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Il tradimento nella coppia

28 luglio 2010

Il tradimento è uno tra gli eventi che possono scuotere più drammaticamente la stabilità di una coppia. La parola stessa tradimento rimanda al concetto di “dare, consegnare, mettere in mano”. È quindi tradire ciò che ci era stato consegnato, per mettere in atto una consegna diversa, nelle mani di qualcun altro. È l’amore, la fiducia ed il progetto di coppia che, agli occhi di chi è stato tradito, viene consegnato ad una terza persona. Una delle prime reazioni alla scoperta del tradimento è la perdita di fiducia, in se stessi e nelle proprie scelte, oltre che nell’altro. Il tradimento attiva così profondi dubbi sia nei confronti del partner che rispetto al progetto di coppia fino ad allora condiviso.

Scoprire di essere stati traditi, inoltre, amplifica un senso di insicurezza, di inferiorità e, spesso, di ossessività nella persona tradita. È infatti frequente che chi è stato tradito inizi a pensare ossessivamente al partner nella situazione stessa del tradimento, immaginando gli stati d’animo dell’altro e chiedendo ossessivamente dettagli, spesso più dolorosi del tradimento stesso.
Tali richieste hanno spesso come obiettivo inconsapevole quello di essere “presenti” nel momento stesso del tradimento, riappropriandosi così  – virtualmente – di ciò di cui si è stati derubati.

La reazione evasiva di chi ha tradito ha il senso di “proteggere” l’altro da particolari dolorosi che non farebbero altro che aggiungere sconforto, confusione e rabbia ad una situazione già altamente traumatica. Dall’altra parte, questa stessa evasività può essere percepita dal partner come la volontà di preservare il terzo e, di conseguenza, come un prolungare lo stato di tradimento.

Perchè si arriva al tradimento

Una delle domande che più incessantemente si pone chi è stato tradito è “Perché?
”. La risposta a tale domanda spesso rappresenta un passaggio estremamente delicato anche all’interno dello stesso percorso della terapia di coppia, intrapreso successivamente al tradimento.

Dall’analisi della storia della coppia, emerge infatti di frequente quanti numerosi micro-tradimenti abbiano caratterizzato la relazione negli ultimi tempi, non di rado fin dall’inizio del rapporto stesso. In un certo senso, il tradimento sembra rappresentare l’unico codice che è stato possibile trovare all’interno della coppia per comunicare i vissuti di disagio, di stress e di malcontento presenti tra i coniugi.

In questa ottica, il tradimento rappresenta un’occasione, sicuramente la più dolorosa, per scoperchiare il “Vaso di Pandora” e mettere in luce gli aspetti critici che, fino a quel momento, hanno caratterizzato il rapporto. Non di rado, infatti, la scoperta del tradimento porta in superficie tematiche lasciate in sospeso da lungo tempo e che riguardano le aree più complesse della relazione di coppia, quali la comunicazione, la complicità, il sostegno reciproco, l’intimità sessuale ed emotiva e la capacità di proteggere la coppia dalle ingerenze esterne, strutturando confini permeabili e sani. Spesso chi tradisce ha mantenuto un lungo silenzio sulla propria frustrazione ed insoddisfazione relativamente al rapporto di coppia, cercando di mantenere una facciata di stabilità e coerenza con l’unico, drammatico, risultato di strutturare un credito nei confronti dell’altro… credito di cui il partner è completamente ignaro.

la terapia di coppia nel tradimento

Obiettivo della terapia di coppia in seguito ad un tradimento è proprio quello di ristabilire, tra i coniugi, una comunicazione autentica, che permetta di esprimere quello che non funziona più all’interno del rapporto senza che questo implichi una frattura irreparabile ed insostenibile.

È il contesto terapeutico stesso a garantire ad entrambi uno spazio di rielaborazione dei propri vissuti, sia sul piano individuale che su quello coniugale, facilitando una ridefinizione più sana e costruttiva delle coordinate emotive, relazionali e comunicative del rapporto. In tal senso, ciascuno ha la possibilità di riappropriarsi di tutte quelle parti di sé che erano state messe al servizio di un rapporto non completamente appagante, quasi sempre nell’ottica più o meno consapevole di salvaguardare una pseudo-stabilità. La ritrovata autenticità permetterà quindi di decidere se e su quali basi rifondare il rapporto di coppia.

Fonte: http://www.emotiva-mente.it

Bibliografia:

Tradimento Rancore Perdono

Sull’Amore

Le emozioni come nascono …

7 ottobre 2009

gestire-emozioni

… a cosa servono e dove possono condurre.

Le emozioni sono parte integrante del paesaggio umano ed esprimono alcuni tratti della personalità. E, tuttavia, si tratta di manifestazioni reattive del sistema nervoso.

Le emozioni sono chiamate anche passioni o falsi feelings; esse sono infatti manifestazioni compensative che affiorano quando si perde la connessione con la qualità originaria dell’essere. Quando le emozioni/passioni sono presenti in modo compulsivo, possono connotare un individuo, come pauroso, collerico, allegro, malinconico, ossessivo.

Per contro, le varie qualità dell’essenza – come Amore, Pace, Gioia, Valore, Forza, Volontà, Fiducia, Saggezza, Creatività – sono presenti nella profondità del nostro essere; quando ci si riconnette con questa o quella qualità dell’essenza esse vengono sperimentate come sensazioni intime, profonde, appaganti: proprio per questo sono chiamate veri feelings.

Le emozioni/passioni sono in qualche modo una forma distorta delle qualità essenziali con le quali condividono identiche risonanze; ma le emozioni vivono in superficie in una forma reattiva e caotica. Più ci si riconnette con l’essenza e con le sue espressioni, meno si sentono le emozioni.

Le emozioni sono dunque reazioni, mentre le qualità essenziali sono stati dell’Essere.

All’inizio – nei primi mesi di vita – vi è solo essenza a riempire l’essere; poi – già a partire dai primi mesi di vita -, a causa di un ambiente primario di accoglienza inadeguato, vi è la separazione dall’essenza e la comparsa del senso di vuoto o di mancanza di qualcosa (il cosiddetto buco), cui segue l’insorgenza delle emozioni e il conflitto intorno ad esse che crea ogni tipo di pensieri.

Alcune persone sono tagliate fuori non solo dalla loro essenza, ma anche dalle loro emozioni e questo le rende veramente estranee a se stesse. Questa disconnessione incomincia ad accadere quando si perde il coraggio di vivere aperti alla vita, nella fragilità e senza difese preventive. Spesso accade che il non sentire sostegno nell’ambiente circostante, il timore di essere incompresi, feriti, derisi conduce a reprimere e nascondere agli altri e – ciò che è più grave – anche a se stessi le proprie emozioni, le proprie sensazioni e i propri sentimenti.

Si diviene estranei al proprio mondo interiore.

Si rimane in contatto soltanto con l’elaborazione mentale delle emozioni. Si ama, si va in collera, si ha paura, si è malinconici e tristi, si è allegri soltanto attraverso la mediazione dell’attività mentale. Accade così di essere identificati con i propri pensieri e di perdere il contatto con il proprio sentire, con quanto accade dentro di noi di momento in momento e, in tal modo, con il proprio stesso essere.

E’ veramente importante ritornare in contatto con le proprie emozioni e viverle pienamente per giungere presto o tardi a comprendere come e perché esse nascono. Vale la pena di precisare che vivere pienamente le proprie emozioni non vuol dire cavalcare l’onda emotiva della rabbia, della malinconia, della paura o della gioia, ma piuttosto ‘stare-nel-mezzo’, – senza esprimerle e senza reprimerle -, ‘semplicemente’ rimanendo consapevoli. Cresce via via la capacità di essere ‘il testimone’: colui che è presente a tutto quanto accade dentro di noi, senza identificazione e attaccamento.

Da questo comportamento, che è accettazione di quello che sta accadendo nel momento, nasce, quando il tempo è maturo, una nuova comprensione. E’ questa comprensione di se stessi che permetterà di dissolvere le difese erette inconsciamente dalla personalità, di sperimentare l’esistenza del ‘buco’, di vivere il dolore dell’assenza di questa o quella qualità – amore, valore, forza, creatività … – senza cercare compensazioni. Solo in questo modo l’essenza perduta riprende a fluire.

A. H. Almaas così si esprime, “Per prima cosa le persone devono imparare a sentire se stessi, a prestare attenzione a se stessi, affinché le necessarie informazioni siano disponibili. La maggior parte delle persone vivono la vita senza la necessaria consapevolezza perché cercano di evitare di sentire il vuoto, la falsità, la sensazione che ci-sia-qualcosa-di-sbagliato. Non si può evitare l’autoconsapevolezza e compiere il Lavoro” (di crescita in consapevolezza, umana e spirituale).

Le emozioni, perciò possono indicare come, dove, quando, in termini di memorie, una certa qualità dell’Essenza è andata smarrita rispetto alla propria consapevolezza.

Questo articolo è stato pubblicato su Hod, giugno-luglio 2004.

Fonte: http://www.lamentemente.com

Dialogo: le differenze fra uomo e donna

20 marzo 2009

77b2816b-2858-4c65-91bf-53fa7129399dhmediumQuando gli uomini non parlano

La difficoltà maggiore per un uomo sta nell’interpretare correttamente una donna che sta parlando dei propri stati d’animo. Una delle imprese più ardue per una donna è interpretare correttamente il silenzio di un uomo. Per le donne il silenzio è spesso fonte di equivoci; il modo in cui i due sessi generalmente pensano ed elaborano le informazioni è profondamente diverso. Le donne pensano ad alta voce: lasciano scorrere liberamente i propri pensieri e li esprimono ad alta voce per approfondire le proprie intuizioni.

Gli uomini invece, prima di parlare, ripercorrono mentalmente ciò che hanno sentito o provato arrivando ad una soluzione attraverso un processo interiore. Spesso le donne fraintendono il silenzio maschile immaginando il peggio, infatti, le sole occasioni in cui la donna sceglie la via del silenzio sono quelle in cui ciò che andrebbe detto è troppo doloroso o quando non vuole parlare con uomo di cui non si fida più. Per rendere le loro relazioni davvero gratificanti le donne devono imparare che quando un uomo è turbato o stressato smette automaticamente di parlare e si rinchiude in se stesso per riflettere sulla situazione.

E’ qualcosa di molto difficile da accettare per una donna che non abbandonerebbe mai un’amica in difficoltà. Per una donna abbandonare il suo compagno quando questi è turbato non è un atto d’amore: poiché lo ama il suo istinto sarebbe quello di stargli vicino ed offrirgli aiuto. In buona fede pensa di doverlo interrogare perché lui possa averne dei benefici. Ma in realtà questo tipo di atteggiamento femminile non fa altro che turbare ed irritare ulteriormente un uomo. E’ importante che gli uomini e le donne rinuncino a proporre al partner il tipo di aiuto da loro preferito e comincino ad apprendere invece le diverse modalità di sentire, reagire e pensare dei due sessi

Perché gli uomini si chiudono nel silenzio

Gli uomini si rinchiudono in se stessi quando:

  • Hanno bisogno di riflettere su un problema per trovarne la soluzione
  • Si sentono turbati o stressati e hanno bisogno di stare un po’ da soli per calmarsi e riacquistare il controllo
  • Hanno bisogno di ritrovare se stessi

Perché le donne parlano

Le donne parlano per svariati motivi:

  • Per trasmettere o raccogliere informazioni
  • Per sentirsi meglio quando sono turbate
  • Perché pensano ad alta voce
  • Per creare intimità

Sessi diversi bisogni emotivi diversi

Gli uomini e le donne concedono il tipo di amore di cui hanno bisogno e non quello necessario all’altro sesso. Gli uomini basano l’amore sulla fiducia, la stima e l’accettazione; le donne sull’affetto, la comprensione ed il rispetto.

Le donne hanno bisogno di ricevere

Gli uomini hanno bisogno di ricevere

Sollecitudine

Fiducia

Comprensione

Accettazione

Rispetto

Apprezzamento

Devozione

Ammirazione

Rassicurazione

Incoraggiamento

Ignorando ciò che è importante per l’altro sesso, uomini e donne rischiano di provocare dolore ai loro partner

Errori femminili

Perchè lui non si sente amato

lei gli offre consigli non richiesti

lui pensa che lei non si fidi più di lui

lei cerca di cambiarlo per il “suo” bene

lui pensa che lei non lo accetti per quello che è

lei si lamenta di quello che lui non ha fatto

lui pensa che lei non apprezzi le cose che fa

lei gli dice cosa deve fare o non fare

lui non si sente ammirato

lei gli corregge o gli critica ogni iniziativa

lui non si sente incoraggiato a farcela da solo

Errori maschili

Perché lei non si sente amata

lui non l’ascolta

lei pensa che a lui non le importi di lei

lui le offre consigli pratici

lei non si sente capita

lui l’ascolta ma poi la rimprovera per avergli rovinato l’umore

lei pensa che lui non abbia rispetto per i suoi sentimenti

lui minimizza le necessità di lei

lei pensa che lui non le sia devoto

lui l’ascolta in silenzio e poi se ne va

lei si sente insicura perché lui non la rassicura

Perché a volte l’amore finisce

Generalmente l’amore finisce perché la gente da’ istintivamente ciò che vuole ricevere. Poiché i bisogni primari d’amore della donna si incentrano sulla sollecitudine, sulla comprensione, sul rispetto, sulla devozione e sulla rassicurazione è di queste cose che lei fa generosamente dono al suo compagno.

Dal canto suo l’uomo vive questo atteggiamento come mancanza di fiducia e reagisce in maniera negativa, a questo punto lei si chiede il perché le sue premure non siano state apprezzate. L’uomo invece, fa dono alla sua partner di ciò che lui ritiene primario e quindi: fiducia, accettazione, apprezzamento, ammirazione ed incoraggiamento e non quello di cui la sua compagna ha effettivamente bisogno. Quindi per soddisfare il nostro partner è necessario imparare a dare l’amore di cui lei o lui hanno veramente bisogno.

Citazioni sulle coppie

“Per un uomo ascoltare una donna mentre esterna le sue preoccupazioni è fonte di stress, poichè si sente costretto a risolvere qualsiasi problema lei sollevi pensando ad alta voce.

In realtà, per lei, condividere le proprie inquietudini è un’espressione di fiducia.”

La bibbia del vivere in due” di Allan & Barbara Pease.

Qui penso ad un 50/50. In effetti se Donna comincia ad esternare, Donna non vuole soluzioni. Quindi inutile presentarle. Uomo piu’ esperto riesce a dare segni di assenso, e magari aggiunge parole con funzione -Continua pure- ma Uomo esperto gia’ ha una idea della direzione del discorso. Per cui Uomo esperto puo’ continuare ad ascoltare ‘Tutto il calcio minuto per minuto’… Piu’ tardi, puo’ far ripartire il discorso ingannando Donna nel credere che e’, infatti, un ottimo ascoltatore.

Dall’altro lato, tuttavia, onna ha il maledetto vizio di esternare mentre Uomo guida automobile-senza capire che mente Uomo e mente Donna sono identiche nel guidare. Dato che Donna, non ascolta’ ne’ interagisce quando guida, non si capisce come poi possa pretendrlo da Uomo.

Fonte: Web

Dodici esercizi per genitori consapevoli

2 marzo 2009

00014246_full1. Cercate di immaginare il mondo dal punto di vista di vostro figlio, mettendo intenzionalmente da parte il vostro. Fatelo ogni giorno, per qualche istante, per ricordare a voi stessi chi è questo figlio e che cosa affronta nella vita.

2. Immaginate come apparite agli occhi di vostro figlio, che ha voi come genitori, in questo momento: questa nuova prospettiva come potrebbe modificare il modo in cui vi muovete nel corpo e nello spazio, il modo di parlare e ciò che dite? Come volete relazionarvi con vostro figlio in questo momento?

3. Esercitatevi a considerare i vostri figli perfetti così come sono. Vedete se riuscite a restare consapevoli della loro sovranità attimo dopo attimo e a lavorare per accettarli come sono quando è più difficile per voi farlo.

4. Siate consapevoli delle vostre aspettative sui figli e considerate se sono davvero rivolte nel loro interesse. Inoltre, siate coscienti di come comunicate queste aspettative e di come esse influenzano i vostri figli.

5. Praticate l’altruismo anteponendo i bisogno dei vostri figli ai vostri ogni volta che sia possibile. Poi vedete se c’è un terreno comune, in cui anche i vostro bisogni possono essere soddisfatti. Potete restare sorpresi da quante coincidenze siano possibili, specialmente se siete pazienti e desiderosi di trovare un equilibrio.

6. Quando vi sentite perduti, o in scacco, ricordatevi di restare immobili, come invita a fare la poesia di David Wagoner Lost: “La foresta respira….” ascoltate che cosa dice: ” La foresta sa dove sei. Devi lasciare che ti trovi”. Meditate su tutto ciò, portando piena attenzione alla situazione, a vostro figlio, a voi stessi, alla famiglia.

Nel fare questo, potreste andare oltre al pensiero e percepire intuitivamente, con tutto il vostro essere (sentimenti, intuizione, corpo, mente e anima), che cosa è veramente necessario fare. Se questo non è sempre chiaro, allora la cosa migliore è non fare nulla finché le cose non si chiariscono. A volte rimanere in silenzio fa bene.

7. Cercate di incarnare una presenza silenziosa. Essa nel tempo si trasformerà in una pratica consapevolezza, se siete attenti a ciò che portate in voi e a ciò che proiettate nel vostro corpo, mente e parola. Ascoltate attentamente.

8. Imparate a vivere con tensione senza perdere l’equilibrio. Nel libro “Lo zen e il tiro con l’arco” Herrigel descrive come gli fu insegnato a restare immobile senza sforzo nel punto di massima tensione dell’arco, senza scoccare la freccia. Nel momento giusto, misteriosamente la freccia parte da sola.

Fate questo esercizio cercando di muovervi in ogni momento senza tentare di cambiare niente e senza dover ottenere un particolare risultato. Semplicemente richiamate la vostra piena consapevolezza e presenza in questo momento. Esercitatevi a vedere qualunque cosa accada come “praticabile”, disposti a restare nel momento presente, affidandovi al vostro intuito e ai vostri migliori istinti.

Vostro figlio, specialmente quando è piccolo, ha bisogno che voi siate il suo centro di equilibrio e di fiducia, un punto di riferimento affidabile con cui può trovare l’orientamento all’interno del suo paesaggio. La freccia e il bersaglio hanno bisogno uno dell’altra. Non serve forzare. Si troveranno l’un l’altra grazie alla saggia attenzione e pazienza.

9. Chiedete scusa a vostro figlio quando vi accorgete di aver tradito la sua fiducia, anche in modi apparentemente insignificanti. Le scuse sono riparatrici. Una scusa dimostra che avete ripensato ad una situazione e siete arrivati a vederla più chiaramente o a considerarla dal punto di vista di vostro figlio.

Ma dobbiamo stare attenti a non essere “spiacenti” troppo spesso. Questa parola perde il suo significato se ne abusiamo e se facciamo del rimorso un’abitudine. A quel punto può diventare una maniera per non assumersi le proprie responsabilità. Siate coscienti di questo. Cuocere nel proprio rimorso di tanto in tanto è una buona meditazione. Non spegnete il gas finché la cena non è pronta.

10. Ogni figlio è speciale e ogni figlio ha bisogni speciali. Ognuno vede in modo unico. Tenete un’immagine di ciascun figlio nel vostro cuore. Annegate nel suo essere, augurandogli ogni bene.

11. Ci sono momenti, molti importanti, in cui abbiamo bisogno di esercitarci ad essere chiari, forti e non equivoci con i nostri figli. Consentite che questo avvenga il più possibile nella consapevolezza, nella generosità e nel discernimento e non per paura, ipocrisia e desiderio di controllo. Essere genitori consapevoli non significa essere troppo indulgenti, dominanti e controllori.

12. Il più grande dono che potete dare ai vostri figli è il vostro sé. Ciò significa che fare il genitore equivale a continuare a crescere nella conoscenza di sé e nella consapevolezza. Dobbiamo essere radicati nel momento presente per condividere ciò che di meglio e più profondo c’è in noi. Questo è un lavoro continuo, che può essere esteso trovando un momento per la tranquilla contemplazione in qualunque modo ci sembri adatto per noi. Lo abbiamo solo adesso. Usiamolo nel migliore dei modi, per il bene dei nostri figli e per il nostro.

Tratto da Benedetti genitori; guida alla crescita interiore del genitore consapevole.

di Myla e John Kabat-Zinn. Edizioni Corbaccio.

Fonte: http://www.viveremeglio.org

Le Emozioni: un Arcobaleno tra Corpo e Anima

19 febbraio 2009

20080211-two-hearts-as-one-main_fullChe ci piaccia o meno, la nostra vita è un “continuum” di Emozioni di intensità molto variabili: dalle più leggere e impalpabili, quasi impercettibili, a quelle più forti, intense, quasi “corpose”.

Già da sola, questa è una buona ragione per imparare a conoscerle, riconoscerle, controllarle e gestirle, in modo da esprimere e manifestare al meglio chi siamo, in ogni momento della nostra vita. E’ così che consentiamo a noi stessi di avere a disposizione tutte quelle risorse che ci appartengono, proprio in quanto esseri umani, ma che determinate emozioni fanno andare in black-out.

Quando siamo noi a gestire le nostre emozioni – e non viceversa – allora siamo in grado di scegliere consapevolmente quali azioni agire. Nell’altro caso, quando cioè siamo pilotati dalle nostre emozioni, trascorriamo la vita – consapevoli o meno – occupati a tempo pieno a re-agire a tutto e a tutti, senza potere scegliere consapevolmente nulla.

Ma non basta, perché è solo conoscendo il nostro mondo emozionale ed accettandolo che siamo in grado di comprendere e di accettare gli altri.

Le Emozioni e termini simili

In ambito psicologico, le Emozioni vengono considerate come reazioni ad uno stimolo ambientale,  di breve durata,
che provocano cambiamenti a 3 diversi livelli:

fisiologico – Ci troviamo di fronte a modificazioni fisiche, fisiologiche, riguardanti la respirazione, la pressione arteriosa, il battito cardiaco, la circolazione, le secrezioni, la digestione, ecc;

comportamentale – Cambiano le Espressioni Facciali, la postura, il tono della voce e le reazioni (attacco o fuga, per esempio);
psicologico – Si modifica la sensazione soggettiva, si altera il controllo di sé e delle proprie abilità cognitive.

Di seguito riporto le citazioni di Daniel Goleman, Sigmud Freud e di Stefan Klein sulle Emozioni: hanno il pregio di essere immediatamente comprensibili.

“Tutte le emozioni sono, essenzialmente, impulsi ad agire, piani di azione di cui l’ evoluzione ci ha dotato per gestire rapidamente le emergenze della vita. La radice stessa della parola emozione è il verbo latino MOVEO, <<muovere>>, con l’aggiunta del prefisso <<e>> (<<movimento da>>), per indicare che in ogni emozione è implicita una tendenza ad agire.” ……… Queste inclinazioni biologiche a un certo tipo di azione vengono poi ulteriormente plasmate dall’esperienza personale e dalla cultura…  il modo in cui le emozioni sono esibite in pubblico o trattenute è forgiato dalla cultura……

In senso letterale l’Oxford English Dictionary definisce emozione <<ogni agitazione o turbamento della mente, sentimento, passione: ogni stato mentale violento o eccitato>>. Io  riferisco il termine EMOZIONE a un sentimento, ai pensieri, alle condizioni psicologiche e biologiche che lo contraddistinguono, nonché ad una serie di propensioni ad agire.

Vi sono centinaia di emozioni, con tutte le mescolanze, variazioni, mutazioni e sfumature. In effetti le parole di cui disponiamo sono insufficienti a significare ogni sottile variazione emotiva.” (Daniel Goleman  – INTELLIGENZA EMOTIVA)

“Esse hanno un ruolo ed una funzione importante nella vita, ma vanno conosciute, esercitate e controllate nella vita di relazione umana.” (Sigmud Freud, IL DISAGIO DELLA CIVILTÀ)

“Un’emozione è una risposta automatica del corpo a una determinata situazione: gli occhi che brillano per il piacere, il volto che arrossisce quando una nostra bugia viene smascherata. Proviamo invece un sentimento quando percepiamo consapevolmente tali emozioni, come gioia o come vergogna.

Le emozioni sono dunque inconsapevoli, mentre i sentimenti sono consapevoli. Noi percepiamo la maggior parte delle emozioni anche come sentimenti, poiché il linguaggio popolare non distingue granché fra le due cose. Ciò nonostante varie emozioni ci rimangono nascoste, per esempio quando arrossiamo e nessuno ce lo fa notare……… Conseguiamo quindi coscienza di un’emozione solo dopo che è stata elaborata dal cervello.

Ogni sentimento…… si fonda sull’elaborazione da parte del cervello di segnali ricevuti dal corpo…”  (Stefan Klein – LA FORMULA DELLA FELICITÀ)

Adesso, attraverso citazioni di altri autori e definizioni tratte da differenti dizionari, vediamo di farci un’idea dei diversi significati dati ai termini Emozioni, Sentimenti, Umore.

Su questi concetti non è stato messo ancora un punto fermo: la ricerca e il dibattito continuano.

mom-main_fullDefinizioni di Emozione:

“(emotion). Sentimento; umore; affetto. Nell’uso corrente i termini ‘emozione’ e ‘affetto’ hanno il medesimo significato, anche se alcuni impiegano ‘emozione’ soprattutto per indicare i sentimenti percepiti consciamente e le loro manifestazioni, e ‘affetto’ per comprendere anche  le energie pulsionali che si presume diano origine tanto ai sentimenti consci quanto a quelli inconsci.

<<Il modo comune di intendere le esperienze emotive e il loro manifestarsi sul viso o a livello di altre parti del corpo è che l’esperienza emotiva viene suscitata dalla percezione di qualche oggetto e il sentimento emotivo si esprime, quindi, nelle manifestazioni somatiche in questione>> (Enciclopedia Britannica, 14° ed., vol 12, p. 885).” (Hinsie – Campbell – DIZIONARIO DI PSICHIATRIA)

“Reazione affettiva intensa con insorgenza acuta e di breve durata determinata da uno stimolo ambientale. La sua comparsa provoca una modificazione a livello somatico, vegetativo e psichico.” (Galimberti – Dizionario di Psicologia della UTET) “termine usato comunemente per indicare ciò che, traendo origine dalla vita istintuale, attiene in modo non mediato al piacere e al dolore, al desiderio di appropriazione e a quello di allontanamento.

Le emozioni sono l’aspetto fondamentale e imprescindibile dell’esperire umano: distinguibili in qualche modo dall’aspetto conoscitivo, colorano di sé ogni attimo della vita cosciente in quanto vita affettiva. Esse si esprimono in modo solo parzialmente controllato dalla ragione e dalla volontà; sono legate a modificazioni somatiche, che riguardano soprattutto il sistema nervoso vegetativo, ma vengono identificate essenzialmente come dato soggettivo e preriflessivo, suscettibile solo di essere vissuto nella sua immediatezza….” (ENCICLOPEDIA EUROPEA GARZANTI – Vol 4)

“s.f. Vistoso turbamento provocato da commozione o da apprensione…..” (G.Devoto – G.C. Oli – DIZIONARIO ILLUSTRATO DELLA LINGUA ITALIANA)

Definizioni di Sentimento:

(feeling; sentiment) Termine usato da molti <<con speciale riferimento a uno soltanto dei tre tipi di processo in cui viene oggi normalmente classificata la vita mentale, cioè con riferimento a quella parte che riguarda il ‘sentire’ nel senso più stretto del termine, distinto dal ‘conoscere’ e dal ‘volere’. In questo senso è talvolta chiamato ‘affetto’ e si contrappone a ‘cognizione’ e a ‘conato’>> (Flugel, J.C.)” (Hinsie – Campbell – DIZIONARIO DI PSICHIATRIA)

“Risonanza affettiva… più duratura dell’Emozione, con cui il soggetto vive i propri stati soggettivi e gli aspetti del mondo esterno.” (Galimbertii – Dizionario di Psicologia della UTET)

” s.m. 1. Momento della vita interiore, pertinente al mondo degli affetti e delle emozioni: s. di gioia, di orgoglio,..  di pietà, di vendetta. 2 L’affettività, talvolta in quanto contrapposta all’intelletto o alla ragione, spesso anche in quanto indicativa del carattere o dell’etica individuale: lasciarsi guidare dal s. ; un giovane di s. onesti… 3 La facoltà di compiere determinati atti o di averne la coscienza o il controllo: il malato è fuori di s.” (G.Devoto – G.C. Oli – DIZIONARIO ILLUSTRATO DELLA LINGUA ITALIANA)

Definizioni di Umore:

“(mood). Tono affettivo di base; disposizione emotiva generale. Indica uno stato ‘più durevole delle reazioni affettive, seppure modificabile dall’ambiente’ )Bini, L. Bazzi, T.) Lo stato dell’umore in un certo momento è, quindi, il tono affettivo, la disposizione emotiva generale in quel momento. L’umore fondamentale di una persona, inteso come sua caratteristica relativamente costante, è un concetto che alcuni autori chiamano anche temperamento. (M. C., G. Z.)” (Hinsie – Campbell – DIZIONARIO DI PSICHIATRIA)

“Tonalità di base dell’Affettività. Questa definizione si riferisce all’umore di fondo… con tratti di durevolezza e relativa indipendenza… dagli stimoli esterni.” (Galimbertii – Dizionario di Psicologia della UTET)

2. fig … disposizione dell’animo, sia con riferimento alle qualità costanti dell’indole….. che a stati d’animo transitori…. Talvolta, la disposizione d’animo di una o più persone di fronte ad un dato fatto…”(G.Devoto – G.C. Oli – DIZIONARIO ILLUSTRATO DELLA LINGUA ITALIANA)

Tra le diverse definizioni quella a cui si fa prevalentemente riferimento nel Metodo FOR MOTHER EARTH® è quella di Daniel Goleman: “Io  riferisco il termine EMOZIONE a un sentimento, ai pensieri, alle condizioni psicologiche e biologiche che lo contraddistinguono, nonché ad una serie di propensioni ad agire. Vi sono centinaia di emozioni, con tutte le mescolanze, variazioni, mutazioni e sfumature”.

Le Famiglie delle Emozioni

A proposito delle famiglie delle emozioni ecco cosa scrive Goleman:

“I ricercatori continuano a discutere su quali precisamente possano essere considerate le emozioni primarie – il blu, il rosso e il giallo del sentimento dai quali derivano tutte le mescolanze – o perfino sull’esistenza di tali emozioni primarie. Alcuni teorici propongono famiglie emozionali fondamentali, anche se non tutti concordano nell’identificarle.”….

Ed ecco come vengono da lui raggruppate all’interno di otto famiglie principali:

*Collera: furia, sdegno, risentimento, ira, esasperazione, indignazione, irritazione, acrimonia, animosità, fastidio, irritabilità, ostilità e, forse al grado estremo, odio e violenza patologici.

*Tristezza: pena, dolore, mancanza d’allegria, cupezza, malinconia, autocommiserazione, solitudine, abbattimento, disperazione e, in casi patologici, grave depressione.

*Paura: ansia, timore, nervosismo, preoccupazione, apprensione, cautela, esitazione, tensione, spavento, terrore; come stato psicopatologico, fobia e panico.

*Gioia: felicità, godimento, sollievo, contentezza, beatitudine, diletto, divertimento, fierezza, piacere sensuale, esaltazione, estasi, gratificazione, soddisfazione, euforia, capriccio e, al limite estremo, entusiasmo maniacale.

*Amore: accettazione, benevolenza, fiducia, gentilezza, affinità, devozione, adorazione, infatuazione, agape.

*Sorpresa: shock, stupore, meraviglia, trasecolamento.

*Disgusto: disprezzo, sdegno, aborrimento, avversione, ripugnanza, schifo.

*Vergogna: senso di colpa, imbarazzo, rammarico, rimorso, umiliazione, rimpianto, mortificazione, contrizione.

A dire la verità questo elenco non risolve ogni problema di classificazione delle emozioni….. Non ci sono risposte chiare: il dibattito scientifico sulla classificazione delle emozioni prosegue.” (Daniel Goleman – INTELLIGENZA EMOTIVA)

Per i bambini dai 18 mesi fino ai 10/11 anni ho raggruppato le principali Emozioni in 7 Famiglie:
quella della Felicità,
quella della Tristezza,
quella della Paura,
quella della Rabbia,
quella del Disgusto,
quella della Meraviglia
e quella Neutra.

Fonte: http://www.intelligenzaemotiva.it

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Comunicare
Elementi di psicologia della comunicazione

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