Posts Tagged ‘autostima’

Il caos libera creatività e autostima

1 settembre 2010

Spesso lo temiamo, ma il caos è come il latte materno: un nutrimento essenziale per far nascere nuove idee e rafforzare l’autostima.

Se ci chiudiamo in noi stessi l’autostima se ne va

Nei periodi in cui siamo confusi, irrequieti e sfiduciati cerchiamo spesso di proteggere la nostra fragilità isolandoci o imponendoci una vita più regolare possibile, evitando la folla e le occasioni che potrebbero destabilizzarci. La ricerca di ordine interiore si riflette nel tentativo di crearci intorno un ambiente pulito e ordinato, quasi asettico. Questi comportamenti esprimono il tentativo di estendere un controllo razionale a tutto ciò che potrebbe turbarci e minare ancor più la nostra autostima. Funziona? No: prendendo questa strada non si fa altro che rinforzare proprio le ragioni da cui nasce il disagio. La confusione invece paradossalmente può aiutarci…

Se il caos non c’è, bisogna… crearlo!

Più ci isoliamo dall’ambiente esterno, più ci rinchiudiamo nella nostra testa e più ragioneremo secondo schemi usuali e prestabiliti: di fatto sono proprio questi schemi che spengono la nostra vitalità e l’autostima. Per ritrovarla, occorre iniziare a romperli. Perciò, quando la confusione regna dentro di te, non cercare di mandarla via: al contrario, cercala anche fuori, senza tentare di combatterla o risolverla. Immergiti per qualche ora nella folla, passa un pomeriggio al luna park, ascolta un musica vivace e frenetica per qualche minuto oppure scatenati in discoteca, o in un  ballo a occhi chiusi da solo, in casa. Semplicemente tollera il disordine o ricrealo in un parte della casa e poi limitati a osservarlo reprimendo l’impulso di rimettere subito tutto a posto.

Perché funziona: La mente si disorienta, va alla ricerca di nuove idee e l’autostima si rafforza

Nelle danze dei dervisci, antica forma di misticismo orientale, l’adepto ruota vorticosamente su se stesso fino a entrare in trance. Rituali simili, volti a ottenere uno stato di coscienza alterato gravido di potenzialità creative, sono presenti in moltissime culture. Immergersi nel caos serve a ottenere lo stesso scopo: disorientare la mente, rompendo gli schemi e le coordinate mentali irrigidite e poco flessibili. Nel caos si spezzano quei punti di ancoraggio che ci impediscono di inventare soluzioni creative ai problemi. L’autostima sgorga spontaneamente quando il cervello è libero dalle catene della ragione.

Il caos fa bene: parola dei Greci antichi e delle moderne ricerche

Secondo la Teogonia di Esiodio, poeta epico dell’VIII secolo A.C., l’Universo sarebbe nato dal Caos primordiale. In principio era dunque il caos, ossia la totalità in cui indifferenziati erano racchiusi gli elementi dell’intero Universo. Dal caos si generarono la Terra ed Eros, la forza dell’amore, e dalla loro unione nacque Armonia. Nel caos dunque ci sono già in potenza tutte le risorse di cui abbiamo bisogno. Lo sanno bene anche le più recenti teorie scientifiche fisiche e matematiche, che testimoniano come il caos sia la prima condizione generatrice di vita e di energia in tutto il cosmo.

Fonte: http://www.riza.it

Bibliografia

Perdere gli ultimi 2 kg, questo è il problema…

31 maggio 2010

Finita la dieta, la cosa più difficile è arrivare al peso ideale e soprattutto mantenerlo. Ecco come fare, senza troppi sforzi

Avete seguito con scrupolo la dieta, avete fatto sport. Eppure, nonostante gli sforzi, proprio non riuscite a buttare giù quegli ultimi due chili che vi permetterebbero di raggiungere il peso forma o comunque l’obiettivo che vi eravate prefissati.

Che fare? Prima di tutto chiedetevi se ne vale veramente la pena, dal momento che la qualità della vostra vita da quando avete iniziato la dieta, per quel che riguarda salute, attività fisica e autostima, è già notevolmente migliorata. Eliminare gli ultimi due chili, quello che gli esperti chiamano il “peso immaginario”, è un obiettivo abbastanza difficile da raggiungere, ma soprattutto da mantenere.

Se proprio volete tentare il tutto per tutto, considerate che avete perso peso e la vostra massa corporea si è ridotta: quindi avrete bisogno di meno calorie. A questo punto va riprogrammata sia la dieta che l’attività fisica. Un esempio: per perdere 500 g di grasso, dovete tagliare 3.500 calorie. Come? Seguite i nostri consigli…

* Più esercizio fisico. Per perdere quegli ultimi fatidici 2 chili, dovete tagliare 100 calorie al giorno. Molte persone hanno bisogno cambiare il proprio allenamento quotidiano, perché il loro organismo è diventato più efficiente e brucia meno calorie. Come fare allora? Aumentate la vostra passeggiata quotidiana di 10-20 minuti, oppure fatela a passo più spedito.

Occhio al grasso nascosto. Il grasso ha il doppio di calorie sia dei carboidrati che delle proteine, quindi se tagliate i grassi i risultati saranno più abbordabili. E ancora: considerate che il 25% del grasso che noi mangiamo è dato dai grassi aggiunti negli alimenti. Leggete le etichette, usate meno olio per cucinare o per condire le insalate e convertitevi ai latticini scremati.

Attenzione alle misure. A casa potete regolarvi meglio, ma se andate a pranzo o cena fuori vi verranno serviti piatti più abbondanti: chiedete la mezza porzione o lasciate qualche boccone nel piatto.

Caccia aperta agli zuccheri. Il 22% delle calorie proviene dalle bevande. Abituatevi a cappuccini con latte scremato, bevande senza aggiunta di zucchero o piccole porzioni di quelle con succo di frutta al 100%.

Tenete un diario. Annotate la vostra giornata alimentare, senza trascurare di trascrivere anche quel che mangiate fuori pasto, magari mentre cucinate. Il 75% delle volte è quel che si mangia occasionalmente a impedirvi di buttare giù gli ultimi chili.

Fonte: http://www.staibene.it

Come difendersi dai giudizi degli altri e rinforzare l’autostima

26 aprile 2010

Autostima: ecco come sopravvivere agli ipercritici

“Stai sbagliando tutto”; “Se fai così non vali niente”; “Sei sempre il solito”; “Non hai ambizione”, “Mi hai deluso”. Sono solo alcuni degli “attestati di disistima” con cui a volte le persone che ci circondano, siano essi famigliari amici o conoscenti, tentano di condizionare la nostra vita. Persone ipercritiche che hanno sempre da dire sul nostro modo di essere e agire e che, se glielo permettiamo, possono influenzare molto negativamente la nostra esistenza, compromettendo la nostra autostima. Ecco perché se sentiamo di essere sotto pressione, dobbiamo impedire che ciò accada. Questo è possibile fin da subito, se consideriamo che questa situazione di giudizio continuo è stata creata… anche da noi. Vediamo come.

Autostima: critiche sì, ma… costruttive

Una critica ferisce solo chi lo permette, chi cioè è “in guerra” con parti del proprio carattere che preferisce nascondere a sé e agli altri, giudicandole gravemente sbagliate. Di fronte alla critica, chi coltiva questa “personalità negata” si sente subito colpito in una “zona sensibile”, si mette sotto accusa e, in definitiva, è tutto sommato d’accordo con la critica che gli viene fatta,  per cui finisce per esserne schiacciato. Non ha insomma valide difese da opporre. Spesso, inoltre, chi subisce distruttivamente le critiche è una persona che, a sua volta, critica spesso e volentieri gli altri, senza però riuscire a esprimere verbalmente i propri giudizi e tenendosi tutto dentro.

La tecnica che vi proponiamo ha lo scopo di sviluppare la serena consapevolezza di sé che è la base dell’autostima. Questa vince l’insicurezza e ci fa uscire dal circolo vizioso delle critiche e delle autoaccuse.

Autostima: la tecnica per riconquistare la consapevolezza di sé

Prendi un notes e da oggi, per una settimana, trascrivi, quando ti è possibile,  tutti i giudizi e le critiche sugli altri e su te stesso che fai – anche solo mentalmente – durante la giornata. Scrivi e chiudi subito il notes senza rileggere. Al settimo giorno aprilo e osserva la tua “produzione”. Ti accorgerai di quanto il tuo pensiero sia inquinato da giudizi continui che t’impediscono una visione diretta della realtà e di quante critiche ti fai che coincidono con quelle che ricevi.

Nella settimana successiva raccogli e trascrivi, con lo stesso metodo, le critiche che ti vengono fatte da altri, in ogni ambito, e al settimo giorno rileggile e “contemplale”. Ti accorgerai che non sono di più di quelle che hai pensato tu stesso e che riguardano aspetti del tuo carattere e della tua vita che tu stesso senti problematici e irrisolti. Ciò non vuol dire che siano critiche giuste, ma ti segnalano anzi che ti colpiscono solo perché ti ci riconosci. Quando infatti riguardano ciò su cui ti senti sicuro, non ci fai neanche caso.

Ora prendi sia i fogli con le tue critiche, sia quelli con le critiche degli altri e strappali diverse volte. Distendi i pezzi sul tavolo e mescolali con le mani in modo da costruire un unico gigantesco foglio-puzzle. Lì sono raccolti tutti i pensieri che impediscono a te e agli altri di entrare in relazione in senso vero, lì c’è tutto il superfluo della mente che appesantisce le tue azioni e la tua autostima. Prendi tutti i pezzi di carta, fanne un’unica palla e, in un luogo sicuro, bruciala. Osserva come ritorna a essere fumo ciò che era già fumo in partenza, nella mente nostra e altrui, ma a cui si dava invece un valore assoluto.

Quando la carta ha cessato di bruciare, mettiti comodo dove tu vuoi e lascia che i pensieri che ti si presentano spontaneamente possano fluire liberamente, qualsiasi essi siano, se ci sono. Potrebbe venirti voglia di riposare, o di guardare dalla finestra, o di piangere, di ridere, di chiamare amichevolmente uno dei tuoi “critici”o altro ancora. Non opporti a niente.

Fonte: http://www.riza.it

Come nasce un conflitto

12 novembre 2009

Come nasce un conflittoSapere come gestire i conflitti è una capacità difficile da apprendere e da mettere in pratica, ma è molto importante cercare di svilupparla, poiché essa incide sulla autostima degli individui. Risultare spesso o sempre perdenti, quando si deve fronteggiare un conflitto, deprime la stima che abbiamo di noi stessi, innescando un circolo vizioso che ci porta a vedere il prossimo come un nemico.

Il primo passo per riuscire a sviluppare una buona capacità di gestione dei conflitti è capire esattamente cosa è un conflitto e perché nasce; per conflitto s’intende una condizione nella quale, durante un confronto, uno od entrambi gli interlocutori, nel tentativo di raggiungere i propri obiettivi e di influenzare la controparte, volontariamente o per incapacità, non tengono conto del deteriorarsi dei rapporti interpersonali.

La gestione dei conflitti, di conseguenza, richiede la capacità di mettere in atto accorgimenti, che permettano di raggiungere totalmente o parzialmente i propri obiettivi, senza mettere a rischio le relazioni interpersonali.

La parola conflitto ha, nella nostra cultura, una connotazione negativa, poiché richiama alla mente la guerra, la violenza, i comportamenti aggressivi; è, per contro, possibile con particolari accorgimenti, mantenere buone relazioni personali, anche a fronte di divergenze nelle opinioni, convinzioni, sentimenti e valori del nostro interlocutore, ottenendo, contemporaneamente, rispetto per le nostre idee. Le tecniche di comunicazione, quelle di negoziazione e persuasione aiutano moltissimo ad affrontare le situazioni conflittuali, ma non è sufficiente la volontà di apprendere queste tecniche; occorre anche la determinazione di agire sulla propria personalità al fine di rendere naturale accettare le divergenze come momenti positivi e non come minacce, cioè mettere in atto comportamenti così detti assertivi.

A Cura di Pier Paolo Sposato

Fonte: http://www.giacomobruno.it/index.php/2009/11/02/come-nasce-un-conflitto-tra-individui/

Emozione ed Attrazione

6 novembre 2009

Emozione e AttrazioneCi sono molte teorie sulla definizione dell’emozione e sulle sue caratteristiche ma sono quasi tutte approssimative. Al contrario di ciò che comunemente si pensa l’emozione non è cristallizzata perché tra amore e amicizia c’è un filo molto sottile. L’emozione non è statica perché è un processo formato da un inizio, uno svolgimento e una fine. Il mezzo con cui noi esprimiamo i nostri stati d’animo al mondo esterno e E’ qualcosa di molto semplice come pensavano alcuni studiosi agli inizi del 900’. L’emozione è un processo multi-componenziale di interazione con l’ambiente.

1. Ha un’iter perché è formato da un inizio, uno svolgimento e una fine;

2. Multi-componenziale perché durante questo cambiamento intervengono fattori che vanno a influenzare il nostro corpo a livello cognitivo, fisiologico e comportamentale.

3. Di interazione con l’ambiente perché ci colloca in un cotesto sistemico-relazionale circostante.

Alcuni studi hanno analizzato l’emozione di alcuni studenti prima, durante e dopo l’esame. Essi hanno evidenziato che prima dell’esame gli studenti erano immersi in una sorta di ambiguità emotiva(vale a dire la coesistenza di più emozioni) che con il passare del tempo diventava sempre più definita cioè a dire tristezza per quelli che non erano riusciti a superare l’esame e felicità per quelli che avevano ottenuto esito positivo.

Gli antecedenti

Le emozioni sono conseguenza di squilibri nell’appraisal (il monitoraggio abituale della realtà). Quando questa azione entra in allarme vuol dire che abbiamo rilevato un evento scatenante vale a dire un evento che ci mette in allarme. Questo evento scatenante può essere un ostacolo, un imprevisto che incontriamo durante il cammino che avevamo pianificato. Un emozione può anche nascere in assenza di un ostacolo reale basta che ci sia la prospettiva di una meta fortemente desiderata. Ogni persona reagisce diversamente ad un evento, questo perché noi non ci emozioniamo in base all’evento che abbiamo davanti agli occhi ma in base all’evento percepito in relazione ai dati che ci raggiungono. A questi dati, in seguito, vengono affiancati a determinati schemi cerebrali (una sorta di riflesso condizionato) evento-emozione, schemi che, ci indicano quale emozione associare a seconda del fatto. Essi però non sono universali, variano a seconda della cultura di appartenenza (esistono determinate emozioni etniche), della rilevanza percettiva individuale del singolo fatto, dell’autostima e dello stile attributivo che abbiamo.

Le emozioni etniche

Uno dei casi più famosi di emozione etnica e l’amok (la corsa pazza malese). L’evento scatenante è un insulto subita da un maschio ad opera degli altri nel villaggio. L’interessato va nel bosco a sfogarsi e dopo alcune ore torna armato di pugnale per uccidere chiunque gli capiti a tiro. Ovviamente le persone del villaggio lo evitano perché conoscono questa reazione che, tuttavia, non può durare più di qualche minuto perché poi l’interessato se non si ferma viene immobilizzato e alla fine stranamente non ricorda più niente.

Le reazioni fisiologiche

Nel processo emotivo si verificano cambiamenti fisiologici nell’organismo a livello vegetativo, celebrale e ormonale. Le reazioni non sono sempre identiche ma è stata stilata una tabella di pattner fisiologico delle emozioni in cui ad ogni emozione viene associata la reazione fisiologica. Le persone, in automatico, forniscono istintivamente solo una determinata reazione per ogni emozione e non tutti si rendono conto che, nel corso dell’emozione, intervengono molti cambiamenti.

Le risposte comportamentali

Già in America e man mano con il diffondersi del comportamentismo (movimento che studiava le varie risposte ai vari stimoli esterni tra cui Jung, Behavior etc…)si è notato che nel processo emotivo avvengono tre tipi di risposte comportamentali:

1. Reazioni espressive.
Le emozioni portano con se molte reazioni espressive a livello analogico che, la maggior parte delle volte vengono dissimulate per fini sociali. Darwin ha dimostrato nel suo libro “l’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” che anche gli animali provano emozioni, a volte contrastanti, soprattutto gli scimpanzé e le scimmie che sono gli animali più vicini a noi. Il centro nevralgico delle emozioni nell’uomo è il viso. Esso è il mezzo principale della comunicazione non verbale che poche persone riescono a dissimulare, addirittura solo il 10%.

2. Tendenze e/o pulsioni. Le tendenze sono spinte interiori che possono trasformarsi in comportamento oppure rimanere a livello cerebrale. Esse sono caratterizzate da quello che Frijda definisce “precedenza di controllo”. Nel momento in cui uno di noi ha una tendenza non riesce a pensare altro che ad essa fino a quando non termina.

3. Comportamenti specifici. Sono i più vari e possono essere l’attuazione delle tendenze emotive o dei calcoli per riportare le cose alla normalità

Elaborazione cognitiva

Il lavoro cognitivo accompagna tutta l’emozione seguendo il processo che va dall’ appraisal(il monitoraggio abituale della vita sociale) fino al copying(in cui teniamo sotto controllo le conseguenze della nostra emozione). L’intero processo emotivo è inconsapevole e dura una decina di secondi tuttavia alcuni processi come le risposte comportamentali in parte sono consapevoli (rientrano anche quelle stereotipate).

La regolazione delle emozioni

Le emozioni sono presenti sia nell’uomo che negli animali. A volte, nella nostra vita, ci sono utili perché tendono a richiamare l’attenzione altrui oppure a trarre qualche vantaggio a nostro favore.

L’elicitazione delle emozioni

La maggior parte di noi non è in grado di mascherare un emozione per vari motivi. Altre volte la manifestiamo intenzionalmente per ottenere la solidarietà altrui e principalmente per determinate cose:

1. Contagio emotivo. Manifestando un’emozione puntiamo a suscitarne una simile nella persona che ci sta accanto per portarla nella direzione che desideriamo (contagio empatico).

2. Conforto sociale. Manifestando l’emozione cerchiamo di creare quella situazione in cui dialogando ci si sostiene psicologicamente. Questo porta dei vantaggi sia alla persona che sta comunicando l’emozione e sia alla persona che la sta aiutando perché rinforza la propria visione di vedere il mondo.

3. Presentazione del sé.
Manifestiamo una determinata emozione e nascondiamo altre per dare alle persone che ci stanno intorno una rappresentazione di noi stessi.

4. Controllo sulle relazioni. Manifestiamo una determinata emozione e nascondiamo altre per rafforzare o diminuire determinati rapporti (azione di rinforzo e inibizione).

L’attrazione interpersonale

Lo sviluppo delle relazioni interpersonali si basano anche sull’attrazione. Essa può provocare biases(errori di giudizio) ed benché si tende a negare l’evidenza numerose ricerche empiriche hanno dimostrato il contrario. L’attrazione è fondamentale nell’apprendimento e nell’insegnamento poiché la trasmissione del sapere trova un canale preferenziale che stimola sia l’applicazione che il ricordo. I ricercatori si sono interessati all’attrazione al fine di apportare dei miglioramenti nei rapporti interpersonali per studiare l’ottimizzazione dei risultati.

Le ricerche sull’attrazione interpersonale

Dalle numerose ricerche sul campo è emerso che le persone simpatiche sono accomunate da interessi simili e condividono opinioni e valori. In tal senso sono stati attuati diversi esperimenti mediante tests. Il più famoso è il protocollo di Byrne definito anche protocollo di carta e matita perché ai soggetti venivano fornite specifiche informazioni di altre persone e in seguito veniva chiesto loro di trascorrere parte del giorno insieme (attualmente studi analoghi su periodi più lunghi li troviamo con trasmissioni medianiche : “Grande Fratello”, “isola dei Famosi” etc…). Sono stati fatti anche studi di contatto, esperimenti sul campo ed anche esperimenti naturalistici e il più famoso era quello di Newcomb che nel suo esperimento senza modificare variabili si è limitato a seguire gli eventi. Ha affittato una casa ad alcuni studenti dell’università del Michigan e in cambio ha ottenuto la compilazione di questionari prima, durante e dopo la coabitazione nella casa che aveva messo a disposizione. L’intento era constatare se a diventare amici erano quelli con atteggiamenti simili.

Nulla di nuovo

Grazie a queste ricerche gli psicologi sono stati in grado di stilare una tabella con i motivi di attrazione e i fattori che rendono quella persone più o meno simpatica ma hanno anche constatato che, a seconda della situazione e dei soggetti interessati, questi fattori possono mutare.
di Mariagabriella Corbi

Fonte: http://www.laprevidenza.it/news/documenti/articoli_corbi/3833

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