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Il tradimento

16 febbraio 2009

suspect_infidelityPerché d’estate si è più infedeli?

Il tradimento è una esperienza molto diffusa, mai indolore. Non ci sono stagioni più adatte di altre all’adulterio. Spesso il tradimento si consuma nel proprio ambiente di lavoro o addirittura tra le mura di casa come nel caso delle “infedeltà virtuali”, consumate davanti al computer utilizzando “chat” e “web cam” e tutto ciò a prescindere dalla stagione.

Ridimensioniamo quindi il mito dell’estate come stagione del tradimento, per riflettere sul fatto che il tradimento è una spia di problematiche di coppia ben più profonde e, soprattutto, svincolate dal calendario.

Perché un partner può non bastare?

Tradirsi è un evento sconvolgente, minaccia la fiducia reciproca, è un venir meno del “noi”, della fusione della coppia. Chi viene tradito rimprovera all’altro di muoversi da solo, trasgredendo l’unione totale. Spesso si è portati a formare una coppia per la paura della solitudine, per un bisogno di sicurezza e non perché si è interessati veramente l’altro. L’amore è strettamente legato al desiderio di voler dare qualcosa di sé all’altro.

Spesso invece, nella coppia si è portati solo a chiedere (o a pretendere) cure e attenzioni dal partner, rendendo impossibile la “crescita” di entrambi. Quanta frustrazione in questa continua richiesta d’amore! E’ questa la classica situazione di chi ama soprattutto per colmare un vuoto, legato probabilmente a qualcosa che è mancato nel periodo infantile (sicurezza, protezione, rifugio, tenerezza, comprensione).

Il sentimento dell’amore matura se all’interno della coppia si cresce prima “individualmente”, creando i propri spazi, coltivando le proprie passioni (e senza temere che questo danneggi l’altro). All’interno della coppia vengono continuamente depositate le novità, i cambiamenti dell’uno e dell’altra e saranno proprio questi cambiamenti a stimolare l’evoluzione della coppia stessa.

Purtroppo a volte ci si spaventa all’idea che l’altro possa cambiare e si associa il cambiamento alla possibilità di essere lasciati. Altre volte si pretende che l’altro cambi per diventare “come noi desideriamo”. Una coppia matura solo se entrambi sono consapevoli dei cambiamenti e riescono a parlarne con il partner. Se questo non accade cresce la sensazione di non sentirsi compresi e può diventare più facile avvicinarsi ad una terza persona che, almeno in apparenza, sembra rispondere meglio ai propri bisogni.

L’amante può dunque arrivare proprio nel momento in cui forte è la necessità di essere compresi, diventando improvvisamente la persona che “salva”, che può sconvolgere totalmente la vita in un turbine di energie, passione, stordimento emozionale. Ogni persona è diversa dall’altra, e può stimolare in noi aspetti che altrimenti non sarebbero emersi. Si è portati ad amare persone diverse in modi differenti, evolvendosi continuamente.

Che differenze ci sono fra uomini e donne? Esiste il traditore seriale, vittima del copione uomo-cacciatore. In questo caso, il tradimento permette all’uomo di verificare la propria “efficienza sessuale”, avere più partner sessuali lo rassicura sulla sua virilità.

Il più delle volte si tratta di uomini insicuri alla ricerca continua di rassicurazione e conferme sulle proprie capacità Anche se può a volte subentrare un senso di noia e di stanchezza, il traditore seriale ha bisogno di rispettare questo copione. Gli uomini, più delle donne, hanno la tendenza a trascinare relazioni parallele, la moglie e l’amante, la famiglia ufficiale e la “seconda casa” clandestina. Si sentono buoni mariti perché provvedono alla moglie e non le fanno mancare niente e non la lascerebbero: un certo senso del dovere li tiene ancorati a casa.

Ci sono uomini che amano molto la compagna ma sono inconsciamente spaventati dall’intensità del legame: il tradimento garantisce loro la distanza di sicurezza da un sentimento che temono possa renderli dipendenti, succubi della donna amata. Una tipologia di tradimento comune è quella di uomini che trovano fuori dalla coppia quella carica erotica che si è affievolita nel rapporto.

E, ancora, il tradimento omosessuale (meno raro di quanto comunemente si pensi), irresistibile attrazione vissuta però con molta vergogna e conflittualità. Nell’uomo, amore e desiderio viaggiano su due binari che possono anche non incontrarsi, spesso avviene una scissione tra l’amore (la moglie) e il desiderio sessuale (l’amante). E’ vero che, in questo modo, gli incontri sessuali possono acquisire un irresistibile fascino, ma così potrebbe perdersi il piacere di godere la persona che si ama in tutta la sua intensità.

Le donne, invece, quando tradiscono, il più delle volte è perché si innamorano. Hanno maggiori difficoltà a portare avanti storie parallele, sono portate ad interrompere il rapporto precedente per vivere il nuovo amore liberamente. Il tradimento, per gli uomini e per le donne, porta con sé una grande dose di sofferenza, sensi di colpa, tristezza, umore altalenante.

Chi tradisce desidera inconsciamente essere scoperto e punito, molto frequenti sono tracce lasciate incustodite: messaggi del telefonino non cancellati, conti del ristorante, lettere d’amore appassionate nelle e-mail del computer etc. Quali sono le coppie più a rischio tradimenti? Le coppie che evitano l’intimità: i partner hanno paura di lasciarsi andare e di diventare vulnerabili. La coppia riesce ad incontrarsi su un piano conflittuale, aggressivo, con una comunicazione caratterizzata da sarcasmo, critiche ed offese.Raramente ci si sente in colpa.

Non si riesce a dire all’altro quanto sia importante e desiderabile, descrivendolo sempre come disinteressato, noncurante. In questo caso l’amante assume il ruolo di salvatore, privo di difetti. Le coppie che evitano il conflitto: i partner comunicano poco all’interno della relazione, vivendo in un’atmosfera di controllata amabilità. L’infedele, marito o moglie che sia, è il più insoddisfatto e fa in modo di essere scoperto per far saltare il coperchio delle problematiche.

I due non imparano dall’inizio ad affrontare i conflitti insieme, si sforzano di piacere all’altro, sacrificandosi e cercando di modificare i propri comportamenti quando in qualche modo urtano il partner, senza tuttavia andare fino in fondo per capirsi realmente. Sono persone abituate sin dalla tenera età a pensare che la collera sia negativa o di meritare una punizione se simanifesta palesemente il proprio disaccordo.

Couple and hugging on bed in bedroom, in passionLa relazione extraconiugale, in questi casi, raramente è seria e duratura e ha lo scopo di attirare l’attenzione del coniuge. Le coppie che vivono il nido vuoto: i partner dubitano spesso della loro relazione ma sono comunque disposti a farla funzionare, spesso focalizzando le energie sui figli.

La famiglia d’origine è stata di cattivo esempio negativo e loro non vogliono ripetere gli stessi errori: se il padre è stato rigido e violento, lui tenderà a diventare dolce e premuroso, se la madre è stata invadente, lei tenderà ad essere più distaccate. Ben presto si può scoprire che questa non può essere la formula magica per la felicità coniugale.

Subentra l’insoddisfazione, non si dorme più insieme, la comunicazione si limita al quotidiano. In questo caso la relazione extraconiugale può durare anche anni, il tradimento offre tutto quello che si è perduto nel matrimonio, rinvigorisce, eccita. Solo i figli legano questi coniugi. Il tradito di solito brontola per le continue assenze del coniuge ma accetta la situazione.

Se è la donna ad essere tradita, nella maggior parte dei casi riesce apassare sopra il tradimento del marito e a fare di tutto per tenere salda la sua famiglia. Sono donne depresse, che tendono a incolparsi per il fallimento del loro matrimonio. Quando ci si lascia e quando invece si può superare e addirittura rinforza la coppia? Può succedere che il tradimento sia un tentativo di uscire da una relazione insoddisfacente. Può avvenire che il tradito si vendichi quasi subito, atteggiamento questo che, se da un lato può scaricare la tensione, dall’altro non risolve i problemi.

Il tradimento può essere vissuto come una profonda ferita nella propria autostima, determinando reazioni di tipo depressivo. Ma fingere che non sia successo niente è un modo immaturo di affrontare la sofferenza. Il tradimento scoperchia problematiche che altrimenti non sarebbero venute fuori e può essere utile per rinnovare un progetto di coppia che vada oltre la sola intesa sessuale.

All’inizio di una storia d’amore predominano colori vivaci, intensi: passione, grandi aspettative nei confronti dell’altro, si desidera stare insieme per sempre, sembra tutto meraviglioso, perfetto. L’altro appaga i nostri bisogni, è stato scelto proprio per questo, ci fa sentire speciali. Ma l’amore ha bisogno di crescere, maturare e anche la sessualità si trasforma attraverso lo stare in coppia. Il passaggio dall’idealizzazione infantile della coppia ad una dimensione più realistica del rapporto è delicato e spesso doloroso.

L’altro si può incontrare anche a livellidiversi. Con il tempo aumenta la consapevolezza di sé e la reciproca conoscenza, la sessualità diviene una delle tante strade per conoscersi, per comunicare la tenerezza e per stare bene insieme in modo più profondo e completo.

Il tradimento è doloroso ma potrebbe diventare una opportunità per accogliere il cambiamento dell’altro come una sfida a modificarsi profondamente e a mutare la relazione. E’ un percorso difficilissimo: il raggiungimento della meta dipende da quanto entrambi i partner desiderano mettersi in discussione e soprattutto dalla capacità di entrambi di elaborare anche il negativo che c’è in un rapporto.

Per affrontare la crisi ci vogliono complicità, intimità, condivisione. Se non ci si rimbocca entrambi le maniche per ricominciare è inutile andare avanti, in questo caso è necessario cercare di capire profondamente se si tiene veramente all’altro. La separazione in questi casi potrebbe essere sicuramente più costruttiva per entrambi. A volte il tradimento può coincidere con la presa di coscienza di uno dei due di aver fatto un percorso di crescita diverso dal partner. In questi casi la rottura può essere una scelta coraggiosa.

Quali consigli per non tradire? E quali per non essere traditi?

L’unico consiglio che si può dare è di parlare con il proprio partner, cercare una comunicazione sempre. Capita, a volte, che tutta una serie di preoccupazioni e problemi (i figli, la malattia di persone care, questioni lavorative) rendano più tiepido il desiderio, e creino una distanza dal partner. In questi casi è necessario comunicare all’altro, con estrema sincerità, lo stato d’animo del momento, rendendolo partecipe della propria difficoltà, del proprio disagio, chiarendo soprattutto che il malessere del momento non va interpretato come la diminuzione del sentimento d’amore.

Le incomprensioni, a lungo andare, possono allontanare, congelano gli slanci emotivi. Quando non c’è la disponibilità a parlare con l’altro, si possono creare degli spazi vuoti all’interno della coppia che, inevitabilmente possono riempirsi successivamente in altro modo. Stare in una coppia è una scommessa avvincente è una messa in discussione della propria personalità che può maturare e arricchirsi se si permette all’altro di aprirsi, se si accoglie la sua diversità per scoprire insieme l’eccitazione del cambiamento.

Dott.ssa Mariacandida Mazzilli

Fonte: http://www.psicologiadonna.altervista.org

Quando veniamo traditi…

16 febbraio 2009

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Il tradimento è una delle esperienze più dolorose che ci possano capitare. Quando veniamo traditi, viviamo un senso di inutilità e di desolazione perché il tradimento da parte di chi amiamo ha il potere di incrinare il nostro amor proprio, la nostra autostima.

Scoprire di essere stati ingannati ferisce il narcisismo personale, ci sentiamo messi da parte, sostituiti, annullati. All’improvviso avvertiamo quell’impossibilità di essere amati incondizionatamente, di essere unici e insostituibili per il nostro partner.

Lui ha guardato, desiderato, avuto un’altra donna. Dopo l’incredulità del primo momento, veniamo sopraffatti dalla rabbia, dal desiderio di fare sentire al mondo il nostro grido di dolore. Superare l’infedeltà da parte di chi amiamo non è certo facile e tornare ad avere fiducia sembra impossibile.

Il tradimento attuale, spesso  ne risveglia uno antico, quello del proprio genitore, vissuto come distante e indifferente alle  nostre richieste d’amore, intaccando così la nostra già fragile autostima.

Ma perché veniamo traditi? Nonostante l’adulterio sia stato da sempre condannato e represso dalla nostra cultura e dalla nostra religione, la potenza e l’imprevedibilità delle pulsioni sessuali hanno però, avuto la meglio anche sui più terribili divieti, si può ormai quasi affermare che la vera trasgressione sia rimanere fedeli!

La tentazione erotica per un’altra persona appare come trasgressione e desiderio di un’avventura, qualcosa di nuovo che sia in grado di regalarci un brivido diverso, qualcosa che ci faccia sentire le farfalle nello stomaco e che ci faccia sentire irresistibili.  Che cosa spinge molte persone a tradire? Nella maggior parte dei casi, semplicemente la noia.

“Mentre lo facevo pensavo a te”; “Avevo bevuto”; “Fa più male a te che a me”; “Con lei è stato solo sesso, con te faccio l’amore”…  queste sono spesso le parole che si sente dire chi è stato tradito e che di certo non aiutano a superare il dolore, la rabbia e a volte il senso di colpa che affligge chi subisce un’infedeltà.

Spesso il tradimento è qualcosa di atroce per chi lo subisce, ma è una delle poche esperienze che ci riporta con i piedi ben saldi al suolo, che ci fa scendere dal piedistallo, che ci riporta dritti a noi stessi che ci rende consapevoli dei nostri limiti e della nostra fragilità. Ci ricorda che niente in questa vita è scontato e ci da l’opportunità di vedere se siamo capaci di perdonare oppure no, se siamo abbastanza forti e solidi da riuscire a passarci sopra o se siamo pronti a  ricominciare a vivere da soli.

Il tradimento ci mette davanti ad un bivio importante che è quello dove si tovano due parti di noi che ci appartengono, la nostra parte narcisista ed estremamente fragile e la nostra parte che riesce a mettersi in discussione ed è pronta  ad imbattersi nella sofferenza e nella riflessione, ovvero la nostra parte più autentica, che non ha paura di confronti perchè non teme rivali.

Ma come riuscire a sopravvivere ad un tradimento?

  • Prendere il tradimento come un’occasione per riflettere su se stessi e sulla propria relazione, su cosa si desidera veramente.
  • Concedersi del tempo per riflettere, forse dimenticare sarà impossibile, ma il tempo ci aiuterà ad essere più lucidi e meno arrabbiati.
  • Pensare a se stessi. Dedicarsi ai propri interessi, alla cura del proprio corpo a ciò che piace veramente e che ci possa far trascorrere dei momenti piacevoli che siano solo nostri. Riprendersi i propri spazi aiuta a migliorare la propria autostima.
  • Pensare a qualcosa che ci gratifichi davvero. Svolgere attività creative aiuta a spostare i nostri pensieri da “lui”o da “lei” e ad incanalare le nostre energie verso aspetti più salutari. Senza considerare che potremmo scoprire nuove passioni a cui dedicarci!
  • Praticare sport. L’attività fisica ci rende più belli e sereni e non per ultimo, ci aiuta a contenere l’aggressività e l’ansia.
  • Prendersi cura di un animale. Giocare con un cane o con un gatto ha effetti positivi per il nostro benessere psicofisico dovuto al gioco e al divertimento.
  • Pensare che il fatto di essere state traditi, non ha nulla a che fare con la nostra bellezza e unicità. Spesso infatti si tradisce solo per il gusto di farlo e di sedurre.
  • Domandarsi se si è in grado di perdonare davvero il partner o se restare con lui è solo un modo per non stare da soli.
  • Stilare una lista dei vantaggi e degli svantaggi nel continuare la relazione.
  • Se decidiamo di perdonare, evitare di assillare il partner con domande sull’

altro. Sapere i dettagli più intimi non servirà a farci stare meglio e, cosa più importante, non cambierà la realtà.

  • Comunicare i propri sentimenti utilizzando la prima persona, ad esempio: “io mi sento ferito quando tu…” ed evitare invece di dire: “tu mi ferisci quando…”. In questo modo non si rischia di peggiorare la situazione colpevolizzando eccessivamente l’altro aiutando a migliorare la comunicazione
  • Pensare che non si può avere il controllo su tutto e tanto meno sul partner.
  • Evitare di colpevolizzarsi. Se si è stati traditi, è meglio parlarne insieme e individuare il problema, che spesso appartiene alla coppia.

Dott.ssa Gabriella  Seghenzi

Psicologa-Psicosessuologa

Fonte: http://www.gabriellaseghenzi.it

La sofferenza legata al lutto

14 febbraio 2009

pain-family-and-friends-of-the-dead-share-their-griefIl lutto è uno stato emotivo inevitabile e necessario nella vita di ognuno di noi, legato prevalentemente alla morte di una persona molto importante.

Il lutto si prova anche in occasione di importanti separazioni che riguardano diversi aspetti della nostra vita, sia esterni che interni.

Infatti è legato a:

Momenti in cui si prova la sofferenza legata al lutto:

* la morte di una persona

* la separazione geografica

* l’abbandono di un luogo

* la fine di un impegno importante

* la fine di una possibilità di cambiamento

* la perdita del proprio ruolo sociale

* un fallimento personale o lavorativo

* la fine di un lavoro

* la nascita di un figlio malato

Nonostante questi siano avvenimenti molto frequenti nella vita delle persone, sembra quasi che nella società odierna non ci sia posto più per una fase emotiva che è necessaria per salutare dentro e fuori di noi una persona o una

situazione.Ritrovare l’equilibrio dopo un lutto

Questo saluto è ciò che permette di riprendere in maniera equilibrata il regolare corso della vita e delle cose. Sembra esistere una legge non scritta legata alla velocità con cui tutto deve essere eseguito (lavoro, impegni familiari, necessità economiche, etc.) che non dà più spazio ai tempi necessari per arrivare all’accettazione dell’assenza definitiva della persona cara o di altre separazioni.

Poter passare attraverso le varie fasi ed emozioni legate al lutto diventa inoltre importante dal momento che se ciò non avviene la persona può trovarsi congelata in una di esse e andare incontro al deterioramento della proprie relazioni e del proprio stato emotivo, sviluppando un grado di sofferenza che lo imprigiona per anni e a volte per sempre.

Per aiutare le persone colpite dal lutto si erano strutturati nel tempo e per ogni cultura dei riti laici, religiosi e familiari che “guidavano” e sostenevano in un momento in cui si è sotto shock. Molti di questi riti sono presenti ancora oggi, ma in una forma molto più individualistica e meno socializzata, che quindi aumenta la solitudine. Il “viaggio” sulla strada del lutto parte dalla negazione della avvenuta perdita, per transitare attraverso uno stato di accettazione in cui con gran dolore la morte avvenuta viene ammessa, per approdare infine alla reale separazione e al saluto definitivo.

Questo percorso è caratterizzato da reazioni emotive molto intense e necessarie a mantenere e preservare la propria integrità psicologica e al contempo di avere un chiaro accesso al dolore per la perdita in modo da poterla vivere e rielaborare.

Spesso si è sotto shock, la sensazione è quella di aver subito fisicamente un trauma, una percossa e si alternano momenti di negazione, di rifiuto di quanto è avvenuto a momenti di perdita di contatto con la realtà e di profondo dolore e disperazione. Questa reazione è anche necessaria e auspicabile nei termini in cui permette di contattare il dolore provato, ma allo stesso tempo evita una sovraesposizione che causi un sovraccarico emotivo non sostenibile.

Un altro stato emotivo che può accompagnare il lutto è un senso di imbarazzo, di eccessivo pudore e vulnerabilità nella relazione con gli altri, perché la persona si sente di portare con se un’aura di dolore e sofferenza con cui li contagia.

Il rifiuto di accettare quanto avvenuto è anche molto frequente. Si manifesta in vari modi. La persona può rifiutarsi di parlare della morte della persona cara o della separazione, continuare a mantenere abitudini e comportamenti non più necessari, può “congelare” luoghi e oggetti di vita della persona morta lasciando tutto immutato.

Una perdita implica una profonda mutazione di quanto presente nella vita di chi vive il lutto. Si crea un vuoto sia fisico che emotivo. Questo spesso comporta una perdita delle coordinate conosciute interne ed esterne della persona che smarrisce temporaneamente le capacità di organizzazione, pianificazione e concentrazione.

big-boys-dont-cry-afIl senso di perdita irrimediabile può, poi, rendere intollerabile alla persona sopportare anche la vista di situazioni a lei ormai negate. Chi vive un lutto può essere profondamente invidioso nel vedere, per esempio, un’altra coppia non separata o una madre con un figlio o tutte quelle situazioni relazionali che sente ormai impossibili per la perdita subita.

La necessità di contenere il dolore e rendere tollerabile la perdita subita può spingere a metter in atto comportamenti e credenze irrazionali, che mirano a rendere possibile un inverosimile contatto con la persona scomparsa attraverso il soprannaturale.

Quando viviamo un lutto proviamo tutta la gamma delle emozioni che sono tipiche della depressione. Precisiamo che è estremamente legittimo provare una profonda depressione in seguito ad un lutto. Quando però lo stato depressivo dura oltre i sei/dodici mesi lo stato luttuoso assume forme patologiche per cui è utile chiedere aiuto specialistico.

Altro sentimento che accompagna il lutto è il senso di colpa, un senso di colpa legato al fatto di essere sopravvissuti all’altro o ad aspetti di rimpianto legati ad atti e pensieri mancati nella relazione con la persona persa.

Un meccanismo di gestione del dolore è quello che ricorre alla ricerca di ragioni e nessi logici che diano un “senso” alla perdita subita. Questo “darsi e farsi una ragione” di quanto subito è molto comune e dà la possibilità di una temporanea “giustificazione” di quanto accaduto.

Molte volte, poi, si può avere un atteggiamento reattivo che porta a incanalare le proprie energie verso attività di volontariato o associazionistiche.

Nella fase finale del lutto si concretizza una ricomposizione delle parti frantumate e precedentemente sconvolte dal dolore. Le molteplici energie investite nella relazione con la persona o nella situazione non più presente, nel momento in cui avviene il “saluto” e il distacco, possono essere di nuovo investite verso nuove relazioni o nuove esplorazioni. In questa fase può accadere che ci si possa sentire in colpa per la distanza che si sta creando dal dolore per la perdita subita o per sensazioni di tradimento della memoria e di scarsa lealtà. In questi momenti si possono avere ricadute a fasi precedenti del lutto.

Un capitolo a parte va dedicato alla rabbia e al senso di ingiustizia che si presentano nel lutto. Quando questi sentimenti possono avere dignità di esistenza, come reazione al dolore di una perdita e soprattutto quando questi possono essere comunicati agli altri e accolti ed accettati, spesso sfumano nel tempo dopo aver svolto la loro funzione.

Quando la rabbia non trova questa risoluzione, ciò che avviene è che inconsapevolmente si può spostare su se stessi, nel qual caso i sentimenti e i comportamenti che manifestiamo sono di profonda svalutazione, ci sentiamo in colpa per non aver fatto abbastanza e la nostra autostima è messa a dura prova. In queste situazioni sono poi frequenti dei sintomi ansiosi e psicosomatici.

Quando invece la rabbia viene direzionata sugli altri, quello che avviene spesso è che troviamo dei “colpevoli” di quanto avvenuto per cui pensiamo ad una responsabilità da parte, per esempio, dei medici che hanno avuto in cura la persona che poi è morta.

Un altro bersaglio della rabbia può essere poi la propria fede. Si prova un profondo senso di disillusione verso quanto fino a quel momento creduto e la propria scala dei valori subisce un radicale mutamento. Questo aggiunge un ulteriore senso di perdita al lutto già in corso.

La manifestazione della rabbia si direziona anche verso i propri familiari, che possono essere ritenuti colpevoli di non essere abbastanza sensibili da comprendere quanto sta avvenendo alla persona in lutto o vengono visti come responsabili di comportamenti e atteggiamenti colpevoli o omissivi nei confronti della persona estinta o della situazione di vita che si è persa.

Da un punto di vista delle relazioni familiari va tenuto presente che il verificarsi di un lutto può strutturare e rivoluzionare l’intero assetto familiare e le relazioni tra i suoi membri. Questo nuovo assetto può essere più o meno funzionale alla risoluzione del lutto e quando non lo è determina una serie notevole di sofferenze psicologiche. Quello che avviene è che all’interno della famiglia può essere presente un tacito accordo per cui non si può mai fare riferimento ad un evento luttuoso in nessuna situazione o in presenza di alcuni membri della famiglia. Questo irrigidisce notevolmente le possibilità della famiglia e delle singole persone di proseguire nel loro cammino evolutivo e nella loro ripresa di una vita normale.

Un’altra manifestazione è quella in cui il verificarsi di una perdita particolarmente dolorosa congeli il tempo della famiglia e le singole persone che ne fanno parte debbono poi svolgere compiti e funzioni sempre uguali a se stesse, con lo scopo di consolare e proteggere il familiare che secondo tutti è stato quello più danneggiato dalla perdita. Anche in questo caso viene bloccata la possibilità di una ripresa della vita familiare.

Affrontare un lutto è quindi un’esperienza molto complessa ed importante per lo sviluppo individuale e familiare futuro. Avere difficoltà nel farlo è comprensibile e possibile ed in questi casi è di grande aiuto un sostegno psicoterapeutico.

Fonte: http://www.psiconauti.it

Gli uomini e la fine di un amore

14 febbraio 2009

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Perchè gli uomini decidono di chiudere una relazione ?

Diversi sono i motivi per cui gli uomini decidono di chiudere una relazione.

Innanzitutto, semplicemente, perché sentono di non amare più. In questi casi anche se inizialmente erano presenti tutte le principali componenti di un autentica relazione d’amore – affettività, passione ed impegno, c’è il venir meno del sentimento nella sua interezza, od in una delle sue parti.

A quest’ultimo riguardo frequente è il chiudere la relazione perché viene meno da parte dell’uomo l’impegno a costruire una progettualità di coppia futura, soprattutto in una società di forte ‘disimpegno’ come quella attuale.

Il classico esempio dell’eterno Peter Pan che vuole vivere la relazione solo come passione, al massimo affettività, ma senza nessun impegno a più lungo termine.

Spesso la relazione parte sin dall’inizio , con la mancanza di una delle componenti nel sentimento maschile, per cui la possibile fine è come se fosse già scritta. In questi casi, anche la donna non si rende conto o non vuole rendersi conto che la relazione è deficitaria in taluni aspetti sin dal principio.

Un’altra causa ricorrente è il tradimento della persona amata. Per condizionamenti culturali, l’uomo si sente colpito nella sua virilità e non accetta il possesso fisico della propria donna, da parte di un altro. Anche se ultimamente la mentalità maschile al riguardo stà cambiando.

Perchè gli uomini vengono lasciati ?

I motivi per cui gli uomini vengono lasciati sono da una parte gli stessi per cui lasciano, seppur con significative differenze. La componente impegno che negli uomini è spesso deficitaria sin dall’inizio è molto più presente nelle donne ed appunto questa mancanza nell’uomo che poi conduce la donna a lasciarli.

Sul tema del tradimento le donne, legate più ad un possesso affettivo dell’uomo, perdonano quello fisico, per cui, a meno che non intervengono altre cause non interrompono la relazione.

Come vive un uomo la fine di un amore ?

Lo scrittore ‘Pavese’ scriveva ‘Un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla.’ Un uomo, qualunque uomo, anche il più ‘narciso’ il più sicuro di sé, di fronte alla fine di un amore, di un amore che riteneva autentico, dimostra tutta la sua fragilità, le sue debolezze, come nella frase di Pavese.

In questi casi amo usare la metafora di ‘un bambino che implora l’affetto materno’. Ed infatti la reazione è legata a precedenti esperienze di distacco dalla figura materna. L’uomo mette in atto un copione, poco ‘virile’ culturalmente in molti aspetti, per recuperare l’amore perduto.Telefonate, sms, colloqui ‘chiarificatori’ fino a rasentare o ad arrivare, talvolta, a quello che è un comportamento di stalking. I comportamenti tipici del fenomeno dello stalking, oltre quelli sopraccitati, sono : pedinamenti, lettere e fiori, appostamenti vari (casa, lavoro, ecc…), violazione di domicilio, visita sul luogo di lavoro, minacce di violenza, violenza fisica e sessuale di diversa entità.

Come supera un uomo la fine di un amore ?

La vera elaborazione di un lutto, soprattutto di quello sentimentale, richiede due diversi tempi, secondo una concezione greca del tempo. Cronos che è il tempo cronologico, quello delle ore, dei giorni e dei mesi. Lo scorrere di Cronos e importante per superare la fine di un amore. L’altro concetto di tempo è Kairòs che è un tempo individuale , un tempo necessario per dire “basta”, vale a dire il tempo del cambiamento interno.

E’ in quel momento che ci si rende conto che è tempo di voltare pagina, che l’amore è davvero finito. Anche sul piano dell’elaborazione personale, distinguiamo un elaborazione esterna, più superficiale e di facciata, ed una interna, più profonda ma anche più dolorosa, che porta alla vera accettazione del lutto premessa per il suo effettivo superamento.

L’uomo, pur di fronte ad un ‘lutto sentimentale’ profondo e dilaniante, tende, generalmente, rispetto alla donna, ad elaborarlo in più breve tempo di tipo Cronos e prevalentemente a livello d’elaborazione esterna. Conseguentemente, mette maggiormente in atto, la tecnica del ‘chiodo schiaccia chiodo’ con le prevedibili conseguenze future per la ‘vittima’ che si presta a questo copione.

Inoltre, capita anche che s’instaura subito un odio per il genere ‘femminile’ che porta ad instaurare una relazione per il solo scopo, più o meno inconscio, di vendicarsi, della persona che l’ha lasciato. Manca, quindi, nell’uomo, spesso, quella concezione dell’elaborazione del lutto sentimentale che è legato ad una concezione sia di tempo Kairos che di autentica elaborazione interiore. A livello individuale l’elaborazione del lutto è anche legata alle precedenti esperienze vissute d’elaborazione del lutto ed a copioni familiari presenti e passati.

Vorrei terminare con un significativo brano dello scrittore J. Kerouac

‘Nessun uomo dovrebbe vivere senza aver sperimentato almeno una volta la sana anche se noiosa solitudine di una dimora tra i boschi, scoprire di dover dipendere solo da se stessi, e per questo tirar fuori la vera forza interiore.

Il seguente articolo è l’originale completo dell’articolo ‘ Uomini e mal d’Amore’ apparso su Bella Style del 19.04.07

Dott. Roberto Cavaliere

Fonte: http://www.maldamore.it

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