Posts Tagged ‘desiderio’

Se ti affidi all’istinto non sbagli mai

30 luglio 2010

Solo l’istinto sa veramente cosa ci serve per superare i disagi e vivere felici. Riportare nella nostra vita le passioni e il desiderio è fondamentale per riappropriarci del fiuto e dell’intuito. Insieme a loro ritroveremo la spontaneità, il vero segreto per vivere bene.

Cos’è l’istinto, a cosa serve

L’istinto è come le fondamenta della casa, le radici della pianta, la sorgente del fiume: la base su cui poggia l’esistenza  degli uomini.  L”istinto è la voce della Natura in noi, dotata di un potere immenso sul nostro benessere. Negli animali l’istinto fa compiere imprese incredibili: le api “sentono” i fiori a chilometri di distanza e un cane può ritrovare il padrone anche dopo anni. Invece accade spesso che gli uomini ne siano spaventati e lo temano, cercando di controllarlo. Accade perché l’istinto nasce prima che si formi la nostra idea del bene e del male. Ma è proprio questo che lo rende indispensabile per realizzare la nostra natura, proprio come accade ad animali e piante.

Se ti affidi all’istinto prenderai le strade giuste

Molte cose possono aprire o chiudere le porte alla nostra componente istintuale: sono le nostre convinzioni, la concezione che abbiamo della vita, il modo di rapportarci a noi stessi, i ruoli che interpretiamo, ma anche l’educazione, le credenze religiose, il sentire comune, la morale. Se tutte queste cose non interferiscono, l’istinto può fluire liberamente e il nostro comportamento sarà in armonia. In caso contrario si può innescare un conflitto interiore che rischia di bloccarci, di renderci finti e infelici. Spesso quando nella vita sbagliamo è proprio perché non seguiamo l’istinto, ma regole e convenzioni, o ci facciamo condizionare da paure e sensi di colpa. Scegliamo “di testa” e poi stiamo male. Viceversa la decisione d’istinto, una volta che abbiamo imparato ad ascoltarlo, è sempre rispettosa di ciò che siamo e fa ciò che va fatto; come il seme che non si chiede se è giusto o meno germinare, o il leone ruggire, o la pecora belare.

Chi lo soffoca vive male

«Devo frenarmi, mi comporto come un incivile».

«Faccio fantasie di cui mi vergogno».

«Mi attrae molto, ma ho deciso di non cedere».

«Non li sopporto, ma faccio finta di niente».

«Ho detto che vado, non posso mancare di parola».

Perché così non va

Se riteniamo, come testimoniano queste frasi, che l’istinto non debba disturbare la nostra vita e vada domato quando non represso, innescheremo un conflitto interiore cronico che finirà per farci prendere decisioni che non ci appartengono e ci spingono a vivere una vita fasulla.

Chi ascolta la voce dell’istinto si avvantaggia

«Ero in crisi e qualcosa dentro di me mi ha suggerito cosa fare».

«Ho sentito che era l’uomo della mia vita, non chiedermi perché».

«Non sono andata, non mi ispirava. Solo dopo ho capito che era la decisione giusta».

Perché così funziona

Quando lasciamo che gli istinti fluiscano liberamente e si traducano subito in emozioni, sentimenti, pensieri, idee, creatività, allora dalle zone profonde del cervello arriva l’ispirazione per prendere ogni volta la strada giusta e vivere in uno stato armonico di benessere.

Fonte: http://www.riza.it

Bibliografia

Puoi Fidarti di Te

Ama e non Pensare

Che Cosa Conta nella Vita

Gelosia d’estate, vincerla si può!

14 giugno 2010

In estate la gelosia viene più facilmente a galla e mina la coppia: ecco come utilizzare al meglio le “energie” che fa esplodere

La gelosia in vacanza

È facile, in questa stagione dell’anno più di altre, che la gelosia venga a galla. Aumentano i momenti di svago e le uscite in libertà con gli amici. Il sole, il mare e i corpi spogliati inducono  comportamenti più libertini, cadono i freni inibitori e ci si lascia andare di più. Durante queste settimane di vacanza il sospetto nei confronti del partner sale alle stelle, col risultato che si rischia di rovinare quello che potrebbe essere il periodo più sereno dell’anno.

Gelosia: quella “buona” ti riaccende

Ci sono però modi diversi di vivere la gelosia. Uno è quello che ci fa sentire costantemente minacciati per la paura che un terzo s’inserisca nella relazione. In questo caso la gelosia diventa la vera protagonista della relazione. È tipico di persone fragili, insicure e con poca stima di sé. A volte invece l’emergere di questo sentimento può diventare un vero e proprio motore che rivitalizza il rapporto di coppia. Rimescola i punti fermi e rende l’altro nuovamente interessante e appetibile agli occhi di chi dava tutto per scontato. La gelosia ci rimette in gioco per riconquistare di nuovo chi si teme di perdere, quindi permette di “osare” approcci in precedenza non considerati. In queste situazioni la gelosia è nutrimento per una nuova vitalità, il miglior “collante” per la coppia in crisi.

Scopri qui se la tua gelosia è quella giusta

Sono tre gli aspetti che ci fanno capire se l’energia suscitata dentro di noi dalla gelosia non si è fissata in un’ossessione, ma si è trasformata in un potente stimolo energetico.
Osserviamoci e annotiamo mentalmente i nostri atteggiamenti verso l’altro.
- Il desiderio di averlo accanto, di essere ammirati e desiderati da lui/lei non rende inutili le ore trascorse in sua assenza, ma le riempie di sprint, di voglia di realizzarci, di sentirci bene in ogni situazione?
- La paura di non piacergli più fisicamente diventa lo spunto per occuparci del nostro aspetto fisico e per provare ogni giorno ad inventarsi un motivo nuovo per suscitare erotismo?
- Ci sentiamo grintosi, con un sano pizzico di aggressività che ci guida in ogni situazione?
Se la risposta a queste domande è “sì” possiamo stare tranquilli: la nostra gelosia è de tutto sana e nella norma.

Sei geloso? Ecco come usare questa “energia” al meglio

Sei in preda a un attacco di gelosia? Ecco un esercizio per uscire indenni  dalla “situazione tipo” più a rischio.

-  Lui se la mangia con gli occhi e lei sorride, civetta, incurante di te che guardi impotente la scena rodendoti dentro. Ovvio, a casa poi si faranno i conti… Ma mentre sei lì e osservi, invece di meditare vendetta per tutta la serata, prova a fare un “viraggio emotivo”: scivolare dalla gelosia alla tenerezza.
- Osserva il partner con l’occhio dello spettatore, impegnati a non lasciarti condizionare dalla gelosia, che te lo fa apparire indelicato, superficiale o provocatore e guardalo come se lo vedessi per la prima volta: il viso, lo sguardo, le mani, ecc.
- Separa la sua immagine dal contesto in cui siete e fissa la tua attenzione su ogni particolare del suo viso e del suo corpo: sono gli occhi che ami, la bocca che baci, le mani che ti carezzano e che stringi. Pesca dalla memoria le “istantanee” più recenti dei vostri momenti di intimità e lascia che la tenerezza si sostituisca alla gelosia, dolcemente.
Ti accorgerai che gelosia e tenerezza, per quanto lontane possano apparire, occupano invece lo stesso territorio emotivo: virare dall’una all’altra è più facile del previsto.
• Il risultato? Sospetti e ossessività, che fanno irritare il partner e vi allontanano reciprocamente, lasciano il posto a dolcezza e ironia. Le armi migliori per riconquistarlo.

Fonte: http://www.riza.it

Bibliografia

La Gelosia

Gelosia

Vergogna e Gelosia

La natura del desiderio

31 marzo 2010

È indispensabile riflettere sulla natura del desiderio. Una relazione sana e feconda può naturalmente comprendere la componente sessuale.  Il desiderio implicito può essere di natura buona o cattiva.  Se è insaziabile, nutrito di fantasie e chimerico, se nasce dalla passione senza avere nulla a che fare con la realtà sarà all’origine di numerose sofferenze.

Ma il desiderio disciplinato dalla ragione e dall’intelligenza si rivela invece molto più positivo. All’inizio di una relazione è fondamentale riflettere sulla natura del desiderio per non provocare frustrazioni troppo profonde. Il desiderio sessuale cerca la soddisfazione attraverso il possesso dell’altro. Si affievolisce o si esaurisce piuttosto in fretta quand’è appagato o quando, con il passare del tempo, le attrattive del partner diminuiscono.

L’emozione degli inizi viene meno per lasciare il posto a una reciproca incomprensione. Si scopre la vera natura dell’altro, fino a quel momento nascosta dal desiderio. Per questo tanti matrimoni falliscono e scoppiano litigi e rancori.

Una relazione di coppia basata soltanto sul desiderio carnale e il piacere ha, come abbiamo visto, poche possibilità di durare nel tempo. A volte, tuttavia, il desiderio è talmente forte da nascondere la realtà, facendo dimenticare che l’altro non potrà rendervi felici.

Pur essendone intimamente coscienti, non se ne tiene conto, mentre la verità è pronta a riprenderci da un momento all’altro, spesso quand’è troppo tardi. La passione e il desiderio sono emozioni che, come la rabbia o l’odio, possono arrivare a dominare un individuo, renderlo folle e fargli commettere molti errori. (…)

I rapporti di coppia stabili e duraturi si fondano su una comunicazione vera e onesta, nella quale non predomina l’attrazione carnale. La bontà, la dolcezza, la gentilezza, l’altruismo, il senso di responsabilità uniscono reciprocamente l’uomo e la donna in un legame autentico. I partner si stimano e hanno fiducia l’uno nell’altro, si rispettano e si dimostrano tolleranti e pazienti. I loro rapporti si basano sul senso di responsabilità e sull’impegno reciproco.
(Oriana Fallaci)

Fonte: http://www.pomodorozen.com

La gentilezza

4 novembre 2009

La gentilezzaMolti di noi – ne sono profondamente convinto – seguono la scoscesa vita spirituale con una fedeltà senza pari. Giocano il loro ruolo di padri e madri, di mariti e mogli, di figli, di studenti; e, dentro, un geroglifico insistente, infiammato li affascina e attrae, nei suoi significati, sovente inespressi in modo integrale alla loro consapevolezza esteriore…

Sovente, per varie, ovvie ragioni, la vostra strada è difficile. Conciliare gli interessi sociali, personali, che vi sono propri, e le vostre innumerevoli attività; armonizzarvi con chi vi sta vicino; ed accordare, pure, il desiderio di perfezione che, a volte, si alza nel vostro orizzonte interiore, con la fiammella che continua ad ardere, non è, di solito, facile.

Ma, forse, il difetto di noi – donne e uomini di questo secolo, e di questa razza planetaria – continua ad essere un desiderio, estremamente premuto, verso il perfezionismo accentuato, verso una vita che, in fin dei conti, vorremmo rendere diversa dalla semplicità integrale, che possiede la levigatezza e la forma cosmica del semplice uovo: simbolo efficace e completo dell’esistenza perfetta.

Continuiamo a credere che la divinità esiga – lungo il sentiero – delle atroci forme di sacrificio personale, dei salti evolutivi rapidi ed improvvisi, ed esprima delle torturanti esigenze, per decidersi, infine, a rendere terso quel nostro famoso e famigerato ego, sì da fargli percepire le Radici di cui è parte; e, di conseguenza, darci la gioia ultima della fusione con l’universale.

È stancante, allora, lo stress che ne risulta. E diviene responsabile di un ritardo ed impaccio lungo la nostra quotidianità di jiva in evoluzione.

Parliamo, allora, della gentilezza.

Questo atteggiamento umano, questa forma di naturale approccio verso le persone e le cose, può essere paragonato – senza alcun stridore simbolico – all’olio che siamo abituati ad aggiungere nel motore della nostra auto, nella sua periodica manutenzione. E lo vedremo. Privo di olio, il motore entra – presto – nell’usura dei suoi componenti; e, alla fine, si rovina in modo irrimediabile, e viene posto da parte.

Mettendo a fuoco la carenza di gentilezza generale di un individuo, riusciremo ad isolare, nella nostra mente, l’importanza vitale – e non esagero! – di tale abitudine soggettiva, capace di costituire una potente chiave, nei rapporti umani di ognuno di noi: la chiave che rende felice il nostro impatto con il cosmico.

La gentilezza è una delle tante e poliedriche forme di quell’amore verso cui ci spingono le Sacre Scritture di ogni tempo, e le esortazioni di ogni Guida dell’umanità. Solo che non ci si pensa, a causa della presunta ovvietà del concetto.

Se comprendiamo che la gentilezza, sinceramente espressa e sentita nell’animo, non ha nulla di diverso dalla tanto decantata manifestazione di tenerezza verso il prossimo, ci renderemo conto del come sia – poi, e in definitiva – molto facile e gradevole la strada dell’evoluzione. Questo sentimento è la manifestazione di fusione democratica più sociale che esista. È una via a doppio senso. È rivolta ad ogni aspetto della rete sociale che ci coinvolge. Si dirige – con eguale diritto e dovere – all’umile sconosciuto, ed al grande affetto personale e quotidiano – che vive sotto il nostro medesimo tetto. E rigenera qualunque tipo di rapporto, che si fosse infeltrito e consunto.

Un uomo ed una donna, naturalmente e spontaneamente gentili, attraggono l’intera umanità che contattano, per tutto il tempo della loro esistenza in questa terra. La gentilezza non fa due pesi e due misure. Non si rivolge solo agli estranei. Se spontanea, nel proprio cuore, si esprime anche verso la propria moglie e verso il proprio marito; di mattino, appena levati; di giorno; e di sera, prima di addormentarsi.

E, in effetti – fateci caso – è solo grazie ad essa che molti matrimoni si perpetuano, costantemente rinnovati; o, anche, sono capaci di rigenerarsi. Il Sentiero è fatto – come ci insegna il nobile Taoismo – di piccole scaglie dorate. Spesso, ho notato che dei fratelli e delle sorelle più avanzati, lungo la strada evolutiva, adoperano un modo autorevolmente brusco e lapidario per esporre i loro commenti e i loro consigli a neofiti, ovviamente meno pratici di cose spirituali. Essi probabilmente pensano che il loro debba essere un codice tradizionale, di chi faccia parte dell’Enigma Primordiale.

In tal caso prevalgono una serie di complessi di un particolare subconscio raffinato: quello dello spiritualista. Nei quali, per il momento, non vorremmo mettere il naso. Una cosa è certa. Nessuno di noi – di fronte alla Natura Assoluta che serviamo quotidianamente – può presumere di pontificare, nel variegato modo a cui facciamo riferimento.

E, comunque, che l’istruttore, non gentile nei suoi interventi, dà più valore a quanto dice, che all’animo di chi ha di fronte. Questo, è un altro esempio di necessità alla gentilezza; questo, non è amore. La gentilezza con tutti, e con se stessi, porta, in tempi brevi, all’armonia soggiacente alle cose.

Chi è gentile, è amico di Dio. E Dio – annidato in ogni suo delicato rapporto con gli altri – non manca di rispondere indicibilmente all’appello. Avete mai notato come siete attratti da una persona di indole gentile? Vi sentite rispettati, amati, considerati. E ciò vi basta, per stabilire un nesso di natura superiore con quell’uomo e quella donna. In definitiva, ciò vuole la natura universale. Che i suoi frammenti si saldino tra di loro.

Un atto di gentilezza, una volta espresso, lascia un incantevole alone elettromagnetico attorno a sé, che costituisce una fiorente benedizione occulta per coloro che ne sono il soggetto e l’oggetto.

Una qualunque manifestazione non gentile, sdrucisce qualcosa nella vita interiore di chi la esprime – e di chi non sa difendersi da essa; e ci vorrà qualche tempo per recuperare l’equilibrio interiore, necessario a tutti per attingere alla creatività personale ed all’armonia innata della vita.

Ora, noi ci lasceremo. E ognuno di noi tornerà nel gioco abituale dei suoi rapporti umani. Quante persone incontreremo? Proviamola, questa chiave! Essa non contiene, nella propria natura, nulla di smielato, o di artefatto.

La gentilezza nasconde l’originale rapporto tra Dio e gli individui, e tra gli individui, con loro stessi. Una persona che non conoscesse nulla dei Grandi Misteri Elesiaci, ma che – comunque – vivesse un costante, tenero e sincero rapporto con i suoi simili, raggiungerebbe – senza alcun dubbio – la meta riservata ad ogni ciclo umano: l’armonia definitiva con il Tutto.

Fonte: http://www.lamentemente.com/page/2/

Le relazioni

30 settembre 2009

Le relazioniForse nulla ha causato tanti problemi e tanto dolore alla nostra specie quanto ciò che è stato creato per darci la gioia più grande: i nostri rapporti con gli altri.

Non abbiamo trovato un modo di vivere in armonia, a livello individuale, collettivo, sociale o politico. Ci è già molto difficile andare d’accordo, figuriamoci amare il prossimo.

Di che cosa si tratta? Da che cosa dipende? Io credo di saperlo grazie a ciò che Dio ci comunica in Conversazioni con Dio: molti di noi costruiscono delle relazioni per i motivi sbagliati. Cioè per motivi che non hanno nulla a che fare con lo scopo principale della nostra vita. Quando il motivo per entrare in un rapporto è in sintonia con il motivo dell’anima, non solo i nostri rapporti diventano sacri, ma anche gioiosi

…………..

L’amore dice: “Ciò che voglio per te è ciò che tu vuoi per te“. L’amore dice: “Ciò che scelgo per te è ciò che tu scegli per te“. Se dico: “Scelgo per te ciò che io voglio per te”, non ti amo. Amo me stesso attraverso di te, perché desidero ricevere ciò che voglio, invece di vedere te che ricevi ciò che vuoi

…………..

L’amore non dice mai di no. Sapete come lo so? Perché Dio non dice mai di no. E Dio e l’amore sono altri due termini intercambiabili. Dio non vi dirà mai di no, qualunque cosa chiediate. Anche se pensa che vi metterà nei guai. Dio non dice mai di no perché sa che alla fine non correte un grosso rischio. Non potete danneggiarvi in modo tale da non essere più. Potete soltanto evolvervi e crescere, diventando sempre più chi siete realmente. Perciò Dio dice: “Scelgo per te ciò che tu scegli per te. E ti sfido a fare la stessa cosa con le persone che tu ami“.

…………..

I problemi che tradizionalmente causano lotte di potere tra le persone quasi sempre hanno a che fare con il tempo, la disponibilità e le attività dell’altro. In altre parole, non passi abbastanza tempo con me, sei impegnato in attività che io non approvo. E combattiamo su tali questioni.

Ecco un esempio tratto dalla vita quotidiana: improvvisamente il vostro coniuge si butta anima e corpo nel lavoro, e mentre prima passava molto tempo con voi, ora, dopo otto o dieci anni di matrimonio, ne trascorre pochissimo. E questo provoca un contrasto, perché voi vorreste avere il controllo del suo tempo.

Allora dite: “Ascolta, io voglio che passi in famiglia almeno tre fine settimana su quattro. Non voglio che tu sia sempre in giro, sempre impegnato in qualche grande progetto, o preoccupato per qualche problema di lavoro. Non mi presti nessuna attenzione“. Forse non usereste esattamente queste parole, ma il concetto sarebbe questo: “Voglio la tua attenzione, e il tuo tempo”.

E così inizia una lotta di potere. Forse il vostro partner cercherà di negoziare: “Okay, starò via soltando un week-end al mese, o al massimo due”. Si arriva a un accordo, ma se poi un mese il partner passa tre fine settimana fuori casa, inizia a sentirsi in colpa, a sentirsi controllato, inizia a covare risentimento e presto ne segue un conflitto: “Che diritto hai di venirmi a dire come devo impiegare il mio tempo?”.

Io non entrerei mai in una lotta del genere. Se mia moglie facesse una cosa qualunque che io non approvo, o che per me non funziona, direi semplicemente: “Ascolta, tu hai il diritto di fare ciò che vuoi, però a me non piace che tu passi tre fine settimana al mese lontano da casa. E devo informarti che se continuerai a farlo, mi troverò qualcun altro con cui passare i fine settimana. Questa non è una minaccia. Non sto cercando di ricattarti. Sto solo annunciando ciò che funziona per me. Mi piace stare con qualcuno.

Desidero condividere i giorni e il tempo della mia vita con una persona che amo. Se tu non vuoi essere quella persona, va benissimo, perciò fai come preferisci. Non c’è rancore, né rabbia, né desiderio di farti sentire dalla parte del torto. E’ solo una dichiarazione di come stanno le cose. Lascia che chiuda la discussione con questa frase: se io dovessi scegliere una persona da amare saresti tu. Perciò porto questo anello al dito. Tu non sei obbligata a fare la mia stessa scelta in questo momento, tuttavia devi sapere che anche se sei la prima persona che vorrei, posso scegliere anche qualcun altro”.

…………..

La mia domanda riguarda il fatto di rispecchiarsi nei rapporti. Sai quando si dice che ciò che no ti piace negli altri e ciò che non ti piace in te stesso. Potresti parlarne?

Sai, ora non c’è quasi nulla che non mi piaccia negli altri, perché ho imparato molto tempo fa che ciò che non mi piaceva in loro corrispondeva a qualcosa in me che non amavo. E negli ultimi anni ho imparato ad apprezzare tutto di me. Non è straordinario? Voglio dire, per voi che ve ne state lì seduti a guardarmi deve essere difficile da credere, ma è vero: io mi piaccio molto.

Mi piacciono il mio aspetto fisico, i miei atteggiamenti, le mie idee, la mia spontaneità, quella parte di me che non è affatto convenzionale. Sapete, mi piace anche come rido. Mi piace proprio tutto di me, ed è la prima volta nella vita che mi sento così. E poiché mi sento così, ci sono pochissime cose che non mi piacciono negli altri. Sono diventato terribilmente tollerante. E’ straordinario: vedo le persone intorno a me e le amo tutte. Trovo accettabili comportamenti, caratteristiche e tratti della personalità che solo pochi anni fa avrei rifiutato in blocco.

Perciò credo che l’amore di generi un amore enorme per gli altri, perché uno pensa: Beh, se posso amare me stesso, posso davvero amare qualunque cosa.

estratto da: Esercizi di vita.
Di Neale Donald Walsch.

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