Posts Tagged ‘esperienza’

Le dinamiche della vita di coppia

19 marzo 2009

couple_121La vita di coppia non è un qualcosa di già preconfezionato, ma esige una costruzione costante e paziente da parte di entrambi, sperimentandone la difficoltà e talvolta il fallimento.

Ogni relazione incomincia con un incontro. Un pò alla volta ci si rende conto che si sta bene insieme, che si prova interesse l’un l’altro e si è pronti a rivelare qualcosa di sè.

Tutto è cominciato con un incontro, uno sguardo, un sorriso, una parola. Dopo i primi momenti, si è fatta viva l’esperienza di stare bene insieme, si sono manifestate sempre più intensamente la trepidazione dell’attesa, la gioia dell’incontro , la bellezza di essere in due. Si sviluppa un sentimento di attrazione che rende felici, reciprocamente “diversi” dagli altri amici, per cui si desidera stare da soli, parlarsi comunicare, manifestare la propria predilezione anche con gesti che con altri non si farebbe.

E’ il momento dell’innamoramento: fenomeno indefinibile completamente, non traducibile in termini precisi, le parole possono esprimere solo gli effetti; diviene qualcosa di incontrollabile, spontaneo, può incanalare tutte le attività mentali. Lo scopo è quello di rompere il sistema chiuso della propria personalità individuale, abituando il soggetto a prendere decisioni, a progettare, a pensare e a sentire, tenendo presente l’altra personalità, con le sue aspirazioni, interessi, bisogni.

Progressivamente emerge una realtà nuova: il noi, la coppia. A mano a mano che ci si conosce meglio, è probabile che ci si partecipi l’un l’altro del proprio mondo interiore dei propri sentimenti, così che la vita di ogni giorno diventa sempre più ricca di significato.

E’ scelta gioiosa, entusiasmante, ma anche dura. E’ l’incontro di due storie diverse, di tanti anni vissuti separatamente. Ognuno ha i suoi interessi, le sue idee; di qui viene la ricchezza dell’incontro.

Ognuno deve rispettare la personalità dell’altro e aiutarlo a realizzare se stesso.

Il rapporto a due diviene così scelta di stare insieme, di camminare, di costruire una realtà nuova. Ed è l’amore: offrire la propria disponibilità a donarsi all’altro, con impegno di fedeltà reciproca. E’ il passaggio verso la stabilità, la quotidianità, all’amore come scelta di vita. Tutto questo passa attraverso alcuni momenti di crescita, in cui si è protesi alla conquista di alcune tappe. Il superamento delle proprie posizioni, dei propri modi di pensare, di agire, rappresenta il primo passo concreto per andare incontro all’altro.

Lo svincolo e l’autonomia dalla propria famiglia d’origine, dalle regole, dalle modalità e dalle consuetudini che vigono in essa, rappresenta un passo decisivo per il costituirsi ed il vivere la coppia.

Questo permetterà la definizione delle regole proprie della coppia: regole che potranno essere sia riconosciute e dichiarate da entrambi o quelle implicite, date per scontate ed assodate.

Sarà necessario che i due arrivino entrambi a definire e sperimentare le regole di base del loro rapporto, non lasciando nulla di intentato o all’improvvisazione.

Accanto alle regole si perverrà alla definizione dei rispettivi ruoli all’interno della coppia.

Il passo successivo è quello di costruire il proprio terreno comune: tutto ciò che definisce l’essere di coppia, tutto ciò che diviene patrimonio di entrambi, quindi i progetti, le aspirazioni, l’agire, le scelte che caratterizzano la coppia.

Nel costruire il proprio essere di coppia si dovrà tenere presente alcune dimensioni, che divengono parte fondante della coppia stessa:

- l’attenzione alla persona in quanto tale e prima di ogni altra cosa, quindi rispetto di sè e dell’altro, di ciò che egli è e non come lo vorrei, di ciò che è stato e di ciò che è;

- la stima di sè e dell’altro, avendo fiducia nelle proprie e nelle altrui potenzialità, accettandosi ed accettando tutto quello che costituisce il patrimonio personale di entrambi;

- il realismo della propria e dell’altrui possibilità, chiamando per nome i pregi ed i difetti;

- la trasparenza nel mostrarsi in verità, avendo il coraggio di comunicare all’altro i propri sentimenti profondi;

- la meraviglia dell’altro per come è, scoprendo ogni giorno il lato buono, gioendo e meravigliandoci di queste continue scoperte che rivitalizzano il rapporto;

-          la gratuità nel farsi dono continuo e costante all’altro, mostrando disponibilità ad un aiuto vero e disinteressato.

DOCUMENTAZIONE

Da Eric Fromm:

L’amore non è soltanto una relazione con una particolare persona: è un’attitudine, un orientamento di carattere che determina i rapporti di una persona col mondo, non verso un “oggetto” d’amore. Se una persona ama solo un’altra persona ed è indifferente nei confronti dei suoi simili, il suo non è amore, ma un attaccamento simbiotico, o un egoismo portato all’eccesso. Eppure la maggior parte della gente crede che l’amore sia costituito dall’oggetto, non dalla facoltà di amare. Infatti essi credono perfino che sia prova della loro intensità del loro amore il fatto di non amare nessuno tranne la persona “amata”.

Poichè non si vede che l’amore è un’attività, un potere dell’anima, si ritiene che basti trovare l’oggetto necessario e che, dopo ciò,”tutto vada da sè”. Questa teoria può essere paragonata a quella dell’uomo che vuole dipingere ma che, anziché imparare l’arte sostiene che deve solo aspettare l’oggetto adatto, e che dipingerà meravigliosamente non appena lo avrà trovato.

Se io amassi veramente una persona, io amerei il mondo, amerei la vita. Se posso dire ad un altro”Ti amo”, devo essere -in grado di dire”Amo tutti in te, amo il mondo attraverso di te, amo in te anche me stesso”.

Dott. Argentino Cagnin

Fonte: http://www.novapsiche.it/artdicop.html

Essere single – Essere coppia

25 febbraio 2009

596387382tormentaNel mondo contemporaneo il concetto di famiglia tradizionale si affianca a nuove tipologie di “famiglie”: i single, le coppie di fatto, le coppie omosessuali, questi nuovi modi di concepire la famiglia, non sono ripieghi rispetto a quelle tradizionali, ma vere e proprie scelte individuali e nuovi modi di relazionarsi.

Le domande principali da porsi sono se si può stare bene in coppia non stando bene con sè stessi? Cosa cerchiamo nel partner, una persona, individuo o aspetti nostri? Siamo capaci di amare la persona in modo totalmente condizionato??

Amore è esperienza soggettiva di comunione, apertura, all’altro. Quindi è uno stato complesso perché è sia propriocettivo , una percezione propria, sia esterocettivo, perché l’amore nasce, si fonda, cresce, si dirama nella relazione con l’altro. Per amare serve quindi una conoscenza di noi stessi che sia in grado di farci comprendere cosa sentiamo, di farci definire che ciò che sentiamo è amore, sia la fiducia, capacità, volontà , di abbandonarci all’altro, di farci conoscere, comprendere, con-tenere. L’amore infatti è un passo a due.

Cosa spinge una persona a cercare un partner?

La personalità si configura come una struttura della psiche che governa l’organismo umano e ne media i rapporti con l’ambiente: Il concetto di bisogno è alla base della teoria della motivazione, simboleggia una forza che organizza l’azione in modo da modificare una situazione in modo soddisfacente. Inoltre, il bisogno, viene definito come una tensione sia interna che esterna; mentre l’individuo è portatore di bisogni, l’ambiente è sede di pressioni.

Ritornando al concetto di coppia quindi, la ricerca di un partner può derivare da un bisogno interno (“mi sento solo”, “avrei voglia di avere qualcuno accanto”), o da un bisogno che nasce in relazione con l’ambiente (” tutti i miei amici hanno qualcuno accanto”).

A. Maslow propone un modello gerarchico dei bisogni umani suddivisi in cinque specifici gruppi (bisogni fisiologici, di sicurezza, di relazioni parentali, di appartenenza e di amore, di riconoscimento e rendimento,di realizzazione di sé), pertanto se i bisogni interni che muovono le azioni degli individui sono psicologicamente determinati e sono sempre quelli, altrettanto non si può dire dei bisogni che nascono in relazione all’ambiente.

Analizzando gli aspetti dell’essere i coppia, uno degli aspetti più rilevanti è quello dell’equilibrio.

In coppia si formano delle polarità e spesso può accadere che tali polarità rechino degli equilibri non soddisfacenti per la coppia o per uno dei due partner, quali : superiore uno /inferiore l’altro; buono/cattivo; genitore/figlio; attivo/passivo. Il cambiamento inoltre non è indolore, perché conduce ad un momentaneo disequilibrio, quindi per lo più si evita, a volte, anche, restando fissati in una dinamica sofferta.

Una delle cause più frequenti della rottura di una coppia è da rintracciare quando uno dei due partner cerca di cambiare, modificare l’altro secondo un suo schema di riferimento. In questo caso l’elemento fondante della coppia non è più l’amore verso la persona, ma l’amore verso ciò che la persona può rappresentare, diventare, a mia immagine e somiglianza, in sintesi diventa un amore narcisistico proiettato sull’altro.

Dopo questa breve introduzione per definire il tema di cui stiamo parlando vorrei fare una panoramica del concetto di famiglia. Perché la psicologia se ne occupa? Perché i dati rilevano un aumento delle separazioni, divorzi, che conducono successivamente a varie problematiche quali: vissuto di abbandono, di fallimento relazionale, sensi di colpa, liti in fase di separazione giudiziale, o problematiche nell’accettazione della nuova situazione da parte dei figli. Inoltre c’è un notevole aumento nella realtà contemporanea del concetto dell’essere single, come una vera e propria scelta di vita.

Essere single infatti è una scelta. Spesso capita nella fascia d’età tra i 25 ed i 35 anni di sentire opinioni del tipo: “vorrei un figlio ma non un partner”; “non mi sento pronto/a”; “mi piacerebbe ma in un secondo momento, voglio aspettare ancora”. Ciò che prima veniva individuato in gruppi sparsi e veniva letto come paura, mancanza di voglia di responsabilizzarsi, adesso si configura come una vera e propria scelta.

Le ditte alimentari ad es., che rappresentano l’offerta del mercato ad una richiesta, riconosce quella dei single come una realtà consolidata, frequente, al punto che sono messi in vendita tutta una serie di alimenti di facile preparazione e monodose. Cosa ci indica questo dato? Il fatto che non è la mancanza di amore o del bisogno di essere amati, ma che la coppia intesa in modo tradizionale ha deluso le aspettative dell’individuo. Oltre al fenomeno del single oggi sono in notevole aumento anche le coppie di fatto.

Perché? Perché ciò che spaventa è proprio il perdere la propria individualità nella fusione del rapporto di coppia. A maggior parte delle persone che fa questa scelta di vita ha un esperienza di questo tipo, di annichilimento, di diluizione del proprio sè.

Allora quale può essere il consiglio da dare? Quello che nella coppia bisogna lasciare uno spazio per sé e donare lo stesso spazio all’altro. Che avere un momento per sé stessi non significa maliziosamente minare l’armonia della coppia, ma, al contrario, lasciare a sé stessi la possibilità di riconoscersi, accrescersi, scoprirsi ed è questo che non permette al rapporto di coppia di ingrigirsi e perdere spontaneità.

Ritrovare e riscoprire , anche, la voglia di giocare, di cambiare ruoli e dinamiche senza congelarsi nelle polarità, lasciare che a turno chi sia chi dona e chi riceve e di non prendersi troppo sul serio se ci sono discussioni. L’essere coppia è anche essere complici.

Fonte: http://www.palermoweb.com/psicologia/mente.asp

10 cose che non possono mancare nell’appartamento di un single

24 febbraio 2009

marshmallow_handshake_by_deathrose_of_loveSingle per scelta, single per necessità, single ‘in between girls’… single. Single significa vivere da solo, significa nessuno a darti il benvenuto (a meno che non abbiate un gatto che vi aspetta) ma significa anche nessuno a cui dover rendere conto di orari, frequentazioni, abitudini.

Single significa divertimento – spesso – extra impegni altre volte. Significa doversi lavare i piatti, i vestiti, la casa da soli, dover preparare la cena, doversi prendere cura di una serie di aspetti che la vita di coppia o familiare permetterebbe di non dover prendere in considerazione.

Però single è sicuramente anche molto divertente, così come lo è quella sensazione di libertà che in pochi possono permettersi. Single, una filosofia di vita racchiusa in una parola piccola piccola.

Ecco il nostro piccolo contributo a chi è single per scelta o per mancanza di alternative. Per chi vuole ottenere il meglio da una condizione che potenzialmente può offrire il meglio o il peggio, a seconda di come la si vive. In questo articolo vogliamo elencare gli oggetti che DEVONO essere presenti nell’appartamento di ogni single, oggetti necessari, e oggetti che possono aggiungere qualcosa all’esperienza del single. Oggetti che non possono mancare.

1) Un forno a microonde. Non è un cliché, è una vera necessità per chi non vuole trascorrere troppo tempo a cucinare e magari non ha nemmeno molto talento. Oggigiorno esistono prodotti surgelati degni di un ristorante a cinque stelle, pronti in pochi minuti e non bisogna nemmeno sporcare una pentola…

2) A proposito di pentole sporche. Una lavastoviglie. Accessorio indispensabile se non volete trovarsi regolarmente sommersi da pile di piatti in fase di fermentazione…

3) E sempre in tema di pulizia: una lavatrice lavasciuga. Niente panni a tendere sui termosifoni, o su improvvisate stendibiancheria che attraversano il soggiorno…

4) Per concludere la sezione dedicata alla pulizia. Un piccolo aspirapolvere portatile, facile da nascondere e rapido da usare. Ricordatevi di cambiare il sacchetto ogni tanto…

5) Un impianto audio – video dell’ultima generazione. Costerà qualcosina ma aggiungerà sicuramente una dimensione extra alle vostre serate in solitudine. Per valorizzare ulteriormente quella collezione di DVD sulla vita sociale delle termiti che avete appena comprato su Amazon… giusto? E poi un impianto audio e video come quello che abbiamo in mente noi è sempre un ottimo motivo per invitare un’amica a guardare un film insieme…

6) Collegandoci al punto 5. Una scorta di preservativi. No need to say more…

7) Un numero esagerato di calze e mutande. Se non si riesce a fare il bucato con regolarità, allora meglio abbondare con la materia prima. Non vorrete andare al lavoro con i calzini di ieri…

8) Una macchina per il caffè. Ce ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti. E ce ne sono anche alcune che fanno tanto… design. La macchina per il caffè non deve mancare dall’appartamento di un single.

9) Un computer collegato a internet. Non importa se al lavoro ne avete già uno, DOVETE averne uno anche a casa! Per tenere i contatti con amici e familiari, telefonare a costi bassissimi e soprattutto… fare nuove amicizie (da invitare poi a vedere la vostra nuova televisione…)

10) Un gatto. Vedi l’inizio dell’articolo. È indipendente, e quando vuole può dare anche affetto. Per le lunghe serate invernali, quando nessuno vuole saperne di venire a guardare la televisione con voi… :)

Fonte: http://www.adversus.it

Quando un amore finisce

18 febbraio 2009

disability-depression-and-chronic-pain-715839Ecco schematicamente alcuni rimedi suggeriti per chi vive l’esperienza della fine di un rapporto, specie per chi non ha scelto, ma ha subito la fine:

1. Farsene una ragione, acquistare consapevolezza. (Prendere di coscienza)

Si può provare rabbia, ribellione, protesta, si può urlare la propria disperazione, fino allo sfinimento…ma poi la vita continua.Col tempo subentra la calma: si passa pian piano dalla rassegnazione, al fatalismo, all’accettazione. Si può pensare alla rivincita a lunga scadenza, alla ripresa nel lungo periodo, vivere il tempo come alleato…

Bisogna accettare la condizione umana: ogni bene può essere perduto, anche l’amore di coppia. Ogni essere ha una parte (e a volte intollerabile, così sembra), di dolore; ma contro il muro di bronzo della realtà non serve battere i pugni ..non serve a nulla! La realtà non cambia. E’ giocoforza accettarla!

2. Fare il punto, mettersi in faccia alla situazione e incominciare a farsene carico, (Responsabilizzarsi)

Se non io, chi? Se non adesso, quando? Se non qui, dove? Constatazione mentale, orale, scritta… nero su bianco. Scrivere può servire a circoscrivere, ridimensionare, relativizzare. Prendere atto che: “Sembra di morire, ma non si muore “.

3. Evitare le pseudo riparazioni (non servono)

Per esempio: evadere col pensiero, rifugiarsi nella fantasia o nella fantasticheria, divertirsi e stordirsi nel piacere immediato, anestetizzarsi con gli psicofarmaci, l’alcol, le droghe (bere per dimenticare , affogare nell’alcol il proprio dolore)…

Invece bisogna guardare in faccia la realtà, chiamare le cose col proprio nome: tradimento, perdita, separazione, distacco, cambiamento, morte, lutto.

4. Cercare di fare buon uso della separazione! Trasformarlo in tempo di maturazione.

Farne un tempo di riflessione, occasione per ri-orientarsi con punti di riferimento meno precari e illusori (abbasso la stupida corsa programmata dell’esistenza: la moda, il profitto, i mille inutili orpelli del consumismo, senza i quali pare non si possa vivere!), e invece…pian piano ci si adatta! Si trova un nuovo equilibrio, pian piano si trova un altro significato.

Cfr. Dubchek : “Il corpo come si adatta! Carcere, freddo, buio, inutilità, fame, lavori forzati… L’uomo è l’animale più adattabile e l’istinto di vita supera ogni avversità, fino a farsi una gioia di tanti piccoli niente… Nell’animo, nella profondità dell’anima (come nella profondità del mare) si può percepire una calma indistruttibile; l’esserci, il vivere, nonostante ogni privazione esterna, o perdita interiore.”

Cfr. W. Frankl : “nel lager vivere è dolore, sopravvivere è trovare un significato a questo dolore!”. (Uno psicologo nel lager)

Cfr. Solzenitsyn : “Lev, amico mio, la felicità non dipende dalla quantità dei beni strappati alla vita, ma soltanto dal nostro rapporto verso di essi “

5. L’umorismo

L’umorismo ridimensiona, sdrammatizza, riduce il catastrofismo, ridà la giusta misura. Ci vuol saggezza, una certa filosofia, non prendersi troppo sul serio, sorridere di sé, (le vere cose che importano sono poche). E’ in questo sorriso fatto di ragionevolezza, di benevolenza e di relativizzazione, che sta la nostra fierezza di essere umani (“ragionevoli” appunto).

L’umorismo è il salvataggio del significato , e la capacità di riconquistare il senso della totalità, la visione dell’insieme dell’essere, la capacità di immaginazione dell’insieme (al di là della reazione catastrofica del “Tutto è perduto”).

Resta il compito di ritrovare un significato qui, adesso, nella nuova situazione; tra il tutto e il niente ritrovare il possibile… Se si drammatizza… è perché – in balia dell’angoscia della perdita – i piedi affondano nelle sabbie mobili dell’insignificante, del “perduto per sempre”…

Ci sono persone incapaci di umorismo (=incapaci di ridimensionamento con la visione d’insieme delle cose ): di ogni piccolezza fanno un dramma, e della loro esistenza fanno il dramma dei drammi! (egocentrismo megalomanico-narcisista )

grief210s-w0001_55Eppure, prima o poi, si dovranno fare i conti con le tragedie dell’essere, con la “malattia mortale” che è la vita e col destino di “condannati a morte” che è di tutti.

Se uno si distanzia arriva al senso della misura (delle vere misure). Se uno sorride, scherza con le cose che accadono, l’umorismo lo riporta al realismo, alla felicità possibile (che è l’unica raggiungibile).

Bisogna saper perdere, incassare i colpi delle avversità, reggere nella buona e nella cattiva sorte. La fortuna non dipende da noi. Non dipende da noi il vento: ma tenere ben alta la vela della nostra barca: questo dipende da noi!

(Solo il “giocatore” pretende la benevolenza, a tutti i costi, della dea dagli occhi bendati: la fortuna deve rivolgersi a me. Non può non rivolgersi a me, provo un’altra volta! E così complessivamente… fino ad autodistruggersi). Gran pessimi giocatori quelli che da avversari diventano nemici!

In realtà a noi tocca solo tenere ben tesa la vela della nostra barca, in modo che, quando il vento soffia, la nostra barca vada avanti. Ma il vento non dipende da noi.

6. L’arte, la creatività

Non tutti possono giungere alle tecniche terapeutiche più raffinate, ma si può puntare a raggiungere l’arte della separazione, l’arte del commiato; fare di un inciampo un gradino per salire, migliorarsi, maturare.

L’arte unisce al lavoro dell’immagine, il lavoro della materia. L’immagine si impone per il suo essere presente, lo splendore della forma s’impone, affascina. L’emozione estetica filtra il “bello”, nell’anima, qui adesso (fino all’estasi).

Il lavoro creativo trasforma la materia, produce un grande raccolto! Ecco alcuni frutti:

* armonizzazione

* pacificazione

* unificazione

* riconciliazione dell’io e del mondo.

E’ la gioia il frutto finale di questa equazione creativa (non il piacere): essa annuncia che la vita è riuscita, ha guadagnato terreno, ha riportato vittoria (sulla morte, sul niente…). E’ la gioia di aver fatto nascere qualcosa, chiamato in vita, fatto esistere quello che prima – senza di noi – non c’era.

Essere creativi, esprimere biofilia, far esistere qualcosa che non c’era, dà una gioia (e si sente) che è una gioia divina! La separazione iniziale sul piano del piacere (perduto), ma la gioia creatrice gli va oltre, estrae dal dolore della perdita un’opera nuova, la separazione è nell’ordine del tempo (caduco) la gioia creatrice è dell’ordine dell’eternità.

Fare di un sasso in cui si inciampa un gradino per salire; dell’ostacolo un trampolino di lancio, per un salto qualitativo di vita, irragiungibile senza quella sofferenza. Ecco i passaggi possibili:

1. Morte – risurrezione (se il grano non muore non porta frutto) 2. Dolore parziale – gioia più grande, universale 3. Tradimento – ritrovamento superiore 4. Sconfitta (parziale) – vittoria (globale)

7. L’azione, la tecnica, il fare…

Essa ha – come l’arte – il potere terapeutico di decentrare da sé, distogliere dal ripiegamento sterile, uscire da sé, volgersi verso l’oggettività, la realtà, il mondo.

Lo strumento tecnico (un apparecchio, uno scalpello, un computer…) è un prodigioso catalizzatore di energie: lo strumento mi obbedisce e mi resiste, concentra l’attenzione, devo imparare, far prove, ricominciare, dominare la mia impazienza! Mettendo ordine nel mondo degli oggetti, metto ordine in me stesso (ristabilizzo una gerarchia di priorità, ridefinisco una scala di valori).

Alla fine vinco, porto a compimento un compito. L’indefinito (e l’infinito) non mi danno respiro, il finito mi lascia il tempo per il riposo, per il rilassamento, per il sonno…

L’amore dell’oggetto può divenire il sostituto di un altro amore. Un buon rimedio contro la separazione non è la sostituzione, il riempimento con qualcosa d’altro? La compensazione più valida dell’oggetto perduto? Disinvestire e reinvestire di nuovo! Quale diversivo la molteplicità d’oggetti di consumo, i piccoli piaceri, le novità del mercato…

Bisogna potere agire, fare, “convertire un problema in azione”.

Medici, psicologi, droghe… possono aiutare, vi passeranno di mano in mano le difficoltà, e si divideranno il compito di farvi vivere, di rimediare allo strappo della vostra vita.

La guarigione ottenuta con una rimessa in sesto del vostro corpo e della vostra psiche è un’opera di solidarietà.

8. L’ascesi, la comunità, l’altruismo

L’azione è cammino della ricerca di sé verso il dono di sé; ma anche cammino dal “sé perduto” verso il “sé ritrovato” attraverso la mediazione del dono di sé.

Superati i vari “oggetti sostitutivi transazionali” (=di passaggio), si può arrivare all’oggetto vero: la comunità, la società, gli altri. L’altruismo come oblatività, donazione gratuita, per la gioia di sentirsi utili a qualcuno (dall’Eros all’Agape).

Il “Separato” si è finalmente de-centrato da sé, per ri-centrarsi sugli altri (=si è ritrovato perdendosi, ha guadagnato avendo avuto il coraggio di perdere).

Votarsi agli altri, rendersi utili a una causa, è da sempre un rimedio contro le grandi separazioni, contro i lutti irreparabili.

Ristabilire la comunicazione e, di questa, soprattutto l’ascolto. Un orecchio che ascolta più che una bocca che parli. Un “silenzio attento”, che accoglie, fa spazio dentro di sé all’altro…

La parola crea spesso malintesi, banalizza, alza barriere… il silenzio attento dell’ascolto, crea legami, lancia un ponte, fonda una relazione (=si esiste solo in una relazione io-tu, si dà realtà di esistenza solo nel rapporto, la sensazione vera di esserci si ha solo nella relazione, nel dialogo io-tu).

Lo stoico dice: resta indifferente a quello che non dipende da te. “Se qualcosa si separa da te, tu sepàrati da essa” (con l’indifferenza). Cfr. Buddha . I legami ti strazieranno con separazioni crudeli: separati dunque da tutto e più niente ti procurerà separazione!

E’ questa l’ascesi? Il distacco è il prototipo di ogni ascesi: “Tutto è vanità e fiato sprecato” (Eccl. 1,17).

Ascesi per donarsi, non per chiudersi in sé! Per aprirsi a tutti gli uomini. Staccarsi, per donarsi agli altri.

A cura del Dott. Cesare De Monti

Fonte: http://www.benessere.com

Divorzio: con te sto male ma senza di te sto ancora peggio

16 febbraio 2009

article47191

Nessun rapporto finisce di punto in bianco e nessun matrimonio soddisfacente finisce con un divorzio.

Di solito, la decisione di separarsi è conseguente ad uno periodo prolungato di profonda insoddisfazione: non si riesce più a stare bene insieme, si hanno valori e obiettivi diversi e inconciliabili, non si fa che litigare oppure al contrario, nella coppia regna la distanza emotiva e la mancanza di comunicazione.

Ma persino quando il rapporto è ormai compromesso, la scintilla si è spenta da anni  e la fiducia reciproca è incrinata, dirsi addio può essere tremendamente difficile.

Persino quando il matrimonio è stato estremamente deludente e i due coniugi sono arrivati al punto di odiarsi, difficilmente la separazione viene vissuta come una liberazione.

Anzi, la maggioranza delle persone dopo il divorzio sperimenta un periodo di insicurezza personale e di estrema fragilità emotiva: a prescindere dalla durata del matrimonio, si esce dal divorzio in qualche modo “segnati” e cambiati.

Infatti, la dissoluzione del legame matrimoniale non costituisce  solo la fine di una storia d’amore importante ma anche di tutto quello che un matrimonio rappresenta a livello psicologico: è la fine di un progetto di vita in cui si era creduto e scommesso, dei sogni per il futuro, di una relazione che si sperava sarebbe durata per sempre.

Il divorzio è una perdita  affettiva importante  che racchiude in sé tante altre perdite (economiche, pratiche, sociali, familiari, ecc) e in quanto tale è in grado di scuotere in modo profondo l’identità e  l’autostima.

A questo punto è importante fare una precisazione: la fine di una relazione è processo doloroso  anche per chi prende la decisione di lasciare, ma per chi viene lasciato lo è molto di più.

Infatti, il partner che decide di interrompere la relazione, pur essendo costretto a sopportare il peso della responsabilità della  decisione e dovendo fare i conti con il dubbio di aver fatto la scelta giusta e con i sensi di colpa, è quello che se la cava meglio perché è il meno coinvolto emotivamente.

Chi viene lasciato vive, invece, una dolorosa esperienza di abbandono e di rifiuto che può intaccare in modo molto profondo l’autostima e la fiducia nell’amore e nel futuro.

Il coniuge che ” subisce” il divorzio soffre molto più a lungo e molto più intensamente, ma se riesce a superare questa esperienza così devastante, esce dalla separazione con Io più forte e con una rinnovata  consapevolezza delle proprie capacità e delle possibilità che la vita può offrire.

Come superare l’abbandono.

Il divorzio è una delle esperienze più dolorose e devastanti che gli esseri umani possano sperimentare dopo la morte di una persona cara, l’invalidità permanente e una grave malattia. Accettare l’abbandono della persona amata richiede tempo (come minimo sei mesi)  e un processo psicologico complesso per certi versi analogo a quello che avviene alla morte di una persona cara.

In genere, il processo dell’elaborazione del lutto avviene per fasi la cui durata e intensità varia da individuo a individuo. Ciascuno vive il lutto  a modo suo, in alcuni predomina la componente depressiva, in altri la rabbia per l’abbandono subito e il bisogno di risarcimento.

La fase di negazione.

Raramente la separazione avviene di comune accordo: di solito, quando la relazione finisce c’è  un partner che prende l’iniziativa della rottura, cogliendo l’altro completamente di sorpresa.

Non è infrequente che chi è stato lasciato, faccia commenti del tipo.” Avevamo un matrimonio felice e l’ultima cosa che mi sarei aspettato è che lui/ lei volesse divorziare” oppure “c’erano dei problemi ma non pensavo che lui/ lei fosse così infelice”

Infatti, non sempre il coniuge che decide di porre fine al matrimonio ha il coraggio di esplicitare i suoi dubbi e la sua infelicità. In molti casi il partner che lascia, fino al giorno della rivelazione continua a comportarsi normalmente, senza lasciare trapelare esplicitamente la propria insoddisfazione.

Ma anche quando  tutto procede “abitualmente”  partner che non ama più manda senza volerlo  una serie di  messaggi sotterranei  di noia e di disinteresse che l’altro sembra incapace di cogliere.

Ma anche quando il partner mostra in modo inequivocabile il suo disamore, il coniuge più innamorato nega anche l’evidenza.

La ragione di tale cecità psicologica sta nel meccanismo della negazione, un meccanismo di difesa che ci permette di proteggerci dall’impatto di eventi traumatici , semplicemente negandoli.

Nelle prime fasi della separazione, la negazione è l’aspetto predominante. Chi viene lasciato non riesce a credere che sia veramente finita, che l’altro lo voglia lasciare e che non lo ami più, perciò continua a sperare contro ogni logica e ogni evidenza.

Negazione e choc

Quando la negazione è particolarmente forte ( e più intenso è il coinvolgimento emotivo più intensa è la negazione) si vive un temporaneo stato di choc. Chi è stato di choc, quando viene lasciato non ha alcuna reazione e non sperimenta nessuna emozione. Va avanti come se niente fosse e come se il  divorzio lo lasciasse perfettamente indifferente. Contrariamente a quello che può sembrare, questa reazione tradisce un profondo turbamento emotivo e può essere il preludio ad un tracollo psicologico successivo.

Adesso che tu mi lasci, mi crolla il mondo addosso

surviving-infidelity-1La maggior parte delle persone quando cominciano a rendersi conto che è finita e che il partner vuole veramente lasciarle, sperimentano un  intensa sensazione di ansia e disorientamento.

Tale incertezza deriva dal rendersi conto di dover affrontare, forse per la prima volta, il mondo da soli. Una relazione amorosa consolidata è un punto di riferimento importante e rappresenta in un certo senso una fonte di scurezza, proprio per questo quando una relazione significativa si conclude ci ha la sensazione che il proprio mondo vada in pezzi e ci si sente  sperduti e vulnerabili.

I cambiamenti sono sempre faticosi, anche quando sono voluti e desiderati, chi subisce la separazione è costretto ad affrontare suo malgrado una serie di cambiamenti piccoli e grandi in tempi molto rapidi.

Nessuna meraviglia che in un periodo così stressante, la salute ne risenta (dopo una separazione non voluta la probabilità di ammalarsi aumenta  vertiginosamente!) e molte persone comincino ad accusare una serie di sintomi psicofisici quali insonnia ostinata, disturbi alimentari, estremo nervosismo, disturbi psicosomatici, ecc.  Altre persone nel tentativo di gestire l’ansia legata al radicale cambiamento di vita, ricorrono a comportamenti compulsivi: come spese sconsiderate, fumare o bere in eccesso, guidare in modo spericolato, ecc

Rimorsi e sensi di colpa.

Non appena le questioni pratiche si sono sistemate e ci si ritrova a dover fare i conti con il letto vuoto, la casa silenziosa, e con tutti i cambiamenti che comporta la nuova vita da single, la maggioranza delle persone inizia a sperimentare una profonda sensazione di depressione.

La depressione deriva dal fatto che cominciamo a renderci conto della perdita subita ma non riusciamo ( e non  vogliamo!) accettarla. Durante la fase depressiva, la persona che è stata lasciata si addossa tutta la responsabilità del fallimento del matrimonio e si macera nel rimorso e nel senso di colpa. In altre parole, continua a credere che se non avesse fatto certi errori, se avesse avuto un carattere diverso, sarebbe ancora felicemente sposata.

Paradossalmente, questi dubbi sono la prova dell’attaccamento verso il partner e della buona volontà di far funzionare il matrimonio!

A volte, i rimorsi e i rimpianti vengono rinforzati dal ex partner. Chi lascia, per sentire meno il peso del senso di colpa, si difende scaricando la responsabilità sul poveraccio che viene lasciato.

Questa fase è molto delicata dal punto di vista psicologico perché se non adeguatamente elaborata può portare chi sta vivendo la separazione a vivere il divorzio come la prova della propria inadeguatezza personale.

Dal punto di vista psicologico, questo ritenersi completamente responsabili della fine della relazione ha un altro risvolto: inconsciamente crediamo che se tutto dipende da noi e se la relazione è fallita per colpa nostra, se ci impegniamo abbastanza la relazione potrà essere riportata in vita. Purtroppo questo non si verifica quasi mai : infatti, nel momento in cui l’altro non vuole più vivere il rapporto e non vuole neppure fare un tentativo per salvarlo, è evidente che la relazione non esiste già più. Quello che c’è è solo una persona che si illude che il rapporto esista ancora.

Una profonda rabbia

Dopo alcuni mesi o settimane di depressione, comincia ad insorgere verso l’ex partner un sentimento di rabbia. Mentre prima ci si dava tutte le colpe del mondo, adesso tutti i torti vengono attribuiti al partner. Ci si percepisce come la vittima di una persona indegna che ci ha rovinato la vita.

In questa fase è normale provare un sentimento di rancore nei confronti del proprio ex, nutrire dei desideri di vendetta o avere delle fantasie aggressive. E’ una reazione normale e assolutamente necessaria del processo di guarigione psicologica, tuttavia se questi sentimenti non vengono elaborati in modo adeguato, si finisce per trascorrere tutta la vita sentendosi delle vittime e precludendosi la possibilità di amare di nuovo.

Una nuova rinascita.

Dopo aver attraversato tutte le emozioni dolorose che l’elaborazione della rottura comporta, la persona  che ha subito la separazione si rende conto che la vita gli offre numerose prospettive al di là del matrimonio. Inoltre, molte persone escono dalla separazione con una rinnovata autostima e con una maggiore consapevolezza delle proprie capacità proprio perché hanno dovuto cavarsela da sole e padroneggiare sfide che ritenevano di non essere in grado di affrontare.

Tutte le esperienze negative offrono anche  una possibilità di crescita  e  uno dei possibili doni che la fine del matrimonio comporta è quello di potersi riappropriare del proprio Io.

Non sono poche le persone che si rendono conto di desiderare uno stile di vita molto diverso da quello che conducevano con il loro partner. Una tipica reazione che si prova dopo la fine di una relazione, è la consapevolezza di quanto di se stessi  si è sacrificato nel matrimonio.

Infatti, spesso per tenere in piedi un rapporto, specialmente quando non funziona, si è costretti ad accantonare sogni, interessi, preferenze ed aspirazioni.

Con la separazione gradualmente si comincia a diventare consapevoli e a ricoprire aspetti della propria personalità che erano stati annullati nella coppia. Questo riprendere possesso di interessi e potenzialità dimenticate è sempre un momento entusiasmante : si ha l’impressione di vivere una seconda adolescenza e di poter fare delle scelte ( anche in campo affettivo) più in sintonia con i bisogni profondi.

Anche se nessuno deciderebbe di sua spontanea scelta di vivere un esperienza devastante come il divorzio, molti, quando riescono ad elaborare il lutto, si rendono conto che la separazione ha segnato l’inizio del loro sviluppo come persone e sono quasi grati al partner per averli lasciati.

Quando il lutto che consegue la fine di un rapporto significativo viene superato, si è in grado di riconoscere tutti i doni che la passata relazione ci ha lasciato. Tutte i rapporti, anche quelli più negativi e più autodistruttivi, hanno qualcosa da insegnarci: anche solo a diventare più consapevoli dell’importanza della propria dignità personale.

Quando diventiamo in grado di pensare al nostro ex senza dolore e senza rabbia , ma augurandogli ogni bene e felicità, siamo pronti per innamoraci di nuovo!

Dottoressa Anna Zanon

Fonte: http://www.ilmiopsicologo.it

Iscrizione newsletter
In primo piano
Prossimi appuntamenti
banner-cinque-segreti.png

La-pratica-della-bonta1.png
Calendario Articoli
agosto 2010
L M M G V S D
« lug «-»  
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  
Firma anche Tu la petizione!
Giornata mondiale dell'Unità

Petizione per una Giornata Mondiale dell'Unità
Banner amici
vai al sito macrolibrarsi

La mente mente


Bibliografia
Ecologia della Comunicazione
Tecniche per dialogare con efficacia, evitare malintesi e trasformare le negatività

Prezzo € 12,00


Libera la Voce dell'Anima + CD
Soul Voice - Armonia, guarigione e consapevolezza grazie alla libera espressione della nostra voce

Prezzo € 15,81
invece di € 18,60 (-15%)


Corpo Emozioni Comunicazione

Prezzo € 17,00


Il Linguaggio del Corpo
Guida all'interpretazione del linguaggio non verbale

Prezzo € 16,90


Comunicare
Elementi di psicologia della comunicazione

Prezzo € 26,50