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	<title>Sto Bene Con Tutti &#187; rapporto</title>
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		<title>Gelosia d’estate, vincerla si può!</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 05:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In estate la gelosia viene più facilmente a galla e mina la coppia: ecco come utilizzare al meglio le “energie” che fa esplodere La gelosia in vacanza È facile, in questa stagione dell’anno più di altre, che la gelosia venga a galla. Aumentano i momenti di svago e le uscite in libertà con gli amici. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/06/Gelosia1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3386" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Gelosia: d'estate vincerla si può" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/06/Gelosia1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>In estate la gelosia viene più facilmente a galla e mina la <strong>coppia</strong>: ecco come utilizzare al meglio le “energie” che fa esplodere</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La gelosia in vacanza</span></h3>
<p style="text-align: justify;">È facile, in questa stagione dell’anno più di altre, che la gelosia venga a galla. Aumentano i momenti di svago e le uscite in libertà con gli amici. Il sole, il mare e i corpi spogliati inducono  comportamenti più libertini, cadono i freni inibitori e ci si lascia andare di più. Durante queste settimane di vacanza il sospetto nei confronti del partner sale alle stelle, col risultato che si rischia di rovinare quello che potrebbe essere il periodo più sereno dell’anno.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Gelosia: quella “buona” ti riaccende</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Ci sono però modi diversi di vivere la gelosia. Uno è quello che ci fa sentire costantemente minacciati per la paura che un terzo s&#8217;inserisca nella relazione. In questo caso la gelosia diventa la vera protagonista della relazione. È tipico di persone fragili, insicure e con poca stima di sé. A volte invece<strong> l’emergere di questo sentimento può diventare un vero e proprio motore che rivitalizza il rapporto di coppia.</strong> Rimescola i punti fermi e rende l’altro nuovamente interessante e appetibile agli occhi di chi dava tutto per scontato. La gelosia ci rimette in gioco per riconquistare di nuovo chi si teme di perdere, quindi permette di “osare” approcci in precedenza non considerati. In queste situazioni la gelosia è nutrimento per una nuova vitalità, il miglior “collante” per la coppia in crisi.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Scopri qui se la tua gelosia è quella giusta</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Sono tre gli aspetti che ci fanno capire se l’energia suscitata dentro di noi dalla gelosia non si è fissata in un&#8217;ossessione, ma si è trasformata in un potente stimolo energetico.<br />
Osserviamoci e annotiamo mentalmente i nostri atteggiamenti verso l&#8217;altro.<br />
- <strong>Il desiderio di averlo accanto</strong>, di essere ammirati e desiderati da lui/lei non rende inutili le ore trascorse in sua assenza, ma le riempie di sprint, di voglia di realizzarci, di sentirci bene in ogni situazione?<br />
- <strong>La paura di non piacergli più fisicamente</strong> diventa lo spunto per occuparci del nostro aspetto fisico e per provare ogni giorno ad inventarsi un motivo nuovo per suscitare erotismo?<br />
- Ci sentiamo grintosi, con un sano pizzico di aggressività che ci guida in ogni situazione?<br />
Se la risposta a queste domande è “sì” possiamo stare tranquilli: la nostra gelosia è de tutto sana e nella norma.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Sei geloso? Ecco come usare questa “energia” al meglio</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Sei in preda a un attacco di gelosia? Ecco un esercizio per uscire indenni  dalla “situazione tipo” più a rischio.</p>
<p style="text-align: justify;">-  Lui se la mangia con gli occhi e lei sorride, civetta, incurante di te che guardi impotente la scena rodendoti dentro. Ovvio, a casa poi si faranno i conti&#8230; Ma mentre sei lì e osservi, invece di meditare vendetta per tutta la serata, prova a fare un “viraggio emotivo”: scivolare dalla gelosia alla tenerezza.<br />
-<strong> Osserva il partner con l’occhio dello spettatore</strong>, impegnati a non lasciarti condizionare dalla gelosia, che te lo fa apparire indelicato, superficiale o provocatore e guardalo come se lo vedessi per la prima volta: il viso, lo sguardo, le mani, ecc.<br />
- Separa la sua immagine dal contesto in cui siete e fissa la tua attenzione su ogni particolare del suo viso e del suo corpo: sono gli occhi che ami, la bocca che baci, le mani che ti carezzano e che stringi. Pesca dalla memoria le “istantanee” più recenti dei vostri momenti di intimità e lascia che la tenerezza si sostituisca alla gelosia, dolcemente.<br />
• <strong>Ti accorgerai che gelosia e tenerezza</strong>, per quanto lontane possano apparire, occupano invece lo stesso territorio emotivo: virare dall&#8217;una all&#8217;altra è più facile del previsto.<br />
• Il risultato? Sospetti e ossessività, che fanno irritare il partner e vi allontanano reciprocamente, lasciano il posto a <strong>dolcezza e ironia</strong>. Le armi migliori per riconquistarlo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Gelosia: in estate vincerla si può" href="http://www.riza.it" target="_blank">http://www.riza.it</a></p>
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		<title>Gelosia</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 05:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cos’è la gelosia? Da un punto di vista etimologico, il termine proviene dal latino &#8220;zelus&#8221; e significa zelo, cura scrupolosa. Per le nostre nonne le gelosie erano i battenti delle finestre che avevano  ovviamente  il compito di proteggerle da sguardi indiscreti. Nell&#8217;accezione più comune la gelosia è però uno stato emotivo determinato dal timore, fondato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/03/Gelosia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3091" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Gelosia" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2010/03/Gelosia-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Cos’è la gelosia?</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Da un punto di vista etimologico, il termine proviene dal latino &#8220;zelus&#8221; e significa zelo, cura scrupolosa. Per le nostre nonne le gelosie erano i battenti delle finestre che avevano  ovviamente  il compito di proteggerle da sguardi indiscreti.<br />
Nell&#8217;accezione più comune la <strong>gelosia</strong> è però <strong>uno stato emotivo</strong> determinato dal timore, fondato o meno, di perdere la persona amata e caratterizzato dalla paura e dal sospetto che questa rivolga altrove il suo interesse, con la conseguenza che si sviluppino odio e aggressività nei confronti del rivale vero o presunto.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia non è un fenomeno “anormale”, né tanto meno una malattia, ma può diventarlo. Per alcuni è un fastidio, una sottile sensazione di disagio, per altri un’ossessione. A volte è un bisogno, una dipendenza.<br />
Nella nostra cultura, la gelosia, al di là della sua connotazione negativa, è approvata, in quanto pare garantire la presenza di affetti legittimi, primo fra tutti l’amore: chi ama davvero deve essere geloso!</p>
<p style="text-align: justify;">Ritroviamo il “dramma della gelosia” in letteratura, in musica, nel cinema, nelle arti figurative, addirittura nella giurisprudenza che sembra giustificarla e compatirla attribuendo un significato “onorevole” ai suoi delitti.<br />
Esistono comunque diversi livelli di gelosia:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Il desiderio di tenere a sé la persona amata<br />
2. La gelosia che porta a continue verifiche sulla vita del partner<br />
3. La gelosia ossessiva:  proiezione della propria infedeltà o insicurezza sull’altro.<br />
4. La gelosia delirante</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Psicologia e gelosia</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Sigmund Freud, distingue tre diverse forme di gelosia, la cui caratteristica comune è l’ambivalenza, la contemporanea presenza cioè, di sentimenti di amore ed aggressività rivolti verso la stessa persona:</p>
<p style="text-align: justify;">1.  <strong> La GELOSIA COMPETITIVA o NORMALE</strong>, essenzialmente composta da dolore, afflizione, provocati dalla convinzione di aver perduto 1’oggetto d’amore, da sentimenti ostili verso il più fortunato rivale, da una dose più o meno grande di autocritica che tende ad attribuire a se stesso la responsabilità della perdita amorosa. Infine da sentimenti ostili verso il rivale e da una dose più o meno grande di autocritica.</p>
<p style="text-align: justify;">2.    <strong>La GELOSIA PROIETTIVA</strong>, che deriva, sia nell’uomo che nella donna, dall’infedeltà che essi stessi hanno attuato nella vita o da spinte verso l’infedeltà che sono state rimosse. La fedeltà, nei rapporti di coppia può essere mantenuta solo a patto di resistere a continue tentazioni. Colui che avverte in sé 1’esistenza di queste tentazioni attuerà un meccanismo inconscio per alleviare il proprio disagio: proietterà sull’altro le proprie tendenze all’infedeltà.</p>
<p style="text-align: justify;">3.   <strong> La GELOSIA DELIRANTE</strong>, caratterizzata dalla convinzione, di solito priva di fondamento reale, dell’infedeltà del proprio partner, e da conseguenti reazioni comportamentali nei confronti di quest’ultimo e dei suoi presunti amanti. Manifestazione caratteristica di questo tipo di gelosia è l’affannosa ricerca di indizi che provino l’infedeltà. Anche il delirio di gelosia per Freud è determinata da tendenze all’infedeltà che sono state rimosse ma gli oggetti di queste fantasie sono dello stesso sesso del soggetto. La gelosia delirante corrisponde ad una forma di omosessualità che da latente comincia a cercare la sua strada. Come tentativo di difesa contro un impulso omosessuale troppo forte essa può essere descritta mediante la formula: “Non sono io che lo amo è Lei che lo ama”.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La gelosia patologica</span></h3>
<p style="text-align: justify;">La gelosia di per sé, non è patologica, ma può diventarlo, se espressa e percepita nella sua forma più estrema, trasformandosi in gelosia ossessiva o delirante. Il delirio di gelosia, come riportato dal DSM IV TR, consiste nella convinzione di essere traditi dal proprio partner distinguendosi in tal modo dalla gelosia caratterizzata dal timore di tradimento, ma non dalla certezza che esso si sia consumato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello specifico, la gelosia patologica è uno dei sottotipi del Disturbo Delirante riportati dal DSM–IV-TR. Tale sottotipo si applica quando il tema centrale del <strong>delirio della persona è la convinzione che il proprio coniuge o amante sia infedele</strong>; convinzione che non si basa su un motivo accertato, ma su deduzioni non corrette, supportate da piccoli indizi interpretati come prove evidenti, allo scopo di giustificare il delirio. Di solito, il soggetto con il delirio cerca il confronto con il partner, e tenta di intervenire contro l’infedeltà immaginaria , ricorrendo a diverse strategie; ad esempio limitando l’autonomia del partner, seguendolo e pedinandolo, investigando sul presunto amante, fino ad arrivare nei casi estremi ad attaccare fisicamente il proprio partner, sfociando in alcuni casi nel cosiddetto “delitto passionale”, di cui la gelosia sembra essere la causa più frequente.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"> Personalità del partner geloso</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Il senso di proprietà, il bisogno di controllare, la paura dell’abbandono sono le principali caratteristiche della gelosia. A molti queste caratteristiche sono state trasmesse in famiglia.<br />
La madre è gelosa del figlio dal momento del parto; il figlio, nascendo, non sarà più solo suo. Il padre, allo stesso tempo, vede nel figlio il tradimento della moglie. Si sente abbandonato, messo da parte, in quanto tutte le attenzioni sono rivolte al nuovo arrivato.<br />
Il bisogno che spesso sottende la gelosia è un <strong>bisogno di esclusività;</strong> il bisogno di un legame che ci faccia sentire importanti perché unici, un legame senza cui l’altro non potrebbe vivere. In questo caso non importa se 1’intruso provochi una effettiva riduzione del tempo, dell’affettività, dell’amore: ogni intrusione in sé rappresenta una effettiva limitazione nel rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo si vede nelle relazioni in cui un partner, spesso per senso di colpa, ricopre 1’altro di regali e attenzioni pur coltivando un legame con una terza persona. Anche nel caso in cui l’ammontare complessivo delle risorse affettive venga distribuito in maniera da accontentare tutti, la perdita dell’esclusività sarà ritenuta comunque di importanza capitale.<br />
Il discorso sulla esclusività non ci porta molto lontano da quello sulla proprietà, la possessività, 1’attaccamento. Usiamo la proprietà per soddisfare i nostri bisogni.</p>
<p style="text-align: justify;">La proprietà è anche alla base dell’orgoglio e della vanità: siamo orgogliosi di ciò che effettivamente ci appartiene, siamo vanitosi per il semplice fatto di possedere qualcosa. A rendere tanto precario il possesso di una persona è il fatto che la persona che crediamo di possedere ha il potere di andare via, di abbandonarci, di lasciarci, di decidere di appartenere a qualcun altro, o semplicemente di decidere.</p>
<p style="text-align: justify;">Caratteristica di base del soggetto geloso è il <strong>bisogno di controllare</strong>. Esistono due aspetti del controllo. Il primo riguarda le persone che, anche in condizioni di stabilità e al di fuori di una situazione di pericolo incombente hanno bisogno di conservare la supremazia e un rigoroso <strong>controllo sulla loro relazione</strong>. Tali soggetti tendono a reagire vivacemente nei confronti di ogni intrusione che ne minacci il controllo. L’altro aspetto del controllo riguarda la reazione nei confronti di una minaccia attuale. Alle volte è proprio il partner minacciato ad assumere per primo l’iniziativa (pur di controllare la situazione) e spingere l’altro al tradimento (“tanto prima o poi mi tradirà”).</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Gelosia e aggressività</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Spesso, purtroppo, la gelosia degenera in <strong>emozioni</strong> ancora più negative come la rabbia, l’ira. Per gelosia si uccide, non dimentichiamo il delitto d’onore o il delitto passionale. Secondo alcuni autori quando aumenta a dismisura l’intensità di un “attacco” di gelosia si compiono azioni disdicevoli poiché si perde il controllo. Non il controllo di sé, ma quello dell’altro, della relazione, della situazione. L&#8217;<strong>aggressività</strong> è una delle reazioni possibili allo scatenarsi della gelosia. Il partner geloso può aggredire il compagno/a nel tentativo di difendere qualcosa su cui sente di stare perdendo il controllo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aggressione può manifestarsi in tanti modi, anche nascondendo la gelosia stessa attraverso litigi che sembrano insignificanti, ma che si trasformano in potenti bombe&#8230;. Con l&#8217;aggressione si cerca, consciamente o meno, di far sentire in colpa il partner per poterlo manipolare e riportare sui binari che vorremmo. In realtà il partner potrebbe reagire in modo completamente diverso, ad esempio potrebbe allontanarsi oppure potrebbe accadere che si stabilisca nella coppia un circolo vizioso in cui il litigio si perpetua, e diventa il fulcro intorno a cui si organizza il rapporto.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Gelosia" href="http://www.feritedamore.it">http://www.feritedamore.it</a></p>
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		<title>Crescere insieme nei rapporti di coppia</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 05:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pomodorozen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei problemi delle coppie in crisi è la ferma convinzione che le cose non possano migliorare. Questa convinzione porta con sé una sensazione di impotenza e impedisce di mettere in atto delle strategie di cambiamento volte a ritrovare il benessere nella coppia. E&#8217; stato invece osservato che basta che uno solo dei due cominci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2937" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Crescere insieme nel rapporto di coppia" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/11/couple_12-300x197.jpg" alt="Crescere insieme nel rapporto di coppia" width="300" height="197" />Uno dei problemi delle <strong>coppie</strong> in crisi è la ferma convinzione che le cose non possano migliorare. Questa convinzione porta con sé una sensazione di impotenza e impedisce di mettere in atto delle strategie di <strong>cambiamento</strong> volte a ritrovare il <strong>benessere </strong>nella coppia. E&#8217; stato invece osservato che basta che uno solo dei due cominci ad effettuare qualche cambiamento in meglio perché il <strong>rapporto</strong> ne tragga giovamento; inoltre, il cambiamento di uno dei due partner provoca dei cambiamenti anche nell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo non è facile iniziare il cambiamento. Quello che può succedere quando si prende in considerazione l&#8217;idea di cambiare è che ci troviamo di fronte ad <strong>atteggiamenti</strong> <strong>mentali</strong> o opinioni radicate che indeboliscono la motivazione. Raramente queste opinioni risultano valide. Vediamo, quindi, quali sono le più frequenti e quale può essere il modo per affrontarle:</p>
<p style="text-align: justify;">* &#8220;Il mio partner è incapace di cambiare&#8221;. Questa asserzione è praticamente sempre sbagliata. Non esistono persone incapaci di cambiare. Il nostro sistema nervoso centrale è organizzato in maniera tale da spingerci all&#8217;apprendimento di modi di vedere e strategie sempre nuovi e migliori. I nuovi schemi di <strong>pensiero</strong> o modelli di comportamento che aumentano il piacere e diminuiscono la sofferenza sono destinati a soppiantare quelli vecchi. Quindi, se nell&#8217;ambito del rapporto di coppia si riescono a sperimentare modi di vedersi e di comportarsi più soddisfacenti dei precedenti, ci ritroveremo quasi automaticamente ad utilizzare queste nuove modalità che ci arrecano maggior piacere.</p>
<p style="text-align: justify;">* &#8220;Non c&#8217;è nulla che possa modificare il nostro rapporto&#8221;. Questa è un&#8217;affermazione forte e, come tutte le affermazioni che contengono termini tipo &#8216;tutto&#8217; o &#8216;nulla&#8217; va verificata. Cominciamo con il mettere a fuoco quali sono i problemi specifici del nostro rapporto. Creiamo un elenco di questi problemi ponendoli in ordine di difficoltà crescente. Cominciamo quindi da quello che ci sembra più facile da affrontare, sforziamoci consapevolmente di applicare delle strategie mirate alla risoluzione del problema e osserviamo i risultati. Di solito se si è motivati e si comincia con un problema di facile soluzione i risultati sono positivi. E questo può indurre un pizzico di ottimismo in noi e nel nostro partner, motivarci ad andare avanti e affrontare problemi sempre più complessi.</p>
<p style="text-align: justify;">* &#8220;Le cose non faranno che peggiorare&#8221;. Il timore di essere nuovamente feriti, può renderci pessimisti e riluttanti a coinvolgerci di nuovo nella relazione (&#8220;Se le mie speranze si ridestassero, finirei con il soffrire ancora&#8221;, &#8221; Meglio non aspettarsi più niente&#8221;). Questo atteggiamento di ritiro è senz&#8217;altro comprensibile, ma non è indispensabile. Esistono sempre delle ragioni per cui vale la pena di lasciarsi nuovamente <strong>coinvolgere</strong>. Anche solo per un momento, allontaniamo da noi la cappa di pessimismo e di timore e volgiamo l&#8217;attenzione a queste ragioni: cerchiamo di prestare attenzione agli aspetti positivi del nostro rapporto. Ci renderemo conto che sono più di quanto immaginiamo, anche se col tempo abbiamo finito col darli per scontati e non notarli più.</p>
<p style="text-align: justify;">* &#8220;Se abbiamo bisogno di occuparci del nostro rapporto c&#8217;è qualcosa che non va&#8221;. <strong>Innamorarsi</strong> è facile, ma per sviluppare e consolidare un rapporto occorrono <strong>riflessione </strong>e <strong>impegno</strong>. Due partner iniziano la vita in comune con modi di vivere, abitudini e atteggiamenti che possono essere molto diversi. E&#8217; necessario impegnarsi per sviluppare capacità di adattamento reciproco, per imparare a comporre le divergenze e trovare l&#8217;<strong>armonia</strong> nel rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">* &#8220;Ormai il danno è troppo grande&#8221;. Questa affermazione va valutata realisticamente. Fino a quando non avremo tentato qualche rimedio essenziale, non possiamo avere la certezza che il nostro rapporto sia arrivato ad un punto di rottura irreparabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta riconosciute e affrontate queste opinioni disfattiste vediamo cosa possiamo concretamente fare per migliorare il nostro rapporto di coppia:</p>
<p style="text-align: justify;">- Consideriamo gli aspetti piacevoli del rapporto. Quando una coppia attraversa un periodo difficile entrambi i partner sembrano provare una sorta di &#8216;amnesia&#8217; rispetto a ciò che ciascuno ama nell&#8217;altro. I pregiudizi negativi ci possono impedire di vedere ciò che nella coppia sta funzionando bene e ciò che apprezziamo nel partner.<br />
Mark Kane Goldstein, psicologo dell&#8217;Università della Forida ha ideato un metodo semplice ma molto efficace per aiutare le coppie in crisi a concentrarsi di nuovo sugli aspetti positivi del rapporto. Chiede ad entrambi i coniugi di registrare graficamente, su una carta millimetrata, tutte le azioni piacevoli del partner, attribuendo loro un punteggio da 1 a 10 a seconda della soddisfazione che hanno provocato.<br />
Goldstein ha notato un miglioramento del rapporto nel 70% delle coppie che avevamo usato tale metodo. Un altro metodo consiste nell&#8217;invitare entrambi i partner (o anche uno solo dei due) ad attaccare degli adesivi in posti non visibili degli abiti dell&#8217;altro e staccarne uno ogni volta che il partner fa un gesto cortese nei propri confronti. Di solito alla fine della giornata sono stati staccati tutti&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">- Cerchiamo di intuire i bisogni reciproci e di soddisfarli. E&#8217; incredibile quanto un rapporto possa migliorare con questo accorgimento. Si instaura una sorta di circolo &#8220;virtuoso&#8221;, per cui il partner che nota il comportamento dell&#8217;altro volto a dargli piacere a sua volta si sente più bendisposto nei suoi confronti e si sforza di intuire e fare ciò che può dargli piacere o sollievo.</p>
<p style="text-align: justify;">- Forniamo informazioni precise per guidare la condotta dell&#8217;altro. Cerchiamo di far capire al nostro partner cosa desideriamo quando usiamo termini astratti quali gentilezza,<strong> comprensione</strong>, <strong>amore</strong> etc.<br />
Se gli forniamo informazioni più precise possiamo guidare la sua condotta. Tali informazioni vanno fornite nel modo più franco e diretto, senza sarcasmi, accuse o insinuazioni. Può darsi che per &#8216;<strong>gentilezza</strong>&#8216; intendiamo che si offra di fare delle telefonate per noi, ma non è detto che il partner debba per forza saperlo. Non dimentichiamo, infine, di &#8216;ricompensare&#8217; in qualche modo ogni comportamento corretto dell&#8217;altro (con un cenno di apprezzamento, o un bacio, ad es.); in questo modo aumenteremo la probabilità che tale comportamento si ripeta.</p>
<p style="text-align: justify;">- Manifestiamo <strong>affetto</strong>, sollecitudine, calore. Non diamo niente per scontato. Facciamo sentire al pater che ciò che facciamo per lui non è un &#8220;dovere&#8221;, bensì è frutto dell&#8217;impegno e del sentimento.</p>
<p style="text-align: justify;">- Accettiamo il nostro partner. Il che non significa diventare &#8220;ciechi&#8221; rispetto ai difetti dell&#8217;altro, quanto pensare che si può lavorare insieme per <strong>migliorare</strong>. L&#8217;ergersi a giudice del nostro compagno non ha altro effetto che farlo mettere sulla difensiva, rendergli difficile il lasciarsi andare e fidarsi di noi.</p>
<p style="text-align: justify;">- Siamo sensibili ed empatici. L&#8217;attenzione e la partecipazione empatica ai timori e alle difficoltà del partner è essenziale per ridurre sofferenze inutili. Se la sensibilità non è una nostra dote naturale possiamo coltivarla. Se ci sembra che il nostro partner reagisca in maniera eccessiva a determinati nostri comportamenti, anziché criticarlo e mantenerci sulla difensiva, cerchiamo di fermarci a considerare quale potrebbe essere il problema sotteso al suo <strong>atteggiamento.</strong><br />
Proviamo ad esaminare con molto tatto, insieme a lui, quali potrebbero essere i suoi timori o le sue preoccupazioni segrete. Resistiamo alla tentazione di attribuire ogni sua reazione esagerata a qualche sgradevole tratto del carattere e cerchiamo di vederla come il segnale di una vulnerabilità nascosta.</p>
<p style="text-align: justify;">- Usiamo comprensione. Cerchiamo di vedere le cose con gli occhi del <strong>partner</strong>, non solo con i nostri. Mettiamoci nei panni dell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">-  Coltiviamo l&#8217;intimità. Coltivare l&#8217;intimità significa tante cose: rivelarsi i segreti più riposti, che non si rivelerebbero ad altri; fare insieme le piccole cose di ogni giorno; ritagliare spazio e tempo per i rapporti sessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">- Offriamo sostegno. Diamo al nostro partner un senso di sicurezza, facendogli capire che può fare affidamento su di noi nei momenti difficili.</p>
<p style="text-align: justify;">Se pensiamo che il nostro <strong>rapporto</strong> sia in crisi, non perdiamo tempo ad incolparci a vicenda. Non importa stabilire chi abbia torto o ragione, ma mettere in atto nuove strategie atte a consolidare il rapporto. Non è necessario che entrambi i partner si muovano contemporaneamente. Basta che uno dei due prenda l&#8217;<strong>iniziativa</strong> di ridare vigore al rapporto o di arrestarne il deterioramento prima che sia troppo tardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si è imboccata la direzione giusta probabilmente si muoverà anche l&#8217;altro partner. Ci si potrà accorgere che, anche senza la sua <strong>partecipazione attiva</strong>, i propri cambiamenti avranno su di lui un effetto positivo. Inoltre, quasi sempre uno dei due è più preparato, più pronto ad iniziare il <strong>cambiamento</strong>, perché ha più strumenti, è più motivato o anche semplicemente perché soffre di più.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente può capitare che uno dei due partner o entrambi presentino dei tratti di personalità tali da rendere davvero ardua la <strong>convivenza</strong>. Ma di questo potremo renderci conto solo dopo esserci sforzati davvero di <strong>migliorare </strong>le cose. E anche in questo caso, non diamoci per vinti. Se siamo davvero motivati, con l&#8217;aiuto di un professionista e il nostro impegno potremo farcela.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Fonte:</strong></em><a title="rescere insieme nel rapporto di coppia" href="http://www.viveremeglio.org/psicolog/articoli/lmastron/rappcopp.htm"> </a><a title="Come migliorare il rapporto di coppia" href=" http://www.viveremeglio.org/psicolog/articoli/lmastron/rappcopp.htm">http://www.viveremeglio.org/psicolog/articoli/lmastron/rappcopp.htm</a></p>
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		<title>Vita di coppia</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 20:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pomodorozen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La coppia, Gioie e dolori della vita di coppia, innamoramento, odio, tradimenti. Ne abbiamo parlato con la D.ssa Mazzilli &#8211; psicologa e psicoterapeuta &#8211; cercando di porle alcune delle domande sulla coppia che più spesso ci vengono inviate dalle nostre lettrici. L&#8217;innamoramento. C&#8217;è che dice che l&#8217;innamoramento sia una fase quasi &#8216;patologica&#8217;, durante la quale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2906" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Crescere insieme nel rapporto di coppia" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/11/Crescere-insieme-nel-rapporto-di-coppia1-300x199.jpg" alt="Crescere insieme nel rapporto di coppia" width="300" height="199" /><strong>La coppia</strong>, Gioie e dolori della <strong>vita di coppia</strong>, innamoramento, odio, tradimenti. Ne abbiamo parlato con la D.ssa Mazzilli &#8211; psicologa e psicoterapeuta &#8211; cercando di porle alcune delle domande sulla coppia che più spesso ci vengono inviate dalle nostre lettrici.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>innamoramento</strong>. C&#8217;è che dice che l&#8217;innamoramento sia una fase quasi &#8216;patologica&#8217;, durante la quale si possono fare cose, prendere <strong>decisioni</strong>, che in condizioni &#8216;normali&#8217; non prenderemmo. È così, almeno in parte? Cosa è l&#8217;innamoramento dal punto di vista dello psicologo? E&#8217; affascinante pensare che ogni giorno incontriamo continuamente, al lavoro, al supermercato, persone che ci restano completamente indifferenti e che dimentichiamo rapidamente mentre, come per una magia, una in particolare si intromette prepotentemente nella nostra <strong>anima</strong> in un turbinio di <strong>emozioni</strong> che comunemente siamo abituati a chiamare innamoramento. Non importa la differenza d&#8217;età, il ceto sociale, il colore della pelle, l&#8217;attrazione amorosa ha la meglio su tutto come se il mondo intorno diventasse muto e a parlare fosse solo questa &#8220;persona speciale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se ogni rapporto sembra nascere da una serie di coincidenze fortuite, ogni<strong> partner</strong> è già predisposto, a livello inconscio, a quel particolare incontro, incontra ciò che nel suo inconscio esiste già. Freud diceva che &#8220;trovare l&#8217;oggetto del <strong>desiderio</strong>, in realtà, vuol dire solo ritrovarlo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altro ci sembra così &#8220;familiare&#8221;, è come se ci si conoscesse da sempre e la scelta non è mai casuale: siamo attratti da quei modi di fare e di essere dell&#8217;altro che ci riconducono profondamente al primario <strong>rapporto d&#8217;amore </strong>con le figure genitoriali. Ognuno di noi è predisposto a riprodurre o al contrario a fuggire questa <strong>relazione</strong> primaria che ci ha segnato profondamente. La cosa interessante è che desideriamo qualcuno che rassomigli a ciò che vorremmo essere, come se fosse un riflesso di un&#8217;immagine positiva di noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Una <strong>idealizzazione</strong>, (a volte una &#8220;sopravvalutazione&#8221;) del partner, una sorta di eccitazione irrefrenabile che scioglie l&#8217;ansia. Si crea così una fusione con l&#8217;altro e il confine tra l&#8217;Io e il Tu tende ad annullarsi: si diventa così &#8220;una cosa sola&#8221;. Chi non riesce a vivere questa euforia iniziale generalmente è sopraffatto dal timore di essere soffocato all&#8217;interno della relazione. Inoltre potremmo essere attratti da qualcuno che ci ricorda nostro padre o nostra madre, o meglio l&#8217;immagine che di loro abbiamo introiettato nell&#8217;<strong>inconscio</strong>: siamo attratti cioè dagli oggetti d&#8217;amore del passato che non possiamo più avere e dal desiderio inconscio che il partner ideale ci permetta di godere ancora ciò che ci hanno dato.</p>
<p style="text-align: justify;">Come riusciamo a capire che è amore? Molti sono convinti che la fedeltà possa essere un elemento indispensabile, ma essa dipende dal temperamento della persona, riguarda la nostra etica, il rapporto con noi stessi, con il nostro corpo e la nostra mente. Altri sostengono di identificare l&#8217;amore vero dall&#8217;esistenza di attrazione sessuale, ma l&#8217;esperienza ci suggerisce che l&#8217;attrazione sessuale può finire e l&#8217;amore resistere nel tempo. La stima? Il rispetto? Importanti ma forse hanno poco da spartire con l&#8217;innamoramento. Innamorarsi vuol dire entrare in uno stato d&#8217;animo che sconvolge, che turba, che può creare ansia, rossori, palpitazioni, può far cambiare abitudini, modi di pensare, comportamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Come capiamo quando siamo veramente innamorati? Quando dedichiamo tutte le energie nel tentativo di capire quale posto ognuno di noi occupa nella vita dell&#8217;altro e non riusciamo più a vivere se non abbiamo il partner al nostro fianco, quando cerchiamo continuamente le prove reali del fatto che ci ama, quando sentiamo forte la sua mancanza, e diventa l&#8217;unico che può colmare quel vuoto con la sua presenza. Essere innamorati vuol anche dire svegliarsi con quella sensazione di felicità e così anche avvenimenti come andare a lavoro o affrontare un esame difficile all&#8217;università acquisiscono un valore differente.</p>
<p style="text-align: justify;">Si parla di coppia e chiaramente di intendono due persone. Ma siamo davvero monogami? O la monogamia è in un certo senso determinata dalla cultura occidentale e magari rafforzata dalla religione che la nostra cultura ha prodotto? E il tradimento? L&#8217;infedeltà è un evento molto doloroso che distrugge il patto di fiducia tra i due amanti, sconvolge gli equilibri che tenevano in piedi la coppia. Gli etologi sostengono che il maschio è istintivamente portato ad avere più rapporti per propagare la specie; per la psicoanalisi l&#8217;uomo ha bisogno di verificare continuamente la sua efficienza sessuale. La domanda arcaica che nasce da piccoli è: il mio pene funziona bene? I cosiddetti &#8220;traditori seriali&#8221; sono uomini profondamente insicuri e, con il continuo tradimento, cercano disperatamente la risposta a quel quesito che racchiude in sè un&#8217;angoscia più profonda, derivante dal confronto con la figura paterna idealizzata. Il tradimento è strettamente collegato ad una sofferenza: non è facile tradire senza somatizzare, senza provare ansia o senso di colpa.</p>
<p>Si ringrazia la Dott.ssa <strong>Mariacandida Mazzilli</strong>, psicologa, psicoterapeuta<br />
<a href="http://www.psicologiadonna.it/" target="_blank">www.psicologiadonna.it</a></p>
<p><em><strong>Fonte:</strong></em> <a title="I rapporti di coppia" href="http://www.margherita.net/salute_donne/psicologia/rapporticoppia.html" target="_blank">http://www.margherita.net/salute_donne/psicologia/rapporticoppia.html</a></p>
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		<title>I rapporti di coppia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 05:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei problemi delle coppie in crisi è la ferma convinzione che le cose non possano migliorare. Questa convinzione porta con sé una sensazione di impotenza e impedisce di mettere in atto delle strategie di cambiamento volte a ritrovare il benessere nella coppia. E&#8217; stato invece osservato che basta che uno solo dei due cominci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2908" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="i rapporti di coppia" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/11/coppia-felice-209x300.jpg" alt="i rapporti di coppia" width="259" height="350" />Uno dei problemi delle <strong>coppie</strong> in crisi è la ferma convinzione che le cose non possano migliorare. Questa convinzione porta con sé una sensazione di impotenza e impedisce di mettere in atto delle strategie di <strong>cambiamento</strong> volte a ritrovare il <strong>benessere </strong>nella coppia. E&#8217; stato invece osservato che basta che uno solo dei due cominci ad effettuare qualche cambiamento in meglio perché il <strong>rapporto</strong> ne tragga giovamento; inoltre, il cambiamento di uno dei due partner provoca dei cambiamenti anche nell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo non è facile iniziare il cambiamento. Quello che può succedere quando si prende in considerazione l&#8217;idea di cambiare è che ci troviamo di fronte ad <strong>atteggiamenti</strong> <strong>mentali</strong> o opinioni radicate che indeboliscono la motivazione. Raramente queste opinioni risultano valide. Vediamo, quindi, quali sono le più frequenti e quale può essere il modo per affrontarle:</p>
<p style="text-align: justify;">* &#8220;Il mio partner è incapace di cambiare&#8221;. Questa asserzione è praticamente sempre sbagliata. Non esistono persone incapaci di cambiare. Il nostro sistema nervoso centrale è organizzato in maniera tale da spingerci all&#8217;apprendimento di modi di vedere e strategie sempre nuovi e migliori. I nuovi schemi di <strong>pensiero</strong> o modelli di comportamento che aumentano il piacere e diminuiscono la sofferenza sono destinati a soppiantare quelli vecchi. Quindi, se nell&#8217;ambito del rapporto di coppia si riescono a sperimentare modi di vedersi e di comportarsi più soddisfacenti dei precedenti, ci ritroveremo quasi automaticamente ad utilizzare queste nuove modalità che ci arrecano maggior piacere.</p>
<p style="text-align: justify;">* &#8220;Non c&#8217;è nulla che possa modificare il nostro rapporto&#8221;. Questa è un&#8217;affermazione forte e, come tutte le affermazioni che contengono termini tipo &#8216;tutto&#8217; o &#8216;nulla&#8217; va verificata. Cominciamo con il mettere a fuoco quali sono i problemi specifici del nostro rapporto. Creiamo un elenco di questi problemi ponendoli in ordine di difficoltà crescente. Cominciamo quindi da quello che ci sembra più facile da affrontare, sforziamoci consapevolmente di applicare delle strategie mirate alla risoluzione del problema e osserviamo i risultati. Di solito se si è motivati e si comincia con un problema di facile soluzione i risultati sono positivi. E questo può indurre un pizzico di ottimismo in noi e nel nostro partner, motivarci ad andare avanti e affrontare problemi sempre più complessi.</p>
<p style="text-align: justify;">* &#8220;Le cose non faranno che peggiorare&#8221;. Il timore di essere nuovamente feriti, può renderci pessimisti e riluttanti a coinvolgerci di nuovo nella relazione (&#8220;Se le mie speranze si ridestassero, finirei con il soffrire ancora&#8221;, &#8221; Meglio non aspettarsi più niente&#8221;). Questo atteggiamento di ritiro è senz&#8217;altro comprensibile, ma non è indispensabile. Esistono sempre delle ragioni per cui vale la pena di lasciarsi nuovamente <strong>coinvolgere</strong>. Anche solo per un momento, allontaniamo da noi la cappa di pessimismo e di timore e volgiamo l&#8217;attenzione a queste ragioni: cerchiamo di prestare attenzione agli aspetti positivi del nostro rapporto. Ci renderemo conto che sono più di quanto immaginiamo, anche se col tempo abbiamo finito col darli per scontati e non notarli più.</p>
<p style="text-align: justify;">* &#8220;Se abbiamo bisogno di occuparci del nostro rapporto c&#8217;è qualcosa che non va&#8221;. <strong>Innamorarsi</strong> è facile, ma per sviluppare e consolidare un rapporto occorrono <strong>riflessione </strong>e <strong>impegno</strong>. Due partner iniziano la vita in comune con modi di vivere, abitudini e atteggiamenti che possono essere molto diversi. E&#8217; necessario impegnarsi per sviluppare capacità di adattamento reciproco, per imparare a comporre le divergenze e trovare l&#8217;<strong>armonia</strong> nel rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">* &#8220;Ormai il danno è troppo grande&#8221;. Questa affermazione va valutata realisticamente. Fino a quando non avremo tentato qualche rimedio essenziale, non possiamo avere la certezza che il nostro rapporto sia arrivato ad un punto di rottura irreparabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta riconosciute e affrontate queste opinioni disfattiste vediamo cosa possiamo concretamente fare per migliorare il nostro rapporto di coppia:</p>
<p style="text-align: justify;">- Consideriamo gli aspetti piacevoli del rapporto. Quando una coppia attraversa un periodo difficile entrambi i partner sembrano provare una sorta di &#8216;amnesia&#8217; rispetto a ciò che ciascuno ama nell&#8217;altro. I pregiudizi negativi ci possono impedire di vedere ciò che nella coppia sta funzionando bene e ciò che apprezziamo nel partner.<br />
Mark Kane Goldstein, psicologo dell&#8217;Università della Forida ha ideato un metodo semplice ma molto efficace per aiutare le coppie in crisi a concentrarsi di nuovo sugli aspetti positivi del rapporto. Chiede ad entrambi i coniugi di registrare graficamente, su una carta millimetrata, tutte le azioni piacevoli del partner, attribuendo loro un punteggio da 1 a 10 a seconda della soddisfazione che hanno provocato.<br />
Goldstein ha notato un miglioramento del rapporto nel 70% delle coppie che avevamo usato tale metodo. Un altro metodo consiste nell&#8217;invitare entrambi i partner (o anche uno solo dei due) ad attaccare degli adesivi in posti non visibili degli abiti dell&#8217;altro e staccarne uno ogni volta che il partner fa un gesto cortese nei propri confronti. Di solito alla fine della giornata sono stati staccati tutti&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">- Cerchiamo di intuire i bisogni reciproci e di soddisfarli. E&#8217; incredibile quanto un rapporto possa migliorare con questo accorgimento. Si instaura una sorta di circolo &#8220;virtuoso&#8221;, per cui il partner che nota il comportamento dell&#8217;altro volto a dargli piacere a sua volta si sente più bendisposto nei suoi confronti e si sforza di intuire e fare ciò che può dargli piacere o sollievo.</p>
<p style="text-align: justify;">- Forniamo informazioni precise per guidare la condotta dell&#8217;altro. Cerchiamo di far capire al nostro partner cosa desideriamo quando usiamo termini astratti quali gentilezza,<strong> comprensione</strong>, <strong>amore</strong> etc.<br />
Se gli forniamo informazioni più precise possiamo guidare la sua condotta. Tali informazioni vanno fornite nel modo più franco e diretto, senza sarcasmi, accuse o insinuazioni. Può darsi che per &#8216;<strong>gentilezza</strong>&#8216; intendiamo che si offra di fare delle telefonate per noi, ma non è detto che il partner debba per forza saperlo. Non dimentichiamo, infine, di &#8216;ricompensare&#8217; in qualche modo ogni comportamento corretto dell&#8217;altro (con un cenno di apprezzamento, o un bacio, ad es.); in questo modo aumenteremo la probabilità che tale comportamento si ripeta.</p>
<p style="text-align: justify;">- Manifestiamo <strong>affetto</strong>, sollecitudine, calore. Non diamo niente per scontato. Facciamo sentire al pater che ciò che facciamo per lui non è un &#8220;dovere&#8221;, bensì è frutto dell&#8217;impegno e del sentimento.</p>
<p style="text-align: justify;">- Accettiamo il nostro partner. Il che non significa diventare &#8220;ciechi&#8221; rispetto ai difetti dell&#8217;altro, quanto pensare che si può lavorare insieme per <strong>migliorare</strong>. L&#8217;ergersi a giudice del nostro compagno non ha altro effetto che farlo mettere sulla difensiva, rendergli difficile il lasciarsi andare e fidarsi di noi.</p>
<p style="text-align: justify;">- Siamo sensibili ed empatici. L&#8217;attenzione e la partecipazione empatica ai timori e alle difficoltà del partner è essenziale per ridurre sofferenze inutili. Se la sensibilità non è una nostra dote naturale possiamo coltivarla. Se ci sembra che il nostro partner reagisca in maniera eccessiva a determinati nostri comportamenti, anziché criticarlo e mantenerci sulla difensiva, cerchiamo di fermarci a considerare quale potrebbe essere il problema sotteso al suo <strong>atteggiamento.</strong><br />
Proviamo ad esaminare con molto tatto, insieme a lui, quali potrebbero essere i suoi timori o le sue preoccupazioni segrete. Resistiamo alla tentazione di attribuire ogni sua reazione esagerata a qualche sgradevole tratto del carattere e cerchiamo di vederla come il segnale di una vulnerabilità nascosta.</p>
<p style="text-align: justify;">- Usiamo comprensione. Cerchiamo di vedere le cose con gli occhi del partner, non solo con i nostri. Mettiamoci nei panni dell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">-  Coltiviamo l&#8217;intimità. Coltivare l&#8217;intimità significa tante cose: rivelarsi i segreti più riposti, che non si rivelerebbero ad altri; fare insieme le piccole cose di ogni giorno; ritagliare spazio e tempo per i rapporti sessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">- Offriamo sostegno. Diamo al nostro partner un senso di sicurezza, facendogli capire che può fare affidamento su di noi nei momenti difficili.</p>
<p style="text-align: justify;">Se pensiamo che il nostro rapporto sia in crisi, non perdiamo tempo ad incolparci a vicenda. Non importa stabilire chi abbia torto o ragione, ma mettere in atto nuove strategie atte a consolidare il rapporto. Non è necessario che entrambi i partner si muovano contemporaneamente. Basta che uno dei due prenda l&#8217;<strong>iniziativa</strong> di ridare vigore al rapporto o di arrestarne il deterioramento prima che sia troppo tardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si è imboccata la direzione giusta probabilmente si muoverà anche l&#8217;altro partner. Ci si potrà accorgere che, anche senza la sua <strong>partecipazione attiva</strong>, i propri cambiamenti avranno su di lui un effetto positivo. Inoltre, quasi sempre uno dei due è più preparato, più pronto ad iniziare il <strong>cambiamento</strong>, perché ha più strumenti, è più motivato o anche semplicemente perché soffre di più.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente può capitare che uno dei due partner o entrambi presentino dei tratti di personalità tali da rendere davvero ardua la <strong>convivenza</strong>. Ma di questo potremo renderci conto solo dopo esserci sforzati davvero di <strong>migliorare </strong>le cose. E anche in questo caso, non diamoci per vinti. Se siamo davvero motivati, con l&#8217;aiuto di un professionista e il nostro impegno potremo farcela.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Fonte:</strong></em><a title="rescere insieme nel rapporto di coppia" href="http://www.viveremeglio.org/psicolog/articoli/lmastron/rappcopp.htm"> </a><a title="Come migliorare il rapporto di coppia" href=" http://www.viveremeglio.org/psicolog/articoli/lmastron/rappcopp.htm">http://www.viveremeglio.org/psicolog/articoli/lmastron/rappcopp.htm</a></p>
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		<title>Relazioni virtuali e sofferenza reale</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 05:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La solitudine nel web è molto diffusa. Diverse persone hanno trovato un modo per ovviare al problema dell’essere soli, “creando” un rapporto virtuale sul quale hanno riversato le aspettative e tutti i sentimenti di un rapporto vero e proprio, con un unico problema, la persona è all’altro capo di un filo o di un video. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2474" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="amore in chat" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/10/amore-in-chat-300x199.jpg" alt="relazioni virtuali sofferenza reale" width="300" height="199" /></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>solitudine</strong> nel web è molto <strong>diffusa</strong>. Diverse <strong>persone</strong> hanno trovato un modo per ovviare al problema dell’essere soli, “<strong>creando</strong>” un <strong>rapporto virtuale</strong> sul quale hanno riversato le <strong>aspettative</strong> e tutti i <strong>sentimenti </strong>di un <strong>rapporto</strong> vero e proprio, con un unico <strong>problema</strong>, la persona è all’altro capo di un filo o di un video.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è un problema diffusissimo purtroppo e fa sì che si creino <strong>sofferenze</strong> che di <strong>virtuale</strong> hanno poco.<br />
Tuttavia in questi casi si è creato un rapporto che non è sano, in quanto è basato sull’idealizzare la persona che sta parlando o scrivendo con te, senza conoscerla veramente.<br />
La persona può essere <strong>sincera</strong> o meno, può essere quella che dice di essere o meno e tu non lo saprai mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando ci si dispone ad avere un <strong>rapporto</strong> via <strong>web</strong>, si dà al <strong>compagno</strong>/a il meglio di sé, a volte soprattutto se si vuole creare un’<strong>amicizia</strong> ci si scambiano <strong>affinità</strong>, <strong>gusti comuni</strong>, <strong>interessi</strong>, a volte solo una <strong>conoscenza</strong> più superficiale. Ma, quando c’è di mezzo la <strong>solitudine</strong> scatta l’<strong>illusione</strong> e scattano le <strong>aspettative</strong>. Ci si aspetta che conoscendosi a fondo un po’ di più, giorno dopo giorno ci si<strong> innamori</strong>, ci si possa vedere, si possa creare una <strong>coppia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in fondo se ne ha paura, si ha paura di confrontarsi con la realtà, con la <strong>difficoltà</strong> o con l’<strong>amore reale</strong>. Così come quando si instaura una relazione a distanza, quando ci si incontra è sempre tutto bello. Infatti quando ci si incontra via mail o chat o telefono o microfono o web cam si cerca di dare all’altro il <strong>meglio di sé</strong>, insieme ad un po’ di quotidiano.<br />
Ma affrontare una<strong> vita in comune</strong>, è un’altra cosa e questo fa paura.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è chi lavora tanto e non ha tempo di <strong>relazionarsi</strong> socialmente uscendo con <strong>amici</strong>, c’è chi ha un <strong>matrimonio </strong>non felice, c’è chi ha un <strong>fidanzamento </strong>o una <strong>convivenza</strong> non felice. C’è chi da troppi anni vive solo/a. C’è chi è <strong>introverso</strong>, c’è chi è <strong>timido</strong>, c’è chi però pur non essendo introverso o timido ha “<strong>paura</strong>” di affrontare un rapporto perché richiederebbe <strong>impegno</strong>, dedizione, <strong>attenzione</strong> e anche sacrificio e dono di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi casi si instaurano rapporti che sono “surrogati” di ciò che ci manca, ma in un certo qual senso sono <strong>pericolosi</strong>, sia per chi li vuole, ma anche per l’altro. Dietro l’<strong>abitudine</strong>, si cela l’<strong>attaccamento</strong>, e dietro l’attaccamento si cela la <strong>gelosia</strong>, l’<strong>esclusività</strong> ecc. Cose di cui abbiamo parlato.</p>
<p style="text-align: justify;">Un rapporto di “<strong>amore virtuale</strong>”, intendo tra persone che &#8211; come mi hai detto &#8211; da tre anni si sentono, si scrivono, ma non si sono mai <strong>incontrate</strong> è un surrogato dell’<strong>affetto</strong>, della <strong>tenerezza</strong> e impedisce all’<strong>amore reale</strong>, tangibile, di arrivare, perché la mente e in certi casi anche il cuore è<strong> impegnato</strong> in qualcosa che di fatto non esiste.</p>
<p style="text-align: justify;">Le due <strong>persone</strong> non sanno se l’<strong>odore</strong> dei loro <strong>corpi</strong> sarà compatibile, se il <strong>bacio</strong> farebbe loro <strong>piacere</strong> o ribrezzo, se i loro volti si piacerebbero. Non sanno quali sono le abitudini di vita di giorno e di notte e non sanno nulla l’uno dell’altro. Ma idealizzano attraverso ciò che scrivono un “<strong>essere ideale</strong>” che riempie le loro <strong>fantasie</strong> e fa loro credere di non essere sole, creando di fatto una solitudine e un <strong>vuoto</strong> sempre più grandi.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi ho chiesto di iniziare questi colloqui e di metterli in Internet perché voi non sapete quante sono le <strong>situazioni </strong>di <strong>disperazione</strong> come questa che si sono<strong> create</strong>, non sapete quanti suicidi ci sono stati per <strong>amori creduti reali</strong>. C’è parecchia <strong>energia negativa</strong> perché le <strong>persone</strong> pensano di star bene perché ascoltano la voce di qualcuno o leggono ogni giorno mail o chattano e si sentono appagate di un <strong>rapporto</strong> che non esiste.</p>
<p style="text-align: justify;">Potete dire a questa persona che inizi il suo <strong>risveglio</strong>, che esca da questa dipendenza e anche dalla dipendenza in generale di Internet, lei si sta impedendo di vivere una vita reale dove <strong>incontrare </strong>persone tangibili e dove creare una coppia.<br />
Sta continuando a proseguire un <strong>sogno</strong> che peraltro è solo nella sua testa. Quest’uomo ha giocato per un po’, poi è rientrato in se stesso. E’ dispiaciuto di vederla star male, ma niente di più.<br />
La dipendenza da questo genere di rapporti che non sono né conoscenza né amicizia non è positiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono diversi modi per <strong>incontrare persone</strong>, possono anche incontrarsi via Internet, ma proseguire un surrogato di rapporto non fa bene a nessuno.<br />
Lei però non ha abbastanza fiducia in se stessa per credere di poter instaurare un rapporto e, tra le occasioni che potrebbe avere, sceglie i rapporti dove non c’è futuro.<br />
Perché?</p>
<p>Come ho detto, Internet è un grande strumento e può dare molto per la <strong>crescita spirituale</strong> e <strong>personale</strong> di molte persone, vista la <strong>diffusione</strong> immediata che possono avere tutti gli <strong>strumenti</strong> collegati al web.<br />
Ma uno strumento virtuale non può essere il sostituto di un incontro di coppia reale. Qui sta l’errore che si sta commettendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per <strong>paura</strong> di affrontare il peso, o la difficoltà di un rapporto reale oramai sempre più persone si “chiudono” alla vita restando appagate da un rapporto solo virtuale.<br />
Fino a che si tratta di conoscersi o fare amicizia o scambiarsi <strong>conoscenza</strong> o <strong>insegnamento</strong> o <strong>esperienze</strong>, può anche andar bene, ma l’uomo e la donna sono stati creati per incontrarsi, amarsi, procreare, creare una famiglia, vivere insieme. Sia esso un rapporto karmico o un rapporto di Anime Gemelle, così è stato voluto che fosse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se il creatore avesse voluto che ci incontrassimo nell’etere, ci avrebbe lasciati spiriti.</strong><br />
La<strong> paura</strong> che chiude il<strong> cuore</strong>, e offusca la<strong> mente,</strong> sta invadendo il mondo. Quando si sta bene, quando come o detto i bisogni primari sono soddisfatti, si ha paura di<strong> soffrire</strong>, non si è abituati in questo mondo a lottare, a soffrire e a volte basta anche una sola esperienza negativa per farci chiudere in noi stessi.<br />
E’ in questi casi e in molti altri molto simili che si ricorre al web, agli incontri virtuali, e dove più c’è <strong>solitudine,</strong> più si creano<strong> illusioni</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché questo terreno è <strong>pericoloso</strong>.<br />
Sia perché <strong>illudendosi</strong> di avere compagnia, amicizia, <strong>conoscenze in web</strong> e avendole sempre a portata di mano, non si esce più e si evita di <strong>incontrare</strong> persone reali e quindi di fare scambi anche nella vita reale. Sia perché con questi strumenti è facile crearsi <strong>personalità</strong> doppie. Ci sono tante persone che dicono di essere ciò che non sono, Ci sono donne che in realtà sono uomini e viceversa. Ci sono<strong> situazioni</strong> completamente <strong>inventate</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono<strong> solitudini</strong> che pur di non restare soli si creano un <strong>carattere</strong>, una dedizione o un’<strong>accettazione </strong>che nella vita reale non hanno. Così come ci sono persone che tirano fuori tutta la loro sgradevolezza o volgarità perché sono nascoste da un vetro.</p>
<p>I <strong>pericoli</strong> nel web sono molti e di vario genere.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>- l’illusione</strong></span>: un tempo i maestri indiani parlavano di <strong>maya</strong>. Illusione che quanto vedi/senti/dici/scrivi sia vero;<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>- la sostituzione</strong></span>: pensare di <strong>sostituire</strong> un <strong>rapporto</strong> reale di coppia o di<strong> amicizia</strong> con uno virtuale è una eresia;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>- la falsità</strong></span>: la menzogna regna sovrana. Molti di più di quanto pensate si fanno passare per chi non sono, mentre chi li frequenta in web per anni si illude di aver parlato con una persona, in realtà ha parlato con un <strong>essere immaginario;</strong>- la perversione/la depravazione: qui ci vorrebbe un capitolo a parte;<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>- la rottura dei matrimoni</strong></span>: i rapporti virtuali hanno facilitato e stanno facilitando la rottura di matrimoni e l’incremento della solitudine;<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">- l’incremento della solitudine</span></strong>: illudendosi di avere conoscenze o amici o addirittura un partner, quando poi ci si accorge che non è vero, si rimane ancora più soli;<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>- i suicidi</strong></span>: tra le relazioni che si creano e che finiscono nel nulla (un blog che chiude, un contatto in chat che sparisce, un account che viene chiuso), si incrementa la solitudine, come dicevo, e nasce la disperazione, la depressione e i suicidi stanno aumentando;</p>
<p><strong>Di contro ci sono diversi fattori positivi:</strong><br />
- si raggiungono milioni di persone in pochi secondi per trasmettere <strong>notizie</strong>, <strong>insegnamenti</strong>, <strong>positività</strong>;<br />
- chi momentaneamente ha voglia di<strong> conoscere</strong> persone può farlo in maniera facile;<br />
- chi vuole comprare/vendere può farlo <strong>velocemente</strong> (anche se così si perde il gusto del vedere, toccare, scegliere anche con altri sensi).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte</strong></em></span>: <a href="http://jezael.splinder.com/post/8878698/" target="_blank">http://jezael.splinder.com/post/8878698/</a></p>
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		<title>Saper ascoltare in modo attivo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 10:34:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[>>> STARE BENE CON GLI ALTRI]]></category>
		<category><![CDATA[- Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[accettazione]]></category>
		<category><![CDATA[attenzione]]></category>
		<category><![CDATA[comprensione]]></category>
		<category><![CDATA[disponibile]]></category>
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		<description><![CDATA[Come dimostrare capacità di porre attenzione alla comunicazione del proprio interlocutore L&#8217;ascolto attivo si basa sull&#8217;empatia e sull&#8217;accettazione. Esso si fonda sulla creazione di un rapporto positivo, caratterizzato da &#8221;un clima in cui una persona possa sentirsi empaticamente compresa&#8221; e, comunque, non giudicata. Quando si pratica l&#8217;ascolto attivo, invece di porsi con atteggiamenti che tradizionalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignleft size-medium wp-image-2191" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Saper ascoltare" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/09/womanlistening-300x244.jpg" alt="Saper ascoltare" width="300" height="244" />Come dimostrare capacità di porre attenzione alla comunicazione del proprio interlocutore</h3>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;ascolto attivo</strong> si basa sull&#8217;<strong>empatia </strong>e sull&#8217;<strong>accettazione</strong>. Esso si fonda sulla creazione di un rapporto positivo, caratterizzato da &#8221;un clima in cui una persona possa sentirsi empaticamente compresa&#8221; e, comunque, non giudicata.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si pratica l&#8217;<strong>ascolto attivo,</strong> invece di porsi con atteggiamenti che tradizionalmente vengono considerati da &#8221;buon osservatore&#8221;, ossia, come persone impassibili, &#8221;neutrali&#8221;, sicure di sé, incuranti delle proprie<strong> emozioni</strong> e tese a nascondere e ignorare le proprie reazioni a quanto si ascolta, è più opportuno rendersi disponibili anche a comprendere realmente ciò che l&#8217;altro sta dicendo, mettendo anche in luce possibili difficoltà di comprensione. In questo modo è possibile stabilire rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco.</p>
<p style="text-align: justify;">Per diventare &#8221;attivo&#8221;, l&#8217;ascolto deve essere<strong> aperto e disponibile</strong> non solo verso l&#8217;altro e quello che dice, ma anche verso se stessi, per ascoltare le proprie reazioni, per essere consapevoli dei limiti del proprio <strong>punto di vista </strong>e per accettare il non sapere e la difficoltà di non capire.   I <strong>principali elementi</strong> che caratterizzano una buona attività di ascolto, sono:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>sospendere i giudizi di valore e l&#8217;urgenza classificatoria</strong>, cercando di non definire a priori il proprio interlocutore o quanto egli dice in &#8221;categorie&#8221; di senso note e codificate</li>
<li><strong>osservare ed ascoltare</strong>, raccogliendo tutte le informazioni necessarie sulla situazione contingente, ricordando che il silenzio aiuta a capire e che il vero ascolto è sempre nuovo, non è mai definito in anticipo in quanto rinuncia ad un sapere già acquisito</li>
<li><strong>mettersi nei panni dell&#8217;altro - dimostrare empatia</strong>, cercando di assumere il punto di vista del proprio interlocutore e condividendo, per quello che è umanamente possibile, le sensazioni che manifesta</li>
<li><strong>verificare la comprensione</strong>, sia a livello dei contenuti che della relazione, riservandosi, dunque, la possibilità di fare domande aperte per agevolare l&#8217;esposizione altrui e migliorare la propria<strong> comprensione </strong></li>
<li><strong>curare la logistica</strong>, facendo attenzione al contesto fisico-spaziale dell&#8217;ambiente in cui si svolge la comunicazione per agevolare l&#8217;interlocutore e farlo sentire il più possibile a proprio agio.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ciò che è importante sottolineare, è che da questa modalità di ascolto è escluso non solo il giudizio, ma anche il consiglio e la tensione del &#8221;dover darsi da fare&#8221; per risolvere eventuali problemi espressi dal proprio interlocutore, oltre ad evitare tutte le &#8221;barriere della comunicazione&#8221;, quali:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>dare ordini</li>
<li>mettere in guardia</li>
<li>moralizzare</li>
<li>persuadere con la logica</li>
<li>elogiare</li>
<li>ridicolizzare</li>
<li>interpretare</li>
<li>consolare</li>
<li>cambiare argomento</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">le quali, in modo più o meno esplicito, costituiscono messaggi di rifiuto.      <strong>Studi sulle dinamiche dell&#8217;ascolto attivo</strong> Nel mondo occidentale il riconoscimento dell&#8217;importanza dell&#8217;ascolto attivo è una conquista molto recente.<br />
Un grosso impulso agli studi sulle dinamiche dell&#8217;ascolto attivo è stato dato, agli inizi degli anni &#8217;80, dagli studi sulle aziende post-industriali (Peters,1982; Kunda, 2000) e dagli studi sui rapporti fra professionisti e clienti (Wolvin e Coakly, 1988; Bert e Quadrino, 1999).</p>
<p style="text-align: justify;">Le basi teoriche per questo approccio erano state elaborate in precedenza da studiosi che hanno sostenuto la priorità dell&#8217;ascolto in un paradigma dialogico (Martin Heidegger, Michail Bachtin, Martin Buber) e dai teorici dei sistemi complessi (Bateson, von Foerster, Emery e Trist, Ashby).</p>
<p>Un modello molto efficace per comprendere la differenza fra <strong>ascolto passivo </strong>e <strong>ascolto attivo </strong>è offerto dalla buona comunicazione interculturale in situazioni concrete e contingenti (Sclavi, 2000a e 2000b) in quanto rende più facilmente evidenziabile che &#8221;uno stesso comportamento&#8221; può avere significati antitetici e al tempo stesso assolutamente legittimi a seconda del contesto culturale in cui è inserito.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio il &#8221;non guardare negli occhi una persona anziana e autorevole&#8221; in un contesto culturale può essere segno di rispetto, mentre in un altro, segno di mancanza di rispetto.<br />
I malintesi, l&#8217;irritazione, l&#8217;imbarazzo, la diffidenza in questi casi non sono risolvibili in termini di comportamenti &#8221;giusti o sbagliati&#8221;, ma cercando di capire l&#8217;esperienza dell&#8217;altro, il che implica accogliere come importanti, aspetti che siamo abituati a considerare trascurabili o addirittura che prima non abbiamo mai preso in considerazione.</p>
<p><strong>Le &#8221;Sette Regole dell&#8217;Arte di Ascoltare&#8221; (Sclavi,2000)</strong></p>
<ol style="text-align: justify;" type="1">
<li>Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni.<br />
Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.</li>
<li>Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista.<br />
Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.</li>
<li>Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.</li>
<li>Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio.<br />
Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi.<br />
Il loro codice è relazionale e analogico.</li>
<li>Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili.<br />
I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti,perché incongruenti con le proprie certezze.</li>
<li>Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.</li>
<li>Per divenire esperto nell&#8217;arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica.<br />
Ma quando hai imparato ad ascoltare, l&#8217;umorismo viene da sè.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span> <a title="Saper ascoltare in modo attivo" href="http://www.urp.it/Sezione.jsp?idSezione=805&amp;idSezioneRif=104" target="_blank">http://www.urp.it/Sezione.jsp?idSezione=805&amp;idSezioneRif=104</a></p>
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		<title>Il rapporto di coppia</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 11:07:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Relazioni di coppia]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; difficile, nel rapporto di coppia, contrastare la spinta alla funzionalità che in modo sempre più esclusivo regola le relazioni interpersonali. Condizionati come siamo, nel lavoro, a pensare e contrattare continuamente nell&#8217;ottica del dare e dell&#8217;avere, troviamo poi difficile sviluppare, fuori dal lavoro, la capacità dell&#8216;esperienza interiore, del trasporto, del saper gustare fino in fondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2019" style="border: 0pt none; margin: 10px;" title="Il rapporto di coppia" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/07/orgasm-2-300x203.jpg" alt="Il rapporto di coppia" width="300" height="203" />E&#8217; difficile, nel <strong>rapporto di coppia</strong>, contrastare la spinta alla funzionalità che in modo sempre più esclusivo regola le <strong>relazioni </strong>interpersonali. Condizionati come siamo, nel lavoro, a pensare e contrattare continuamente nell&#8217;ottica del dare e dell&#8217;avere, troviamo poi difficile sviluppare, fuori dal lavoro, la capacità dell<strong>&#8216;esperienza interiore</strong>, del trasporto, del saper gustare fino in fondo le cose, indispensabile all&#8217;esistenza e alla <strong>crescita</strong> di un <strong>rapporto d&#8217;amore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra <strong>mentalità</strong> economica si basa sul seguente presupposto: &#8220;se una cosa è tutta mia, non può essere contemporaneamente tua&#8221;. E&#8217; una mentalità che permea la gran parte dei nostri contatti, contraddistinti dal carattere commerciale del baratto, per cui chi dà qualcosa riceve qualcos&#8217;altro in cambio. Nell&#8217;<strong>amore</strong> maturo, tuttavia, identiche sono le entrate e le uscite, il <strong>ricevere e il dare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Riceviamo in entrata esattamente ciò che abbiamo regalato, ciò che diamo. Se regaliamo gioia, riceveremo proprio questa gioia; diventiamo lieti se allietiamo gli altri. Colui che dà sente nel dare la propria vitalità e percepisce nel Tu, al quale si dà, possibilità sconosciute della propria anima. Difficilmente chi è abituato alla mentalità economica riesce a percepire la paradossale concordanza tra dare e ricevere.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo dato aiuta a capire perché, nella società odierna, molti si autodistruggono. Vi sono persone che si sentono vive, nella migliore delle ipotesi, all&#8217;inizio di un rapporto d&#8217;amore. Per un po&#8217; di tempo riescono a proteggere l&#8217;esperienza particolare dell&#8217;amore dalla mentalità del baratto che caratterizza le loro relazioni. A lungo andare, tuttavia, non ce la fanno a sottrarre neppure questo rapporto al terrore della mentalità mercantile.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse, sin dall&#8217;inizio della relazione avevano cominciato a scusarsi con i colleghi per il posto importante che essa veniva a occupare nella loro vita, come ci si scuserebbe per una bambinata. Discolpandosi , avevano già iniziato a svalutare l&#8217;eros: l&#8217;amore è una debolezza perdonabile che, di fronte alla dura <strong>realtà</strong> della <strong>vita</strong>, di tanto in tanto ci si può anche permettere. L&#8217;amore non ha dunque nessuna realtà. È pura finzione. In base a questa mentalità, per queste persone l&#8217;amore perde a poco a poco il significato; diventa una delle tante <strong>abitudini</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre il sentimento si raffredda, regolano la <strong>convivenza</strong> con il <strong>partner</strong> seguendo un consolidato modello economico: ciascuno fornisce all&#8217;altro una prestazione possibilmente equivalente. Gli uomini che occupano posizioni dirigenziali sono particolarmente soggetti a questo processo di autodistruzione. Tuttavia, dato che nella nostra società rappresentano un modello ideale, nessuno è protetto dalla pericolosa <strong>attrazione</strong> che suscitano. Si sta accentuando anche in molte donne la tendenza alla svalutazione dell&#8217;<strong>eros</strong>, nella misura in cui queste donne si  assoggettano agli schemi dell&#8217;efficientismo maschile.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli uomini competitivi usano male la loro capacità di amare. La possibilità di <strong>percepire</strong> i sentimenti come realtà <strong>interiore</strong> e di strutturare il mondo dei loro stessi sentimenti nella dedizione e nella resa non si sviluppa. Le loro emozioni non attraggono un Tu, ma un oggetto inadeguato. Come Narciso che, in contrasto con le leggi naturali, volge le proprie emozioni al proprio Io anziché a un Tu, allo stesso modo l&#8217;uomo &#8220;di successo&#8221; rivolge alla propria professione o allo sport preferito anche quell&#8217;energia che dovrebbe essere riservata all&#8217;amore, alla dedizione a un Tu.</p>
<p style="text-align: justify;">Se dunque, l&#8217;energia destinata all&#8217;amore non trova collegamento con un Tu, si creano nell&#8217;Io un&#8217;eccessiva pressione e un ristagno. Allora, o si ricorre a un sistema di valvole che consentano di scaricare il vapore (per esempio in fantasie ed esperienze sessuali avulse da un reale interesse per un Tu), oppure la pressione rende l&#8217;Io sempre più duro, inflazionato e <strong>aggressivo</strong> in tutte le sue funzioni.  Il circuito psicofisico, costantemente sovraccarico, finisce per logorarsi. Così, l&#8217;uomo competitivo si butta a capofitto nel lavoro, utilizzando una forza d&#8217;urto che troverebbe il suo senso <strong>naturale</strong> solo nell&#8217;amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse incorre nello stesso incidente che ha luogo quando un rasoio elettrico viene collegato a un voltaggio troppo alto: all&#8217;iniziale maggiore efficienza rispetto a un apparecchio dello stesso tipo collegato al corretto voltaggio, rapidamente succedono il surriscaldamento del motore e l&#8217;inevitabile rottura. Allo stesso modo, un uomo competitivo può veramente morire con il cuore schiantato. Il suo amore non ha trovato la via per uscire dall&#8217;Io e accostarsi al Tu.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la ricerca del Tu è impedita, diventa impossibile anche trovare il proprio Sé, perché soltanto nell&#8217;immagine-guida di un Tu l&#8217;Io può come in uno specchio, percepire, rendere viva e realizzare la propria capacità di sviluppo emotivo. Chi non trova l&#8217;accesso al Tu non trova neppure l&#8217;accesso alla propria<strong> essenza,</strong> cioè al proprio Sé. Senza eros ci sentiamo senza vita. Persino l&#8217;eremita può dispiegare la propria anima solo se, nella meditazione o nella preghiera, si richiama al mondo, cioè alla &#8220;redenzione di tutti gli esseri viventi&#8221;, come ebbe a dire Buddha.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo competitivo soffre di un sovraccarico di energia che dovrebbe essere destinata alla scoperta del Tu e del sé. Nel matrimonio l&#8217;uomo competitivo sembra essere il più forte; è lui che decide come organizzare la vita pratica. Questa forza è tuttavia soltanto presunta, perché egli è dipendente dalla cura materna della moglie e, soprattutto, perché vive la famiglia con la stessa coazione al rendimento che ha sul suo posto di lavoro. Per questo motivo la sua <strong>energia </strong>si trasformerà un giorno, inevitabilmente in impotenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>uomo competitivo</strong> ha soltanto una cognizione oscura e inquietante di tutte queste interconnessioni. Nel tentativo di placare l&#8217;ansia indotta da una paura esagerata delle malattie e della morte, diventa sempre più tirannico in famiglia e nel lavoro; di conseguenza, aumentano il suo isolamento e la pressione che un giorno lo spezzerà.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tratto dal libro:</em> <strong>Il no in amore</strong> &#8211; <strong>Peter Schellenbaum</strong> &#8211; Red edizioni</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<item>
		<title>Orgasmo vaginale, orgasmo clitorideo</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 16:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
				<category><![CDATA[- Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[eiaculazione femminile]]></category>
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		<description><![CDATA[Purtroppo molte donne hanno problemi connessi all&#8217;orgasmo: da una recente inchiesta condotta in Italia dalla Societa&#8217; Italiana di Medicina Generale (SIMG) con 600 questionari distribuiti negli ambulatori di medici di base, emerge che il 30,1% lamenta problemi di orgasmo e il 26,9% di lubrificazione. Orgasmo femminile L&#8217;orgasmo è una piacevole risposta psicologica e fisiologica ad un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-1631" title="sextipsarticle" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/05/sextipsarticle.jpg" alt="sextipsarticle" width="399" height="399" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Purtroppo molte donne hanno problemi connessi all&#8217;orgasmo: da una recente inchiesta condotta in Italia dalla Societa&#8217; Italiana di Medicina Generale (SIMG) con 600 questionari distribuiti negli ambulatori di medici di base, emerge che il 30,1% lamenta problemi di orgasmo e il 26,9% di lubrificazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Orgasmo femminile</strong><br />
L&#8217;orgasmo è una piacevole risposta psicologica e fisiologica ad un stimolo sessuale. E&#8217; il terzo stadio, dopo la fase di plateau nel rapporto sessuale, a cui normalmente segue una fase di rilassamento della tensione sessuale. Durante l&#8217;orgasmo, sia nei maschi che nelle femmine, si verificano contrazioni muscolari dell&#8217;ano e dei muscoli pelvici, così come degli organi sessuali.</p>
<table style="text-align: justify;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="386"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">Nella femmina, l&#8217;orgasmo è preceduto da una lubrificazione delle pareti vaginali e da una dilatazione del clitoride dovuta ad un aumento del flusso sanguigno che rimane nel tessuto spugnoso che lo compone. Alcune donne manifestano un arrossamento diffuso della pelle dovuto ad una aumento del flusso sanguigno. Ma mano che la donna si avvicina all&#8217;orgasmo, il clitoride si muove verso l&#8217;interno e le piccole labbra assumono una colorazione più scura.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando l&#8217;orgasmo diviene imminente, la vagina diminuisce di dimensioni di circa il 30% e viene irrorata di sangue e il clitoride si ritira sotto il cappuccio protettivo e riemerge solo quando la stimolazione ha termine. Durante l&#8217;orgasmo l&#8217;utero, la vagina e i muscoli pelvici hanno una serie di contrazioni ritmiche. Dopo che l&#8217;orgasmo è finito, il clitoride riemerge e recupera, in circa 10 minuti, le  proprie normali dimensioni. A differenza dell&#8217;uomo, la donna non ha un periodo refrattario e perciò può avere un secondo orgasmo subito dopo il primo (alcune donne possono averne 3 o 4): ciò è noto come orgasmo multiplo. Studi mostrano che circa il 13% delle donne hanno avuto esperienze di orgasmi multipli. L&#8217;orgasmo per la donna, come per l&#8217;uomo, può essere associato ad azioni involontarie, vocalizzazioni o spasmi muscolari in altre parti del corpo. Generalmente è associato con una generale sensazione di euforia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Eiaculazione&#8221; femminile </strong><br />
Molte donne durante l&#8217;orgasmo espellono del fluido. L&#8217;origine di tale fluido sono le ghiandole di Skene localizzate attorno al meato uretrale. Queste ghiandole hanno le dimensioni di una capocchia di spillo e possono variare da soggetto a soggetto ed anche non essere presenti. Questo spiega l&#8217;assenza di questo fenomeno in alcune donne.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché si verifica l&#8217;orgasmo </strong><br />
In termini evolutivi è chiaro che l&#8217;orgasmo maschile è necessario per la riproduzione in quanto associato all&#8217;eiaculazione. Per l&#8217;orgasmo femminile le teorie Darwiniane sono meno dirette: alcuni autori sostengono che contribuisca alla ritenzione dello sperma all&#8217;interno, aumentando le possibilità di fecondazione.In termini evolutivi è chiaro che l&#8217;orgasmo maschile è necessario per la riproduzione in quanto associato all&#8217;eiaculazione. Per l&#8217;orgasmo femminile le teorie Darwiniane sono meno dirette: alcuni autori sostengono che contribuisca alla ritenzione dello sperma all&#8217;interno, aumentando le possibilità di fecondazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Orgasmo vaginale e clitorideo </strong><br />
Bisogna premettere che non ci sono due differenti tipi di orgasmo, può cambiare soltanto il tipo di stimolazione per raggiungerlo. Il clitoride è molto sensibile alle stimolazioni. Può essere stimolato in vari modi, con stimoli manuali o attraverso una pressione e sfregamento con il corpo del partner. Alcune donne provano dolore in presenza di stimolazione diretta. Una migliore stimolazione si ha con la donna sopra in posizione tale che il clitoride si sfreghi con l&#8217;osso pubico dell&#8217;uomo. Questo peraltro si verifica anche quando è l&#8217;uomo a stare sopra in una posizione tale che l&#8217;osso pubico eserciti pressione nella zona clitoridea. Per alcune donne la parte esterna della vagina è anche molto sensibile. Questo viene riferito come &#8220;orgasmo vaginale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In termini evolutivi è chiaro che l&#8217;orgasmo maschile è necessario per la riproduzione in quanto associato all&#8217;eiaculazione. Per l&#8217;orgasmo femminile le teorie Darwiniane sono meno dirette: alcuni autori sostengono che contribuisca alla ritenzione dello sperma all&#8217;interno, aumentando le possibilità di fecondazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Orgasmo vaginale e clitorideo </strong><br />
Bisogna premettere che non ci sono due differenti tipi di orgasmo, può cambiare soltanto il tipo di stimolazione per raggiungerlo. Il clitoride è molto sensibile alle stimolazioni. Può essere stimolato in vari modi, con stimoli manuali o attraverso una pressione e sfregamento con il corpo del partner. Alcune donne provano dolore in presenza di stimolazione diretta. Una migliore stimolazione si ha con la donna sopra in posizione tale che il clitoride si sfreghi con l&#8217;osso pubico dell&#8217;uomo. Questo peraltro si verifica anche quando è l&#8217;uomo a stare sopra in una posizione tale che l&#8217;osso pubico eserciti pressione nella zona clitoridea. Per alcune donne la parte esterna della vagina è anche molto sensibile. Questo viene riferito come &#8220;orgasmo vaginale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna premettere che non ci sono due differenti tipi di orgasmo, può cambiare soltanto il tipo di stimolazione per raggiungerlo. Il clitoride è molto sensibile alle stimolazioni. Può essere stimolato in vari modi, con stimoli manuali o attraverso una pressione e sfregamento con il corpo del partner. Alcune donne provano dolore in presenza di stimolazione diretta. Una migliore stimolazione si ha con la donna sopra in posizione tale che il clitoride si sfreghi con l&#8217;osso pubico dell&#8217;uomo. Questo peraltro si verifica anche quando è l&#8217;uomo a stare sopra in una posizione tale che l&#8217;osso pubico eserciti pressione nella zona clitoridea. Per alcune donne la parte esterna della vagina è anche molto sensibile. Questo viene riferito come &#8220;orgasmo vaginale&#8221;.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sigmund Freud sosteneva che le donne &#8220;mature&#8221; hanno un orgasmo solo vaginale, questo ovviamente conferiva un ruolo centrale al pene per la soddisfazione sessuale della donna. In realtà l&#8217;orgasmo è un&#8217;esperienza individuale e non c&#8217;è un percorso &#8220;corretto&#8221; per raggiungerlo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Orgasmo e barriere psicologiche </strong><br />
Sebbene l&#8217;utilizzo di tecniche o posizioni particolari possa essere utile a favorire l&#8217;orgasmo femminile, anche la mente della femmina deve essere preparata. Per molte donne infatti sensi di colpa, insicurezza e pensieri negativi inculcati possono prevenire la comparsa di un&#8217;eccitazione adeguata e dell&#8217;orgasmo. Alcune donne provano vergogna nel sesso e non riescono a viverlo come esperienza di gioia. Alcune donne si sentono insicure del proprio corpo, lo sentono lontano dai &#8220;modelli di bellezza&#8221; e ciò provoca difficoltà nel raggiungere l&#8217;orgasmo. Altre donne sono così concentrate su se stesse per raggiungere l&#8217;orgasmo che trascurano il partner e entrano in ansia, allontanandosi dallo stato psicologico giusto premessa essenziale per l&#8217;effettivo raggiungimento dell&#8217;orgasmo.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune donne non hanno mai provato l&#8217;orgasmo e si domandano se c&#8217;è speranza di provarlo. Si, c&#8217;è.</p>
<p style="text-align: justify;">Liberarsi delle barriere psicologiche, se presenti, è il primo passo. Poi è importante trovare modi per entrare in sintonia con il proprio corpo, per sentirsi a proprio agio con esso, per &#8220;piacersi&#8221;. Infine bisogna trovare il modo di comunicare al proprio partner cosa piace, quali stimolazioni, sia prima del rapporto che durante, possono essere più efficaci e quali posizioni sono preferite. Si può sperimentare la posizione lei sopra, almeno quando si ritiene che l&#8217;orgasmo si avvicini, cercando con dei movimenti di raggiungere pressione e sfregamento tra la zona clitoridea e l&#8217;osso pelvico del maschio. Anche l&#8217;atmosfera nel rapporto è molto importante; la situazione, la preparazione, il luogo, le luci (magari a lume di candela) possono giocare un ruolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esercizi preparatori </strong><br />
Si riporta, senza in alcun modo garantirne la validità scientifica, il metodo Kegel. Consiste nel contrarre i muscoli pubococcigei (come se si cercasse di trattenersi dall&#8217;urinare) con un intervallo di 10 secondi per 150 volte ogni giorno, con contrazioni rapide e lunghe.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte:  http://www.benessere.com/sessuologia/arg00/orgasmo.htm</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Sogni erotici e fantasie sessuali</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 11:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mirimun</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo Freud, la forza della nostra natura è dovuta principalmente alla libido, una forza di origine sessuale, che appartiene al nostro inconscio e che pertanto non riesce ad esprimersi nella vita reale, perché censurata dall&#8217;Io. Si esprime allora attraverso fantasie, sogni, lapsus ed altri comportamenti involontari. In molti sogni che apparentemente parlano di tutt&#8217;altro, Freud [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1471" title="Sogni erotici e fantasie sessuali" src="http://www.stobenecontutti.it/wp-content/uploads/2009/03/59669979_d4663ce715.jpg" alt="Sogni erotici e fantasie sessuali" width="500" height="336" /></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo<strong> Freud</strong>, la forza della nostra natura è dovuta principalmente alla <strong>libido</strong>, una forza di <strong>origine sessuale</strong>, che appartiene al nostro <strong>inconscio</strong> e che pertanto non riesce ad esprimersi nella <strong>vita reale</strong>, perché censurata dall&#8217;Io. Si esprime allora attraverso <strong>fantasie</strong>, <strong>sogni</strong>, lapsus ed altri <strong>comportamenti</strong> involontari.</p>
<p style="text-align: justify;">In molti <strong>sogni</strong> che apparentemente parlano di tutt&#8217;altro, Freud trova significati simbolici sessuali. Diversa l&#8217;interpretazione di <strong>Jung</strong>, che vede nei sogni dei <strong>messaggi</strong> di difficile interpretazione, perché espressi in un linguaggio antico e dimenticato, che è quello della <strong>metafora</strong> e del <strong>simbolo</strong>. Ogni sogno per Jung ha qualcosa da raccontare al soggetto e dunque deve essere analizzato, al fine di trovarci suggerimenti e spunti di <strong>riflessione</strong> per la vita reale.</p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>sogni erotici</strong> sono abbastanza frequenti nelle persone, anche se non sempre vengono accolti con piacere da chi &#8216;assiste&#8217; a queste speciali rappresentazioni personali. Molti infatti, che sognano di avere rapporti sessuali con un/una partner diverso/a, poi si sentono in colpa, oppure si vergognano di sé stessi/e, per aver potuto immaginare scene tanto spinte.</p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte dei sogni si presentano durante la fase di <strong>sonno REM</strong> (rapid eye movements). Durante questo periodo viene a perdersi il controllo muscolare corporeo dal collo in giù e questo serve sia per rilassare la muscolatura, sia per impedire al sognante di muoversi in modo tale da &#8216;rappresentare&#8217; ciò che sta sognando nella realtà, con il pericolo di fare del male a sé stesso ed agli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; una sorta di &#8216;paralisi&#8217; insomma, che però lascia completamente attiva la zona genitale, dando vita ad erezioni ed orgasmi. Non a caso si parla di &#8216;sogni bagnati&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto spesso i sogni erotici avvengono quando la vita sessuale attiva tende a scarseggiare e dunque hanno un po&#8217; un effetto compensatorio. Il sogno erotico può rappresentare un bisogno di avere <strong>rapporti fisici</strong>, di pura soddisfazione degli istinti, oppure può utilizzare materiali sessuali per evocare il desiderio di avere una <strong>relazione</strong> importante, coinvolgente, appagante, il che magari non avviene nella vita. Altre volte il sogno può essere apparentemente sessuale, ma esprimere dei contenuti tali di violenza, come nelle scene di stupro, che in questi casi l&#8217;interpretazione deve riflettere entrambi gli elementi, per capire quale di essi è prevalente.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta degli &#8216;attori&#8217; può essere, secondo le varie interpretazioni psicologiche, del tutto casuale, a seguito dei vari mascheramenti e spostamenti che compie la libido sui vari oggetti onirici (Freud), ma può essere anche rivelatrice di un <strong>desiderio</strong> di relazione inconscio nei riguardi di queste persone (Jung). In quest&#8217;ultimo caso ci si deve concentrare sulla vita consapevole del soggetto, per cercare di comprendere che tipo di rapporto possa esserci fra il contenuto del sogno e la propria vita di relazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Che dire poi di quei sogni erotici in cui i partner sono sconosciuti e non riconducibili a nessuna persona chiaramente individuabile nella realtà? In questo caso &#8216;gli attori&#8217;  possono rappresentare elementi della personalità del sognante: il lavoro psicoanalitico può aiutare a rivelare la personalità complessiva del soggetto, attraverso l&#8217;interpretazione delle associazioni che egli fa fra i contenuti del sogno e la sua vita reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente non è possibile generalizzare il significato dei <strong>contenuti erotici</strong>. Ad esempio una persona particolarmente repressa sotto l&#8217;aspetto sessuale che sogna dei rapporti erotici orali può semplicemente <strong>esprimere </strong>un bisogno di <strong>libertà</strong> dai suoi condizionamenti; sogni omosessuali possono rappresentare un impulso o un desiderio che non è ancora stato portato a <strong>coscienza</strong>, che si esprime nel sogno per non minare l<strong>&#8216;equilibrio psichico</strong> di chi si ritiene assolutamente eterosessuale, sogni in cui si ha un comportamento passivo possono esprimere il desiderio di ricevere attenzioni senza avere la responsabilità di iniziare e portare a termine l&#8217;atto sessuale ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre ai sogni ci sono le<strong> fantasie erotiche</strong>, quelle fatte in stato di veglia, magari durante l&#8217;atto sessuale. Le ricerche hanno dimostrato che le persone che hanno un<strong> immaginario</strong> erotico molto ricco vivono relazioni felici e di lunga durata. Questo è dovuto al fatto che la mente riesce in questo modo ad esplorare quei territori che non si desidera far conoscere al proprio corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Coltivare le fantasie erotiche può essere d&#8217;aiuto, per ritrovare o aumentare l&#8217;<strong>eccitazione</strong> quando c&#8217;è un calo del desiderio, dovuto a <strong>stress</strong>, o alla semplice ripetitività dei rapporti. Condividere le fantasie erotiche con il/la partner invece non è sempre una buona idea: le fantasie infatti sono molto personali e, se vengono svelate, si corre il rischio di provocare irritazione e reazioni negative nel/nella partner, che possono poi ricadere sul rapporto affettivo, se c&#8217;è. Per questo, specialmente in questo ultimo caso, occorre essere molto cauti prima di <strong>confidare</strong> all&#8217;altro/a i contenuti delle proprie fantasie.</p>
<p style="text-align: justify;">Le tante ricerche sessuologiche sull&#8217;<strong>argomento</strong> hanno ormai ampiamente svelato i contenuti delle fantasie erotiche, sia per gli uomini che per le donne. Gli uomini sognano nell&#8217;ordine: di fare <strong>sesso</strong> con la propria partner, fare e ricevere sesso orale, fare sesso con più donne, essere dominanti, essere passivi e sottomessi, vecchie <strong>esperienze</strong> sessuali, guardare altre persone che fanno l&#8217;amore, provare nuove <strong>posizioni</strong> sessuali. Le donne: fare l&#8217;amore con il proprio <strong>partner</strong>, fare e ricevere sesso orale, fare l&#8217;amore con un altro partner, fare l&#8217;amore in luoghi romantici o esotici, fare qualcosa di proibito, essere sottomesse, ricordare precedenti esperienze, sentirsi irresistibili, provare nuove posizioni sessuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Volendo sintetizzare, l&#8217;immaginario erotico del maschio è in genere più aggressivo e fortemente narcisistico per quanto riguarda il proprio organo sessuale. La donna più desiderata sessualmente dall&#8217;uomo è quella senza tabù, che si eccita alla sola presenza del pene e che gode nel solo accarezzarlo. Il narcisismo delle donne invece è esteso a tutta la loro persona e non solo a quanto attiene al corpo, ma anche alla personalità. L&#8217;uomo più fortemente sognato è quello che le desidera intensamente, del quale sono &#8216;padrone&#8217;, grazie all&#8217; irresistibile <strong>potere seduttivo</strong> che esercitano su di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; per questo che poi gli uomini si eccitano guardando irrealistiche <strong>immagini</strong> pornografiche, piene di falli giganti e di donne <strong>estasiate</strong> da tali visioni e pronte a qualsiasi cosa per avere il loro &#8216;<strong>oggetto del desiderio&#8217;</strong>, mentre le donne godono nel guardare o leggere <strong>storie d&#8217;amore</strong>. La cosa che le eccita moltissimo è un lui completamente soggiogato dal <strong>fascino </strong>di lei, talmente <strong>innamorato</strong> da essere pronto a qualsiasi rischio pur di soddisfare tutti i desideri della persona amata e desiderata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sogno dichiarato è quello di incontrare un vero Principe Azzurro; se poi non lo è, ma è almeno abbastanza ricco, la storia si fa ancora più eccitante&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Dott.ssa <strong>Giuliana Proietti</strong> Ancona</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Fonte:</strong></em></span><a title="sogni erotici e fantasie sessuali" href="http://vitadicoppia.blogosfere.it/2006/02/sogni-erotici-e.html" target="_blank"> http://vitadicoppia.blogosfere.it/2006/02/sogni-erotici-e.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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