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Dialogo: le differenze fra uomo e donna

20 marzo 2009

77b2816b-2858-4c65-91bf-53fa7129399dhmediumQuando gli uomini non parlano

La difficoltà maggiore per un uomo sta nell’interpretare correttamente una donna che sta parlando dei propri stati d’animo. Una delle imprese più ardue per una donna è interpretare correttamente il silenzio di un uomo. Per le donne il silenzio è spesso fonte di equivoci; il modo in cui i due sessi generalmente pensano ed elaborano le informazioni è profondamente diverso. Le donne pensano ad alta voce: lasciano scorrere liberamente i propri pensieri e li esprimono ad alta voce per approfondire le proprie intuizioni.

Gli uomini invece, prima di parlare, ripercorrono mentalmente ciò che hanno sentito o provato arrivando ad una soluzione attraverso un processo interiore. Spesso le donne fraintendono il silenzio maschile immaginando il peggio, infatti, le sole occasioni in cui la donna sceglie la via del silenzio sono quelle in cui ciò che andrebbe detto è troppo doloroso o quando non vuole parlare con uomo di cui non si fida più. Per rendere le loro relazioni davvero gratificanti le donne devono imparare che quando un uomo è turbato o stressato smette automaticamente di parlare e si rinchiude in se stesso per riflettere sulla situazione.

E’ qualcosa di molto difficile da accettare per una donna che non abbandonerebbe mai un’amica in difficoltà. Per una donna abbandonare il suo compagno quando questi è turbato non è un atto d’amore: poiché lo ama il suo istinto sarebbe quello di stargli vicino ed offrirgli aiuto. In buona fede pensa di doverlo interrogare perché lui possa averne dei benefici. Ma in realtà questo tipo di atteggiamento femminile non fa altro che turbare ed irritare ulteriormente un uomo. E’ importante che gli uomini e le donne rinuncino a proporre al partner il tipo di aiuto da loro preferito e comincino ad apprendere invece le diverse modalità di sentire, reagire e pensare dei due sessi

Perché gli uomini si chiudono nel silenzio

Gli uomini si rinchiudono in se stessi quando:

  • Hanno bisogno di riflettere su un problema per trovarne la soluzione
  • Si sentono turbati o stressati e hanno bisogno di stare un po’ da soli per calmarsi e riacquistare il controllo
  • Hanno bisogno di ritrovare se stessi

Perché le donne parlano

Le donne parlano per svariati motivi:

  • Per trasmettere o raccogliere informazioni
  • Per sentirsi meglio quando sono turbate
  • Perché pensano ad alta voce
  • Per creare intimità

Sessi diversi bisogni emotivi diversi

Gli uomini e le donne concedono il tipo di amore di cui hanno bisogno e non quello necessario all’altro sesso. Gli uomini basano l’amore sulla fiducia, la stima e l’accettazione; le donne sull’affetto, la comprensione ed il rispetto.

Le donne hanno bisogno di ricevere

Gli uomini hanno bisogno di ricevere

Sollecitudine

Fiducia

Comprensione

Accettazione

Rispetto

Apprezzamento

Devozione

Ammirazione

Rassicurazione

Incoraggiamento

Ignorando ciò che è importante per l’altro sesso, uomini e donne rischiano di provocare dolore ai loro partner

Errori femminili

Perchè lui non si sente amato

lei gli offre consigli non richiesti

lui pensa che lei non si fidi più di lui

lei cerca di cambiarlo per il “suo” bene

lui pensa che lei non lo accetti per quello che è

lei si lamenta di quello che lui non ha fatto

lui pensa che lei non apprezzi le cose che fa

lei gli dice cosa deve fare o non fare

lui non si sente ammirato

lei gli corregge o gli critica ogni iniziativa

lui non si sente incoraggiato a farcela da solo

Errori maschili

Perché lei non si sente amata

lui non l’ascolta

lei pensa che a lui non le importi di lei

lui le offre consigli pratici

lei non si sente capita

lui l’ascolta ma poi la rimprovera per avergli rovinato l’umore

lei pensa che lui non abbia rispetto per i suoi sentimenti

lui minimizza le necessità di lei

lei pensa che lui non le sia devoto

lui l’ascolta in silenzio e poi se ne va

lei si sente insicura perché lui non la rassicura

Perché a volte l’amore finisce

Generalmente l’amore finisce perché la gente da’ istintivamente ciò che vuole ricevere. Poiché i bisogni primari d’amore della donna si incentrano sulla sollecitudine, sulla comprensione, sul rispetto, sulla devozione e sulla rassicurazione è di queste cose che lei fa generosamente dono al suo compagno.

Dal canto suo l’uomo vive questo atteggiamento come mancanza di fiducia e reagisce in maniera negativa, a questo punto lei si chiede il perché le sue premure non siano state apprezzate. L’uomo invece, fa dono alla sua partner di ciò che lui ritiene primario e quindi: fiducia, accettazione, apprezzamento, ammirazione ed incoraggiamento e non quello di cui la sua compagna ha effettivamente bisogno. Quindi per soddisfare il nostro partner è necessario imparare a dare l’amore di cui lei o lui hanno veramente bisogno.

Citazioni sulle coppie

“Per un uomo ascoltare una donna mentre esterna le sue preoccupazioni è fonte di stress, poichè si sente costretto a risolvere qualsiasi problema lei sollevi pensando ad alta voce.

In realtà, per lei, condividere le proprie inquietudini è un’espressione di fiducia.”

La bibbia del vivere in due” di Allan & Barbara Pease.

Qui penso ad un 50/50. In effetti se Donna comincia ad esternare, Donna non vuole soluzioni. Quindi inutile presentarle. Uomo piu’ esperto riesce a dare segni di assenso, e magari aggiunge parole con funzione -Continua pure- ma Uomo esperto gia’ ha una idea della direzione del discorso. Per cui Uomo esperto puo’ continuare ad ascoltare ‘Tutto il calcio minuto per minuto’… Piu’ tardi, puo’ far ripartire il discorso ingannando Donna nel credere che e’, infatti, un ottimo ascoltatore.

Dall’altro lato, tuttavia, onna ha il maledetto vizio di esternare mentre Uomo guida automobile-senza capire che mente Uomo e mente Donna sono identiche nel guidare. Dato che Donna, non ascolta’ ne’ interagisce quando guida, non si capisce come poi possa pretendrlo da Uomo.

Fonte: Web

Gestione creativa dei conflitti

23 febbraio 2009

ze_29700001722Un esercizio pratico che offre una strategia concreta per non reagire automaticamente nelle situazioni conflittuali, ma imparare e mettere in atto soluzioni diverse, perché no, con un pizzico di humor.

Ci sono i periodi in cui ci capita di rimanere bloccati in atteggiamenti conflittuali.  C’è un sistema semplice per sbloccarsi. E’ un processo a tappe che, se seguito, può sia rasserenarci che aprirci alla trasformazione creativa della situazione.

1. L’elenco.

Fare un elenco di episodi sgradevoli ai quali abbiamo reagito con un atteggiamento conflittuale. Sono molto utili gli episodi in cui ci siamo sentiti aggrediti e quelli in cui siamo rimasti male, sia che abbiamo reagito con sottomissione sia con aggressione.

Non è necessario scrivere tutto con precisione, basta qualche parola chiave che ci permetta di ritornare mentalmente con velocità e precisione a ciascun episodio specifico.

Esempio:

a) Anna è entrata urlando nell’ufficio

b) Giovanni non mi ha richiamata anche se me lo aveva promesso

c) L’uomo mi ha superato in coda

d) X mi ha detto che avevo fatto male il lavoro solo perché non lo ha guardato bene

e) Y non ha eseguito il compito come doveva

f) Z è arrivato in ritardo anche se gli avevo detto che era importante

g) Q mi ha insultata

h) ….

2. L’indagine

Per ognuno degli episodi fa emergere “a cosa” esattamente abbiamo reagito.

Quando siamo bloccati in atteggiamenti conflittuali non reagiamo a ciò che accade, ma ad una nostra interpretazione di ciò che accade. In questo caso la nostra reazione, automatica e veloce, ci appare l’unica possibile.

La forza di questo automatismo si fonda su due pilastri: lo stress e un’equivalenza arbitraria.

Rimaniamo chiusi nel circolo vizioso dell’interpretazione di ciò che accade come minaccioso e dello stress che favorisce questo tipo di interpretazione.

Per far emergere a cosa abbiamo reagito automaticamente, dunque per fare emergere le equivalenze in base alle quali la nostra risposta ci è sembrata l’unica possibile, si può utilizzare questa struttura: “il fatto che … (ciò che è accaduto) significa che …(ciò a cui presumibilmente ho reagito)”.

Riconoscere specificatamente quale sia l’interpretazione a cui abbiamo reagito apre uno spazio fra la nostra interpretazione e la risposta che diamo.

Questo passaggio ci serve anche a riconoscere l’emozione che tendiamo a negare agendo automaticamente e, magari, invocando la giustizia.

Esempio:

a. Il fatto che Anna sia entrata urlando in ufficio significa che non rispetta il mio ruolo (emozione: come mi avessero calpestato)

b. Il fatto che Giovanni non mi abbia richiamato significa che non mi pensa (emozione: come fossi abbandonato)

c. Il fatto che l’uomo mi abbia superato in coda significa che al mondo non c’è più giustizia (emozione: come se tutto fosse sbagliato)

d. Il fatto che X abbia criticato il lavoro significa che non gli importa dei nostri obiettivi (emozione: delusione)

e. Il fatto che Y non abbia eseguito il compito significa che non mi rispetta (emozione: rabbia)

3. Le ipotesi

Per ciascuna equivalenza ipotizzare almeno 5 alternative. Non è necessario che crediamo alle ipotesi che formuliamo, ciò che conta è che le formuliamo, se sono realistiche bene, se sono folli e umoristiche bene, e se sono depressive bene lo stesso.

Lo scopo di questo passaggio è di aprirci ad alternative invece che incanalarci in una reazione automatica.

Esempio:

a. Anna era spaventata, Anna aveva un granchio appeso alla gonna, Anna non conosce il mio ruolo, Anna non conosce i miei obiettivi, Anna è diventata sorda

b. Giovanni è finito in un burrone, Giovanni ha perso il numero telefonico, teme orribilmente le cornette del telefono, ha perso la voce, non vuole più vedermi

c.  L’uomo stava correndo all’ospedale con il figlio in pericolo, si sente più potente quando supera le altre automobili, odia le auto come la mia

4. La verifica

Formulare tre domande per verificare ogni ipotesi.

Esempio:

a. Temi qualcosa? Hai un granchio attaccato alla gonna? Sai a cosa serve qui la mia presenza?

b. Sei finito in un burrone? Hai perso il numero telefonico? Temi orribilmente le cornette del telefono?

5. Il senso dell’umorismo

Scegliere la domanda che si preferisce in base alla piacevolezza dell’umore che suscita, al contesto che si vuole creare insieme al nostro interlocutore o alla possibilità di condividere quel contesto.

E’ assolutamente necessario che le domande siano poste con vera curiosità, vale a dire con un vero interesse ad ascoltare la risposta. Se viceversa fossero domande retoriche non faremmo che riconfermare sotto mentite spoglie la nostra reazione automatica.

Emma Rosenberg Colorni

Fonte: http://www.lifegate.it

La gestione dei conflitti

23 febbraio 2009

6a00e54ee984f1883400e54f9c9ee18833-800wiRiuscire a vivere dei momenti di conflitto senza distruggere la qualità della relazione con l’altro è possibile. Salvo accettare che le divergenze non sono eliminabili, e che occorrono tempi e capacità opportune per gestirle al meglio.

Perfino in vacdistanze,confini invisibili,anza, perfino con la persona più amata, litigare sembra inevitabile, e ci si colpevolizza o si colpevolizza l’altro, per non riuscire a evitarlo.

La vicinanza e la convivenza sono difficili. E’ una questione di distanze, di confini invisibili e assolutamente soggettivi da rispettare e da far rispettare.

E? come nel caso dei due porcospini che morivano di freddo: decisero di scaldarsi stringendosi il più possibile, ma presto si accorsero che si pungevano terribilmente con i loro aculei; così si allontanarono, ma il freddo ricominciò a farsi sentire.

Dopo numerose e faticose prove, trovarono la giusta distanza che consentiva loro di tenersi caldo ma non pungersi troppo. In questo aneddoto di Schopenhauer, e spesso nella vita, non ci sono soluzioni al conflitto, ma solo delle opportunità di accomodamento che portino al minor danno.

E’ utile disegnare dei confini, comunicando le proprie esigenze e dandosi il diritto di dire di “no”, piuttosto che sforzarsi di essere accomodanti, per poi magari sentirsi invasi e soccombere alla propria incontenibile aggressività difensiva.

In passato, galateo e rituali rigidi semplificavano la convivenza, codificandone norme civili anche se ingessate.

Liberi da tutto ciò, siamo ora in balia di intolleranze e incomprensioni.

E’ quindi più che mai importante parlare e negoziare, mantenendo il conflitto sul piano simbolico piuttosto che agirlo nei comportamenti.

Invece di reagire in modo compulsivo, bisogna saper aspettare, tollerare la tensione sinché cala e si riesce ad affrontare il confronto con altri toni. Con l’obiettivo di trovare un accordo creativo che non comporti un vincitore e un perdente, ma che accontenti entrambi, che rispetti le reciproche esigenze.

Quando si cerca la pace a tutti i costi c’è spesso il prevalere di qualcuno sull’altro. Il conflitto può diventare invece un momento di crescita, grazie al quale imparare a rispettare se stessi e gli altri, salvaguardando le parti buone delle relazioni.

Olga Chiaia

Psicologa Psicoterapeuta

http://www.lifegate.it/

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