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Insonnia:i rimedi naturali per ogni tipo

5 maggio 2010

Per ogni tipo di insonnia le essenze floreali e gli aromi che la sconfiggono

Insonnia: da ansia, depressione o stress?

L’insonnia non è una “malattia” a sé stante, ma segnala un disagio più profondo, fisico o psicologico (v. insonnia nel Dizionario di Medicina Psicosomatica): è su questo che bisogna intervenire per ottenere la risoluzione dell’insonnia. In particolare i vissuti di ansia e angoscia, le situazioni depressive o i periodi di stress sono quasi sempre accompagnati da alterazioni del sonno. Che, per lo più, si manifestano in tre forme tipiche di insonnia: difficoltà di addormentamento, risvegli notturni frequenti o risveglio mattutino precoce. Il ricorso ad ansiolitici o ipnoinduttori può “tamponare” la situazione, senza però rimuovere le cause. Per questo sono sempre più numerose le persone che preferiscono affidarsi ai rimedi naturali contro l’insonnia, capaci di armonizzare gli squilibri emozionali che stanno alla base del disturbo. Oltre a ciò, può essere sicuramente utile seguire una corretta dieta contro l’insonnia.

Insonnia da depressione: i rimedi naturali

Difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti e sogni cupi e angosciosi accompagnano spesso gli stati depressivi, di cui costituiscono uno dei sintomi più frequenti. In assenza di gravi patologie, un intervento tempestivo può spesso risolvere o migliorare questo tipo di insonnia. Ecco i rimedi naturali che migliorano sonno e umore.

- Saint John’s Wort. Tristezza, malinconia, umore cupo e depresso, sonno leggero o agitato, e disturbato da incubi. È questo il campo d’azione di quest’essenza floreale californiana preparata con i fiori gialli e “solari” dell’iperico, molto efficace anche in caso di meteoropatie e stati depressivi stagionali.

Come fare. Si aggiungono a  di 30 ml di acqua minerale naturale un cucchiaino di brandy o aceto di mele (nel caso in cui si è allergici o intolleranti all’alcol), infine si aggiungono quattro gocce dell’essenza floreale californiana. Il dosaggio è di 4 gocce da prendere quattro volte al giorno, per tre settimane.

- Petitgrain. Estratto dai ramoscelli fioriti e dai piccoli frutti acerbi dell’arancio, l’olio essenziale di petitgrain riequilibra il sistema nervoso, ed è indicato per problemi di insonnia associata a tristezza, depressione o senso di solitudine.

Come fare. Si usa per massaggi: due gocce di olio essenziale sul plesso solare, diluite in olio di mandorle prima di coricarsi.

Insonnia da ansia: i rimedi naturali

È difficile lasciarsi andare al sonno, quando si è oppressi da ansia e preoccupazioni e impegnati a “rimuginare” sui problemi che ci assillano. Il primo indispensabile intervento anti-insonnia è allora indirizzato a rilassare la mente e indurla a “staccare” dai pensieri angosciosi che rendono difficile la distensione psicofisica.

Essenza floreale di Aspen. Ideale per gli stati ansiosi accompagnati da inquietudine, agitazione e senso di apprensione, l’essenza floreale di Aspen svolge un’intensa azione rilassante e favorisce sonni tranquilli anche in presenza di incubi, sonnambulismo, paura del buio e della notte. Il rimedio va associato a White Chestnut se l’insonnia è accompagnata anche da ossessivi e ripetitivi, che impediscono di “abbandonarsi”al sonno.

Come fare. Versare 2 gocce di ciascun rimedio in una boccetta con contagocce da 30 ml., riempita con acqua minerale naturale e 40 gocce di brandy. Il dosaggio è di 4 gocce 4 volte al giorno, lontano dai pasti, per almeno tre settimane.

Benzoino. Rilassa, conforta, dissipa le tensioni. Col suo profumo vanigliato, l’olio essenziale di benzoino è un autentico “balsamo” del corpo e della mente, capace di allentare le tensioni profonde, di ridurre l’ansia, e dunque di scacciare l’insonnia.

Come fare. Aggiungere quattro gocce nell’acqua calda (a non più di 38˚), per un bagno aromatico serale della durata di dieci minuti.

Insonnia da troppo lavoro: i rimedi naturali

È l’insonnia che insorge all’improvviso, dopo un periodo di super lavoro e affaticamento in cui abbiamo forzato l’organismo a un sovraccarico di impegni e responsabilità. Quest’insonnia è tipica anche di certe persone frenetiche e iperattive, che vivono le loro giornate a ritmi troppo intensi e veloci e considerano il riposo come uno “spreco” di tempo. La classica insonnia da stress, di solito transitoria, è però la spia di uno sforzo eccessivo e prolungato e di un innaturale accumulo di tensioni, difficili da “scaricare” al momento di coricarsi.

- Black- Eyed Susan. È un’essenza floreale australiana, il rimedio “principe” dell’insonnia da iperattività che aiuta a rallentare i ritmi accelerati, riduce impazienza  e irritabilità e facilita il recupero di calma e serenità mentale.

Come fare. Diluire 7 gocce di Black-Eyed Susan in una boccetta da 30 ml. Riempita con acqua minerale naturale e 2 cucchiaini di brandy. Assumere sette gocce mattina e sera, per due o tre settimane.

- Verbena. Inalati attraverso le vie olfattive, gli oli essenziali sono in grado di provocare una potente reazione a livello ormonale, con effetti sull’ emotività, sonno e tono dell’umore. È allora il caso di ricorrere alle proprietà sedative e anti-stress di questa pianta, il cui olio essenziale è da diffondere nell’aria della camera da letto per riequilibrare gli stati di agitazione, eccitabilità e irrequietezza e favorire sonni più tranquilli e riposanti.

Come fare. Porre qualche goccia di olio essenziale di verbena in un diffusore o su un batuffolo di cotone, da sistemare sul comodino.

Fonte: http://www.riza.it

Depressione, un problema al femminile

5 aprile 2010

Sempre più persone nel mondo sono soggette a stati depressivi, anche in Italia è un fenomeno in forte crescita e secondo le stime attuali i pazienti si aggirerebbero intorno al milione e mezzo con una prevalenza di anziani e donne, queste ultime rappresentano i due terzi dei malati. Questi e altri dati sono emersi durante l’American Psychiatric Association, un evento tenutosi a Toronto che vede riuniti numerosi esperti e psichiatri.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, entro il 2020 la depressione sarà la patologia più diffusa dopo le malattie cardiovascolari. La depressione è un disturbo che molte volte, anche se viene superato bene, si ripresenta nel giro di pochi anni, questo accade solitamente nel cinquanta per cento dei casi. Gli esperti vogliono quindi evidenziare questa situazione che nel futuro, se trascurata, potrebbe esse molto meno controllabile se oggi non si inizia a lavorare al fine di cambiare le regole della cura.

Solitamente chi soffre di depressione evidenzia un umore depresso, una marcata tristezza quasi quotidiana e tende a non riuscire più a provare lo stesso piacere nelle attività che provava prima. Le persone colpite da depressione si sentono sempre giù, nella maggior parte del tempo hanno dei pensieri negativi e il loro umore ne risente enormemente. E’ un po’ come se provassero dolore nel vivere, situazione che li porta a non riuscire a godersi più nulla.

Secondo Massimo Di Giannantonio, professore di Psichiatria presso l’Università di Chieti e vice presidente della Società Italiana di Psicotecnologie e Clinica dei Nuovi Media, servono diagnosi precoci e cure specifiche affinché la depressione non diventi cronica. Una cura non appropriata rischia di fare solo una ‘sciacquatura’ dei sintomi. Al contrario, una corretta terapia è l’unico modo per evitare pericolose ricadute. Purtroppo oggi capita che nella metà dei casi la malattia si ripresenta nel giro di quattro anni dal primo attacco, una situazione che espone il paziente a un alto rischio di cronicizzazione della depressione.

Gli esperti evidenziano quindi come sia molto importante cogliere i segnali della depressione sin dal loro esordio. Ecco alcuni sintomi che dovrebbero aiutare a riconoscere l’inizio di uno stato depressivo: un appetito aumentato o diminuito, un aumento o una diminuzione del sonno, spesso un marcato rallentamento motorio o al contrario una marcata agitazione, una ridotta capacità di concentrarsi, una tendenza molto forte ad incolparsi o a svalutarsi. Aspetti che potrebbero essere notati soprattutto dai familiari e dai quali potrebbe partire il primo aiuto affinché ci possa essere la verifica da parte di uno psichiatra o comunque un medico.

Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Psichiatria del Fatebenefratelli di Milano ed esperto in Neuropsicofarmacologia, spiega che i soggetti più a rischio sono le donne, la causa risiede nelle caratteristiche fisiche, in particolare per la presenza di ormoni come gli estrogeni. Si è riscontrato che quando le donne si trovano in età fertile, rischiano due volte e mezzo in più di cadere nella depressione rispetto agli uomini. Esiste anche una forma di depressione che si manifesta dopo il parto, purtroppo spesso non riconosciuta, che colpisce con più facilità le donne che in genere soffrono seri dolori premestruali o di tiroide.

Durante l’incontro canadese non tutte le notizie sono state però negative, si è parlato di un recente farmaco in grado di ridurre fino al 92 per cento il rischio di ricadute. E’ sta individuata una nuova molecola, la venlafaxina, in grado di agire efficacemente su due neuroni, la serotonina e la noradrenalina.

Durante una ricerca durata due anni, il nuovo farmaco è stato testato con ottimi risultati su 1000 volontari che presentavano degli stati di depressione, la molecola ha ridotto quasi a zero le possibili ricadute con effetti collaterali comparabili al placebo. Mencacci ha evidenziato che si tratta di una cura che porta alla guarigione dei sintomi della malattia e consente a chi soffre di depressione di tornare a una vita perfettamente normale.

Fonte: http://www.universonline.it

Ansia e depressione natalizia

18 dicembre 2009

Siamo ormai in pieno clima natalizio… le strade delle nostre città luccicano di luci scintillanti e i negozi sono sempre più addobbati…con queste premesse tutti dovremmo essere coinvolti in questa atmosfera festaiola e invece… sempre più persone lamentano ansia e agitazione più frequenti in questo periodo.

Gli esperti parlano di una vera e propria depressione natalizia i cui sintomi sono una certa riduzione della qualità e quantità del sonno, alterazione dell’appetito, malessere diffuso, accentuarsi di sentimenti come la tristezza e la malinconia.

Senza contare che la corsa all’acquisto dei regali, spesso priva di sentimento e percepita da molti come un obbligo, diventa una sofferenza da cui è difficile sottrarsi, un obiettivo unico da raggiungere e che ci fa dimenticare di prendere del tempo da dedicare a noi stessi provando ad ascoltare questo malessere, più o meno lieve, che comunque è piuttosto normale provare in questo periodo ma che per alcuni potrebbe diventare causa di forte disagio psico-fisico. E’ da evidenziare il fatto che spesso l’attenzione verso la sfera interiore in molti risulta già scarsa in altri periodi dell’anno…

A soffrirne di più sembrano essere le persone già colpite da un evento negativo sul piano personale, lavorativo o affettivo, per coloro che hanno subito dei cambiamenti significativi nella propria vita o che hanno perso una persona cara e per tutti quelli che hanno a che fare da vicino con la solitudine…

Ma a chi di noi non è capitato durante le feste di fare i conti con ricordi di persone o situazioni  che vorremmo intorno a mostrare gioia, ma sappiamo che non è possibile…ecco allora che affiora quella malinconia più o meno velata che dà un sapore particolare al nostro Natale…

Tutto ciò può stridere con i ritmi spesso frenetici che ci accompagnano in questi giorni e con l’immagine sociale del Natale come sinonimo di felicità per tutti.

Paola Vinciguerra, esperta di ansia e attacchi di panico, afferma che nel periodo pre-natalizio ansia e depressione in chi è predisposto, ma anche tra molta gente comune, vengono contenute, ma aumentano durante e dopo il periodo festivo. Si pensa freneticamente ad accontentare tutti e subito e a farlo bene… tutto questo è in grado di scatenare reazioni ansiose di cui non si riesce ad avere coscienza.

Uno studio recente su un campione di italiani riporta inoltre i seguenti dati:

  • per la maggior parte delle persone intervistate alla base dello stress natalizio c’è una convivenza forzata per molte ore al giorno;
  • le ansie e i problemi della vita quotidiana non fanno fronteggiare serenamente il periodo natalizio;
  • una notevole influenza allo stress è data dalla crisi economica da cui molti si sentono colpiti.

Sembra ormai sempre più raro che la famiglia rimanga insieme per molte ore al giorno e per un periodo prolungato di tempo e alla luce di questi dati, le varie riunioni e tavolate familiari che si alternano spesso forzatamente in questo periodo nella maggior parte delle case possono diventare terreno fertile per invidie, gelosie, ostilità… sentimenti in alcuni casi repressi nel corso degli anni e portati alla luce inevitabilmente dalle tante ore trascorse insieme al chiuso…

Ecco quindi che un’occasione di festa può essere vissuta come una consuetudine affettiva artificiosa, agganciata a forti aspettative e a ruoli sociali imposti.

Le tradizioni danno significato e continuità al nostro vissuto, quindi è bene imparare a conviverci serenamente!

Ma quali potrebbero essere i rimedi per fronteggiare al meglio lo stress e inseguire il benessere durante le Feste?

Un luogo dove ritrovare l’armonia familiare perduta e dove sperimentare stati d’animo positivi potrebbe essere proprio la tavola! Il semplice cucinare può avere benefici effetti sull’equilibrio interiore, aumentando convivialità e relax. Cercare di favorire la scelta “artistica” dei piatti e la disposizione della tavola con colori, profumi, accuratezza nelle scelte …possono creare un punto d’incontro per la famiglia.

Secondo la Vinciguerra ciò che dobbiamo curare è lo “scambiare”, non il “riempire” (riempire di cibo, di regali…). Ritrovare il gusto della condivisione con chi vogliamo stare e insieme a loro scegliere dove stare…

Sarebbe utile anche badare alla qualità del tempo trascorso insieme piuttosto che alla quantità, cercando di mantenere un atteggiamento flessibile e minimizzando le aspettative, per vivere il Natale come una festività normale; non dimenticare l’attività fisica, preziosa alleata anti-stress; uscire dalla ritualità delle feste inventando modi nuovi per viverli…

Soprattutto permettersi di essere tristi e malinconici e partire da questi stati d’animo per ritagliarsi dei momenti dedicati a sé stessi… un’attività piacevole, uno svago, un massaggio…

A volte basta anche fermarsi un attimo, chiudere gli occhi e concedersi un esercizio di relax sul respiro. Respirare lentamente, profondamente, in modo ampio, può alleviare lo stress e ricaricarci di energia.

L’importante è ritrovare il gusto e la voglia di fare le cose senza sentirle come un dovere.

Fonte: http://www.nienteansia.it/articoli-di-psicologia/atri-argomenti/ansia-e-depressione-natalizia-che-fare/683/#more-683

Vivere con la depressione

29 ottobre 2009

Vivere con la depressioneE’ la caduta del desiderio di trovare un significato.  Spesso è un buco da riempire, spesso un buco senza pareti.

Vivere con la depressione spesso equivale ad avere una compagna che si accomoda dentro prendendo sempre più spazio, uno spazio sottratto all’autonomia, alla presenza nel mondo, al piacere di vivere. Viene e si espande, viene e ricopre, offusca, intorpidisce, rallenta, pietrifica. Il vissuto di costrizione dentro a se stessi, di chiusura, di limitazione, di impossibilità diventa la scatola che imprigiona mentre all’interno un turbinio di pensieri si dibatte nell’impotenza di non trovare un’uscita.

Spesso al rallentamento dei movimenti e dell’eloquio corrispondono un’inquietudine ed un rimuginare interno; come un grido che rimane soffocato, un gesto che rimane spezzato, come trovarsi su una strada parallela alla vita separati da un vetro che permette di vedere ma non di andare là. La vita intorno è visibile ma come irraggiungibile, le persone, le cose, la natura,  arrivano privi di colore, di suono, di calore, di movimento, di vibrazione. Il mondo è alieno al depresso, egli si sente alieno al mondo, irrimediabilmente diverso, tragicamente non necessario, fuori posto, senza un posto, escluso dal flusso della vita. Il confronto con le altre persone è impietoso, sembra impossibile afferrare una mano, credere che qualcuno possa essere d’aiuto, la sfiducia pervade le relazioni, una sfiducia che contiene un senso di indegnità, di colpa, di fatica e mancanza di speranza.

La percezione del tempo è distorta, il qui ed ora della sofferenza depressiva è permeato di eternità, un tempo immobile e dilagante che non contiene aperture sul futuro, non accoglie stimoli che possano testimoniare la dinamicità degli eventi e la possibilità del cambiamento. Il rischio di suicidio cresce in proporzione all’intensità di questo vissuto, quando si pone quale unica via di fuga ad una condanna sentita come priva di appello e protratta per un tempo infinito. Il vuoto è intorno e il vuoto è dentro; doloroso, pesante, pervasivo. Un grande buco dal quale ci si sente inghiottire, una spirale verso il basso che pare non avere una fine, nè pareti e appigli. Traditi dalla vita, sbagliati, difettosi, colpevoli, vittime del passato nel quale si continua a navigare su traiettorie circolari di rabbia che si autoalimenta, abbandonati, perduti, non pensati, dimenticati, non riconosciuti, non visti, confusi nelle proiezioni del mondo, esclusi e incompresi. Ho l’immagine di una persona che cammina con le spalle chiuse, lo sguardo verso il basso e le braccia abbandonate lungo i fianchi come ad occupare il minor spazio possibile.

Tutto succede dentro di se, nulla può entrare, nulla può uscire; lo scambio con il mondo simbolizzato dal respiro è ridotto al minimo indispensabile per la sopravvivenza.  Ciò che dall’esterno appare come passività, vittimismo, mancanza di volontà, insoddisfazione immotivata, porta dentro un groviglio, un senso di non essere, un dibattersi nell’immobilità, scalpitare nel nulla, spalancare disperati gli occhi nel buio, intravedersi e non poter raggiungere se stessi. La percezione di ineluttabilità del proprio stato, di indegnità e di colpa rendono difficile compiere il passo della richiesta di aiuto. La distanza che separa la persona sofferente dalla possibilità di cura e di cambiamento dipende dai fattori esterni e interni che vengono attivati nella ricerca di una forma di terapia.

Quando il disagio è visibile sono spesso i familiari a farsi carico della richiesta di cura ma in tutte quelle situazioni in cui la sofferenza è mascherata, e non per questo meno intensa, il rischio di isolamento è alto. Viviamo in una società che tende a negare uno spazio al dolore di vivere, in nome di superfici lisce e luccicanti si scavano caverne sempre più profonde e labirintiche, è come se sentissimo senza ascoltare e guardassimo senza vedere. Occorre dare spazio e dignità alle parti buie, illuminare caverne, stendere fili nei labirinti, aiutare le persone a incontrarsi con meno paura, a incontrare la loro paura ed accoglierla, tenerla e non rinchiuderla.

Ognuno di noi può accorgersi di situazioni di disagio in se stesso e negli altri, ci sono segnali che possono essere riconoscibili ad uno sguardo più attento. Una volta attivato il contatto e formulata una domanda di terapia le possibilità di miglioramento della condizione di sofferenza sono reali e concrete. Credo che sia necessario costruire ponti perché la terra di nessuno che separa dalla possibilità di cura cominci a ripopolarsi.

Fonte: http://www.psicoterapie.org/65.htm

La Depressione

10 agosto 2009

La depressioneLa Depressione è una grande piaga del mondo moderno. Porta ad una resa dell’anima che rinuncia ad evolversi dando retta ad una mente che si rifiuta di reagire alle difficoltà della vita.

La depressione arriva quando la mente si è abituata a pensare di essere troppo debole per reagire alle sfide della vita, quando i pensieri negativi prendono il sopravvento e quando la tristezza è diventata qualcosa di piacevole. Ma, attenzione, la depressione può essere usata anche come mezzo per far sì che chi ci circonda ci presti attenzione.

Non si nasce depressi, ma lo si diventa attraverso reiterati pensieri negativi.

Il vivere in una famiglia in cui vi sono stati esempi di depressione o di debolezza e di fuga nell’affrontare la vita facilita il divenire a propria volta depressi. Perché? Perché – come abbiamo visto in altre occasioni – si tende a ripetere ciò che ci è familiare.

Chi ha facilità ad assumere comportamenti depressi?

* Chi da bambino si è sentito trascurato emozionalmente, o fisicamente.

* Chi si sente in colpa.

* Chi è nato con un parto difficile maturando il pensiero: “Io non merito di vivere perché ho fatto soffrire mia madre”.

* Chi soffre di “pulsione di morte” a seguito di un parto difficile in cui ha rischiato di morire lui/lei o la madre o ha vissuto con persone terminali o ha avuto lutti in famiglia.

* Chi ha avuto una educazione fortemente repressiva o fortemente permissiva durante la quale ha maturato il pensiero: “Io non sono importante per nessuno”.

* Chi ha trascurato il suo corpo e/o il suo spirito (troppo lavoro, troppo stress, poca attenzione a se stessi).

Il pensiero ha la forza di realizzarsi sempre, e il dialogo interno, la comunicazione interpersonale negativa e le azioni confermano il pensiero iniziale (“io non merito di vivere”) facendo sì che si realizzi.

La depressione conduce al buio, impedisce all’anima di evolversi e di accettare la Luce.

I miei suggerimenti alle anime che brancolano nel buio e alle menti ottenebrate dalla depressione sono i seguenti:

Cambiate la credenza che avere un atteggiamento da depressi porti l’attenzione del vostro mondo su di voi: le persone che vivono accanto a chi soffre di depressione sono stanche, e vengono trascinate a loro volta verso vibrazioni basse. Chi soffre di depressione “succhia” energia a chi gli sta accanto, e non favorisce amore, ma stanchezza e tristezza, creando intorno a sé un ambiente insano che favorisce l’ombra e allontana la Luce.

- Cambiate la credenza che la malinconia e la tristezza siano “romantiche” o piacevoli: sono solo emozioni che allontanano le persone, anche quelle che ci amano.

- Allenatevi a cambiare il vostro dialogo interno: sostituite ad uno ad uno i vostri pensieri negativi con pensieri di vita. Ripetetevi farsi come: “Io merito di vivere”, “Io sono al mondo per uno scopo”, “Tutti desiderano che io viva”.

- Allenatevi a parlare usando solo frasi positive. Ogni frase che si pronuncia ha la capacità di manifestarsi concretamente. Se usate frasi come: “Non ce la faccio… è difficile vivere… Non ne posso più… Nessuno mi capisce Non sai quello che provo… ecc.” attirerete a voi questa realtà. Scegliete quindi di smetterla di lamentarvi e piangervi addosso e parlate in maniera propositiva: “Posso farcela… Per me questa è una sfida che supero con facilità… Questa è una bella giornata… È bello stare con te! Oggi mi sento rinnovato/a… Oggi sto benissimo, Ho voglia di ridere…. ecc.”.

- Fate una “cura” di risate: leggete libri comici, guardate film comici. Evitate di guardare i telegiornali e di leggere i quotidiani fino a quando non vi sentirete positivi completamente.

- Perdonate voi stessi, poi vostra madre, vostro padre.

- Iniziate a scrivere un “Diario di Luce”, dove man mano che vi verranno alla mente i pensieri negativi: “Non merito di vivere”, “Io non merito niente di buono”, “La vita è difficile e io non ho la forza per viverla”, “A nessuno importa niente di me”, “Non posso essere amata/o da nessuno”… e anche: “Stamattina ho pensato che non ho voglia di uscire di casa…” , ecc. scriverete sul quaderno i corrispondenti pensieri positivi: “Io merito di vivere”, “Ho intorno a me persone che mi amano”… “Scorro attraverso la vita con facilità”, ecc.. Usate il diario ogni volta che compaiono pensieri negativi (tenetelo a portata di mano, in borsa, sul tavolo, sulla scrivania in ufficio).

- Allenatevi all’esercizio fisico: la depressione è contraria a qualunque movimento fisico, soprattutto se verso l’alto. Mettetevi in piedi la mattina appena alzati e ridendo (o provando a ridere) fate alcuni salti verso l’alto dicendo ad alta voce: “Io oggi sono positivo/a e felice!”Appena avete l’occasione saltate verso l’alto con le braccia in su, accompagnati da una musica allegra.

- Mentre andate al lavoro o quando uscite camminate a passo veloce respirando con attenzione e ripetendo mentalmente: “Merito di vivere con gioia!”.

- Ogni volta che siete tentati di rimanere su una poltrona fissando il soffitto o a letto, prendete il diario e scrivete e poi alzatevi e saltate… o saltate …poi uscite.

- La sera prima di addormentarvi e la mattina prima di alzarvi portate l’attenzione a ricordare un momento in cui eravate in perfetta forma e visualizzate quel momento con tutta l’intensità che potete, con i colori luminosi, sentendo gli odori, e provando quelle emozioni. Quando avete ben chiara nella mente quell’immagine, tenetela in un angolo della mente, poi visualizzate voi stessi come siete ora (nello stato di tristezza), quindi molto velocemente mentalmente sostituite l’immagine attuale con quella positiva che avevate visualizzato prima. Fatelo 7 volte al mattino e 7 volte la sera. Dopo ogni volta riaprite gli occhi e poi richiudeteli.

Suggerimenti per chi vive con familiari che soffrono di depressione:

* Non cedete al ricatto di restare accanto a loro mentre sono tristi.

* Fate capire loro che preferite stare con loro quando sono positivi.

* In casa siate gioiosi e mantenete l’ambiente luminoso, ben areato e sereno

* Visualizzate la persona che soffre di depressione immersa in una luce bianca e ogni volta che pensate a lei immergetela in una doccia di luce.Aiutatela a ricordare i momenti più piacevoli della sua vita, chiedetele di raccontarveli. Bloccatela quando inizia a lamentarsi o a parlare di cose negative e riportate l’argomento sul positivo, raccontando voi cose positive.

* Rivolgetevi alla sua parte sana, bambina e gioiosa e proponete giochi che si facevano da bambini.

* Non assecondate lo stato di tristezza e non fate sì che la persona che soffre dipenda da voi. Mantenete lo stato di libertà reciproca.

La depressione è uno stato della mente e come tale può essere modificato.

Non esistono situazioni dalle quali non si possa uscire.

Ogni anima ha diritto a vivere la vita fino in fondo, fino al termine che si è dato per svolgere un compito, rifiutarsi di vivere crea solo nuovo karma e ferma l’evoluzione.

Aiutiamo chi soffre di tristezza a tornare alla luce prima che la tristezza si trasformi in depressione e aiutiamo chi è caduto nella trappola della depressione ad usare la sua sensibilità trasformandola in compassione e amore per se stesso e per gli altri.

Fonte: http://www.lamentemente.com/2009/06/07/depressione-atteggiamento-tristezza/

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