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Gelosia del passato

1 aprile 2009

Gelosia del passato

La vostra storia andrebbe a gonfie vele, se solo non vi venisse mal di stomaco all’idea che nel suo passato ci sono state altre donne! Come combattere la gelosia ‘retroattiva’?

Brutta cosa la gelosia,… rovina la serenità di coppia, lo stomaco di chi la prova, e esaurisce i nervi di chi la subisce. Ma è anche naturale percepirla, entro certi limiti, quando si è innamorati. Il problema sorge quando la gelosia diventa maniacale, quando da semplice insicurezza diventa ossessione.

E una delle ossessioni più comuni nelle relazioni, uno di quei pensieri di cui diventiamo vittime e non riusciamo più a toglierci dal cervello, si chiama gelosia retroattiva. Si tratta di una forma di gelosia che riguarda il passato del partner: si suda freddo a pensare che ha avuto altre esperienze, soprattutto sessuali, e si annoda la gola quando compare anche solo l’ombra delle sue ex.

È un dolore profondo, sono fitte lancinanti quelle che ci colpiscono quando veniamo prese da un attacco di gelosia retroattiva. Molte ragazze (succede anche agli uomini comunque!) hanno il brutto vizio di ‘farsi i film’ nella testa, ovvero di dare spazio a quella parte maniacale del cervelletto che inizia a proiettare scene (più o meno hard) del passato del proprio compagno.

Ed è difficile arrivare al finale! C’è chi è tormentata solo dalla componente sessuale, chi invece non riesce ad accettare che il proprio compagno abbia avuto una relazione importante in precedenza.Ma che sia gelosia della fisicità o dei sentimenti, fatto sta che serve eliminarla, per il bene della storia e per la vostra stessa serenità!  La paura del passato deriva essenzialmente dal fatto di non essere state presenti, non aver potuto impedire che lui cadesse tra le braccia di un’altra.

Per non parlare del timore del confronto, dei paragoni, della gelosia per le cose già fatte, già vissute in altra compagnia. Fa nervoso anche solo l’idea di frequentare un ristorante dove lui andava con lei (o le altre), figuriamoci per quanto riguarda gli aspetti più intimi! Eppure tutti hanno avuto le proprie esperienze, belle o brutte, e non possiamo pretendere di fidanzarci con uomini usciti dalla clausura! C’è chi arriva a tradire il partner per ‘vendicarsi’, per infliggere anche a lui un motivo di pena.

Ma è un gioco pericoloso, che può dare soddisfazione temporanea, ma poi, sul lungo termine, come ci si sente a tradire per vendetta? Gli accorgimenti da prendere sono frutto di un grande autocontrollo, ma possono funzionare. Innanzitutto, se già sapete di soffrire di questo male, (ma comunque in ogni caso prevenire è meglio che curare), agli inizi di una storia evitate di parlare del passato con troppi dettagli. C’è chi lo fa per ingenuità, e quando comincia a vedersi con qualcuno, finché ancora non c’è nulla di serio, chiacchiera delle storie vissute come se parlasse con un amico. Parlare del passato amoroso con un potenziale nuovo partner potrebbe essere un tranello: evitate quindi i dettagli troppo approfonditi, perché in un futuro non facciano parte dei ‘film mentali’ sopra citati. Poi, fate un bel respiro, e pensate che siete gelose del passato. Passato. Passato. Ripetete cento volte che quello è il passato! E il presente siete voi. Con le sue ex le storie sono finite, ci sarà un motivo, no?

Ora sta con voi, punto. E vi ama. Naturalmente sta anche a lui comportarsi saggiamente, senza mettervi mai a confronto con la sua ex, senza farvi notare dettagli inutili, senza portarvi a fare la via crucis dei luoghi dove è già stato con lei. Insomma, a lui il dovere di comportarsi con classe e delicatezza. Se anche voi avete avuto altre esperienze, pensate ai vostri ex, e riflettete su cosa provate ora per loro. Attrazione? Probabilmente no. Amore? Altrettanto negativo. Desiderio di tornare come prima? Assolutamente no. Sono solo ricordi. E non ve ne importa più di tanto.

E allora perché per lui invece dovrebbero avere tutto questo peso? Siete solo voi che glielo date! Serve un certo autocontrollo, ma evitate di immaginare scene che vi innervosiscono. Non pensate ai baci, alle carezze, ai progetti che aveva con un’altra. E se proprio non riuscite a mettere in pausa il cervello, ricordate che sono solo fantasie: voi non c’eravate, non potete sapere com’era la scena! Questo potrebbe aiutarvi a capire che sono invenzioni.

Ma se di fantasie si tratta, metteteci in mezzo pure qualche personaggio inventato, tipo il grande puffo. Sembra una stupidaggine, ma è consigliato dagli psicologi! L’importante è che vi rendiate conto che quello che temete non è reale. Chi vi dice che quella volta che stavano quasi per comprare casa insieme, non erano in realtà stressati e annoiati l’uno dell’altra, e che più che un nido d’amore si stavano costruendo il patibolo? Aggiungete alle fantasie, se proprio dovete averle, qualche dato negativo: se si sono lasciati ci sarà pure un motivo!

A tutto questo poi vanno aggiunti gli accorgimenti classici anti-gelosia: non ossessionatelo se vi rendete conto che è tutto frutto del vostro cervello. Forse man mano che la storia diventa sempre più importante, i fantasmi se ne andranno. Ma soprattutto non lasciate che il passato diventi un problema nel presente!

Fonte: http://www.hafricah.net/Articoli.aspx?id=97

Dimmi come baci e ti dirò chi sei….

24 marzo 2009

romantic-kiss-in-park-thumb7528235Secondo la ricerca la stragrande maggioranza delle persone si sporge verso destra.
“Chi bacia il partner ogni mattina, secondo i nostri dati vive cinque anni più degli altri”.

LONDRA – “You must remember this, a kiss is just a kiss”. Devi ricordatelo, un bacio è solo un bacio, ammoniva la canzoncina di Casablanca, riassumendo in un verso l’amore impossibile tra Humphrey Bogart e Ingrid Bergman: ma non è proprio vero. Ogni bacio è diverso da un altro, e il modo in cui baciamo rivela in certa misura chi siamo, come siamo, forse perfino come finiremo.

Baciate sporgendovi verso destra? Siete emotivi dal cuore caldo. Verso sinistra? Siete timidi e freddi. Baciate il vostro o la vostra partner tutte le mattine al risveglio? Vivrete più a lungo. Baciate spesso? Sarete più sani e più ricchi. Sembra uno scherzo, ma dietro queste profezie ci sono un paio di studi scientifici, riporta il quotidiano Independent di Londra.

Per cominciare, esistono diverse categorie di baci: quello “nell’aria”, che si avvicina alle guance ma non vi posa le labbra, limitandosi a produrre l’onomatopeico “smack” dei fumetti; c’è il bacio tra uomini, diventato più comune, incluso quello tra uomini politici (che nella Russia sovietica e nei paesi del blocco comunista era la norma: i baci tra Leonid Breznev e il leader tedesco orientale Honecker sono passati alla storia); c’è il bacio tra donne, talvolta erotico, come quello fra Madonna e Kate Moss per una causa di beneficenza; il bacio casto, il bacio sensuale, il bacio di riappacificazione, il bacio svogliato.

Ricercatori dello Stranmillis University College di Belfast ne hanno esaminati di ogni tipo, dai baci scambiati tra centinaia di volontari a quelli fra sconosciuti, concludendo che la maniera in cui ci si bacia è uno specchio della personalità e del carattere.

Per esempio, circa l’80 per cento della gente, uomini e donne, gira la testa verso destra quando si avvicina alla persona da baciare. Ebbene, secondo uno studio pubblicato dal giornale scientifico Lateral, ciò significa che sono più emotivi del restante 20 per cento, che bacia girando la testa verso sinistra. “Volgendo la testa a destra, l’individuo rivela la propria guancia sinistra, che è controllata dall’emisfero destro del cervello, quello in cui ha sede l’emotività”, spiega il dottor Julian Greenwood dell’università di Belfast.

Un altro recente studio sui baci, condotto da psicologi tedeschi, afferma che baciare fa bene alla salute e dispone positivamente ad affrontare problemi e difficoltà: coloro che baciano il proprio coniuge o partner ogni mattina vivono mediamente cinque anni più a lungo di coloro che non lo fanno; e chi bacia spesso avrebbe addirittura il beneficio di meno incidenti automobilistici, meno giornate di malattie sul lavoro, un salario più alto di chi non lo fa.

Gli scettici possono dubitare di distinzioni simili; e i romantici obiettare che è assurdo teorizzare su un atto tanto irrazionale e istintivo. La riprova che forse queste ricerche contengono un po’ di verità, tuttavia, è semplice: basta chiedere a due innamorati se, dopo un bacio, si sentono meglio. Aveva ragione Bogart: “A kiss is just a kiss”. Ma ciascuno è prezioso, speciale e unico in modo diverso.

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

Fonte: http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/bacio/bacio/bacio.html

Perché siete single?

20 marzo 2009

alice_by_drwormIn linea di massima esistono due tipi di single : quelli per scelta e quelli per necessità. Non è detto che gli appartenenti ai due gruppi abbiano sempre un’idea chiarissima riguardo alle proprie intenzioni, e senza dubbio c’è spesso un certo grado di ambiguità, ma di solito è possibile suddividere la maggior parte delle persone nella categoria dei “volontari” o degli “involontari”.

Potrebbe sembrare superfluo includere  i single volontari, perché dopotutto, sono stati loro a deciderlo: evidentemente sono piu felici così che in coppia. Eppure questo non è necessariamente vero, in quanto scegliere di stare da soli può esere (anche se non dovrebbero) un modo di chiamarsi fuori dal gioco. Aver fallito in una relazione può indurre a ritirarsi in se stessi e rifiutarsi di provare di nuovo.

Questo però non è un modo molto costruttivo di affrontare un problema. E? come dire: “siccome non posso avere una cosa, non la voglio”, e accontentarsi di un ripiego. Il problema di questo approccio è che non si possono rinnegare molto a lungo i propri bisogni senza subirne le conseguenze. E’ inutile fingere di aver rinunciato alle relazioni intime, che magari costituiscono invece un pensiero dominante.

Coloro che hanno vissuto una rottura traumatica assumono spesso un atteggiamento alla “volpe e l’uva”, salvo poi accorgersi che questo non li rende certo piu’ felici né riflette i loro reali sentimenti. Se vi costringete a essere single, prima o poi ne pagherete il prezzo. Avrete il cuore amareggiato e indurito e vi priverete del calore e dell’intimità offerti dalla compagnia di una persona che vi ama.

Questo non significa che non esistano autentici single volontari. Decidere di starsene soli per un periodo può essere una scelta attentamente ponderata: prendersi un po’ di tempo per se stessi e per capire cosa si vuole dalla vita. In simili casi è utilissimo stare da soli, per permettersi di riflettere sulle cose in maniera piu’ indipendente.

Per quanto possa essere un processo di una certa durata, di solito queste persone dopo un po’ tendono naturalmente ad aprirsi ad altri rapporti; in altri termini non sono single fanatici, ma al tempo stesso non sono nemmeno alla disperata ricerca di una relazione. Questo è ovviamente l’ideale: essere ugualmente felici sia da soli che con un partner.

Purtroppo la maggior parte dei single rientra nella categoria degli “involontari” che trovano difficile vivere da soli. Nello stesso modo in cui i tipi amareggiati alla “volpe e l’uva” usano il celibato come una difesa, i single involontari vedono i rapporti come un rifugio che permette loro di sfuggire i rischi di una vita per conto proprio.

Inutile dire che si tratta di un buon punto di partenza per costruire un rapporto, in quanto i “coppia-dipendenti” si limitano a usare il partner per evitare di prendersi la responsabilità della propria soddisfazione e del proprio benessere. Scaricano inveceil fardello sulle spalle del partner, che diventerà automaticamente il colpevole quando le cose andranno male.

Tratto da:  Single è positivo

Di Vera Peiffer

Conoscere se stessi per incontrare l’altro

25 febbraio 2009

23e2143b-15c7-46c2-b388-478c44125becLa relazione di coppia non possiede più le forme e le funzioni tradizionali, non ci si attende da essa stabilità e predeterminazione, ma caos, movimento, spontaneità.

Ci aspettiamo che la nostra relazione porti dei cambiamenti importanti nella nostra intera esistenza e che possa essere il mezzo per crescere come individui.  Ma per poter cogliere questa opportunità, curare le proprie ferite e divenire consapevoli dei giochi di potere che mettiamo in atto ripetitivamente nelle relazioni è necessario cominciare da se stessi.

Conoscere se stessi è imparare a comunicare con tutte le nostre parti.

Solo partendo da una comunicazione onesta e consapevole con noi stessi possiamo sperare di costruire relazioni consapevoli con gli altri. Molto spesso crediamo di avere “tutto sotto controllo” di conoscere chi siamo e cosa pensiamo, di riconoscere perfettamente tutte le nostre emozioni e di saper ”gestire”la nostra vita…invece siamo trascinati da correnti che ci portano dove desiderano senza neanche accorgercene, anzi legittimiamo questi percorsi come se fossero frutto di una nostra scelta consapevole.

Noi siamo esseri complessi e multidimensionali, siamo costituiti da un corpo, una mente, emozioni e spiritualità tra loro interdipendenti. Siamo inseriti in un contesto sociale multiforme.

Le parti di noi che non conosciamo o che non accettiamo e che nascondiamo dietro a maschere, devono essere indagate per potersi sentire veramente consapevoli.

Questo non significa che occorre svelare a tutti le nostre debolezze o le nostre parti più intime o vulnerabili, le maschere ci proteggono e ci aiutano nella vita, non potremmo pensare di restare incolumi se non le utilizzassimo, consapevolmente o in maniera automatica. Sono il frutto della nostra esperienza e della nostra cultura, si tratta di riconoscerne l’esistenza a noi stessi per poi decidere consapevolmente di toglierle di fronte al nostro partner. Questo ci permette di costruire una relazione ‘reale’, spontanea;

altrimenti corriamo il rischio di recitare per tutta la vita senza toccare mai la nostra vera essenza e l’essenza di chi ci sta accanto. Certo, può apparire pericoloso e può essere doloroso perché possono venire alla luce lati oscuri e ferite sanguinanti, ma è un rischio da correre: nascondersi per non soffrire chiude anche l’accesso al piacere e al contatto autentico.

In questo percorso di autoconsapevolezza sicuramente emergeranno le nostre ferite, le nostre paure ed i nostri bisogni e questo sarà una grande scoperta, perché confrontarsi con le proprie aspettative ed entrare in contatto con i nostri bisogni, permetterà di fare richieste adeguate al nostro partner e allo stesso tempo ci permetterà di sviluppare una forte empatia con lui/lei.

Inoltre, se ci sembra difficile comprendere l’esistenza delle nostre maschere, ci sembrerà ancora più difficile indagare quali sono le parti di noi che non conosciamo affatto! Ma fortunatamente oggi esistono professionisti che sostengono coloro che vogliono lavorare sulla propria autoconsapevolezza, vengono attivati seminari e corsi di formazione ed esistono riviste e libri utili.

Dovremmo imparare ad ascoltarci, rallentare il nostro attivismo incrementato dalla frenesia di questa società per riappropriarsi delle proprie sensazioni e dei propri spazi.

Seguendo questa strada non solo incontreremo l’altro, ma la relazione diverrà la nostra guida, fonte di insegnamenti, sviluppo e crescita personale.

di Angela Fortunato

Fonte: http://www.relazioniinarmonia.it

Italiane, single per scelta

24 febbraio 2009

girl_0Le 10 motivazioni per restare soli

Ci sono gli “sfortunati in amore”, quelli “troppo esigenti” e quelli “troppo stressati”, gli “estremamente timidi” e i “solitari”…in comune hanno una cosa però: sono tutti single. E il più delle volte per scelta. Il fenomeno, che molti sociologi definiscono la “rivoluzione culturale dei single” e che coinvolge donne e uomini, sembra in costante crescita. In Europa una famiglia su tre conta un solo componente.

Il tedesco Bild, che al tema ha dedicato un servizio, non ha dubbi, la condizione di single è ormai uno status tanto diffuso quanto quello della coppia. In Germania come in Italia.

E da un recente sondaggio ISPO per il Corriere della Sera si apprende che il 2006 è stato l’anno dei record di divorzi, tra le principali ragioni che portano a scegliere definitivamente lo statuto di single. Ma non il solo.

La sociologa e psicologa tedesca Lisa Fischbach identifica su Bild ben 10 identikit di single, tracciando dieci motivazioni che portano a scegliere o a subire la condizione di “singletudine”.

Al primo profilo appartengono “gli sfortunati”, quelli che non incontran mai la persona giusta e per i quali l’anima gemella ormai è diventata una chimera.

Ci sono poi “gli esigenti”, che hanno troppe aspettative nei confronti di un ipotetico partner e quindi non si accontentano e non sono mai soddisfatti di chi incontrano.

Gli stressati, troppo impegnati per andarsi a cercare un partner e i timidi, che non si azzardano neppure a cercarselo.

Per i solitari invece, con una vita sociale molto ridotta, che preferiscono starsene in casa piuttosto che uscire, è difficile persino incontrarlo un ipotetico partner.

I “troppo sicuri di sé” sono invece destinati alla solitudine perché “spaventano” con la loro arroganza e sicurezza.

I nostalgici non riescono a staccarsi dall’immagine del loro ex partner e rimangono impigliati nel passato senza riuscire a costruirsi un futuro.

E ci sono poi i “poveri” che credono siano i soldi a fare la differenza e siccome loro non ne hanno si considerano tagliati fuori dal giro.

Infine coloro che si sentono troppo “brutti” o poco attraenti per “rilanciarsi” sul mercato e i “convinti” per i quali la condizione di single è una scelta ben ponderata e giusta.

A questa ultima categoria appartengono soprattutto le donne italiane. Almeno stando ad un sondaggio del settimanale Grazia. Il 52% delle single italiane rinuncerebbe infatti, secondo i dati raccolti dall’istituto di ricerca triestino SWG, volontariamente alla vita di coppia e più della metà non vivrebbe neppure da sola preferendo stare ancora a casa con i genitori.

Il sesso? Ne fanno generalmente poco e una su cinque si astiene completamente dal farlo. Il 65% aspetta il principe azzurro ma non è disposta a fare sacrifici per un uomo, e proprio per questo una su tre preferirebbe avere un figlio da sola. Sono convinte della loro scelta, ma c’è solo una cosa che invidiano alle relazioni di coppia: l’amore. Tuttavia, anche se per scelta, la vita “solitaria” è vissuta praticamente come una fase transitoria ed è il 65% del campione ad affermarlo; di queste, inoltre, la stragrande maggioranza aspetta solo di trovare la persona giusta, l’unica talmente speciale per cui si potrebbe cambiare la propria vita. Chi invece è single “definitivamente” è perché ha trovato un equilibrio: tuttavia c’è anche una parte di queste donne che ritengono gli uomini “utili”, ma da frequentare solo di tanto in tanto.

Sembra che essere single sia una scelta di comodo per fuggire dalle responsabilità, e invece il 41% delle donne dice che la vita è molto più difficile per chi è da sola, proprio perché non si partecipa in due alla risoluzione dei problemi. La cosa che più le spaventa del vivere con un uomo è l’essere diversi, l’essere costretti a dover sempre mediare per trovare le soluzioni.

Cosa manca di più? Per l’84% è il poter condividere i momenti più belli della vita con la propria anima gemella, anche se forse prevale su questo la paura del compromesso e la conseguente limitazione di libertà. E sono due i motivi che essenzialmente creano invidia alle italiane solitarie: l’amore reciproco che c’è in una coppia e la condivisione di progetti comuni per il futuro. E quando la condizione di single pesa, nei momenti di tristezza il 52% si distrae coltivando un hobby e il 44%, invece, si consola con le amiche.

Fonte: http://www.tgcom.mediaset.it

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