Posts Tagged ‘uomini’

Il rapporto di coppia

22 luglio 2009

Il rapporto di coppiaE’ difficile, nel rapporto di coppia, contrastare la spinta alla funzionalità che in modo sempre più esclusivo regola le relazioni interpersonali. Condizionati come siamo, nel lavoro, a pensare e contrattare continuamente nell’ottica del dare e dell’avere, troviamo poi difficile sviluppare, fuori dal lavoro, la capacità dell‘esperienza interiore, del trasporto, del saper gustare fino in fondo le cose, indispensabile all’esistenza e alla crescita di un rapporto d’amore.

La nostra mentalità economica si basa sul seguente presupposto: “se una cosa è tutta mia, non può essere contemporaneamente tua”. E’ una mentalità che permea la gran parte dei nostri contatti, contraddistinti dal carattere commerciale del baratto, per cui chi dà qualcosa riceve qualcos’altro in cambio. Nell’amore maturo, tuttavia, identiche sono le entrate e le uscite, il ricevere e il dare.

Riceviamo in entrata esattamente ciò che abbiamo regalato, ciò che diamo. Se regaliamo gioia, riceveremo proprio questa gioia; diventiamo lieti se allietiamo gli altri. Colui che dà sente nel dare la propria vitalità e percepisce nel Tu, al quale si dà, possibilità sconosciute della propria anima. Difficilmente chi è abituato alla mentalità economica riesce a percepire la paradossale concordanza tra dare e ricevere.

Questo dato aiuta a capire perché, nella società odierna, molti si autodistruggono. Vi sono persone che si sentono vive, nella migliore delle ipotesi, all’inizio di un rapporto d’amore. Per un po’ di tempo riescono a proteggere l’esperienza particolare dell’amore dalla mentalità del baratto che caratterizza le loro relazioni. A lungo andare, tuttavia, non ce la fanno a sottrarre neppure questo rapporto al terrore della mentalità mercantile.

Forse, sin dall’inizio della relazione avevano cominciato a scusarsi con i colleghi per il posto importante che essa veniva a occupare nella loro vita, come ci si scuserebbe per una bambinata. Discolpandosi , avevano già iniziato a svalutare l’eros: l’amore è una debolezza perdonabile che, di fronte alla dura realtà della vita, di tanto in tanto ci si può anche permettere. L’amore non ha dunque nessuna realtà. È pura finzione. In base a questa mentalità, per queste persone l’amore perde a poco a poco il significato; diventa una delle tante abitudini.

Mentre il sentimento si raffredda, regolano la convivenza con il partner seguendo un consolidato modello economico: ciascuno fornisce all’altro una prestazione possibilmente equivalente. Gli uomini che occupano posizioni dirigenziali sono particolarmente soggetti a questo processo di autodistruzione. Tuttavia, dato che nella nostra società rappresentano un modello ideale, nessuno è protetto dalla pericolosa attrazione che suscitano. Si sta accentuando anche in molte donne la tendenza alla svalutazione dell’eros, nella misura in cui queste donne si  assoggettano agli schemi dell’efficientismo maschile.

Gli uomini competitivi usano male la loro capacità di amare. La possibilità di percepire i sentimenti come realtà interiore e di strutturare il mondo dei loro stessi sentimenti nella dedizione e nella resa non si sviluppa. Le loro emozioni non attraggono un Tu, ma un oggetto inadeguato. Come Narciso che, in contrasto con le leggi naturali, volge le proprie emozioni al proprio Io anziché a un Tu, allo stesso modo l’uomo “di successo” rivolge alla propria professione o allo sport preferito anche quell’energia che dovrebbe essere riservata all’amore, alla dedizione a un Tu.

Se dunque, l’energia destinata all’amore non trova collegamento con un Tu, si creano nell’Io un’eccessiva pressione e un ristagno. Allora, o si ricorre a un sistema di valvole che consentano di scaricare il vapore (per esempio in fantasie ed esperienze sessuali avulse da un reale interesse per un Tu), oppure la pressione rende l’Io sempre più duro, inflazionato e aggressivo in tutte le sue funzioni.  Il circuito psicofisico, costantemente sovraccarico, finisce per logorarsi. Così, l’uomo competitivo si butta a capofitto nel lavoro, utilizzando una forza d’urto che troverebbe il suo senso naturale solo nell’amore.

Forse incorre nello stesso incidente che ha luogo quando un rasoio elettrico viene collegato a un voltaggio troppo alto: all’iniziale maggiore efficienza rispetto a un apparecchio dello stesso tipo collegato al corretto voltaggio, rapidamente succedono il surriscaldamento del motore e l’inevitabile rottura. Allo stesso modo, un uomo competitivo può veramente morire con il cuore schiantato. Il suo amore non ha trovato la via per uscire dall’Io e accostarsi al Tu.

Se la ricerca del Tu è impedita, diventa impossibile anche trovare il proprio Sé, perché soltanto nell’immagine-guida di un Tu l’Io può come in uno specchio, percepire, rendere viva e realizzare la propria capacità di sviluppo emotivo. Chi non trova l’accesso al Tu non trova neppure l’accesso alla propria essenza, cioè al proprio Sé. Senza eros ci sentiamo senza vita. Persino l’eremita può dispiegare la propria anima solo se, nella meditazione o nella preghiera, si richiama al mondo, cioè alla “redenzione di tutti gli esseri viventi”, come ebbe a dire Buddha.

L’uomo competitivo soffre di un sovraccarico di energia che dovrebbe essere destinata alla scoperta del Tu e del sé. Nel matrimonio l’uomo competitivo sembra essere il più forte; è lui che decide come organizzare la vita pratica. Questa forza è tuttavia soltanto presunta, perché egli è dipendente dalla cura materna della moglie e, soprattutto, perché vive la famiglia con la stessa coazione al rendimento che ha sul suo posto di lavoro. Per questo motivo la sua energia si trasformerà un giorno, inevitabilmente in impotenza.

L’uomo competitivo ha soltanto una cognizione oscura e inquietante di tutte queste interconnessioni. Nel tentativo di placare l’ansia indotta da una paura esagerata delle malattie e della morte, diventa sempre più tirannico in famiglia e nel lavoro; di conseguenza, aumentano il suo isolamento e la pressione che un giorno lo spezzerà.

Tratto dal libro: Il no in amorePeter Schellenbaum – Red edizioni

L’amicizia al femminile

20 maggio 2009

female-friends1L’attrazione esercitata fra persone dello stesso sesso è un passaggio obbligato nell’adolescenza, laddove l’amicizia e’ intessuta di un legame sentimentale molto stretto: si tratta di un periodo di omosessualità assolutamente normale. Questa prima forma di amore viene ben presto soppiantata dall’amore per un rappresentante di sesso opposto ma l’amore per gli amici assumerà comunque una grande importanza nell’esperienza sentimentale di ogni individuo.

In epoche precedenti la tendenza degli uomini a ricercare amici ha avuto una notevole importanza. Basta pensare al tempo della Polis, le Città Stato in cui l’amore di uomini per i giovani venne esaltato molto di più rispetto all’amore per le fanciulle.

Ai tempi della cavalleria, in cui gli uomini si riunivano in compagnie di cavalieri ( i Cavalieri delle tavola Rotonda, I Cavalieri dei Templari), ogni giovane aspirava a divenire paggio e poi scudiero di qualche famoso cavaliere. L’amicizia fra uomini caratteristica di quel tempo appariva come la strategia vincente per arrivare a obiettivi comuni ed è diventata espressione di una nuova solidarietà di sesso.

Fra le donne, lo sviluppo del sentimento amicale e della solidarietà di sesso come fenomeno collettivo e culturale si è manifestata in modo più tardivo e solo nel momento in cui è venuta meno l’esigenza di occuparsi esclusivamente degli uomini.  Attualmente, infatti, per una donna la formazione della coppia e il matrimonio non rappresentano più la loro unica carriera. E non sono solo le donne deboli, stupide o meno attraenti bensì le più intraprendenti e vitali, ricche di spirito di iniziativa le donne in cui l’amicizia ha finito per assumere un’importanza senza precedenti.

Generalmente i rapporti che si stabiliscono fra queste donne sono basati sull’affezione e sull’attrazione di una personalità sull’altra, su obiettivi e interessi comuni e possono essere molto più liberi psicologicamente e materialmente rispetto alle relazioni che si vengono a creare fra un uomo e una donna. Spesso, infatti, le relazioni fra una donna e un uomo implicano una dipendenza finanziaria, comportano legami, contratti  e sottostanno a numerose convenzioni sociali, mentre nel rapporto amicale tutto questo non accade…

Questo accordo psicologico e umano è, però, molto delicato. Affinché duri, è necessario salvaguardarlo dagli effetti distruttivi delle dinamiche inconsce che, inevitabilmente si producono. Le difficoltà che maggiormente si presentano nei rapporti di amicizia sono rappresentate dal sentimento di rivalità oppure dalla eccessiva identificazione.

La tendenza all’identificazione che accompagna la vita delle coppie, in questo caso, diventa molto più forte in quanto anche l’ambiente esterno tenderà a considerare le due amiche come “inseparabili” e, in questo senso, nessuna delle due avrà nuovi spunti da portare all’altra.

Solo due cose distinte, infatti, possono entrare in relazione. Se due cose sono identiche non possono aver rapporti tra di loro: esse confluiscono in un’unità priva di energia e di interesse.

Fonte: http://www.willypasini.it/articoli.php?arid=556&ctid=1

La rabbia

1 aprile 2009

coupleshouting

Che cos’è la rabbia? La rabbia è una emozione tipica, considerata fondamentale da tutte le teorie psicologiche poiché per essa è possibile identificare una specifica origine funzionale, degli antecedenti caratteristici, delle manifestazioni espressive e delle modificazioni fisiologiche costanti, delle prevedibili tendenze all’azione. Essendo un’emozione primitiva, essa può essere osservata sia in bambini molto piccoli che in specie animali diverse dell’uomo.

Quindi, insieme alla gioia e al dolore, la rabbia è una tra le emozioni più precoci.
Essendo l’emozione la cui manifestazione viene maggiormente inibita dalla cultura e dalle società attuali, molto interessanti risultano gli studi evolutivi, in grado di analizzare le pure espressioni della rabbia, prima cioè che vengano apprese quelle regole che ne controllano l’esibizione. Inoltre, la rabbia fa parte della triade dell’ostilità insieme al disgusto e al disprezzo, e ne rappresenta il fulcro e l’emozione di base.

Tali sentimenti si presentano spesso in combinazione e pur avendo origini, vissuti e conseguenze diverse risulta difficile identificare l’emozione che predomina sulle altre. Moltissimi risultano essere i termini linguistici che si riferiscono a questa reazione emotiva: collera, esasperazione, furore ed ira rappresentano lo stato emotivo intenso della rabbia; altri invece esprimono lo stesso sentimento ma di intensità minore, come: irritazione, fastidio, impazienza.

Da dove nasce la rabbia?
Per la maggior parte delle teorie la rabbia rappresenta la tipica reazione alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica.
Pur rappresentandone i denominatori comuni, la costrizione e la frustrazione non costituiscono in sé le condizioni sufficienti e neppure necessarie perché si origini il sentimento della rabbia. La relazione causale che lega la frustrazione alla rabbia non è affatto semplice. Altri fattori sembrano infatti implicati affinché origini l’emozione della rabbia. La responsabilità e la consapevolezza che si attribuisce alla persona che induce frustrazione o costrizione sembrano essere altri importanti fattori.

Ancor più delle circostanze concrete del danno, quello che più pesa nell’attivare una emozione di rabbia sembra cioè essere la volontà che si attribuisce all’altro di ferire e l’eventuale possibilità di evitare l’evento o situazione frustrante.
Insomma ci si arrabbia quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando viene percepita l’intenzionalità di ostacolare l’appagamento.

Contro chi ci si arrabbia?
L’emozione della rabbia può essere quindi definita come la reazione che consegue ad una precisa sequenza di eventi

  • stato di bisogno
  • oggetto (vivente o non vivente) che si oppone alla realizzazione di tale bisogno
  • attribuzione a tale oggetto dell’intenzionalità di opporsi
  • assenza di paura verso l’oggetto frustrante
  • forte intenzione di attaccare, aggredire l’oggetto frustrante
  • azione di aggressione che si realizza mediante l’attacco

Questo è quello che avviene in natura, anche se l’evoluzione sembra aver plasmato forti segnali che inducono la paura e di conseguenza la fuga, impedendo cosi l’aggressione dell’avversario. Nella specie umana, di solito, si assiste non solo ad una inibizione della tendenza all’azione di aggressione e attacco ma addirittura al mascheramento dei segnali della rabbia verso l’oggetto frustrante. Nella specie umana, la cultura e le regole sociali a volte impediscono di dirigere la manifestazione e l’azione direttamente verso l’agente che scatena la rabbia.

Tre possono quindi essere i fondamentali destinatari finali della nostra rabbia:

  • oggetto che provoca la frustrazione
  • un oggetto diverso rispetto a quello che provoca la frustrazione (spostamento dall’obiettivo originale)
  • la rabbia può infine essere diretta verso se stessi, trasformandosi in autolesionismo ed auto aggressione.

Come il corpo manifesta la rabbia?
Per quanto siano estremamente forti le pressioni contro la manifestazione della rabbia, essa possiede una tipica espressione facciale, ben riconoscibile in tutte le culture studiate. L’aggrottare violento della fronte e delle sopracciglia e lo scoprire e digrignare i denti, rappresentano le modificazioni sintomatiche del viso che meglio esprimono l’emozione della rabbia. Tutta la muscolatura del corpo può estendersi fino all’immobilità.
Le sensazioni soggettive più frequenti possono essere: la paura di perdere il controllo, l’irrigidimento della muscolatura, l’irrequietezza ed il calore. La voce si fa più intensa, il tono sibilante, stridulo e minaccioso.

L’organismo si prepara all’azione, all’attacco e all’aggressione.Le variazioni psicofisiologiche sono quelle tipiche di una forte attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico, ossia: accelerazione del battito cardiaco, aumento della pressione arteriosa e dell’irrorazione dei vasi sanguigni periferici, aumento della tensione muscolare e della sudorazione. Gli studi sugli effetti dell’inibizione delle manifestazioni aggressive sembrano indicare che chi non esprime in alcun modo i propri sentimenti di rabbia tende a viverli per un tempo più lungo .

Quali sono le funzioni della rabbia?

Le modificazioni psicofisiologiche che si manifestano attraverso la potente impulsività e la forte propensione all’agire con modalità aggressive sono funzionali alla rimozione dell’oggetto frustrante . La rabbia è sicuramente uno stato emotivo che aumenta nell’organismo il propellente energetico utilizzabile per passare alle vie di fatto, siano queste azioni oppure solo espressioni verbali. La rimozione dell’ostacolo che si oppone alla realizzazione del bisogno può avvenire sia attraverso l’induzione della paura e la conseguente fuga sia mediante un violento attacco.

Le numerose ricerche compiute sui comportamenti di specie diverse dall’uomo, hanno dimostrato che l’ira e le conseguenti manifestazioni aggressive sono determinate da motivi direttamente o indirettamente legati alla sopravvivenza dell’individuo e delle specie. Gli animali spesso attaccano perché qualcosa li spaventa oppure perché vengono aggrediti da predatori, per avere la meglio sul rivale sessuale, per cacciare un intruso dal territorio o per difendere la propria prole.

Negli uomini invece, i motivi alla base di un attacco di rabbia riguardano maggiormente la frustrazione di attività che erano connesse con l’immagine e la realizzazione di sé. Lo scopo in questo caso sembra più rivolto a modificare un comportamento che non si ritiene adeguato. L’arrabbiarsi, motivando chiaramente le motivazioni dello scontento, sembra infatti essere una procedura per ottenere un utile cambiamento.

http://www.benessere.com/psicologia/emozioni/la_rabbia.htm

Fantasie Erotiche. ….

29 marzo 2009

sexoplacermorbosexsexesexualamorypasioninternetblogrelacionesamorosaslovesexobesoscariciasQuando parliamo di immaginario erotico ci riferiamo a fantasie che hanno quale obiettivo l’eccitazione sessuale. Non tutti i pensieri che hanno quale oggetto l’ambito della sessualità possono essere definiti “fantasie erotiche”.

Alcuni pensieri infatti hanno, per il soggetto che li vive, carattere intrusivo ed ossessivo e rientrano in un quadro patologico. Una fantasia erotica, di per sé, rappresenta una normale attività dell’organismo funzionale al raggiungimento dell’eccitazione.

Può però assumere forma parafiliaca (il termine parafilia è l’attuale nomenclatore utilizzato per indicare quei comportamenti noti come “perversioni sessuali”) quando il soggetto non può fare a meno di ricorrere ad una specifica fantasia o ad uno specifico comportamento sessuale per eccitarsi. Ad esempio nella scatologia telefonica (telefonate oscene) l’unico modo che una persona ha per eccitarsi è poter mettere in atto o fantasticare tale comportamento.

Non è però il contenuto della fantasia ad essere di per sé patologico quanto la forma che assume, ovvero come la persona si organizza in funzione delle proprie fantasie.
Distinguiamo comunque la pura fantasia ovvero i pensieri, idee e desideri dal comportamento sessuale che rappresenta il passaggio all’atto. Alcune fantasie che il soggetto vive come erotiche possono diventare patologiche nel passaggio all’atto come la zoofilia (sesso con animali), la scatologia telefonica, la violenza sessuale mentre potrebbero essere “normali” fantasie quando rimangono tali. Ad esempio diverse donne fantasticano di subire violenza sessuale ma, nella realtà, non vivrebbero mai tale situazione né la considererebbero erotica.

Va sottolineato che l’immaginario erotico è fortemente condizionato da fattori psico-sociali relativi ad una cultura o sub-cultura di appartenenza. Fattori psicologici, sociali, culturali (e “morali”) oltre che fattori biologici sono quindi alla base dell’espressione dell’immaginario erotico di ogni persona.
La sessualità come normale attività dell’organismo può assumere quindi forme estremamente variegate e non si riduce, nell’essere umano, ad una semplice e fredda attività copulatoria finalizzata esclusivamente alla procreazione come accade nella maggior parte degli animali.

In una ricerca sulle fantasie erotiche maschili e femminili condotta dal Centro Studi e Ricerche in Psicologia Emotocognitiva diretto dal Dott. Baranello del gruppo SRM Psicologia è stato chiesto agli intervistati di indicare la loro principale fantasia erotica. Dai dati del sondaggio condotto on-line emerge che tra tutte le fantasie quelle più comuni riguardano il sesso di gruppo (ben il 36% degli intervistati), seguono quelle legate a specifiche situazioni (10%) insieme a fantasie di prestazione (10%).

Esibizionismo (mettersi in mostra) e Dominare o essere dominati sono indicate come fantasie principali nel 5% dei casi. Il 4% del campione esprime fantasie quali essere legati o bendati, scambio di coppia, voyeurismo e fantasie omosessuali (in soggetti eterosessuali). Altre fantasie come l’attenzione sessuale verso specifiche parti del corpo (particolarismo), il feticismo e l’uso di oggetti, sadismo e masochismo, avere rapporti contro la propria volontà, avere rapporti con un “transgender”, avere rapporti con animali (zoofilia), avere rapporti con persone di razze o etnie diverse dalla propria (sesso interrazziale) sono più o meno equamente distribuite nel campione ma rappresentano basse percentuali ricordando sempre che è stato chiesto di indicare esclusivamente la fantasia erotica principale.

L’alta percentuale di fantasie relative al sesso di gruppo ha richiesto un’ulteriore specificazione, infatti in “sesso di gruppo” sono indicate sia le fantasie orgiastiche (più di tre persone non limitate a coppie) che il “sesso a tre”. Nel campione generale il 31% ha fantasie relativa a “sesso a tre” e soltanto il 5% relativo ad “orgia”. Se analizziamo il campione dividendolo in uomini e donne scopriamo dati davvero interessanti. Tra chi ha espresso fantasie orgiastiche il 70% sono uomini ed il 30% donne mentre le percentuali sono quasi equamente distribuite quando si parla di “sesso a tre” (45% donne e 55% uomini). Specificando ulteriormente abbiamo scoperto che nelle donne eterosessuali che esprimono fantasie relative a “sesso di gruppo” ben il 75% dichiara di poter avere rapporti sia con gli uomini che con le donne presenti nella situazione mentre soltanto il 25% degli uomini dichiara lo stesso. Anche quando le fantasie erotiche sono di tipo omosessuale in soggetti eterosessuali la distribuzione percentuale è la stessa (75% donne, 25% uomini). Questo dato spiegherebbe il motivo dell’uso frequente di immagini di rapporti omosessuali tra donne (e meno tra uomini) in film, video musicali e pubblicità con target sia femminile che maschile.

Un’altra differenza tra uomini e donne riguarda le fantasie di prestazione e situazionali. Le donne esprimono più frequentemente fantasie legate a situazioni specifiche (sesso nella vasca da bagno, in ascensore, in un camerino di un negozio, davanti al camino, in un prato, ecc.) mentre negli uomini sono più comuni fantasie di prestazione (sesso anale, sesso orale, specifiche posizioni, ecc.). Questi dati risultano ancora più evidenti tra gli intervistati più giovani e con minore esperienza sessuale. Le fantasie di violenza o di essere presi con forza e contro la propria volontà sono più comuni tra le donne così come le fantasie di esibizionismo mentre quelle voyeuristiche e lo scambio di coppia (scambiarsi i partner ma non sesso di gruppo) sono più comuni tra gli uomini. Nella maggior parte dei casi le fantasie erotiche rimangono esclusivamente pensieri e desideri che vengono utilizzati per eccitarsi o per accompagnare la masturbazione e/o il rapporto sessuale.

In un’alta percentuale di casi le fantasie vengono comunicate al partner sessuale ed utilizzate dalla coppia. La maggior parte degli intervistati dichiara di non aver mai realizzato concretamente la fantasia (soprattutto quelle che coinvolgono altre persone oltre la coppia) ma desidererebbe farlo. Di fatto comunque il desiderio di realizzazione sembra essere parte integrante della fantasia stessa. Chi invece ha messo in pratica la propria fantasia raramente dichiara di non aver apprezzato l’esperienza. Tra chi ha praticato sesso di gruppo (tre o più persone) soltanto la metà lo rifarebbe dichiarando comunque l’esperienza piacevole. Come abbiamo detto la maggior parte delle persone che ha partecipato al sondaggio dichiara di aver comunicato la propria fantasia al partner.

Altri dati relativi alla nostra esperienza clinica indicano però che molte persone hanno difficoltà ad accettare il contenuto di alcune fantasie del proprio partner soprattutto quando nella fantasia sono coinvolte altre persone. Alcune persone pensano infatti che una fantasia erotica sia l’espressione di un desiderio che si vorrebbe realmente concretizzare. Così molti uomini ancora temono l’idea che la propria partner possa fantasticare situazioni orgiastiche o sesso con altri uomini. In realtà i dati a nostra disposizione dimostrerebbero che l’intenzione di realizzare la propria fantasia altro non è che parte della fantasia stessa. Raggiunto lo scopo per il quale la fantasia è stata prodotta (desiderio-eccitazione-orgasmo) la stessa fantasia perde, in quel momento, il suo valore erotico.

Fonte: Baranello, M., Sabatini, E.
Fantasie Erotiche. Psicologia dei Comportamenti Sessuali
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).

Dialogo: le differenze fra uomo e donna

20 marzo 2009

77b2816b-2858-4c65-91bf-53fa7129399dhmediumQuando gli uomini non parlano

La difficoltà maggiore per un uomo sta nell’interpretare correttamente una donna che sta parlando dei propri stati d’animo. Una delle imprese più ardue per una donna è interpretare correttamente il silenzio di un uomo. Per le donne il silenzio è spesso fonte di equivoci; il modo in cui i due sessi generalmente pensano ed elaborano le informazioni è profondamente diverso. Le donne pensano ad alta voce: lasciano scorrere liberamente i propri pensieri e li esprimono ad alta voce per approfondire le proprie intuizioni.

Gli uomini invece, prima di parlare, ripercorrono mentalmente ciò che hanno sentito o provato arrivando ad una soluzione attraverso un processo interiore. Spesso le donne fraintendono il silenzio maschile immaginando il peggio, infatti, le sole occasioni in cui la donna sceglie la via del silenzio sono quelle in cui ciò che andrebbe detto è troppo doloroso o quando non vuole parlare con uomo di cui non si fida più. Per rendere le loro relazioni davvero gratificanti le donne devono imparare che quando un uomo è turbato o stressato smette automaticamente di parlare e si rinchiude in se stesso per riflettere sulla situazione.

E’ qualcosa di molto difficile da accettare per una donna che non abbandonerebbe mai un’amica in difficoltà. Per una donna abbandonare il suo compagno quando questi è turbato non è un atto d’amore: poiché lo ama il suo istinto sarebbe quello di stargli vicino ed offrirgli aiuto. In buona fede pensa di doverlo interrogare perché lui possa averne dei benefici. Ma in realtà questo tipo di atteggiamento femminile non fa altro che turbare ed irritare ulteriormente un uomo. E’ importante che gli uomini e le donne rinuncino a proporre al partner il tipo di aiuto da loro preferito e comincino ad apprendere invece le diverse modalità di sentire, reagire e pensare dei due sessi

Perché gli uomini si chiudono nel silenzio

Gli uomini si rinchiudono in se stessi quando:

  • Hanno bisogno di riflettere su un problema per trovarne la soluzione
  • Si sentono turbati o stressati e hanno bisogno di stare un po’ da soli per calmarsi e riacquistare il controllo
  • Hanno bisogno di ritrovare se stessi

Perché le donne parlano

Le donne parlano per svariati motivi:

  • Per trasmettere o raccogliere informazioni
  • Per sentirsi meglio quando sono turbate
  • Perché pensano ad alta voce
  • Per creare intimità

Sessi diversi bisogni emotivi diversi

Gli uomini e le donne concedono il tipo di amore di cui hanno bisogno e non quello necessario all’altro sesso. Gli uomini basano l’amore sulla fiducia, la stima e l’accettazione; le donne sull’affetto, la comprensione ed il rispetto.

Le donne hanno bisogno di ricevere

Gli uomini hanno bisogno di ricevere

Sollecitudine

Fiducia

Comprensione

Accettazione

Rispetto

Apprezzamento

Devozione

Ammirazione

Rassicurazione

Incoraggiamento

Ignorando ciò che è importante per l’altro sesso, uomini e donne rischiano di provocare dolore ai loro partner

Errori femminili

Perchè lui non si sente amato

lei gli offre consigli non richiesti

lui pensa che lei non si fidi più di lui

lei cerca di cambiarlo per il “suo” bene

lui pensa che lei non lo accetti per quello che è

lei si lamenta di quello che lui non ha fatto

lui pensa che lei non apprezzi le cose che fa

lei gli dice cosa deve fare o non fare

lui non si sente ammirato

lei gli corregge o gli critica ogni iniziativa

lui non si sente incoraggiato a farcela da solo

Errori maschili

Perché lei non si sente amata

lui non l’ascolta

lei pensa che a lui non le importi di lei

lui le offre consigli pratici

lei non si sente capita

lui l’ascolta ma poi la rimprovera per avergli rovinato l’umore

lei pensa che lui non abbia rispetto per i suoi sentimenti

lui minimizza le necessità di lei

lei pensa che lui non le sia devoto

lui l’ascolta in silenzio e poi se ne va

lei si sente insicura perché lui non la rassicura

Perché a volte l’amore finisce

Generalmente l’amore finisce perché la gente da’ istintivamente ciò che vuole ricevere. Poiché i bisogni primari d’amore della donna si incentrano sulla sollecitudine, sulla comprensione, sul rispetto, sulla devozione e sulla rassicurazione è di queste cose che lei fa generosamente dono al suo compagno.

Dal canto suo l’uomo vive questo atteggiamento come mancanza di fiducia e reagisce in maniera negativa, a questo punto lei si chiede il perché le sue premure non siano state apprezzate. L’uomo invece, fa dono alla sua partner di ciò che lui ritiene primario e quindi: fiducia, accettazione, apprezzamento, ammirazione ed incoraggiamento e non quello di cui la sua compagna ha effettivamente bisogno. Quindi per soddisfare il nostro partner è necessario imparare a dare l’amore di cui lei o lui hanno veramente bisogno.

Citazioni sulle coppie

“Per un uomo ascoltare una donna mentre esterna le sue preoccupazioni è fonte di stress, poichè si sente costretto a risolvere qualsiasi problema lei sollevi pensando ad alta voce.

In realtà, per lei, condividere le proprie inquietudini è un’espressione di fiducia.”

La bibbia del vivere in due” di Allan & Barbara Pease.

Qui penso ad un 50/50. In effetti se Donna comincia ad esternare, Donna non vuole soluzioni. Quindi inutile presentarle. Uomo piu’ esperto riesce a dare segni di assenso, e magari aggiunge parole con funzione -Continua pure- ma Uomo esperto gia’ ha una idea della direzione del discorso. Per cui Uomo esperto puo’ continuare ad ascoltare ‘Tutto il calcio minuto per minuto’… Piu’ tardi, puo’ far ripartire il discorso ingannando Donna nel credere che e’, infatti, un ottimo ascoltatore.

Dall’altro lato, tuttavia, onna ha il maledetto vizio di esternare mentre Uomo guida automobile-senza capire che mente Uomo e mente Donna sono identiche nel guidare. Dato che Donna, non ascolta’ ne’ interagisce quando guida, non si capisce come poi possa pretendrlo da Uomo.

Fonte: Web

Firma anche Tu la petizione!
Giornata mondiale dell'Unità

Petizione per una Giornata Mondiale dell'Unità
Iscrizione newsletter
In primo piano
Prossimi appuntamenti

banner-cinque-segreti.png

banner-vacanza-2009-1


La-pratica-della-bonta1.png
Calendario Articoli
marzo 2010
L M M G V S D
« feb «-»  
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  
Banner amici
La mente mente