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Squirting – Eiaculazione femminile

15 aprile 2009

SquirtingL’eiaculazione femminile nota anche come squirting o gushing, al pari di quella maschile, è il risultato della risposta orgasmica e consiste nell’espulsione di un notevole quantitativo di fluido dall’uretra, durante la stimolazione sessuale, in particolare del punto G, durante o in prossimità dell’orgasmo.

Il punto G è in realtà un’area della vagina più che un punto. É verosimilmente composto da residui di tessuto prostatico maschile che producono un secreto liquido del tutto diverso dall’urina e molto simile al liquido seminale maschile (ovviamente non contiene spermatozoi). La presenza del tessuto prostatico maschile nella donna non meraviglia perchè è solo alla sesta settimana dal concepimento che iniziano a delinearsi le differenziazioni sessuali. Prima di questa data gli embrioni umani sono tutti uguali e ovaie e testicoli si sviluppano da una struttura comune.

Il liquido secreto dalla stimolazione del punto G può essere espulso a piccoli fiotti a seguito delle contrazioni muscolari che si sviluppano nelle strutture genitali durante l’orgasmo. L’emissione di tale secrezione avviene attraverso l’uretra, ultimo tratto delle vie urinarie, e proprio questo fa sì che possa essere confuso con l’urina.

Una risposta orgasmica femminile non riconosciuta

Nonostante già Aristotele nel I secolo a.C. ne abbia scritto notando che la donna durante l’orgasmo emette un getto, ad oggi non ci sono ancora riferimenti chiari su manuali di educazione sessuale su questa reazione fisiologica.

Si dice che Galeno (anatomista e medico del II secolo d.C) ne fosse a conoscenza descrivendo la prostata femminile mentre l’anatomista Rinaldo Colombo riferì dell’eiaculazione femminile mentre spiegava le funzioni del clitoride.

Nel XVII secolo, l’anatomista tedesco Regnier de Graaf scrisse un libro sulla anatomia femminile e parlò di fluidi “che correvano fuori” e “che zampillavano” durante l’eccitamento sessuale.

Si era scritto poi dell’eiaculazione femminile in molti testi pornografici ad esempio in “The pearl” un’antologia inglese che raccoglie racconti dell’epoca vittoriana (‘800) pieni di orgasmi femminili “bagnati” ma queste storie furono liquidate come allucinazioni maniacali maschili.

Il nordico Theodor H. van De Velde, nel 1926, pubblicò un manuale per coppie sposate nel quale raccontava che alcune donne durante l’orgasmo rilasciano del liquido. Ben pochi lo presero sul serio.

Da cosa è composto il liquido emesso?

Soltanto nel 1981 la Dalhousie di Hlifax, Nuova Scozia, analizzò questo liquido. Il gruppo di ricerca, che comprendeva Edwin Belzer Jr., Perry e Whipple pubblicò i risultati delle analisi dei liquidi prelevati da alcune volontarie sul “Journal of sex research”.

Attraverso le analisi chimiche è stato rilevato che il fluido espulso contiene:

glucosio (uno zucchero naturale) e fruttosio (un’altro zucchero naturale, trovato anche nel fluido seminale prostatico)

Antigene prostatico specifico. Enzima prodotto negli uomini dalla prostata e alla base dell’eiaculato maschile; nelle donne si ritiene sia generato dalle ghiandole periuretali. La sua funzione fisiologica negli uomini è quella di mantenere fluido il seme dopo l’eiaculazione, permettendo agli spermatozoi di “nuotare” più facilmente attraverso la cervice uterina.

un livello molto basso di creatinina e urea (i due principali componenti dell’urina, trovati in alti livelli nelle analisi dell’urina pre e post eiaculazione).

Meccanismo d’azione

Sebbene nella comunità medica e scientifica sia stata ora riconosciuta l’esistenza dell’eiaculazione femminile, rimane un largo vuoto quando si arriva a cercare di spiegare su basi scientifiche il processo di eiaculazione o la fonte del fluido stesso.

Fu nel 2002 che Emanuele Jannini, endocrinologo e docente di sessuologia medica, con la sua equipe di ricerca dell’ Università dell’Aquila offrì una spiegazione per questo fenomeno, così come per le frequenti smentite della sua esistenza:

Le aperture delle ghiandole periuretali sono di norma della dimensione dei pinoli, e variano nella dimensione da donna a donna, fino a quasi scomparire in alcune donne. Se le ghiandole periuretali sono la causa dell’eiaculazione femminile, questo può spiegare l’assenza di questo fenomeno in molte donne.
Le ghiandole si riempiono con il fluido durante il rapporto sessuale e posso essere sentite attraverso il muro vaginale. Il rigonfiamento del tessuto circostante l’uretere, può essere una combinazione di ghiandole che si riempiono col fluido e del tessuto erettile delle donne che si solleva.

E’ questo, sembra, il ritmico contrarsi dei muscoli pelvici durante l’orgasmo che espelle il fluido accumulato come ultima componente dell’eiaculazione femminile. Il quantitativo di fluido rilasciato può essere considerevole, attraverso il ripetersi di riempimento e svuotamento delle ghiandole durante l’orgasmo.

Anche la donna può eiaculare

L’eiaculazione femminile è abbastanza rara e molto difficile da provare, alcune arrivano all’eiaculazione durante la stimolazione del clitoride, altre durante la stimolazione vaginale del Punto G. Molte la sperimentano durante un rapporto particolarmente intimo e fiducioso con un uomo che amano profondamente, e solo con lui. Altre la vivono con più facilità quando si masturbano da sole.

Un fattore che favorisce l’eiaculazione sembra essere la capacità di raggiungere un’alta eccitazione e successivamente di contenere lo stato eccitato mentre ci si rilassa in questo. In questi casi viene descritto come un arrendersi al piacere nel momento in cui sembra incontenibile.

Diverse donne dicono di aver sperimentato l’eiaculazione soltanto dopo essersi occupate per parecchi anni attivamente del proprio piacere ed essersi masturbate spesso al punto G. Ma ce ne sono altre con un vita sessuale intensa e soddisfatta che non hanno mai eiaculato e non ne sentono il bisogno.

Chi riesce a sperimentarla la descrive come un qualcosa di molto appagante sessualmente.

I Batoro dell’Uganda considerano una donna adulta e pronta per il matrimonio solo quando riesce, masturbandosi, a eiaculare bagnando un muro. Le donne anziane insegnano alle giovani come fare “Kachapati” che in lingua batoro vuol dire proprio “spruzza il muro”.

Gli abitanti di alcune isole dell’Oceano Pacifico del sud, le Trobriand, non solo conoscono l’importanza dei muscoli pelvici e l’esistenza del punto G ma giudicano che la donna abbia goduto veramente solo se eiacula.

Come eiaculare?

Primo passo
Trova il muscolo che si colloca intorno alla parte dell’uretra all’interno della vagina. Se i muscoli della tua vagina non sono stati molto usati, puoi fare un esercizio: premere e rilasciare i muscoli. Questo è piacevole e in questo modo puoi addirittura arrivare fino all’orgasmo.

Secondo passo
Massaggia la parte dell’uretra nella tua vagina con due-tre dita. Spingi forte, ed aspetta che ti arriva lo stimolo di fare la pipi. Questo segno significa che sei pronta ad eiaculare. Adesso piazza un altro dito appena sotto alla parte dell’uretra che si trova esternamente, e comincia a masturbarlo come fai con il clitoride. Facendo questo te ne accorgerai che i due canali, quello all’interno e all’esterno della tua vagina sono pieni e forse addirittura sono dolorosi: hai altri 29 canali all’interno che stanno spingendo.

Terzo passo
Continua a masturbarti, e quando sei vicino all’orgasmo spingi fuori la parte dell’uretra e fai come se volessi fare la pipi. Il liquido uscirà, forse come un spruzzo o un getto.

Attenzione, lasciarsi andare fa bene

Non tutte le donne arrivano all’eiaculazione, evitate quindi l’ansia di doverla raggiungere per forza. Però provate. Potreste avere una bella sorpresa. Uno dei motivi per i quali è così importante che le donne siano a conoscenza della possibilità di eiaculare sta nel fatto che se una donna ne sente lo stimolo e si trattiene rischia di procurarsi notevoli infiammazioni. Molti sostengono, ad esempio, che buona parte delle uretriti sarebbe causata da una contrazione, spesso involontaria, durante l’orgasmo. Insomma, lasciarsi andare fa bene.

Il culto dello “squirt”

L’eiaculazione femminile oggi è diventata un oggetto del desiderio maschile, una caratteristica delle attrici porno.

In alcuni film pornografici, le donne sono mostrate mentre eiaculano un fluido chiaro o lattiginoso. La validità della pornografia come una fonte di prove è quantomeno sospetta, poiché c’è un forte incentivo a generare un effetto visivo drammatico, con nessuna assicurazione circa la registrazione accurata degli eventi reali.

Nell’industria dei film pornografici, Cytherea è generalmente riconosciuta come la “regina dello squirt”, a causa delle sue eiaculazioni particolarmente intense e voluminose.
Fuori dal regno della pornografia, l’autrice e sessuologa Carol Queen ha prodotto un video educativo (con lei protagonista) che si propone di insegnare ad eiaculare alle donne che in precedenza non erano in grado di raggiungerla.

L’educatrice sessuale, dottoressa Susan Block, ha prodotto un video educativo chiamato “il salone dello squirt della dottoressa Suzy” con la partecipazione dell’esperta di punto G e di eiaculazione femminile Deborah Sundhal, insegnandole ad eiaculare, così come le dimostrazioni dalla voluminosa eiaculatrice Annie Body e l’eiaculatrice tantrica Leila Swan, e il primissimo piano del punto G, prima, dopo e durante l’eiaculazione.

Fonte: http://www.comodo.it/canali/sessualita/femminile/squirting-ejaculazione-femminile/squirting-eiaculazione-femminile/

Fantasie sessuali

25 marzo 2009

becksms0809a_468x479Il cervello è il più potente organo sessuale, quello senza il quale nulla sarebbe possibile. Quello che permette orgasmi da capogiro, lo stesso che può anche bloccare sul nascere un’incontro erotico solo per una parola e per un gesto sbagliato, quello che fa riaffiorare sensazioni provate anni e anni prima, quello che fa volare la mente verso le cosiddette fantasie sessuali.

Come dimostra un recente sondaggio condotto tra gli italiani emerge che il 90% degli uomini e l’80% delle donne utilizzano fantasie mentre fanno l’amore. Non solo. È stato provato che fantasticare rende gli uomini più estroversi, migliora la frequenza orgasmica, garantisce un numero superiore di partner e rende disinibiti. Le donne che fantasticano di più sono meno condizionate da certe norme tradizionali: sono favorevoli a quelle cose che per la morale “non si fanno” come i rapporti anche durante il periodo mestruale, la masturbazione o il tradimento.

Le fantasie sessuali maschili riguardano in gran parte il fare l’amore con più donne o il sesso dove la partner è una femmina insaziabile. La donna è invece molto stimolata all’idea di essere desiderata, di avere un enorme potere seduttivo. Cosa pensano le donne mentre fanno l’amore? Per semplificare riduciamo la cosa a due scuole di pensiero: scene romantiche, piene di tenerezza, magari con partner diversi da quello reale contrapposte a quelle esibizionistiche come mostrarsi e sentirsi irresistibili, ma anche venire legate e trattate con le maniere forti.

Le fantasie hanno dei contenuti che di solito non vengono messi in atto perché ritenuti troppo trasgressivi e quindi buoni solo per i pensieri solitari. Al massimo succede che nella realtà il comportamento venga ridimensionato e reso quindi accettabile (ad esempio le fantasie sado-maso vengono ridimensionate con un rapporto molto focoso).

Ma quali sono, nell’immaginario odierno le fantasie più diffuse? Noi ve ne proponiamo 5, consci del fatto di aver toccato solo la punta dell’iceberg. Diteci cosa ne pensate voi, quali sono le vostre preferenze ecc.

Lacci, foulard, un pò di dolore e tanto piacere…
Il sesso parla di potere: dominazione e sottomissione si alternano di continuo. E se il giochino si estremizza? Se cominciamo a fantasticare su padroni e schiave? Benvenuti nelle fantasie sado-maso. Graffiami e sarò felice, ordinami di leccare i tuoi tacchi a spillo e perderò la testa. Dimmi che sono il tuo chihuaha e l’orgasmo è assicurato. Il mondo è bello, perchè è vario e se nelle fantasie vi piace diventare una schiava, perchè no, in fondo nel sesso si liberano le pulsioni più primitive e istintive. Discorso a parte meritano lacci e corde: il bondage è innanzitutto un piacere estetico, eccitarsi all’idea di essere legati come un salame fa parte del mondo dei giochi di ruolo mescolato a quello del fetish: se mai realizzerete la vostra voglia di ‘costrizione’ ricordatevi di non stringere troppo i nodi, avete mai letto il Gioco di Gerald di Steven King?

Farlo in 3, scambio di coppia, più siamo meglio è…
Lei e Lui, e l’altro. Poi la donna dell’altro e poi quell’altra coppia, gli amici che hanno in comune e anche quelli che non sono così amici. Per contenere i corpi avvinghiati ci vorrà un letto matrimoniale grande come San Marino: la coppia apre le frontiere. La fantasia di farlo in tre è un classico della masturbazione. Due donne e un uomo: l’apoteosi dei sensi, il doppio di tutto. Due uomini e una donna: metafora di riempimento, giochi di ruolo. E se la fantasia è la doppia coppia ovvero lo scambismo? L’eccitazione si annida nella gelosia, potente afrodisiaco, e nell’oscenità del tradimento esibito. Se invece nelle fantasie i corpi si moltiplicano? Scatta l’orgia, il mito dionisiaco, la morte di ogni morale: nulla conta se non il piacere della carne. La fantasia è il regno della libertà sfrenata, la realtà ha sapori diversi. Nei menage a trois le due lesbiche trascurano l’omino eccitato, nello scambio di coppia ti ritrovi a far l’amore con un imbranato impiegato di banca. E nessuno partecipa alle orge se non pagando.

Farlo con uno/a sconosciuto/a
Qualcosa in quella persona ci attira irresistibilmente, non abbiamo nemmeno idea di chi sia, a volte non ci disturbiamo nemmeno a immaginargli una faccia, un colore di occhi o una lunghezza di capelli. E’ quel suo essere un continente inesplorato senza storia che eccita i sensi, che ce lo fa desiderare, che ci fa venire voglia di fare con lui quello che nella consuetudine di un amore non riusciamo ad osare. Immaginare di fare l’amore con qualcuno che non si conosce e che non si conoscerà mai stimola ad osare, a liberarsi dei tabù, a volare nell’ignoto….

Omosex e travestimenti
Indossare abiti da donna pur essendo etero e uomini a tutti gli effetti. Per puro piacere estetico, per far uscire fuori la propria parte femminile e farla convivere con il naturale essere uomini. E l’eccitazione arriva quando si sentono sulla propria pelle quei tessuti, quei pizzi, quei colori che sanno di femminilità, di donna, di madre. Masturbarsi durante il travestimento è la conclusione naturale. E’ il piacere di sentirsi completi veramente… Pezzi preferiti del guardaroba di chi ama i travestimenti sono quelli che più accentuano l’ostentazione della femminilità e quindi giarrettiere, corsetti, lingerie, pellicce…


L’immaginario sessuale è stato spesso trascurato e attaccato negativamente. Freud considerava le fantasie sessuali consce un qualcosa a cui l’individuo doveva rinunciare per raggiungere l’equilibrio psicoaffettivo in quanto solo le persone infelici e insoddisfatte hanno delle fantasie. Tuttavia il padre della psicanalisi diventò più tollerante, rispetto alle fantasie che nascono, per es. durante la masturbazione, quando si rese conto che erano talmente diffuse da non poter essere considerate sintomo di una nevrosi. Fu solo con Havelock Ellis che le cose cominciarono a cambiare: egli rivendicò infatti la normalità dei sogni erotici diurni, ritenuti da lui una semplice manifestazione del normale impulso sessuale e, di conseguenza, assolutamente legittimi e normali. OGGI LA MODERNA SESSUOLOGIA CONSIDERA LE FANTASIE SESSUALI COME INNOCUE E NORMALI

A volte anche a voi vi sarà capitato di pensare: sono un perverso? sono una maniaca?, semplicemente perché il pensiero cercava altre vie per esprimersi. Chiariamo subito un dubbio: è perverso solo chi soffre e non trae un vero piacere da pratiche sessuali che è “obbligato” a svolgere, inseguendo un piacere che costantemente sfugge. Molte “varianti” della sessualità umana sfuggono quindi alla definizione di perversione. Ma quali sono le perversioni? Le alterazioni, deviazioni e perversioni del comportamento sessuale umano sono comportamenti ritenuti devianti rispetto ad una “norma” e a una normalità. Poiché una definizione clinica soddisfacente è impossibile (chi stabilisce cos’è la norma?) si e’ proposto il termine parafilie (para, presso e philia, amore). E’ vero infatti che non c’è perversione in presenza di tolleranza sociale. La pederastia della Grecia classica è solo uno dei mille esempi che la storia può offrirci. Esiste quindi un rapporto di causa-effetto tra sistema sociale (repressivo) e deviazione sessuale. Se dunque è vero che la società provoca perversioni (il più gran numero di delitti a sfondo sessuale è stato registrato durante la repressione sessuale vittoriana, come Jack Lo Squartatore insegna), c’è un aspetto individuale che deve pur essere presente nella definizione delle alterazioni sessuali

Le fantasie sessuali possono svolgere delle funzioni specifiche come:
- Accrescere l’autostima
- Aumentare l’interesse sessuale e il desiderio
- Facilitare l’orgasmo
- Esaltare il momento che si sta vivendo
- Soddisfare la curiosità
- Messa in scena di possibilità future
- Alleviare lo stress e la tensione
- Conservare ricordi piacevoli
- Curare traumi passati
- Compensare le carenze della realtà

Fonte: http://www.girlpower.it/sex/guide_erotiche/fantasie_sessuali.php

Falsi miti sulla sessualità femminile

23 marzo 2009

lovers4567sd51Sia la sessualità maschile che quella femminile sono popolate da vari miti. Questi miti possono avere varie origini: credenze popolari, preconcetti di origine morale o semplici luoghi comuni della gente della strada senza nessun fondamento scientifico, miti che si sono poco a poco trasformati in pseudo-verità, al punto da diventare delle autentiche credenze per coloro che non hanno una formazione sessuale solida.

Le false credenze possono influire negativamente sulla vita sessuale creando delle ansie e dei timori non necessari che talvolta sono difficili da superare. Una visione così limitata e ristretta del sesso non lascia che poche speranze di una vita sessuale soddisfacente alla gente che non rientra negli stereotipi.

Comprendere i falsi miti legati alla sessualità femminile e alla sessualità in generale è già un passo avanti per liberarvi dal peso che rappresentano, anche se non costituisce necessariamente una soluzione. Certo il confronto dei miti con le realtà potrà esservi di aiuto. Questa comprensione vi aiuterà ad agire, ma per risolvere un dato problema sessuale è necessario un lavoro attivo e cosciente che va in direzione di un cambiamento.

Abbiamo riassunto in diversi miti erronei, facili da ricordare, tutti i timori infondati, le paure più comuni e i miti riguardo alla sessualità femminile e alla sessualità generale. Certo, lungi da noi l’idea di dare una lista completa, universale ed esauriente, ma si spera che la lista data includa i miti più interessanti sui quali ogni donna si è posta più di una domanda.

Mito :
Tutti gli uomini raggiungono l’orgasmo, ma solo alcune donne hanno questo privilegio.
Realtà :
Doppiamente falso. Non solo perché esistono non pochi uomini con difficoltà ad avere un orgasmo, ma anche perché – salvo in casi di malattia o di mutilazione – la capacità di avere un orgasmo non è un dono di nascita. E non si nasce neppure con certi sentimenti o certi comportamenti sessuali. Tutte queste cose, compreso la capacità di raggiungere l’orgasmo, vengono incrementate con le esperienze della vita e qualsiasi problema può soltanto dipendere dal vissuto sessuale, da certe insufficienze muscolari dell’apparato sessuale, da fattori psicologici o addirittura da cattive abitudini di masturbazione. Tutte le donne nascono sessualmente uguali. E se esistono differenze qualitative nell’apprezzamento del sesso tra una donna e l’altra, queste sono esclusivamente dovute a fattori psicosomatici e mai congeniti.

Mito :
L’orgasmo reciproco è l’ideale
Realtà :
Dovrebbe esserlo, ma non pensate che sia così facile. L’orgasmo simultaneo è difficile da raggiungere giacchè i tempi dell’uomo e della donna sono spesso diversi. L’uomo deve sviluppare un certo grado di resistenza per dare il tempo alla sua partner di poter rispondere sessualmente, mentre per quanto riguarda la donna, diventa importante conoscere sè stessa e sviluppare una risposta sessuale adeguata. In entrambi i casi esistono soluzioni provate.

Mito :
La donna che non raggiunge l’orgasmo o non prova molto piacere è considerata frigida e difficilmente può cambiare
Realtà :
Ogni donna attraversa il suo ciclo di crescita sessuale. La qualità e l’intensità di un orgasmo dipendono tutto sommato da un processo di evoluzione sessuale. Non solo il fatto di avere un orgasmo è qualcosa che si acquisisce sia con il vissuto che con opportune tecniche, ma si può addirittura imparare ad avere orgasmi di diversa natura. Per esempio, se avete sempre avuto un orgasmo del clitoride, potete imparare ad avere un orgasmo vaginale, un orgasmo del punto G e via dicendo.

È un fatto provato che una donna può avere vari tipi di orgasmo. Se finora avete avuto problemi a raggiungere l’orgasmo è perché, per varie circostanze non avete sufficiente esperienza o preparazione. Non si nasce imparati e non tutte le persone adulte hanno le stesse esperienze e lo stesso vissuto sessuale. Inoltre per alcune è stato più facile, per altre più difficile, ma tutte possono arrivarci.

Le difficoltà a raggiungere l’orgasmo possono dipendere da insufficienze muscolari o da fattori psicologici o ancora da agenti inibitori. Queste difficoltà e altre sono state studiate per lungo tempo e oggi esistono non solo soluzioni complete per risolvere il problema, ma anche approcci per progredire nella sessualità e raggiungere alte vette di soddisfazione sessuale, magari provando vari orgasmi o combinandoli.

Mito :
Le donne che provengono da ambienti strettamente religiosi o che hanno avuto un’educazione morale sessualmente restrittiva hanno le maggiori difficoltà
Realtà :
Il fatto di aver avuto un’educazione religiosa o morale non significa necessariamente avere problemi sessuali. Se questo è il vostro caso, forse vi consolerà il fatto che molte donne religiose non hanno mai avuto problemi sessuali. Un’inchiesta recentemente realizzata su un campione di 100.000 donne negli Stati Uniti ha rivelato che le più religiose dichiaravano di avere la maggior soddisfazione sessuale e di non avere nulla di particolare di cui lamentarsi. Per cui tutto è relativo e, ancora una volta, bisogna piuttosto considerare le cause dei problemi con un’ottica più profonda.

Mito :
Le donne normali, oppure quelle vere, femminili o sessuali raggiungono l’orgasmo ogni volta che fanno sesso
Realtà :
Anche le donne “più calde” hanno il 30% di probabilità di fare cilecca. Nessuna donna e nessun essere umano sono una macchina che risponde alla pressione di un pulsante. Quindi, la distinzione tra “orgasmiche” e “non orgasmiche” non esiste come bianco e nero. La differenza tra la capacità e l’incapacità di avere un orgasmo è una differenza di grado e non di genere. Cioè, tutte le donne possono avere difficoltà e tutte possono raggiungere l’orgasmo. L’unica differenza è che alcune donne hanno maggiori difficoltà mentre altre ne hanno meno.

1217531901690Mito :
Le donne che hanno orgasmi multipli sono troppo licenziose o ninfomani
Realtà :
La possibilità di una donna di avere orgasmi multipli e di godere il sesso è perfettamente normale e conforme al suo grado di risposta sessuale. Una donna che ha sviluppato nella sua vita la capacità di avere vari orgasmi è una donna che ha acquisito una migliore padronanza del suo corpo, del suo vissuto sessuale e delle sue esperienze. Invece di criticarla, bisognerebbe complimentarsi con lei, giacchè qualsiasi donna dovrebbe avere come scopo sessuale di raggiungere il maggior numero di orgasmi possibili.

Mito :
L’uso dell’alcol ha effetti afrodisiaci e aumenta il desiderio sessuale
Realtà :
È certo che l’alcol diminuisce molte inibizioni ed è vero che in piccole dosi contribuisce al rilassamento. Comunque, diminuire l’inibizione e aumentare il desiderio sono due cose diverse e il fatto che l’ansia diminuisca non corrisponde automaticamente a un aumento della libido. Anche se psicologicamente può talvolta aiutare, fisicamente non esiste nessun effetto afrodisiaco.

A grandi dosi, l’alcol è addirittura nocivo per la sessualità. Nell’uomo rende difficile ottenere e mantenere l’erezione, mentre nella donna diminuisce la capacità di risposta sessuale e ostacola l’orgasmo. Quindi, contrariamente a quel che si crede, l’alcol non è una soluzione, anche se a piccole dosi può essere di aiuto.
La stessa cosa può dirsi per la marijuana. Può diminuire alcune inibizioni e addirittura facilitare la dilatazione dei vasi sangugni, ma non aumenta il desiderio, né facilita l’erezione nell’uomo. E non ha alcun effetto afrodisiaco sulla risposta orgasmica della donna. Il nostro programma contiene una guida di prodotti afrodisiaci naturali che possono realmente contribuire all’aumento di desiderio, anche se tutto dipende sempre dal caso specifico e dalle circostanze.

Mito :
Con l’età, il godimento sessuale e la frequenza dei rapporti diminuiscono automaticamente
Realtà :
Uno studio fatto su 12mila coppie americane (e si prendono gli Stati Uniti come esempio perché è la società più consumistica) dimostra che, in realtà, questa perdita di desiderio e di frequenza si produce piuttosto a causa dello stress della vita, oppure dell’insoddisfazione della relazione in sè stessa, piuttosto che a causa dell’età.

Mito :
La sessualità femminile ha fine con l’inizio della menopausa
Realtà :
Può darsi che ci sia meno desiderio sessuale, ma questo non vuol dire che la risposta sessuale e la capacità di avere orgasmi spariscano dopo la menopausa. Anzi, molti studi dimostrano che addiruttura aumentano. Forse questo è dovuto al fatto che svaniscano diversi timori femminili, come quello di restare incinte o l’ansia legata ai fastidi della mestruazione.

Mito :
Le donne decenti o “per bene” non fanno uso e non hanno bisogno di materiale erotico o di richiami sessuali per eccitarsi
Realtà :
Vero per un aspetto ma falso per un altro. Il fatto che molte donne dimostrino poco interesse verso la pornografia non ha nulla a che vedere con i costumi sociali, ma è spesso dovuto al fatto che il commercio erotico è quasi sempre incentrato sull’eccitazione maschile. Inoltre la sessualità femminile non è identica a quella maschile. L’uomo è per lo più visuale, qualsiasi uomo sessualmente sano può eccitarsi facilmente davanti a una donna che lo richiama sessualmente.

Mentre una donna non si eccita necessariamente in questo modo. L’eccitazione della donna implica la partecipazione di tutti gli altri sensi e non solo di quello visuale ed implica inoltre molti fattori emozionali oltre che fisici. Una donna potrebbe restare totalmente indifferente davanti al sesso duro e crudo di un film porno, e al tempo stesso potrebbe eccitarsi pazzamente davanti a una scena d’amore romantico e appassionato (sessuale o no) di un qualche film o romanzo rosa.

Questo non vuol dire che la donna non sia in grado di eccitarsi con letteratura o immagini di contenuto erotico, ma soltanto che per lei l’atmosfera e il contesto sono molto importanti e fanno di fatto tutta la differenza. Nulla più dell’ambiente e della sensualità è in grado di accenderle.
In definitiva quindi l’eccitabilità femminile, a prescindere da fattori morali che in alcuni casi possono avere un peso, riposa su fattori di recettività agli stimoli molto più che su fattori sociali. Una donna per bene può resistere e mantenere il suo ritegno di fronte a certi stimoli, ma questo non vuol dire che non sia in grado di eccitarsi o che non si stia eccitando.

Mito :
Le donne che non amano tutte le espressioni di sessualità sono più fredde rispetto ad altre
Realtà :
Il grado di sessualità di una donna non dipende dal tipo di atto sessuale che svolga o che preferisca. Ad esempio se a una donna non piace molto il sesso orale è semplicemente frutto di una preferenza personale o di un qualche pregiudizio ma non significa necessariamente che sia meno sessuale di un’altra.

Mito :
Se una donna non arriva rapidamente e facilmente all’orgasmo, allora deve avere qualche problema
Realtà :
La velocità di risposta sessuale di una donna non è uguale in ogni momento e in ogni circostanza e non dipende neppure necessariamente dal suo partner, dai suoi attributi fisici o dalle sue abilità sessuali, anche se il suo atteggiamento verso di lei può influire in modo non trascurabile. La velocità di ottenere un orgasmo dipende da fattori fisici, dalla capacità biologica nel rispondere, dal contesto, dallo stato di forma, dal livello di eccitabilità, da agenti esterni, nonché da fattori emozionali e psicologici. Il miglior rimedio in questo campo è prepararsi sia fisicamente che emozionalmente ad avere una risposta sessuale molto migliore. E questo programma contiene tutte queste soluzioni.

Inoltre, per entrambi i sessi il grosso della sessualità e del’apprezzabilità del sesso è puramente psicologico. La psicologia ha un’importanza centrale in tutti i rapporti sessuali. Nessun rapporto sessuale riesce ad avere una qualità apprezzabile senza uno stato psicologico appropriato, questo è vero persino nel caso degli uomini.

Mito :
La masturbazione nuoce al rapporto sessuale completo e può convertirsi in un vizio
Realtà :
Falso. A meno che la masturbazione non diventi un’ossessione – cosa piuttosto rara – le donne che possono raggiungere l’orgasmo masturbandosi hanno più possibilità di raggiungerlo durante un rapporto completo. Di fatto, la masturbazione può anche essere usata come tecnica di sviluppo della sessualità.

Mito :
La masturbazione è dannosa perché esaurisce il desiderio e l’energia con conseguente perdita di interesse verso l’atto sessuale completo
Realtà :
Le ricerche sulla sessualità femminile hanno riscontrato che le donne che si masturbano hanno più possibilità di avere una buona risposta orgasmica rispetto a quelle che non lo fanno. Inoltre le donne che si masturbano risultano più aperte verso tutte le forme di espressione sessuale.

Mito :
La gravidanza e il parto riducono la risposta sessuale di una donna
Realtà :
Piuttosto è vero il contrario. Molte donne aumentano la loro capacità di risposta sessuale dopo il parto. Questo è forse dovuto a un maggior afflusso di sangue nel bacino durante la gravidanza.

Mito :
L’anticoncezione è una responsabilità puramente femminile
Realtà :
È possibile che l’uso di anticoncettivi possa ridurre il piacere sessuale. Qundi non per tutte le donne può essere indicato un tipo di contraccezione. In alcuni casi è meglio che l’uomo usi il profilattico piuttosto che la donna adotti la spirale o prenda pillole. E, in tutti i casi, la prevenzione di gravidanze non volute è responsabilità di entrambi e non solo della donna.
Qundi se non vi sentite a vostro agio con una forma di contraccezione data, non esitate a cambiarla e a comunicare questo al vostro partner.

Fonte: http://www.soloperlei.com/falsi-miti-sessualita.php

La competizione femminile

19 marzo 2009

090213_small_talkLa competizione femminile esiste, ma difficilmente è dichiarata apertamente ed ancor meno spesso è giudicata positiva dalla società.

Le donne apertamente competitive infatti, sono considerate eccessivamente ambiziose, puerili, insensibili, egoiste e soprattutto ridicole. A parte i casi patologici di cui si è detto, da una donna ‘normale’ ci si aspetta un comportamento per lo più passivo,  che tende a voler emergere dalla massa, per mettersi in luce, più per difendersi da un potenziale tentativo di aggressione o sopraffazione, che per sua propria volontà.

Un esempio classico giudicato in modo deplorevole è quello delle donne che, anche in età matura, pretendono di mantenere intatto il loro potere seduttivo, attraverso look e comportamenti che non si adattano alla loro età e alla loro condizione, mettendosi in competizione aperta con altre donne ed anche con ragazze molto più giovani.

La competizione femminile socialmente accettata dunque è soprattutto nascosta, taciuta e si rivela attraverso attacchi laterali o succedanei, come ad esempio il pettegolezzo, piuttosto che in uno scontro duro fra due soggetti in cui uno vince ed uno perde, come avviene nel mondo maschile. Così è ad esempio la competizione fra madre e figlia, che è sempre esistita, ma che è ancor più frequente oggi, dal momento che viviamo  in una società che riconosce un ruolo sociale di rispetto solo ai soggetti giovani, belli e vincenti.

Che non si tratti di un aspetto strettamente legato alla vita di oggi lo si vede tuttavia anche ripercorrendo antichi miti ed antiche favole, come quelle di Biancaneve e Cenerentola, ambedue vessate da una competizione feroce con la propria madre, invidiosa della gioventù e della bellezza della figlia.

Il disagio di questa competizione è tale che, in entrambe le storie, si è preferito utilizzare una pseudo-madre, una madre non naturale, come una matrigna, in modo che fosse più accettabile affrontare questo vero e proprio tabù familiare, date le implicazioni edipiche che esso comporta.

La stessa cosa non avviene ad esempio per gli uomini, fra i quali la competizione è anzi vista come un elemento di forza e non di debolezza ed ogni figlio è incoraggiato dal clan familiare a raggiungere l’abilità e la forza paterna, se non addirittura a fare di meglio, in modo da poter un giorno succedergli nel ruolo di capofamiglia ed assicurare la necessaria guida e protezione a tutti i membri del clan.

La figura maschile con la quale i figli maschi si trovano a competere poi, durante il loro periodo di formazione, è una figura spesso assente da casa, o per motivi di lavoro o per motivi di svago (Bar, calcio, caccia, ecc.) e dunque è una figura idealizzata, non reale e onnipresente, come è spesso la figura materna.

E non è assolutamente raro il fatto che spesso la madre, frustrata da queste continue assenze del marito e dalla costante carenza di attenzioni nei suoi riguardi, tenda a riversare sui figli maschi quelle attenzioni che avrebbe riservato al marito, stimolando il figlio a crescere e a diventare come il padre, magari prendendone il posto. Questo non avviene quasi mai per le ragazze, in quanto la figura femminile è raramente assente dalla casa e dalla famiglia, per cui non si crea questo forte legame con il padre e tanto meno ci si prepara alla competizione con il genitore dello stesso sesso, con il consenso e lo stimolo del genitore dell’altro sesso.

Chiaramente alla base di questa riflessione vi è il fatto che la paura dell’incesto è molto più frequente se l’alleanza genitore-figlio riguarda il padre e la figlia. La ragazza è spaventata dalla possibilità di competere, perché si va a mettere in una situazione delicata ed imbarazzante nei confronti del padre, specie se, dopo la competizione con la madre, c’è la vittoria.

E’ così che la figlia rinuncia alla competizione e piuttosto si crea una mutua identificazione per cui la madre, prendendosi cura della figlia, le insegna ad essere madre a sua volta, nella famiglia che verrà. La stessa cosa avviene fra sorelle : è eccessivamente doloroso competere con la propria sorella, per cui si tende a dividersi i campi d’interesse, in modo che ciascuna possa eccellere in ciò che le piace, senza sentirsi rivale dell’altra.

In nome dell’amore e dei legami familiari dunque, le donne tendono ad autolimitarsi nella competizione sin da bambine e per questo difficilmente arrivano ad essere assertive ed ambiziose. Le donne tendono ad evitare le competizioni: preferiscono conservare le buone relazioni sociali anziché perderle a causa di un eccessiva tensione dovuta alla competizione, soprattutto se si tratta di situazioni a due, in cui uno vince e l’altro perde.

Ecco perché solo pochissime donne raggiungono posizioni di potere, a parità di preparazione culturale, al di là della ben nota difficoltà oggettiva che una donna incontra nel fare carriera, per la preferenza che uomini e donne hanno nel lasciare entrare solo i maschi nella stanza dei bottoni.

Ed ecco perché, probabilmente, le donne vanno così poco d’accordo tra di loro e spesso si odiano senza dirselo… Una competizione chiara e diretta, esplicita e riconosciuta socialmente potrebbe forse aiutarle a migliorare la qualità dei loro rapporti e ad avere maggiore successo nella vita.

di   Walter La Gatta

Fonte: http://www.psicolinea.it/d_e/

Il piacere nella vita di coppia

19 marzo 2009

massagersQuanti, a chiedere che cosa sia il piacere tra uomo e donna, riuscirebbero a non far correre il proprio pensiero al sesso? Ed è logico e naturale che sia così. Il concetto stesso di coppia implica e comprende l’unione dei corpi, ossia il sesso. L’istinto sessuale è una formidabile spinta comportamentale, anche se a volte, come la psicoanalisi ci insegna, esso si maschera o nasconde.

Ma quel che vogliamo chiederci qui è se il sesso sia davvero il piacere fondamentale della vita di coppia. La risposta è, ritengo, più semplice di quanto non si creda: il sesso va certamente classificato tra i piaceri fondamentali, ma non è il solo sul quale poggi l’equilibrio della vita relazionale. Anzi, è molto opportuno ed auspicabile, in una coppia, che l’intesa tra i due comprenda altre e più sottili forme di scambio e di complicità, e altre fonti di soddisfazione, piacere e gioia.

Anzitutto, come si può fare un discorso sul piacere senza prendere in considerazione l’altro istinto di base, che è ancor più diffuso e generalizzato del sesso, ed ancora più concreto: il cibo. Facciamo una semplice osservazione antropologica: il corpo umano matura sessualmente con la pubertà, attorno ai dodici-tredici anni, e per gran parte della vita rimane potenzialmente (non ci interessa qui l’aspetto socio-fenomenologico) capace di attività sessuale, anche se con efficienza e frequenza progressivamente declinanti nella terza età.

Per contro, l’impulso e la disposizione all’attività alimentare iniziano a manifestarsi poche ore dopo la nascita e non si interrompono mai, fatto salvo gli episodi di patologia specifica. E’ pur vero che Sigmund Freud si spinse ad affermare la natura sessuale della libido (l’energia psichica che tende alla propria scarica, attraverso l’impulso al piacere), anche quando essa si manifesta nella pulsione orale del poppante. Ma, dopo oltre cento anni di discussioni, la posizione psicoanalitica sulla natura sessuale della libido infantile (e non) non è affatto condivisa dalla maggior parte degli studiosi, con buona pace di chi si ostina a pensare il contrario.

Anche chi qui scrive si schiera senz’altro con coloro che considerano piuttosto la libido una forza psichica generale, che si attiva, di volta in volta, nei diversi sistemi funzionali. Anche se possiamo osservare che nella nostra cultura gli argomenti e le immagini sessuali sono tanto utilizzate e diffuse da costituire un richiamo psichico quasi costante e che, di conseguenza, il tempo che dedichiamo, volenti o nolenti, al sesso pensato, è spesso maggiore di quello impegnato nel pensare alle altre pulsioni. Ma nel tempo dedicato alla pratica, il cibo è certamente in vantaggio sul sesso.

Si tratta di attività di importanza primaria nella vita personale e anche in quella di coppia. Si pensi anche come, ai tempi della famiglia tradizionale, il saper cucinare bene era considerata una qualità importante per una buona moglie. Anche oggi, sebbene si viva in un mondo (quello industrializzato) dove si mangia generalmente troppo, un atteggiamento consapevole verso l’alimentazione, anche dal punto di vista della soddisfazione e del piacere, anziché esaltarne la pratica, può favorire l’equilibrio nel rappporto con il cibo, anche nel suo aspetto relazionale. Come disse l’antico poeta persiano, “la vita è troppo breve per bere del vino cattivo” (Omar Kaiam).

E proprio di questo si tratta. Ricordo, ad esempio, un uomo di sessant’anni, che anni prima era stato operato di ulcera e che, oltreché dover mangiare pochissimo, aveva la limitazione di un solo caffé quotidiano, caffé di cui era stato invece un consumatore accanito. Non si era perso d’animo: aveva trasformato l’abitudine al caffé massiccio in un piacere rituale: ogni giorno sceglieva un bar diverso e vi si recava con la propria moglie, riponendo in questo gesto ritualizzato buona parte del piacere alimentare quotidiano condiviso e portato a livello di vita di coppia.

Esaurite le ragioni della carne, occupiamoci dei piaceri dello spirito.

Nel rapporto di coppia è importante che esista un buon accordo sui piaceri culturali, mentre è più tollerabile, oltreché meno frequente riscontrare concordanza piena nelle attività fisiche. Quante coppie di coniugi, anche se affiatati ed entrambi non sedentari, non riescono a mettersi d’accordo su questo tipo di attività, senza per questo veder allentare la loro relazione: lei in palestra a fare aerobica e lui a correre nel parco, oppure lei a passeggio nel parco con i cani e lui a giocare a tennis, o magari lui in bicicletta con i figli, lei dall’estetista. Queste divergenze possono essere ben assorbite nel rapporto, se il tessuto relazionale è integro.

Ed il tessuto relazionale è costituito dal rapporto d’anima tra i due, non dall’attaccamento o dalla contiguità esteriore. Anzi, il mantenere spazi propri, anche nel tempo libero, è necessario quanto il trovare fattori unificanti. Per dirla con il poeta:

Amatevi reciprocamente, ma non fate dell’amore un laccio:

Lasciate piuttosto che vi sia un mare in moto tra le sponde delle vostre anime.

passioni, relazionarsi, esprimere valori,(G.K. Gibran, Il Profeta)

Molto meno bene vanno invece le cose se a non essere condivise sono le attività più spirituali, quelle che esprimono significati più fondanti e più vicini all’intimo, come la lettura o il cinema, o anche gli orientamenti politici e le conseguenti frequentazioni o attività, o quelle che implicano una significativa vita sociale, come ad esempio il ballo. Non si deve infatti credere, come taluni fanno, che queste siano attività o piaceri secondari: se questi interessi mancano, si crea una relazione “povera”, legata magari alle passioni, o alle abitudini quotidiane, ma poco capace di evolversi ed accrescersi e di esprimere valori e contenuti relazionali importanti.

Se invece essi sono discordanti, si creano fratture sottili ma comunque profonde, che possono spingere i due a cercare altrove i propri riferimenti interiori, e così preparando il terreno ad evasioni o tradimenti, ulteriormente dissestanti per la vita di coppia. La condivisione dei piaceri derivanti alla vita spirituale è fondante del rapporto e contribuisce a tenere vivo nei due il sentimento di essere una coppia.

di Massimo Rinaldi

Fonte: http://www.psicologiaonline.it/piacere_e_vita_di_coppia.htm

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