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Ansia e depressione natalizia

18 dicembre 2009

Siamo ormai in pieno clima natalizio… le strade delle nostre città luccicano di luci scintillanti e i negozi sono sempre più addobbati…con queste premesse tutti dovremmo essere coinvolti in questa atmosfera festaiola e invece… sempre più persone lamentano ansia e agitazione più frequenti in questo periodo.

Gli esperti parlano di una vera e propria depressione natalizia i cui sintomi sono una certa riduzione della qualità e quantità del sonno, alterazione dell’appetito, malessere diffuso, accentuarsi di sentimenti come la tristezza e la malinconia.

Senza contare che la corsa all’acquisto dei regali, spesso priva di sentimento e percepita da molti come un obbligo, diventa una sofferenza da cui è difficile sottrarsi, un obiettivo unico da raggiungere e che ci fa dimenticare di prendere del tempo da dedicare a noi stessi provando ad ascoltare questo malessere, più o meno lieve, che comunque è piuttosto normale provare in questo periodo ma che per alcuni potrebbe diventare causa di forte disagio psico-fisico. E’ da evidenziare il fatto che spesso l’attenzione verso la sfera interiore in molti risulta già scarsa in altri periodi dell’anno…

A soffrirne di più sembrano essere le persone già colpite da un evento negativo sul piano personale, lavorativo o affettivo, per coloro che hanno subito dei cambiamenti significativi nella propria vita o che hanno perso una persona cara e per tutti quelli che hanno a che fare da vicino con la solitudine…

Ma a chi di noi non è capitato durante le feste di fare i conti con ricordi di persone o situazioni  che vorremmo intorno a mostrare gioia, ma sappiamo che non è possibile…ecco allora che affiora quella malinconia più o meno velata che dà un sapore particolare al nostro Natale…

Tutto ciò può stridere con i ritmi spesso frenetici che ci accompagnano in questi giorni e con l’immagine sociale del Natale come sinonimo di felicità per tutti.

Paola Vinciguerra, esperta di ansia e attacchi di panico, afferma che nel periodo pre-natalizio ansia e depressione in chi è predisposto, ma anche tra molta gente comune, vengono contenute, ma aumentano durante e dopo il periodo festivo. Si pensa freneticamente ad accontentare tutti e subito e a farlo bene… tutto questo è in grado di scatenare reazioni ansiose di cui non si riesce ad avere coscienza.

Uno studio recente su un campione di italiani riporta inoltre i seguenti dati:

  • per la maggior parte delle persone intervistate alla base dello stress natalizio c’è una convivenza forzata per molte ore al giorno;
  • le ansie e i problemi della vita quotidiana non fanno fronteggiare serenamente il periodo natalizio;
  • una notevole influenza allo stress è data dalla crisi economica da cui molti si sentono colpiti.

Sembra ormai sempre più raro che la famiglia rimanga insieme per molte ore al giorno e per un periodo prolungato di tempo e alla luce di questi dati, le varie riunioni e tavolate familiari che si alternano spesso forzatamente in questo periodo nella maggior parte delle case possono diventare terreno fertile per invidie, gelosie, ostilità… sentimenti in alcuni casi repressi nel corso degli anni e portati alla luce inevitabilmente dalle tante ore trascorse insieme al chiuso…

Ecco quindi che un’occasione di festa può essere vissuta come una consuetudine affettiva artificiosa, agganciata a forti aspettative e a ruoli sociali imposti.

Le tradizioni danno significato e continuità al nostro vissuto, quindi è bene imparare a conviverci serenamente!

Ma quali potrebbero essere i rimedi per fronteggiare al meglio lo stress e inseguire il benessere durante le Feste?

Un luogo dove ritrovare l’armonia familiare perduta e dove sperimentare stati d’animo positivi potrebbe essere proprio la tavola! Il semplice cucinare può avere benefici effetti sull’equilibrio interiore, aumentando convivialità e relax. Cercare di favorire la scelta “artistica” dei piatti e la disposizione della tavola con colori, profumi, accuratezza nelle scelte …possono creare un punto d’incontro per la famiglia.

Secondo la Vinciguerra ciò che dobbiamo curare è lo “scambiare”, non il “riempire” (riempire di cibo, di regali…). Ritrovare il gusto della condivisione con chi vogliamo stare e insieme a loro scegliere dove stare…

Sarebbe utile anche badare alla qualità del tempo trascorso insieme piuttosto che alla quantità, cercando di mantenere un atteggiamento flessibile e minimizzando le aspettative, per vivere il Natale come una festività normale; non dimenticare l’attività fisica, preziosa alleata anti-stress; uscire dalla ritualità delle feste inventando modi nuovi per viverli…

Soprattutto permettersi di essere tristi e malinconici e partire da questi stati d’animo per ritagliarsi dei momenti dedicati a sé stessi… un’attività piacevole, uno svago, un massaggio…

A volte basta anche fermarsi un attimo, chiudere gli occhi e concedersi un esercizio di relax sul respiro. Respirare lentamente, profondamente, in modo ampio, può alleviare lo stress e ricaricarci di energia.

L’importante è ritrovare il gusto e la voglia di fare le cose senza sentirle come un dovere.

Fonte: http://www.nienteansia.it/articoli-di-psicologia/atri-argomenti/ansia-e-depressione-natalizia-che-fare/683/#more-683

Vivere con la depressione

29 ottobre 2009

Vivere con la depressioneE’ la caduta del desiderio di trovare un significato.  Spesso è un buco da riempire, spesso un buco senza pareti.

Vivere con la depressione spesso equivale ad avere una compagna che si accomoda dentro prendendo sempre più spazio, uno spazio sottratto all’autonomia, alla presenza nel mondo, al piacere di vivere. Viene e si espande, viene e ricopre, offusca, intorpidisce, rallenta, pietrifica. Il vissuto di costrizione dentro a se stessi, di chiusura, di limitazione, di impossibilità diventa la scatola che imprigiona mentre all’interno un turbinio di pensieri si dibatte nell’impotenza di non trovare un’uscita.

Spesso al rallentamento dei movimenti e dell’eloquio corrispondono un’inquietudine ed un rimuginare interno; come un grido che rimane soffocato, un gesto che rimane spezzato, come trovarsi su una strada parallela alla vita separati da un vetro che permette di vedere ma non di andare là. La vita intorno è visibile ma come irraggiungibile, le persone, le cose, la natura,  arrivano privi di colore, di suono, di calore, di movimento, di vibrazione. Il mondo è alieno al depresso, egli si sente alieno al mondo, irrimediabilmente diverso, tragicamente non necessario, fuori posto, senza un posto, escluso dal flusso della vita. Il confronto con le altre persone è impietoso, sembra impossibile afferrare una mano, credere che qualcuno possa essere d’aiuto, la sfiducia pervade le relazioni, una sfiducia che contiene un senso di indegnità, di colpa, di fatica e mancanza di speranza.

La percezione del tempo è distorta, il qui ed ora della sofferenza depressiva è permeato di eternità, un tempo immobile e dilagante che non contiene aperture sul futuro, non accoglie stimoli che possano testimoniare la dinamicità degli eventi e la possibilità del cambiamento. Il rischio di suicidio cresce in proporzione all’intensità di questo vissuto, quando si pone quale unica via di fuga ad una condanna sentita come priva di appello e protratta per un tempo infinito. Il vuoto è intorno e il vuoto è dentro; doloroso, pesante, pervasivo. Un grande buco dal quale ci si sente inghiottire, una spirale verso il basso che pare non avere una fine, nè pareti e appigli. Traditi dalla vita, sbagliati, difettosi, colpevoli, vittime del passato nel quale si continua a navigare su traiettorie circolari di rabbia che si autoalimenta, abbandonati, perduti, non pensati, dimenticati, non riconosciuti, non visti, confusi nelle proiezioni del mondo, esclusi e incompresi. Ho l’immagine di una persona che cammina con le spalle chiuse, lo sguardo verso il basso e le braccia abbandonate lungo i fianchi come ad occupare il minor spazio possibile.

Tutto succede dentro di se, nulla può entrare, nulla può uscire; lo scambio con il mondo simbolizzato dal respiro è ridotto al minimo indispensabile per la sopravvivenza.  Ciò che dall’esterno appare come passività, vittimismo, mancanza di volontà, insoddisfazione immotivata, porta dentro un groviglio, un senso di non essere, un dibattersi nell’immobilità, scalpitare nel nulla, spalancare disperati gli occhi nel buio, intravedersi e non poter raggiungere se stessi. La percezione di ineluttabilità del proprio stato, di indegnità e di colpa rendono difficile compiere il passo della richiesta di aiuto. La distanza che separa la persona sofferente dalla possibilità di cura e di cambiamento dipende dai fattori esterni e interni che vengono attivati nella ricerca di una forma di terapia.

Quando il disagio è visibile sono spesso i familiari a farsi carico della richiesta di cura ma in tutte quelle situazioni in cui la sofferenza è mascherata, e non per questo meno intensa, il rischio di isolamento è alto. Viviamo in una società che tende a negare uno spazio al dolore di vivere, in nome di superfici lisce e luccicanti si scavano caverne sempre più profonde e labirintiche, è come se sentissimo senza ascoltare e guardassimo senza vedere. Occorre dare spazio e dignità alle parti buie, illuminare caverne, stendere fili nei labirinti, aiutare le persone a incontrarsi con meno paura, a incontrare la loro paura ed accoglierla, tenerla e non rinchiuderla.

Ognuno di noi può accorgersi di situazioni di disagio in se stesso e negli altri, ci sono segnali che possono essere riconoscibili ad uno sguardo più attento. Una volta attivato il contatto e formulata una domanda di terapia le possibilità di miglioramento della condizione di sofferenza sono reali e concrete. Credo che sia necessario costruire ponti perché la terra di nessuno che separa dalla possibilità di cura cominci a ripopolarsi.

Fonte: http://www.psicoterapie.org/65.htm

La Depressione

10 agosto 2009

La depressioneLa Depressione è una grande piaga del mondo moderno. Porta ad una resa dell’anima che rinuncia ad evolversi dando retta ad una mente che si rifiuta di reagire alle difficoltà della vita.

La depressione arriva quando la mente si è abituata a pensare di essere troppo debole per reagire alle sfide della vita, quando i pensieri negativi prendono il sopravvento e quando la tristezza è diventata qualcosa di piacevole. Ma, attenzione, la depressione può essere usata anche come mezzo per far sì che chi ci circonda ci presti attenzione.

Non si nasce depressi, ma lo si diventa attraverso reiterati pensieri negativi.

Il vivere in una famiglia in cui vi sono stati esempi di depressione o di debolezza e di fuga nell’affrontare la vita facilita il divenire a propria volta depressi. Perché? Perché – come abbiamo visto in altre occasioni – si tende a ripetere ciò che ci è familiare.

Chi ha facilità ad assumere comportamenti depressi?

* Chi da bambino si è sentito trascurato emozionalmente, o fisicamente.

* Chi si sente in colpa.

* Chi è nato con un parto difficile maturando il pensiero: “Io non merito di vivere perché ho fatto soffrire mia madre”.

* Chi soffre di “pulsione di morte” a seguito di un parto difficile in cui ha rischiato di morire lui/lei o la madre o ha vissuto con persone terminali o ha avuto lutti in famiglia.

* Chi ha avuto una educazione fortemente repressiva o fortemente permissiva durante la quale ha maturato il pensiero: “Io non sono importante per nessuno”.

* Chi ha trascurato il suo corpo e/o il suo spirito (troppo lavoro, troppo stress, poca attenzione a se stessi).

Il pensiero ha la forza di realizzarsi sempre, e il dialogo interno, la comunicazione interpersonale negativa e le azioni confermano il pensiero iniziale (“io non merito di vivere”) facendo sì che si realizzi.

La depressione conduce al buio, impedisce all’anima di evolversi e di accettare la Luce.

I miei suggerimenti alle anime che brancolano nel buio e alle menti ottenebrate dalla depressione sono i seguenti:

Cambiate la credenza che avere un atteggiamento da depressi porti l’attenzione del vostro mondo su di voi: le persone che vivono accanto a chi soffre di depressione sono stanche, e vengono trascinate a loro volta verso vibrazioni basse. Chi soffre di depressione “succhia” energia a chi gli sta accanto, e non favorisce amore, ma stanchezza e tristezza, creando intorno a sé un ambiente insano che favorisce l’ombra e allontana la Luce.

- Cambiate la credenza che la malinconia e la tristezza siano “romantiche” o piacevoli: sono solo emozioni che allontanano le persone, anche quelle che ci amano.

- Allenatevi a cambiare il vostro dialogo interno: sostituite ad uno ad uno i vostri pensieri negativi con pensieri di vita. Ripetetevi farsi come: “Io merito di vivere”, “Io sono al mondo per uno scopo”, “Tutti desiderano che io viva”.

- Allenatevi a parlare usando solo frasi positive. Ogni frase che si pronuncia ha la capacità di manifestarsi concretamente. Se usate frasi come: “Non ce la faccio… è difficile vivere… Non ne posso più… Nessuno mi capisce Non sai quello che provo… ecc.” attirerete a voi questa realtà. Scegliete quindi di smetterla di lamentarvi e piangervi addosso e parlate in maniera propositiva: “Posso farcela… Per me questa è una sfida che supero con facilità… Questa è una bella giornata… È bello stare con te! Oggi mi sento rinnovato/a… Oggi sto benissimo, Ho voglia di ridere…. ecc.”.

- Fate una “cura” di risate: leggete libri comici, guardate film comici. Evitate di guardare i telegiornali e di leggere i quotidiani fino a quando non vi sentirete positivi completamente.

- Perdonate voi stessi, poi vostra madre, vostro padre.

- Iniziate a scrivere un “Diario di Luce”, dove man mano che vi verranno alla mente i pensieri negativi: “Non merito di vivere”, “Io non merito niente di buono”, “La vita è difficile e io non ho la forza per viverla”, “A nessuno importa niente di me”, “Non posso essere amata/o da nessuno”… e anche: “Stamattina ho pensato che non ho voglia di uscire di casa…” , ecc. scriverete sul quaderno i corrispondenti pensieri positivi: “Io merito di vivere”, “Ho intorno a me persone che mi amano”… “Scorro attraverso la vita con facilità”, ecc.. Usate il diario ogni volta che compaiono pensieri negativi (tenetelo a portata di mano, in borsa, sul tavolo, sulla scrivania in ufficio).

- Allenatevi all’esercizio fisico: la depressione è contraria a qualunque movimento fisico, soprattutto se verso l’alto. Mettetevi in piedi la mattina appena alzati e ridendo (o provando a ridere) fate alcuni salti verso l’alto dicendo ad alta voce: “Io oggi sono positivo/a e felice!”Appena avete l’occasione saltate verso l’alto con le braccia in su, accompagnati da una musica allegra.

- Mentre andate al lavoro o quando uscite camminate a passo veloce respirando con attenzione e ripetendo mentalmente: “Merito di vivere con gioia!”.

- Ogni volta che siete tentati di rimanere su una poltrona fissando il soffitto o a letto, prendete il diario e scrivete e poi alzatevi e saltate… o saltate …poi uscite.

- La sera prima di addormentarvi e la mattina prima di alzarvi portate l’attenzione a ricordare un momento in cui eravate in perfetta forma e visualizzate quel momento con tutta l’intensità che potete, con i colori luminosi, sentendo gli odori, e provando quelle emozioni. Quando avete ben chiara nella mente quell’immagine, tenetela in un angolo della mente, poi visualizzate voi stessi come siete ora (nello stato di tristezza), quindi molto velocemente mentalmente sostituite l’immagine attuale con quella positiva che avevate visualizzato prima. Fatelo 7 volte al mattino e 7 volte la sera. Dopo ogni volta riaprite gli occhi e poi richiudeteli.

Suggerimenti per chi vive con familiari che soffrono di depressione:

* Non cedete al ricatto di restare accanto a loro mentre sono tristi.

* Fate capire loro che preferite stare con loro quando sono positivi.

* In casa siate gioiosi e mantenete l’ambiente luminoso, ben areato e sereno

* Visualizzate la persona che soffre di depressione immersa in una luce bianca e ogni volta che pensate a lei immergetela in una doccia di luce.Aiutatela a ricordare i momenti più piacevoli della sua vita, chiedetele di raccontarveli. Bloccatela quando inizia a lamentarsi o a parlare di cose negative e riportate l’argomento sul positivo, raccontando voi cose positive.

* Rivolgetevi alla sua parte sana, bambina e gioiosa e proponete giochi che si facevano da bambini.

* Non assecondate lo stato di tristezza e non fate sì che la persona che soffre dipenda da voi. Mantenete lo stato di libertà reciproca.

La depressione è uno stato della mente e come tale può essere modificato.

Non esistono situazioni dalle quali non si possa uscire.

Ogni anima ha diritto a vivere la vita fino in fondo, fino al termine che si è dato per svolgere un compito, rifiutarsi di vivere crea solo nuovo karma e ferma l’evoluzione.

Aiutiamo chi soffre di tristezza a tornare alla luce prima che la tristezza si trasformi in depressione e aiutiamo chi è caduto nella trappola della depressione ad usare la sua sensibilità trasformandola in compassione e amore per se stesso e per gli altri.

Fonte: http://www.lamentemente.com/2009/06/07/depressione-atteggiamento-tristezza/

Che cos’è la depressione?

1 giugno 2009

1231071240213_depression_tNel linguaggio comune diciamo di “essere depressi” , quando ci capita di sentirci un po’ tristi per qualcosa: magari una brutta giornata sul lavoro, un antipatica discussione con qualcuno o più semplicemente la fine delle  vacanze.

La tristezza è un emozione umana ed è perfettamente normale attraversare dei momenti di sconforto in relazione a determinati eventi.

E’ importante invece sapere che con il termine di “depressione” gli psicologi indicano una patologia contraddistinta da sintomi specifici e in grado di minare la capacità di una persona di affrontare la vita.

La depressione è una condizione psicologica che influisce negativamente sull’umore, sul pensiero, sul comportamento  e comporta spesso delle alterazioni del sonno e dell’appetito e del desiderio sessuale.

Quali sono i sintomi della depressione?

La depressione influisce sull’umore: un sintomo classico di questa patologia è l’anedonia, l’incapacità di provare piacere. I depressi si sentono indifferenti a tutto e a tutti, ogni gioia di vivere è scomparsa, tutto appare inutile e senza senso.

Non sempre la depressione si manifesta con tristezza e disperazione, a volte la depressione si manifesta con una forte ansia  e con la sensazione che stia per accadere qualcosa di brutto oppure con irritabilità (all’improvviso non si sopporta più niente e nessuno).

La persona depressa spesso manca di energia, si sveglia al mattino già stanca e non si sente in grado di affrontare il mondo:  gli impegni quotidiani sembrano richiedere un enorme fatica , c’è un calo delle prestazioni scolastiche o lavorative. Nei casi di depressione più gravi, il depresso non trova neanche la forza di alzarsi dal letto.

Tipicamente, la persona depressa si colpevolizza per tutto questo (i sensi di colpa per non riuscire ad essere come si vorrebbe sono un altro classico della depressione), ma non riesce a reagire.

Nella persona depressa sono presenti autosvalutazione (tendenza cioè a “buttarsi giù”), pessimismo e  aspettative negative nei confronti del futuro, degli altri e della vita. La depressione comporta anche dei sintomi fisici: i più comuni sono alterazioni del ritmo sonno- veglia (si soffre di insonnia oppure si dorme troppo), alterazioni dell’appetito (la fame scompare oppure si mangia in modo eccessivo), calo del desiderio sessuale. Nei casi più gravi la depressione si accompagna ad un rallentamento psicomotorio (rallentano persino i pensieri).

Se la depressione peggiora ulteriormente, il depresso cade in una profonda disperazione, comincia a pensare alla morte come ad una liberazione e si convince di essere un peso per se e per gli altri: inizia a prendere in considerazione l’idea del suicidio.

La depressione mascherata.

Nel paragrafo precedente abbiamo descritto i sintomi di una depressione “tipica” ma, esiste anche una forma depressiva  in cui la tristezza è mascherata da una serie di malesseri fisici: il depresso non si rende conto di essere tale.

In questo caso, la persona depressa non ammette neanche con se stessa di stare male: il corpo esprime allora un disagio psicologico che la mente non riesce a percepire (dopotutto nella nostra cultura è molto più accettabile soffrire per un malessere fisico che per un dolore emotivo!).I classici sintomi della depressione mascherata sono l’insonnia e la stanchezza.

La persona si sveglia al mattino già stanca e utilizza questi sintomi per ridurre le sue attività o per smettere di lavorare. Altri sintomi molto comuni sono dei dolori che non hanno una causa fisica : tipici sono i dolori alla gambe.

Dal punto di vista psicologico i dolori alle gambe esprimono la difficoltà della persona a reggersi in piedi, a  essere autonoma e farcela nella vita. Altri sintomi ricorrenti sono : sensi di oppressione al petto, difficoltà digestive, stitichezza, mal di schiena, mal di testa, dolori  muscolari.

La depressione ansiosa.

Ansia e depressione possono coesistere nella stessa persona: è il caso della depressione ansiosa, una leggera forma depressiva.  In questo tipo di depressione, accanto ad abbassamento del tono dell’umore (la persona si sente apatica, irritabile e di cattivo umore), il sintomo predominate è quello dell’ansia. Sono presenti anche pessimismo, sentimenti di incapacità, tendenza a compiangersi e ad incolpare gli altri dei propri problemi.

La depressione ansiosa comporta dei sintomi fisici fra cui: difficoltà a concentrarsi, sensazione di avere la mente vuota, disturbi del sonno e incubi, incapacità di stare fermi, stanchezza eccessiva.

Depressione: qualche statistica.

La depressione è uno dei disturbi psicologici più diffusi: si calcola che il 20% della popolazione presenterà un episodio depressivo nel corso della sua vita. Fortunatamente solo il 3 % o il 4% della popolazione manifesta una depressione grave.

Le statistiche indicano che la donna ha il doppio, rispetto all’uomo, delle probabilità di ammalarsi di depressione.

Sembra che questa maggiore vulnerabilità del sesso femminile alla depressione sia dovuta a fattori ormonali, biologici e culturali.

Si potrebbe, però, ipotizzare che le donne siano più disponibili ad ammettere il loro disagio psicologico e a chiedere aiuto.

Per gli uomini la depressione è ancora un argomento tabù.  Molti uomini sono incapaci di ammettere, anche con se stessi , di stare male e di aver bisogno di cure.

La fascia d’età più a rischio per la depressione va dai 25 ai 50 anni,  con un picco  dai 35 ai 45 anni , un periodo della vita particolarmente stressante. Sono in continuo aumento le depressioni fra i giovanissimi, i bambini e gli adolescenti.

Fra i fattori di rischio per la depressione c’è, per gli uomini, la mancanza di un legame sentimentale:  i celibi, i vedovi e i separati soffrono di depressione più degli uomini sposati.

Nelle donne, invece, è l’esatto contrario: le sposate sono più depresse delle single. E fra le donne coniugate, le più depresse sono quelle con figli.

http://www.ilmiopsicologo.it/pagine/depressione.aspx

Depressione

1 giugno 2009

42-17501564La depressione è un disturbo molto diffuso.  Ne soffrono infatti circa 15 persone su 100.  Le statistiche ci dicono che in un gruppo di 6 persone almeno una persona soffrirà di depressione nella sua vita.

Tutti quanti abbiamo l’esperienza di una giornata storta, in cui siamo giù di corda, depressi tristi, più irritabili del solito e “ci sentiamo un po’ depressi”. Molto probabilmente non si tratta di un disturbo depressivo, ma di un calo d’umore passeggero.  La depressione clinica invece presenta molti altri sintomi e si prolunga nel tempo.  Per andare via richiede un trattamento psicologico e/o farmacologico.

Chi ne soffre ha un umore depresso per tutta la giornata per più giorni di seguito e non riesce più a provare interesse e piacere nelle attività che prima lo interessavano e lo facevano stare bene. Si sente sempre giù e/o irritabile, si sente stanco, ha pensieri negativi, e spesso sente la vita come dolorosa e senza senso (“dolore del vivere”).

In generale, chi ha la depressione clinica può soffrire quotidianamente dei seguenti sintomi:

  • umore depresso;
  • perdita di piacere e di interesse per quasi tutte le attività;
  • mancanza di energie, affaticamento, stanchezza;
  • aumento o diminuzione significative dell’appetito e quindi del peso corporeo;
  • disturbi del sonno (dorme di più o di meno o si sveglia spesso durante la notte);
  • rallentamento o agitazione;
  • difficoltà a concentrarsi;
  • sensazione di essere inutile, negativo o continuamente colpevole;
  • pensieri di morte o di suicidio.

Può essere che i sintomi si presentino improvvisamente in modo acuto in persone che generalmente hanno una personalità “ottimista e allegra” o siano costanti nel tempo ma più leggeri, con alcuni momenti o periodi di peggioramento. Naturalmente è raro che una persona depressa abbia contemporaneamente tutti i sintomi riportati nell’elenco, ma se soffre quotidianamente dei primi due sintomi nell’elenco e di almeno altri tre è molto probabile che abbia un disturbo depressivo.

I parenti e gli amici della persona depressa, animati da buone intenzioni, possono cercare di spronarla invitandola a sforzarsi di reagire, senza rendersi conto che questo aumenta il suo senso di colpa e la sua autosvalutazione. L’atteggiamento più utile è aiutare la persona depressa ad intraprendere un percorso di cura fatto di un’adeguata terapia farmacologica e una psicoterapia cognitivo-comportamentale.

Il disturbo depressivo può colpire chiunque a qualunque età, ma è più frequente tra i 25 e i 44 anni di età ed è due volte più comune nelle donne adolescenti e adulte,  mentre le bambine e i bambini sembrano soffrirne in egual misura.
Le cause della malattia sono molteplici e diverse da persona a persona (ereditarietà, ambiente sociale, lutti familiari, problemi di lavoro, relazionali, etc.). Le ricerche hanno scoperto due cause principali: il fattore biologico, per cui alcuni hanno una maggiore predisposizione genetica verso questa malattia; e il fattore psicologico, per cui le nostre esperienze (particolarmente quelle infantili) possono portare ad una maggiore vulnerabilità acquisita alla malattia. La vulnerabilità biologica e quella psicologica interagiscono tra di loro e non necessariamente portano allo sviluppo del disturbo.

Una persona vulnerabile può non ammalarsi mai di depressione, se non capita qualcosa in grado di scatenare il disturbo e se ha relazioni buone e supportive. Il fattore scatenante è spesso qualche evento stressante o qualche tensione importante che turba la nostra vita. Ma spesso è difficile capire cosa ha scatenato la nostra depressione, soprattutto se non è la prima volta che ne soffriamo.

Il disturbo depressivo può portare a gravi compromissioni nella vita di chi ne soffre. Non si riesce più a lavorare o a studiare, a iniziare e mantenere relazioni sociali e affettive, a provare piacere e interesse nelle attività. 15 persone su 100 che soffrono di depressione clinica grave muoiono per suicidio.

Il disturbo depressivo si associa spesso ad altri disturbi psicologici (disturbo di panico, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo da uso di sostanze e alcol, anoressia nervosa, e bulimia, disturbi di personalità, etc.). 25 persone su 100 che soffrono di un disturbo organico, come il diabete, la cardiopatia, l’HIV, l’invalidità corporea fino ad arrivare ai casi di malattie terminali, si ammalano anche di depressione.

Purtroppo la depressione può portare ad un aggravamento ulteriore, dato che quando si è depressi si ha difficoltà a collaborare nella cura, dal momento che ci si sente affaticati, con difficoltà a concentrarsi, senso di impotenza, scarsa fiducia di migliorare, passività, e così via. Inoltre, la depressione può complicare la cura anche per le conseguenze negative che può avere sul sistema immunitario e sulla già compromessa qualità di vita di chi soffre. E’ necessario dunque curare non solo il disturbo organico ma anche quello depressivo.

Nella maggior parte dei casi la guarigione da un episodio depressivo è seguita da diverse ricadute. Chi si ammala di depressione può facilmente soffrirne più volte nell’arco della vita. La depressione è infatti un disturbo ricorrente e sono rari i casi di episodi singoli nell’arco della vita.  Sebbene i farmaci siano molto efficaci nel ridurre i sintomi acuti, non lo sono altrettanto nel risolvere la vulnerabilità alla ricaduta e nella maggior parte dei casi la loro interruzione porta al riacutizzarsi della sintomatologia e alla ricorrenza.

La sola cura farmacologica inoltre può essere ostacolata dalla non collaborazione alla cura e disaccordo con la prescrizione medica. La combinazione tra un’adeguata farmacoterapia e la psicoterapia cognitivo-comportamentale aumenta significativamente il tasso di successi, sia nella cura dei sintomi acuti che della ricorrenza.

Fonte: http://www.apc.it/depressione.asp

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