Posts Tagged ‘coppia’

Tradimento

19 febbraio 2010

Tradire vuol dire travisare, falsare, ingannare, ma può anche avere il significato opposto di svelare, far conoscere, palesare. Si può forse ravvisare un minimo comune denominatore in questi due significati antitetici se si pensa che ogni traditore vive in uno stato di ambivalenza, di indecisione.

L’esperienza del tradimento permea la nostra esistenza, come connotato naturale del vivere e dell’evolversi, ed è un evento che tutti continuamente sperimentiamo, sia perpetrandolo, sia subendolo. Ci accompagna sin dal momento della nostra nascita, quando nostra madre, che fino a un momento prima ci aveva protetti nel suo grembo ovattato, ci espelle nel caos del mondo.

“Nasciamo traditi” – diceva Aldo Carotenuto. Sin da allora, per tutto il corso della nostra crescita apprenderemo dolorosamente quanto il nostro corpo e la nostra mente siano separati dai nostri genitori, i primi destinatari del nostro amore, e quanto progressivamente dovremo allontanarci da loro. Tuttavia quando ci si avvicina ad uno stato così intenso nasce anche la paura che all’interno di un rapporto così avvolgente, possiamo finire col perdere noi stessi, sentirci schiacciati. Il tradimento è spesso una manifestazione di questa paura, un tentativo di emanciparsi da qualcosa (l’amore)  che ci sottrae  libertà  individualità.

Identikit del traditore

Si  tradisce perché non si riesce a risolvere una personale incoerenza, l’ambiguità di un sentimento. Il traditore non riesce a sentirsi a suo agio se si trova “tutto intero” in  una certa relazione, in un impegno, in un’amicizia, perché sente il rischio di essere bloccato e costretto dentro una situazione che lo schiaccia.

Non riuscendo a superare l’incoerenza, incapace di mettere d’accordo le varie parti contrastanti di sé, allora, dà voce ora all’una ora all’altra, ora negando una parte e affermando l’altra, ora dando sfogo all’altra negando la prima.
La necessità di ingannare la persona che si ama implica che si debbono integrare certi aspetti della propria personalità.

Amore e tradimento

Amore e tradimento sono due termini apparentemente reciprocamente escludentisi. In realtà ad un’analisi più attenta risulta che tra questi due termini vi sia una relazione di necessità e di interdipendenza.
L’Amore è, soprattutto, un termine difficile da definire. Parliamo sempre d’amore: amore per Dio, amore per gli animali, amore per il denaro, amore per il cibo, amore per la patria, amore materno.

Amor proprio e “amor che a nullo amato amar perdona” l’amore che ci prende e ci coinvolge, che ci sconvolge e ci spinge verso un altro essere umano con la definizione di Dante che ne mostra la crudezza. L’amore è anche crudele. Ma sempre e in ogni caso quando parliamo d’amore facciamo riferimento ad uno speciale investimento energetico, libidico e vitale verso l’oggetto d’amore. Del tradimento invece cogliamo più facilmente una maggiore specificità in quanto esso definisce l’azione con la quale l’amore si trasforma e si trasferisce da un oggetto ad un altro.

Anche se spesso il tradimento viene vissuto come la distruzione dell’amore in realtà esso rappresenta il motore della sua trasformazione. Non sempre, tuttavia, le emozioni negative ad esso legate  sono dovute al comportamento del partner traditore. Spesso, infatti, il tradito ce l’ha con se stesso: per non essere abbastanza amabile, per essersi  lasciato ingannare, per non aver capito, per non aver dato  abbastanza e per mille altri motivi.  E forse non ha tutti i torti. Qualcuno ha detto: ” se in una coppia uno dei due partner tradisce probabilmente è “malato” ma il virus sta nell’ altro”.
Non è vero sempre… ma spesso!!

Il tradimento nella coppia

Tutti noi possiamo riconoscerci nella fantasia del principe azzurro, quel principe che porrà fine alla nostra angoscia di separazione, il principe o la principessa che sposeremo. Molti restano a lungo, qualcuno per sempre, nella fantasia di un tale incontro. L’aspirazione, inconscia, è il ripristino dello stato simbiotico originario, lo stato di beatitudine legato alla fusione del bambino con il corpo materno. Risulta in realtà altamente pericoloso concedere credito all’illusione di poterci fondere ad un altro. Se in ciò consiste la nostra felicità saremo inevitabilmente delusi.

L’aspettativa non può reggere ed inevitabilmente ci troveremo di fronte ad una delusione con conseguente colpevolizzazione dell’altro che “non ci ha dato abbastanza”. Questa operazione ci consentirà di attribuire all’inadeguatezza dell’altro il nostro fallimento. L’altro diventa colpevole, ma noi cosa gli chiedevamo? Di rappresentare un’illusione! Proviamo a pensare al matrimonio. Il vivere con una persona spesso è vissuto come un mezzo più che come un fine. In genere si ha poco interesse per la soggettività dell’altro, si ha poca curiosità per l’altro che appare interessante solo nella misura in cui corrisponde all’idea di lui che ci eravamo “costruita”.

L’altro ce lo eravamo “inventato” gia da tempo proprio come i nostri genitori avevano “inventato” noi. Nel momento in ci lo conquistiamo, nel momento in cui conquistiamo l’oggetto del desiderio non pensiamo al suo vero mondo alla sua realtà di soggetto ma a come risponde ai nostri bisogni e a quanto “entra” nel nostro mondo, nella nostra realtà. Il partner ovviamente cadrà nello stesso meccanismo e vivrà la stessa frustrazione. Un’altra mistificazione cha accompagna la vita di coppia è legata al mito della sincerità. Ci facciamo carico di un dovere di trasparenza come se l’intimità implicasse l’espressione di ogni elemento della nostra interiorità, sia esso un pensiero, una fantasia, una debolezza, la noia che pure fa parte della vita.

In molti casi un’apertura eccessiva genererebbe solo danni. Ancora una volta, paradossalmente, l’idealizzazione dell’amore significa di fatto il suo tradimento. Il rispetto e l’amore per l’altro, la preoccupazione morale nei suoi confronti impongono una certa distanza. Il desiderio di condividere tutto con l’altro, anche gli aspetti più intimi e privati, non è altro che il desiderio di ripristinare il rapporto con nostra madre. Per “saziare” questi bisogni molte coppie vedono il matrimonio come un punto d’arrivo. Se ci si provasse a considerarlo invece come un punto di partenza forse le cose sarebbero più semplici e la coppia avrebbe maggiori possibilità di sopravvivenza poiché qualsiasi rapporto che si configuri come cammino non può sottrarsi ad una naturale evoluzione.

Quando tradire fa bene (il tradimento come recupero di Sé)

Un sondaggio realizzato dalla rivista cattolica “prospettive nel mondo” presso un centinaio di parroci che hanno assolto in confessione fedifraghi ed adultere, rivela che per un 18% di uomini che hanno confessato il proprio tradimento c’è un 31% di donne che sono state assolte per l’identico peccato. Può anche darsi che le donne si confessino di più, ma che dire allora del famoso rapporto Kinsey che tra gli anni 40 e 50 con grande scandalo dell’opinione pubblica catalogava come infedeli un terzo degli americani che oggi hanno una relazione extraconiugale almeno nel 70% dei casi?

Un recente sondaggio ha rivelato che otto italiani su dieci non credono più alla fedeltà e se a questo si aggiunge che solo il 33,1% delle donne è soddisfatto del proprio partner mentre ad essere contento “solo in parte” è il 58,1% si fa presto a fare due più due…
E’ inutile dire che ci sono tradimenti che fanno bene alle coppie perché risolvono problemi di desideri sessuali: lo sanno tutti. Ma forse è altrettanto noto che secondo ben due ricerche, una americana, e l’altra tedesca, la trasgressione sessuale, purché vissuta con gioia, può essere un toccasana per la salute. Con questa teoria Raffaele Morelli, medico- psichiatra, insieme agli psicologi che lavorano con lui ha presentato qualche tempo fa una ricerca sul tema: “Infedeltà.

Quando tradire fa bene alla salute”. Morelli ritiene che l’incidenza di malattie psicosomatiche su chi tradisce il proprio partner senza sensi di colpa è quasi nulla. Non solo: chi tradisce un compagno abituale non per vendetta ma per scelta, forse attraverso un processo lento e faticoso, lo fa perché sa di avere dentro qualcosa che il partner non lascia libero, qualcosa che viene spesso soffocato. Se la propria fantasia e il proprio mondo interiore non sono lasciati liberi, è sano trovare un canale per esprimerli.

di Marinella Cozzolino

Fonte: http://www.feritedamore.it/index.php?option=com_content&task=view&id=28&Itemid=

Vita di coppia

20 novembre 2009

Crescere insieme nel rapporto di coppiaLa coppia, Gioie e dolori della vita di coppia, innamoramento, odio, tradimenti. Ne abbiamo parlato con la D.ssa Mazzilli – psicologa e psicoterapeuta – cercando di porle alcune delle domande sulla coppia che più spesso ci vengono inviate dalle nostre lettrici.

L’innamoramento. C’è che dice che l’innamoramento sia una fase quasi ‘patologica’, durante la quale si possono fare cose, prendere decisioni, che in condizioni ‘normali’ non prenderemmo. È così, almeno in parte? Cosa è l’innamoramento dal punto di vista dello psicologo? E’ affascinante pensare che ogni giorno incontriamo continuamente, al lavoro, al supermercato, persone che ci restano completamente indifferenti e che dimentichiamo rapidamente mentre, come per una magia, una in particolare si intromette prepotentemente nella nostra anima in un turbinio di emozioni che comunemente siamo abituati a chiamare innamoramento. Non importa la differenza d’età, il ceto sociale, il colore della pelle, l’attrazione amorosa ha la meglio su tutto come se il mondo intorno diventasse muto e a parlare fosse solo questa “persona speciale”.

Anche se ogni rapporto sembra nascere da una serie di coincidenze fortuite, ogni partner è già predisposto, a livello inconscio, a quel particolare incontro, incontra ciò che nel suo inconscio esiste già. Freud diceva che “trovare l’oggetto del desiderio, in realtà, vuol dire solo ritrovarlo”.

L’altro ci sembra così “familiare”, è come se ci si conoscesse da sempre e la scelta non è mai casuale: siamo attratti da quei modi di fare e di essere dell’altro che ci riconducono profondamente al primario rapporto d’amore con le figure genitoriali. Ognuno di noi è predisposto a riprodurre o al contrario a fuggire questa relazione primaria che ci ha segnato profondamente. La cosa interessante è che desideriamo qualcuno che rassomigli a ciò che vorremmo essere, come se fosse un riflesso di un’immagine positiva di noi stessi.

Una idealizzazione, (a volte una “sopravvalutazione”) del partner, una sorta di eccitazione irrefrenabile che scioglie l’ansia. Si crea così una fusione con l’altro e il confine tra l’Io e il Tu tende ad annullarsi: si diventa così “una cosa sola”. Chi non riesce a vivere questa euforia iniziale generalmente è sopraffatto dal timore di essere soffocato all’interno della relazione. Inoltre potremmo essere attratti da qualcuno che ci ricorda nostro padre o nostra madre, o meglio l’immagine che di loro abbiamo introiettato nell’inconscio: siamo attratti cioè dagli oggetti d’amore del passato che non possiamo più avere e dal desiderio inconscio che il partner ideale ci permetta di godere ancora ciò che ci hanno dato.

Come riusciamo a capire che è amore? Molti sono convinti che la fedeltà possa essere un elemento indispensabile, ma essa dipende dal temperamento della persona, riguarda la nostra etica, il rapporto con noi stessi, con il nostro corpo e la nostra mente. Altri sostengono di identificare l’amore vero dall’esistenza di attrazione sessuale, ma l’esperienza ci suggerisce che l’attrazione sessuale può finire e l’amore resistere nel tempo. La stima? Il rispetto? Importanti ma forse hanno poco da spartire con l’innamoramento. Innamorarsi vuol dire entrare in uno stato d’animo che sconvolge, che turba, che può creare ansia, rossori, palpitazioni, può far cambiare abitudini, modi di pensare, comportamenti.

Come capiamo quando siamo veramente innamorati? Quando dedichiamo tutte le energie nel tentativo di capire quale posto ognuno di noi occupa nella vita dell’altro e non riusciamo più a vivere se non abbiamo il partner al nostro fianco, quando cerchiamo continuamente le prove reali del fatto che ci ama, quando sentiamo forte la sua mancanza, e diventa l’unico che può colmare quel vuoto con la sua presenza. Essere innamorati vuol anche dire svegliarsi con quella sensazione di felicità e così anche avvenimenti come andare a lavoro o affrontare un esame difficile all’università acquisiscono un valore differente.

Si parla di coppia e chiaramente di intendono due persone. Ma siamo davvero monogami? O la monogamia è in un certo senso determinata dalla cultura occidentale e magari rafforzata dalla religione che la nostra cultura ha prodotto? E il tradimento? L’infedeltà è un evento molto doloroso che distrugge il patto di fiducia tra i due amanti, sconvolge gli equilibri che tenevano in piedi la coppia. Gli etologi sostengono che il maschio è istintivamente portato ad avere più rapporti per propagare la specie; per la psicoanalisi l’uomo ha bisogno di verificare continuamente la sua efficienza sessuale. La domanda arcaica che nasce da piccoli è: il mio pene funziona bene? I cosiddetti “traditori seriali” sono uomini profondamente insicuri e, con il continuo tradimento, cercano disperatamente la risposta a quel quesito che racchiude in sè un’angoscia più profonda, derivante dal confronto con la figura paterna idealizzata. Il tradimento è strettamente collegato ad una sofferenza: non è facile tradire senza somatizzare, senza provare ansia o senso di colpa.

Si ringrazia la Dott.ssa Mariacandida Mazzilli, psicologa, psicoterapeuta
www.psicologiadonna.it

Fonte: http://www.margherita.net/salute_donne/psicologia/rapporticoppia.html

Crescere insieme nei rapporti di coppia

3 novembre 2009

Crescere insieme nel rapporto di coppiaUno dei problemi delle coppie in crisi è la ferma convinzione che le cose non possano migliorare. Questa convinzione porta con sé una sensazione di impotenza e impedisce di mettere in atto delle strategie di cambiamento volte a ritrovare il benessere nella coppia. E’ stato invece osservato che basta che uno solo dei due cominci ad effettuare qualche cambiamento in meglio perché il rapporto ne tragga giovamento; inoltre, il cambiamento di uno dei due partner provoca dei cambiamenti anche nell’altro.

Certo non è facile iniziare il cambiamento. Quello che può succedere quando si prende in considerazione l’idea di cambiare è che ci troviamo di fronte ad atteggiamenti mentali o opinioni radicate che indeboliscono la motivazione. Raramente queste opinioni risultano valide. Vediamo, quindi, quali sono le più frequenti e quale può essere il modo per affrontarle:

* “Il mio partner è incapace di cambiare”. Questa asserzione è praticamente sempre sbagliata. Non esistono persone incapaci di cambiare. Il nostro sistema nervoso centrale è organizzato in maniera tale da spingerci all’apprendimento di modi di vedere e strategie sempre nuovi e migliori. I nuovi schemi di pensiero o modelli di comportamento che aumentano il piacere e diminuiscono la sofferenza sono destinati a soppiantare quelli vecchi. Quindi, se nell’ambito del rapporto di coppia si riescono a sperimentare modi di vedersi e di comportarsi più soddisfacenti dei precedenti, ci ritroveremo quasi automaticamente ad utilizzare queste nuove modalità che ci arrecano maggior piacere.

* “Non c’è nulla che possa modificare il nostro rapporto”. Questa è un’affermazione forte e, come tutte le affermazioni che contengono termini tipo ‘tutto’ o ‘nulla’ va verificata. Cominciamo con il mettere a fuoco quali sono i problemi specifici del nostro rapporto. Creiamo un elenco di questi problemi ponendoli in ordine di difficoltà crescente. Cominciamo quindi da quello che ci sembra più facile da affrontare, sforziamoci consapevolmente di applicare delle strategie mirate alla risoluzione del problema e osserviamo i risultati. Di solito se si è motivati e si comincia con un problema di facile soluzione i risultati sono positivi. E questo può indurre un pizzico di ottimismo in noi e nel nostro partner, motivarci ad andare avanti e affrontare problemi sempre più complessi.

* “Le cose non faranno che peggiorare”. Il timore di essere nuovamente feriti, può renderci pessimisti e riluttanti a coinvolgerci di nuovo nella relazione (“Se le mie speranze si ridestassero, finirei con il soffrire ancora”, ” Meglio non aspettarsi più niente”). Questo atteggiamento di ritiro è senz’altro comprensibile, ma non è indispensabile. Esistono sempre delle ragioni per cui vale la pena di lasciarsi nuovamente coinvolgere. Anche solo per un momento, allontaniamo da noi la cappa di pessimismo e di timore e volgiamo l’attenzione a queste ragioni: cerchiamo di prestare attenzione agli aspetti positivi del nostro rapporto. Ci renderemo conto che sono più di quanto immaginiamo, anche se col tempo abbiamo finito col darli per scontati e non notarli più.

* “Se abbiamo bisogno di occuparci del nostro rapporto c’è qualcosa che non va”. Innamorarsi è facile, ma per sviluppare e consolidare un rapporto occorrono riflessione e impegno. Due partner iniziano la vita in comune con modi di vivere, abitudini e atteggiamenti che possono essere molto diversi. E’ necessario impegnarsi per sviluppare capacità di adattamento reciproco, per imparare a comporre le divergenze e trovare l’armonia nel rapporto.

* “Ormai il danno è troppo grande”. Questa affermazione va valutata realisticamente. Fino a quando non avremo tentato qualche rimedio essenziale, non possiamo avere la certezza che il nostro rapporto sia arrivato ad un punto di rottura irreparabile.

Una volta riconosciute e affrontate queste opinioni disfattiste vediamo cosa possiamo concretamente fare per migliorare il nostro rapporto di coppia:

- Consideriamo gli aspetti piacevoli del rapporto. Quando una coppia attraversa un periodo difficile entrambi i partner sembrano provare una sorta di ‘amnesia’ rispetto a ciò che ciascuno ama nell’altro. I pregiudizi negativi ci possono impedire di vedere ciò che nella coppia sta funzionando bene e ciò che apprezziamo nel partner.
Mark Kane Goldstein, psicologo dell’Università della Forida ha ideato un metodo semplice ma molto efficace per aiutare le coppie in crisi a concentrarsi di nuovo sugli aspetti positivi del rapporto. Chiede ad entrambi i coniugi di registrare graficamente, su una carta millimetrata, tutte le azioni piacevoli del partner, attribuendo loro un punteggio da 1 a 10 a seconda della soddisfazione che hanno provocato.
Goldstein ha notato un miglioramento del rapporto nel 70% delle coppie che avevamo usato tale metodo. Un altro metodo consiste nell’invitare entrambi i partner (o anche uno solo dei due) ad attaccare degli adesivi in posti non visibili degli abiti dell’altro e staccarne uno ogni volta che il partner fa un gesto cortese nei propri confronti. Di solito alla fine della giornata sono stati staccati tutti…

- Cerchiamo di intuire i bisogni reciproci e di soddisfarli. E’ incredibile quanto un rapporto possa migliorare con questo accorgimento. Si instaura una sorta di circolo “virtuoso”, per cui il partner che nota il comportamento dell’altro volto a dargli piacere a sua volta si sente più bendisposto nei suoi confronti e si sforza di intuire e fare ciò che può dargli piacere o sollievo.

- Forniamo informazioni precise per guidare la condotta dell’altro. Cerchiamo di far capire al nostro partner cosa desideriamo quando usiamo termini astratti quali gentilezza, comprensione, amore etc.
Se gli forniamo informazioni più precise possiamo guidare la sua condotta. Tali informazioni vanno fornite nel modo più franco e diretto, senza sarcasmi, accuse o insinuazioni. Può darsi che per ‘gentilezza‘ intendiamo che si offra di fare delle telefonate per noi, ma non è detto che il partner debba per forza saperlo. Non dimentichiamo, infine, di ‘ricompensare’ in qualche modo ogni comportamento corretto dell’altro (con un cenno di apprezzamento, o un bacio, ad es.); in questo modo aumenteremo la probabilità che tale comportamento si ripeta.

- Manifestiamo affetto, sollecitudine, calore. Non diamo niente per scontato. Facciamo sentire al pater che ciò che facciamo per lui non è un “dovere”, bensì è frutto dell’impegno e del sentimento.

- Accettiamo il nostro partner. Il che non significa diventare “ciechi” rispetto ai difetti dell’altro, quanto pensare che si può lavorare insieme per migliorare. L’ergersi a giudice del nostro compagno non ha altro effetto che farlo mettere sulla difensiva, rendergli difficile il lasciarsi andare e fidarsi di noi.

- Siamo sensibili ed empatici. L’attenzione e la partecipazione empatica ai timori e alle difficoltà del partner è essenziale per ridurre sofferenze inutili. Se la sensibilità non è una nostra dote naturale possiamo coltivarla. Se ci sembra che il nostro partner reagisca in maniera eccessiva a determinati nostri comportamenti, anziché criticarlo e mantenerci sulla difensiva, cerchiamo di fermarci a considerare quale potrebbe essere il problema sotteso al suo atteggiamento.
Proviamo ad esaminare con molto tatto, insieme a lui, quali potrebbero essere i suoi timori o le sue preoccupazioni segrete. Resistiamo alla tentazione di attribuire ogni sua reazione esagerata a qualche sgradevole tratto del carattere e cerchiamo di vederla come il segnale di una vulnerabilità nascosta.

- Usiamo comprensione. Cerchiamo di vedere le cose con gli occhi del partner, non solo con i nostri. Mettiamoci nei panni dell’altro.

- Coltiviamo l’intimità. Coltivare l’intimità significa tante cose: rivelarsi i segreti più riposti, che non si rivelerebbero ad altri; fare insieme le piccole cose di ogni giorno; ritagliare spazio e tempo per i rapporti sessuali.

- Offriamo sostegno. Diamo al nostro partner un senso di sicurezza, facendogli capire che può fare affidamento su di noi nei momenti difficili.

Se pensiamo che il nostro rapporto sia in crisi, non perdiamo tempo ad incolparci a vicenda. Non importa stabilire chi abbia torto o ragione, ma mettere in atto nuove strategie atte a consolidare il rapporto. Non è necessario che entrambi i partner si muovano contemporaneamente. Basta che uno dei due prenda l’iniziativa di ridare vigore al rapporto o di arrestarne il deterioramento prima che sia troppo tardi.

Se si è imboccata la direzione giusta probabilmente si muoverà anche l’altro partner. Ci si potrà accorgere che, anche senza la sua partecipazione attiva, i propri cambiamenti avranno su di lui un effetto positivo. Inoltre, quasi sempre uno dei due è più preparato, più pronto ad iniziare il cambiamento, perché ha più strumenti, è più motivato o anche semplicemente perché soffre di più.

Naturalmente può capitare che uno dei due partner o entrambi presentino dei tratti di personalità tali da rendere davvero ardua la convivenza. Ma di questo potremo renderci conto solo dopo esserci sforzati davvero di migliorare le cose. E anche in questo caso, non diamoci per vinti. Se siamo davvero motivati, con l’aiuto di un professionista e il nostro impegno potremo farcela.

Fonte: http://www.viveremeglio.org/psicolog/articoli/lmastron/rappcopp.htm

La condivisione nella coppia

1 giugno 2009

42-17366366

Nel momento in cui ci rapportiamo a qualcuno abbiamo un’infinità di aspettative che portano le nostre azioni a essere condizionati e non naturali. Ci aspettiamo qualcosa, amiamo perchè vogliamo essere amati e difficilmente doniamo non aspettandoci in cambio alcunchè. Abbiamo paura di perdere qualcosa nello scambio con l’altro, non considerando invece che riceviamo nel momento stesso in cui abbiamo la possibilità di dare qualcosa a qualcuno, quando abbiamo la possibilità di condividere.

Abbiamo bisogno di trasformare le emozioni e le sensazioni negative causate dai nostri difetti mentali come orgoglio, avarizia, paura, che ci spingono a percepirci come persone povere, poco capaci di donare e impaurite dalla possibilità di sentirci privati di qualcosa. trasformando queste grandi paure, incrementando la fiducia e la semplicità avremo un incontro naturale con il nostro partner e saremo in grado di rivolgerci armoniosamente verso tutto ciò che ci circonda, sviluppando sensazioni positive.

Il tipo di vita che conduciamo ci induce a essere complicati, a non avere un rapporto naturale con le persone, a difenderci coltivando forme di avarizia differetemente sfaccettate che ci impediscono di percepire quanto siamo ricchi, quante qualità possediamo e quanto amore racchiudiamo in noi stessi. La nostra natura originaria è pura come il cristallo, dicono i tibetani; il centro di noi stessi è prezioso come l’oro, ritenevano gli alchimisti, siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio: queste e tante affermazioni sottolineano il tesoro che ognuno di noi racchiude in sè, anche se solo noi sembriamo non rendercene conto.

Per esempio, in THailandia e Sri Lanka i bambini vengono educati alla generosità fin dalla nascita. E’ facile pertanto vedere che, se un bimbo riceve in regalo qualcosa, non la trattiene come farebbe un bimbo occidentale gridando: “E’ mio!”, ma la condivide subito con i suoi coetanei. Questo perchè è educato e abituato alla comunione con gli altri, attraverso la quale il piacere è spostato dal desiderio di possesso al desiderio di condivisione, che agevola e facilita lo sviluppo della generosità.

La generosità pertanto consiste nel distribuire ciò che si possiede provando piacere nell’atto stesso della condivisione: questa è una qualità fondamentale perchè donando agli altri si dona a se stessi la sensazione di essere ricchi, di non essere delle misere persone che hanno bisogno di conservare avaramente ciò che possiedono per paura di perderlo e di non avere niente da dare. Donando apriamo noi stessi all’esterno ed evitiamo il rischio che la paura ci faccia vivere in un piccolo mondo ristretto e sofferente.

Il cammino che percorriamo nel nostro viaggio verso la conoscenza può essere paragonato agli stadi del processo alchemico: E quando il miracolo alchemico è stato raggiunto il nostro essere e il mondo diventano oro. E’ in questo stadio si ritorna all’essenza dell’essere, all’innocenza, a uno stato in cui la fiducia in noi stessi, negli altri e nell’universo diviene naturale e ci permette di essere spontaneamente ciò che siamo e di assumerci la responsabilità di occuparci degli altri e del pianeta.

Per essere generosi occorre avere coraggio ed eliminare le paure di perdita, impegnandosi e rischiando. L’impegno comporta un grande rischio, la necessità di sacrificare l’idea di un compagno perfetto, accettando di poter avere un rapporto con una persona normale, con pregi e difetti, e questa trasformazione può portarci a realizzare un rapporto vero e intimo, in quanto, dando all’altro la possibilità di essere ciò che siamo anche noi. Avendo il coraggio di donare si ottiene ciò di cui si ha bisogno, il nostro messaggio di disponibilità viene percepito e Karmicamente sperimentiamo gli effetti delle cause che abbiamo posto.

La generosità ha come qualità amica e sorella l’equanimità, senza la quale cadremo comunque nell’attaccamento o nell’avversione, che sorgono da una rigida discriminazione tra amici e nemici. Abbiamo bisogno pertanto di essere più equanimi e imparziali per poter pacificare l’attaccamento e l’avversione.

Il concetto buddhista di equanimità si basa sulla convinzione che tutti gli esseri nelle nostre infinite vite possono essere stati nostri madri o padri e che tali dovremo aspirare a considerarli, senza cadere nell’attacamento verso gli amici, nell’avversione verso i nemici e nell’indifferenza verso altri.

Se pur vogliamo credere a ciò, dobbiamo convenire che la rigida discriminazione ci porta ad avere attaccamento verso qualcuno o verso un gruppo di persone, mentre l’equanimità ci aiuta ad accrescere la pace interiore e la stabilità. Questo meccanismo genera in noi un’apertura che ci dà la possibilità di sentirci simili aglia altri e che ci permette di percepire tutti come componenti di un’unica famiglia.

Tratto da: La spiritualità della coppia – Giuseppina Menga – ed.Mosaico

L’amicizia al femminile

20 maggio 2009

female-friends1L’attrazione esercitata fra persone dello stesso sesso è un passaggio obbligato nell’adolescenza, laddove l’amicizia e’ intessuta di un legame sentimentale molto stretto: si tratta di un periodo di omosessualità assolutamente normale. Questa prima forma di amore viene ben presto soppiantata dall’amore per un rappresentante di sesso opposto ma l’amore per gli amici assumerà comunque una grande importanza nell’esperienza sentimentale di ogni individuo.

In epoche precedenti la tendenza degli uomini a ricercare amici ha avuto una notevole importanza. Basta pensare al tempo della Polis, le Città Stato in cui l’amore di uomini per i giovani venne esaltato molto di più rispetto all’amore per le fanciulle.

Ai tempi della cavalleria, in cui gli uomini si riunivano in compagnie di cavalieri ( i Cavalieri delle tavola Rotonda, I Cavalieri dei Templari), ogni giovane aspirava a divenire paggio e poi scudiero di qualche famoso cavaliere. L’amicizia fra uomini caratteristica di quel tempo appariva come la strategia vincente per arrivare a obiettivi comuni ed è diventata espressione di una nuova solidarietà di sesso.

Fra le donne, lo sviluppo del sentimento amicale e della solidarietà di sesso come fenomeno collettivo e culturale si è manifestata in modo più tardivo e solo nel momento in cui è venuta meno l’esigenza di occuparsi esclusivamente degli uomini.  Attualmente, infatti, per una donna la formazione della coppia e il matrimonio non rappresentano più la loro unica carriera. E non sono solo le donne deboli, stupide o meno attraenti bensì le più intraprendenti e vitali, ricche di spirito di iniziativa le donne in cui l’amicizia ha finito per assumere un’importanza senza precedenti.

Generalmente i rapporti che si stabiliscono fra queste donne sono basati sull’affezione e sull’attrazione di una personalità sull’altra, su obiettivi e interessi comuni e possono essere molto più liberi psicologicamente e materialmente rispetto alle relazioni che si vengono a creare fra un uomo e una donna. Spesso, infatti, le relazioni fra una donna e un uomo implicano una dipendenza finanziaria, comportano legami, contratti  e sottostanno a numerose convenzioni sociali, mentre nel rapporto amicale tutto questo non accade…

Questo accordo psicologico e umano è, però, molto delicato. Affinché duri, è necessario salvaguardarlo dagli effetti distruttivi delle dinamiche inconsce che, inevitabilmente si producono. Le difficoltà che maggiormente si presentano nei rapporti di amicizia sono rappresentate dal sentimento di rivalità oppure dalla eccessiva identificazione.

La tendenza all’identificazione che accompagna la vita delle coppie, in questo caso, diventa molto più forte in quanto anche l’ambiente esterno tenderà a considerare le due amiche come “inseparabili” e, in questo senso, nessuna delle due avrà nuovi spunti da portare all’altra.

Solo due cose distinte, infatti, possono entrare in relazione. Se due cose sono identiche non possono aver rapporti tra di loro: esse confluiscono in un’unità priva di energia e di interesse.

Fonte: http://www.willypasini.it/articoli.php?arid=556&ctid=1

Firma anche Tu la petizione!
Giornata mondiale dell'Unità

Petizione per una Giornata Mondiale dell'Unità
Iscrizione newsletter
In primo piano
Prossimi appuntamenti

banner-cinque-segreti.png

banner-vacanza-2009-1


La-pratica-della-bonta1.png
Calendario Articoli
marzo 2010
L M M G V S D
« feb «-»  
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  
Banner amici
La mente mente