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Fantasie sessuali

25 marzo 2009

becksms0809a_468x479Il cervello è il più potente organo sessuale, quello senza il quale nulla sarebbe possibile. Quello che permette orgasmi da capogiro, lo stesso che può anche bloccare sul nascere un’incontro erotico solo per una parola e per un gesto sbagliato, quello che fa riaffiorare sensazioni provate anni e anni prima, quello che fa volare la mente verso le cosiddette fantasie sessuali.

Come dimostra un recente sondaggio condotto tra gli italiani emerge che il 90% degli uomini e l’80% delle donne utilizzano fantasie mentre fanno l’amore. Non solo. È stato provato che fantasticare rende gli uomini più estroversi, migliora la frequenza orgasmica, garantisce un numero superiore di partner e rende disinibiti. Le donne che fantasticano di più sono meno condizionate da certe norme tradizionali: sono favorevoli a quelle cose che per la morale “non si fanno” come i rapporti anche durante il periodo mestruale, la masturbazione o il tradimento.

Le fantasie sessuali maschili riguardano in gran parte il fare l’amore con più donne o il sesso dove la partner è una femmina insaziabile. La donna è invece molto stimolata all’idea di essere desiderata, di avere un enorme potere seduttivo. Cosa pensano le donne mentre fanno l’amore? Per semplificare riduciamo la cosa a due scuole di pensiero: scene romantiche, piene di tenerezza, magari con partner diversi da quello reale contrapposte a quelle esibizionistiche come mostrarsi e sentirsi irresistibili, ma anche venire legate e trattate con le maniere forti.

Le fantasie hanno dei contenuti che di solito non vengono messi in atto perché ritenuti troppo trasgressivi e quindi buoni solo per i pensieri solitari. Al massimo succede che nella realtà il comportamento venga ridimensionato e reso quindi accettabile (ad esempio le fantasie sado-maso vengono ridimensionate con un rapporto molto focoso).

Ma quali sono, nell’immaginario odierno le fantasie più diffuse? Noi ve ne proponiamo 5, consci del fatto di aver toccato solo la punta dell’iceberg. Diteci cosa ne pensate voi, quali sono le vostre preferenze ecc.

Lacci, foulard, un pò di dolore e tanto piacere…
Il sesso parla di potere: dominazione e sottomissione si alternano di continuo. E se il giochino si estremizza? Se cominciamo a fantasticare su padroni e schiave? Benvenuti nelle fantasie sado-maso. Graffiami e sarò felice, ordinami di leccare i tuoi tacchi a spillo e perderò la testa. Dimmi che sono il tuo chihuaha e l’orgasmo è assicurato. Il mondo è bello, perchè è vario e se nelle fantasie vi piace diventare una schiava, perchè no, in fondo nel sesso si liberano le pulsioni più primitive e istintive. Discorso a parte meritano lacci e corde: il bondage è innanzitutto un piacere estetico, eccitarsi all’idea di essere legati come un salame fa parte del mondo dei giochi di ruolo mescolato a quello del fetish: se mai realizzerete la vostra voglia di ‘costrizione’ ricordatevi di non stringere troppo i nodi, avete mai letto il Gioco di Gerald di Steven King?

Farlo in 3, scambio di coppia, più siamo meglio è…
Lei e Lui, e l’altro. Poi la donna dell’altro e poi quell’altra coppia, gli amici che hanno in comune e anche quelli che non sono così amici. Per contenere i corpi avvinghiati ci vorrà un letto matrimoniale grande come San Marino: la coppia apre le frontiere. La fantasia di farlo in tre è un classico della masturbazione. Due donne e un uomo: l’apoteosi dei sensi, il doppio di tutto. Due uomini e una donna: metafora di riempimento, giochi di ruolo. E se la fantasia è la doppia coppia ovvero lo scambismo? L’eccitazione si annida nella gelosia, potente afrodisiaco, e nell’oscenità del tradimento esibito. Se invece nelle fantasie i corpi si moltiplicano? Scatta l’orgia, il mito dionisiaco, la morte di ogni morale: nulla conta se non il piacere della carne. La fantasia è il regno della libertà sfrenata, la realtà ha sapori diversi. Nei menage a trois le due lesbiche trascurano l’omino eccitato, nello scambio di coppia ti ritrovi a far l’amore con un imbranato impiegato di banca. E nessuno partecipa alle orge se non pagando.

Farlo con uno/a sconosciuto/a
Qualcosa in quella persona ci attira irresistibilmente, non abbiamo nemmeno idea di chi sia, a volte non ci disturbiamo nemmeno a immaginargli una faccia, un colore di occhi o una lunghezza di capelli. E’ quel suo essere un continente inesplorato senza storia che eccita i sensi, che ce lo fa desiderare, che ci fa venire voglia di fare con lui quello che nella consuetudine di un amore non riusciamo ad osare. Immaginare di fare l’amore con qualcuno che non si conosce e che non si conoscerà mai stimola ad osare, a liberarsi dei tabù, a volare nell’ignoto….

Omosex e travestimenti
Indossare abiti da donna pur essendo etero e uomini a tutti gli effetti. Per puro piacere estetico, per far uscire fuori la propria parte femminile e farla convivere con il naturale essere uomini. E l’eccitazione arriva quando si sentono sulla propria pelle quei tessuti, quei pizzi, quei colori che sanno di femminilità, di donna, di madre. Masturbarsi durante il travestimento è la conclusione naturale. E’ il piacere di sentirsi completi veramente… Pezzi preferiti del guardaroba di chi ama i travestimenti sono quelli che più accentuano l’ostentazione della femminilità e quindi giarrettiere, corsetti, lingerie, pellicce…


L’immaginario sessuale è stato spesso trascurato e attaccato negativamente. Freud considerava le fantasie sessuali consce un qualcosa a cui l’individuo doveva rinunciare per raggiungere l’equilibrio psicoaffettivo in quanto solo le persone infelici e insoddisfatte hanno delle fantasie. Tuttavia il padre della psicanalisi diventò più tollerante, rispetto alle fantasie che nascono, per es. durante la masturbazione, quando si rese conto che erano talmente diffuse da non poter essere considerate sintomo di una nevrosi. Fu solo con Havelock Ellis che le cose cominciarono a cambiare: egli rivendicò infatti la normalità dei sogni erotici diurni, ritenuti da lui una semplice manifestazione del normale impulso sessuale e, di conseguenza, assolutamente legittimi e normali. OGGI LA MODERNA SESSUOLOGIA CONSIDERA LE FANTASIE SESSUALI COME INNOCUE E NORMALI

A volte anche a voi vi sarà capitato di pensare: sono un perverso? sono una maniaca?, semplicemente perché il pensiero cercava altre vie per esprimersi. Chiariamo subito un dubbio: è perverso solo chi soffre e non trae un vero piacere da pratiche sessuali che è “obbligato” a svolgere, inseguendo un piacere che costantemente sfugge. Molte “varianti” della sessualità umana sfuggono quindi alla definizione di perversione. Ma quali sono le perversioni? Le alterazioni, deviazioni e perversioni del comportamento sessuale umano sono comportamenti ritenuti devianti rispetto ad una “norma” e a una normalità. Poiché una definizione clinica soddisfacente è impossibile (chi stabilisce cos’è la norma?) si e’ proposto il termine parafilie (para, presso e philia, amore). E’ vero infatti che non c’è perversione in presenza di tolleranza sociale. La pederastia della Grecia classica è solo uno dei mille esempi che la storia può offrirci. Esiste quindi un rapporto di causa-effetto tra sistema sociale (repressivo) e deviazione sessuale. Se dunque è vero che la società provoca perversioni (il più gran numero di delitti a sfondo sessuale è stato registrato durante la repressione sessuale vittoriana, come Jack Lo Squartatore insegna), c’è un aspetto individuale che deve pur essere presente nella definizione delle alterazioni sessuali

Le fantasie sessuali possono svolgere delle funzioni specifiche come:
- Accrescere l’autostima
- Aumentare l’interesse sessuale e il desiderio
- Facilitare l’orgasmo
- Esaltare il momento che si sta vivendo
- Soddisfare la curiosità
- Messa in scena di possibilità future
- Alleviare lo stress e la tensione
- Conservare ricordi piacevoli
- Curare traumi passati
- Compensare le carenze della realtà

Fonte: http://www.girlpower.it/sex/guide_erotiche/fantasie_sessuali.php

Quando il tradimento è doppio

25 febbraio 2009

tendencias11 Il tradimento è una delle esperienze più dolorose all’interno della coppia. Garantito. Ma quando il tradimento si consuma seguendo percorsi e modalità particolari può assumere contorni ancora più difficili da accettare e superare.

Recentemente abbiamo ricevuto alcune lettere da parte di lettrici che hanno subito un tradimento per così dire doppio. Quando il partner ti tradisce con una tua amica…

Non è una esperienza molto frequente, per fortuna, ma capita più spesso di quanto si possa pensare. Provate a pensarci e quasi sicuramente vi verrà in mente qualcuno che conoscete che nel passato ha vissuto questa esperienza.

Difficile da superare, dicevamo, perché di doppio tradimento si tratta. Da parte del partner, chiaramente, e da parte dell’amica (o supposta tale) che ha tradito che in lei era stata riposta.

I motivi per cui si verificano situazioni del genere sono molteplici, spesso, e tutti hanno una spiegazione nella complessa e a volte crudele natura umana.

Il motivo più banale è l’attrazione. Capita. Capita nella vita di tutti i giorni di sentirci attratte da un altro uomo che non sia il nostro partner, può chiaramente capitare anche a una nostra amica.

Ma il confine tra il fatto di sentirsi attratte e il mettere in pratica quelle che solitamente rimangono solamente delle fantasie è solitamente molto ampio. Tranne che in quei casi in cui, per vari motivi, questo confine si assottiglia sempre di più fino a diventare quasi inesistente.

Sicuramente la gelosia tra amiche, presente anche nei rapporti più solidi, gioca un ruolo molto importante. Ci scrive Annamaria: “Eravamo sempre in competizione su tutto, era diventato un po’ il nostro passatempo preferito. Chi era più bella, chi aveva l’abitino più trendy, chi era più felice… fino a quando la mia (ex)amica ha pensato di appropriarsi di quanto di più caro avevo. Il mio ragazzo…” una mossa da giocatrice di scacchi oseremmo dire. Una mossa che in un sol colpo ha privato l’amica del motivo principale di benessere, e ha portato dall’altra parte il prezioso oggetto del desiderio.

In tutto questo gioca un ruolo importante la debolezza di molti ragazzi, o uomini, che non sanno dire di no a situazioni potenzialmente esplosive, e che spesso non si rendono nemmeno conto di essere utilizzati come semplici oggetti da sottrarre e poi lasciar perdere non appena ottenuto l’obiettivo desiderato.

Capita che a volte si cerchi nel giro delle amicizie quello che non si riesce a trovare, o non si crede di poter più trovare, nella vita ‘normale’. E capita pertanto di passare al vaglio tutte le possibilità, dalle più logiche a quelle apparentemente impossibili. ‘Quello che c’è adesso domani potrebbe non esserci più…’ diceva sempre così mia madre quando le segnalavo che un tale ragazzo era già impegnato. Dal pensarla in questo modo a prendere parte attiva nel rompere una coppia che funzionava il passo è stato breve.

Ho capito quanto potere avevo nei confronti dei partner delle mie amiche. All’inizio era un gioco, poi una specie di dipendenza dal potere. Mi piaceva sapere di poter avere quello che volevo. Senza farmi scoprire dalle amiche, il che rendeva il gioco più emozionante. Adesso non lo faccio più, per il momento, perché sto bene con il mio partner attuale, e non ne sento più il bisogno…”

Per gioco, per cattiveria, per bisogno. Come abbiamo detto sono tanti i motivi per cui un’amica può decidere di comportarsi in questo modo.

Fonte:  http://www.margherita.net

Il tradimento? scientificamente inevitabile

25 febbraio 2009

husn01 Il tradimento è un «must biologico», sia per lui che per lei. Sperimentare nuovi partner non sarebbe dunque un vezzo da dongiovanni o da sciupauomini senza scrupoli, bensì una sorta di destino ineluttabile.

Con una differenza sostanziale fra uomo e donna: «Mentre il maschio è un poligamico seriale, cioè punta alla quantitá, la femmina mira alla qualitá ed è opportunisticamente poligamica».

A sintetizzare il concetto è Alberto Caputo, psichiatra e psicoterapeuta dell’Aispa (Associazione italiana di sessuologia e psicologia applicata), tra i relatori di un convegno all’ospedale San Carlo di Milano. «Giochi di coppia: libertá e tradimento tra norma e trasgressione» è il tema del summit organizzato da Aispa e San Carlo, rivolto a esperti e camici bianchi che, a vario titolo, si ritrovano ad ascoltare e gestire i tormenti più intimi degli italiani.

DARWIN E FECONDAZIONE – Per spiegare la «spinta genetica» alla scappatella extraconiugale, gli specialisti chiamano in causa Darwin. «Dal punto di vista neuroevoluzionistico – spiega Caputo all’Adnkronos Salute – la specie umana prevede legami a breve termine di tipo poligamico. La nostra specie è infatti caratterizzata da una bassa natalitá e da una bassa prolificitá, e dal fatto di avere una prole che necessita di cure parentali lunghissime», precisa lo psichiatra.

Per superare questi limiti, quindi, «il maschio deve assicurarsi le massime possibilitá riproduttive, diventando appunto un poligamico seriale, mentre la femmina ha il compito di assicurare la qualitá della progenie e pertanto si ritrova a essere opportunisticamente poligamica». In soldoni, però, il risultato finale non cambia: siamo condannati a tradire per ‘rimescolare le cartè dell’evoluzione e garantire un futuro alla nostra specie.

Un gioco delle parti in cui il maschio punta ad avere il numero maggiore possibile di partner, mentre la donna ne sceglie più d’uno con oculatezza. «Deve essere economicamente stabile», dice Caputo, ma anche fisicamente prestante «per la teoria del “papá sexy’” se la donna ha un figlio bello (da un uomo bello, marito o amante che sia), anche i suoi nipoti saranno belli, e così via». La sua progenie sará vincente.

OBBLIGHI SOCIALI – Nella vita di tutti i giorni, tuttavia, le cose non sono così semplici. A complicarle «è sempre il principio che la specie umana ha una bassa prolificitá – ribadisce Caputo – e mette al mondo figli bisognosi di cure parentali sempre più lunghe». In altre parole, sulla legge dell’amore libero finiscono per pesare mille deroghe, legate all’obbligo sociale di instaurare relazioni durature per creare una famiglia in grado di accudire la prole e mantenerla fino alla sudata indipendenza.

Ecco dunque che «i rapporti a lungo termine sconvolgono la spinta genetica alle relazioni poligamiche». E l’istinto di tradire deve fare i conti con la vocazione genitoriale, lo spirito di dovere e i sensi di colpa. Resta però il fatto che a madre natura non si comanda. A riaffermare le equazioni «maschio fedifrago seriale» e «femmina traditrice selettiva» ci pensano le altalene ormonali. «La spinta poligamica viene controllata dagli ormoni peptidergici – afferma lo psichiatra Aispa – E in particolare dalla vasopressina nell’uomo e dall’ossitocina nella donna. Questi ormoni modulano il delicato sistema della gratificazione di coppia», e in un certo senso lo dominano, lasciando maschi e femmine nell’impotenza totale.

SINDROME DA ASTINENZA – «È dei giorni scorsi – ricorda Caputo – lo studio che ha dimostrato come, nell’uomo, piccole alterazioni del gene della vasopressina determini il grado di fedeltá di coppia». Sull’ossitocina mancano ancora dati in tal senso, anche se «è stato osservato che, per esempio – racconta lo specialista – quando una persona viene accarezzata i livelli di ossitocina si impennano, mentre quando viene lasciata precipitano. In altri termini, l’amore è una droga e quando viene meno insorge una specie di sindrome d’astinenza».

CACCIA ALL’UOMO – Fra gli ormoni che interferiscono con il benessere dalla vita di coppia e con gli ‘appetitì del momento ci sono poi anche gli estrogeni nella donna e il testosterone nell’uomo. «Sappiamo ad esempio che, in corrispondenza del picco estrogenico, ossia a metá ciclo, nel periodo di massima fertilitá – evidenzia Caputo – la femmina assume un comportamento di ricerca di nuovi compagni. Inconsapevolmente, addirittura, tende a indossare gonne più corte.

E messa davanti a varie opzioni si sente più attratta da uomini con caratteristiche ipermascoline. Nelle altre fasi del ciclo, invece, al maschio supervirile preferisce l’uomo efebico». Strani scherzi li fa anche il testosterone. «Anche i livelli di questo ormone influenzano i gusti maschili in fatto di donne – assicura l’esperto Aispa – È stato osservato infatti che, quando il testosterone aumenta, gli uomini tendono a ricercare donne con tratti iperginoidi». Femmine «ad anfora» modello attrice anni ‘50: vita stretta, fianchi larghi, seno prosperoso, movenze da pin up.

Fonte: http://www.ilbastiancontrario.it

Il tradimento vero male dell’unione

24 febbraio 2009

other_woman1E’ incredibile come il dibattito attuale si sia centrato nell’indicare con certezza quali sono i modi di vivere giusti per un’unione sentimentale. Si è, infatti, osservato come da un lato c’è chi onnipotentemente (il vaticano ad esempio) ha definito le autentiche basi di una  famiglia e chi, portavoce di una modernità non precedentemente elaborata (alcuni politici, pseudo-intellettuali, ecc.), ha affermato con forza cosa è o non è una coppia.

Noi di ‘psicologia e dintorni’ cerchiamo di promuovere quel naturale processo che garantisce l’utilizzo di risorse di pensiero per far fronte alla vita in modo il più possibile positivo. Per cui, più che soffermarci sull’indicare quale unione sentimentale possa essere giusta tra pax, dico e matrimoni tradizionali (tra l’altro è meglio lasciare la libertà ai due individui che decidono di percorrere un  percorso di vita in comune) preferiamo proporre una riflessione psicologica sull’unione e spostare l’accento sull’avvenimento che maggiormente produce la rottura (a volte momentanea e riparabile altre volte no) di una coppia: il tradimento.

Il legame di coppia rappresenta quel desiderio di eternità e di sicurezza di una persona  e il tradimento del proprio compagno o della propria compagna mostra come tutto ciò che appare perfetto può drammaticamente finire. Il tradimento conduce alla consapevolezza della profonda solitudine e separatezza degli uomini e mette di fronte al fatto che non si può fare totale affidamento su un altro. Tradimento coincide con l’affermazione della solitudine di ognuno di noi. Non crediamo che l’essere umano sia comunque destinato ad essere tradito o a rimanere solo.

Certamente il tradimento corrisponde a un momento drammatico dove ci si accorge di essersi affidati alla persona sbagliata. Ma dietro ogni delusione si cela un’illusione. In questo caso l’illusione dell’unione assoluta. Abbiamo notato tra l’altro, dall’esperienza clinica nel nostro studio di psicologia a Palermo, che  molto spesso si tradisce non per una  passione o per soddisfare una necessità erotica, ma per affermare il proprio Sé e la propria libertà. Sembra paradossale poiché l’unione nella coppia si fonda proprio sulla libertà, su una libera scelta.

Probabilmente, l’individuo sente intrappolata la possibilità di crescita di una parte di sé. Da ciò, la paura di affidarsi totalmente all’altro. Inoltre, se i due partner  hanno la pretesa di trovare nell’altro assolutamente tutto, si determina una situazione claustrofilica per cui la relazione è destinata a finire. Non é psicologicamente sano presupporre che nell’altro si possa trovare assolutamente il tutto.

Un’altra questione che appare nel tradimento è l’esigenza di esprimere una parte di sé che si é sempre nascosta o che si é sempre voluta nascondere;  colui che tradisce agisce anche la sua parte trasgressiva. Inoltre, quando il traditore si lascia scoprire si determina una dinamica nella coppia, che stabilisce chi è la vittima e di chi è la colpa. Così, il tradito assume il ruolo di vittima trasferendo tutte le colpe e le responsabilità all’altro.

Ma, se si analizza più a fondo  si scopre che, in realtà, il tradito ha inconsapevolmente  incoraggiato il tradimento. Tra l’altro è il senso di colpa che guida traditore nel bisogno di essere scoperto per un bisogno di punizione, più che di perdono. Noi di ‘psicologia e dintorni’, tra l’altro, sosteniamo, insieme a molti altri colleghi,  che il tradimento non può essere considerato un cambiamento in positivo della persona come sostenuto dallo psicologo Hillman, che presenta alcune storie tra cui quella del padre che tradisce il proprio figlio per iniziarlo alla vita.

La  polemica con l’ipotesi di Hillman nasce dal fatto che molti di noi pensano che non necessariamente per diventare forti occorre vivere delle esperienze dolorose. La forza di un individuo deve  basarsi  sulle esperienze  sane e positive. Se così non fosse ciò significherebbe che ogni essere umano è condannato  a infliggere e a subire il tradimento sin dalla nascita. Tradire con intenzionalità è inganno;  gli inganni non possono aiutare a  crescere.

Del resto, i così definiti traditori patologici,  nel loro passato, sono stati bambini traditi anzitutto dai propri genitori. Da queste nostre brevi considerazioni psicologiche si nota come i tradimenti all’apparenza mossi dall’erotismo e dalla passione, il più delle volte, sono dettati da altri motivi. Chi tradisce sa di non riuscire  a manifestare nel rapporto di coppia tutte le parti del suo essere, soprattutto quelle inerenti la sessualità più primitiva, l’amore più autentico, la tenerezza più fragile e l’affetto che muove verso il  senso della continuità.

Nella sfera affettiva  si investono quote del nostro sè maggiormente legate alle esperienze antiche della simbiosi “madre-bambino”, ovvero quel senso del fisico, dell’intimo e del corporeo, senza il quale molti di noi vivrebbero sentimenti di estrema solitudine e crolli emotivi eccessivi. Molti uomini e molte donne oggi al di là di orientamenti sessuali, prese di posizione politica e credo religiosi affermano anche nel loro piccolo quotidiano con forza la necessità di imprimere una parola che ancora non trova ancoraggio: civiltà.

E nella sfera in due civiltà significa anzitutto rispetto. Rispetto per quel Sé dell’altro che autenticamente si è aperto e donato. Proprio per questo, a volte, più che tradire è meglio dire. Tradire rappresenta comunque una fine. Civiltà significa lasciare e andare piuttosto che causare del male.

Fonte: http://www.palermoweb.com/psicologia/mente1

Quando un amore finisce

18 febbraio 2009

disability-depression-and-chronic-pain-715839Ecco schematicamente alcuni rimedi suggeriti per chi vive l’esperienza della fine di un rapporto, specie per chi non ha scelto, ma ha subito la fine:

1. Farsene una ragione, acquistare consapevolezza. (Prendere di coscienza)

Si può provare rabbia, ribellione, protesta, si può urlare la propria disperazione, fino allo sfinimento…ma poi la vita continua.Col tempo subentra la calma: si passa pian piano dalla rassegnazione, al fatalismo, all’accettazione. Si può pensare alla rivincita a lunga scadenza, alla ripresa nel lungo periodo, vivere il tempo come alleato…

Bisogna accettare la condizione umana: ogni bene può essere perduto, anche l’amore di coppia. Ogni essere ha una parte (e a volte intollerabile, così sembra), di dolore; ma contro il muro di bronzo della realtà non serve battere i pugni ..non serve a nulla! La realtà non cambia. E’ giocoforza accettarla!

2. Fare il punto, mettersi in faccia alla situazione e incominciare a farsene carico, (Responsabilizzarsi)

Se non io, chi? Se non adesso, quando? Se non qui, dove? Constatazione mentale, orale, scritta… nero su bianco. Scrivere può servire a circoscrivere, ridimensionare, relativizzare. Prendere atto che: “Sembra di morire, ma non si muore “.

3. Evitare le pseudo riparazioni (non servono)

Per esempio: evadere col pensiero, rifugiarsi nella fantasia o nella fantasticheria, divertirsi e stordirsi nel piacere immediato, anestetizzarsi con gli psicofarmaci, l’alcol, le droghe (bere per dimenticare , affogare nell’alcol il proprio dolore)…

Invece bisogna guardare in faccia la realtà, chiamare le cose col proprio nome: tradimento, perdita, separazione, distacco, cambiamento, morte, lutto.

4. Cercare di fare buon uso della separazione! Trasformarlo in tempo di maturazione.

Farne un tempo di riflessione, occasione per ri-orientarsi con punti di riferimento meno precari e illusori (abbasso la stupida corsa programmata dell’esistenza: la moda, il profitto, i mille inutili orpelli del consumismo, senza i quali pare non si possa vivere!), e invece…pian piano ci si adatta! Si trova un nuovo equilibrio, pian piano si trova un altro significato.

Cfr. Dubchek : “Il corpo come si adatta! Carcere, freddo, buio, inutilità, fame, lavori forzati… L’uomo è l’animale più adattabile e l’istinto di vita supera ogni avversità, fino a farsi una gioia di tanti piccoli niente… Nell’animo, nella profondità dell’anima (come nella profondità del mare) si può percepire una calma indistruttibile; l’esserci, il vivere, nonostante ogni privazione esterna, o perdita interiore.”

Cfr. W. Frankl : “nel lager vivere è dolore, sopravvivere è trovare un significato a questo dolore!”. (Uno psicologo nel lager)

Cfr. Solzenitsyn : “Lev, amico mio, la felicità non dipende dalla quantità dei beni strappati alla vita, ma soltanto dal nostro rapporto verso di essi “

5. L’umorismo

L’umorismo ridimensiona, sdrammatizza, riduce il catastrofismo, ridà la giusta misura. Ci vuol saggezza, una certa filosofia, non prendersi troppo sul serio, sorridere di sé, (le vere cose che importano sono poche). E’ in questo sorriso fatto di ragionevolezza, di benevolenza e di relativizzazione, che sta la nostra fierezza di essere umani (“ragionevoli” appunto).

L’umorismo è il salvataggio del significato , e la capacità di riconquistare il senso della totalità, la visione dell’insieme dell’essere, la capacità di immaginazione dell’insieme (al di là della reazione catastrofica del “Tutto è perduto”).

Resta il compito di ritrovare un significato qui, adesso, nella nuova situazione; tra il tutto e il niente ritrovare il possibile… Se si drammatizza… è perché – in balia dell’angoscia della perdita – i piedi affondano nelle sabbie mobili dell’insignificante, del “perduto per sempre”…

Ci sono persone incapaci di umorismo (=incapaci di ridimensionamento con la visione d’insieme delle cose ): di ogni piccolezza fanno un dramma, e della loro esistenza fanno il dramma dei drammi! (egocentrismo megalomanico-narcisista )

grief210s-w0001_55Eppure, prima o poi, si dovranno fare i conti con le tragedie dell’essere, con la “malattia mortale” che è la vita e col destino di “condannati a morte” che è di tutti.

Se uno si distanzia arriva al senso della misura (delle vere misure). Se uno sorride, scherza con le cose che accadono, l’umorismo lo riporta al realismo, alla felicità possibile (che è l’unica raggiungibile).

Bisogna saper perdere, incassare i colpi delle avversità, reggere nella buona e nella cattiva sorte. La fortuna non dipende da noi. Non dipende da noi il vento: ma tenere ben alta la vela della nostra barca: questo dipende da noi!

(Solo il “giocatore” pretende la benevolenza, a tutti i costi, della dea dagli occhi bendati: la fortuna deve rivolgersi a me. Non può non rivolgersi a me, provo un’altra volta! E così complessivamente… fino ad autodistruggersi). Gran pessimi giocatori quelli che da avversari diventano nemici!

In realtà a noi tocca solo tenere ben tesa la vela della nostra barca, in modo che, quando il vento soffia, la nostra barca vada avanti. Ma il vento non dipende da noi.

6. L’arte, la creatività

Non tutti possono giungere alle tecniche terapeutiche più raffinate, ma si può puntare a raggiungere l’arte della separazione, l’arte del commiato; fare di un inciampo un gradino per salire, migliorarsi, maturare.

L’arte unisce al lavoro dell’immagine, il lavoro della materia. L’immagine si impone per il suo essere presente, lo splendore della forma s’impone, affascina. L’emozione estetica filtra il “bello”, nell’anima, qui adesso (fino all’estasi).

Il lavoro creativo trasforma la materia, produce un grande raccolto! Ecco alcuni frutti:

* armonizzazione

* pacificazione

* unificazione

* riconciliazione dell’io e del mondo.

E’ la gioia il frutto finale di questa equazione creativa (non il piacere): essa annuncia che la vita è riuscita, ha guadagnato terreno, ha riportato vittoria (sulla morte, sul niente…). E’ la gioia di aver fatto nascere qualcosa, chiamato in vita, fatto esistere quello che prima – senza di noi – non c’era.

Essere creativi, esprimere biofilia, far esistere qualcosa che non c’era, dà una gioia (e si sente) che è una gioia divina! La separazione iniziale sul piano del piacere (perduto), ma la gioia creatrice gli va oltre, estrae dal dolore della perdita un’opera nuova, la separazione è nell’ordine del tempo (caduco) la gioia creatrice è dell’ordine dell’eternità.

Fare di un sasso in cui si inciampa un gradino per salire; dell’ostacolo un trampolino di lancio, per un salto qualitativo di vita, irragiungibile senza quella sofferenza. Ecco i passaggi possibili:

1. Morte – risurrezione (se il grano non muore non porta frutto) 2. Dolore parziale – gioia più grande, universale 3. Tradimento – ritrovamento superiore 4. Sconfitta (parziale) – vittoria (globale)

7. L’azione, la tecnica, il fare…

Essa ha – come l’arte – il potere terapeutico di decentrare da sé, distogliere dal ripiegamento sterile, uscire da sé, volgersi verso l’oggettività, la realtà, il mondo.

Lo strumento tecnico (un apparecchio, uno scalpello, un computer…) è un prodigioso catalizzatore di energie: lo strumento mi obbedisce e mi resiste, concentra l’attenzione, devo imparare, far prove, ricominciare, dominare la mia impazienza! Mettendo ordine nel mondo degli oggetti, metto ordine in me stesso (ristabilizzo una gerarchia di priorità, ridefinisco una scala di valori).

Alla fine vinco, porto a compimento un compito. L’indefinito (e l’infinito) non mi danno respiro, il finito mi lascia il tempo per il riposo, per il rilassamento, per il sonno…

L’amore dell’oggetto può divenire il sostituto di un altro amore. Un buon rimedio contro la separazione non è la sostituzione, il riempimento con qualcosa d’altro? La compensazione più valida dell’oggetto perduto? Disinvestire e reinvestire di nuovo! Quale diversivo la molteplicità d’oggetti di consumo, i piccoli piaceri, le novità del mercato…

Bisogna potere agire, fare, “convertire un problema in azione”.

Medici, psicologi, droghe… possono aiutare, vi passeranno di mano in mano le difficoltà, e si divideranno il compito di farvi vivere, di rimediare allo strappo della vostra vita.

La guarigione ottenuta con una rimessa in sesto del vostro corpo e della vostra psiche è un’opera di solidarietà.

8. L’ascesi, la comunità, l’altruismo

L’azione è cammino della ricerca di sé verso il dono di sé; ma anche cammino dal “sé perduto” verso il “sé ritrovato” attraverso la mediazione del dono di sé.

Superati i vari “oggetti sostitutivi transazionali” (=di passaggio), si può arrivare all’oggetto vero: la comunità, la società, gli altri. L’altruismo come oblatività, donazione gratuita, per la gioia di sentirsi utili a qualcuno (dall’Eros all’Agape).

Il “Separato” si è finalmente de-centrato da sé, per ri-centrarsi sugli altri (=si è ritrovato perdendosi, ha guadagnato avendo avuto il coraggio di perdere).

Votarsi agli altri, rendersi utili a una causa, è da sempre un rimedio contro le grandi separazioni, contro i lutti irreparabili.

Ristabilire la comunicazione e, di questa, soprattutto l’ascolto. Un orecchio che ascolta più che una bocca che parli. Un “silenzio attento”, che accoglie, fa spazio dentro di sé all’altro…

La parola crea spesso malintesi, banalizza, alza barriere… il silenzio attento dell’ascolto, crea legami, lancia un ponte, fonda una relazione (=si esiste solo in una relazione io-tu, si dà realtà di esistenza solo nel rapporto, la sensazione vera di esserci si ha solo nella relazione, nel dialogo io-tu).

Lo stoico dice: resta indifferente a quello che non dipende da te. “Se qualcosa si separa da te, tu sepàrati da essa” (con l’indifferenza). Cfr. Buddha . I legami ti strazieranno con separazioni crudeli: separati dunque da tutto e più niente ti procurerà separazione!

E’ questa l’ascesi? Il distacco è il prototipo di ogni ascesi: “Tutto è vanità e fiato sprecato” (Eccl. 1,17).

Ascesi per donarsi, non per chiudersi in sé! Per aprirsi a tutti gli uomini. Staccarsi, per donarsi agli altri.

A cura del Dott. Cesare De Monti

Fonte: http://www.benessere.com

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