Posts Tagged ‘motivazione’

Foglie dello stesso albero

2 luglio 2010

Uno dei malesseri più sottili e serpeggianti della nostra attuale società è dovuto a un malinteso di fondo circa la nostra reale natura di esseri umani. Partiamo tutti – o quasi – dal presupposto di essere soli. Nel bene e nel male. Soli nella lotta per la sopravvivenza, soli nell’avere diritto alle ricchezze e gioie che la vita ci dispensa come giusto compenso per le nostre fatiche, ma a volte anche soltanto per puro caso o fortuna. Il peso di questa presunta solitudine è immenso perché ci impedisce di prestare orecchio ai tanti richiami del mondo che ci circonda, da una parte, e dall’altra ai nostri valori più alti – innati, ma non sempre riconosciuti – che ci guidano verso una visione più vasta di ciò che siamo.

Siamo tutti foglie dello stesso albero” è un concetto spesso attribuito alla tradizione orientale, ma è anche il famoso verso di una poesia di Seneca, è un concetto che illustra con semplicità ed efficacia il tipo di interrelazione che ci lega al mondo di cui facciamo parte. Il bodhissattva, nella tradizione buddista, è colui che una volta raggiunta l’illuminazione e compresa questa stretta interelazione che ci accomuna, decide di reincarnarsi sulla Terra sino a quando anche l’ultimo essere non avrà raggiunto la stessa realizzazione.

Siamo abituati a pensarci solo come foglie, non come albero; siamo abituati a concentrarci sul benessere della nostra foglia e, al massimo, di quelle del nostro ramo, considerando nemiche, perché diverse, le foglie del ramo esposto a ovest, per esempio, perché nella luce del mattino ci sembrano più scure. E questo atteggiamento ci rende chiusi, piccoli, gretti e, soprattutto, insoddisfatti. Perché la fortuna materiale è ben poca cosa rispetto…

Perché la fortuna materiale è ben poca cosa rispetto alla fortuna spirituale di sapersi parte di una immensa famiglia, una famiglia che abbraccia l’intero pianeta, se ancora non vogliamo supporre una dimensione ancor più vasta. E molti, già, se ne stanno accorgendo.

Non occorre essere buddisti, o dedicare la propria esistenza alla via monastica, per sentire fortemente il richiamo verso gli altri, per capire che non c’è vera soddisfazione, nella vita, fino a quanto non guardiamo oltre i confini del nostro piccolo orticello e non siamo un senso più vasto alla nostra esistenza facendo qualche cosa di utile anche per gli altri. “Se non io, chi per me? – è un famoso aforisma di rabbi Hillel, contemporaneo di Gesù – Se non ora quando? E – soprattutto – se solo per me, chi sono io?”.

Sono sempre di più, infatti le persone che, singolarmente o appoggiandosi a associazioni e organizzazioni, decidono di dedicare del tempo e dell’energia – in termini di presenza o in termini economici, quando la presenza non è possibile – ad attività generalmente definite come di volontariato. L’Italia, e questo sicuramente ci rende onore, sembra che sia tra le prime nazioni al mondo in quanto a impegno delle singole persone in questo senso.

Ed è proprio dalle testimonianze di tutte le persone che a queste attività si dedicano – anonime o di chiara fama, ricche o povere, semplici o dotte – che si scopre la motivazione profonda di questo agire, il segreto di questo successo silenzioso, si scopre che il sincero dono di sé viene contraccambiato con un dono ancor più grande: la consapevolezza di non essere più soli, ma di essere inseriti in un più vasto contesto di cui si fa indissolubilmente parte e allora – come il bodhissattva – come poter trascurare la foglia del ramo di fronte, se siamo entrambe parte dello stesso albero?
(Marcella Danon)

Fonte: http://www.pomodorozen.com

Assertività come stile di vita

23 giugno 2010

Stavo valutando il prossimo argomento su cui scrivere ed ecco arrivare la lettera di Emma, una cara amica iscritta alla mia mailing list da tanto tempo (non so come faccia ancora a sopportarmi). Le prime righe della Sua gentilissima lettera, erano piene di complimenti, che per ovvie ragioni tralascio.

Ad un certo punto diceva …. “approfitto pertanto, visto la gentilezza e la tua trasparenza e chiarezza nel farti la seguente domanda: si sente spesso parlare di assertività, ossia la capacità di adottare un comportamento positivo che ci permette di precisare quello che si vuole, quello di cui si ha bisogno… nel rispetto dei diritti altrui che delle persone che ci sono vicine. Ciò premesso, desidererei cortesemente sapere se tale argomento è già stato da te trattato e se sì, eventualmente dove lo posso trovare?”…….

Cominciamo ad affermare che il successo di ogni azienda è basato principalmente sulla qualità del rapporto con i suoi dipendenti, sulla loro motivazione, sulla loro capacità di sentirsi parte integrante del processo aziendale e sulla loro realizzazione personale e sociale.  Posso affermare, senza aver timore di essere smentito, che la capacità di comunicare è fondamentale per la soluzione di problemi, la riduzione delle ansie e tensioni, nonché per gestire al meglio i conflitti. Purtroppo, nella realtà delle nostre imprese, ciò non accade spesso. Molti imprenditori, manager, dirigenti ma anche semplici “capi reparto” dovrebbero, a mio modesto avviso, imparare a comunicare meglio nonché cercare di sviluppare le proprie caratteristiche “assertive” (perché tutti noi ne abbiamo, solo che in molti giacciono nascoste).

Ma veniamo al significato comune del termine “assertivo”, che nella lingua italiana è quello di “affermativo”; ed “affermativo” a sua volta, è sinonimo di “positivo”. Pertanto, è chiaro a tutti che una persona assertiva non potrà mai approcciare i problemi e la vita, in genere, pensando in maniera negativa. Essere assertivi, quindi, significa saper comunicare senza troppe paure, esprimere con autorevolezza (e mai autorità) il proprio punto di vista senza sopraffare quello degli altri, raggiungere i propri obiettivi senza essere aggressivi, rispettando i desideri e gli obiettivi di chi abbiamo intorno, ascoltare le persone in maniera attiva (sono sempre più rare le persone che sanno ascoltare, che non fanno solo finta), assumersi le proprie responsabilità, nonché possedere quel coraggio e quella decisione che derivano da una buona stima di sé.

Una persona con tali capacità è principalmente un “Positivo”. Riuscire a comportarsi in questo modo richiede il possesso di determinate abilità sia a livello di pensiero sia di comportamento. Tutto ciò può aiutarci a migliorare il nostro rapporto con gli altri e con noi stessi. Provate a fare un gioco e confrontatevi con le seguenti caratteristiche tipiche di una persona “assertiva”:

* Il suo modo di pensare: è importante credere in se stessi, ogni problema può essere affrontato e risolto nel migliore dei modi, ognuno può commettere degli errori, l’importante è avere fiducia nelle persone, ecc;

* L’immagine che ha di sé: ha un’immagine positiva. Accetta se stesso ed è pronto a difendere i propri diritti senza calpestare quelli degli altri. Ha fiducia negli altri, sa che ci possono essere dei problemi, ma con buona volontà si possono risolvere, ecc;

* Le emozioni che prova: manifesta liberamente le sue emozioni che sono di solito d’interesse, eccitazione, serenità, gioia di vivere, benessere. È ottimista e realista allo stesso tempo, sa essere fiducioso e riflessivo di fronte ai problemi, ha buone capacità di gestire l’ansia, ecc;

* Le motivazioni che lo accompagnano: è molto motivato, attivo, tenace, passionale, ama interagire con le altre persone. È motivato al proprio sviluppo personale nonché a correggere i propri errori. È motivato e determinato ad assumersi le proprie responsabilità e a far valere i propri diritti, ama fare progetti, essere attivo e comunicare, ecc;

* I comportamenti che adotta: è attivo nell’affrontare i problemi, sa correre dei rischi, sa dire di no con il sorriso sulle labbra, esprime con franchezza il proprio punto di vista e le proprie convinzioni. Interagisce con gli altri, s’impegna nel proprio lavoro, si assume la responsabilità dei propri errori, ecc;

* La sua comunicazione verbale: per esempio, “Ho preso questa decisione, Tu cosa ne pensi?” oppure “Mi piacerebbe conoscere anche il Tuo pensiero su questo problema”, ecc;

* La sua comunicazione non verbale: guarda negli occhi le persone con cui parla, mostra interesse. Con l’espressione del viso accompagna ciò che dice e fa, i gesti sono fluenti, non è rigido, la postura è di apertura verso l’altro. Il tono della voce è chiaro e congruente al messaggio, ecc.

Vi siete riconosciuti in qualche tratto caratteriale? Oppure avete riconosciuto qualche persona vicina a Voi? Indipendentemente da come sia andato il gioco, appare evidente che tutti noi vorremmo essere degli “assertivi”. Spesso, però, le persone che ho conosciuto chiudevano il proprio il pensiero con questa frase: “Sarebbe bello, ma tanto non ci riuscirò mai”. Allora permettetemi di ricordarvi che tutti Voi potete essere degli “assertivi”………se solo lo vorreste veramente.

Spiego meglio il mio pensiero, invitando Emma e tutti Voi a riflettere su queste parole: ogni individuo non è solo “quello che ha” per i tratti ereditari che gli sono lasciati alla sua nascita ma è anche e soprattutto “quello che è e può diventare nel corso della vita” grazie al condizionamento ambientale continuo e variabile: della famiglia, della scuola, dell’ambiente di lavoro e della società in cui vive. Se tali ambienti possono condizionare in negativo è altrettanto vero che ciò può accadere anche in positivo (nessuno può affermare il contrario) e quindi, modificando il proprio stile di vita si può ambire a migliorarci, riuscendo a tirare fuori il meglio di noi da dentro per cercare di diventare più “assertivi”.

In ogni mio articolo, direttamente o indirettamente, faccio riferimento all’assertività. Non tanto quanto disciplina, ma come un vero e proprio modo di vivere e di lavorare. Sono convinto che per riuscire nella vita, oltre al credere ciecamente in se stessi e focalizzare bene i propri obiettivi, siano assolutamente necessarie una serie di capacità: come il saper coinvolgere le altre persone, esprimere le proprie esigenze rispettando le opinioni degli altri, motivare i propri collaboratori, farsi seguire dalla gente, saper comunicare bene (è importante farsi capire), saper dire di no con un sorriso, ecc.

Tutte queste cose, potete tranquillamente chiamarle “assertive”. Possiamo quindi riassumere che essere assertivi significa “Comunicare bene con le altre persone, difendendo i propri diritti senza violare o calpestare quelli degli altri”. Forse ho dato una traduzione troppo semplicistica del concetto, ma spero di avervi fatto comprendere quanto sia importante approfondire e sviluppare lo stile “assertivo”e quanto sia nelle possibilità di ognuno di Voi riuscirci. Chiudo con la solita citazione finale, questa volta di John Dryden: “Prima noi ci formiamo delle abitudini, e poi loro formano noi”.

di Giancarlo Fornei http://www.giancarlofornei.com

Fonte: http://www.enxerio.com

Dieta ed esercizio fisico

24 maggio 2010

Quale esercizio fisico da associare alla dieta?

Come ben sappiamo i benefici dell’attività fisica sul nostro organismo sono molteplici: riduce le pressione arteriosa, riduce il colesterolo cattivo sanguigno, aumenta il colesterolo buono, riduce i trigliceridi e il tessuto adiposo viscerale e, molto importante, aumenta il tono muscolare e di conseguenza anche la spesa energetica basale.
Dieta esercizio fisico Costanza e regolarità sono le parole chiave per ottenere benefici dall’attività fisica. Tre ore di attività concentrate alla domenica sono meno efficaci delle stesse ore distribuite su più giorni della settimana.

Altro fattore importante è il piacere: il nostro esercizio deve essere divertente, non stressante. E magari anche vario, per indurre quelli che si annoiano facilmente a proseguire nell’intento.L’impegno a svolgere regolarmente esercizio fisico potrebbe apparire incompatibile con i ritmi e le abitudini di vita di molte persone. Non è facile ritagliare del tempo, ma con caparbietà ci si può riuscire. L’importante è non pretendere di svolgere esercizi al di fuori delle proprie possibilità fisiche.
Sicuramente il primo passo è diventare consapevoli dell’importanza che l’attività fisica riveste.
Possiamo poi individuare tre macro-categorie:

1. per chi ha poco tempo ma buona volontà: bisogna mettere in atto piccoli stratagemmi quotidiani per fare esercizio quasi inconsapevolmente. Tutto sta nell‘individuare i modi per incrementare l’uso dei muscoli. Piccoli accorgimenti potrebbero essere ad esempio: tutte le volte che si può prendere l’autobus al posto della macchina, o eventualmente andare a piedi. Chiediamoci sempre “Ma è così lontano che non posso andare a piedi?”. Se proprio non possiamo evitare di utilizzare l’auto, cerchiamo di parcheggiarla lontano dal posto in cui ci dobbiamo recare, in modo da camminare almeno 5 minuti. Invece se utilizziamo i mezzi pubblici, possiamo scendere una o due fermate prima della nostra. Inutile dire che sarebbe meglio fare le scale piuttosto che utilizzare l’ascensore. E se abitiamo al decimo piano, bhè, andiamo con l’ascensore fino all’ottavo. Fare i gradini non è forse un modo per fare lo step?!

2. per chi a molto tempo ma poca volontà: un metodo che può aiutare a vincere la pigrizia potrebbe essere quello di farsi seguire da qualcuno, quale un personal trainer, oppure fare dell’attività fisica con amici più motivati. Anche avere un cane può essere un ottimo incentivo per uscire a fare due passi!

3. per chi ha poco tempo e poca volontà: sono i casi più difficili, e come ogni difficoltà va vissuta come una sfida. Proviamo a “sfidare” noi stessi, magari proponendoci di provare a fare attività fisica per un periodo limitato. Le abitudini vanno cambiate pian piano. Soprattutto quelle più radicate.

Quindi, troviamo l’esercizio più adatto alle nostre capacità ed esigenze, e cerchiamo di svolgerlo con regolarità e costanza.

A cura della Dott.ssa Elisa Strona

Fonte: http://www.my-personaltrainer.it


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