Posts Tagged ‘Emozioni’

Emozioni e Attaccamento

16 dicembre 2009

cuore nel cieloAmore, felicità, tristezza, rabbia e paura, sono tutte emozioni che derivano da qualche forma di attaccamento a qualcosa o a qualcuno. Tuttavia molti di noi imparano a credere che anche l’ amore e la felicità siano emozioni. Tale convinzione oscura sia il nostro bisogno che l’ abilità di essere più consapevoli delle nostre emozioni e di come le creiamo. Essa deriva dalla perdita di significato delle parole amore e felicità.

Usiamo queste due parole in maniera troppo generica al punto che esse sono diventate due tra le parole più fraintese ed eccessivamente usate nel nostro linguaggio quotidiano. Amore è per lo più confuso con desiderio (ti amo in realtà significa: ti voglio), con l’ attaccamento (amo la mia squadra di calcio), con la dipendenza (amo la mia cocaina) e con l’ identificazione (amo il mio paese). Quando parliamo di amore in questo senso non parliamo di amore quanto del suo opposto.

Facciamo lo stesso con la parola felicità. La usiamo e ne abusiamo in molti modi. La confondiamo con un possesso (è appena arrivato il mio tappeto nuovo, sono così felice!), con il consumo (ho appena mangiato il mio cibo preferito, sono così felice!), con qualche esperienza stimolante (ho appena visto il film più recente, sono così felice!) e con il sollievo (non ho più mal di denti, sono così felice!). In tutti gli esempi citati stiamo in realtà dicendo che crediamo che l?amore e la felicità nella vita vengano dal di fuori di noi e che siano dipendenti dagli altri, dalle circostanze o da qualche stimolo fisico. Tuttavia, tutti sappiamo profondamente che vero amore e felicità sono incondizionati, non dipendenti da qualcosa o da qualcuno, e che si muovono dall’ interno verso l’ esterno e non dall’ esterno verso l’ interno.

Amore vero e felicità possono essere considerati stati d’essere fondamentali a cui possiamo accedere a piacimento una volta che abbiamo imparato a rivolgere le nostra attenzione alla nostra interiorità e a vivere dal dentro al fuori e non dal fuori al dentro. Essi possono anche essere considerati il nostro puro potenziale in tutte le situazioni. Quando agiamo con amore vero facciamo qualcosa per gli altri che porta loro beneficio a livello spirituale e quando ciò accade sperimentiamo le vera felicità, che è più simile a una profonda sensazione di appagamento interiore.

Questo modo di vivere affonda le sue radici nella pace. Se non siamo in pace con noi stessi non possiamo dare amore. La pace è, l’ amore fa e la felicità (appagamento) ripaga.Solo allora la nostra autostima e il senso del nostro valore diventano solide rocce, perché ci rendiamo conto che questi nuclei di qualità interiori non possono esserci portati via e che essi sono la base del nostro valore in quanto persone e dei nostri valori di vita.

Quando impariamo ad accedere e a generare questi stati fondamentali del nostro essere, essi ci danno la forza di smuovere il nostro carattere in positivo, da quello basato sulla competizione, sul possesso e sulla sopravvivenza a uno basato sulla co-operazione, la condivisione e il servizio. In breve, dal prendere al dare. Quando scopriamo interiormente ciò che eravamo convinti si potesse trovare solo esternamente, scopriamo libertà e serenità profonde. Il metodo per sostenere questa consapevolezza e connessione è la pratica regolare della meditazione. Il campo di azione è la relazione con gli altri. Quando la felicità di una madre non dipende dall’ obbedienza del figlio, allora è capace di essere amore per quel figlio, anche quando imporrà delle regole.

Quando la felicità di un manager non dipende dallessere in tempo per le scadenze, né dalla performance dei membri del suo gruppo, allora saprà essere più attento e più incoraggiante verso i suoi collaboratori, il che è alla base di una leadership efficace. Quando gli innamorati si incontrano, smettono di dirsi ti amo, e invece si dicono io sono amore per te. Domanda: Da dove pensi derivi gran parte della felicità nella tua vita?

Riflessione: La felicità è una decisione e non una dipendenza.

Azione: Che cosa puoi fare domani nella tua relazione con una persona in particolare per passare dal desiderare e sopravvivere al sostenere e servire?

(Brahma Kumaris World Spiritual University -[Sadhana])

La meditazione come praticarla

2 dicembre 2009

La meditazione: come praticarlaTutti i nostri problemi derivano dall’attaccamento, e la meditazione è il mezzo mediante il quale disimpariamo la nostra tendenza all’attacamento. Quando molliamo la presa, sorge una sensazione naturale di spazio: questa è meditazione. Lasciar la presa ed aggrapparsi sono entrambi stati della mente; questa mente che quando non stiamo attenti è così gradevolmente, intelligentemente, sofisticatamente ingannevole.

La meditazione è il sentiero della semplicità, dell’apertura, del mettere a punto, dell’affrontare la mente: usare la mente per domare la mente. La base della pratica della meditazione è il rilassamento. E’ estremamente importante che stiate comodi e consentiate a pensieri ed emozioni di acquietarsi. Non c’è nulla da raggiungere o portare a compimento, così lasciate andare.

Lasciate andare ogni solennità, e perfino l’idea stessa che state meditando. Lasciate che il vostro corpo rimanga così com’è, e respirate come vi viene, naturalmente. Quanto alla mente, la cosa essenziale non è sopprimere i pensieri o troncarli, ma semplicemente lasciarli esistere senza lasciarsene sedurre o distrarre. Non cercate di manipolarli. Se state sognando o pensando … limitatevi a sognare o pensare … se non aggiungete altro carburante, i pensieri si estingueranno da soli.

Gradualmente le cose si sistemeranno, e andranno naturalmente al loro posto. come quando si butta una manciata di riaso su una superficie piana, e ogni chicco prende posto naturalmente da solo. Quando avrete raggiunto una certa tranquillità mentale, raddrizzate la schiena e siate presenti a voi stessi. Poi lasciate andare e continuate con il rilassamento. Se trovate difficile non fare altro che lasciarvi andare e restare così, ed avete bisogno di qualcosa da fare o da seguire, alloraprestate attenzione al vostro respiro.

Se non potete abbandonare completamente ogni forma di attività, allora questo è un sistema abile per mettervi in sintonia con voi stessi. Ogni respiro è vita: semplice, possente, normale e libero. Se espirate e poi non ispirate più siete morti. Limitatevi semplicemente ad essere consapevoli del respiro mentre viene e va: dovreste essere appena presenti ed attenti. Abbiate un atteggiamento compassionevole verso il vostro respiro, non attaccatevi ad esso nè concentratevi troppo: siate con il respiro, fluite con il respiro. E’ come se foste nuvole che attraversano il cielo, o prati mossi dal vento: limitatevi ad essere qui. Dopo un pò di tempo che sarete consapevoli del respiro, il respiro stesso, colui che respira e l’atto del respirare diverranno una sola cosa.

Quando non sarete più coscienti del vostro respiro ci sarà il pericolo di rimanere invischiati nella presenza del respiro stesso, di perdere la consapevolezza : siate presenti a voi stessi e lasciate andare. Con ogni respiro noi creiamo nevrosi, inibizioni e karma, dunque liberatevi ad ogni respiro, simbolicamente, come un atto di buon augurio e concretamente. Siate l’espirazione; boicottate l’inspirazione. Ogni respiro si dissolve nello spazio, nell’essenza unitaria, nella natura Buddhica, o Verità. Poi nello spazio senza limiti, quasi provando un timore reverenziale, limitatevi ad essere.

Potreste non tornare più Indietro! Cominciamo con l’esercizio, non con la perfezione (se fossimo perfetti non avremmo bisogno di esercizio): “l’esercizio rende perfetti“, anche se tutti vorremmo trovare il maestro perfetto e la tecnica perfetta, invece di doverci sforzare in prima persona. Così questa è una tecnica, ed è semplice: espirate – dissolvete – spazio, espirate – dissolvete – spazio. Ma non fatene un gioco mentale od un esercizio meccanico, né imponete un ritmo alla tecnica, perchè allora non ci sarà più spazio. Per alcuni, la meditazione sul respiro é una tecnica troppo vicina, come se la mente guardasse la mente nuda; in tal caso è auspicabile una tecnica alternativa, quale la meditazione sulla concentrazione.

Volgete quietamente la mente su un oggetto od un’immagine, preferibilmente scegliendone uno che sia per voi ispirante e susciti in voi delle associazioni mentali. Un fiore, una fiamma (tutto ciò che dà un’immagine sacra, come quella di Buddha o Cristo, è l’ideale. presto sarete consapevoli dell’essenza unitaria dell’oggetto, al di là della sua forma solida esteriore: consapevolezza significa andare al di là della differenziazione e dell’attaccamento. Sulle prime l’esercizio può essere eccitante, poi può diventare noioso o perfino doloroso: passate attraverso tutte queste esperienze, ed anche se non riuscite ad esercitarvi non prendetevela con voi stessi. Non pensate all’esercizio, limitatevi ad accompagnarlo.

Perseverate, ma con un certo senso dell’umorismo: dopo un pò scoprirete uno stile ed un ritmo personale, segno che sarete pronti per incontrare un maestro che possa consigliarvi e guidarvi nella pratica, dal momento che avrete delle esperienze in comune. A questo punto la vostra pratica non sarà più mutevole o instabile come il tempo britannico, e diventerà più spaziosa. Non avrete più bisogno di nessuna tecnica, e potrete limitarvi a stare in quello stato mentale meditativo. Prima di tentare di applicare la meditazione nelle situazioni della vita quotidiana, dovreste gradualmente acclimatarvi a questo stato della mente.

Non siate troppo precipitosi nello sperimentare la vostra forza spirituale, e precedete passo a passo. Poi potrete permettervi di applicarla in situazioni confortevoli, neutrali, quindi in sistuazioni non familiari, ed infine anche in quelle legate ad aggrssività o passioni. Con l’esperienza della pratica meditativa, svilupperete un’abilità nata da questa spaziosità, e saprete quando e che cosa fare. La spiritualità non è separata dalla vita quotidiana: il sentiero che unisce la pratica all’illuminazione passa attraverso la vita quotidiana. La meditazione non è che una panacea istantanea che risolve tutti i vostri problemi, nè una cura specifica per emicrania, insonnia, ecc.: è un processo graduale di crescita e guarigione, attraverso il quale nasce la fiducia che ci permette di affrontare tutte le situazioni della vita. (Londra 1978)

Tratto da: Meditazione: cos’è e come praticarla – Sogyal Rinpoche

Affettività ed emotività nella terza età

25 novembre 2009

Anche se la personalità è un fattore psicologico relativamente “stabile” nel tempo, in condizioni normali d’ invecchiamento fisiologico, nella senescenza anche gli affetti e le emozioni subiscono delle varianti. L’affettività muta sia per quantità, sia per qualità. In primis si nota una riduzione del coinvolgimento emotivo soggettivo, rispetto agli eventi pregressi che in passato destavano reazioni forti; si evidenziano espressioni meno evidenti (endogeno).

In secundis, l’attenzione emotiva si polarizza su determinati eventi perchè, non dal contesto sociale, l’anziano è immerso nelle problematiche personali: cioè dal suo benessere fisico e psichico e dal suo status economico e sociale. Pertanto si nota una prevalenza di egocentrismo sempre più accentuato.

A differenza della personalità del giovane che è di tipo centrifugo, proiettata verso l’esterno e verso il futuro, la personalità dell’anziano è centripeta, proiettata internamente verso il proprio Io, con ricordi, esperienze e sentimenti che lo caratterizza. L’affettività è incentrata al proprio presente e al proprio corpo che, come spesso succede, diventare oggetto di somatizzazioni fantastiche o preoccupazioni ipocondriache o il tramite tramite cui relazionale all’esterno per attirare le attenzioni altrui.

Quest’utilizzo “ad personam” non significa che per l’anziano i legami affettivi e le relazioni interpersonali non esistano o minime; al contrario, l’anziano è in grado di amare e ha necessità di essere ricambiato, di ricevere attenzioni e affetto. Gloi studiosi hanno più volte ribadito che a qualsiasi età, rapporti affettivi soddisfacenti agevolano un’attività psichica integralmente efficiente e una giusta motivazione alla vita.

In questo periodo della vita la sessualità continua a rappresentare un importante aspetto della vita affettiva. La perdita o riduzione della capacità riproduttiva non costituisce motivo di rinuncia all’atto sessuale, che continua a rappresentare fondamentale espressione psico-fisica di una relazione consapevole basata sull’amore. Le mutazioni fisiologiche, funzionali e anatomiche, che si riscontrano durante la terza età non sono per lungo periodo invalidanti da rendere la persona avanti negli anni inidonea ad attività sessuale; lo confermano i risultati di alcune recenti statistiche, il rapporto sessuale coniugale tra le persone anziane è abbastanza frequente.

Tra gli elementi che condizionano e determinano una diminuzione o una sospensione del rapporto sessuale troviamo le motivazioni psicologiche o relazionali. Ad esempio l’alto numero di anziani che sono rimasti vedovi/e, per la morte del coniuge. Per questi e per coloro che vivono ancora in coppia possono avere un importante effetto inibente i pregiudizi e gli stereotipi culturali che vedono l’anziano come asessuato, privo di desideri sessuali, immerso nella “pace dei sensi”. L’influenza generata dai luoghi comuni appena citati sugli anziani possono essere quelli della vergogna e del senso di colpa per avere ancora esigenze e pulsioni del genere.

L’insorgenza di alcuni disturbi sessuali, quali l’impotenza secondaria, l’incapacità iaculatoria, il vaginismo, può essere legata a tali vissuti, o a una reazione ansiosa e fobica di fronte alle modificazioni fisiologiche indotte dall’età (erezione più lenta e meno vigorosa, minore lubrificazione vaginale) che, se serenamente accettate, non costituiscono ostacolo all’attuazione dell’atto sessuale.

Diverse persone anziane rinunciano all’attività sessuale per eliminare gli insuccessi, o le frustrazione e il confronto vissuto come sconfitta personale. Ciò vale per le coppie di coniugi anziani, ma, a maggior ragione, per gli le persone anziane rimaste sole, per le quali un nuovo compagno e il timore di non essere all’altezza possono portare ad un notevole stato d’ansia.

I cambiamenti affettivi ed emotivi incidono notevolmente e si sommano a quelli cognitivi che oltre a deteriorarsi concorrono con le distorsioni ad aggravare ulteriormente il decadimento fisico e la malattia. Il tutto si mescola in un sinergismo negativo che modifica le preesistenti abilità sociali e l’efficienza dell’età matura.

La progressiva “fragilità” della persona anziana, entro certi parametri, può essere favorevolmente sostituito da risorse ancora esistenti ed attivabili, ma, nel contempo, bisogna considerarel’impatto cui l’anziano va incontro quando, qualora collocato in un contesto, si trova a dovere affrontare l’immagine, la funzione, ma soprattutto l’importanza che gli viene oggi riservata nella cultura e nella struttura sociale.

(Dott.ssa Mariagabriella Corbi)

Fonte: http://www.laprevidenza.it/news/documenti/articoli_corbi/3833

Vita di coppia

20 novembre 2009

Crescere insieme nel rapporto di coppiaLa coppia, Gioie e dolori della vita di coppia, innamoramento, odio, tradimenti. Ne abbiamo parlato con la D.ssa Mazzilli – psicologa e psicoterapeuta – cercando di porle alcune delle domande sulla coppia che più spesso ci vengono inviate dalle nostre lettrici.

L’innamoramento. C’è che dice che l’innamoramento sia una fase quasi ‘patologica’, durante la quale si possono fare cose, prendere decisioni, che in condizioni ‘normali’ non prenderemmo. È così, almeno in parte? Cosa è l’innamoramento dal punto di vista dello psicologo? E’ affascinante pensare che ogni giorno incontriamo continuamente, al lavoro, al supermercato, persone che ci restano completamente indifferenti e che dimentichiamo rapidamente mentre, come per una magia, una in particolare si intromette prepotentemente nella nostra anima in un turbinio di emozioni che comunemente siamo abituati a chiamare innamoramento. Non importa la differenza d’età, il ceto sociale, il colore della pelle, l’attrazione amorosa ha la meglio su tutto come se il mondo intorno diventasse muto e a parlare fosse solo questa “persona speciale”.

Anche se ogni rapporto sembra nascere da una serie di coincidenze fortuite, ogni partner è già predisposto, a livello inconscio, a quel particolare incontro, incontra ciò che nel suo inconscio esiste già. Freud diceva che “trovare l’oggetto del desiderio, in realtà, vuol dire solo ritrovarlo”.

L’altro ci sembra così “familiare”, è come se ci si conoscesse da sempre e la scelta non è mai casuale: siamo attratti da quei modi di fare e di essere dell’altro che ci riconducono profondamente al primario rapporto d’amore con le figure genitoriali. Ognuno di noi è predisposto a riprodurre o al contrario a fuggire questa relazione primaria che ci ha segnato profondamente. La cosa interessante è che desideriamo qualcuno che rassomigli a ciò che vorremmo essere, come se fosse un riflesso di un’immagine positiva di noi stessi.

Una idealizzazione, (a volte una “sopravvalutazione”) del partner, una sorta di eccitazione irrefrenabile che scioglie l’ansia. Si crea così una fusione con l’altro e il confine tra l’Io e il Tu tende ad annullarsi: si diventa così “una cosa sola”. Chi non riesce a vivere questa euforia iniziale generalmente è sopraffatto dal timore di essere soffocato all’interno della relazione. Inoltre potremmo essere attratti da qualcuno che ci ricorda nostro padre o nostra madre, o meglio l’immagine che di loro abbiamo introiettato nell’inconscio: siamo attratti cioè dagli oggetti d’amore del passato che non possiamo più avere e dal desiderio inconscio che il partner ideale ci permetta di godere ancora ciò che ci hanno dato.

Come riusciamo a capire che è amore? Molti sono convinti che la fedeltà possa essere un elemento indispensabile, ma essa dipende dal temperamento della persona, riguarda la nostra etica, il rapporto con noi stessi, con il nostro corpo e la nostra mente. Altri sostengono di identificare l’amore vero dall’esistenza di attrazione sessuale, ma l’esperienza ci suggerisce che l’attrazione sessuale può finire e l’amore resistere nel tempo. La stima? Il rispetto? Importanti ma forse hanno poco da spartire con l’innamoramento. Innamorarsi vuol dire entrare in uno stato d’animo che sconvolge, che turba, che può creare ansia, rossori, palpitazioni, può far cambiare abitudini, modi di pensare, comportamenti.

Come capiamo quando siamo veramente innamorati? Quando dedichiamo tutte le energie nel tentativo di capire quale posto ognuno di noi occupa nella vita dell’altro e non riusciamo più a vivere se non abbiamo il partner al nostro fianco, quando cerchiamo continuamente le prove reali del fatto che ci ama, quando sentiamo forte la sua mancanza, e diventa l’unico che può colmare quel vuoto con la sua presenza. Essere innamorati vuol anche dire svegliarsi con quella sensazione di felicità e così anche avvenimenti come andare a lavoro o affrontare un esame difficile all’università acquisiscono un valore differente.

Si parla di coppia e chiaramente di intendono due persone. Ma siamo davvero monogami? O la monogamia è in un certo senso determinata dalla cultura occidentale e magari rafforzata dalla religione che la nostra cultura ha prodotto? E il tradimento? L’infedeltà è un evento molto doloroso che distrugge il patto di fiducia tra i due amanti, sconvolge gli equilibri che tenevano in piedi la coppia. Gli etologi sostengono che il maschio è istintivamente portato ad avere più rapporti per propagare la specie; per la psicoanalisi l’uomo ha bisogno di verificare continuamente la sua efficienza sessuale. La domanda arcaica che nasce da piccoli è: il mio pene funziona bene? I cosiddetti “traditori seriali” sono uomini profondamente insicuri e, con il continuo tradimento, cercano disperatamente la risposta a quel quesito che racchiude in sè un’angoscia più profonda, derivante dal confronto con la figura paterna idealizzata. Il tradimento è strettamente collegato ad una sofferenza: non è facile tradire senza somatizzare, senza provare ansia o senso di colpa.

Si ringrazia la Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta
www.psicologiadonna.it

Fonte: http://www.margherita.net/salute_donne/psicologia/rapporticoppia.html

Cambiare la propria vita

11 novembre 2009

Cambiare la propria vita10 cose da fare per cambiare la propria vita, adesso

Sentiamo spesso parlare di piccole azioni che possono avere un impatto decisivo sulla nostra vita. Ecco dieci di queste piccole azioni che, se compiute con determinazione, produrranno in voi una vera e propria rivoluzione sui piani fisico, mentale, emozionale, spirituale e finanziario!

1. BEVETE ACQUA PURA

I nostri corpi sono composti per il 70% di acqua. Il fatto di bere acqua non pura è responsabile di molte malattie comunemente attribuite ad altre cause. Pertanto, vi consiglio di prendere seriamente in considerazione l’eventualità di installare in casa vostra un buon sistema di filtraggio, o di distillazione dell’acqua, come ce ne sono oggigiorno diversi in vendita presso i negozi e le ditte di articoli ecologici per la casa.

Inoltre, bisogna tener conto del fatto che la maggior parte delle persone vive in uno stato di disidratazione pressoché costante. Non basta bere soltanto quando si ha sete. Per di più, bevande come il tè e il caffè disidratano ulteriormente il corpo, peggiorando così il problema. Anche la disidratazione provoca molte gravi malattie. Perciò, vi consiglio di bere ogni giorno almeno dagli 8 ai 12 bicchieri d’acqua il più possibile pura, o preferibilmente di più.

2. FATE REGOLARMENTE ESERCIZIO FISICO

L’esercizio può rallentare, e persino invertire (almeno in parte), il processo di invecchiamento. Vi ammalerete di meno ed avrete più energia da usare durante tutta la giornata. E la cosa migliore di tutte è che l’esercizio fisico è qualcosa di cui si può beneficiare a qualsiasi età.

L’hatha yoga è eccellente perché tonifica gli organi interni, oltre ad allungare ed a rafforzare dolcemente i muscoli. Ma anche semplicemente camminare per 15-20 minuti al giorno può essere una pratica estremamente benefica. In ogni caso, consultate il vostro medico di fiducia per verificare il vostro attuale stato di salute e per farvi consigliare sulle forme di esercizio fisico più adatte a voi.

3. MEDITATE

Chi medita regolarmente spesso ha un’età biologica di 10, o, addirittura, 20 anni inferiore alla propria età cronologica! Se mediterete regolarmente anche voi, vi sentirete anche più centrati in voi stessi per tutta la giornata, nonché più consapevoli delle vostre emozioni, ed assai più in grado di affrontare efficacemente le sfide della vita.

Già semplicemente sedervi da soli in un posto tranquillo, chiudere gli occhi e seguire con l’attenzione il passaggio del vostro respiro che entra ed esce dal corpo costituisce una superba forma di meditazione. In ogni caso, potete facilmente trovare altre forme di meditazione, che possono migliorare ed arricchire profondamente la vostra vita. La meditazione vi renderà una persona più gentile, più dolce e più paziente. Inoltre, vi aiuterà ad apprezzare di più la vita.

4. PERDONATE

I rancori assorbono energie cerebrali che potrebbero essere sfruttate molto meglio, impedendoci così di “funzionare” al meglio delle nostre possibilità. Ciò su cui concentriamo la nostra mente cresce e si sviluppa, e ciò vale anche per l’odio. Pertanto, è impossibile raggiungere veramente grandi risultati per noi stessi quando molta della nostra energia è bloccata in sentimenti negativi.

Ricordate che perdonare è qualcosa che fate soprattutto per voi stessi. Perdonare significa liberare una quantità incredibile della vostra energia. Perciò, lasciate andare tutti i rancori, per quanto antichi e apparentemente radicati possano essere, e cercate la riconciliazione. Se vi sembra troppo difficile, cominciate con i rancori più piccoli, per arrivare gradualmente a quelli più grandi.

5. LIBERATEVI DALLE VECCHIE CIANFRUSAGLIE

Se volete che la vita vi offra nuove opportunità, dovete far spazio per esse. Liberatevi dalle cose del passato che non vi servono più, ma che finora avete continuato a trattenere per qualche forma di attaccamento e di paura. Può trattarsi di ripulire cassetti, armadi, la cantina, vecchi rapporti, o modi di pensare ormai superati. Rimanendo attaccati tenacemente al passato non riuscirete a far spazio per il futuro.

Perciò, guardate nei vostri cassetti e liberatevi delle cose che non avete usato per più di un anno, o due. Riesaminate i rapporti nella vostra vita e vedete quali vi stanno portando dove volete andare e quali invece vi stanno trattenendo dall’arrivarci. Ripulite la vostra scrivania. Liberate il vostro computer da vecchi files che non servono più. Dopodiché, lasciate entrare aria nuova nella vostra vita!

6. LIBERATEVI DI TUTTI I VOSTRI DEBITI FINANZIARI E INVESTITE

Se il fatto di non dovere una lira a nessuno è solo un sogno per voi, cominciate a mettervi all’opera oggi stesso per trasformare questo sogno in realtà. Mettete da parte ogni mese il 10% del vostro reddito per usarlo allo scopo di ridurre e saldare i vostri debiti.

Il debito finanziario è una delle principali cause di preoccupazione nella vita di una persona. Eppure, ognuno di noi può riuscire a mettere da parte il 10% del proprio reddito se vuole davvero farlo. Fatelo regolarmente, finché non diventerà un’abitudine, e presto vi ritroverete a mettere da parte il 20%. Una volta applicato questo procedimento ai vostri debiti, riuscirete presto a non avere più debiti. Riuscite ad immaginare come vi sentirete liberi?

7. CURATE I VOSTRI RAPPORTI

Quasi tutto ciò che vogliamo nella vita lo otterremo attraverso altre persone. Inoltre, la capacità di costruire dei buoni rapporti personali è una delle cose più importanti nella vita, a tal punto da compensare eventuali problemi che possiate avere in altri campi. Le persone che vanno d’accordo con gli altri progrediscono più in fretta di quelle che sanno semplicemente far bene il loro lavoro, e sono sempre le ultime ad essere licenziate (e se ciò accade, riescono, di solito, con facilità a trovare un altro lavoro).

Pertanto, è di vitale importanza che impariate a rapportarvi con gli altri in modo eccellente. Se non siete bravi in questo campo, tutti gli altri vostri sforzi potrebbero risultare inutili. Studiate, dunque, con costanza i rapporti umani e applicate subito le lezioni che imparate, al fine di diventare molto bravi a rapportarvi con gli altri.

8. STABILITE I VOSTRI TRAGUARDI

Cercate di avere dei traguardi specifici, metteteli per iscritto, con tanto di date entro le quali intendete raggiungerli. Fatelo in ogni area della vostra vita: in campo fisico, mentale, emozionale, lavorativo, ecc.

Le persone che fanno questo hanno MOLTO più successo delle altre. Quelle che non lo fanno, invece, molto spesso sono come barche alla deriva nel mare. Davvero! – una persona senza obiettivi specifici è come una nave che naviga in mezzo all’oceano senza un capitano e senza un equipaggio. Le possibilità di arrivare ad un porto specifico sono minime. Eppure, la maggior parte delle persone vive così la propria vita.

Proponetevi dunque il traguardo di avere dei traguardi specifici in ogni area della vostra vita, di metterli per iscritto e di riguardarveli ogni giorno.

9. PIANIFICATE OGNI GIORNO

Per massimizzare la vostra produttività, pianificate in anticipo ogni vostra giornata. Fate una lista di “cose da fare”, che comprenda tutte le cose importanti da realizzare nel corso della giornata.

Stabilite, poi, delle priorità, classificando con una “A” le cose più urgenti, per esempio; con una “B” quelle ugualmente importanti, ma meno urgenti, e con una “C” le cose che non sono, né urgenti, né particolarmente importanti, e via di seguito. Naturalmente, cominciate a svolgere i compiti “A”, per poi passare alle altre categorie. Le cose non importanti, invece, potete anche delegarle ad altri.

Sviluppate l’abitudine di rendere conto a voi stessi di ogni mezz’ora del vostro tempo. Questo è ciò che fanno molte persone di successo.

10. TENETE UN DIARIO

Una vita degna d’essere vissuta è anche una vita degna di essere registrata. Tenete un diario privato, dove potete registrare eventi significativi, la vostra reazione ad essi, nonché cosa provate di fronte a certe situazioni, e cosa imparate da esse.

Tenere un diario, inoltre, risveglia la vostra capacità di intuizione e approfondisce il vostro contatto con lo Spirito.

di Asoka Selvarajah

Fonte: http://www.pomodorozen.com/zen/category/rapporti-umani/

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