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Il pensiero e la gabbia della mente

16 aprile 2010

La mente non é noi: tutti i nostri pensieri vengono da una Mente ben piú vasta della nostra, universale.
Sri Aurobindo

Il pensiero non è qualcosa che produciamo, ma una “sostanza” nella quale siamo immersi. È il nostro habitat naturale, nel quale agiamo e creiamo effetti e rispondenze. Noi infatti “elaboriamo” pensiero, non lo produciamo: il pensiero non è parte di noi, non ci appartiene. Siamo abituati ad identificarci nei nostri pensieri, ma la verità è che noi siamo solo il canale attraverso il quale scorrono.

L’essere umano partecipa ad un ecosistema multidimensionale di energia-pensiero. L’uomo riceve pensiero elaborato da specie “inferiori” (meno complesse) ed elabora pensiero-cibo per specie “superiori” (piú complesse), all’interno di una vera e propria “catena alimentare”.

È interessante considerare che noi, nella nostra attuale condizione, non solo non produciamo pensiero, ma non siamo neppure fruitori del pensiero che elaboriamo, o meglio, non lo siamo in tempo reale. Quando crediamo di pensare, ci stiamo semplicemente ricordando di aver elaborato “qualcosa” che la mente ha adattato a sé, rielaborando i nostri pre-giudizi. Praticamente viviamo in una “differita” della realtá, riveduta e corretta dalla mente.

Se viviamo in un’illusione della mente, come possiamo “essere”?
Se non pensiamo, come possiamo “agire”?

Noi non siamo mai nel “qui e ora”, ma sempre nel passato o nell’idea del futuro, comunque elaborata secondo il nostro schema di abitudini e di preconcetti. Noi viviamo nel “ricordo”.

Usare davvero il pensiero significa essere capaci di una consapevolezza e di un potere che abbiamo disimparato ad applicare. E ricordiamoci che l’elaborazione del pensiero non avviene nel cervello. Il cervello é solo un coordinatore della mente: l’elaborazione del pensiero é un atto che riguarda tutto il nostro corpo ed in particolare alcuni organi come l’intestino e il cuore.

Ma questo “pensiero”, che canalizziamo ed elaboriamo, che ci permette di elaborare la realtá e di partecipare ad un ecosistema di intelligenze, é proprio quello che ci serve per evolverci? Intendo dire, non solo per progredire e per svilupparci come specie senzienti, ma per evolverci come Coscienza?
La vera
coscienza, la vera consapevolezza, é libera dai vincoli della mente. É libera dai processi mentali, emancipata dal pensiero che costringe la nostra percezione entro i limiti dei sensi, delle tre dimensioni e del tempo. Quando siamo consapevoli siamo semplicemente qui, e quindi dappertutto, ed ora, e quindi nell’eterno. Non esiste altro luogo e sopratutto non esiste altro tempo, non esistono i vincoli del passato, le limitazioni del ricordo e della memoria che ci costringono entro schemi e processi vecchi, abitudinari e pre-programmati, da noi stessi o da altri. E non esiste la tensione del futuro che mai ci permette di essere ció che siamo. Il flusso di pensiero cessa finalmente. Da quel momento, in quel momento, siamo noi ad essere, a produrre il Pensiero.

Solo se riusciamo ad emanciparci dal ricordo possiamo essere nel presente. Ma non basta: solo se riusciamo e uscire dal flusso del pensiero possiamo eludere i programmi che ci allontanano dalla realtá di noi stessi e delle cose. Non si tratta solo di smettere di vivere nel ricordo e quindi di usare finalmente il pensiero in tempo reale, ma di uscire dal flusso del pensiero elaborato, di cominciare a CREARE il pensiero, essere il pensiero, anzi, superare l’idea stessa di pensiero.
Questo é possibile solo se ne siamo fuori: allora la mente, che genera l’illusione dei sensi e del tempo, si ferma e nasce la percezione del Vero, la consapevolezza del Reale.

I flussi di pensiero, che permettono lo sviluppo delle specie viventi, sono il trampolino ma anche la gabbia dell’evoluzione superiore, il confine che le forme-ponte devono trascendere. Sui flussi di pensiero viaggiano i limiti del pre-concetto e sono essi stessi il supporto dei programmi di controllo mentale architettati da noi stessi cosí come da forze sfruttatrici e predatorie.
La meditazione é non-mente, non-tempo. Fermare la mente significa fermare il tempo (concetto caro ad Osho ma anche tipico del Buddismo Tibetano – si legga a questo proposito “Spazio, Tempo e Conoscenza” di Tarthang Tulku).

Sappiamo che i flussi di pensiero non conducono solo la sostanza-pensiero da elaborare ma per loro natura trasportano idee pre-elaborate, ovvero programmi mentali, e sono direttamente connessi con la struttura temporale della nostra realtà, dove burattini e burattinai condividono un’illusione e sono persi, sebbene in modi diversi, nel medesimo dramma umano: la distrazione dalla consapevolezza individuale (= realtà).
Approssimandoci al 2012, e comunque giá da alcuni anni di questa potenziale Nuova Era, le linee energetiche planetarie vengono man mano “resettate”, come effetto dell’allineamento galattico (che peraltro altererá  il campo magnetico terrestre, altro supporto ai processi di controllo).

Tutto questo produrrà nuove e straordinarie condizioni di rinnovamento spirituale, ma la densitá temporale, e quindi il flusso di pensiero che attraversa il nostro mondo, si sta già riducendo sensibilmente, dandoci la possibilitá quindi di sfruttare un momento eccezionale per liberarci dal “baco”, esprimere appieno la nostra possibilitá di coscienza, emanciparci dall’illusione della mente e dai programmi di controllo, essere finalmente produttori di pensiero e quindi svolgere appieno il nostro ruolo di forme-ponte, irrorando l’esistente con il nostro pensiero prodotto e avvicendando cosí le forze vicarie della natura che hanno finora presieduto ai processi evolutivi di questa potenziale realtá.

Essere legati al pensiero o essere preoccupati per i fenomeni che possono riguardarci nel nostro prossimo futuro significa non cogliere quanto davvero sta accadendo e, anzi, rischiare di operare al fine di trovare “soluzioni” per evitare possibilitá straordinarie che a volte vengono percepite (o fatte percepire) come problemi.
Il vuoto del pensiero é la libertà dell’anima.

In anteprima un estratto del libro di Carlo DorofattiNient’altro che se stessi. Incanti e disincanti della nuova era” (Nexus Edizioni, 2010)…

Fonte: http://www.scienzaeconoscenza.it

L’Intenzione: un effetto a luce diffusa

26 marzo 2010

Si può considerare l’intenzione come un’energia globale in grado d’influenzare qualsiasi cosa si trovi lungo il suo percorso?

La domanda è stata investigata dal fisico tedesco Fritz-Albert Popp e dai suoi collaboratori, a Neuss, in Germania, studiando la debole corrente di luce – emissioni di biofotoni – emanata da tutti gli oggetti viventi.
In uno studio molto interessante, un collaboratore di Popp, lo psicologo olandese Eduard Van Wijk, posizionò un contenitore pieno di alghe accanto a un guaritore e a un suo paziente, misurando poi le emissioni di fotoni delle alghe durante le sedute di guarigione e i nei momenti di pausa.

Dopo aver analizzato i dati, Van Wijk scoprì delle sorprendenti alterazioni nella quantità di fotoni emessi dalle alghe. La qualità delle emissioni cambiò in modo significativo durante le sedute terapeutiche, come se le alghe fossero state bombardate dalla luce. Con tutta probabilità, si verificarono anche ulteriori cambiamenti nel ritmo delle emissioni, come se le alghe si fossero assuefatte a una fonte di luce più forte.

Esperimenti sull’intenzione legati alla germinazione

Attualmente i nostri esperimenti sull’Intenzione sostengono l’idea che questa possa influenzare qualsiasi cosa si trovi lungo il suo percorso.
Finora abbiamo condotto sei esperimenti sull’Intenzione legati alla Germinazione – uno via Internet, con partecipanti provenienti da ogni parte del mondo, e altri cinque lo scorso anno, davanti a un pubblico di vario tipo, nel corso del mio programma di conferenze. Agli esperimenti assistettero partecipanti di Sydney, Australia (600), Rheinbeck, New York (100), Hilton Head, North Carolina (500), Palm Springs, California (130) e Austin, Texas (120).

Come potete ricordare (vedi n°23 – verificare), nel corso degli esperimenti, chiedevamo al pubblico di scegliere uno dei quattro gruppi di semi (30 semi per gruppo), e poi d’inviare ad esso l’intenzione che crescessero di “almeno 3 cm. a partire dal quarto giorno di crescita”.
Recentemente, lo psicologo Gary Schwartz ha analizzato i nostri sei esperimenti sulla germinazione concentrandoli in risultati che sono stati presentati e pubblicati dal 25 al 28 giugno al convegno della Society for Scientific Exploration.

I dati del Dott. Schwartz mostrano che l’intenzione inviata ha prodotto un effetto incisivo. I semi oggetto dell’intenzione sono cresciuti in media di 8 millimetri in più rispetto a quelli di controllo.Tuttavia, altri risultati affascinanti ci suggeriscono che l’intenzione può avere un effetto diffuso agendo con la sua influenza a livello globale nei giorni stessi in cui viene inviata, anche se l’effetto maggiore è riservato all’obiettivo vero e proprio.Al termine, il tecnico di laboratorio del Dr. Schwartz, Mark Boccozzi (di cui il gruppo selezionato non era a conoscenza) piantò altri 120 semi in condizioni standard. Alla fine dei cinque giorni, i semi furono raccolti e misurati in millimetri.

Come seconda condizione di controllo, in parallelo ad ogni esperimento sull’Intenzione Mark effettuò un esperimento di controllo separato. Questa volta selezionò e preparò altri 120 semi divisi in quattro gruppi, qualificandone uno quale “gruppo-intenzione” (sebbene ad esso non venisse inviata alcuna intenzione a distanza), e, come con gli altri esperimenti, li piantò, per poi raccoglierli e misurarne la crescita dopo cinque giorni. Di fatto questo esperimento doveva agire come un controllo di seconda serie – un controllo del controllo.

Analisi complesse

In seguito il Dr. Schwartz ha condotto una varietà di complesse analisi sulla crescita di tutti e sei gli esperimenti dell’Intenzione e dei sei esperimenti di controllo.
Confrontò la crescita totale dei semi bersagliati con quella di tutti i semi non bersagliati; la crescita di tutti i semi degli esperimenti sull’Intenzione con quella dei semi di tutti gli esperimenti di controllo. Confrontò inoltre tutti i semi cui era stata inviata l’intenzione (quelli negli esperimenti sull’Intenzione, più quelli definiti “semi intenzione” degli esperimenti di controllo) con tutti i semi non bersagliati in tutti e 12 gli esperimenti.

Sono emersi vari risultati affascinanti. In media, i semi oggetto dell’intenzione erano cresciuti di 56 mm. contro i 48 mm dei semi non bersagliati. Questo significa che i semi oggetto dell’intenzione erano in media 8 mm. (circa un terzo di un pollice) (più alti di quelli di controllo. In contrasto, i semi degli esperimenti di controllo sull’intenzione variarono solo di 2 mm.
Ma l’effetto maggiore si ebbe confrontando i risultati della crescita totale della pianta oggetto dei nostri esperimenti sull’Intenzione con la crescita totale della pianta degli esperimenti di controllo.
Il Dott. Schwartz ha evidenziato un effetto molto significativo – con una possibilità dello 0,00001% che si trattasse di un risultato puramente casuale.

Questo suggerisce che nei giorni in cui fu inviata l’intenzione tutte le piante crebbero di più di quelle degli esperimenti di controllo, anche se le piante oggetto dell’intenzione diventarono più alte di tutte.
Curiosamente non ci fu alcuna differenza tra i semi bersagliati e quelli non bersagliati degli esperimenti di controllo. I semi denominati “semi dell’intenzione” crebbero quasi della stessa misura – appena 2 mm. più piccoli – di quelli non bersagliati; una differenza non significativa.

A portata di luce

Questi affascinanti risultati ci conducono verso una più ampia comprensione della complessa forza dell’intenzione. Può essere che l’intenzione non migliori solo l’obiettivo verso cui è rivolta ma anche tutto ciò che si trovi alla sua portata.
Fritz Popp scoprì, nei suoi esperimenti, che applicando un unguento sul corpo, questo modificava le emissioni di luce non solo dal punto in cui era stato applicato, ma anche da parti del corpo situate a distanza.

Questo suggerisce che innumerevoli segnalazioni non locali avvengono non solo in un singolo organismo, ma nel caso dei nostri semi, tra i semi stessi.
Ancora una volta i nostri esperimenti suggeriscono che gli oggetti viventi registrano le informazioni da tutto l’ambiente, e non solo tra due entità comunicanti.

Si potrebbe anche affermare che, una volta modellato, un pensiero si diffonde interagendo con tutto ciò che incontra sul suo percorso.

di Lynne McTaggart

Per gentile concessione di Living the field (www.livingthefield.com) e Lynn McTaggart
Lynne McTaggart è autrice tra gli altri del best-seller Il campo del punto zero (Macro Edizioni 2003, nuova edizione 2008) e La scienza dell’intenzione (Macro Edizioni – 2008). Per partecipare al suo prossimo esperimento sull’intenzione, collegati al sito www.theintentionexperiment.com, registrati in anticipo e segui le istruzioni.

Fonte: http://www.scienzaeconoscenza.it

L’importanza del sonno

15 marzo 2010

Trascorriamo un terzo della nostra vita dormendo, ecco perché il sonno è per tutti noi un’esigenza assolutamente indispensabile per il quotidiano ripristino dell’equilibrio del nostro corpo e della nostra mente.

Nell’antica Grecia il sonno era rappresentato come un adolescente che corre leggero sulla terra per donare agli uomini il riposo del corpo e della mente, portando nella mano sinistra un papavero e nella mano destra un recipiente colmo del suo succo. Il sonno è sinonimo di quiete, distacco dalle fatiche quotidiane e recupero di energia in vista di una nuova giornata.

Il sonno è, per l’organismo, un momento essenziale di riposo e di benessere: rallentano i battiti del cuore e il ritmo del respiro, cala la pressione del sangue, si riduce il tono muscolare, vengono favoriti tutti i processi di rigenerazione e crescita, si fissano nella memoria le esperienze fatte durante la veglia. Il sonno serve, inoltre, a fare pulizia di tutte le conoscenze inutili acquisite durante il giorno, a riordinare gli stimoli che abbiamo ricevuto e a selezionare le esperienze vissute. In altre parole, il sonno serve anche a liberarci dal peso delle esperienze vissute, infatti più aumenta l’attività di apprendimento, più c’è bisogno di dormire.

Che cos’è l’insonnia?

Che cos’è l’insonnia?L’insonnia si presenta, di solito, come un disturbo momentaneo, dovuto ad un evento stressante; sotto questa forma può colpire qualsiasi categoria di persone e, in genere, ha la durata del periodo negativo che si sta attraversando. Con il termine insonnia viene indicata la sensazione di non aver tratto sufficiente beneficio dal proprio sonno, perché ci siamo svegliati troppo presto e non siamo più riusciti a riaddormentarci, perché non abbiamo chiuso occhio fino all’alba e poi proprio mentre dormivamo della grossa è suonata la sveglia, perché abbiamo dormito ma il sonno è stato sempre leggerissimo e abbiamo avuto la sensazione di essere costantemente vigili.

In generale, possiamo affermare che i sintomi comuni dell’insonnia sono: difficoltà ad addormentarsi, qualità del sonno insoddisfacente, frequenti risvegli durante tutta la notte. Dormire male o dormire meno di quanto è necessario rappresenta sempre una severa limitazione. Infatti, dormire poche ore, di per sé, non è un problema, poiché ciascuno dorme in base alle sue necessità, che possono essere influenzate dall’età, dalla stagione o dalle condizioni ambientali. Al contrario, dormire costantemente per un numero di ore minore rispetto a quello che sentiamo come necessario, ci porta ad accumulare un “debito di sonno” sempre più ingente, in grado di influenzare la nostra attività quotidiana, il nostro umore e, più in generale, la qualità della nostra vita.

Quanti tipi di insonnia ci sono?

Ci sono vari tipi di insonnia e possono essere raggruppati in due grossi insiemi, il primo annovera episodi sporadici, quasi sempre determinati da stati ansiosi passeggeri, il secondo è costituito da disturbi cronici e persistenti che incidono in modo determinante sul benessere e sulle prestazioni della persona.

In generale, comunque, l’insonnia è un sintomo, non una malattia. Pertanto può manifestarsi in maniera differente durante tutto l’arco di vita di una persona. Da bambini si parla di disturbi del sonno, legati per lo più alla difficoltà di addormentamento e all’ansia da separazione; da adolescenti, l’insonnia può scatenarsi in seguito a stati di ipereccitabilità emotiva dovuti ai cambiamenti ormonali e di stile di vita caratteristici di questa fase della crescita; da adulti, l’insonnia è generata dall’accumulo di tensioni nervose e preoccupazioni familiari e/o professionali che rendono difficoltoso l’abbandono necessario all’instaurarsi di un buon sonno ristoratore; da anziani, l’insonnia è legata al complessivo mutamento degli equilibri neurovegetativi ed emotivi caratteristici di questa fase della vita.

Le cause dell’insonnia

Le cause dell’insonnia possono essere tante, sia organiche che psicologiche. L’insonnia può essere causata, infatti, oltre che da disagi psichici e stress, anche da malattie organiche che solo uno specialista può diagnosticare. Troppo spesso l’insonnia viene considerata fine a se stessa, invece può nascondere situazioni cliniche anche gravi e può costituire un preciso segnale d’allarme. Per quanto riguarda le cause, in genere si distinguono un’insonnia detta primaria e una secondaria; nella primaria non è riconoscibile nessuna chiara causa, mentre nella secondaria è possibile riconoscere sia cause fisiche che psichiche.

Le conseguenze dell’insonnia

L’insonnia può comportare numerose conseguenze sullo stato di salute di chi ne soffre. Tra le più preoccupanti vi sono gli anormali sbalzi di pressione generati dai risvegli frequenti, che aumentano il rischio di patologie cardiovascolari e possono condurre all’ipertensione arteriosa, e le modificazioni del metabolismo dei carboidrati e delle funzioni dell’apparato endocrino, che comportano l’invecchiamento precoce e la riduzione delle difese immunitarie.

Se l’insonnia dura a lungo, la persona che ne soffre può pensare di non riuscire mai più a riposare correttamente: la camera da letto e l’oscurità non rappresentano più elementi conciliatori del sonno, ma nemici da evitare. Non riuscire a dormire, inoltre, riempie d’angoscia l’insonne, perché lo induce a pensare che il giorno dopo non sarà abbastanza “in forma” per affrontare la quotidianità. Questo disturbo viene solitamente denominato “insonnia psicofisiologica”.

Diagnosticare l’insonnia

La grande diffusione dei disturbi del sonno, ed in particolare dell’insonnia, ha fatto sì che questi vengano spesso sottovalutati, considerati un fenomeno “normale” o un fastidio contingente, anche quando durano per molte settimane consecutive o si presentano a scadenze regolari e ravvicinate. Poiché l’insonnia a breve termine non è una malattia rischiosa per la salute, chi ne soffre pensa di poterla arginare bevendo una camomilla o una tisana la sera, e qualche tazzina di caffè in più il giorno dopo.

Al contrario, in questo modo si finisce per accumulare un debito di sonno invalidante e si aggrava il rischio di una cronicizzazione del disturbo.La diagnosi precoce e il trattamento tempestivo dell’insonnia, invece, prevengono l’aggravamento del disturbo e il presentarsi di tutte quelle complicanze che sono legate alla cronica privazione di sonno: invecchiamento precoce, disturbi psicologici e comportamentali, ipertensione arteriosa e maggior rischio di patologie cardiovascolari.

Le regole del buon sonno

- Dopo le ore 17.00, ridurre il consumo di caffè, tè, coca cola, cioccolato, ed altri eccitanti.
- Limitare il vino e gli alcolici, che in piccola quantità risultano sedativi, ma quando si eccede possono eccitare.
- Bere un bicchiere di latte tiepido prima di andare a dormire bere un bicchiere di latte tiepido prima di andare a dormire: contiene   oppiacei naturali, le caseomorfine, che favoriscono sonni tranquilli.

- Mangiare leggero, specialmente la sera: pasti troppo ricchi, a base di carne, condimenti e grassi animali disturbano il sonno e possono causare risvegli notturni. Dare la precedenza a cereali integrali, verdure cotte e latticini leggeri.
- Limitare la TV, evitare spettacoli troppo coinvolgenti e “sonnellini” davanti allo schermo.
- Praticare regolarmente attività fisica durante il giorno, ma evitarla nelle ore del tardo pomeriggio o prima di andare a letto.

- Praticare yoga, training autogeno o ginnastica dolce: aiutano a rilassarsi ed a ritrovare la capacità di abbandonarsi al sonno.
- “Staccare” da ogni fatica mentale almeno tre ore prima di andare a letto.
- Areare la camera da letto prima di coricarsi o, se la temperatura esterna lo permette, dormire con la finestra aperta. Mantenere in ogni caso una temperatura sui 16-18 gradi.
- Evitare di tenere piante o fiori in camera perché consumano ossigeno.

- Il colore delle pareti della camera può avere un’influenza rilassante: scegliere toni chiari e neutri.
- Il materasso non deve essere né troppo duro, né troppo soffice. Eliminare guanciali troppo alti: si dorme meglio su quelli piatti.
- Provare a tenere gli occhi aperti al buio, quando si sente che si chiudono resistere ancora per qualche secondo: ciò stimola il sonno.

- Coricarsi, alzarsi e mangiare ad orari regolari, in modo da non alterare i ritmi circadiani. Individuare il proprio numero di ore di sonno (da 6 a 10) e rispettarlo (a meno di impegni o recuperi).- Se vi è necessità di recupero e se ne ha la possibilità, concedersi un sonnellino di una ventina di minuti, senza superarli, però, altrimenti si entra nelle ultime fasi del sonno profondo dalle quali ci si sveglierebbe a disagio e con la mente confusa.

Curare l’insonnia: farmaci tradizionali e medicina naturale

Curare l’insonnia: farmaci tradizionali e medicina naturale le medicine tradizionali, costituiscono una soluzione rapida ed efficace per insonnie improvvise ed intense, purché usate per brevi periodi. Spesso vengono prescritti sedativi, antidepressivi e altri farmaci specifici per rilassare il soggetto e conciliare così il sonno. Sono particolarmente indicati per la cura delle insonnie acute o di breve termine, ma devono essere assunti sotto stretto controllo medico per gli effetti collaterali.

Per quanto riguarda la Medicina naturale, tre sono le possibilità terapeutiche più efficaci nella cura dell’insonnia: l’agopuntura, l’omeopatia, la fitoterapia.

Le terapie anti-insonnia

- Terapia di restrizione del sonno. Il paziente viene invitato a ridurre il numero di ore passate a letto fino ad eguagliare il tempo medio di sonno effettivo.
- Rilassamento condizionato con metronomo. Al momento di coricarsi, il paziente ascolterà un metronomo, ai cui battiti accoppierà istruzioni verbali di rilassamento.

- Desensibilizzazione. Si tratta di far associare al rilassamento immagini turbative del sonno e generatrici di ansia, “immergendo” il paziente nella situazione ansiogena, ma contemporaneamente educandolo ad affrontarla.
- Controllo degli stimoli. Se intervengono pensieri che impediscono il sonno il paziente si dovrà alzare dal letto ed andare in un’altra stanza. Qui egli potrà leggere o fare altre cose che non siano fare ginnastica, bere alcolici o mangiare fino a sentirsi di nuovo desideroso di dormire. Allora egli potrà tornare a letto chiudendo gli occhi. Se necessario questo procedimento dovrà essere ripetuto più e più volte.

- Rilassamento muscolare progressivo. Il paziente viene invitato a contrarre determinati gruppi di muscoli (per esempio avambracci, bicipite, collo), a mantenerli in tensione e a registrarne mentalmente la sensazione. Al termine di questo addestramento il paziente impara a controllare la tensione muscolare tonica presente prima di iniziare il sonno.
- Tecniche di rilassamento mentale. Richiedono il raggiungimento di uno stato mentale di rilassamento. E comprendono forme di autoinduzione tramite training autogeno, centrato su sensazioni di calore e pesantezza di specifici gruppi muscolari (per esempio, braccia o gambe), meditazione, centrata su stimoli mentali (parole, frasi, immagini o suoni), ecc.

A cura di Norina Wendy Di Blasio

Fonte: http://www.gynevra.it

Bibliografia

Dormire Bene. Buona Notte!!! CD

Dormire Bene

Prendere Sonno e Dormire Bene

La Via del Qigong

3 marzo 2010

Il Qigong agisce sui vari livelli della nostra struttura psicofisica e fa in modo che l’energia vitale – il Qi – circoli liberamente e in modo equilibrato affinché possa esserci salute fisica, emotiva e spirituale.

Fin dall’antichità, in Cina sono state sviluppate delle tecniche di salute per guarire da ogni tipo di malattia, per riequilibrare il corpo, ma anche per aumentare l’energia vitale dell’individuo ed interagire con essa in molte maniere. L’insieme di queste tecniche, in epoca contemporanea, ha preso il nome di “Qigong”.

Questo nome ha un significato molto ampio ed insieme molto profondo; per comprenderlo fin dall’inizio nel modo giusto, possiamo anche analizzarne un altro: “gongfu” (lett. “Maestria”). Gongfu è un termine che significa ottenere qualcosa attraverso l’impegno, la costanza e la pazienza (dove “gong” significa “lavoro che richiede forza, quindi meritorio”, e “fu” sta per “uomo cresciuto, uomo maturo o Maestro”). Nel termine Qigong, abbiamo quello stesso “lavoro meritorio” fatto sul Qi (energia vitale, soffio, respiro,…).

Sulla base della stretta correlazione tra spirito e corpo, è stata sviluppata una pratica fisica, respiratoria e mentale che, rafforzando l’organismo sano e curando quello malato, aiuta la circolazione dell’energia vitale in noi, attraverso la cooperazione di corpo, respiro e mente. Questa cooperazione è fondamentale: il corpo, il respiro, la mente, l‘energia, lo spirito, … sono elementi, espressioni di un’unità: l’essere umano! Ognuno di questi elementi è parte e forma dell’altro, perciò è in grado di interagire con gli altri, di influenzare e modificare gli altri.

L’organismo quindi, come insieme organico, completo di tutti questi elementi, ha bisogno di un corrispondente insieme di pratiche e “ginnastiche” che possano stimolare e controllare la salute sia fisica (del corpo e del respiro), sia mentale, energetica e spirituale. Il Qigong è tutto questo! Il Qigong è l’arte di coltivare il Qi, accrescerlo, rafforzarlo e raffinarlo, attraverso tecniche esterne e spirituali: respirazione, postura e movimento, concentrazione mentale e meditazione.

L’insieme delle sue tecniche, elaborato e sviluppato attraverso i millenni con lo scopo di favorire e mantenere la salute, donare longevità, forza e conoscenza, in vista di una realizzazione anche spirituale, è anche parte importante della Medicina Tradizionale Cinese. La struttura portante del metodo di pratica e di terapia in cui consiste il Qigong, è infatti quella della MTC, poiché ha alla base le stesse leggi (oltre agli stessi principi filosofici), le stesse modalità interpretative e diagnostiche: concetto di energia (Qi), legge dello Yin/Yang; legge dei cinque movimenti, livelli energetici, meridiani, ecc.

Dalla MTC, però si distanzia quando si definiscono gli scopi e le tecniche di pratica personale e di terapia sull’altro. Infatti il Qigong considerato parte della MTC, è solo una parte di quello che rappresenta il mondo filosofico, culturale e tecnico alla base della pratica e della terapia del Qigong. Dal punto di vista terapeutico, il substrato culturale e tecnico su cui si fonda il “lavoro sul Qi” è la Medicina Popolare ed il suo processo di sviluppo nel corso della storia, quella praticata ancora oggi, tradizionalmente, dai maestri di Qigong nelle campagne o nei villaggi, basata sulla vera sensibilità personale e sulla capacità di interagire a livello energetico con il mondo esterno e con le altre persone, … tutto questo molto prima della vera e propria canonizzazione attuata da quella che attualmente è diventata la Medicina Tradizionale Cinese in uso negli ospedali e diffusa per tutto il mondo.

Per quanto riguarda la pratica personale più profonda, le fondamenta sono quelle che mettono insieme le antiche pratiche di longevità taoiste, le tecniche per un lavoro interiore utilizzate nei templi dai monaci buddisti per una crescita della consapevolezza spirituale, o dai praticanti delle arti marziali per una base di preparazione più approfondita che comprendeva proprio una cooperazione di corpo – respiro – mente attraverso lo stesso “lavoro sul Qi”. Dal punto di vista sia della pratica personale, sia della terapia, il Qigong fornisce, dunque, al praticante un grande strumento di conoscenza e di salute per sé e per gli altri: favorisce lo sviluppo della consapevolezza più sottile e potente del Qi.

Quando poi il Qi è sapientemente indirizzato nel proprio corpo o nel corpo delle altre persone, aiuta a guarire eliminando i blocchi, le stasi, i punti deboli nella rete dei vasi e canali del sistema energetico. Gli esercizi praticati forniscono una sapiente guida alla forza vitale che può essere indirizzata in ogni cellula del proprio corpo o proiettata esternamente attraverso le mani, gli occhi e la mente, verso un altro individuo, realizzando una vera pranoterapia guidata e consapevole, dagli alti poteri rigenerativi e di guarigione.

di Vocca Maria Luisa (Marisa)

Fonte: http://www.nonsoloanima.tv

Cibo ed energia

4 gennaio 2010

Mandorle, noci, nocciole, pistacchi, arachidi: da integrare nella dieta di ogni giorno, per fare il pieno di minerali, vitamine, fibre, grassi benefici. Ma soprattutto energia vitale.

Noci: studi recenti hanno attribuito a questi frutti la capacità di tener pulite le arterie e difenderle dall’assalto dei grassi. Esperti del policlinico di Barcellona hanno dimostrato che mangiare otto noci dopo i pasti protegge le arterie dai danni dei cosiddetti grassi “cattivi”. I ricercatori hanno esaminato ventiquattro persone la metà delle quali con livelli di colesterolo moderatamente elevati.

Dopo aver somministrato ai volontari due pasti a base di formaggio grasso e salumi a distanza di una settimana l’uno dall’altro, hanno fornito cinque cucchiaini di olio d’oliva dopo il primo pasto e otto noci (28 grammi) dopo il secondo: ne è emerso che sia l’olio d’oliva sia le noci riducono le reazioni infiammatorie e ossidative che intervengono nelle arterie dopo un pasto troppo ricco di grassi saturi. Le noci si sono dimostrate un valido alleato nel preservare l’elasticità e la flessibilità delle arterie.

Inoltre esercitano un’azione positiva sull’attività sessuale, aumentando la potenza dell’uomo e migliorando la risposta sessuale della donna; grazie al contenuto di manganese favoriscono la funzionalità dell’apparato sessuale. La scienza moderna ha riscontrato nella noce acidi grassi benefici per il sistema nervoso. Mangiare noci fornisce nuovo materiale per la ricostruzione delle cellule e la continua rigenerazione mantiene giovane il sistema nervoso e il cervello.

La presenza di aminoacidi come alanina e acido glutammico, inoltre, favorisce la trasmissione nervosa. In Italia, la varietà di noci più coltivata è quella di Sorrento, pregiata ed antica, dal guscio sottile e gheriglio tenero, saporito e poco oleoso. La raccolta di questa cultivar, ancora saldamente legata alla storia, avviene manualmente ed è seguita dall’essiccamento dei frutti all’aperto, su graticci, in zone ventilate. Nelle noci si trovano vitamina A, B1, PP, calcio, ferro, fosforo e magnesio.

Nocciole: dotate di preziosa vitamina E (la vitamina della giovinezza), sono un’ottima fonte di fitosteroli (sostanze che proteggono dalle malattie cardiovascolari) e consumate regolarmente abbassano i livelli di colesterolo LDL e i trigliceridi nel sangue. Al momento dell’acquisto, le nocciole con guscio vanno scelte pesanti e piene; in commercio si trovano anche sgusciate e confezionate sottovuoto, pronte per uno spuntino veloce.

Le prime si conservano per circa un mese in luogo asciutto, lontano dalla luce; le secondo vanno riposte in frigo dove si conservano per alcuni mesi. La nocciola è un frutto grasso ed energetico, molto digeribile. Contiene vitamina A, B1, PP, C, calcio, fosforo, ferro, magnesio, proteine e molta fibra. Possono essere mangiarne grossolanamente e cosparse sulla macedonia di frutta o sull’insalata.

Mandorle: meno grasse di noci e nocciole, sono anche i meno calorici tra i semi oleosi europei. Prive di vitamina A, le mandorle contengono vitamina B1, B2, PP. Sono un’ottima fonte di magnesio e vitamina E, ma sono anche ricche di calcio e fosforo, fibre, ferro, potassio, zinco e proteine. Le mandorle contengono un enzima che facilita la digestione dei cereali. Sono mineralizzanti, energetiche, equilibranti del sistema nervoso.

La dose giornaliera consigliata è di venti mandorle. Al momento dell’acquisto sarebbe meglio preferire quelle con guscio, conservate in recipienti chiusi e che non emanino un odore rancido. Gli acidi grassi delle mandorle infatti, possono irrancidire facilmente a contatto con l’aria, la luce e il calore. In commercio si trovano anche senza guscio in confezioni sigillate pronte all’uso.

Arachidi:
ricche di proteine e di grassi sono molto energetiche. Hanno un indice glicemico basso, il che le rende adatte ai diabetici. Dopo la raccolta vengono fatte seccare e poi tostate, una pratica comune che serve a evitare il rischio di muffe pericolose. Alla versione sgusciata e salata in superficie è da preferire quella con guscio, meno calorica e priva di sodio aggiunto. Quando si acquistano le arachidi è bene fare attenzione più alla qualità che al prezzo, verificando che i baccelli siano integri e croccanti; all’interno non devono essere scure o ricoperte da una polvere grigia. Le arachidi contengono vitamine del gruppo B, calcio, fosforo, potassio, ferro, zinco, magnesio, fibre.

Pistacchi: Ricostituenti, tonici del sistema nervoso, antianemici e utili nella crescita, sono consigliati nell’alimentazione dei bambini. In commercio si trovano essiccati  al naturale o salati, con o senza guscio. Meglio preferire quelli al naturale (poveri di sodio), con il guscio integro e dal colore brillante. Sono ricchi di proteine, grassi , ferro, calcio, fosforo, magnesio, potassio, vitamina B1. I grassi contenuti nei pistacchi sono al 90% monoinsaturi, adatti a ridurre la colesterolemia e contenere il rischio di malattie cardiache. Si conservano, anche a lungo, in luogo fresco e asciutto, al riparo dalla luce.

Paola Magni

Fonte: http://www.lifegate.it/alimentazione/articolo.php?id_articolo=1715

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