Posts Tagged ‘rapporto di coppia’

Genitori separati e figli

30 marzo 2009

divorce-2La separazione sarà dolorosa ma è accettabile, ciò che è dannoso è essere oggetto di rivendicazione, restare invischiato in dinamiche inconsce.

Il numero dei divorzi è in aumento ed ormai la maggior parte di noi lo ha sperimentato in prima persona o condiviso con parenti o amici.

Perchè si verificano tanti divorzi?

Le persone oggi sono così fragili che alla prima difficoltà ricorrono all’avvocato?

I figli sono ” condannati” ad una vita sofferente per la separazione?

Cambiamenti sociali sono in atto ed è sotto gli occhi di tutti che la famiglia come istituzione incrollabile è in crisi. Situazioni di malessere e disagio ci sono da sempre, oggi non è più un tabù ascoltare i propri vissuti, non a caso è “il femminile”, la donna, che per secoli si è impegnata a mantenere l’equilibrio interno della famiglia, che oggi rompe spesso il legame matrimoniale.

Immaturità, delega, pigrizia psicologica, assenza di comunicazione, sono spesso alla base dei nostri problemi, che se non affrontati, possono condurre alla separazione, come soluzione di distanza, per porre fine ad un malessere che non sappiamo più gestire.

Separarsi significa distinguersi, farsi autonomo, individuo e soggetto: la separazione è tappa fondamentale nel processo di crescita del bambino, che si affranca dalle figure genitoriali, e il nostro distinguerci e nascere come soggetti ha sempre a che fare con un separarci dal collettivo, da una vecchia identità. Nella vita di coppia avviene una medesima dinamica.

Sappiamo bene che nel rapporto di coppia sono in gioco grosse proiezioni.

Da una fase di identità inconscia tipica dell’innamoramento in cui si è “una cosa sola”, arriva il momento critico, ma anche evolutivo, in cui iniziamo a percepire l’altro per quello che è, a percepirne le ombre. A parte casi in cui si insinuano patologie o dinamiche più complesse, accade che se non si coglie l’occasione di tornare a se stessi, la dinamica del rigetto psicologico e concreto dell’altro vincerà. Passare da un rapporto interdipendente e spesso simbiotico ad uno più intersoggettivo, accettando fasi alterne, vicinanze e distanze fisiologiche, sembra molto difficile, ma necessario. Farci consapevoli delle ombre in gioco nella relazione è la sola strada per non ripetere copioni infantili e affrancarci dalle dinamiche edipiche che intessono troppo spesso i nostri rapporti.

Un recente sogno di una donna separata provocatoriamente la sveglia:

Ella si reca da un meccanico, figura saggia , per aggiustare l’auto. Si accorge che in realtà sta portando ad aggiustare l’attuale compagno. Le viene detto che ” il problema non è lui ma in se stessa. Capita ancora che si sostituisca il partner, restando nella opposizione e facendo fuori l’altro, rifuggendo o rimandando un confronto con noi stessi. Diventa più complicato “uccidere” e disfarsi dell’altro ( ammesso che sia possibile) quando ci sono figli. La presenza dei figli ci richiama alla necessità di recuperare l’altro come persona e come genitore necessario al bambino. Paradossalmente la presenza dei figli in un processo di separazione può essere il motivo che ci inchioda a farci consapevoli. Tutti i bambini sono profondamente scossi e turbati dalla separazione. Non capiscono (loro ancora meno dei genitori) quello che succede, hanno una terribile paura di essere abbandonati e di essere loro la causa di ciò che accade. Non a caso rabbia, tristezza, regressioni, aggressioni e somatizzazioni varie si possono accompagnare a questo difficile evento. Gli adulti sono spesso sopraffatti dai loro vissuti dolorosi e contraddittori e hanno bisogno di aiuto psicologico per essere sostenuti. Scattano sentimenti di colpa e autopunizione del tipo” i miei bambini devono soffrire per le conseguenze dei miei errori?”. Tutto ciò rimanda alla necessità improrogabile di elaborare il più possibile ciò che accade.

I genitori covano rabbia durante il processo di separazione e si incolpano l’un l’altro per il divorzio, così amarezza, rifiuto, tradimento ed abbandono non li mette in grado di soffermarsi sui bisogni dei figli. Questi vissuti che sono inevitabili, possono essere superati. Molti invece, nonostante la separazione, non smettono di litigare, non possono chiudere il matrimonio definitivamente, rimangono emozionalmente legati, anche se il legame è doloroso.

Chiudere il matrimonio psicologicamente è molto più difficile che risolvere la causa in tribunale. Chiudere col passato significa anche accettare l’ambivalenza dei propri sentimenti. La separazione si lascia dietro sempre cose buone e cattive. Là dove la separazione emotiva non avviene, sorgono problemi nei figli, perchè l’attenzione alle reciproche ombre impedisce di trovare un accordo. Non è importante che un bambino provenga da una famiglia unita o da una famiglia divisa: i bambini possono trovarsi male in entrambi i tipi di famiglia. Ci può essere collaborazione, una buona educazione e attenzione alle regole in ogni tipo di famiglia. Le minacce, i litigi, le offese e le tensioni continue possono creare bambini infelici, insicuri, con problemi comportamentali anche in una famiglia “tradizionale.” La separazione sarà dolorosa ma è accettabile, ciò che è dannoso è essere oggetto di rivendicazione, restare invischiato in dinamiche inconsce.

Il tema “separazione” è scottante e attuale, poichè ci rimanda a legami rispetto alla famiglia di origine da prosciogliere: cordoni ombelicali invisibili sono attivi più spesso di quanto non vogliamo credere. Sono testimone di molte persone che proprio a partire dal divorzio, iniziano quel lento e faticoso ritiro delle proiezioni e pretese dal partner, scoprono per la prima volta di avere potere trasformativo sulla loro vita, riescono a percepire l’ex coniuge come persona, e uscendo dalla delega reciproca si scoprono padre e madre dei figli, confermando ancora che non sono gli eventi in sè a essere buoni o cattivi, ma il desiderio e la capacità di crescere attraverso ogni esperienza.

Simonetta Figuccia

Fonte: http://www.geagea.com/

Il benessere nella sessualità della coppia

29 marzo 2009

48146590fj7zx5Il sesso tra noi Occidentali assomiglia spesso ad una prova, ad una prestazione che, in quanto tale, richiede competitività con se stessi e con il partner. Sembra quasi che si verifichi un trasferimento della competitività dalla vita e dal lavoro alla sfera sessuale. Non a caso si parla di ”prestazioni” sessuali. L’obiettivo, che diventa però allo stesso tempo anche la nostra difficoltà, è quello di raggiungere un risultato: l’erezione, l’eiaculazione, l’orgasmo proprio e del partner…

Un’altra caratteristica che contraddistingue la nostra cultura è il diffondersi di un malsano Narcisismo, che va a scapito del rapporto di coppia. Non ci si riesce a imporre più un limite ed ecco allora che fitness, dieta e massaggi “corrompono” le nostre menti con il solo scopo di piacere agli altri….e a noi. Ecco allora il diffondersi di un “effetto Narciso”, come lo definisce la Dott.ssa G.Schelotto, psicoterapeuta della coppia, “da cui sono pervasi sia uomini che donne: entrambi i sessi, per motivi diversi, entrano in contemplazione del proprio corpo dedicando al fisico un’attenzione spasmodica, fine a se stessa e che li condanna a negarsi all’altro”. Aggiunge inoltre che “le donne sembrano aver modificato le proprie aspettative affermando di cercare nel fitness o nei viaggi gratificazioni che un tempo trovavano altrove”. Certo questo fa pensare tanto! “Se questa tendenza si dovesse affermare – avverte la studiosa – il sesso potrebbe smettere di essere il più potente mezzo di comunicazione fra uomini e donne.”

Nelle coppie il sesso assume diverse valenze e, spesso, di carattere non sessuale, ma di sonnifero, di antidepressivo, di risoluzione di litigi, di prova d’amore, di momento di rassicurazione e di possesso… Esistono, quindi, molte coppie che non sanno esprimere una sessualità piacevole. Il sesso per loro diventa un problema! E difficilmente porterà i due partners al piacere e…al raggiungimento del loro benessere psicofisico. Ma il sesso, invece, deve dare piacere, deve essere funzionale alla felicità della coppia! E ciò avverrà solo se si rispetteranno le sue caratteristiche di gioco, di comunicazione, di intimità. Di fatto la sessualità si prepara fuori dal letto, negli atteggiamenti della vita quotidiana. Ecco così che nascono e crescono siti interamente dedicati alle tematiche della sessualità e ai problemi della coppia, che trattano la questione in maniera seria e approfondita, dando consigli e sostegno. La Psicologia e la Sessuologia, scienze relativamente giovani, hanno avuto notevoli sviluppi negli ultimi anni. Molti disturbi o patologie possono essere curate con successo attraverso tecniche psicoterapiche convalidate da anni di studi e ricerche. Con la Psicologia del benessere, in particolare, ci si prefigge come scopo quello di sostenere l’individuo nel suo percorso di vita, agevolandolo nelle scelte a lui più congeniali; si promuove lo sviluppo delle condizioni interiori ed ambientali, favorevoli alla conquista di uno stato di serenità globale e duratura. Ovviamente non si può dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato a priori, emettendo così un giudizio, o meglio, un pregiudizio.

Il fattore più importante che deve essere presente è la consapevolezza. Bisogna scegliere consapevolmente assecondando le proprie motivazioni personali, senza implicazioni sociali o religiose. Bisogna sapere ciò si vuole e conoscere le loro conseguenze su diversi piani: emozionale, psicologico, sociale. La consapevolezza si impara con l’esperienza, anche se la conoscenza di certe dinamiche può essere di aiuto nella crescita personale. Quanti desideri che spesso abbiamo non li mettiamo in pratica per paura o “perché non si devono fare”. Stando fermi sulle proprie paure e sui propri pregiudizi non si potrà mai conoscere il mondo che ci circonda e quella realtà ancora più ampia che è la nostra dimensione interiore. Come si sa, si teme meno ciò di cui si conosce la natura: ed allora, Ascoltare, Comprendere, Interpretare le proprie emozioni, assume un significato fondamentale nel nostro cammino verso il benessere.

D’altra parte, anche nel rapporto sessuale c’è un interscambio di emozioni, energie che influiscono profondamente sul nostro inconscio, sul nostro comportamento, a seconda del tipo di energia che mettiamo in esso. Lo stimolo per il benessere sessuale della coppia può venire dalla nostra fantasia. Le fantasie sono spesso parte dell’universo più intimo di una persona e il pudore ci spinge a nasconderle. Non bisogna porre dei limiti alla vita a due, ma accettare le fantasie nostre e quelle del partner, per migliorare l’intesa sessuale della coppia. Non bisogna tenere nascosto completamente al partner i nostri desideri più segreti, ciò può generare senso di colpa o imbarazzo; né considerare la fantasia un tradimento della persona amata.

La repressione dei nostri giochi preferiti implica un peggioramento dell’intesa, quasi un blocco del piacere. Questo atteggiamento è da evitare. Il rapporto migliore con le proprie fantasie è accettarle e condividerle con il partner, quando questo sia possibile. Un buon equilibrio tra il nostro cervello e la vita sessuale porta ad un rapporto più bello e completo.

Purtroppo in questa era dei fast food stanno cambiando anche le modalità di amare: è l’epoca del “fast love”. Si consumano performance rapidissime, dai 3 ai 7 minuti, contro i 10-15 minuti della media, e nei posti più impensati, magari anche con il rischio di essere visti (camerini di prova dei negozi, nelle toilette di bar e ristoranti, nei bagni turchi, nelle palestre, negli uffici…).

A livello prettamente fisiologico, le ultime ricerche hanno scoperto che sarebbero gli ormoni contenuti nel seme maschile a migliorare l’umore, riducendo il rischio di depressione. Lo sostiene uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di New York. L’équipe, coordinata da Gallup, psicologo della State University di N.Y., ha misurato la ”soddisfazione femminile”, utilizzando una scala di valutazione della depressione su circa 300 newyorkesi. Le donne che avevano rapporti senza preservativo sono risultate le più felici, seguite da quelle con partner che usavano il profilattico saltuariamente e infine da quelle per il cui il condom era una regola. Le donne costrette a periodi di astinenza sono risultate maggiormente soggette a rischio depressione. Un risultato che i ricercatori spiegano così: ”lo sperma contiene diversi ormoni in grado di influire sull’umore, come testosterone, estrogeni e prolattina. Alcuni di questi rimangono nel sangue della donna per ore dopo il rapporto, aiutandola a vedere tutto rosa”. Attenzione però, avverte Gordon Gallup, questo non è un invito a fare sesso senza profilattico”.

Ma dopo tutto questo parlare, perché non ci domandiamo se siamo davvero felici? Perché non ci fermiamo ed ascoltiamo il nostro corpo…la nostra mente…. Riscopriamo l’importanza ed il valore dell’intimità, dell’ascolto dell’altro, della sessualità vera e propria! Spogliamoci dei pregiudizi sociali e morali e proviamo a distinguere tra sesso e sessualità: riscopriamo i sentimenti di amore, riscopriamo il desiderio! Soprattutto, ridiamo armonia alla relazione di coppia! Ridiamo vita ad una situazione intima in cui non ci sia l’ansia di ottenere un risultato, ma che sia rilassante.

Partiamo, quindi, dal cambiare il nostro agire mentale, riscoprendo la nostra interiorità! E perché no, proviamo a prendere spunto dall’oriente dove calma e meditazione rappresentano i punti cardini del loro pensiero! Concentriamoci su un approccio corporeo caldo e sensuale che porta allo stabilirsi dell’unità della coppia, così come avviene in quella che possiamo definire una filosofia: il “sesso tantrico”. Avvicinandosi ad esso emergono tutti gli errori commessi in un rapporto sessuale, insieme alle motivazioni psicologiche e culturali che ne sono alla base. Ma cosa si intende esattamente per Tantra e per sesso tantrico? Il Tantra è una corrente religiosa nata in India intorno al 400 a.C.

Il tantrismo vede l’estasi sessuale come metafora per la trascendenza religiosa, in quanto l’unione con un’altra persona è un modo di accendere la scintilla della natura-Buddha di un individuo. Quando si parla di sesso tantrico si fa riferimento all’orgasmo cosiddetto ”di valle”, caratterizzato paradossalmente dal fatto che capita di non arrivare all’orgasmo perché non se ne sente il bisogno anche se si può avere una normale eiaculazione. Bisogna lasciare andare le proprie sensazioni. Il meccanismo che si innesca è essenzialmente fisiologico e si collega ad una situazione psicologica preesistente di relax. Quando, infatti, si è tenuta la posizione per un periodo di almeno trentacinque minuti avviene una reazione fisica che fa sì che le onde cerebrali dei due amanti si sintonizzino su un livello comune e molto calmo. In altre parole una reazione fisiologica, un cambiamento fisico che avviene dentro il nostro corpo.

Non bisogna considerare l’esperienza tantrica come un qualcosa di mistico, ideale, mentale. Di che si tratta allora? Ebbene, quando una persona è attivamente impegnata a fare qualcosa ed è tesa, il cervello lavora su un ritmo di onde corte e veloci. In questo stato la capacità di percepire sensazioni piacevoli da parte del corpo è bassa perché la mente ha bisogno di molta energia, tolta al corpo e agli organi vitali. Se ci si rilassa il ritmo del lavoro cerebrale diventa più lento e le onde che lo contraddistinguono si allungano. In questo stato le energie consumate dalla mente sono pochissime e l’organismo può utilizzare tutte le forze disponibili per ottimizzarsi e curare eventuali disfunzioni. Nel caso di una coppia che prova l’esperienza del sesso tantrico le onde cerebrali non solo rallentano ma si sintonizzano sulla stessa ”lunghezza d’onda”. Insomma bisogna dare a sè stessi e al proprio corpo il tempo di sintonizzarsi con il partner.

Un’altra disciplina orientale che insegna a vivere meglio la nostra sessualità è lo “Yoga dell’Estasi”. Esso insegna a rafforzare i muscoli pelvici, garantendo prestazioni senz’altro migliori, con una migliore irrorazione di sangue delle zone genitali rendendole più sensibili e rendendo molto più elastica la regione lombare. L’effetto rilassante, che in generale dà questa disciplina, è necessario per calmare i ritmi sempre più convulsi e stressanti della nostra vita quotidiana. Lo Yoga dona pace e tranquillità rieducandoci con dolcezza a ritrovare dei ritmi più a misura d’uomo. Questa disciplina, proprio per queste sue caratteristiche, ci consente di riappropriarci del corpo e dell’anima.

Ma se da un lato la filosofia orientale ci porta a vivere pienamente le sensazioni e le emozioni, dall’altro non si può sottovalutare il valore e l’impatto sessuale che il cibo ha su mente e corpo. Il cibo è un tranquillante naturale, produce endorfine, ci calma e ci distende. Non mangiando diventiamo suscettibili, nervosi e meno disposti ad abbandonarci al piacere. Cala il desiderio e le energie si riducono. Agli italiani bisogna riconoscere, infatti, il merito di assegnare al cibo un importante valore tanto da diventare una potente arma di seduzione!

Dott. Luigi Mastronardi (psicologo e psicoterapeuta; docente nel Corso di Perfezionamento in Psicoimmunologia nella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” di Roma)

Fonte: www.vivailfitness.it/sess_bene.htm

Amicizia

13 febbraio 2009

amicizia31Con amicizia si indica un sentimento di affetto vivo e reciproco tra due o più persone dello stesso o di differente sesso, ma anche tra esseri umani ed esseri appartenenti al mondo degli animali.

Insieme all’amore, è uno degli stati emozionali fondanti della vita sociale. In quasi tutte le culture, l’amicizia viene intesa e percepita come un rapporto alla pari, basato sul rispetto, la stima, e la disponibilità reciproca, che non pone vincoli specifici sulla libertà di comportamento delle persone coinvolte.

Il tema dell’amicizia è al centro di innumerevoli opere dell’arte e dell’ingegno; fu trattato già da Aristotele e Cicerone ed è oggetto di canzoni e testi letterari,  opere filmiche e via dicendo.

In genere, si distinguono diversi gradi di amicizia, dall’amicizia causale legata a una simpatia che emerge fortuitamente in una certa circostanza magari in modo temporaneo, all’amicizia cosiddetta intima, ovvero associata a un rapporto continuativo nel tempo fra persone che arrivano a stabilire un grado di confidenza reciproca paragonabile a quella tipica del rapporto di coppia.

Etimologia

L’etimologia non deve trarre in inganno pensando al verbo latino “amicio” che significa tra l’altro vestire, indossare, bensì bisogna notare che nella parola amico c’è la radice del verbo latino amo(as,avi,atum,are) che significa amare.

Storia

L’amicizia è stata considerata in ogni epoca una delle esperienze umane fondamentali, ed è stata santificata da tutte le religioni Ad esempio i Greci portavano come esempio di amicizia portata alle estreme conseguenze quella fra Oreste e Pilade.

In tutte le cosiddette Religioni abramitiche ricorre il racconto di Davide e Gionata. Tuttavia è impossibile parlare di amicizia nel mondo greco senza fare riferimento al simposio. Per gli antichi romani, popolo, almeno alle origini, molto pratico e poco portato a enfatizzare i sentimenti umani, equivaleva alla “sodalitas”, cioè alla solidarietà fra gruppi di individui – detti “sodales” – accomunati da uno stesso scopo pratico da raggiungere, come ad esempio i legionari impegnati nelle campagne di conquista.

Aristotele distingue tre tipi di amicizia:

  • amicizia basata sul piacere;
  • amicizia basata sull’interesse;
  • amicizia basata sulla bontà.

L’amicizia nello sviluppo dell’individuo

« Un amico è una persona con cui posso essere sincero: in sua presenza posso pensare ad alta voce. »
(Ralph Waldo Emerson)

Nel divenire dello sviluppo dell’emotività individuale, le amicizie vengono dopo il rapporto con i genitori e prima dei legami di coppia che si stabiliscono alla soglia della maturità. Nel periodo che intercorre fra la fine dell’infanzia e l’inizio dell’età adulta, gli amici sono spesso la componente più importante della vita emotiva dell’adolescente, e spesso raggiungono un livello di intensità mai più eguagliato in seguito. Queste amicizie si stabiliscono il più delle volte, ma non necessariamente, con individui dello stesso sesso ed età.

Le prime forme d’amicizia si possono avere anche nei primi anni di vita quando i bambini condividono gli stessi giochi e le stesse esperienze ludiche e di crescita. I bimbi piccoli incontrano i loro coetanei all’interno del nido e con loro instaurano delle semplici relazioni che ancora non si possono definire amicizia. Due bambini che giocano insieme entrano in relazione e si conoscono a vicenda.

Con l’ingresso nella scuola materna, i bambini imparano le abilità fondamentali che servono per lo sviluppo e la nascita delle nuove amicizie. Negli anni della scuola materna preferiscono stare insieme ad alcuni bambini rispetto ad altri e nelle sezioni nascono anche i primi gruppi di amici.

Ma le amicizie che sono destinate a durare più a lungo e a rimanere impresse nella memoria di ogni bambino, sono quelle che nascono tra i banchi di scuola. Nella scuola elementare i bambini trascorrono molte ore con i loro compagni e cercano punti di riferimento all’interno della classe.

Solitamente il punto di riferimento è un compagno dello stesso sesso, ma può anche accadere che nascano amicizie tra coetanei di sesso differente. Le amicizie alla fine della scuola elementare sono ormai consolidate e solitamente destinate a cambiare con l’ingresso nella scuola media. I bambini instaurano amicizie con i coetanei o con altri bimbi di età differente anche in altri luoghi come nei parchi o nelle ludoteche.

Varianti culturali

« Gli uomini chiamano amicizia una società di interessi, uno scambio d’aiuti, un commercio insomma,in cui l’amor proprio spera di potere guadagnare qualche cosa »
(La Rochefoucauld)

Come si diceva un gruppo di amici consiste di due o più persone gratificate a stare insieme da sentimenti di cameratismo, esclusività e reciproco interesse. Ci sono varie “gradazioni” e “sfumature” nel modi di intendere questo sentimento, tanto che, nelle varie culture, ci sono da sempre stati diversi modi di intendere e manifestare l’amicizia.

Russia

In Russia è usanza accordare a pochissime persone la qualifica di amico, ma quello che viene perso in quantità viene più che recuperato in intensità. Solo fra amici ci si chiama per nome (o col diminutivo) mentre fra semplici “conoscenti” ci si chiama usando il nome completo, a cui si aggiunge anche il patronimico.

Gli amici possono essere colleghi di lavoro da lungo tempo, vicini con cui si scambiano visite o inviti a pranzo, ecc. Il contatto fisico fra amici è considerato cosa del tutto normale anche fra persone dello stesso sesso, che si abbracciano, si baciano e camminano in pubblico a braccetto o mano nella mano, senza il minimo imbarazzo o connotazione di tipo sessuale.

Secondo uno scritto di Oleg Kharkhordin sulle implicazioni politiche dell’amicizia, ai tempi del regime stalinista le amicizie erano viste con un certo sospetto, in quanto la fedeltà fra amici poteva essere in contrasto con la fedeltà al Partito. “Per definizione un amico è una persona che non ti abbandona nemmeno quando è direttamente minacciata, una persona a cui si possono fare tranquillamente confidenze di ogni tipo, una persona che non ti tradirà mai, nemmeno se messa sotto pressione“. In un certo senso l’amicizia divenne l’ultimo valore-baluardo del dissenso politico in Uninione Sovietica. Centro di strategie internazionali.”

Asia

Anche in Medio Oriente ed Asia Centrale l’amicizia fra maschi, sebbene meno stretta che in Russia, tende ad essere particolarmente intima, e si accompagna con una grande quantità di effusioni fisiche di natura non sessuale, tenersi per mano, ecc.

Paesi occidentali

In Occidente i contatti fisici intimi hanno assunto nell’ultimo secolo una connotazione decisamente “sessuale”, e praticarli fra amici è considerato un tabù, soprattutto fra maschi. Tuttavia un modo appena accennato, quasi “rituale”, di abbracciarsi e baciarsi può essere accettato, anche se solo in determinati contesti.
Fanno eccezione i bambini, la cui amicizia può tradursi in manifestazioni di stretta intimità, che vengono soppresse successivamente per uniformarsi alle convenzioni sociali.

Amicizie non fra persone

Sebbene nell’accezione originaria il termine indichi l’amicizia fra individui, viene a volte usato anche nel contesto delle relazioni politiche per indicare una particolare condizione delle relazioni fra stati o popoli  (si veda l’amicizia “franco-tedesca”) legati da affinità e comuni interessi.

A questo riguardo vale citare una celebre affermazione dello statista inglese Benjamin Disraeli che ebbe a dire: “Le nazioni non hanno mai amici stabili e nemmeno nemici stabili. Solo interessi permanenti.

Fonte: “www.wikipedia.it”

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