aveva avuto il sopravvento in tutto il Medioevo.</p>
<p style="text-align: justify;">È vero, invece, che il tema divenne di attualità, e suscitò molto scandalo, fra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo. Non si tratta solo di astronomia. Si sconvolge un enorme errore di prospettiva. Crolla la millenaria presunzione umana di essere in una posizione privilegiata.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è certo l’unico, fra gli sviluppi del processo scientifico, a cambiare la prospettiva in cui si colloca la nostra specie (è stata, e in parte è ancora, altrettanto sconvolgente la scoperta dell’evoluzione). Ma è un fatto che, in molti modi, le percezioni più diffuse sono ancora sostanzialmente “tolemaiche” – non solo in senso astronomico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Questo è un processo ancora “in divenire”. Solo nel ventesimo secolo abbiamo cominciato a capire che l’intero sistema solare è una minuscola particella di un sistema smisuratamente più esteso, con miliardi di galassie. Per quanto possa sembrare una nozione acquisita, poche generazioni non bastano per capirla.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si tratta di “sentirci piccoli”. L’impegno è molto più profondo: è il “<strong>sapere di non sapere</strong>”. Chi pensa di aver capito il senso dell’universo o è stupidamente presuntuoso – o dev’essere pronto ad avere grossi dubbi la prossima volta che l’esplorazione del cosmo, strettamente imparentata con la fisica dell’infinitamente piccolo, metterà di nuovo in discussione le teorie che finora siamo stati capaci di elaborare.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo trovare, anche a questo proposito, pensieri interessanti nelle filosofie di tremila anni fa o nelle più antiche tradizioni di tutte le culture. Ma, per quanto paurosamente diffusa sia ancora l’ignoranza, insieme al pregiudizio e al dogmatismo, non siamo più in una situazione in cui “il sapere” possa essere il privilegio di pochi.</p>
<p style="text-align: justify;">La perdita di certezze apparenti, di <strong>percezioni</strong> abituali, di orizzonti ristretti può fare paura. Ma la curiosità della conoscenza può essere molto più forte.</p>
<p style="text-align: justify;">La “rivoluzione del conoscere” è cominciata da poco ed è ancora agli inizi. Il cambiamento di prospettiva è la più grande <strong>evoluzione culturale</strong> nella storia dell’umanità. Se le generazioni future saranno o no più sapiens di tutte quelle precedenti dipenderà soprattutto dal capire le conseguenze di quello stiamo tentando di imparare.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La libertà di stampa – da duecento anni</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Può sembrare che questo non sia un cambiamento profondo nella comunicazione paragonabile agli altri che sto elencando. Forse non lo è in questo specifico modo. Saranno gli storici di secoli futuri a capire se l’evoluzione è segnata in modo particolare da ciò che è accaduto alla fine del diciottesimo secolo o se andrà vista in una prospettiva diversa. Ma in questo momento della nostra storia stiamo ancora imparando come convivere con un concetto che ci sembra ovvio, ma non ha ancora avuto il tempo di sviluppare radici abbastanza robuste.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di <strong>libertà</strong> aveva scarso spazio per potersi affermare nelle culture umane delle origini. È vero che la struttura intrinseca (genetica e culturale) della nostra specie è una inscindibile mescolanza di individuale e sociale, ma non è mai stato facile conciliare i diritti personali con le esigenze collettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Non siamo api, né formiche. Ma non possiamo neppure essere del tutto homo homini lupus. Una complessa interazione di individuale e collettivo (con tutte le complicazioni che ne derivano) è essenziale alla sopravvivenza e all’evoluzione dell’umanità. Le cronache e i dibattiti di oggi dimostrano quanto siamo ancora confusi nel cercare un efficace equilibrio fra le due “necessità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando è nato il concetto di libertà di stampa, cioè il diritto di <strong>esprimere liberamente </strong>e pubblicamente, con qualsiasi mezzo o strumento, le proprie opinioni, di comunicare informazioni “a tutti” anziché a pochi privilegiati? Da “solo” 232 anni si è cominciato a definire formalmente questo diritto – e ancora oggi esiste solo in una parte del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La ricerca della libertà</strong> c’era anche in culture antiche, ma il fatto è che la conoscenza era concentrata nelle mani di pochi. Il mito di Prometeo e il vaso di Pandora sono solo due fra tanti esempi di quanto il “sapere” fosse considerato “empio” e pericoloso.</p>
<p style="text-align: justify;">Benché ci siano state anche migliaia di anni fa forme di democrazia, la struttura del potere è sempre stata concentrata in due modi: quello della forza (prevalentemente maschile) e quello della conoscenza (spesso femminile – non solo divinità e sacerdotesse, ma anche le sibille, le pizie, la Sfinge e tante altre).</p>
<p style="text-align: justify;">Il terzo, ovviamente, è il denaro – ma nel breve spazio di questo articolo possiamo solo accennare al fatto che è molto pericolosa la mescolanza del potere economico con il potere politico e con il controllo della comunicazione. Come era chiaramente noto anche in tempi antichi, ma è vistosamente palese nella situazione di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">La libertà di stampa fu definita come diritto, per la prima volta nella storia, dal bill of rights della Virginia nel 1776 e poi dalla costituzione degli Stati Uniti nel 1789. In Inghilterra la censura fu abolita nel 1795. La legge si diffuse poi, gradualmente, in altri paesi. In Italia fu stabilita dallo Statuto Albertino del 1848 e poi dalla Costituzione del Regno nel 1861.</p>
<p style="text-align: justify;">(Nella storia del Risorgimento non è sempre rilevato il fatto che, oltre ad altre risorse come forze militari piccole, ma bene addestrate – vedi il caso della guerra di Crimea – e a un gioco efficace di alleanze, fra le abilità di Cavour ci fu quella di offrire a Torino e a Genova libertà di stampa a giornali e riviste sottoposte a censura in altre parti d’Italia).</p>
<p style="text-align: justify;">E oggi? In una larga parte del mondo non c’è libertà di stampa, di informazione e di opinione. Dove, come in Italia, è sancita dalla legge e radicata nella cultura, il quadro è tutt’altro che chiaro. Anche questo è un tema su cui ritorneremo nel prossimo articolo.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La “contemporaneità” – da “non molto”</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Sono sempre esistite forme di comunicazione “a distanza e in tempo reale”. Tamburi, campane, trombe, eccetera, segnali di fumo (o di fuoco nella notte – compresi i fari per la navigazione, che esistevano più di duemila anni fa). Ma non vanno così lontano come le risorse che oggi ci sono abituali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai tempi di Giulio Cesare c’era un sistema di telegrafo (una rete notturna di segnali di fuoco) che permetteva di collegare Roma con le legioni nelle Gallie. Più veloce di quanto sia, ancora oggi, una lettera spedita per posta, ma non paragonabile ai sistemi che si sono sviluppati nel diciannovesimo secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le “date di nascita” sono più di una. Il telegrafo nel 1844, il telefono nel 1877. Il “telegrafo senza fili“ dal 1895, ma con un cambiamento fondamentale con l’esperimento di Marconi nel 1901, la prima trasmissione transoceanica, che apriva la via alle comunicazioni oltre l’orizzonte, da un’estremità all’altra del pianeta.</p>
<p style="text-align: justify;">C’entrano, ovviamente, anche la fotografia (1837), il cinema (1895) e il grammofono (1887) con vari successivi sviluppi di audio e video registrazione. E anche la ferrovia (1804), l’automobile (1883) e l’aeroplano (1903) perché la “mobilità fisica” è un elemento fondamentale nelle nostre capacità di conoscere e comunicare.</p>
<p style="text-align: justify;">Contrariamente a ciò che si usa dire, Marconi non aveva inventato la radio e non pensava di usare in quel modo le onde hertziane.</p>
<p style="text-align: justify;">Marconi era preoccupato della riservatezza – un problema oggi imperversante.<br />
Perché i telegrammi personali, trasmessi “senza fili”,<br />
potevano essere più facilmente intercettati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma era inevitabile che dal “telegrafo senza fili”, e da altre risorse che si erano sviluppate, derivasse una forma diversa di comunicazione (quasi) immediata, non solo “da uno a uno”, ma diffusa a tutti coloro che potevano avere un apparecchio ricevente. Si sviluppò così, nel ventesimo secolo, il broadcasting – cioè la radio e la televisione.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo gli esperimenti fra il 1906 e il 1916, la prima emittente radiofonica nacque nel 1920 negli Stati Uniti. Negli anni seguenti la radio si diffuse in Europa (in Italia nel 1924).</p>
<p style="text-align: justify;">La televisione esisteva dal 1936 (a livello sperimentale dal 1925) ma fu sviluppata in modo esteso dopo la seconda guerra mondiale (in Italia nel 1954). Di sviluppi più recenti parleremo nel prossimo articolo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">È difficile per noi, oggi, immaginare un mondo in cui non esista la contemporaneità, cioè la possibilità di comunicazione a distanze sempre più grandi e in tempi sempre più brevi, fino ad arrivare alla situazione attuale, che ci permette (quando e dove i sistemi funzionano) di comunicare “quasi” subito, “quasi” con tutti e “quasi” dovunque. (Ma, ancora oggi, nei “quasi’ si nascondono vaste aree di privazione – e non poche distonie di funzionamento).</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che, per quanto “normale” ci possa sembrare, è uno sviluppo molto recente rispetto alla storia dell’umanità. E non abbiamo ancora capito bene come orientarci in questa situazione.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La “globalità” – “lavori in corso”</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Il mare di chiacchiere sulla “globalità” o “globalizzazione” è assordante. Quanto inconcludente, pretestuoso e confuso. Il fatto è semplice: i sistemi di comunicazione non hanno reso piccolo il mondo, ma enormemente aumentato la nostra capacità di conoscerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno può pensare che sia possibile, o desiderabile, tornare indietro, richiuderci nella culla del villaggio o della microcultura, sperando di poter restare isolati quando ciò non è mai stato possibile, perché da inaspettate provenienze potevano sempre arrivare sorprese, spesso amare e crudeli quanto impreviste.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo altra scelta che imparare a vivere in un mondo più aperto, che ci può offrire esperienze affascinanti, ma contiene anche pericoli di cui è giusto avere paura.</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa che, pur avendo cercato di studiarla, fatico a capire, è come facessero, migliaia di anni fa, a essere così profondamente collegate culture fisicamente molto remote. Anche prima di Alessandro Magno, di Marco Polo o di Vasco da Gama, quando si andava a piedi, a cavallo, a dorso di cammello o su fragili imbarcazioni senza bussola, c’era più comunicazione fra culture lontane di quanto, nella percezione di oggi, può sembrare possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">I motivi, probabilmente, sono due. Il <strong>desiderio di conoscere</strong> – e perciò di comunicare – che (almeno per alcuni, i più curiosi e consapevoli) è sempre stato più forte degli ostacoli. E le radici comuni, anche culturali, che nella diaspora originaria della specie sono state portate in ogni angolo del mondo. Probabilmente è un insieme delle due cose – e avremo ancora molto da imparare dalle scoperte dell’antropologia e della paletnologia.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma la “globalità” non è nuova. Ma oggi è più diretta, immediata, incombente. È comprensibile che ci faccia paura – ma in realtà è una risorsa molto più di quanto sia un problema. Non sapere che cosa accade in terre lontane vuol dire essere esposti a ogni sorta di pericoli e di problemi senza accorgercene fino all’inevitabile momento in cui ne subiamo le conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche questo è uno sviluppo troppo “nuovo” per poter aver imparato come governarlo. Ma non c’è altra strada che un miglioramento della conoscenza. È disperatamente stupido non badare a cose che sembrano remote solo perché non sono nel nostro piccolo vicinato.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere meglio informati, e soprattutto capire di più, è impegnativo. Ma è indispensabile se vogliamo che le complesse e molteplici risorse di comunicazione, invece di darci un preoccupante spettacolo di confusione e sgomento, diventino strumenti per migliorare un habitat che non possiamo più immaginare circoscritto nel minuscolo orizzonte della nostra <strong>esperienza quotidiana</strong>.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">È un’evoluzione “accelerata”?</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Un gioco noto, e forse un po’ banale, è definire un’epoca come se fosse una giornata. Le origini della specie umana risalgono a circa un milione di anni fa. Ma possiamo limitarci a un periodo molto più breve.</p>
<p style="text-align: justify;">Se collochiamo, pressappoco, l’inizio dell’era paleolitica a 40 mila anni fa, e da lì facciamo cominciare la giornata, troviamo la fusione dei metalli dopo le nove di sera – e poco prima la scrittura. La grande fioritura della cultura ellenistica è circa alle 22,30 – il Rinascimento un’ora dopo, cioè circa venti minuti prima della mezzanotte. La scienza “moderna”, cioè il predominio del metodo sperimentale, nell’ultimo quarto d’ora.</p>
<p style="text-align: justify;">Il metodo di Gutenberg per la stampa compare alle 23,40. Le macchine a vapore alle 23,51. Le lampadine e i motori elettrici quattro o cinque minuti dopo. Il telegrafo nasce sei minuti prima della mezzanotte. Il telefono, il cinema, l’automobile e l’aeroplano intorno ai 4 minuti, la radio 3, l’energia atomica e la televisione 2. Il prototipo degli elaboratori elettronici si realizza due minuti prima del momento in cui siamo, l’internet uno (venti secondi da quando la rete è diventata diffusamente accessibile). La telefonia mobile esiste da due minuti, la sua ossessiva diffusione da dieci secondi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La sindrome della gatta frettolosa</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa, davvero, sta accelerando. Ma, proprio per questo, diventa sempre più pericoloso lasciarsi travolgere dalla fretta. Ciò che non abbiamo trovato il tempo di capire quando avevamo la possibilità di pensarci si trasforma in un pericoloso errore quando viene il momento in cui, davvero, occorre una decisione veloce.</p>
<p style="text-align: justify;">Ernest Hemingway definiva la fretta come «quella esaltante perversione di vita, la necessità di fare qualcosa in un tempo minore di quanto ne occorre». È vero che talvolta è necessario. E, se ci si riesce, può essere entusiasmante. Ma la mania della fretta senza motivo è pericolosamente stupida.</p>
<p style="text-align: justify;">Il proverbio della gatta frettolosa e l’antico apologo della lepre e della tartaruga sono validi quanto erano migliaia di anni fa. Oggi come allora, si perde molto più tempo a ritrovare la strada perduta che a organizzare il percorso prima di partire. Chi sa davvero capire e decidere in fretta, quando è il momento di farlo, non è il frettoloso. È chi è preparato a farlo bene, perché ha costruito negli anni, con pazienza e disciplina, un patrimonio di esperienza e competenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La fretta non è velocità, spesso è il contrario. E le scelte affrettate possono provocare conseguenze irrimediabili – o, nella migliore delle ipotesi, generare problemi ingarbugliati che sarebbe stato molto più semplice (e veloce) evitare “pensandoci prima”.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Hic sunt leones</span></h3>
<p style="text-align: justify;">C’era <strong>saggezza</strong> in quegli antichi cartografi che indicavano con sincerità ciò che sapevano di non sapere. Nelle mappe di oggi nessuno scrive hic sunt leones o più semplicemente “lì non sappiamo che cosa ci sia”. È vero che abbiamo sistemi di rilevazione molto più precisi, satelliti che fotografano, sonde che esplorano le profondità della terra e le remote distanze dello spazio, eccetera. Ma sono troppo diffuse le rappresentazioni che ci danno la falsa sensazione di “sapere tutto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla mappa di una città, spesso male aggiornata per le regole del traffico e i percorsi meno disagevoli, fino alle descrizioni dell’universo che tentano di “dare per certe” conoscenze che l’astrofisica continua a mettere in discussione, dobbiamo smettere di “fingere di sapere” e ammettere con chiarezza quante e quali sono le cose che non sappiamo o che non abbiamo capito bene.</p>
<p style="text-align: justify;">Nossignori, quella che propongo non è umiltà – e tantomeno rassegnazione. Per quanto possa essere rischiosa e scomoda, è irrinunciabile l’arroganza di Prometeo. Può essere solo disprezzata (e comunque corre gravi rischi) una misera umanità che rinunci a essere Ulisse (non lo sventurato Odisseo di Omero, che stava solo cercando di tornare a casa, ma l’Ulisse di Dante «fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza»).</p>
<p style="text-align: justify;">Se le ricerche sulle “<strong>capacità cognitive</strong>” continuano a confermare che un’estesa ricerca delle conoscenza è una caratteristica del genere umano, diversa da ogni altra forma di vita conosciuta, non possiamo suicidare il nostro sviluppo, anzi il senso sostanziale della nostra esistenza, fingendo di sapere ciò che non sappiamo. È molto più importante, e interessante, badare all’immensa vastità (nel “grande” come nel “piccolo”) di ciò che ancora possiamo scoprire.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Per capire il nuovo, riscoprire l’antico</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Oggi abbiamo strumenti che, pochissimo tempo fa rispetto alla storia umana, erano difficilmente immaginabili. Ma, per quanto ci sembrino abituali, non abbiamo ancora capito bene come usarli. Crediamo di essere “padroni” di queste evoluzioni, ma in realtà la nostra capacità di gestirle è molto confusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Può aiutarci un fatto evidente, di cui si tiene troppo poco conto. Gli strumenti crescono e si evolvono, ma la sostanza non cambia. Come dicevo all’inizio, fin dalle più remote origini ci sono sempre state parole e lingue, pensiero e arte, poesia e narrazione, pittura e scultura, architettura e musica, spettacolo e teatro . Ci siamo sempre espressi per segni e simboli, gesti e parole, ragione ed emozione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono più somiglianze che differenze fra il frastornato homo cosiddetto sapiens nell’era dell’elettronica e quei remoti progenitori che l’antropologia ci sta aiutando a capire un po’ meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella che sto cercando di dire è una cosa molto semplice, anche se spesso dimenticata. Comunicano le persone, non gli strumenti. Le tecnologie possono essere affascinanti. Se e quando funzionano bene – e sono usate con criterio – possono essere molto utili. Ma <strong>la risorsa fondamentale della comunicazione è una: la nostra umana capacità di ascoltare e di farci capire</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="L'arte di comunicare" href="www.Gandalf.it" target="_blank">www.Gandalf.it</a></p>
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		<title>La comunicazione non verbale</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 05:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;uomo, oltre alle parole utilizza varie forme di comunicazione non verbale. Il senso comune considera la comunicazione non verbale come qualcosa di più spontaneo, più naturale e in certo senso più &#8220;semplice&#8221; rispetto alle parole, considerandola come una specie di linguaggio innato e universalmente comprensibile. Per comprendere l&#8217;inaspettata ricchezza della comunicazione non verbale si può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/02/la-comunicazione-non-verbale.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-3017" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="la comunicazione non verbale" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/02/la-comunicazione-non-verbale-300x223.gif" alt="" width="300" height="223" /></a>L&#8217;uomo, oltre alle <strong>parole</strong> utilizza varie forme di <strong>comunicazione non verbale</strong>. Il senso comune considera la comunicazione non verbale come qualcosa di più spontaneo, più naturale e in certo senso più &#8220;semplice&#8221; rispetto alle parole, considerandola come una specie di<strong> linguaggio innato e universalmente comprensibile</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere l&#8217;inaspettata ricchezza della comunicazione non verbale si può iniziare a studiarla nelle sue diverse componenti:</p>
<p style="text-align: justify;">- Il sistema paralinguistico<br />
- Il sistema cinesico<br />
- Prossemica<br />
- Aptica</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Il sistema paralinguistico o sistema vocale non verbale</strong>, è costituito da tutti i suoni che emettiamo a prescindere dal significato delle parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta in primo luogo del tono e della <strong>frequenza della voce</strong>, entrambi legati a fattori fisiologici ma anche alla posizione sociale di chi parla. La frequenza della voce si accompagna alla sua intensità, anch&#8217;essa spesso modulata in funzione di variabili sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Una variabile della comunicazione paralinguistica è relativa al ritmo, alla velocità delle frasi e all&#8217;impiego delle pause. Accanto a queste pause vuote (silenzio) tutti noi utilizziamo le cosiddette pause piene, ovvero quei suoni non verbali come &#8220;mmh&#8230;beh&#8230;&#8221; che servono sia per &#8220;prendere tempo&#8221; quando si stanno ancora cercando le parole giuste, sia soprattutto per governare lo scambio dei turni e gestire l&#8217;andamento complessivo della comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il silenzio, paradossalmente, può &#8220;parlare&#8221; più delle parole: a seconda dei casi, può indicare un&#8217;ottima o pessima relazione, può indicare assenso o dissenso.Il <strong>silenzio</strong> a sua volta può essere un indice di estrema concentrazione o al contrario distrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">- Il sistema cinesico comprende i movimenti degli occhi, del volto e del corpo. Da un punto di vista fisiologico, il contatto oculare aumenta l&#8217;attivazione nervosa sia in situazioni appaganti che in situazioni di pericolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La mimica facciale</strong> è una seconda componente importante del sistema cinesico. In alcuni casi le espressioni del nostro viso sono completamente al di fuori del nostro controllo, in altri sono invece completamente volontarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni studiosi hanno cercato di scomporre la<strong> ricchezza del volto umano</strong>, arrivando a identificare ben 44 &#8220;unità di azione&#8221;, tra queste sono compresi, per esempio, gesti come sollevare l&#8217;interno e l&#8217;esterno della fronte, le sopracciglia, le palpebre, le guance, corrugare il naso, innalzare gli angoli delle labbra, abbassare il labbro inferiore, innalzare gli angoli delle labbra, abbassare il labbro inferiore, abbassare la mandibola, strizzare gli occhi e così via.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il sistema cinesico</strong> comprende anche i gesti, che nella comunicazione umana riguardano in primo luogo le mani. La gestualità viene spesso utilizzata per sottolineare o enfatizzare quanto si dice con le parole, ma in molti casi costituisce anche l&#8217;unico codice comunicativo utilizzato. Quando sono utilizzati assieme al discorso verbale, i <strong>gesti</strong> devono essere considerati come parte integrante della comunicazione, i gesti sono spesso più importanti delle parole, in modo particolare nei casi in cui la comunicazione verbale risulta ambigua, incerta o contraddittoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Assume quindi ancora maggiore importanza il problema della difformità interpretativa del sistema comunicativo gestuale: un gesto sbagliato o interpretato in modo imprevisto può scatenare conseguenze che vanno da un generico imbarazzo fino a complesse tensioni internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">La postura ( ovvero la posizione assunta dal nostro corpo quando siamo seduti, in piedi, sdraiati) è anch&#8217;essa parte del sistema cinesico e veicolo di <strong>comunicazione interpersonale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la prossemica entriamo nel mondo della gestione dello spazio e del territorio. L&#8217;analisi sistematica della prossemica ha portato a identificare quattro zone principali in cui suddividiamo lo spazio che ci circonda:</p>
<p style="text-align: justify;">- la zona intima va dalla superficie della nostra pelle a circa 50 centimetri di distanza. Si tratta di una zona particolare all&#8217;interno della quale accettiamo con piacere solo poche persone. Un&#8217;invasione non autorizzata della zona provoca disagio, imbarazzo o paura.<br />
-<strong> la zona personale va da 50 centimetri a circa un metro di distanza dalla nostra pelle. </strong>Qui sono ammessi i familiari meno stretti, gli amici o i colleghi con cui lavoriamo abitualmente. È&#8217; la zona in cui avvengono le conversazioni rilassate, il volume della voce può essere mantenuto basso, oltre alla voce si percepiscono chiaramente lo sguardo, i dettagli del volto, il respiro e alcuni movimenti del proprio interlocutore.<br />
<strong>- la zona sociale va da uno a tre metri o quattro metri:</strong> è la distanza a cui ci manteniamo rispetto agli interlocutori più o meno casuali. All&#8217;interno di questa zona è possibile osservare l&#8217;intera figura della persona che abbiamo di fronte, controllarne i movimenti.<br />
<strong>- la zona pubblica, oltre i quattro metri</strong>, è quella prevista per le occasioni pubbliche ufficiali, per conferenze, comizi o lezioni universitarie. In questo caso la comunicazione diventa di solito qualcosa di accuratamente preparato in anticipo attraverso lo studio di tutte le sue componenti: parole, voci, gesti, postura etc.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;aptica</strong>:   infine la comunicazione non verbale avviene anche attraverso l&#8217;aptica, ovvero le forme diverse del contatto fisico come una stretta di mano, un doppio bacio sulla guancia, un abbraccio, una semplice pacca sulla spalla. In generale,<strong> l&#8217;aptica costituisce un terreno tanto importante quanto delicato</strong>: un tocco in più o uno in  meno può farci passare, nel migliore dei casi, per persone fredde oppure invadenti.</p>
<p><em><strong>Fonte:</strong></em> <a title="La comunicazione non verbale" href="http://www.comunicazionidimassa.net/TTCM/Riassunti-del-libro-di-Paccagnella-cap.2-e-cap.3.html" target="_blank">http://www.comunicazionidimassa.net/TTCM/Riassunti-del-libro-di-Paccagnella-cap.2-e-cap.3.html</a></p>
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		<title>Il linguaggio del corpo</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2009/11/23/il-linguaggio-del-corpo-3/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 05:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; incredibile e spesso non ce ne rendiamo veramente conto, ma mentre ci relazioniamo, la mimica e il linguaggio del corpo, rappresentando una percentuale pari al 93% e solo il restante 7% è gestito dalla parte logica ovvero dalla parola, il nostro corpo con la gestualità manda messaggi molto precisi che esprimono il nostro stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3011" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Il linguaggio del corpo" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/02/Il-linguaggio-del-corpo-300x212.jpg" alt="Il linguaggio del corpo" width="300" height="212" />E&#8217; incredibile e spesso non ce ne rendiamo veramente conto, ma mentre ci relazioniamo, la mimica e il <strong>linguaggio del corpo</strong>, rappresentando una percentuale pari al 93% e solo il restante 7% è gestito dalla parte logica ovvero dalla parola, il nostro corpo con la <strong>gestualità</strong> manda messaggi molto precisi che esprimono il nostro stato d&#8217;animo corrente. Vi presentiamo una breve guida che vi permette di capire, in base appunto alla <strong>gestualità dell&#8217;altra persona</strong>, il suo grado di interesse verso di Voi. Questa sezione serve soprattutto per essere abbinata al manuale di seduzione rapida e capire se e quando fare il passo successivo!</p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Segnali che indicano disponibilità</span></h3>
<p style="text-align: justify;">1 &#8211; Al primo incontro: guardare negli occhi per un periodo più lungo di quello dettato dalla cortesia. Anche un&#8217;occhiata falsamente casuale al corpo indica un certo interesse.<br />
2 &#8211; Aggiustarsi l&#8217;abito, ravvivarsi i capelli con la mano, sistemare la cravatta, controllare il trucco.<br />
3 &#8211; Raddrizzare il portamento, petto in fuori e pancia in dentro. E&#8217; un<strong> comportamento</strong> che ha radici antichissime, e che è tipico di tutti i bipedi.<br />
4 &#8211; Parlare lentamente e con tono pacato. La qualità della voce è tra le prime a essere alterata dall&#8217;interesse verso un&#8217;altra persona.<br />
5 &#8211; Durante la conversazione: sorridere spesso, annuire anche in modo impercettibile, piegare il capo verso una spalla.<br />
6 &#8211; Tenere le braccia ben discoste dal corpo e le mani aperte.<br />
7 &#8211; Giocherellare con un mazzo di chiavi o un altro oggetto, far scorrere un dito intorno a un bicchiere o a una tazza.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Disponibilità da parte di lui</span></h3>
<p style="text-align: justify;">1 &#8211; Infilare i pollici nella cintura o nelle tasche dei pantaloni e puntare le altre dita verso i genitali.<br />
2 -  Appoggiare una caviglia sul ginocchio dell&#8217;altra gamba.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Disponibilità da parte di lei</span></h3>
<p style="text-align: justify;">3 &#8211; Cercare un contatto in modo apparentemente innocente: sistemare per esempio la cravatta di lui, afferrargli un polso per vedere l&#8217;ora, sistemargli il bavero della giacca.<br />
4 &#8211; Mostrare il palmo della mano e il polso; contemporaneamente accarezzarsi i capelli o altre parti del corpo con l&#8217;altra mano.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Segnali di rifiuto o di indifferenza</span></h3>
<p style="text-align: justify;">1 &#8211; Ginocchia incrociate, gambe strette, piedi uniti.<br />
2 &#8211; Braccia incrociate sul petto.<br />
3 &#8211; Mani unite in grembo o una che stringe il polso all&#8217;altezza del seno.<br />
4 &#8211; Coprirsi il viso con le mani.<br />
5 &#8211; Tenere un bicchiere in mano fra sé e l&#8217;altra persona.<br />
6 &#8211; Toccarsi il naso o passarsi una mano sulla nuca guardandosi intorno.<br />
7 &#8211; Mordicchiarsi le labbra e muovere nervosamente un piede.<br />
8 &#8211; Evitare ogni contatto fisico, anche quelli accidentali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Fonte:</strong></em> <a title="Il linguaggio del corpo" href="http://www.dating.com/static/dating_tips/body_language.do?lc=it" target="_blank">http://www.dating.com/static/dating_tips/body_language.do?lc=it</a></p>
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		<title>La timidezza e il linguaggio del corpo</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 05:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gesticolare con le mani, arrossire, scegliere in un dato contesto di stare in gruppo o appartati, il modo di vestirsi, la scelta del posto in cui sedersi a tavola, la mimica e i più svariati atteggiamenti, costituiscono tutti  un tipo di comunicazione non verbale ma molto importante perché svela ciò che una persona realmente pensa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2764" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="La timidezza e il linguaggio del corpo" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/11/timidezza1-300x240.jpg" alt="La timidezza e il linguaggio del corpo" width="330" height="270" />Gesticolare con le mani</strong>, <strong>arrossire</strong>, scegliere in un dato contesto di stare in gruppo o appartati, il modo di vestirsi, la scelta del posto in cui sedersi a tavola, la mimica e i più svariati <strong>atteggiamenti</strong>, costituiscono tutti  un tipo di <strong>comunicazione non verbale</strong> ma molto importante perché svela ciò che una persona realmente pensa e che alle volte è esattamente il contrario di ciò che dice.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il linguaggio del corpo</strong> quindi, in molti casi, trasmette più di quanto non trasmetta il <strong>linguaggio verbale</strong>. Pensiamo addirittura al ruolo importante che esso riveste nel caso di soggetti sordomuti, in cui il <strong>linguaggio delle mani sostituisce il</strong> <strong>linguaggio vocale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Diversi studi hanno dimostrato che durante un <strong>discorso</strong>, una buona percentuale delle informazioni che ci arrivano, pervengono non solo dalle parole, ma anche e soprattutto dal tono della voce e dal linguaggio del corpo (anche altri organi sono interessati al sondaggio, per esempio il naso). Ciò che arriva tramite il &#8220;<strong>canale verbale</strong>&#8221; sono essenzialmente i cosiddetti fatti salienti, mentre tramite il &#8220;canale non verbale&#8221; viene poi trasmesso ciò che in definitiva &#8220;lascia traccia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna però fare attenzione a non valutare una persona da un solo<strong> gesto</strong>: così come una parola non ha senso se non all&#8217;interno di un discorso quindi insieme ad altre parole, così un singolo gesto non basta per definire una determinata <strong>personalità</strong>;è invece necessario osservare tutto l&#8217;insieme dei gesti, dei <strong>segnali inconsci</strong> per avere una traccia più precisa del <strong>carattere</strong> di una persona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I gesti si dividono in consci e inconsci;  innati e acquisiti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le <strong>espressioni facciali </strong>per esprimere <strong>gioia</strong>,<strong> rabbia</strong>,<strong> tristezza</strong>, <strong>sorpresa</strong>, <strong>paura</strong>, <strong>vergogna</strong>,<strong>repulsione</strong>, <strong>disprezzo</strong> sono innate (rientrano nella cosiddetta <strong>memoria</strong> filogenetica) comuni a tutta l&#8217;umanità in  quanto non variano da individuo a <strong>individuo</strong>, né tra razze diverse. Innato è anche il gesto del neonato di succhiare il latte dal seno materno. Altri gesti vengono acquisiti, cioè copiati. Quando li impariamo, imitiamo dei<strong> modelli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Potere e età  riducono i gesti.</strong> Più in alto si trova una persona nella scala del potere, più misurati sono i suoi gesti. Più in basso egli si trova in questa scala, più<strong> espressivo</strong> è il suo linguaggio del corpo. Ancora un&#8217;altra cosa: più si cresce, più si diventa adulti, più si cerca di contenere le manifestazioni di affetto (col rischio però di diventare eccessivamente freddi e distaccati).</p>
<p style="text-align: justify;">- A tutti voi sarà capitato, almeno qualche volta nella vita, di dire qualche piccola bugia e sicuramente avete usato come mezzo la telefonata o l&#8217;sms (usati spesso anche per addii o scuse diverse). Tutto questo perché in un contatto interpersonale &#8220;faccia a faccia&#8221;, se è facile <strong>mentire </strong>con le parole, non è altrettanto facile costringere il nostro <strong>inconscio</strong>. Esso si libera continuamente e continuamente agisce: mentre si dice la bugia, il nostro inconscio trasmette tanta <strong>energia nervosa</strong>. Questa si trasforma in un gesto insicuro, in microsegnali che non possiamo controllare perfettamente (<em>l&#8217;inarcare di un sopracciglio, l&#8217;arrossire,  il tic di un angolo della bocca, il sudore della fronte, lo sbattere delle palpebre, i giochi nervosi delle dita e tanti altri gesti</em>) che distruggono tutto ciò che era stato costruito faticosamente  e che inducono l&#8217;<strong>osservatore</strong> a pensare che qualcosa di  ciò che stiamo dicendo, non corrisponde proprio alla <strong>realtà</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi si scosta spesso per questioni professionali dalla via della verità, come per esempio i politici, gli attori, i rappresentanti, i venditori, chi abitualmente compie atti disonesti o anche chi semplicemente è abituato a mentire , educa il proprio linguaggio del corpo (attraverso un costante <strong>controllo emotivo</strong>) al punto tale da riuscire ad <strong>ingannare</strong> perfettamente un occhio poco esperto.</p>
<p style="text-align: justify;">- E&#8217; importante tener conto inoltre, che, nella vita di tutti i giorni, tramite il linguaggio corporeo, mandiamo costantemente e inconsciamente agli altri dei <strong>segnali che si traducono in percezioni di alto, medio o basso gradimento. </strong>Ad esempio, quando stiamo bene con noi stessi, tutto il nostro corpo è fisiologicamente predisposto a inviare agli altri <strong>segnali positivi</strong>, di apertura, per un &#8220;fluida&#8221;<strong> comunicazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">- Può accadere però, in alcune circostanze, che tratti della nostra personalità , pongano in qualche modo un ostacolo tra noi e il<strong> mondo esterno</strong>. Ad esempio, le persone particolarmente <strong>timide</strong>, spesso sono giudicate in maniera diversa da ciò che sono realmente in quanto inevitabilmente la <strong>timidezza</strong> manda dei <strong>segnali di chiusura</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">- Bisogna comunque fare attenzione a non confondere il semplice <strong>imbarazzo</strong> con la timidezza &#8220;cronica&#8221;, quella che porta gradualmente ad estraniarsi da qualsiasi contesto fino ad assumere la forma di una vera e propria <strong>fobia sociale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">- Seneca diceva &#8221; <strong>la timidezza è degli animi nobili </strong>&#8220;. Credo sia profondamente vero. Ciononostante il fatto di evitare di esporsi e di dire la propria opinione, la difficoltà nel riuscire a sostenere un contatto oculare, parlare a bassa voce e in fretta e  rimanere in qualche modo sempre a una certa distanza dagli altri, possono essere interpretati come indici di altezzosità e superbia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>timido</strong> viene facilmente etichettato come una persona strana, asociale, antipatica e quindi da tenere in disparte. A sua volta, egli sentirà su di sé il peso del <strong>giudizio</strong> sbagliato degli altri e di conseguenza, tenderà sempre più a chiudersi nel proprio guscio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Ma cosa c&#8217;è realmente alla base della timidezza?</strong> Il più delle volte le cause sono: una scarsa <strong>autostima</strong>, un&#8217;<strong>insicurezza</strong> di fondo e una forte <strong>paura</strong> di essere giudicati (deboli, stupidi, incapaci, etc ). Tutto ciò probabilmente può essere stato determinato oltre che da una certa predisposizione genetica, anche e soprattutto da qualche <strong>esperienza</strong> infantile-adolescenziale o della vita adulta (ad esmpio, nel caso di bambini: educazione particolarmente rigida, rimproveri frequenti o comunque la scarsità o mancanza di rinforzi positivi in situazioni importanti).</p>
<p style="text-align: justify;">- Sicuramente il timido non vive bene la sua condizione, considerando anche il fatto che oggi più che mai, la società sta ovunque e chiede continuamente<strong> reazioni</strong> da parte dell&#8217;individuo, reazioni che egli spesso, non riesce a dare. Anche se con i suoi atteggiamenti può apparire sfuggente, il timido è una persona estremamente sensibile e profonda che non riuscendo ad esprimere ciò che sente, vive in uno stato di costante <strong>conflitto interiore</strong> e tensione.</p>
<p style="text-align: justify;">- Se in qualche modo vi siete riconosciuti in questo profilo, potreste trovare giovamento sperimentando per un periodo, un corso di teatro. La recitazione si basa su tecniche che vi permetteranno di entrare in maggior contatto con la vostra <strong>gestualità</strong>, con le vostre espressioni corporee per una prossima<strong> comunicazione interpersonale </strong>più diretta e serena. Imparerete cioè ad esprimere tranquillamente un&#8217;emozione, un&#8217;idea, senza più il desiderio di nasconderle e di nascondervi &#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lozzi Emanuela</strong> &#8211; Studentessa di Psicologia iscritta all&#8217;Università dell&#8217;Aquila all&#8217;indirizzo &#8220;Sperimentale, generale e della valutazione clinica&#8221;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Il linguaggio del corpo e la timidezza" href="http://www.ilmiopsicologo.it/pagine/il_linguaggio_del_corpo_e_la_timidezza.aspx" target="_blank">http://www.ilmiopsicologo.it/pagine/il_linguaggio_del_corpo_e_la_timidezza.aspx</a></p>
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		<title>La gestualità: il linguaggio del corpo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 05:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[>>> STARE BENE CON GLI ALTRI]]></category>
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		<description><![CDATA[<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Ee3eCvUyjzY&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Ee3eCvUyjzY&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="300" height="250"></embed></object>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2423" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="linguaggio_del_corpo" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/10/linguaggio_del_corpo-300x290.jpg" alt="linguaggio_del_corpo" width="300" height="290" />Una voce calda e sensuale, un vocabolario ricco e vario bastano ad <strong>affascinare il pubblico</strong>? La risposta è&#8230; no! Secondo un’indagine condotta dal ricercatore Albert Mehrabian, la <strong>comunicazione</strong> passa per il 55% attraverso il <strong>linguaggio del corpo</strong>. Quindi, perché non facilitarsi la vita, imparando a riconoscere e controllare la <strong>gestualità</strong>? Spiegazioni.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Fare una buona prima impressione.</span></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il viso</strong></span>: E’ la parte più <strong>espressiva</strong> del <strong>corpo</strong>, subito dopo gli occhi. Per dimostrare che si è contenti di un incontro, si invia un <strong>messaggio</strong> positivo sorridendo. <strong>Attenzione</strong> a non offrire un sorriso esagerato che puo’ essere percepito come forzato: meglio tenere la bocca chiusa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong> Gli occhi</strong></span>: Si stabilisce un <strong>contatto visivo</strong> franco e diretto. Se troppo insistente e lungo, puo’ essere interpretato come una minaccia o un bisogno di imporre la propria superiorità. Sfuggente o diretto verso il suolo, viene percepito come un <strong>segno di sottomissione</strong>, di <strong>debolezza</strong> o di <strong>dissimulazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>La stretta di mano</strong></span>: Un esercizio delicato che verrà eseguito guardando il proprio interlocutore negli <strong>occhi</strong>. Meglio se dinamica, salda e breve, per dimostrare <strong>franchezza</strong>,<strong> carattere</strong> ed <strong>efficacia</strong>.<br />
In compenso, meglio evitare le strette di mano molli che denotano per il 66% delle persone un’assenza di carattere. Per quanto riguarda le <strong>mani umide</strong>, tradiscono l’<strong>ansia</strong> e il <strong>nervosismo</strong>!<br />
Quando si desidera dimostrare <strong>compassione</strong> o <strong>riconoscenza</strong>, si prolunga il contatto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>La posizione ideale</strong></span>: Seduta ben dritta sulla poltrona, senza incrociare né le braccia né le gambe (sono segnali di chiusura e di rifiuto) e di fronte al proprio <strong>interlocutore</strong>. Se ti siedi di traverso, indichi che ti senti a <strong>disagio.</strong> Puoi mettere le mani sulle ginocchia ma senza mostrare i palmi, gesto che tradisce <strong>sottomissione</strong> o <strong>impotenza</strong>, e non devi stringere i pugni, perché <strong>trasmetti aggressività</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il territorio del proprio interlocutore va rispettato, meglio evitare di avvicinarsi troppo a lui o di mettere le mani o gli avambracci sulla sua scrivania. Una distanza di 60 cm è la distanza giusta da <strong>rispettare</strong>.</p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">Il linguaggio della seduzione</span></h4>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta, i gesti possono dirla più lunga di tante belle <strong>dichiarazioni</strong>. Quindi, drizzare le antenne!<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>L’effetto specchio</strong></span>: più le <strong>persone</strong> ci sono vicine o vogliono esserlo, più faranno eco ai nostri movimenti. Se lo sorprendiamo ad accavallare le gambe, grattarsi un ginocchio o toccarsi i capelli quando lo facciamo noi, bingo! E’ un ottimo<strong> segno</strong>.<br />
In compenso, se arretra sulla sedia, questo dimostra purtroppo che non è interessato&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Una parata amorosa: gli specialisti hanno notato che come gli animali, gli uomini e le donne fanno alcuni gesti che invitano a <strong>conoscersi meglio</strong>&#8230;<br />
Durante una <strong>conversazione</strong> con una <strong>persona</strong> di sesso maschile, una donna non si renderà per forza conto di avvicinare le braccia al busto e di sporgersi in avanti per mettere in risalto la scollatura, o di sistemarsi la maglietta per mostrare il seno. Dal canto suo, l’uomo manderà dei segnali d’apertura stando seduto con le gambe divaricate, i pollici in tasca e ile mani distese!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><object type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.youtube.com/v/Ee3eCvUyjzY&#038;fs=1" width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Ee3eCvUyjzY&#038;fs=1" /><param name="FlashVars" value="playerMode=embedded"/><param name="wmode" value="transparent"/></object></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">I movimenti della testa: per <strong>incoraggiare</strong> una <strong>conversazione</strong> e dimostrare la propria <strong>attenzione</strong>, non si deve esitare ad annuire piano e regolarmente. Una leggera inclinazione sul lato basta ad indicare che capisci il <strong>discorso</strong> del tuo <strong>interlocutori</strong> e te ne <strong>interessi</strong>.</p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">La macchina della verità</span></h4>
<p style="text-align: justify;">Smascherare un imbroglione, è possibile! <strong>Attenzione</strong>, queste indicazioni sono da prendere nel loro complesso. Un <strong>gesto</strong> solo non basta a <strong>smascherare</strong> un bugiardo. In compenso, se si accumulano&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>L’autocontatto</strong></span>: a meno che non ci si trovi di fronte a un bugiardo di professione e senza vergogna, l’autore del « crimine » ha raramente la <strong>coscienza</strong> a posto. Tenderà quindi, al momento di raccontare i fatti, a <strong>toccarsi il viso</strong> più del solito. Si metterà la mano davanti alla bocca, come se volesse <strong>impedire</strong> alle parole di sfuggirgli di bocca, si toccherà il naso (per impedirgli di allungarsi?) e potrebbe passarsi la mano tra i capelli e accarezzarsi nervosamente il mento&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Non sta fermo un momento</strong></span>: Saltella su una gamba e sull’altra, pesticcia con i piedi, continua a <strong>incrociare </strong>le gambe, ha il piede che batte per terra&#8230; Insomma, desidera una cosa sola: andarsene, e al più presto!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> <span style="text-decoration: underline;">Gioco di mano, gioco da villano</span>!</strong>: Il bugiardo le nasconde dietro la schiena, le mette in tasca o le occupa <strong>giocando </strong>con le chiavi, con una penna&#8230; Secondo Gordon R.Wainwright, specialista della <strong>comunicazione</strong>, il fatto di esporre i palmi delle mani è un <strong>gesto</strong> abbastanza<strong> frequente</strong> presso i bugiardi. Diversamente dal suo primo significato che è l’impotenza, questo <strong>gesto</strong> vuole attirare la <strong>simpatia</strong> dell’<strong>interlocutore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="text-decoration: underline;"><strong>Fonte:</strong></span></em> <a href="http://www.alfemminile.com/scheda/psiche/f12396-la-gestualita-il-linguaggio-del-corpo.html" target="_blank">http://www.alfemminile.com/scheda/psiche/f12396-la-gestualita-il-linguaggio-del-corpo.html</a></p>
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		<title>Il linguaggio del corpo</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 20:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pomodorozen</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Linguaggio del Corpo]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; incredibile e spesso non ce ne rendiamo veramente conto, ma mentre ci relazioniamo, la mimica e il linguaggio del corpo, rappresentando una percentuale pari al 93% e solo il restante 7% è gestito dalla parte logica ovvero dalla parola, il nostro corpo con la gestualità manda messaggi molto precisi che esprimono il nostro stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2944" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Il linguaggio del corpo" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/04/Linguaggio-seduzione2-300x198.jpg" alt="Il linguaggio del corpo" width="300" height="198" />E&#8217; incredibile e spesso non ce ne rendiamo veramente conto, ma mentre ci <strong>relazioniamo</strong>, la mimica e il <strong>linguaggio del corpo</strong>, rappresentando una percentuale pari al 93% e solo il restante 7% è gestito dalla parte logica ovvero dalla parola, il nostro corpo con la<strong> gestualità</strong> manda messaggi molto precisi che esprimono il nostro stato d&#8217;animo corrente. Vi presentiamo una breve guida che vi permette di capire, in base appunto alla gestualità dell&#8217;altra persona, il suo grado di interesse verso di Voi. Questa sezione serve soprattutto per essere abbinata al manuale di seduzione rapida e capire se e quando fare il passo successivo!</p>
<h4 style="text-align: left;"><span style="text-decoration: underline;">Segnali che indicano disponibilità</span></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>1.</strong> <strong>Al primo incontro:</strong> guardare negli occhi per un periodo più lungo di quello dettato dalla cortesia. Anche un&#8217;occhiata falsamente casuale al corpo indica un certo interesse.<br />
<strong>2. Aggiustarsi l&#8217;abito</strong>, ravvivarsi i capelli con la mano, sistemare la cravatta, controllare il trucco.<br />
<strong>3. Raddrizzare il portamento</strong>, petto in fuori e pancia in dentro. E&#8217; un comportamento che ha radici antichissime, e che è tipico di tutti i bipedi.<br />
<strong>4. Parlare lentamente e con tono pacato</strong>. La qualità della voce è tra le prime a essere alterata dall&#8217;interesse verso un&#8217;altra persona.<br />
<strong>5. Durante la conversazione:</strong> sorridere spesso, annuire anche in modo impercettibile, piegare il capo verso una spalla.<br />
<strong>6. Tenere le braccia</strong> ben discoste dal corpo e le mani aperte.<br />
<strong>7. Giocherellare</strong> con un mazzo di chiavi o un altro oggetto, far scorrere un dito intorno a un bicchiere o a una tazza.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Disponibilità da parte di lui</span></h4>
<p style="text-align: justify;">* Infilare i pollici nella cintura o nelle tasche dei pantaloni e puntare le altre dita verso i genitali.<br />
* Appoggiare una caviglia sul ginocchio dell&#8217;altra gamba.</p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Disponibilità da parte di lei</span></h4>
<p style="text-align: justify;">* Cercare un contatto in modo apparentemente innocente: sistemare per esempio la cravatta di lui, afferrargli un polso per vedere l&#8217;ora, sistemargli il bavero della giacca.<br />
* Mostrare il palmo della mano e il polso; contemporaneamente accarezzarsi i capelli o altre parti del corpo con l&#8217;altra mano.</p>
<h4><span style="text-decoration: underline;">Segnali di rifiuto o di indifferenza</span></h4>
<p><strong>1. Ginocchia incrociate</strong>, gambe strette, piedi uniti.<br />
<strong>2. Braccia</strong> incrociate sul petto.<br />
<strong>3. Mani unite</strong> in grembo o una che stringe il polso all&#8217;altezza del seno.<br />
<strong>4. Coprirsi</strong> il viso con le mani.<br />
<strong>5. Tenere </strong>un bicchiere in mano fra sé e l&#8217;altra persona.<br />
<strong>6. Toccarsi</strong> il naso o passarsi una mano sulla nuca guardandosi intorno.<br />
<strong>7. Mordicchiars</strong>i le labbra e muovere nervosamente un piede.<br />
<strong>8. Evitare </strong>ogni contatto fisico, anche quelli accidentali.</p>
<p><em><strong>Fonte:</strong></em> <a title="Il linguaggio del corpo" href="http://www.dating.com/static/dating_tips/body_language.do?lc=it" target="_blank">http://www.dating.com/static/dating_tips/body_language.do?lc=it</a></p>
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		<title>Single per scelta</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 23:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo il vocabolario della lingua italiana il termine single, che propriamente significa &#8220;singolo, solo&#8221;, indica, nel linguaggio giornalistico e sociologico, un uomo o una donna non sposati, o che comunque vivono da soli, per lo più per libera scelta. In Europa il termine single indica lo stato libero, ha valore, quindi, di connotazione sociale: definire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-510" style="margin: 10px;" title="single-woman-05" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/02/single-woman-05.jpg" alt="single-woman-05" width="337" height="470" />Secondo il vocabolario della lingua italiana il termine single, che propriamente significa &#8220;singolo, solo&#8221;, indica, nel linguaggio giornalistico e sociologico, un uomo o una donna non sposati, o che comunque vivono da soli, per lo più per libera scelta.</p>
<p style="text-align: justify;">In Europa il termine single indica lo stato libero, ha valore, quindi, di connotazione sociale: definire una persone single come &#8220;libera&#8221; porta quasi a considerare, concettualmente, come &#8220;legata, incatenata&#8221; la persona coniugata; negli Stati Uniti, invece, è semplicemente un dato di fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l&#8217;Istat nel 1998 viveva da solo il 29,6% degli abitanti delle grandi città (Milano era la città con la percentuale più alta); negli Stati Uniti i singles sono addirittura 64 milioni. Si tratta di persone di una cultura e di un&#8217;estrazione sociale medio-alta e contraddistinti da una notevole mobilità lavorativa; la maggior parte di essi è soddisfatta della propria condizione e delle proprie scelte ed usufruisce di una folta e complessa rete sociale, spesso decisamente più ampia di quella che gravita attorno ad una coppia di coniugi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello dei singles è ormai un autentico &#8220;fenomeno&#8221; sociale; basti pensare che sono addirittura nate delle associazioni quali la San Faustino Single Pride Association o l&#8217;Associazione Nazionale Italiana Singles che s&#8217;impegnano perché i singles possano adottare dei bambini, perché vengano assegnate anche a loro le case popolari, perché possano usufruire di sconti su alcune tasse o sui viaggi esattamente come le coppie.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le motivazioni che sembrano essere alla base della &#8220;scelta&#8221; di rimanere da soli sono particolarmente frequenti il desiderio di poter usufruire al massimo della propria libertà e, quindi, la paura di perderla; la paura di impegnarsi e di assumersi delle responsabilità; le delusioni affettive precedentemente incontrate e il famoso &#8220;meglio soli che male accompagnati&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbero rintracciare, sulla base di queste diverse motivazioni, diverse tipologie di singles, con particolari caratteristiche di personalità e con una serie di esperienze di vita probabilmente vissute.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad una prima tipologia potrebbero appartenere tutti quegli uomini e quelle donne che hanno difficoltà ad instaurare un legame duraturo o, come spesso si dice, &#8220;serio&#8221; perché vivono con timore, se non con vero terrore, la possibilità di perdere la propria indipendenza, che sentono quindi un legame importante come una potenziale gabbia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra esservi in loro una certa difficoltà ad assumersi la responsabilità del rapporto, forse perché si tratta di persone un po&#8217; viziate, che hanno difficoltà a dare e soprattutto a &#8220;darsi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Può trattarsi di persone tendenzialmente narcisiste, laddove per narcisismo non si intende certo quella coscienza di sé, quell&#8217;autostima, quel desiderio di essere riconosciuti come unici e importanti, che fanno parte della natura umana e che sono indispensabili per la costruzione di relazioni umane positive, soddisfacenti e mature.</p>
<p style="text-align: justify;">Per narcisismo va inteso, in questo caso, un modo di essere tale che le relazioni instaurate sono essenzialmente immature, come se l&#8217;investimento della propria persona fosse così forte da rendere difficile l&#8217;investimento di una persona diversa da sé di altrettanta importanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, se ciò mette certamente al riparo da atteggiamenti di abnegazione e di annullamento di sé che a volte sembrano caratterizzare un membro o i membri di una coppia, è anche vero che impedisce di vivere dei rapporti pieni e complessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il timore che una relazione profonda possa togliere più che dare è in queste persone molto forte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che sembra dominare è l&#8217;insofferenza nei confronti di quei compromessi che diventano necessari laddove, oltre al trasporto emotivo verso il partner, c&#8217;è anche la volontà, l&#8217;impegno ad alimentare, giorno dopo giorno, il proprio rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">Come tutti sappiamo, dopo la prima, entusiasmante e travolgente, fase dell&#8217;innamoramento, bisogna fare i conti con la presa di coscienza non solo dei difetti del partner, ma soprattutto con l&#8217;idea che l&#8217;idillio tipico dell&#8217;innamoramento non dura per sempre e che è necessario un passaggio di qualità, quello verso l&#8217;amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Per persone innamorate più che altro dell&#8217;innamoramento e dell&#8217;idea dell&#8217;amore, questo passaggio può essere tutt&#8217;altro che naturale e facile.</p>
<p style="text-align: justify;">Non bisogna però dimenticare come, per la realizzazione di un&#8217;affettività soddisfacente e matura, siano importanti anche i modelli familiari ricevuti. Se il modello familiare ricevuto è negativo, anche se a parole viene detto spesso: &#8220;Non ripeterò mai gli stessi errori commessi dai miei, mi creerò una famiglia più solida e felice&#8221;, è difficile non esserne influenzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio può essere quello di una famiglia fortemente matriarcale in cui la figura paterna è sullo sfondo: in una figlia, se da un lato, si crea una buona coscienza di sé come donna, dall&#8217;altro possono gettarsi le basi per una scarsa stima e considerazione dell&#8217;universo maschile; in un figlio, invece, potrebbero crearsi tutta una serie di profonde insicurezze (bassa autostima e debole consapevolezza di sé in quanto uomo) che si riflettono nei rapporti con l&#8217;altro sesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro esempio può essere quello di una famiglia separata in cui non vi sia stata una matura gestione della situazione da parte dei genitori; i figli, usati spesso come terreno di ripicche, possono risentirne fortemente nello sviluppo della propria affettività e nella costruzione della propria idea di legame e famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Una seconda tipologia di single può essere rintracciata in tutte quelle persone che dicono di essere sole e di preferire la vita da single perché hanno sofferto molto per le relazioni precedenti e, come spesso affermano, sono deluse dall&#8217;amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di persone che, poiché hanno amato e hanno sofferto, hanno paura della sofferenza e, di conseguenza, si impediscono di amare.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla base può esservi una personalità tendenzialmente dipendente, con una forte tendenza all&#8217;annullamento, all&#8217;abnegazione, al riconoscimento di sé solo sulla base del rapporto con l&#8217;altro, come a dire: &#8220;Io ho valore perché il mio partner mi attribuisce valore, o ancora, perché il mio partner ha valore&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La perdita dell&#8217;oggetto d&#8217;amore va oltre il normale senso di lutto che caratterizza la fine di una relazione affettiva; la sensazione che si ha è quella che ad andare perduto non è solo la persona amata, ma anche se stesso, &#8220;se lui/lei non mi ama più non ho alcun valore, non esisto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte, invece, si tratta di persone piuttosto rigide, che, avendo sofferto molto in passato, si sono costruite una sorta di corazza che le difende dalla sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, però, difendersi da tutto ciò che è potenzialmente fonte di dolore significa difendersi anche da tutte le possibili fonti di soddisfazione e gioia profonda.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo emotivo viene accantonato, ciò che domina è la razionalizzazione, ossia il dare una veste razionale a ciò che altrimenti sarebbe causa di frustrazione e sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Tipico è l&#8217;esempio di un ragazzo che, rifiutato dalla ragazza che desidera, pensa e dice che in fondo non è poi così interessante; o, ancora, la donna che si convince che non era poi così tanto innamorata di quell&#8217;uomo, che sapeva dall&#8217;inizio che si trattava di una storia destinata a non durare a lungo.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo non solo viene resa la realtà più accettabile, ma si tutela la propria autostima e il proprio narcisismo. Talvolta, poi, tutta la propria energia emotiva viene spostata in altri settori, quello lavorativo ad esempio; il rischio è che si crei un meccanismo perverso per cui la propria affettività viene accantonata per buttarsi anima e corpo su un altro campo, con la probabile conseguenza di non riuscire più a trovare né il tempo, né la motivazione a creare delle relazioni soddisfacenti e profonde.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può poi rimanere schiavi di un&#8217;immagine di forza, distacco e razionalità, che poco spazio lascia all&#8217;emotività e, soprattutto al suo riconoscimento da parte propria e degli altri. Tipico è l&#8217;esempio di quelle donne in carriera che per anni hanno sacrificato la propria vita privata e che si ritrovano a quarant&#8217;anni a desiderare, com&#8217;è naturale del resto, di costruirsi una famiglia, di avere dei figli. In questo caso, comunque, entrano in gioco delle dimensioni che non sono più solo psicologiche, ma anche culturali e sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere single, infatti, non significa necessariamente avere un approccio problematico nei confronti dell&#8217;altro sesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Se lo consideriamo in una dimensione sociale, diventa sinonimo di indipendenza, di capacità di gestire in libertà la propria affettività, la propria scelta di legarsi ad una persona o, al contrario, di rimanere soli per un po&#8217;, cogliendo stimoli e soddisfazioni da altre sfere della propria vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco che essere single diventa una vera scelta non condizionata da gabbie psicologiche, tanto meno da stereotipi culturali; la scelta di non accontentarsi, la maturità sia di saper apprezzare la solitudine che di &#8220;sapersi dedicare&#8221; alla persona giusta, al momento giusto.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa possibilità di scegliere come gestire la propria vita sentimentale è certamente legata, soprattutto per quel che riguarda le donne, alla possibilità di poter gestire la propria vita sociale e professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">In passato, quando il ruolo e il &#8220;potere&#8221; della donna erano essenzialmente legati all&#8217;unione con un uomo e alla costruzione di una famiglia, quando bastava che si arrivasse senza marito ad una certa età per essere definite socialmente come &#8220;zitelle senza speranza&#8221;, le scelte delle donne erano notevolmente influenzate da aspettative sociali e culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa istituzione familiare è estremamente cambiata. Ora, se da un lato si è giunti simbolicamente e praticamente al venir meno del modello classico di famiglia e delle certezze che garantiva, dall&#8217;altro ciò va visto come una possibilità di trasformazione importante.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi è possibile sperimentare legami diversi e diversi modi di vivere e, in tal senso, si può far riferimento alla possibilità attuale di poter interrompere un rapporto, di potersi separare e/o divorziare.</p>
<p style="text-align: justify;">Se in passato la sola idea di interrompere un matrimonio era considerata assolutamente inconcepibile e si preferiva portare avanti un rapporto affidandosi al proprio &#8220;spirito di sacrificio&#8221;, ora, grazie ad una serie di cambiamenti istituzionali e sociali, non è più così difficile pensare che forse si è fatto uno sbaglio o ammettere che non ci sono più i presupposti perché il matrimonio duri ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche una separazione può essere vista non più soltanto come un evento catastrofico, ma come un cambiamento, che, come tutti i cambiamenti, comporta una sofferenza e impone una messa in gioco della propria persona e del proprio modo di relazionarsi, ma consente anche una possibilità di crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse tutta questa &#8220;libertà&#8221; di cui sembrano godere i singles può essere considerata come un modo più semplice di affrontare le sfide di ogni giorno (in fondo anche il rapporto con il partner può essere vista come una continua sfida contro la noia e la routine), forse si può tradurre in una non volontà di prendersi responsabilità importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, se usciamo dalla logica del dover fare ed entriamo in quella del voler e sentire di voler fare, ecco che la possibilità che oggi si ha di poter interrompere un legame, come anche di non averne, getta le basi per una gestione dell&#8217;affettività più libera, &#8220;sentita&#8221; e voluta.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si fa ciò che veramente si vuole e si sente di voler fare, se davvero si sceglie, non c&#8217;è spazio per frustrazioni o per rimpianti.</p>
<p style="text-align: justify;">di Valeria Cappiello</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: http://www.iissweb.it</p>
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		<title>Rapporti affettivi ed amorosi: la grande sfida amare</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 15:42:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elisabetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Relazioni Sociali e Amicizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella nostra vita abbiamo usato spesso la parola &#8220;amore&#8221;, in circostanze diverse, in situazioni diverse, ed era indirizzata a persone diverse: dalla propria madre, ai figli, al compagno&#8230;tutti rapporti diversi nei quali però abbiamo provato un forte sentimento di trasporto per ognuna di queste figure. Capire la distinzione nei rapporti affettivi non è cosa facile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-895" title="y1p2s7xw6o1tpkr21fgr5hoomyljr9mgh-kjknhs1-g1vt5ox6vkzrwjixiuh13ha0d" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/y1p2s7xw6o1tpkr21fgr5hoomyljr9mgh-kjknhs1-g1vt5ox6vkzrwjixiuh13ha0d.jpg" alt="y1p2s7xw6o1tpkr21fgr5hoomyljr9mgh-kjknhs1-g1vt5ox6vkzrwjixiuh13ha0d" width="259" height="400" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nella nostra vita abbiamo usato spesso la parola &#8220;amore&#8221;, in circostanze diverse, in situazioni diverse, ed era indirizzata a persone diverse: dalla propria madre, ai figli, al compagno&#8230;tutti rapporti diversi nei quali però abbiamo provato un forte sentimento di trasporto per ognuna di queste figure.</p>
<p style="text-align: justify;">Capire la distinzione nei rapporti affettivi non è cosa facile è una vera e propria sfida perché? Sempre più spesso capita che le coppie scoppino, un giorno si sentivano felicemente innamorati, attratti, ed oggi si sentono costretti, infastiditi della stessa persona che l&#8217;incantava, cosa è successo?</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le scelte umane, anche quella della coppia è una scelta relativamente libera. Di là dal desiderio, dell&#8217;innamoramento incidono un&#8217;infinità di condizionamenti. Attraverso questo seminario cerchiamo di imparare ad ampliare lo spazio ed il tempo della libertà di scelta personale, non siamo consapevoli di cosa ci succede, come se fossimo in balia dei sentimenti e delle emozioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sappiamo per esempio che il mondo degli affetti procede per fasi, per stadi,<br />
ha un&#8217;evoluzione, dopo anni di convivenza non ci riconosciamo più nella vita affettiva che facciamo, eppure l&#8217;abbiamo costruita e siamo convinti d&#8217;averla scelta. Qual è la differenza tra:</p>
<p style="text-align: justify;">Affetto e amore &#8211; innamoramento e amore &#8211; amore e coppia &#8211; coppia e matrimonio.<br />
Quali sono le modalità, i vissuti, le fasi evolutive che attraversiamo e che ci permettono di dire &#8221; per me amare significa &#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">- Come avviene l&#8217;innamoramento e quanto somiglia, come modalità d&#8217;approccio all&#8217;altro, alla prima fase della nostra vita</p>
<p style="text-align: justify;">- Il mondo maschile e quello femminile, il loro linguaggio, la costruzione del mondo<br />
- Il passaggio dall&#8217;innamoramento all&#8217;amore, quando è possibile<br />
- La formazione della coppia, cosa vuol dire essere una coppia<br />
- La differenza tra coppia e matrimonio<br />
- I tipi di comunicazione, imparare ad amarsi anche attraverso la comunicazione.<br />
- Quanto tutto questo condiziona la nostra autostima</p>
<p style="text-align: justify;">http://www.matrice.it</p>
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		<title>Inseparabili il gesto e la parola</title>
		<link>http://www.stobenecontutti.it/2009/02/11/inseparabili-il-gesto-e-la-parola/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 18:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Linguaggio del Corpo]]></category>
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		<description><![CDATA[CHI non conosce uno di quegli individui che possiedono una gamma di espressioni che va dal cipiglio allo sguardo glaciale &#8230; e di poche parole? E chi non si è sentito una volta o l&#8217;altra nella vita così teso e impacciato da non trovare niente da dire o non sapere come rispondere? Cosa hanno in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1004" style="margin: 10px;" title="topanga-3" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/topanga-3-300x223.jpg" alt="topanga-3" width="300" height="223" />CHI non conosce uno di quegli individui che possiedono una gamma di espressioni che va dal cipiglio allo sguardo glaciale &#8230; e di poche parole? E chi non si è sentito una volta o l&#8217;altra nella vita così teso e impacciato da non trovare niente da dire o non sapere come rispondere?</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa hanno in comune questi due esempi? L&#8217;assenza o la rarità dei gesti. Da quanto è emerso da uno studio in corso di pubblicazione di Robert Krauss e Ezequiel Morsella della Columbia University di New York, parlare fluentemente, in modo colorito, avere la battuta pronta è legato all&#8217;espressività e alla quantità dei gesti che facciamo durante il dialogo. E sembra che ora se ne siano individuate anche le basi neurologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Si suppone da tempo che il linguaggio abbia avuto origine dai gesti e le osservazioni sull&#8217;acquisizione della parola sembra avallare questa ipotesi; solo in tempi recenti ci si è accorti che l&#8217;espressione verbale ha tutt&#8217;altro che soppiantato i gesti e che proprio questi ultimi sono parte integrante della facoltà di parlare con proprietà e scorrevolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle prime osservazioni al riguardo la si deve allo psicologo Bernard Rimé dell&#8217;Università di Louvain in Belgio che ha notato come quando nel dire qualcosa si gesticoli, il movimento anticipa sempre la parola. In un recente studio in cui i soggetti erano immobilizzati, si è constatato come questi ultimi, parlando, avesserò difficoltà ad esprimersi e provassero molto spesso la sensazione di avere una &#8220;parola sulla punta della lingua&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Un indagine in cui era stato impedito ai partecipanti di muoversi hanno dimostrato come l&#8217;eloquio diventi più povero, più &#8220;insipido&#8221;, l&#8217;articolazione delle parole appaia più stentata e aumentino gli errori di pronuncia.<br />
Sempre nella stessa ricerca è stato messo in luce che numero e ostentazione nei gesti cambiano in relazione all&#8217;argomento di conversazione: sono minori quando si ci riferisce a un concetto astratto; per contro, sono più vivaci ed espressivi mentre si descrivono scene, azioni o  oggetti concreti.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, se si devono illustrare gli aspetti spaziali di qualcosa e si è impossibilitati o inibiti ad usare dei gesti, il discorso risulta più impreciso e meno particolareggiato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo studio di  Krauss e Morsella, psicologi alla Columbia University a New York, sul rapporto tra linguaggio e gesti ha gettato nuova luce sull&#8217;argomento. I due ricercatori  avevano applicato all&#8217;estremità superiore destra dei soggetti seduti degli elettrodi che danno modo di registrare la presenza di tensione muscolare. Ai partecipanti venivano quindi lette delle definizioni di utensili, cose e idee e veniva chiesto loro di dire il nome di ciò a cui ci si riferiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;esame delle risposte e dal confronto con gli elettromiogrammi, i ricercatori hanno osservato che i termini concreti suscitavano una maggiore contrazione nei muscoli dell&#8217;arto dominante. Per altro, è stato anche constatato che, benché tensione e movimento dell&#8217;altro braccio non fossero misurati, anche questo veniva mosso assieme alla mano e che i movimenti erano tuttal&#8217;altro che scomposti: anzi, erano realizzati in modo tale da fornire una raffigurazione plastica del termine cercato oppure dei movimenti che si fanno nell&#8217;afferrarli o nel farne uso; così ad esempio, nell&#8217;atto di recuperare il nome &#8220;pianura&#8221;, i soggetti muovevano la mano a raggera e nel ricordare il termine &#8220;spiedo&#8221;, eseguivano una rotazione con il pugno semichiuso.</p>
<p style="text-align: justify;">Per spiegare queste relazioni, gli autori hanno abbracciato la tesi elaborata dall&#8217;equipe di neurologi dell&#8217;Università Cattolica di Roma, capitanata da Gainotti: sulla base di osservazioni su individui che avevano subito danni cerebrali, questi studiosi ritengono verosimile che quando apprendiamo il significato di un oggetto, lo archiviamo nella memoria assieme alle azioni e alle contrazioni muscolari che compiamo usandoli o che eseguiamo per comprenderne il funzionamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, quando ci troviamo a richiamare a mente il suo nome, recuperiamo in realtà l&#8217;intero complesso di informazioni ad esso legate. In altre parole, si attivano non solo l&#8217;area linguistica del cervello, ma anche quella motoria e premotoria dove immaganizziamo le sequenze di azioni fra loro coordinate. La evocazione nel cervello del movimento  metterebbe automaticamente in moto i muscoli e ci spingerebbe ad accennare per lo meno parte della sequenza; questa, a sua volta, diverrebbe un &#8220;spunto&#8221; per ricordare il nome dell&#8217;attrezzo o dell&#8217;oggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda il recupero dei nomi di cose concrete si attiverebbe, invece, l&#8217;area di integrazione sensoriale (in questo caso, tra il senso del tatto e la vista). Semplificando, possiamo dire che per capire meglio la struttura o i rapporti spaziali di  qualcosa è come se passassimo una mano immaginaria su una sorta di suo &#8220;modellino&#8221;; in questo modo, oltre a vedere differenze in altezza, angoli e avvallamenti, sentiremmo anche le dimensioni tattili corrispondenti, cioè rilievi, spigoli o infossature:  invieremmo poi il tutto nella memoria assieme al nome della cosa &#8230; al momento della sua &#8220;rievocazione&#8221;, adotteremmo quindi un processo analogo a quello indicato per il ricordo dei nomi di oggetti .</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La evocazione nel cervello del movimento  metterebbe automaticamente in moto i muscoli e ci spingerebbe ad accennare per lo meno parte della sequenza; questa, a sua volta, diverrebbe un &#8220;spunto&#8221; per ricordare il nome dell&#8217;attrezzo o dell&#8217;oggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda il recupero dei nomi di cose concrete si attiverebbe, invece, l&#8217;area di integrazione sensoriale (in questo caso, tra il senso del tatto e la vista). Semplificando, possiamo dire che per capire meglio la struttura o i rapporti spaziali di  qualcosa è come se passassimo una mano immaginaria su una sorta di suo &#8220;modellino&#8221;; in questo modo, oltre a vedere differenze in altezza, angoli e avvallamenti, sentiremmo anche le dimensioni tattili corrispondenti, cioè rilievi, spigoli o infossature:  invieremmo poi il tutto nella memoria assieme al nome della cosa &#8230; al momento della sua &#8220;rievocazione&#8221;, adotteremmo quindi un processo analogo a quello indicato per il ricordo dei nomi di oggetti .</p>
<p>Fonte: http://digilander.libero.it/linguaggiodelcorpo/Tscienzegesti/</p>
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		<title>Coppia e comunicazione</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 18:56:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Relazioni di coppia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il successo di una coppia non dipende solo dall’AMORE o dall’ATTRAZIONE SESSUALE. Questi sentimenti, emozioni e sensazioni, possono portare due persone a scegliere di vivere insieme, ma non garantiscono l’amicizia, il rispetto, una buona comunicazione e la capacità di gestire e affrontare i problemi che inevitabilmente la vita a due comporta. La differenza fondamentale tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-242" style="margin: 10px;" title="Coppia e comunicazione" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/02/070618_couple_kissing_02-300x199.jpg" alt="Coppia e comunicazione" width="300" height="199" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Il successo di una coppia non dipende solo dall’AMORE o dall’ATTRAZIONE SESSUALE.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Questi <strong>sentimenti</strong>, <strong>emozioni</strong> e <strong>sensazioni</strong>, possono portare due persone a scegliere di vivere insieme, ma non garantiscono l’amicizia, il rispetto, una <strong>buona comunicazione</strong> e la capacità di gestire e affrontare i problemi che inevitabilmente la vita a due comporta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">La differenza fondamentale tra una coppia che ha successo e una che non ce l’ha, è determinata dal “<strong>COME” i partners comunicano e si relazionano tra loro.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><strong>La relazione di coppia</strong> è fortemente influenzata dal modo in cui ogni partner si sente rispetto all’altro, e quindi dalla propria <strong>autostima</strong>, e dal modo in cui essi comunicano.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">A volte un partner si lamenta dell’altro dicendo: “Lui/lei non comunica”<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><strong>E’ impossibile non comunicare!</strong><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Oppure, un’altra frase ricorrente è: “Facciamo delle discussioni pazzesche e non ne veniamo a capo, alla fine ci sentiamo tutti e due feriti e arrabbiati. Io non mi sento capita/o. Non sappiamo comunicare”.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><strong>Noi comunichiamo, oltre che con il linguaggio verbale, anche attraverso il tono della voce, i gesti, la postura, l’espressione del viso. Perfino il silenzio è comunicazione.</strong><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">E a volte ciò che diciamo con le parole appare incongruente con il <strong>linguaggio del corpo</strong>.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><strong>Imparare a comunicare</strong> in maniera diretta, chiara e specifica è la prima cosa importante.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Perché la comunicazione sia efficace deve seguire certe regole.<br />
</span></p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Regole per una conversazione costruttiva</span></h3>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Metti insieme azioni e sentimenti<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Parla dei tuoi sentimenti senza giudizi e accuse, esprimendo ciò che provi in riferimento ad azioni specifiche dell’altro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Inizia con la parola “Io…” invece di dire: “Tu non mi ascolti”<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">È meglio dire:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><em>“Io mi sento rifiutata7o quando parlo con te e tu non mi guardi”</em><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><strong>Invece di dire:</strong> “Tu sei estremamente critico/a ”<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">È meglio dire:</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><em>“Io provo rabbia quando mi fai appunti davanti ai bambini”</em><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Non fare l&#8217;indovino</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Non fare “il lettore del pensiero” aggiungendo giudizi e interpretazioni sui comportamenti dell’altro.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Per esempio:</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">&#8220;Tu l’hai fatto per ferirmi&#8221;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">&#8220;Quando sei andata/o via, umiliandomi…&#8221;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">&#8220;Tu eri già di cattivo <strong>umore</strong>&#8220;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">&#8220;Tu non avevi nessuna <strong>intenzione</strong> di chiamarmi ieri notte&#8221;<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">In questo modo piuttosto che <strong>descrivere</strong> cosa è accaduto, attribuisci, arbitrariamente, un’<strong>intenzionalità </strong>alle azioni della persona, scatenando sentimenti difensivi o inutili.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><strong>Le emozioni non sono giuste o sbagliate</strong><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Quando un’altra persona ci comunica le sue <strong>emozioni e sentimenti</strong>, in riferimento alle nostre azioni, o ci dice che abbiamo fatto soffrire qualcuno con il nostro <strong>comportamento</strong>, spesso reagiamo mettendoci in difesa, arrabbiandoci, oppure sentendoci in colpa, o ancora giudicando “sbagliate” le emozioni dell’altro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">È difficile accettare le informazioni che il nostro partner ci sta comunicando su cosa prova, o su come si sente, e dare legittimità ai suoi sentimenti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Accettare ciò che l’altro ci sta comunicando, offrendogli la possibilità di esprimere il proprio malessere, è un grande regalo che facciamo al nostro partner e a noi stessi.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">In un momento successivo potremo chiarire il nostro punto di vista.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Imparare ad ascoltare rende la comunicazione più fluida e aperta.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Resta in tema<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Quando il tuo partner vuole parlare di un problema e affrontare una particolare situazione, non cercare di portare la discussione su altro, divagando o tirando in ballo cose passate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Resta sul “<strong>qui e ora</strong>”, per affrontare il problema specifico in maniera costruttiva.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Regalate alla coppia degli appuntamenti per parlare di voi due sviluppando l&#8217;<strong>ascolto attivo</strong><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Offrite alla vostra coppia dei momenti, meglio se all’inizio ritualizzati in uno spazio e tempo stabilito (ad esempio una volta la settimana), per parlare di come vi sentite, cosa vi fa piacere, cosa desiderate. Per mettere in comune obiettivi, problemi da affrontare, situazioni da rivedere.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Avendo cura di:</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">1. Scegliere il <strong>momento</strong> più opportuno</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">2. Iniziare con una nota positiva e costruttiva, piuttosto che con una critica.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><strong>L&#8217;amore non basta, non risolve automaticamente ogni cosa</strong><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><strong>È necessario sviluppare:</strong> intelligenza, volontà, responsabilità, creatività, anche attraverso nuove informazioni ed esperienze.<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">I <strong>bisogni</strong> della relazione di coppia riguardano diverse aree:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">• Gestione della casa</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">• Gestione dei soldi</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">• Gestione del tempo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">• Educazione dei figli</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">• Sessualità</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">• Comunicazione</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">• Contatto</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">• Amore – affetto &#8211; tenerezza<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">COME li realizziamo?<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">COME prendiamo le decisioni?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">COME comunichiamo?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">COME ci relazioniamo l’uno all’altro?<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><strong>Quindi, l’amore da solo non basta: acquisire abilità, conoscenze, sul “COME” costruire una “buona relazione” crea la differenza.</strong><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Per una buona relazione sono necessari:</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> • Amore</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">• Informazioni e conoscenze sul “come”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">• Mettere in pratica ciò che si impara</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">• Mantenere vivo il desiderio e la motivazione a continuare ad investire nella relazione di coppia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Coppia e comunicazione" href="http://www.loveteca.com" target="_blank">http://www.loveteca.com</a></span></p>
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