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Gelosia

5 marzo 2010

Cos’è la gelosia?

Da un punto di vista etimologico, il termine proviene dal latino “zelus” e significa zelo, cura scrupolosa. Per le nostre nonne le gelosie erano i battenti delle finestre che avevano  ovviamente  il compito di proteggerle da sguardi indiscreti.
Nell’accezione più comune la gelosia è però uno stato emotivo determinato dal timore, fondato o meno, di perdere la persona amata e caratterizzato dalla paura e dal sospetto che questa rivolga altrove il suo interesse, con la conseguenza che si sviluppino odio e aggressività nei confronti del rivale vero o presunto.

La gelosia non è un fenomeno “anormale”, né tanto meno una malattia, ma può diventarlo. Per alcuni è un fastidio, una sottile sensazione di disagio, per altri un’ossessione. A volte è un bisogno, una dipendenza.
Nella nostra cultura, la gelosia, al di là della sua connotazione negativa, è approvata, in quanto pare garantire la presenza di affetti legittimi, primo fra tutti l’amore: chi ama davvero deve essere geloso!

Ritroviamo il “dramma della gelosia” in letteratura, in musica, nel cinema, nelle arti figurative, addirittura nella giurisprudenza che sembra giustificarla e compatirla attribuendo un significato “onorevole” ai suoi delitti.
Esistono comunque diversi livelli di gelosia:

1. Il desiderio di tenere a sé la persona amata
2. La gelosia che porta a continue verifiche sulla vita del partner
3. La gelosia ossessiva:  proiezione della propria infedeltà o insicurezza sull’altro.
4. La gelosia delirante

Psicologia e gelosia

Sigmund Freud, distingue tre diverse forme di gelosia, la cui caratteristica comune è l’ambivalenza, la contemporanea presenza cioè, di sentimenti di amore ed aggressività rivolti verso la stessa persona:

1.   La GELOSIA COMPETITIVA o NORMALE, essenzialmente composta da dolore, afflizione, provocati dalla convinzione di aver perduto 1’oggetto d’amore, da sentimenti ostili verso il più fortunato rivale, da una dose più o meno grande di autocritica che tende ad attribuire a se stesso la responsabilità della perdita amorosa. Infine da sentimenti ostili verso il rivale e da una dose più o meno grande di autocritica.

2.    La GELOSIA PROIETTIVA, che deriva, sia nell’uomo che nella donna, dall’infedeltà che essi stessi hanno attuato nella vita o da spinte verso l’infedeltà che sono state rimosse. La fedeltà, nei rapporti di coppia può essere mantenuta solo a patto di resistere a continue tentazioni. Colui che avverte in sé 1’esistenza di queste tentazioni attuerà un meccanismo inconscio per alleviare il proprio disagio: proietterà sull’altro le proprie tendenze all’infedeltà.

3.    La GELOSIA DELIRANTE, caratterizzata dalla convinzione, di solito priva di fondamento reale, dell’infedeltà del proprio partner, e da conseguenti reazioni comportamentali nei confronti di quest’ultimo e dei suoi presunti amanti. Manifestazione caratteristica di questo tipo di gelosia è l’affannosa ricerca di indizi che provino l’infedeltà. Anche il delirio di gelosia per Freud è determinata da tendenze all’infedeltà che sono state rimosse ma gli oggetti di queste fantasie sono dello stesso sesso del soggetto. La gelosia delirante corrisponde ad una forma di omosessualità che da latente comincia a cercare la sua strada. Come tentativo di difesa contro un impulso omosessuale troppo forte essa può essere descritta mediante la formula: “Non sono io che lo amo è Lei che lo ama”.

La gelosia patologica

La gelosia di per sé, non è patologica, ma può diventarlo, se espressa e percepita nella sua forma più estrema, trasformandosi in gelosia ossessiva o delirante. Il delirio di gelosia, come riportato dal DSM IV TR, consiste nella convinzione di essere traditi dal proprio partner distinguendosi in tal modo dalla gelosia caratterizzata dal timore di tradimento, ma non dalla certezza che esso si sia consumato.

Nello specifico, la gelosia patologica è uno dei sottotipi del Disturbo Delirante riportati dal DSM–IV-TR. Tale sottotipo si applica quando il tema centrale del delirio della persona è la convinzione che il proprio coniuge o amante sia infedele; convinzione che non si basa su un motivo accertato, ma su deduzioni non corrette, supportate da piccoli indizi interpretati come prove evidenti, allo scopo di giustificare il delirio. Di solito, il soggetto con il delirio cerca il confronto con il partner, e tenta di intervenire contro l’infedeltà immaginaria , ricorrendo a diverse strategie; ad esempio limitando l’autonomia del partner, seguendolo e pedinandolo, investigando sul presunto amante, fino ad arrivare nei casi estremi ad attaccare fisicamente il proprio partner, sfociando in alcuni casi nel cosiddetto “delitto passionale”, di cui la gelosia sembra essere la causa più frequente.

Personalità del partner geloso

Il senso di proprietà, il bisogno di controllare, la paura dell’abbandono sono le principali caratteristiche della gelosia. A molti queste caratteristiche sono state trasmesse in famiglia.
La madre è gelosa del figlio dal momento del parto; il figlio, nascendo, non sarà più solo suo. Il padre, allo stesso tempo, vede nel figlio il tradimento della moglie. Si sente abbandonato, messo da parte, in quanto tutte le attenzioni sono rivolte al nuovo arrivato.
Il bisogno che spesso sottende la gelosia è un bisogno di esclusività; il bisogno di un legame che ci faccia sentire importanti perché unici, un legame senza cui l’altro non potrebbe vivere. In questo caso non importa se 1’intruso provochi una effettiva riduzione del tempo, dell’affettività, dell’amore: ogni intrusione in sé rappresenta una effettiva limitazione nel rapporto.

Lo si vede nelle relazioni in cui un partner, spesso per senso di colpa, ricopre 1’altro di regali e attenzioni pur coltivando un legame con una terza persona. Anche nel caso in cui l’ammontare complessivo delle risorse affettive venga distribuito in maniera da accontentare tutti, la perdita dell’esclusività sarà ritenuta comunque di importanza capitale.
Il discorso sulla esclusività non ci porta molto lontano da quello sulla proprietà, la possessività, 1’attaccamento. Usiamo la proprietà per soddisfare i nostri bisogni.

La proprietà è anche alla base dell’orgoglio e della vanità: siamo orgogliosi di ciò che effettivamente ci appartiene, siamo vanitosi per il semplice fatto di possedere qualcosa. A rendere tanto precario il possesso di una persona è il fatto che la persona che crediamo di possedere ha il potere di andare via, di abbandonarci, di lasciarci, di decidere di appartenere a qualcun altro, o semplicemente di decidere.

Caratteristica di base del soggetto geloso è il bisogno di controllare. Esistono due aspetti del controllo. Il primo riguarda le persone che, anche in condizioni di stabilità e al di fuori di una situazione di pericolo incombente hanno bisogno di conservare la supremazia e un rigoroso controllo sulla loro relazione. Tali soggetti tendono a reagire vivacemente nei confronti di ogni intrusione che ne minacci il controllo. L’altro aspetto del controllo riguarda la reazione nei confronti di una minaccia attuale. Alle volte è proprio il partner minacciato ad assumere per primo l’iniziativa (pur di controllare la situazione) e spingere l’altro al tradimento (“tanto prima o poi mi tradirà”).

Gelosia e aggressività

Spesso, purtroppo, la gelosia degenera in emozioni ancora più negative come la rabbia, l’ira. Per gelosia si uccide, non dimentichiamo il delitto d’onore o il delitto passionale. Secondo alcuni autori quando aumenta a dismisura l’intensità di un “attacco” di gelosia si compiono azioni disdicevoli poiché si perde il controllo. Non il controllo di sé, ma quello dell’altro, della relazione, della situazione. L’aggressività è una delle reazioni possibili allo scatenarsi della gelosia. Il partner geloso può aggredire il compagno/a nel tentativo di difendere qualcosa su cui sente di stare perdendo il controllo.

L’aggressione può manifestarsi in tanti modi, anche nascondendo la gelosia stessa attraverso litigi che sembrano insignificanti, ma che si trasformano in potenti bombe…. Con l’aggressione si cerca, consciamente o meno, di far sentire in colpa il partner per poterlo manipolare e riportare sui binari che vorremmo. In realtà il partner potrebbe reagire in modo completamente diverso, ad esempio potrebbe allontanarsi oppure potrebbe accadere che si stabilisca nella coppia un circolo vizioso in cui il litigio si perpetua, e diventa il fulcro intorno a cui si organizza il rapporto.

Fonte: http://www.feritedamore.it

Tradimento

19 febbraio 2010

Tradire vuol dire travisare, falsare, ingannare, ma può anche avere il significato opposto di svelare, far conoscere, palesare. Si può forse ravvisare un minimo comune denominatore in questi due significati antitetici se si pensa che ogni traditore vive in uno stato di ambivalenza, di indecisione.

L’esperienza del tradimento permea la nostra esistenza, come connotato naturale del vivere e dell’evolversi, ed è un evento che tutti continuamente sperimentiamo, sia perpetrandolo, sia subendolo. Ci accompagna sin dal momento della nostra nascita, quando nostra madre, che fino a un momento prima ci aveva protetti nel suo grembo ovattato, ci espelle nel caos del mondo.

“Nasciamo traditi” – diceva Aldo Carotenuto. Sin da allora, per tutto il corso della nostra crescita apprenderemo dolorosamente quanto il nostro corpo e la nostra mente siano separati dai nostri genitori, i primi destinatari del nostro amore, e quanto progressivamente dovremo allontanarci da loro. Tuttavia quando ci si avvicina ad uno stato così intenso nasce anche la paura che all’interno di un rapporto così avvolgente, possiamo finire col perdere noi stessi, sentirci schiacciati. Il tradimento è spesso una manifestazione di questa paura, un tentativo di emanciparsi da qualcosa (l’amore)  che ci sottrae  libertà  individualità.

Identikit del traditore

Si  tradisce perché non si riesce a risolvere una personale incoerenza, l’ambiguità di un sentimento. Il traditore non riesce a sentirsi a suo agio se si trova “tutto intero” in  una certa relazione, in un impegno, in un’amicizia, perché sente il rischio di essere bloccato e costretto dentro una situazione che lo schiaccia.

Non riuscendo a superare l’incoerenza, incapace di mettere d’accordo le varie parti contrastanti di sé, allora, dà voce ora all’una ora all’altra, ora negando una parte e affermando l’altra, ora dando sfogo all’altra negando la prima.
La necessità di ingannare la persona che si ama implica che si debbono integrare certi aspetti della propria personalità.

Amore e tradimento

Amore e tradimento sono due termini apparentemente reciprocamente escludentisi. In realtà ad un’analisi più attenta risulta che tra questi due termini vi sia una relazione di necessità e di interdipendenza.
L’Amore è, soprattutto, un termine difficile da definire. Parliamo sempre d’amore: amore per Dio, amore per gli animali, amore per il denaro, amore per il cibo, amore per la patria, amore materno.

Amor proprio e “amor che a nullo amato amar perdona” l’amore che ci prende e ci coinvolge, che ci sconvolge e ci spinge verso un altro essere umano con la definizione di Dante che ne mostra la crudezza. L’amore è anche crudele. Ma sempre e in ogni caso quando parliamo d’amore facciamo riferimento ad uno speciale investimento energetico, libidico e vitale verso l’oggetto d’amore. Del tradimento invece cogliamo più facilmente una maggiore specificità in quanto esso definisce l’azione con la quale l’amore si trasforma e si trasferisce da un oggetto ad un altro.

Anche se spesso il tradimento viene vissuto come la distruzione dell’amore in realtà esso rappresenta il motore della sua trasformazione. Non sempre, tuttavia, le emozioni negative ad esso legate  sono dovute al comportamento del partner traditore. Spesso, infatti, il tradito ce l’ha con se stesso: per non essere abbastanza amabile, per essersi  lasciato ingannare, per non aver capito, per non aver dato  abbastanza e per mille altri motivi.  E forse non ha tutti i torti. Qualcuno ha detto: ” se in una coppia uno dei due partner tradisce probabilmente è “malato” ma il virus sta nell’ altro”.
Non è vero sempre… ma spesso!!

Il tradimento nella coppia

Tutti noi possiamo riconoscerci nella fantasia del principe azzurro, quel principe che porrà fine alla nostra angoscia di separazione, il principe o la principessa che sposeremo. Molti restano a lungo, qualcuno per sempre, nella fantasia di un tale incontro. L’aspirazione, inconscia, è il ripristino dello stato simbiotico originario, lo stato di beatitudine legato alla fusione del bambino con il corpo materno. Risulta in realtà altamente pericoloso concedere credito all’illusione di poterci fondere ad un altro. Se in ciò consiste la nostra felicità saremo inevitabilmente delusi.

L’aspettativa non può reggere ed inevitabilmente ci troveremo di fronte ad una delusione con conseguente colpevolizzazione dell’altro che “non ci ha dato abbastanza”. Questa operazione ci consentirà di attribuire all’inadeguatezza dell’altro il nostro fallimento. L’altro diventa colpevole, ma noi cosa gli chiedevamo? Di rappresentare un’illusione! Proviamo a pensare al matrimonio. Il vivere con una persona spesso è vissuto come un mezzo più che come un fine. In genere si ha poco interesse per la soggettività dell’altro, si ha poca curiosità per l’altro che appare interessante solo nella misura in cui corrisponde all’idea di lui che ci eravamo “costruita”.

L’altro ce lo eravamo “inventato” gia da tempo proprio come i nostri genitori avevano “inventato” noi. Nel momento in ci lo conquistiamo, nel momento in cui conquistiamo l’oggetto del desiderio non pensiamo al suo vero mondo alla sua realtà di soggetto ma a come risponde ai nostri bisogni e a quanto “entra” nel nostro mondo, nella nostra realtà. Il partner ovviamente cadrà nello stesso meccanismo e vivrà la stessa frustrazione. Un’altra mistificazione cha accompagna la vita di coppia è legata al mito della sincerità. Ci facciamo carico di un dovere di trasparenza come se l’intimità implicasse l’espressione di ogni elemento della nostra interiorità, sia esso un pensiero, una fantasia, una debolezza, la noia che pure fa parte della vita.

In molti casi un’apertura eccessiva genererebbe solo danni. Ancora una volta, paradossalmente, l’idealizzazione dell’amore significa di fatto il suo tradimento. Il rispetto e l’amore per l’altro, la preoccupazione morale nei suoi confronti impongono una certa distanza. Il desiderio di condividere tutto con l’altro, anche gli aspetti più intimi e privati, non è altro che il desiderio di ripristinare il rapporto con nostra madre. Per “saziare” questi bisogni molte coppie vedono il matrimonio come un punto d’arrivo. Se ci si provasse a considerarlo invece come un punto di partenza forse le cose sarebbero più semplici e la coppia avrebbe maggiori possibilità di sopravvivenza poiché qualsiasi rapporto che si configuri come cammino non può sottrarsi ad una naturale evoluzione.

Quando tradire fa bene (il tradimento come recupero di Sé)

Un sondaggio realizzato dalla rivista cattolica “prospettive nel mondo” presso un centinaio di parroci che hanno assolto in confessione fedifraghi ed adultere, rivela che per un 18% di uomini che hanno confessato il proprio tradimento c’è un 31% di donne che sono state assolte per l’identico peccato. Può anche darsi che le donne si confessino di più, ma che dire allora del famoso rapporto Kinsey che tra gli anni 40 e 50 con grande scandalo dell’opinione pubblica catalogava come infedeli un terzo degli americani che oggi hanno una relazione extraconiugale almeno nel 70% dei casi?

Un recente sondaggio ha rivelato che otto italiani su dieci non credono più alla fedeltà e se a questo si aggiunge che solo il 33,1% delle donne è soddisfatto del proprio partner mentre ad essere contento “solo in parte” è il 58,1% si fa presto a fare due più due…
E’ inutile dire che ci sono tradimenti che fanno bene alle coppie perché risolvono problemi di desideri sessuali: lo sanno tutti. Ma forse è altrettanto noto che secondo ben due ricerche, una americana, e l’altra tedesca, la trasgressione sessuale, purché vissuta con gioia, può essere un toccasana per la salute. Con questa teoria Raffaele Morelli, medico- psichiatra, insieme agli psicologi che lavorano con lui ha presentato qualche tempo fa una ricerca sul tema: “Infedeltà.

Quando tradire fa bene alla salute”. Morelli ritiene che l’incidenza di malattie psicosomatiche su chi tradisce il proprio partner senza sensi di colpa è quasi nulla. Non solo: chi tradisce un compagno abituale non per vendetta ma per scelta, forse attraverso un processo lento e faticoso, lo fa perché sa di avere dentro qualcosa che il partner non lascia libero, qualcosa che viene spesso soffocato. Se la propria fantasia e il proprio mondo interiore non sono lasciati liberi, è sano trovare un canale per esprimerli.

di Marinella Cozzolino

Fonte: http://www.feritedamore.it/index.php?option=com_content&task=view&id=28&Itemid=

Vita di coppia

20 novembre 2009

Crescere insieme nel rapporto di coppiaLa coppia, Gioie e dolori della vita di coppia, innamoramento, odio, tradimenti. Ne abbiamo parlato con la D.ssa Mazzilli – psicologa e psicoterapeuta – cercando di porle alcune delle domande sulla coppia che più spesso ci vengono inviate dalle nostre lettrici.

L’innamoramento. C’è che dice che l’innamoramento sia una fase quasi ‘patologica’, durante la quale si possono fare cose, prendere decisioni, che in condizioni ‘normali’ non prenderemmo. È così, almeno in parte? Cosa è l’innamoramento dal punto di vista dello psicologo? E’ affascinante pensare che ogni giorno incontriamo continuamente, al lavoro, al supermercato, persone che ci restano completamente indifferenti e che dimentichiamo rapidamente mentre, come per una magia, una in particolare si intromette prepotentemente nella nostra anima in un turbinio di emozioni che comunemente siamo abituati a chiamare innamoramento. Non importa la differenza d’età, il ceto sociale, il colore della pelle, l’attrazione amorosa ha la meglio su tutto come se il mondo intorno diventasse muto e a parlare fosse solo questa “persona speciale”.

Anche se ogni rapporto sembra nascere da una serie di coincidenze fortuite, ogni partner è già predisposto, a livello inconscio, a quel particolare incontro, incontra ciò che nel suo inconscio esiste già. Freud diceva che “trovare l’oggetto del desiderio, in realtà, vuol dire solo ritrovarlo”.

L’altro ci sembra così “familiare”, è come se ci si conoscesse da sempre e la scelta non è mai casuale: siamo attratti da quei modi di fare e di essere dell’altro che ci riconducono profondamente al primario rapporto d’amore con le figure genitoriali. Ognuno di noi è predisposto a riprodurre o al contrario a fuggire questa relazione primaria che ci ha segnato profondamente. La cosa interessante è che desideriamo qualcuno che rassomigli a ciò che vorremmo essere, come se fosse un riflesso di un’immagine positiva di noi stessi.

Una idealizzazione, (a volte una “sopravvalutazione”) del partner, una sorta di eccitazione irrefrenabile che scioglie l’ansia. Si crea così una fusione con l’altro e il confine tra l’Io e il Tu tende ad annullarsi: si diventa così “una cosa sola”. Chi non riesce a vivere questa euforia iniziale generalmente è sopraffatto dal timore di essere soffocato all’interno della relazione. Inoltre potremmo essere attratti da qualcuno che ci ricorda nostro padre o nostra madre, o meglio l’immagine che di loro abbiamo introiettato nell’inconscio: siamo attratti cioè dagli oggetti d’amore del passato che non possiamo più avere e dal desiderio inconscio che il partner ideale ci permetta di godere ancora ciò che ci hanno dato.

Come riusciamo a capire che è amore? Molti sono convinti che la fedeltà possa essere un elemento indispensabile, ma essa dipende dal temperamento della persona, riguarda la nostra etica, il rapporto con noi stessi, con il nostro corpo e la nostra mente. Altri sostengono di identificare l’amore vero dall’esistenza di attrazione sessuale, ma l’esperienza ci suggerisce che l’attrazione sessuale può finire e l’amore resistere nel tempo. La stima? Il rispetto? Importanti ma forse hanno poco da spartire con l’innamoramento. Innamorarsi vuol dire entrare in uno stato d’animo che sconvolge, che turba, che può creare ansia, rossori, palpitazioni, può far cambiare abitudini, modi di pensare, comportamenti.

Come capiamo quando siamo veramente innamorati? Quando dedichiamo tutte le energie nel tentativo di capire quale posto ognuno di noi occupa nella vita dell’altro e non riusciamo più a vivere se non abbiamo il partner al nostro fianco, quando cerchiamo continuamente le prove reali del fatto che ci ama, quando sentiamo forte la sua mancanza, e diventa l’unico che può colmare quel vuoto con la sua presenza. Essere innamorati vuol anche dire svegliarsi con quella sensazione di felicità e così anche avvenimenti come andare a lavoro o affrontare un esame difficile all’università acquisiscono un valore differente.

Si parla di coppia e chiaramente di intendono due persone. Ma siamo davvero monogami? O la monogamia è in un certo senso determinata dalla cultura occidentale e magari rafforzata dalla religione che la nostra cultura ha prodotto? E il tradimento? L’infedeltà è un evento molto doloroso che distrugge il patto di fiducia tra i due amanti, sconvolge gli equilibri che tenevano in piedi la coppia. Gli etologi sostengono che il maschio è istintivamente portato ad avere più rapporti per propagare la specie; per la psicoanalisi l’uomo ha bisogno di verificare continuamente la sua efficienza sessuale. La domanda arcaica che nasce da piccoli è: il mio pene funziona bene? I cosiddetti “traditori seriali” sono uomini profondamente insicuri e, con il continuo tradimento, cercano disperatamente la risposta a quel quesito che racchiude in sè un’angoscia più profonda, derivante dal confronto con la figura paterna idealizzata. Il tradimento è strettamente collegato ad una sofferenza: non è facile tradire senza somatizzare, senza provare ansia o senso di colpa.

Si ringrazia la Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta
www.psicologiadonna.it

Fonte: http://www.margherita.net/salute_donne/psicologia/rapporticoppia.html

La condivisione nella coppia

1 giugno 2009

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Nel momento in cui ci rapportiamo a qualcuno abbiamo un’infinità di aspettative che portano le nostre azioni a essere condizionati e non naturali. Ci aspettiamo qualcosa, amiamo perchè vogliamo essere amati e difficilmente doniamo non aspettandoci in cambio alcunchè. Abbiamo paura di perdere qualcosa nello scambio con l’altro, non considerando invece che riceviamo nel momento stesso in cui abbiamo la possibilità di dare qualcosa a qualcuno, quando abbiamo la possibilità di condividere.

Abbiamo bisogno di trasformare le emozioni e le sensazioni negative causate dai nostri difetti mentali come orgoglio, avarizia, paura, che ci spingono a percepirci come persone povere, poco capaci di donare e impaurite dalla possibilità di sentirci privati di qualcosa. trasformando queste grandi paure, incrementando la fiducia e la semplicità avremo un incontro naturale con il nostro partner e saremo in grado di rivolgerci armoniosamente verso tutto ciò che ci circonda, sviluppando sensazioni positive.

Il tipo di vita che conduciamo ci induce a essere complicati, a non avere un rapporto naturale con le persone, a difenderci coltivando forme di avarizia differetemente sfaccettate che ci impediscono di percepire quanto siamo ricchi, quante qualità possediamo e quanto amore racchiudiamo in noi stessi. La nostra natura originaria è pura come il cristallo, dicono i tibetani; il centro di noi stessi è prezioso come l’oro, ritenevano gli alchimisti, siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio: queste e tante affermazioni sottolineano il tesoro che ognuno di noi racchiude in sè, anche se solo noi sembriamo non rendercene conto.

Per esempio, in THailandia e Sri Lanka i bambini vengono educati alla generosità fin dalla nascita. E’ facile pertanto vedere che, se un bimbo riceve in regalo qualcosa, non la trattiene come farebbe un bimbo occidentale gridando: “E’ mio!”, ma la condivide subito con i suoi coetanei. Questo perchè è educato e abituato alla comunione con gli altri, attraverso la quale il piacere è spostato dal desiderio di possesso al desiderio di condivisione, che agevola e facilita lo sviluppo della generosità.

La generosità pertanto consiste nel distribuire ciò che si possiede provando piacere nell’atto stesso della condivisione: questa è una qualità fondamentale perchè donando agli altri si dona a se stessi la sensazione di essere ricchi, di non essere delle misere persone che hanno bisogno di conservare avaramente ciò che possiedono per paura di perderlo e di non avere niente da dare. Donando apriamo noi stessi all’esterno ed evitiamo il rischio che la paura ci faccia vivere in un piccolo mondo ristretto e sofferente.

Il cammino che percorriamo nel nostro viaggio verso la conoscenza può essere paragonato agli stadi del processo alchemico: E quando il miracolo alchemico è stato raggiunto il nostro essere e il mondo diventano oro. E’ in questo stadio si ritorna all’essenza dell’essere, all’innocenza, a uno stato in cui la fiducia in noi stessi, negli altri e nell’universo diviene naturale e ci permette di essere spontaneamente ciò che siamo e di assumerci la responsabilità di occuparci degli altri e del pianeta.

Per essere generosi occorre avere coraggio ed eliminare le paure di perdita, impegnandosi e rischiando. L’impegno comporta un grande rischio, la necessità di sacrificare l’idea di un compagno perfetto, accettando di poter avere un rapporto con una persona normale, con pregi e difetti, e questa trasformazione può portarci a realizzare un rapporto vero e intimo, in quanto, dando all’altro la possibilità di essere ciò che siamo anche noi. Avendo il coraggio di donare si ottiene ciò di cui si ha bisogno, il nostro messaggio di disponibilità viene percepito e Karmicamente sperimentiamo gli effetti delle cause che abbiamo posto.

La generosità ha come qualità amica e sorella l’equanimità, senza la quale cadremo comunque nell’attaccamento o nell’avversione, che sorgono da una rigida discriminazione tra amici e nemici. Abbiamo bisogno pertanto di essere più equanimi e imparziali per poter pacificare l’attaccamento e l’avversione.

Il concetto buddhista di equanimità si basa sulla convinzione che tutti gli esseri nelle nostre infinite vite possono essere stati nostri madri o padri e che tali dovremo aspirare a considerarli, senza cadere nell’attacamento verso gli amici, nell’avversione verso i nemici e nell’indifferenza verso altri.

Se pur vogliamo credere a ciò, dobbiamo convenire che la rigida discriminazione ci porta ad avere attaccamento verso qualcuno o verso un gruppo di persone, mentre l’equanimità ci aiuta ad accrescere la pace interiore e la stabilità. Questo meccanismo genera in noi un’apertura che ci dà la possibilità di sentirci simili aglia altri e che ci permette di percepire tutti come componenti di un’unica famiglia.

Tratto da: La spiritualità della coppia – Giuseppina Menga – ed.Mosaico

Gelosia del passato

1 aprile 2009

Gelosia del passato

La vostra storia andrebbe a gonfie vele, se solo non vi venisse mal di stomaco all’idea che nel suo passato ci sono state altre donne! Come combattere la gelosia ‘retroattiva’?

Brutta cosa la gelosia,… rovina la serenità di coppia, lo stomaco di chi la prova, e esaurisce i nervi di chi la subisce. Ma è anche naturale percepirla, entro certi limiti, quando si è innamorati. Il problema sorge quando la gelosia diventa maniacale, quando da semplice insicurezza diventa ossessione.

E una delle ossessioni più comuni nelle relazioni, uno di quei pensieri di cui diventiamo vittime e non riusciamo più a toglierci dal cervello, si chiama gelosia retroattiva. Si tratta di una forma di gelosia che riguarda il passato del partner: si suda freddo a pensare che ha avuto altre esperienze, soprattutto sessuali, e si annoda la gola quando compare anche solo l’ombra delle sue ex.

È un dolore profondo, sono fitte lancinanti quelle che ci colpiscono quando veniamo prese da un attacco di gelosia retroattiva. Molte ragazze (succede anche agli uomini comunque!) hanno il brutto vizio di ‘farsi i film’ nella testa, ovvero di dare spazio a quella parte maniacale del cervelletto che inizia a proiettare scene (più o meno hard) del passato del proprio compagno.

Ed è difficile arrivare al finale! C’è chi è tormentata solo dalla componente sessuale, chi invece non riesce ad accettare che il proprio compagno abbia avuto una relazione importante in precedenza.Ma che sia gelosia della fisicità o dei sentimenti, fatto sta che serve eliminarla, per il bene della storia e per la vostra stessa serenità!  La paura del passato deriva essenzialmente dal fatto di non essere state presenti, non aver potuto impedire che lui cadesse tra le braccia di un’altra.

Per non parlare del timore del confronto, dei paragoni, della gelosia per le cose già fatte, già vissute in altra compagnia. Fa nervoso anche solo l’idea di frequentare un ristorante dove lui andava con lei (o le altre), figuriamoci per quanto riguarda gli aspetti più intimi! Eppure tutti hanno avuto le proprie esperienze, belle o brutte, e non possiamo pretendere di fidanzarci con uomini usciti dalla clausura! C’è chi arriva a tradire il partner per ‘vendicarsi’, per infliggere anche a lui un motivo di pena.

Ma è un gioco pericoloso, che può dare soddisfazione temporanea, ma poi, sul lungo termine, come ci si sente a tradire per vendetta? Gli accorgimenti da prendere sono frutto di un grande autocontrollo, ma possono funzionare. Innanzitutto, se già sapete di soffrire di questo male, (ma comunque in ogni caso prevenire è meglio che curare), agli inizi di una storia evitate di parlare del passato con troppi dettagli. C’è chi lo fa per ingenuità, e quando comincia a vedersi con qualcuno, finché ancora non c’è nulla di serio, chiacchiera delle storie vissute come se parlasse con un amico. Parlare del passato amoroso con un potenziale nuovo partner potrebbe essere un tranello: evitate quindi i dettagli troppo approfonditi, perché in un futuro non facciano parte dei ‘film mentali’ sopra citati. Poi, fate un bel respiro, e pensate che siete gelose del passato. Passato. Passato. Ripetete cento volte che quello è il passato! E il presente siete voi. Con le sue ex le storie sono finite, ci sarà un motivo, no?

Ora sta con voi, punto. E vi ama. Naturalmente sta anche a lui comportarsi saggiamente, senza mettervi mai a confronto con la sua ex, senza farvi notare dettagli inutili, senza portarvi a fare la via crucis dei luoghi dove è già stato con lei. Insomma, a lui il dovere di comportarsi con classe e delicatezza. Se anche voi avete avuto altre esperienze, pensate ai vostri ex, e riflettete su cosa provate ora per loro. Attrazione? Probabilmente no. Amore? Altrettanto negativo. Desiderio di tornare come prima? Assolutamente no. Sono solo ricordi. E non ve ne importa più di tanto.

E allora perché per lui invece dovrebbero avere tutto questo peso? Siete solo voi che glielo date! Serve un certo autocontrollo, ma evitate di immaginare scene che vi innervosiscono. Non pensate ai baci, alle carezze, ai progetti che aveva con un’altra. E se proprio non riuscite a mettere in pausa il cervello, ricordate che sono solo fantasie: voi non c’eravate, non potete sapere com’era la scena! Questo potrebbe aiutarvi a capire che sono invenzioni.

Ma se di fantasie si tratta, metteteci in mezzo pure qualche personaggio inventato, tipo il grande puffo. Sembra una stupidaggine, ma è consigliato dagli psicologi! L’importante è che vi rendiate conto che quello che temete non è reale. Chi vi dice che quella volta che stavano quasi per comprare casa insieme, non erano in realtà stressati e annoiati l’uno dell’altra, e che più che un nido d’amore si stavano costruendo il patibolo? Aggiungete alle fantasie, se proprio dovete averle, qualche dato negativo: se si sono lasciati ci sarà pure un motivo!

A tutto questo poi vanno aggiunti gli accorgimenti classici anti-gelosia: non ossessionatelo se vi rendete conto che è tutto frutto del vostro cervello. Forse man mano che la storia diventa sempre più importante, i fantasmi se ne andranno. Ma soprattutto non lasciate che il passato diventi un problema nel presente!

Fonte: http://www.hafricah.net/Articoli.aspx?id=97

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