- Ascolto

Ascolto profondo e compassionevole

12 luglio 2010

Se l’altra persona accoglie la tua offerta e comincia a condividere ciò che sente, sii pronto a praticare l’ascolto profondo e compassionevole. Ascolta con tutta la tua consapevolezza e concentrazione; il tuo unico desiderio sia dare all’altro un’opportunità di esprimere tutto ciò che ha nel cuore. L’ascolto è davvero profondo e compassionevole quando offre all’altro – persona o nazione che sia – l’occasione di dire quello che non ha mai avuto l’opportunità o il coraggio di dire fino a quel momento, perchè nessuno mai l’ascoltava fino in fondo.

All’inizio il discorso dell’altro potrà anche essere pieno di accuse, rimproveri, amarezza. Se ti è possibile resta seduto tranquillo e ascolta: ascoltare in questo modo significa dare all’altro l’opportunità di guarire la sua sofferenza e di modificare le proprie percezioni erronee; se invece lo interrompi, lo smentisci o lo correggi, non sarai in grado diavviarti verso la riconciliazione. L’ascolto profondo permette all’altro di parlare anche se ciò che dice contiene equivoci e ingiustizie. Ascoltando l’altro in profondità, non solo riconosci le sue percezioni erronee, ma ti rendi anche conto di averne a tua volta, nei confronti sia di te stesso sia dell’altro.

In seguito, quando entrambi sarete più calmi e l’altro avrà più fiducia in te, potrai cominciare a correggere un pò per volta le sue percezioni erronee. Con la parola amorevole puoi mostrargli in che modo ha frainteso te oppure l’intera situazione. Con la parola amorevole puoi anche aiutarlo a comprendere le tue difficoltà: potrete aiutarvi a vicenda ad abbandonare quelle percezioni erronee che sono causa di ogni rabbia, odio e violenza.

L’intento che stà dietro all’ascolto profondo e alla parola amorevole è ripristinare la comunicazione, perchè solo allora ogni cosa diventa possibile, compresa la pace e la riconciliazione, L’ho constatato di persona: molte coppie hanno praticato l’ascolto profondo e la parola amorevole per guarire le difficoltà o ricostruire una relazione interrotta; con questa pratica dell’ascolto profondo e compassionevole e della parola amorevole si sono riconciliati.

Durante un ritiro a Oldenberg, in Germania, verso la fine degli anni Novanta, avevo appena finito di dare indicazioni sull’ascolto profondo e la parola amorevole quando quattro persone uscirono dalla sala in cui insegnavo per telefonare immediatamente al proprio padre. Praticarono la parola amorevole e l’ascolto profondo al telefono; avevano smesso di comunicare da molto tempo, si erano tenuti a distanza, ma in quel momento si erano resi conto che non potevano lasciar andare avanti le cose in quel modo. Per compiere l’opera di riconciliazione non dovettero aspettare di tornare a casa: bastò che telefonassero immediatamente al proprio padre; il giorno dopo ci raccontarono di essere riusciti a riconciliarsi con i rispettivi genitori grazie all’ascolto profondo e alla parola amorevole.

Ascoltare una persona con compassione può far nascere un’amicizia: forse nessun altro, prima, era stato capace di ascoltarla; forse sei tu il primo in grado di starla a sentire e di darle il sollievo di cui ha bisogno. In questo modo diventi un bodhisattva, un essere che pone fine alla sofferenza; perdi un nemico e trovi un amico.

Tratto da: Nel rifugio della menteThich Nhat Hanh

Bibliografia:

Nel Rifugio della Mente

Il Cuore del Cosmo

Il Segreto della Pace

Assertività come stile di vita

23 giugno 2010

Stavo valutando il prossimo argomento su cui scrivere ed ecco arrivare la lettera di Emma, una cara amica iscritta alla mia mailing list da tanto tempo (non so come faccia ancora a sopportarmi). Le prime righe della Sua gentilissima lettera, erano piene di complimenti, che per ovvie ragioni tralascio.

Ad un certo punto diceva …. “approfitto pertanto, visto la gentilezza e la tua trasparenza e chiarezza nel farti la seguente domanda: si sente spesso parlare di assertività, ossia la capacità di adottare un comportamento positivo che ci permette di precisare quello che si vuole, quello di cui si ha bisogno… nel rispetto dei diritti altrui che delle persone che ci sono vicine. Ciò premesso, desidererei cortesemente sapere se tale argomento è già stato da te trattato e se sì, eventualmente dove lo posso trovare?”…….

Cominciamo ad affermare che il successo di ogni azienda è basato principalmente sulla qualità del rapporto con i suoi dipendenti, sulla loro motivazione, sulla loro capacità di sentirsi parte integrante del processo aziendale e sulla loro realizzazione personale e sociale.  Posso affermare, senza aver timore di essere smentito, che la capacità di comunicare è fondamentale per la soluzione di problemi, la riduzione delle ansie e tensioni, nonché per gestire al meglio i conflitti. Purtroppo, nella realtà delle nostre imprese, ciò non accade spesso. Molti imprenditori, manager, dirigenti ma anche semplici “capi reparto” dovrebbero, a mio modesto avviso, imparare a comunicare meglio nonché cercare di sviluppare le proprie caratteristiche “assertive” (perché tutti noi ne abbiamo, solo che in molti giacciono nascoste).

Ma veniamo al significato comune del termine “assertivo”, che nella lingua italiana è quello di “affermativo”; ed “affermativo” a sua volta, è sinonimo di “positivo”. Pertanto, è chiaro a tutti che una persona assertiva non potrà mai approcciare i problemi e la vita, in genere, pensando in maniera negativa. Essere assertivi, quindi, significa saper comunicare senza troppe paure, esprimere con autorevolezza (e mai autorità) il proprio punto di vista senza sopraffare quello degli altri, raggiungere i propri obiettivi senza essere aggressivi, rispettando i desideri e gli obiettivi di chi abbiamo intorno, ascoltare le persone in maniera attiva (sono sempre più rare le persone che sanno ascoltare, che non fanno solo finta), assumersi le proprie responsabilità, nonché possedere quel coraggio e quella decisione che derivano da una buona stima di sé.

Una persona con tali capacità è principalmente un “Positivo”. Riuscire a comportarsi in questo modo richiede il possesso di determinate abilità sia a livello di pensiero sia di comportamento. Tutto ciò può aiutarci a migliorare il nostro rapporto con gli altri e con noi stessi. Provate a fare un gioco e confrontatevi con le seguenti caratteristiche tipiche di una persona “assertiva”:

* Il suo modo di pensare: è importante credere in se stessi, ogni problema può essere affrontato e risolto nel migliore dei modi, ognuno può commettere degli errori, l’importante è avere fiducia nelle persone, ecc;

* L’immagine che ha di sé: ha un’immagine positiva. Accetta se stesso ed è pronto a difendere i propri diritti senza calpestare quelli degli altri. Ha fiducia negli altri, sa che ci possono essere dei problemi, ma con buona volontà si possono risolvere, ecc;

* Le emozioni che prova: manifesta liberamente le sue emozioni che sono di solito d’interesse, eccitazione, serenità, gioia di vivere, benessere. È ottimista e realista allo stesso tempo, sa essere fiducioso e riflessivo di fronte ai problemi, ha buone capacità di gestire l’ansia, ecc;

* Le motivazioni che lo accompagnano: è molto motivato, attivo, tenace, passionale, ama interagire con le altre persone. È motivato al proprio sviluppo personale nonché a correggere i propri errori. È motivato e determinato ad assumersi le proprie responsabilità e a far valere i propri diritti, ama fare progetti, essere attivo e comunicare, ecc;

* I comportamenti che adotta: è attivo nell’affrontare i problemi, sa correre dei rischi, sa dire di no con il sorriso sulle labbra, esprime con franchezza il proprio punto di vista e le proprie convinzioni. Interagisce con gli altri, s’impegna nel proprio lavoro, si assume la responsabilità dei propri errori, ecc;

* La sua comunicazione verbale: per esempio, “Ho preso questa decisione, Tu cosa ne pensi?” oppure “Mi piacerebbe conoscere anche il Tuo pensiero su questo problema”, ecc;

* La sua comunicazione non verbale: guarda negli occhi le persone con cui parla, mostra interesse. Con l’espressione del viso accompagna ciò che dice e fa, i gesti sono fluenti, non è rigido, la postura è di apertura verso l’altro. Il tono della voce è chiaro e congruente al messaggio, ecc.

Vi siete riconosciuti in qualche tratto caratteriale? Oppure avete riconosciuto qualche persona vicina a Voi? Indipendentemente da come sia andato il gioco, appare evidente che tutti noi vorremmo essere degli “assertivi”. Spesso, però, le persone che ho conosciuto chiudevano il proprio il pensiero con questa frase: “Sarebbe bello, ma tanto non ci riuscirò mai”. Allora permettetemi di ricordarvi che tutti Voi potete essere degli “assertivi”………se solo lo vorreste veramente.

Spiego meglio il mio pensiero, invitando Emma e tutti Voi a riflettere su queste parole: ogni individuo non è solo “quello che ha” per i tratti ereditari che gli sono lasciati alla sua nascita ma è anche e soprattutto “quello che è e può diventare nel corso della vita” grazie al condizionamento ambientale continuo e variabile: della famiglia, della scuola, dell’ambiente di lavoro e della società in cui vive. Se tali ambienti possono condizionare in negativo è altrettanto vero che ciò può accadere anche in positivo (nessuno può affermare il contrario) e quindi, modificando il proprio stile di vita si può ambire a migliorarci, riuscendo a tirare fuori il meglio di noi da dentro per cercare di diventare più “assertivi”.

In ogni mio articolo, direttamente o indirettamente, faccio riferimento all’assertività. Non tanto quanto disciplina, ma come un vero e proprio modo di vivere e di lavorare. Sono convinto che per riuscire nella vita, oltre al credere ciecamente in se stessi e focalizzare bene i propri obiettivi, siano assolutamente necessarie una serie di capacità: come il saper coinvolgere le altre persone, esprimere le proprie esigenze rispettando le opinioni degli altri, motivare i propri collaboratori, farsi seguire dalla gente, saper comunicare bene (è importante farsi capire), saper dire di no con un sorriso, ecc.

Tutte queste cose, potete tranquillamente chiamarle “assertive”. Possiamo quindi riassumere che essere assertivi significa “Comunicare bene con le altre persone, difendendo i propri diritti senza violare o calpestare quelli degli altri”. Forse ho dato una traduzione troppo semplicistica del concetto, ma spero di avervi fatto comprendere quanto sia importante approfondire e sviluppare lo stile “assertivo”e quanto sia nelle possibilità di ognuno di Voi riuscirci. Chiudo con la solita citazione finale, questa volta di John Dryden: “Prima noi ci formiamo delle abitudini, e poi loro formano noi”.

di Giancarlo Fornei http://www.giancarlofornei.com

Fonte: http://www.enxerio.com

La responsabilità del comunicare

9 aprile 2010

C’è un principio della comunicazione che mi sta molto a cuore ed è questo: ” Il significato di una comunicazione è la risposta che riceviamo “.

Quante volte ci è capitato di sentire qualcuno che diceva: “Ho parlato con lui, ma proprio non capisce. Gli ho ripetuto il concetto in tutte le salse, ma non ci sente da quell’orecchio!”. Questo è il classico esempio di un messaggio che è caduto nel vuoto dell’incomunicabilità.

Il principio di cui parliamo ci offre una chiave per capire dov’è finito il messaggio che non è arrivato a destinazione. Se la risposta della persona che vogliamo informare o convincere è assente oppure è diversa da quella che attendiamo, il significato della comunicazione è uguale a 0. Una formuletta semplice semplice che ci mette in gioco in modo totale nel processo comunicativo.

Siamo noi i primi responsabili dell’esito delle nostre parole. Questo significa che da un lato siamo molto fortunati ma, dall’altro, adesso sappiamo che addossare sugli altri l’accusa di “non aver capito” è una solenne fesseria. Possiamo dirci fortunati perchè, se la responsabilità è nelle nostre mani, possiamo procurarci tutti gli strumenti necessari per chiarire il nostro messaggio e per renderlo più efficace. Il primo passo da fare in questa direzione è indossare i panni dell’altro: ascoltiamo le sue parole, guardiamo i suoi occhi e il suo corpo per capire quello che si aspetta da noi. A questo punto, se siamo stati capaci di vestirci con il modo di essere dell’altro, allora smetteremo di dire che “non ha capito”: non vorremo darci degli stupidi, vero?

La capacità di ascolto e di scelta della strada giusta non sono abilità magiche. Lo diventano se si impara ad usarle bene, con l’esercizio e con l’umiltà nel riconoscere anche la propria responsabilità in una comunicazione che non ha funzionato.

di Linda Scotti

Fonte: http://www.comunicobene.com

Le parole giuste

1 febbraio 2010

Parlando, parlando… quali sono le parole giuste per ogni occasione? Le parole per tutti i giorni, per tutti gli interlocutori, semplicemente, non esitono! Una delle prime regole della comunicazione, infatti, è: <scegli le parole che piacciono al destinatario del tuo messaggio>.

Quando parliamo con qualcuno, la prima cosa da fare è spedire il messaggio nella porta giusta. I cinque sensi sono le nostre finestre sul mondo, le nostre porte percettive spalancate sulla realtà esterna. La Programmazione Neuro-linguistica ha elaborato un modello che identifica tre tipi “umani”, ovvero tre principali gruppi di persone che interpretano la realtà secondo un canale sensoriale: il Visivo, V, l’Auditivo, A, ed il Cinestesico, K. Quest’ultimo fa riferimento alla preferenza per il tatto, il gusto e l’olfatto.

Ogni canale sensoriale ha le sue parole preferite. Se stiamo parlando con un Visivo, ad esempio, quali saranno i punti cardinali di riferimento del suo mondo di percezioni? Le luci e i colori! Una persona che fa dei suoi occhi la guida per conoscere e sperimentare gli oggetti del mondo, come costruisce il suo linguaggio, i suoi messaggi? Con parole chiare a precise, che sanno di luci, prospettive e poligoni definiti. Facciamo qualche esempio dei termini che i Visivi amano sopra ogni cosa? Eccoli qui: vedere, guardare, definire, luce, colori, prospettiva, osservare, sguardo, delineare, tracciare, dipingere, disegnare… Chi utilizza la vista come canale privilegiato, quindi, si aspetta di sentir parlare con questo linguaggio, perchè è quello che conosce meglio ed è quello che rappresenta nel modo migliore le forme dei suoi pensieri.

Un ragionamento analogo vale a proposito delle persone Auditive, ovvero quelle che descrivono le proprie esperienze soprattutto con termini come sentire, ascoltare, armonia, musica, parole, scrittura, lingua, traduzione, conversazione, audio, sintonizzarsi, cantare, leggere…

I Cinestesici, molto numerosi nella popolazione umana (circa il 40-45%), sembrano meno facili da individuare a prima vista, ma ci sono tanti segnali che portano dritti dritti alla loro “tribù”. Il loro universo semantico è fatto di parole come sensazione, emozione, toccare, concreto, pratico, sentimento, percepire, solido, sperimentare, sentire, costruire, tastare, abbracciare, approfondire…

Come forse avrai immaginato, i gruppi “sensoriali” hanno un modo molto diverso di comunicare. Può capitare, quindi, che l’incontro fra persone di gruppi differenti generi un groviglio di messaggi che finiscono nel vuoto. Se ognuno parla il suo linguaggio, infatti, sarà impossibile capirsi. E’ quello che succede tra due persone che parlano due lingue diverse, inglese e russo, italiano e francese: come si può comprendere senza una traduzione? Impossibile!

Allora, prima di tutto, mettiamoci in ascolto del nostro interlocutore per capire se è Visivo, Auditivo o Cinestesico. Afferrato questo gancio essenziale, saremo capaci di usare le parole che gli fanno comprendere al meglio quello che vogliamo dire.

Linda Scotti

Fonte: http://www.comunicobene.com

Come ascoltare gli altri

10 novembre 2009

Come ascoltare gli altriUna delle competenze comunicative più importanti relative all’ascolto consiste nel riconoscere ciò che il nostro interlocutore dice, anche se non siamo d’accordo con lui, prima ancora di parlare della nostra esperienza o esprimere il nostro punto di vista. Per poter infatti ottenere più attenzione da parte del nostro interlocutore in situazioni tese, è necessario innanzitutto che prestiamo attenzione al suo messaggio, riformulando a parole nostre ciò che abbiamo ascoltato (specialmente i suoi sentimenti) prima di esprimere i nostri bisogni o la nostra posizione.

Il tipo di ascolto che vi vorrei suggerire in questo articolo tiene distinti due elementi che spesso nella nostra comunicazione con gli altri tendiamo a confondere: riconoscere e approvare. Infatti riconoscere i pensieri ed i sentimenti di una persona NON significa approvare o essere d’accordo con le azioni dell’altro o il dell’altro o il suo modo di percepire e di vivere le esperienze, né accettare di fare tutto ciò che ci viene chiesto di fare. Ascoltare in modo disponibile è sempre un modo valido per far capire agli altri che ci stanno a cuore e che ci prendiamo cura di loro. I nostri interlocutori non si rendono conto automaticamente se e quanto li abbiamo capiti, ed è anche possibile che non possano o vogliano chiederci conferme. Specialmente quando una conversazione è tesa o difficile, è importante ascoltare e riconoscere quanto ci viene detto. Altrimenti, le possibilità di venire a nostra volta ascoltati dagli altri saranno molto basse.

Ascoltare gli altri costituisce una premessa indispensabile per far sì che anche gli altri ascoltino. Nell’imparare a coordinare meglio le nostre attività di vita con quelle degli altri, è bene che evitiamo due diffusi ma terribili modelli di comunicazione: difendere a tutti i costi la nostra “causa” come in un tribunale; dibattere. Nei tribunali e nei dibattiti, ciascuna delle parti cerca di far prevalere la propria opinione ed ascolta l’altra parte solo per dimostrare l’infondatezza del suo punto di vista. Ma siccome coloro che sono incaricati di argomentare o perorare una causa non devono raggiungere necessariamente un accordo o lavorare ad un progetto comune, non conta che il loro stile di conversazione sia positivo.

Ma la maggior parte di noi si trova in una situazione completamente differente. Noi infatti passiamo una parte considerevole della nostra vita cercando di collaborare con gli altri e di raggiungere degli accordi, per questo dobbiamo preoccuparci non di sconfiggerli, ma di coinvolgerli. Al lavoro e in famiglia la persona che sconfiggiamo oggi potrebbe essere la persona con cui avremo bisogno di collaborare domani! Quando siamo preoccupati per qualcosa e ne vogliamo parlare, la nostra capacità di ascoltare diminuisce sensibilmente. Per questo, farci capire da una persona che sta tentando di esprimere dei sentimenti piuttosto forti spingerà ancor più quella persona a ricercare un riconoscimento delle sue emozioni. D’altro canto, quando sentiamo che il contenuto del nostro messaggio ed i nostri sentimenti sono stati ascoltati, cominciamo a rilassarci e siamo più disponibili ad ascoltare gli altri.

Come scrive Marhall Rosemberg nel suo libro Nonviolent Communication “studi relativi alle negoziazioni nel mondo del lavoro dimostrano che il tempo necessario a risolvere un conflitto si dimezza quando ciascun negoziatore ripete, prima di rispondere, ciò che il suo interlocutore ha detto”. Ad esempio in un ospedale un’infermiera, dopo aver ascoltato un paziente, potrebbe esprimersi così:
Vedo che ti senti molto a disagio, Franco, e vorresti alzarti da quel letto e muoverti. Ma il tuo dottore dice che la frattura non potrà sanarsi a meno che tu non rimanga a letto per almeno una settimana.

E’ probabile che il paziente in questo caso sia più disposto ad ascoltare l’infermiera rispetto al caso in cui quest’ultima avesse invece detto: Mi dispiace molto, Franco, ma devi stare a letto. Il tuo dottore dice che la frattura non potrà sanarsi a meno che tu non rimanga a letto per almeno una settimana. Quello che manca in questa seconda versione è il riconoscimento dello stato fisico ed emotivo del paziente. E’ il riconoscere i pensieri ed i sentimenti dell’altro che potenzia enormemente le nostre capacità si ascoltare e fa’ veramente la differenza nelle nostre relazioni con loro.

Giuseppe Falco

Fonte: www.comunicazionepositiva.it

Iscrizione newsletter
In primo piano
Prossimi appuntamenti
banner-cinque-segreti.png

La-pratica-della-bonta1.png
Calendario Articoli
agosto 2010
L M M G V S D
« lug «-»  
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  
Firma anche Tu la petizione!
Giornata mondiale dell'Unità

Petizione per una Giornata Mondiale dell'Unità
Banner amici
vai al sito macrolibrarsi

La mente mente


Bibliografia
Ecologia della Comunicazione
Tecniche per dialogare con efficacia, evitare malintesi e trasformare le negatività

Prezzo € 12,00


Libera la Voce dell'Anima + CD
Soul Voice - Armonia, guarigione e consapevolezza grazie alla libera espressione della nostra voce

Prezzo € 15,81
invece di € 18,60 (-15%)


Corpo Emozioni Comunicazione

Prezzo € 17,00


Il Linguaggio del Corpo
Guida all'interpretazione del linguaggio non verbale

Prezzo € 16,90


Comunicare
Elementi di psicologia della comunicazione

Prezzo € 26,50