Posts Tagged ‘rispetto’

Cos’è l’assertività?

10 febbraio 2010

L’assertività è quella branca della psicologia che tratta l’ottimizzazione dei rapporti sociali ed il benessere personale.

L’assertività è una “filosofia” di vita che subordina l’amore e il rispetto degli altri all’amore e al rispetto di sé. È stata anche definita come la teoria del sano egoismo. Chi non è felice non può dare felicità, chi non ha stima e fiducia di sé non è in grado di dare agli altri sicurezza; le interazioni sociali disarmoniche generano problemi di diversa natura e gravità.

Essere assertivi significa vivere esercitando i propri diritti in modo naturale, senza provare disagio, riconoscendo agli altri la reciprocità di questo assunto.

Per ottenere questo risultato è necessario avere queste due capacità:

1. capacità di ascolto, comprensione, attenzione per l’altro;
2. capacità di esprimere il proprio punto di vista (evitando termini aggressivi e passivi) e farlo rispettare.

Comunicazione ed assertività

L’assertività è, a mio avviso, il modo più efficace per ottenere realmente il meglio da noi stessi e dagli altri.
Chi comunica in modo assertivo comunica in modo efficace e sempre con finalità vincere-vincere (vinco io e vinci tu), cioè in un modo che porta tutte le persone coinvolte nella comunicazione (o nell’interazione) ad uscire soddisfatte dalla stessa.
Questa finalità è contrapposta alle finalità vincere-perdere, in cui c’è un solo vincitore (io vinco tu perdi) ed è tipica dei rapporti conflittuali, competitivi.

Un esempio di questo tipo di comunicazione è la vendita senza etica: se io sono un venditore e non mi faccio scrupoli ad usare tutte le più subdole tecniche di vendita per venderti qualcosa a condizioni estremamente favorevoli per me e svantaggiose per te, di primo acchito può sembrare che io abbia vinto (ho concluso un ottimo affare), ma in realtà ho vinto sul momento (ho concluso un ottimo affare), ma ho perso nel lungo periodo (ho perso un cliente e tutti quelli potenziali messi in guardia dal primo).

Quindi chi comunica in modo assertivo comunica sempre con finalità vincere-vincere. Facciamo un esempio per capire questo concetto: come reagiamo quando qualcuno ci critica per qualcosa che non abbiamo fatto, ci interrompe o pretende da noi più di quanto possiamo offrire?
Se non siamo assertivi, a seconda dei casi possiamo avere reazioni aggressive o remissive.

Fonte: http://www.nienteansia.it/articoli-di-psicologia/pnl/assertivita-e-grafologia/252/#more-252

Dare valore alla fragilità

11 maggio 2009

top_5_marriage_sex_mistakesSuperare la paura di non essere all’altezza…

Donne sempre più emancipate, libere e spontanee mettono spesso in discussione la virilità del partner e, di conseguenza, la sua autostima. Ma la crisi dei ruoli può diventare un’occasione per vivere in modo più intimo la vita di coppia. Ecco come aiutare lui a superare la paura di non essere all’altezza…

I concetti chiave

* L’uomo ha il timore di non poter soddisfare partner sempre più esigenti. La sua sicurezza viene spesso messa in discussione.

* I ruoli all’interno della coppia sono cambiati. La donna è sempre più alla ricerca del proprio piacere e si aspetta che il partner la assecondi.

* In una coppia consolidata non contano solo le prestazioni sessuali. C’è anche bisogno di complicità, comprensione, rispetto e affetto.
Tutto era stato preparato nei minimi dettagli. Avevo prenotato una suite un po’ particolare: con letto a baldacchino e specchi ovunque.

Francesco mi aspettava affacciato alla finestra, la notte si annunciava esplosiva. Avevo tanta voglia di lui e gliel’ho sussurrato in un orecchio. Ma niente è andato come previsto. Per la prima volta dall’inizio della nostra storia, non è riuscito a eccitarsi”, racconta Giovanna, 35 anni, manager a Palermo.

Come Francesco, sono numerosi oggi gli uomini in “crisi di mascolinità” che si trovano ad affrontare questo problema. “L’uomo, oggi condizionato da una partner più decisa e libera sessualmente, vive un profondo disagio che si può manifestare con disturbi di erezione, blocchi psicologici o incapacità di soddisfare la compagna”, commenta Ciro Iannone, sessuologo e autore di Bisogno e Soddisfazione. La sessualità al maschile e femminile (Editore Letizia). Non è un caso che le vendite di stimolanti sessuali, soprattutto online, siano in costante aumento. “Sono la risposta alla paura di non essere all’altezza”, argomenta Annalisa Pistuddi, psicologa e psicoterapeuta a Milano. Da tempo infatti i ruoli all’interno della coppia sono cambiati. Sotto le lenzuola la donna cerca la soddisfazione del proprio piacere, fa delle domande e si aspetta delle risposte.

Assecondare il piacere
Molti uomini pensano di essere gli unici responsabili del successo o dell’insuccesso di un rapporto. Il sesso infatti ha un alto potere simbolico: con la penetrazione l’uomo vuole “colmare” la partner, ma per assecondare il suo piacere, è necessario che il pene sia in erezione. “Quando ciò non succede l’uomo si sente fallire. Si sente inadeguato e questa sensazione può influenzare anche altri aspetti della sua vita”, spiega Annalisa Pistuddi. Come confessa Alberto, 36 anni, commercialista a Roma: “Era il nostro primo appuntamento.

Dopo cena mi ha invitato da lei, ma una volta in camera da letto niente è andato nel verso giusto. Mi sono sentito umiliato”. Alberto sa che il desiderio non è qualcosa che si possa comandare, ma ha vissuto questo “incidente” come una sconfitta. In una situazione analoga la donna, invece, avrebbe potuto simulare il proprio piacere. “Il disagio psicologico dell’uomo nasce proprio da questa differenza. La gran parte degli uomini dimentica però che un rapporto può essere intenso anche senza penetrazione”, sottolinea Iannone. Il segreto di una relazione che funziona non è solo il sesso, ma la complicità. “In una coppia consolidata il desiderio dell’altro è un’emozione che il partner cerca di assecondare”, spiega Annalisa Pistuddi. Infatti solo quando il legame è solido gli uomini si lasciano andare e invadere dai sentimenti. È questo il momento in cui avranno voglia di condividere momenti di tenerezza: dormire con la partner, fare colazione insieme, organizzare un weekend al mare.

Sentirsi desiderato
Una donna sessualmente libera mette in discussione non solo il ruolo dell’uomo all’interno della coppia, ma anche uno degli stereotipi più diffusi, il mito del playboy. Oggi può succedere che lui venga lasciato. Anche dopo il primo appuntamento. “Quando non si vuole investire in un rapporto l’attrazione si spegne subito”, illustra Pistuddi. L’uomo è in imbarazzo di fronte a donne che vogliono comportarsi come lui: “Ho scelto di non avere rapporti sessuali per un po’”, racconta Guglielmo, 40 anni, pr a Verona. “Negli ultimi due anni mi sono sentito usato dalle mie compagne, espropriato della mia virilità”. Quando le donne dicono: “Ti voglio”, tolgono all’uomo la possibilità di fare il primo passo e assumersi il rischio di un “no”.

Costruire il rapporto
L’uomo che viene desiderato si sente come un bambino amato dalla mamma, con una grande differenza: sa che la partner si aspetta qualcosa da lui. “L’uomo ha soprattutto paura che gli si possa chiedere sempre di più”, sostiene Pistuddi. “Ma una relazione in cui ognuno ha la possibilità di esprimere se stesso è più ricca: i partner condividono emozioni e si mettono in gioco completamente, prendendosi anche il rischio di non essere all’altezza. È questa incertezza a disorientare lui”. Eppure la condivisione dei piaceri tra uomo e donna è possibile: “Il rapporto sessuale è la conseguenza di altro tipo di rapporto, che si costruisce sulla base di rispetto, comprensione e affetto reciproci”, conclude Iannone.

Federica Brignoli, Hélène Fresnel
Fonte: http://www.psychologies.it/Coppia-e-Sessualita/Sessualita/Desiderio/Dare-valore-alla-fragilita/(offset)/2

Dialogo: le differenze fra uomo e donna

20 marzo 2009

77b2816b-2858-4c65-91bf-53fa7129399dhmediumQuando gli uomini non parlano

La difficoltà maggiore per un uomo sta nell’interpretare correttamente una donna che sta parlando dei propri stati d’animo. Una delle imprese più ardue per una donna è interpretare correttamente il silenzio di un uomo. Per le donne il silenzio è spesso fonte di equivoci; il modo in cui i due sessi generalmente pensano ed elaborano le informazioni è profondamente diverso. Le donne pensano ad alta voce: lasciano scorrere liberamente i propri pensieri e li esprimono ad alta voce per approfondire le proprie intuizioni.

Gli uomini invece, prima di parlare, ripercorrono mentalmente ciò che hanno sentito o provato arrivando ad una soluzione attraverso un processo interiore. Spesso le donne fraintendono il silenzio maschile immaginando il peggio, infatti, le sole occasioni in cui la donna sceglie la via del silenzio sono quelle in cui ciò che andrebbe detto è troppo doloroso o quando non vuole parlare con uomo di cui non si fida più. Per rendere le loro relazioni davvero gratificanti le donne devono imparare che quando un uomo è turbato o stressato smette automaticamente di parlare e si rinchiude in se stesso per riflettere sulla situazione.

E’ qualcosa di molto difficile da accettare per una donna che non abbandonerebbe mai un’amica in difficoltà. Per una donna abbandonare il suo compagno quando questi è turbato non è un atto d’amore: poiché lo ama il suo istinto sarebbe quello di stargli vicino ed offrirgli aiuto. In buona fede pensa di doverlo interrogare perché lui possa averne dei benefici. Ma in realtà questo tipo di atteggiamento femminile non fa altro che turbare ed irritare ulteriormente un uomo. E’ importante che gli uomini e le donne rinuncino a proporre al partner il tipo di aiuto da loro preferito e comincino ad apprendere invece le diverse modalità di sentire, reagire e pensare dei due sessi

Perché gli uomini si chiudono nel silenzio

Gli uomini si rinchiudono in se stessi quando:

  • Hanno bisogno di riflettere su un problema per trovarne la soluzione
  • Si sentono turbati o stressati e hanno bisogno di stare un po’ da soli per calmarsi e riacquistare il controllo
  • Hanno bisogno di ritrovare se stessi

Perché le donne parlano

Le donne parlano per svariati motivi:

  • Per trasmettere o raccogliere informazioni
  • Per sentirsi meglio quando sono turbate
  • Perché pensano ad alta voce
  • Per creare intimità

Sessi diversi bisogni emotivi diversi

Gli uomini e le donne concedono il tipo di amore di cui hanno bisogno e non quello necessario all’altro sesso. Gli uomini basano l’amore sulla fiducia, la stima e l’accettazione; le donne sull’affetto, la comprensione ed il rispetto.

Le donne hanno bisogno di ricevere

Gli uomini hanno bisogno di ricevere

Sollecitudine

Fiducia

Comprensione

Accettazione

Rispetto

Apprezzamento

Devozione

Ammirazione

Rassicurazione

Incoraggiamento

Ignorando ciò che è importante per l’altro sesso, uomini e donne rischiano di provocare dolore ai loro partner

Errori femminili

Perchè lui non si sente amato

lei gli offre consigli non richiesti

lui pensa che lei non si fidi più di lui

lei cerca di cambiarlo per il “suo” bene

lui pensa che lei non lo accetti per quello che è

lei si lamenta di quello che lui non ha fatto

lui pensa che lei non apprezzi le cose che fa

lei gli dice cosa deve fare o non fare

lui non si sente ammirato

lei gli corregge o gli critica ogni iniziativa

lui non si sente incoraggiato a farcela da solo

Errori maschili

Perché lei non si sente amata

lui non l’ascolta

lei pensa che a lui non le importi di lei

lui le offre consigli pratici

lei non si sente capita

lui l’ascolta ma poi la rimprovera per avergli rovinato l’umore

lei pensa che lui non abbia rispetto per i suoi sentimenti

lui minimizza le necessità di lei

lei pensa che lui non le sia devoto

lui l’ascolta in silenzio e poi se ne va

lei si sente insicura perché lui non la rassicura

Perché a volte l’amore finisce

Generalmente l’amore finisce perché la gente da’ istintivamente ciò che vuole ricevere. Poiché i bisogni primari d’amore della donna si incentrano sulla sollecitudine, sulla comprensione, sul rispetto, sulla devozione e sulla rassicurazione è di queste cose che lei fa generosamente dono al suo compagno.

Dal canto suo l’uomo vive questo atteggiamento come mancanza di fiducia e reagisce in maniera negativa, a questo punto lei si chiede il perché le sue premure non siano state apprezzate. L’uomo invece, fa dono alla sua partner di ciò che lui ritiene primario e quindi: fiducia, accettazione, apprezzamento, ammirazione ed incoraggiamento e non quello di cui la sua compagna ha effettivamente bisogno. Quindi per soddisfare il nostro partner è necessario imparare a dare l’amore di cui lei o lui hanno veramente bisogno.

Citazioni sulle coppie

“Per un uomo ascoltare una donna mentre esterna le sue preoccupazioni è fonte di stress, poichè si sente costretto a risolvere qualsiasi problema lei sollevi pensando ad alta voce.

In realtà, per lei, condividere le proprie inquietudini è un’espressione di fiducia.”

La bibbia del vivere in due” di Allan & Barbara Pease.

Qui penso ad un 50/50. In effetti se Donna comincia ad esternare, Donna non vuole soluzioni. Quindi inutile presentarle. Uomo piu’ esperto riesce a dare segni di assenso, e magari aggiunge parole con funzione -Continua pure- ma Uomo esperto gia’ ha una idea della direzione del discorso. Per cui Uomo esperto puo’ continuare ad ascoltare ‘Tutto il calcio minuto per minuto’… Piu’ tardi, puo’ far ripartire il discorso ingannando Donna nel credere che e’, infatti, un ottimo ascoltatore.

Dall’altro lato, tuttavia, onna ha il maledetto vizio di esternare mentre Uomo guida automobile-senza capire che mente Uomo e mente Donna sono identiche nel guidare. Dato che Donna, non ascolta’ ne’ interagisce quando guida, non si capisce come poi possa pretendrlo da Uomo.

Fonte: Web

Ascoltare con il cuore

16 marzo 2009

girl_talkViviamo in una cultura in cui la gente preferisce parlare piuttosto che ascoltare. Ciascuno sembra avere delle risposte preconfezionate. Tutti sono disposti a dare consigli anche quando non sono desiderati. Ma la gente non ha bisogno d’informazioni, essa cerca continuamente qualcuno che sappia ascoltare e comprendere. La gente ha bisogno di orecchie attente e di una lingua muta.

Sapere ascoltare è un potente mezzo, ma troppo spesso poco utilizzato. Non ascoltare è mancanza di rispetto della persona e di un servizio d’amore disinteressato

La maggior parte delle persone non sanno ascoltare dovutamente. Si stima che il 70% delle comunicazioni viene filtrato o modificato il senso che si vuole dare alle parole. Perché?

Il Dr. Eric Berne (1910 – 1970), psichiatra e psicanalista americano, fondatore dell’ Analisi Transazionale, sostiene che l’individuo non è un’unità semplice, ma una personalità complessa. Di conseguenza, la trasmissione di un messaggio comporta uno studio approfondito in rapporto al contenuto delle transazioni, circa 90. E. Berne, nell’analisi strutturale della mente distingue principalmente tre stati dell’io (o del sé), designati rispettivamente: Genitore – Bambino – Adulto (G – B – A ).

Per esempio, immaginiamoci due ipotetiche persone (Vilda e Terenzio) che parlano una di fronte all’altra e poniamoci le seguenti domande:

Da quale parte (o struttura mentale) di ‘Vilda’ l’azione transazionale (il suo dire) è partita? Dal G, dal B o dall’A? Quale struttura mentale di ‘Terenzio’ ha raggiunto (G, B o A)? Con quale struttura mentale ‘Terenzio’ risponde? Quale struttura mentale di ‘Vilda’ raggiunge la risposta di ‘Terenzio’?

Si comprende facilmente che non sempre è facile cogliere il pensiero altrui, soprattutto quando nella relazione vi è tensione o la disponibilità di ascolto è bassa.

C’è anche da prendere in considerazione il fatto che ogni individuo ha una sua mappa mentale caratterizzata da fattori ereditari, ambientali, sociali, culturali, educativi, ecc.

Con sincerità di cuore, delle volte “ascoltiamo per ascoltare” – ciò si verifica quando non siamo interessati alla persona e ai suoi bisogni, oppure quando siamo stanchi o siamo centrati su noi stessi, oppure “ascoltiamo per rispondere” – ed è ciò che noi facciamo continuamente. Ascoltiamo a metà ciò che l’altro dice perché siamo impegnati a pensare a come dobbiamo rispondere.

Un handicap vero e proprio nell’ascolto sono i pregiudizi: il falso concetto che si ha dell’altro e di sè stessi. Sono veri e propri handicap nelle nostre relazioni sociali, precludono ogni possibile dialogo e rendono suscettibile colui che ne è affetto. Il pregiudizio caratterizza una persona che vive “per proteggere i propri sentimenti e la propria reputazione” Il falso concetto che si ha dell’altro non è che un difendere se stessi, ciò che si crede, che è diventato rifugio delle nostre insicurezze, paure e frustrazioni. Creare scompiglio nell’alveare (emozioni) altrui, con la denuncia di ciò che si presume che sia sbagliato o no, significa evitare di trovarsi nel proprio alveare scompigliati dal riaffiorare delle nostre paure e insicurezze.

Le relazioni interpersonali non sono proprio facili e spontanee, hanno bisogno di coraggio nel liberarsi dei propri idoli illusori e dei propri timori; di volontà di scegliere di stare insieme, nel Signore, con gli altri, in ogni situazione; di disponibilità nel sacrificare ciò che ci è più caro che verrebbe spontaneo usare solo per noi: il cuore, la mente e la volontà; di espressività, capace di tenere conto del rispetto della persona e del bisogno che essa ha di sentirsi amata. Di ascolto dei sentimenti senza che questi siano oggetto di giudizi. Una apertura profonda s’improvvisa raramente; essa deve essere preparata per delle ore, con tutto il cuore, in preghiera, in comunione con Dio.
Adoperare più di una strategia d’ascolto

Per essere un buon uditore efficace, bisogna ascoltare con APPREZZAMENTO O STIMA, CON EMPATIA, CON COMPRENSIONE, CON DISCERNIMENTO, CON VALUTAZIONE.

Le prime due si richiamano all’aspetto emotivo dell’ascolto, le altre tre si concentrano sui fatti (buon funzionamento dell’emisfero destro e del sinistro).

Le persone hanno bisogno di sentirsi apprezzate, stimate, e l’ascolto è il mezzo più appropriato, ma se noi vogliamo trasmettere senso di affidamento, dobbiamo ascoltare con empatia, soprattutto le persone che soffrono.

Successivamente è importante passare ad un tipo di ascolto più analitico, un approccio che ci permetta di comprendere. In questa strategia, ci si deve sforzare di organizzare ciò che l’altro ha detto dandogli un senso. Questo modo di procedere ci aiuta a capire le reazioni altrui.

Infine è importante applicare l’ascolto che si richiama al discernimento. In questo modo possiamo avere un quadro completo della situazione, per poi utilizzare l’aspetto valutativo, mettendo da parte le nostre emozioni e di valutare con amore ciò che l’altro ha detto.

Ma l’aspetto più importante dell’ascolto è “ascoltare con il cuore” che è completamente diverso dall’ascoltare con le orecchie. Purtroppo sono poche le persone che sanno ascoltare col cuore. Ascoltare con il cuore i propri figli (e gli altri) significa essere realmente interessati a ciò che ci stanno dicendo, ed essere aperti e disponibili. Significa avere voglia di apprendere e di sorprendersi, senza interrompere, o saltare subito alle conclusioni o dare immediatamente dei saggi consigli.

Ascoltare col cuore significa non esprimere subito la propria opinione, ma cercare di capire la vita nella prospettiva di un bambino, di un ragazzo, di un adulto. Significa ascoltare con senso di meraviglia. Quando si presta loro attenzione in questo modo, bambini e ragazzi (e adulti), sentono di non essere giudicati e che possono esprimersi liberamente. Significa offrirgli, incondizionatamente, senso di affidamento.
Conclusione

Saper ascoltare è segno di saggezza e di disponibilità ad imparare. Non fa perdere tempo, ma è esattamente il contrario, è un investimento del tempo. Mediante l’ascolto possiamo stabilire dei legami di affetto; permette all’altro di mettere in evidenza, con naturalezza, problemi molto spesso gravi e profondi; possiamo trasmettere valore, stima e apprezzamento.

Ascoltare con senso di affidamento, favorisce lo sviluppo della personalità e lo sviluppo psicomotorio dell’individuo. Costituisce un aspetto indispensabile per la trasmissione di valori, di affetto, di simpatia, di bisogno di aiuto e di sentimenti. Crea degli individui intelligenti, liberi ed adulti; riduce nell’altro la paura dei sentimenti negativi; stabilisce o rinsalda i legami affettivi; permette di mettere in evidenza, con naturalezza, dei problemi molto spesso gravi e profondi. L’ascolto riconosce la dignità della persona.

Past. Francesco Zenzale

Fonte: http://www.maran-ata.it/psicologia/htm/ascoltare_per_essere.htm

La gestione dei conflitti

23 febbraio 2009

6a00e54ee984f1883400e54f9c9ee18833-800wiRiuscire a vivere dei momenti di conflitto senza distruggere la qualità della relazione con l’altro è possibile. Salvo accettare che le divergenze non sono eliminabili, e che occorrono tempi e capacità opportune per gestirle al meglio.

Perfino in vacdistanze,confini invisibili,anza, perfino con la persona più amata, litigare sembra inevitabile, e ci si colpevolizza o si colpevolizza l’altro, per non riuscire a evitarlo.

La vicinanza e la convivenza sono difficili. E’ una questione di distanze, di confini invisibili e assolutamente soggettivi da rispettare e da far rispettare.

E? come nel caso dei due porcospini che morivano di freddo: decisero di scaldarsi stringendosi il più possibile, ma presto si accorsero che si pungevano terribilmente con i loro aculei; così si allontanarono, ma il freddo ricominciò a farsi sentire.

Dopo numerose e faticose prove, trovarono la giusta distanza che consentiva loro di tenersi caldo ma non pungersi troppo. In questo aneddoto di Schopenhauer, e spesso nella vita, non ci sono soluzioni al conflitto, ma solo delle opportunità di accomodamento che portino al minor danno.

E’ utile disegnare dei confini, comunicando le proprie esigenze e dandosi il diritto di dire di “no”, piuttosto che sforzarsi di essere accomodanti, per poi magari sentirsi invasi e soccombere alla propria incontenibile aggressività difensiva.

In passato, galateo e rituali rigidi semplificavano la convivenza, codificandone norme civili anche se ingessate.

Liberi da tutto ciò, siamo ora in balia di intolleranze e incomprensioni.

E’ quindi più che mai importante parlare e negoziare, mantenendo il conflitto sul piano simbolico piuttosto che agirlo nei comportamenti.

Invece di reagire in modo compulsivo, bisogna saper aspettare, tollerare la tensione sinché cala e si riesce ad affrontare il confronto con altri toni. Con l’obiettivo di trovare un accordo creativo che non comporti un vincitore e un perdente, ma che accontenti entrambi, che rispetti le reciproche esigenze.

Quando si cerca la pace a tutti i costi c’è spesso il prevalere di qualcuno sull’altro. Il conflitto può diventare invece un momento di crescita, grazie al quale imparare a rispettare se stessi e gli altri, salvaguardando le parti buone delle relazioni.

Olga Chiaia

Psicologa Psicoterapeuta

http://www.lifegate.it/

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