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Essere single – Essere coppia

25 febbraio 2009

596387382tormentaNel mondo contemporaneo il concetto di famiglia tradizionale si affianca a nuove tipologie di “famiglie”: i single, le coppie di fatto, le coppie omosessuali, questi nuovi modi di concepire la famiglia, non sono ripieghi rispetto a quelle tradizionali, ma vere e proprie scelte individuali e nuovi modi di relazionarsi.

Le domande principali da porsi sono se si può stare bene in coppia non stando bene con sè stessi? Cosa cerchiamo nel partner, una persona, individuo o aspetti nostri? Siamo capaci di amare la persona in modo totalmente condizionato??

Amore è esperienza soggettiva di comunione, apertura, all’altro. Quindi è uno stato complesso perché è sia propriocettivo , una percezione propria, sia esterocettivo, perché l’amore nasce, si fonda, cresce, si dirama nella relazione con l’altro. Per amare serve quindi una conoscenza di noi stessi che sia in grado di farci comprendere cosa sentiamo, di farci definire che ciò che sentiamo è amore, sia la fiducia, capacità, volontà , di abbandonarci all’altro, di farci conoscere, comprendere, con-tenere. L’amore infatti è un passo a due.

Cosa spinge una persona a cercare un partner?

La personalità si configura come una struttura della psiche che governa l’organismo umano e ne media i rapporti con l’ambiente: Il concetto di bisogno è alla base della teoria della motivazione, simboleggia una forza che organizza l’azione in modo da modificare una situazione in modo soddisfacente. Inoltre, il bisogno, viene definito come una tensione sia interna che esterna; mentre l’individuo è portatore di bisogni, l’ambiente è sede di pressioni.

Ritornando al concetto di coppia quindi, la ricerca di un partner può derivare da un bisogno interno (“mi sento solo”, “avrei voglia di avere qualcuno accanto”), o da un bisogno che nasce in relazione con l’ambiente (” tutti i miei amici hanno qualcuno accanto”).

A. Maslow propone un modello gerarchico dei bisogni umani suddivisi in cinque specifici gruppi (bisogni fisiologici, di sicurezza, di relazioni parentali, di appartenenza e di amore, di riconoscimento e rendimento,di realizzazione di sé), pertanto se i bisogni interni che muovono le azioni degli individui sono psicologicamente determinati e sono sempre quelli, altrettanto non si può dire dei bisogni che nascono in relazione all’ambiente.

Analizzando gli aspetti dell’essere i coppia, uno degli aspetti più rilevanti è quello dell’equilibrio.

In coppia si formano delle polarità e spesso può accadere che tali polarità rechino degli equilibri non soddisfacenti per la coppia o per uno dei due partner, quali : superiore uno /inferiore l’altro; buono/cattivo; genitore/figlio; attivo/passivo. Il cambiamento inoltre non è indolore, perché conduce ad un momentaneo disequilibrio, quindi per lo più si evita, a volte, anche, restando fissati in una dinamica sofferta.

Una delle cause più frequenti della rottura di una coppia è da rintracciare quando uno dei due partner cerca di cambiare, modificare l’altro secondo un suo schema di riferimento. In questo caso l’elemento fondante della coppia non è più l’amore verso la persona, ma l’amore verso ciò che la persona può rappresentare, diventare, a mia immagine e somiglianza, in sintesi diventa un amore narcisistico proiettato sull’altro.

Dopo questa breve introduzione per definire il tema di cui stiamo parlando vorrei fare una panoramica del concetto di famiglia. Perché la psicologia se ne occupa? Perché i dati rilevano un aumento delle separazioni, divorzi, che conducono successivamente a varie problematiche quali: vissuto di abbandono, di fallimento relazionale, sensi di colpa, liti in fase di separazione giudiziale, o problematiche nell’accettazione della nuova situazione da parte dei figli. Inoltre c’è un notevole aumento nella realtà contemporanea del concetto dell’essere single, come una vera e propria scelta di vita.

Essere single infatti è una scelta. Spesso capita nella fascia d’età tra i 25 ed i 35 anni di sentire opinioni del tipo: “vorrei un figlio ma non un partner”; “non mi sento pronto/a”; “mi piacerebbe ma in un secondo momento, voglio aspettare ancora”. Ciò che prima veniva individuato in gruppi sparsi e veniva letto come paura, mancanza di voglia di responsabilizzarsi, adesso si configura come una vera e propria scelta.

Le ditte alimentari ad es., che rappresentano l’offerta del mercato ad una richiesta, riconosce quella dei single come una realtà consolidata, frequente, al punto che sono messi in vendita tutta una serie di alimenti di facile preparazione e monodose. Cosa ci indica questo dato? Il fatto che non è la mancanza di amore o del bisogno di essere amati, ma che la coppia intesa in modo tradizionale ha deluso le aspettative dell’individuo. Oltre al fenomeno del single oggi sono in notevole aumento anche le coppie di fatto.

Perché? Perché ciò che spaventa è proprio il perdere la propria individualità nella fusione del rapporto di coppia. A maggior parte delle persone che fa questa scelta di vita ha un esperienza di questo tipo, di annichilimento, di diluizione del proprio sè.

Allora quale può essere il consiglio da dare? Quello che nella coppia bisogna lasciare uno spazio per sé e donare lo stesso spazio all’altro. Che avere un momento per sé stessi non significa maliziosamente minare l’armonia della coppia, ma, al contrario, lasciare a sé stessi la possibilità di riconoscersi, accrescersi, scoprirsi ed è questo che non permette al rapporto di coppia di ingrigirsi e perdere spontaneità.

Ritrovare e riscoprire , anche, la voglia di giocare, di cambiare ruoli e dinamiche senza congelarsi nelle polarità, lasciare che a turno chi sia chi dona e chi riceve e di non prendersi troppo sul serio se ci sono discussioni. L’essere coppia è anche essere complici.

Fonte: http://www.palermoweb.com/psicologia/mente.asp

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