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Relazioni virtuali e sofferenza reale

22 ottobre 2009

relazioni virtuali sofferenza reale

La solitudine nel web è molto diffusa. Diverse persone hanno trovato un modo per ovviare al problema dell’essere soli, “creando” un rapporto virtuale sul quale hanno riversato le aspettative e tutti i sentimenti di un rapporto vero e proprio, con un unico problema, la persona è all’altro capo di un filo o di un video.

Il problema è un problema diffusissimo purtroppo e fa sì che si creino sofferenze che di virtuale hanno poco.
Tuttavia in questi casi si è creato un rapporto che non è sano, in quanto è basato sull’idealizzare la persona che sta parlando o scrivendo con te, senza conoscerla veramente.
La persona può essere sincera o meno, può essere quella che dice di essere o meno e tu non lo saprai mai.

Quando ci si dispone ad avere un rapporto via web, si dà al compagno/a il meglio di sé, a volte soprattutto se si vuole creare un’amicizia ci si scambiano affinità, gusti comuni, interessi, a volte solo una conoscenza più superficiale. Ma, quando c’è di mezzo la solitudine scatta l’illusione e scattano le aspettative. Ci si aspetta che conoscendosi a fondo un po’ di più, giorno dopo giorno ci si innamori, ci si possa vedere, si possa creare una coppia.

Ma in fondo se ne ha paura, si ha paura di confrontarsi con la realtà, con la difficoltà o con l’amore reale. Così come quando si instaura una relazione a distanza, quando ci si incontra è sempre tutto bello. Infatti quando ci si incontra via mail o chat o telefono o microfono o web cam si cerca di dare all’altro il meglio di sé, insieme ad un po’ di quotidiano.
Ma affrontare una vita in comune, è un’altra cosa e questo fa paura.

C’è chi lavora tanto e non ha tempo di relazionarsi socialmente uscendo con amici, c’è chi ha un matrimonio non felice, c’è chi ha un fidanzamento o una convivenza non felice. C’è chi da troppi anni vive solo/a. C’è chi è introverso, c’è chi è timido, c’è chi però pur non essendo introverso o timido ha “paura” di affrontare un rapporto perché richiederebbe impegno, dedizione, attenzione e anche sacrificio e dono di sé.

In questi casi si instaurano rapporti che sono “surrogati” di ciò che ci manca, ma in un certo qual senso sono pericolosi, sia per chi li vuole, ma anche per l’altro. Dietro l’abitudine, si cela l’attaccamento, e dietro l’attaccamento si cela la gelosia, l’esclusività ecc. Cose di cui abbiamo parlato.

Un rapporto di “amore virtuale”, intendo tra persone che – come mi hai detto – da tre anni si sentono, si scrivono, ma non si sono mai incontrate è un surrogato dell’affetto, della tenerezza e impedisce all’amore reale, tangibile, di arrivare, perché la mente e in certi casi anche il cuore è impegnato in qualcosa che di fatto non esiste.

Le due persone non sanno se l’odore dei loro corpi sarà compatibile, se il bacio farebbe loro piacere o ribrezzo, se i loro volti si piacerebbero. Non sanno quali sono le abitudini di vita di giorno e di notte e non sanno nulla l’uno dell’altro. Ma idealizzano attraverso ciò che scrivono un “essere ideale” che riempie le loro fantasie e fa loro credere di non essere sole, creando di fatto una solitudine e un vuoto sempre più grandi.

Vi ho chiesto di iniziare questi colloqui e di metterli in Internet perché voi non sapete quante sono le situazioni di disperazione come questa che si sono create, non sapete quanti suicidi ci sono stati per amori creduti reali. C’è parecchia energia negativa perché le persone pensano di star bene perché ascoltano la voce di qualcuno o leggono ogni giorno mail o chattano e si sentono appagate di un rapporto che non esiste.

Potete dire a questa persona che inizi il suo risveglio, che esca da questa dipendenza e anche dalla dipendenza in generale di Internet, lei si sta impedendo di vivere una vita reale dove incontrare persone tangibili e dove creare una coppia.
Sta continuando a proseguire un sogno che peraltro è solo nella sua testa. Quest’uomo ha giocato per un po’, poi è rientrato in se stesso. E’ dispiaciuto di vederla star male, ma niente di più.
La dipendenza da questo genere di rapporti che non sono né conoscenza né amicizia non è positiva.

Ci sono diversi modi per incontrare persone, possono anche incontrarsi via Internet, ma proseguire un surrogato di rapporto non fa bene a nessuno.
Lei però non ha abbastanza fiducia in se stessa per credere di poter instaurare un rapporto e, tra le occasioni che potrebbe avere, sceglie i rapporti dove non c’è futuro.
Perché?

Come ho detto, Internet è un grande strumento e può dare molto per la crescita spirituale e personale di molte persone, vista la diffusione immediata che possono avere tutti gli strumenti collegati al web.
Ma uno strumento virtuale non può essere il sostituto di un incontro di coppia reale. Qui sta l’errore che si sta commettendo.

Per paura di affrontare il peso, o la difficoltà di un rapporto reale oramai sempre più persone si “chiudono” alla vita restando appagate da un rapporto solo virtuale.
Fino a che si tratta di conoscersi o fare amicizia o scambiarsi conoscenza o insegnamento o esperienze, può anche andar bene, ma l’uomo e la donna sono stati creati per incontrarsi, amarsi, procreare, creare una famiglia, vivere insieme. Sia esso un rapporto karmico o un rapporto di Anime Gemelle, così è stato voluto che fosse.

Se il creatore avesse voluto che ci incontrassimo nell’etere, ci avrebbe lasciati spiriti.
La paura che chiude il cuore, e offusca la mente, sta invadendo il mondo. Quando si sta bene, quando come o detto i bisogni primari sono soddisfatti, si ha paura di soffrire, non si è abituati in questo mondo a lottare, a soffrire e a volte basta anche una sola esperienza negativa per farci chiudere in noi stessi.
E’ in questi casi e in molti altri molto simili che si ricorre al web, agli incontri virtuali, e dove più c’è solitudine, più si creano illusioni.

Ecco perché questo terreno è pericoloso.
Sia perché illudendosi di avere compagnia, amicizia, conoscenze in web e avendole sempre a portata di mano, non si esce più e si evita di incontrare persone reali e quindi di fare scambi anche nella vita reale. Sia perché con questi strumenti è facile crearsi personalità doppie. Ci sono tante persone che dicono di essere ciò che non sono, Ci sono donne che in realtà sono uomini e viceversa. Ci sono situazioni completamente inventate.

Ci sono solitudini che pur di non restare soli si creano un carattere, una dedizione o un’accettazione che nella vita reale non hanno. Così come ci sono persone che tirano fuori tutta la loro sgradevolezza o volgarità perché sono nascoste da un vetro.

I pericoli nel web sono molti e di vario genere.
- l’illusione: un tempo i maestri indiani parlavano di maya. Illusione che quanto vedi/senti/dici/scrivi sia vero;
- la sostituzione: pensare di sostituire un rapporto reale di coppia o di amicizia con uno virtuale è una eresia;

- la falsità: la menzogna regna sovrana. Molti di più di quanto pensate si fanno passare per chi non sono, mentre chi li frequenta in web per anni si illude di aver parlato con una persona, in realtà ha parlato con un essere immaginario;- la perversione/la depravazione: qui ci vorrebbe un capitolo a parte;
- la rottura dei matrimoni: i rapporti virtuali hanno facilitato e stanno facilitando la rottura di matrimoni e l’incremento della solitudine;
- l’incremento della solitudine: illudendosi di avere conoscenze o amici o addirittura un partner, quando poi ci si accorge che non è vero, si rimane ancora più soli;
- i suicidi: tra le relazioni che si creano e che finiscono nel nulla (un blog che chiude, un contatto in chat che sparisce, un account che viene chiuso), si incrementa la solitudine, come dicevo, e nasce la disperazione, la depressione e i suicidi stanno aumentando;

Di contro ci sono diversi fattori positivi:
- si raggiungono milioni di persone in pochi secondi per trasmettere notizie, insegnamenti, positività;
- chi momentaneamente ha voglia di conoscere persone può farlo in maniera facile;
- chi vuole comprare/vendere può farlo velocemente (anche se così si perde il gusto del vedere, toccare, scegliere anche con altri sensi).

Fonte: http://jezael.splinder.com/post/8878698/

Saper ascoltare in modo attivo

16 settembre 2009

Saper ascoltareCome dimostrare capacità di porre attenzione alla comunicazione del proprio interlocutore

L’ascolto attivo si basa sull’empatia e sull’accettazione. Esso si fonda sulla creazione di un rapporto positivo, caratterizzato da ”un clima in cui una persona possa sentirsi empaticamente compresa” e, comunque, non giudicata.

Quando si pratica l’ascolto attivo, invece di porsi con atteggiamenti che tradizionalmente vengono considerati da ”buon osservatore”, ossia, come persone impassibili, ”neutrali”, sicure di sé, incuranti delle proprie emozioni e tese a nascondere e ignorare le proprie reazioni a quanto si ascolta, è più opportuno rendersi disponibili anche a comprendere realmente ciò che l’altro sta dicendo, mettendo anche in luce possibili difficoltà di comprensione. In questo modo è possibile stabilire rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco.

Per diventare ”attivo”, l’ascolto deve essere aperto e disponibile non solo verso l’altro e quello che dice, ma anche verso se stessi, per ascoltare le proprie reazioni, per essere consapevoli dei limiti del proprio punto di vista e per accettare il non sapere e la difficoltà di non capire.   I principali elementi che caratterizzano una buona attività di ascolto, sono:

  • sospendere i giudizi di valore e l’urgenza classificatoria, cercando di non definire a priori il proprio interlocutore o quanto egli dice in ”categorie” di senso note e codificate
  • osservare ed ascoltare, raccogliendo tutte le informazioni necessarie sulla situazione contingente, ricordando che il silenzio aiuta a capire e che il vero ascolto è sempre nuovo, non è mai definito in anticipo in quanto rinuncia ad un sapere già acquisito
  • mettersi nei panni dell’altro - dimostrare empatia, cercando di assumere il punto di vista del proprio interlocutore e condividendo, per quello che è umanamente possibile, le sensazioni che manifesta
  • verificare la comprensione, sia a livello dei contenuti che della relazione, riservandosi, dunque, la possibilità di fare domande aperte per agevolare l’esposizione altrui e migliorare la propria comprensione
  • curare la logistica, facendo attenzione al contesto fisico-spaziale dell’ambiente in cui si svolge la comunicazione per agevolare l’interlocutore e farlo sentire il più possibile a proprio agio.

Ciò che è importante sottolineare, è che da questa modalità di ascolto è escluso non solo il giudizio, ma anche il consiglio e la tensione del ”dover darsi da fare” per risolvere eventuali problemi espressi dal proprio interlocutore, oltre ad evitare tutte le ”barriere della comunicazione”, quali:

  • dare ordini
  • mettere in guardia
  • moralizzare
  • persuadere con la logica
  • elogiare
  • ridicolizzare
  • interpretare
  • consolare
  • cambiare argomento

le quali, in modo più o meno esplicito, costituiscono messaggi di rifiuto.     Studi sulle dinamiche dell’ascolto attivo Nel mondo occidentale il riconoscimento dell’importanza dell’ascolto attivo è una conquista molto recente.
Un grosso impulso agli studi sulle dinamiche dell’ascolto attivo è stato dato, agli inizi degli anni ’80, dagli studi sulle aziende post-industriali (Peters,1982; Kunda, 2000) e dagli studi sui rapporti fra professionisti e clienti (Wolvin e Coakly, 1988; Bert e Quadrino, 1999).

Le basi teoriche per questo approccio erano state elaborate in precedenza da studiosi che hanno sostenuto la priorità dell’ascolto in un paradigma dialogico (Martin Heidegger, Michail Bachtin, Martin Buber) e dai teorici dei sistemi complessi (Bateson, von Foerster, Emery e Trist, Ashby).

Un modello molto efficace per comprendere la differenza fra ascolto passivo e ascolto attivo è offerto dalla buona comunicazione interculturale in situazioni concrete e contingenti (Sclavi, 2000a e 2000b) in quanto rende più facilmente evidenziabile che ”uno stesso comportamento” può avere significati antitetici e al tempo stesso assolutamente legittimi a seconda del contesto culturale in cui è inserito.

Per esempio il ”non guardare negli occhi una persona anziana e autorevole” in un contesto culturale può essere segno di rispetto, mentre in un altro, segno di mancanza di rispetto.
I malintesi, l’irritazione, l’imbarazzo, la diffidenza in questi casi non sono risolvibili in termini di comportamenti ”giusti o sbagliati”, ma cercando di capire l’esperienza dell’altro, il che implica accogliere come importanti, aspetti che siamo abituati a considerare trascurabili o addirittura che prima non abbiamo mai preso in considerazione.

Le ”Sette Regole dell’Arte di Ascoltare” (Sclavi,2000)

  1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni.
    Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
  2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista.
    Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.
  3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
  4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio.
    Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi.
    Il loro codice è relazionale e analogico.
  5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili.
    I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti,perché incongruenti con le proprie certezze.
  6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
  7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica.
    Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sè.

Fonte: http://www.urp.it/Sezione.jsp?idSezione=805&idSezioneRif=104

Il rapporto di coppia

22 luglio 2009

Il rapporto di coppiaE’ difficile, nel rapporto di coppia, contrastare la spinta alla funzionalità che in modo sempre più esclusivo regola le relazioni interpersonali. Condizionati come siamo, nel lavoro, a pensare e contrattare continuamente nell’ottica del dare e dell’avere, troviamo poi difficile sviluppare, fuori dal lavoro, la capacità dell‘esperienza interiore, del trasporto, del saper gustare fino in fondo le cose, indispensabile all’esistenza e alla crescita di un rapporto d’amore.

La nostra mentalità economica si basa sul seguente presupposto: “se una cosa è tutta mia, non può essere contemporaneamente tua”. E’ una mentalità che permea la gran parte dei nostri contatti, contraddistinti dal carattere commerciale del baratto, per cui chi dà qualcosa riceve qualcos’altro in cambio. Nell’amore maturo, tuttavia, identiche sono le entrate e le uscite, il ricevere e il dare.

Riceviamo in entrata esattamente ciò che abbiamo regalato, ciò che diamo. Se regaliamo gioia, riceveremo proprio questa gioia; diventiamo lieti se allietiamo gli altri. Colui che dà sente nel dare la propria vitalità e percepisce nel Tu, al quale si dà, possibilità sconosciute della propria anima. Difficilmente chi è abituato alla mentalità economica riesce a percepire la paradossale concordanza tra dare e ricevere.

Questo dato aiuta a capire perché, nella società odierna, molti si autodistruggono. Vi sono persone che si sentono vive, nella migliore delle ipotesi, all’inizio di un rapporto d’amore. Per un po’ di tempo riescono a proteggere l’esperienza particolare dell’amore dalla mentalità del baratto che caratterizza le loro relazioni. A lungo andare, tuttavia, non ce la fanno a sottrarre neppure questo rapporto al terrore della mentalità mercantile.

Forse, sin dall’inizio della relazione avevano cominciato a scusarsi con i colleghi per il posto importante che essa veniva a occupare nella loro vita, come ci si scuserebbe per una bambinata. Discolpandosi , avevano già iniziato a svalutare l’eros: l’amore è una debolezza perdonabile che, di fronte alla dura realtà della vita, di tanto in tanto ci si può anche permettere. L’amore non ha dunque nessuna realtà. È pura finzione. In base a questa mentalità, per queste persone l’amore perde a poco a poco il significato; diventa una delle tante abitudini.

Mentre il sentimento si raffredda, regolano la convivenza con il partner seguendo un consolidato modello economico: ciascuno fornisce all’altro una prestazione possibilmente equivalente. Gli uomini che occupano posizioni dirigenziali sono particolarmente soggetti a questo processo di autodistruzione. Tuttavia, dato che nella nostra società rappresentano un modello ideale, nessuno è protetto dalla pericolosa attrazione che suscitano. Si sta accentuando anche in molte donne la tendenza alla svalutazione dell’eros, nella misura in cui queste donne si  assoggettano agli schemi dell’efficientismo maschile.

Gli uomini competitivi usano male la loro capacità di amare. La possibilità di percepire i sentimenti come realtà interiore e di strutturare il mondo dei loro stessi sentimenti nella dedizione e nella resa non si sviluppa. Le loro emozioni non attraggono un Tu, ma un oggetto inadeguato. Come Narciso che, in contrasto con le leggi naturali, volge le proprie emozioni al proprio Io anziché a un Tu, allo stesso modo l’uomo “di successo” rivolge alla propria professione o allo sport preferito anche quell’energia che dovrebbe essere riservata all’amore, alla dedizione a un Tu.

Se dunque, l’energia destinata all’amore non trova collegamento con un Tu, si creano nell’Io un’eccessiva pressione e un ristagno. Allora, o si ricorre a un sistema di valvole che consentano di scaricare il vapore (per esempio in fantasie ed esperienze sessuali avulse da un reale interesse per un Tu), oppure la pressione rende l’Io sempre più duro, inflazionato e aggressivo in tutte le sue funzioni.  Il circuito psicofisico, costantemente sovraccarico, finisce per logorarsi. Così, l’uomo competitivo si butta a capofitto nel lavoro, utilizzando una forza d’urto che troverebbe il suo senso naturale solo nell’amore.

Forse incorre nello stesso incidente che ha luogo quando un rasoio elettrico viene collegato a un voltaggio troppo alto: all’iniziale maggiore efficienza rispetto a un apparecchio dello stesso tipo collegato al corretto voltaggio, rapidamente succedono il surriscaldamento del motore e l’inevitabile rottura. Allo stesso modo, un uomo competitivo può veramente morire con il cuore schiantato. Il suo amore non ha trovato la via per uscire dall’Io e accostarsi al Tu.

Se la ricerca del Tu è impedita, diventa impossibile anche trovare il proprio Sé, perché soltanto nell’immagine-guida di un Tu l’Io può come in uno specchio, percepire, rendere viva e realizzare la propria capacità di sviluppo emotivo. Chi non trova l’accesso al Tu non trova neppure l’accesso alla propria essenza, cioè al proprio Sé. Senza eros ci sentiamo senza vita. Persino l’eremita può dispiegare la propria anima solo se, nella meditazione o nella preghiera, si richiama al mondo, cioè alla “redenzione di tutti gli esseri viventi”, come ebbe a dire Buddha.

L’uomo competitivo soffre di un sovraccarico di energia che dovrebbe essere destinata alla scoperta del Tu e del sé. Nel matrimonio l’uomo competitivo sembra essere il più forte; è lui che decide come organizzare la vita pratica. Questa forza è tuttavia soltanto presunta, perché egli è dipendente dalla cura materna della moglie e, soprattutto, perché vive la famiglia con la stessa coazione al rendimento che ha sul suo posto di lavoro. Per questo motivo la sua energia si trasformerà un giorno, inevitabilmente in impotenza.

L’uomo competitivo ha soltanto una cognizione oscura e inquietante di tutte queste interconnessioni. Nel tentativo di placare l’ansia indotta da una paura esagerata delle malattie e della morte, diventa sempre più tirannico in famiglia e nel lavoro; di conseguenza, aumentano il suo isolamento e la pressione che un giorno lo spezzerà.

Tratto dal libro: Il no in amorePeter Schellenbaum – Red edizioni

Orgasmo vaginale, orgasmo clitorideo

12 maggio 2009

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Purtroppo molte donne hanno problemi connessi all’orgasmo: da una recente inchiesta condotta in Italia dalla Societa’ Italiana di Medicina Generale (SIMG) con 600 questionari distribuiti negli ambulatori di medici di base, emerge che il 30,1% lamenta problemi di orgasmo e il 26,9% di lubrificazione.

Orgasmo femminile
L’orgasmo è una piacevole risposta psicologica e fisiologica ad un stimolo sessuale. E’ il terzo stadio, dopo la fase di plateau nel rapporto sessuale, a cui normalmente segue una fase di rilassamento della tensione sessuale. Durante l’orgasmo, sia nei maschi che nelle femmine, si verificano contrazioni muscolari dell’ano e dei muscoli pelvici, così come degli organi sessuali.

Nella femmina, l’orgasmo è preceduto da una lubrificazione delle pareti vaginali e da una dilatazione del clitoride dovuta ad un aumento del flusso sanguigno che rimane nel tessuto spugnoso che lo compone. Alcune donne manifestano un arrossamento diffuso della pelle dovuto ad una aumento del flusso sanguigno. Ma mano che la donna si avvicina all’orgasmo, il clitoride si muove verso l’interno e le piccole labbra assumono una colorazione più scura.

Quando l’orgasmo diviene imminente, la vagina diminuisce di dimensioni di circa il 30% e viene irrorata di sangue e il clitoride si ritira sotto il cappuccio protettivo e riemerge solo quando la stimolazione ha termine. Durante l’orgasmo l’utero, la vagina e i muscoli pelvici hanno una serie di contrazioni ritmiche. Dopo che l’orgasmo è finito, il clitoride riemerge e recupera, in circa 10 minuti, le  proprie normali dimensioni. A differenza dell’uomo, la donna non ha un periodo refrattario e perciò può avere un secondo orgasmo subito dopo il primo (alcune donne possono averne 3 o 4): ciò è noto come orgasmo multiplo. Studi mostrano che circa il 13% delle donne hanno avuto esperienze di orgasmi multipli. L’orgasmo per la donna, come per l’uomo, può essere associato ad azioni involontarie, vocalizzazioni o spasmi muscolari in altre parti del corpo. Generalmente è associato con una generale sensazione di euforia.

“Eiaculazione” femminile
Molte donne durante l’orgasmo espellono del fluido. L’origine di tale fluido sono le ghiandole di Skene localizzate attorno al meato uretrale. Queste ghiandole hanno le dimensioni di una capocchia di spillo e possono variare da soggetto a soggetto ed anche non essere presenti. Questo spiega l’assenza di questo fenomeno in alcune donne.

Perché si verifica l’orgasmo
In termini evolutivi è chiaro che l’orgasmo maschile è necessario per la riproduzione in quanto associato all’eiaculazione. Per l’orgasmo femminile le teorie Darwiniane sono meno dirette: alcuni autori sostengono che contribuisca alla ritenzione dello sperma all’interno, aumentando le possibilità di fecondazione.In termini evolutivi è chiaro che l’orgasmo maschile è necessario per la riproduzione in quanto associato all’eiaculazione. Per l’orgasmo femminile le teorie Darwiniane sono meno dirette: alcuni autori sostengono che contribuisca alla ritenzione dello sperma all’interno, aumentando le possibilità di fecondazione.

Orgasmo vaginale e clitorideo
Bisogna premettere che non ci sono due differenti tipi di orgasmo, può cambiare soltanto il tipo di stimolazione per raggiungerlo. Il clitoride è molto sensibile alle stimolazioni. Può essere stimolato in vari modi, con stimoli manuali o attraverso una pressione e sfregamento con il corpo del partner. Alcune donne provano dolore in presenza di stimolazione diretta. Una migliore stimolazione si ha con la donna sopra in posizione tale che il clitoride si sfreghi con l’osso pubico dell’uomo. Questo peraltro si verifica anche quando è l’uomo a stare sopra in una posizione tale che l’osso pubico eserciti pressione nella zona clitoridea. Per alcune donne la parte esterna della vagina è anche molto sensibile. Questo viene riferito come “orgasmo vaginale”.

In termini evolutivi è chiaro che l’orgasmo maschile è necessario per la riproduzione in quanto associato all’eiaculazione. Per l’orgasmo femminile le teorie Darwiniane sono meno dirette: alcuni autori sostengono che contribuisca alla ritenzione dello sperma all’interno, aumentando le possibilità di fecondazione.

Orgasmo vaginale e clitorideo
Bisogna premettere che non ci sono due differenti tipi di orgasmo, può cambiare soltanto il tipo di stimolazione per raggiungerlo. Il clitoride è molto sensibile alle stimolazioni. Può essere stimolato in vari modi, con stimoli manuali o attraverso una pressione e sfregamento con il corpo del partner. Alcune donne provano dolore in presenza di stimolazione diretta. Una migliore stimolazione si ha con la donna sopra in posizione tale che il clitoride si sfreghi con l’osso pubico dell’uomo. Questo peraltro si verifica anche quando è l’uomo a stare sopra in una posizione tale che l’osso pubico eserciti pressione nella zona clitoridea. Per alcune donne la parte esterna della vagina è anche molto sensibile. Questo viene riferito come “orgasmo vaginale”.

Bisogna premettere che non ci sono due differenti tipi di orgasmo, può cambiare soltanto il tipo di stimolazione per raggiungerlo. Il clitoride è molto sensibile alle stimolazioni. Può essere stimolato in vari modi, con stimoli manuali o attraverso una pressione e sfregamento con il corpo del partner. Alcune donne provano dolore in presenza di stimolazione diretta. Una migliore stimolazione si ha con la donna sopra in posizione tale che il clitoride si sfreghi con l’osso pubico dell’uomo. Questo peraltro si verifica anche quando è l’uomo a stare sopra in una posizione tale che l’osso pubico eserciti pressione nella zona clitoridea. Per alcune donne la parte esterna della vagina è anche molto sensibile. Questo viene riferito come “orgasmo vaginale”.

Sigmund Freud sosteneva che le donne “mature” hanno un orgasmo solo vaginale, questo ovviamente conferiva un ruolo centrale al pene per la soddisfazione sessuale della donna. In realtà l’orgasmo è un’esperienza individuale e non c’è un percorso “corretto” per raggiungerlo.

Orgasmo e barriere psicologiche
Sebbene l’utilizzo di tecniche o posizioni particolari possa essere utile a favorire l’orgasmo femminile, anche la mente della femmina deve essere preparata. Per molte donne infatti sensi di colpa, insicurezza e pensieri negativi inculcati possono prevenire la comparsa di un’eccitazione adeguata e dell’orgasmo. Alcune donne provano vergogna nel sesso e non riescono a viverlo come esperienza di gioia. Alcune donne si sentono insicure del proprio corpo, lo sentono lontano dai “modelli di bellezza” e ciò provoca difficoltà nel raggiungere l’orgasmo. Altre donne sono così concentrate su se stesse per raggiungere l’orgasmo che trascurano il partner e entrano in ansia, allontanandosi dallo stato psicologico giusto premessa essenziale per l’effettivo raggiungimento dell’orgasmo.

Alcune donne non hanno mai provato l’orgasmo e si domandano se c’è speranza di provarlo. Si, c’è.

Liberarsi delle barriere psicologiche, se presenti, è il primo passo. Poi è importante trovare modi per entrare in sintonia con il proprio corpo, per sentirsi a proprio agio con esso, per “piacersi”. Infine bisogna trovare il modo di comunicare al proprio partner cosa piace, quali stimolazioni, sia prima del rapporto che durante, possono essere più efficaci e quali posizioni sono preferite. Si può sperimentare la posizione lei sopra, almeno quando si ritiene che l’orgasmo si avvicini, cercando con dei movimenti di raggiungere pressione e sfregamento tra la zona clitoridea e l’osso pelvico del maschio. Anche l’atmosfera nel rapporto è molto importante; la situazione, la preparazione, il luogo, le luci (magari a lume di candela) possono giocare un ruolo.

Esercizi preparatori
Si riporta, senza in alcun modo garantirne la validità scientifica, il metodo Kegel. Consiste nel contrarre i muscoli pubococcigei (come se si cercasse di trattenersi dall’urinare) con un intervallo di 10 secondi per 150 volte ogni giorno, con contrazioni rapide e lunghe.

Fonte:  http://www.benessere.com/sessuologia/arg00/orgasmo.htm

Sogni erotici e fantasie sessuali

30 marzo 2009

Sogni erotici e fantasie sessuali

Secondo Freud, la forza della nostra natura è dovuta principalmente alla libido, una forza di origine sessuale, che appartiene al nostro inconscio e che pertanto non riesce ad esprimersi nella vita reale, perché censurata dall’Io. Si esprime allora attraverso fantasie, sogni, lapsus ed altri comportamenti involontari.

In molti sogni che apparentemente parlano di tutt’altro, Freud trova significati simbolici sessuali. Diversa l’interpretazione di Jung, che vede nei sogni dei messaggi di difficile interpretazione, perché espressi in un linguaggio antico e dimenticato, che è quello della metafora e del simbolo. Ogni sogno per Jung ha qualcosa da raccontare al soggetto e dunque deve essere analizzato, al fine di trovarci suggerimenti e spunti di riflessione per la vita reale.

I sogni erotici sono abbastanza frequenti nelle persone, anche se non sempre vengono accolti con piacere da chi ‘assiste’ a queste speciali rappresentazioni personali. Molti infatti, che sognano di avere rapporti sessuali con un/una partner diverso/a, poi si sentono in colpa, oppure si vergognano di sé stessi/e, per aver potuto immaginare scene tanto spinte.

La maggior parte dei sogni si presentano durante la fase di sonno REM (rapid eye movements). Durante questo periodo viene a perdersi il controllo muscolare corporeo dal collo in giù e questo serve sia per rilassare la muscolatura, sia per impedire al sognante di muoversi in modo tale da ‘rappresentare’ ciò che sta sognando nella realtà, con il pericolo di fare del male a sé stesso ed agli altri.

E’ una sorta di ‘paralisi’ insomma, che però lascia completamente attiva la zona genitale, dando vita ad erezioni ed orgasmi. Non a caso si parla di ‘sogni bagnati’.

Molto spesso i sogni erotici avvengono quando la vita sessuale attiva tende a scarseggiare e dunque hanno un po’ un effetto compensatorio. Il sogno erotico può rappresentare un bisogno di avere rapporti fisici, di pura soddisfazione degli istinti, oppure può utilizzare materiali sessuali per evocare il desiderio di avere una relazione importante, coinvolgente, appagante, il che magari non avviene nella vita. Altre volte il sogno può essere apparentemente sessuale, ma esprimere dei contenuti tali di violenza, come nelle scene di stupro, che in questi casi l’interpretazione deve riflettere entrambi gli elementi, per capire quale di essi è prevalente.

La scelta degli ‘attori’ può essere, secondo le varie interpretazioni psicologiche, del tutto casuale, a seguito dei vari mascheramenti e spostamenti che compie la libido sui vari oggetti onirici (Freud), ma può essere anche rivelatrice di un desiderio di relazione inconscio nei riguardi di queste persone (Jung). In quest’ultimo caso ci si deve concentrare sulla vita consapevole del soggetto, per cercare di comprendere che tipo di rapporto possa esserci fra il contenuto del sogno e la propria vita di relazione.

Che dire poi di quei sogni erotici in cui i partner sono sconosciuti e non riconducibili a nessuna persona chiaramente individuabile nella realtà? In questo caso ‘gli attori’  possono rappresentare elementi della personalità del sognante: il lavoro psicoanalitico può aiutare a rivelare la personalità complessiva del soggetto, attraverso l’interpretazione delle associazioni che egli fa fra i contenuti del sogno e la sua vita reale.

Naturalmente non è possibile generalizzare il significato dei contenuti erotici. Ad esempio una persona particolarmente repressa sotto l’aspetto sessuale che sogna dei rapporti erotici orali può semplicemente esprimere un bisogno di libertà dai suoi condizionamenti; sogni omosessuali possono rappresentare un impulso o un desiderio che non è ancora stato portato a coscienza, che si esprime nel sogno per non minare l‘equilibrio psichico di chi si ritiene assolutamente eterosessuale, sogni in cui si ha un comportamento passivo possono esprimere il desiderio di ricevere attenzioni senza avere la responsabilità di iniziare e portare a termine l’atto sessuale ecc.

Oltre ai sogni ci sono le fantasie erotiche, quelle fatte in stato di veglia, magari durante l’atto sessuale. Le ricerche hanno dimostrato che le persone che hanno un immaginario erotico molto ricco vivono relazioni felici e di lunga durata. Questo è dovuto al fatto che la mente riesce in questo modo ad esplorare quei territori che non si desidera far conoscere al proprio corpo.

Coltivare le fantasie erotiche può essere d’aiuto, per ritrovare o aumentare l’eccitazione quando c’è un calo del desiderio, dovuto a stress, o alla semplice ripetitività dei rapporti. Condividere le fantasie erotiche con il/la partner invece non è sempre una buona idea: le fantasie infatti sono molto personali e, se vengono svelate, si corre il rischio di provocare irritazione e reazioni negative nel/nella partner, che possono poi ricadere sul rapporto affettivo, se c’è. Per questo, specialmente in questo ultimo caso, occorre essere molto cauti prima di confidare all’altro/a i contenuti delle proprie fantasie.

Le tante ricerche sessuologiche sull’argomento hanno ormai ampiamente svelato i contenuti delle fantasie erotiche, sia per gli uomini che per le donne. Gli uomini sognano nell’ordine: di fare sesso con la propria partner, fare e ricevere sesso orale, fare sesso con più donne, essere dominanti, essere passivi e sottomessi, vecchie esperienze sessuali, guardare altre persone che fanno l’amore, provare nuove posizioni sessuali. Le donne: fare l’amore con il proprio partner, fare e ricevere sesso orale, fare l’amore con un altro partner, fare l’amore in luoghi romantici o esotici, fare qualcosa di proibito, essere sottomesse, ricordare precedenti esperienze, sentirsi irresistibili, provare nuove posizioni sessuali.

Volendo sintetizzare, l’immaginario erotico del maschio è in genere più aggressivo e fortemente narcisistico per quanto riguarda il proprio organo sessuale. La donna più desiderata sessualmente dall’uomo è quella senza tabù, che si eccita alla sola presenza del pene e che gode nel solo accarezzarlo. Il narcisismo delle donne invece è esteso a tutta la loro persona e non solo a quanto attiene al corpo, ma anche alla personalità. L’uomo più fortemente sognato è quello che le desidera intensamente, del quale sono ‘padrone’, grazie all’ irresistibile potere seduttivo che esercitano su di lui.

E’ per questo che poi gli uomini si eccitano guardando irrealistiche immagini pornografiche, piene di falli giganti e di donne estasiate da tali visioni e pronte a qualsiasi cosa per avere il loro ‘oggetto del desiderio’, mentre le donne godono nel guardare o leggere storie d’amore. La cosa che le eccita moltissimo è un lui completamente soggiogato dal fascino di lei, talmente innamorato da essere pronto a qualsiasi rischio pur di soddisfare tutti i desideri della persona amata e desiderata.

Il sogno dichiarato è quello di incontrare un vero Principe Azzurro; se poi non lo è, ma è almeno abbastanza ricco, la storia si fa ancora più eccitante…

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

Fonte: http://vitadicoppia.blogosfere.it/2006/02/sogni-erotici-e.html

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