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Affettività ed emotività nella terza età

25 novembre 2009

Anche se la personalità è un fattore psicologico relativamente “stabile” nel tempo, in condizioni normali d’ invecchiamento fisiologico, nella senescenza anche gli affetti e le emozioni subiscono delle varianti. L’affettività muta sia per quantità, sia per qualità. In primis si nota una riduzione del coinvolgimento emotivo soggettivo, rispetto agli eventi pregressi che in passato destavano reazioni forti; si evidenziano espressioni meno evidenti (endogeno).

In secundis, l’attenzione emotiva si polarizza su determinati eventi perchè, non dal contesto sociale, l’anziano è immerso nelle problematiche personali: cioè dal suo benessere fisico e psichico e dal suo status economico e sociale. Pertanto si nota una prevalenza di egocentrismo sempre più accentuato.

A differenza della personalità del giovane che è di tipo centrifugo, proiettata verso l’esterno e verso il futuro, la personalità dell’anziano è centripeta, proiettata internamente verso il proprio Io, con ricordi, esperienze e sentimenti che lo caratterizza. L’affettività è incentrata al proprio presente e al proprio corpo che, come spesso succede, diventare oggetto di somatizzazioni fantastiche o preoccupazioni ipocondriache o il tramite tramite cui relazionale all’esterno per attirare le attenzioni altrui.

Quest’utilizzo “ad personam” non significa che per l’anziano i legami affettivi e le relazioni interpersonali non esistano o minime; al contrario, l’anziano è in grado di amare e ha necessità di essere ricambiato, di ricevere attenzioni e affetto. Gloi studiosi hanno più volte ribadito che a qualsiasi età, rapporti affettivi soddisfacenti agevolano un’attività psichica integralmente efficiente e una giusta motivazione alla vita.

In questo periodo della vita la sessualità continua a rappresentare un importante aspetto della vita affettiva. La perdita o riduzione della capacità riproduttiva non costituisce motivo di rinuncia all’atto sessuale, che continua a rappresentare fondamentale espressione psico-fisica di una relazione consapevole basata sull’amore. Le mutazioni fisiologiche, funzionali e anatomiche, che si riscontrano durante la terza età non sono per lungo periodo invalidanti da rendere la persona avanti negli anni inidonea ad attività sessuale; lo confermano i risultati di alcune recenti statistiche, il rapporto sessuale coniugale tra le persone anziane è abbastanza frequente.

Tra gli elementi che condizionano e determinano una diminuzione o una sospensione del rapporto sessuale troviamo le motivazioni psicologiche o relazionali. Ad esempio l’alto numero di anziani che sono rimasti vedovi/e, per la morte del coniuge. Per questi e per coloro che vivono ancora in coppia possono avere un importante effetto inibente i pregiudizi e gli stereotipi culturali che vedono l’anziano come asessuato, privo di desideri sessuali, immerso nella “pace dei sensi”. L’influenza generata dai luoghi comuni appena citati sugli anziani possono essere quelli della vergogna e del senso di colpa per avere ancora esigenze e pulsioni del genere.

L’insorgenza di alcuni disturbi sessuali, quali l’impotenza secondaria, l’incapacità iaculatoria, il vaginismo, può essere legata a tali vissuti, o a una reazione ansiosa e fobica di fronte alle modificazioni fisiologiche indotte dall’età (erezione più lenta e meno vigorosa, minore lubrificazione vaginale) che, se serenamente accettate, non costituiscono ostacolo all’attuazione dell’atto sessuale.

Diverse persone anziane rinunciano all’attività sessuale per eliminare gli insuccessi, o le frustrazione e il confronto vissuto come sconfitta personale. Ciò vale per le coppie di coniugi anziani, ma, a maggior ragione, per gli le persone anziane rimaste sole, per le quali un nuovo compagno e il timore di non essere all’altezza possono portare ad un notevole stato d’ansia.

I cambiamenti affettivi ed emotivi incidono notevolmente e si sommano a quelli cognitivi che oltre a deteriorarsi concorrono con le distorsioni ad aggravare ulteriormente il decadimento fisico e la malattia. Il tutto si mescola in un sinergismo negativo che modifica le preesistenti abilità sociali e l’efficienza dell’età matura.

La progressiva “fragilità” della persona anziana, entro certi parametri, può essere favorevolmente sostituito da risorse ancora esistenti ed attivabili, ma, nel contempo, bisogna considerarel’impatto cui l’anziano va incontro quando, qualora collocato in un contesto, si trova a dovere affrontare l’immagine, la funzione, ma soprattutto l’importanza che gli viene oggi riservata nella cultura e nella struttura sociale.

(Dott.ssa Mariagabriella Corbi)

Fonte: http://www.laprevidenza.it/news/documenti/articoli_corbi/3833

Può il desiderio sopravvivere al tempo che passa?

12 maggio 2009

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Perché il desiderio duri, bisogna agire con calma…

L’appetito sessuale può sopravvivere al tempo che passa? Sì, sostiene lo studioso Philippe Brenot, se non rinchiudiamo l’altro in una relazione soffocante…

I concetti chiave

- Evitare le trappole: la sessualità può essere rovinata da possessività, mancanza di libertà, dipendenza, bisogno di esclusività, egoismo.

- Capire il desiderio dell’altro: per essere bene assortiti i partner devono dare la stessa importanza a sessualità, desiderio e godimento.

- Accettare le differenze: il desiderio del maschio non è compromesso dalle preoccupazioni quotidiane, nella donna ansia e rabbia limitano la libido.

Intervista

PSYCHOLOGIES: Il desiderio può sopravvivere al tempo che passa?

PHILIPPE BRENOT: In una coppia costruita su una modalità di fusione, con il tempo può estinguersi. Una volta superata “l’allucinazione dell’innamoramento”, che dura almeno due anni, la sessualità si indebolisce. Se condividiamo tutto, ci diciamo tutto, facciamo tutto insieme, il desiderio sessuale finisce per languire. La sessualità non sopravvive alla possessività, alla perdita di libertà, alla dipendenza, al bisogno di esclusività… Viceversa, una coppia matura, composta da due persone davvero autonome, può riuscire a vivere una sessualità completa e appagante. Se lasciamo le nostre relazioni infantili per entrare nel mondo delle relazioni mature, se aderiamo alla concezione dell’amore del filosofo Spinoza: “Godo a vederti vivere, indipendentemente da quello che decidi, sono felice che tu sia autonomo, vorrei che i miei desideri e i tuoi si incontrassero”, il desiderio sessuale può sopravvivere.

Per mantenere una sessualità soddisfacente, bisogna coltivare la volontà?

La volontà non aiuta l’evoluzione dell’intimità sessuale. Ciò che conta è che entrambi diano la stessa importanza alla sessualità, al desiderio e al godimento. L’importante è capire come si articola il desiderio dell’altro. In generale, osserviamo che nell’uomo il desiderio è eccitato dalla vista; nelle donne, dall’udito. Queste ultime sono sensibili alla voce e al discorso amoroso. Hanno voglia di essere affascinate dalle storie che i loro amanti raccontano. Variare il piacere è una buona arma contro la routine? Ciò che conta è di essere presenti, sempre attenti al proprio partner. Per fare bene l’amore, bisogna avere tempo. L’eccitazione della donna è più lenta a manifestarsi e a emergere.

Lo stress quotidiano non è incompatibile con una sessualità rigogliosa e duratura?

Quando un uomo rientra preoccupato per il lavoro, per distendersi e “staccare”, il suo primo istinto è quello di fare l’amore. Il suo desiderio sessuale la sua libido non entrano in competizione con le sue preoccupazioni quotidiane. L’uomo può concentrarsi sul proprio desiderio e astrarsi da tutto il resto perché la sua sessualità è pulsionale. Nella donna, invece, è il contrario. La “cerebralizzazione” delle preoccupazioni, i litigi, la tristezza, la rabbia, entrano in conflitto con la sua libido.

Esistono dei comportamenti “ammazza-desiderio”?

L’egoismo è un esempio. Oggi le donne sono più consapevoli del proprio desiderio sessuale e del proprio corpo, hanno voglia di partner attenti. L’assenza di dialogo è un altro esempio. La maggior parte degli uomini non ha idea di cosa desideri la donna con la quale condividono la vita perché… non glielo chiedono! Anche la passività danneggia la libido. Perché una coppia evolva, è necessaria una reciproca curiosità, un desiderio di scoprire i territori intimi dell’altro, di prendere l’iniziativa…

Alcuni blocchi psicologici possono impedire all’alchimia tra i corpi di funzionare?

L’immagine che si ha del proprio corpo influenza il modo di vivere la sessualità. Le persone che hanno dei complessi, che non danno importanza al corpo e che fanno l’amore solo per accontentare il proprio partner non evolvono sessualmente. Anche la stima di sé è un parametro importante. Il sentimento di non essere degni d’amore impedisce la condivisione del piacere, del godimento. E questi blocchi riguardano essenzialmente le donne.

Ma dovranno pure esistere delle “ricette” per preservare la relazione sessuale?

La qualità di una relazione sessuale dipende da quella della relazione affettiva! Perché la sessualità rifiorisca in una coppia in difficoltà, i terapeuti non utilizzano dei “trucchi tecnici” per aumentare la libido. Si accontentano di fornire strategie per riattivare il clima amoroso. Di quali strategie si tratta? I due partner devono lavorare per ritrovare i momenti di intimità, di seduzione e di sensualità che esistevano all’inizio della relazione. Invitarsi a cena, trascorrere weekend insieme, farsi delle sorprese, dei regali, provare di nuovo il desiderio di sedursi, di piacersi e di ricreare un clima eccitante.

Catherine Marchi

Fonte: http://www.psychologies.it/Coppia-e-Sessualita/Sessualita/Desiderio/Perche-il-desiderio-duri-bisogna-agire-con-calma/(offset)/4

Fantasie Erotiche. ….

29 marzo 2009

sexoplacermorbosexsexesexualamorypasioninternetblogrelacionesamorosaslovesexobesoscariciasQuando parliamo di immaginario erotico ci riferiamo a fantasie che hanno quale obiettivo l’eccitazione sessuale. Non tutti i pensieri che hanno quale oggetto l’ambito della sessualità possono essere definiti “fantasie erotiche”.

Alcuni pensieri infatti hanno, per il soggetto che li vive, carattere intrusivo ed ossessivo e rientrano in un quadro patologico. Una fantasia erotica, di per sé, rappresenta una normale attività dell’organismo funzionale al raggiungimento dell’eccitazione.

Può però assumere forma parafiliaca (il termine parafilia è l’attuale nomenclatore utilizzato per indicare quei comportamenti noti come “perversioni sessuali”) quando il soggetto non può fare a meno di ricorrere ad una specifica fantasia o ad uno specifico comportamento sessuale per eccitarsi. Ad esempio nella scatologia telefonica (telefonate oscene) l’unico modo che una persona ha per eccitarsi è poter mettere in atto o fantasticare tale comportamento.

Non è però il contenuto della fantasia ad essere di per sé patologico quanto la forma che assume, ovvero come la persona si organizza in funzione delle proprie fantasie.
Distinguiamo comunque la pura fantasia ovvero i pensieri, idee e desideri dal comportamento sessuale che rappresenta il passaggio all’atto. Alcune fantasie che il soggetto vive come erotiche possono diventare patologiche nel passaggio all’atto come la zoofilia (sesso con animali), la scatologia telefonica, la violenza sessuale mentre potrebbero essere “normali” fantasie quando rimangono tali. Ad esempio diverse donne fantasticano di subire violenza sessuale ma, nella realtà, non vivrebbero mai tale situazione né la considererebbero erotica.

Va sottolineato che l’immaginario erotico è fortemente condizionato da fattori psico-sociali relativi ad una cultura o sub-cultura di appartenenza. Fattori psicologici, sociali, culturali (e “morali”) oltre che fattori biologici sono quindi alla base dell’espressione dell’immaginario erotico di ogni persona.
La sessualità come normale attività dell’organismo può assumere quindi forme estremamente variegate e non si riduce, nell’essere umano, ad una semplice e fredda attività copulatoria finalizzata esclusivamente alla procreazione come accade nella maggior parte degli animali.

In una ricerca sulle fantasie erotiche maschili e femminili condotta dal Centro Studi e Ricerche in Psicologia Emotocognitiva diretto dal Dott. Baranello del gruppo SRM Psicologia è stato chiesto agli intervistati di indicare la loro principale fantasia erotica. Dai dati del sondaggio condotto on-line emerge che tra tutte le fantasie quelle più comuni riguardano il sesso di gruppo (ben il 36% degli intervistati), seguono quelle legate a specifiche situazioni (10%) insieme a fantasie di prestazione (10%).

Esibizionismo (mettersi in mostra) e Dominare o essere dominati sono indicate come fantasie principali nel 5% dei casi. Il 4% del campione esprime fantasie quali essere legati o bendati, scambio di coppia, voyeurismo e fantasie omosessuali (in soggetti eterosessuali). Altre fantasie come l’attenzione sessuale verso specifiche parti del corpo (particolarismo), il feticismo e l’uso di oggetti, sadismo e masochismo, avere rapporti contro la propria volontà, avere rapporti con un “transgender”, avere rapporti con animali (zoofilia), avere rapporti con persone di razze o etnie diverse dalla propria (sesso interrazziale) sono più o meno equamente distribuite nel campione ma rappresentano basse percentuali ricordando sempre che è stato chiesto di indicare esclusivamente la fantasia erotica principale.

L’alta percentuale di fantasie relative al sesso di gruppo ha richiesto un’ulteriore specificazione, infatti in “sesso di gruppo” sono indicate sia le fantasie orgiastiche (più di tre persone non limitate a coppie) che il “sesso a tre”. Nel campione generale il 31% ha fantasie relativa a “sesso a tre” e soltanto il 5% relativo ad “orgia”. Se analizziamo il campione dividendolo in uomini e donne scopriamo dati davvero interessanti. Tra chi ha espresso fantasie orgiastiche il 70% sono uomini ed il 30% donne mentre le percentuali sono quasi equamente distribuite quando si parla di “sesso a tre” (45% donne e 55% uomini). Specificando ulteriormente abbiamo scoperto che nelle donne eterosessuali che esprimono fantasie relative a “sesso di gruppo” ben il 75% dichiara di poter avere rapporti sia con gli uomini che con le donne presenti nella situazione mentre soltanto il 25% degli uomini dichiara lo stesso. Anche quando le fantasie erotiche sono di tipo omosessuale in soggetti eterosessuali la distribuzione percentuale è la stessa (75% donne, 25% uomini). Questo dato spiegherebbe il motivo dell’uso frequente di immagini di rapporti omosessuali tra donne (e meno tra uomini) in film, video musicali e pubblicità con target sia femminile che maschile.

Un’altra differenza tra uomini e donne riguarda le fantasie di prestazione e situazionali. Le donne esprimono più frequentemente fantasie legate a situazioni specifiche (sesso nella vasca da bagno, in ascensore, in un camerino di un negozio, davanti al camino, in un prato, ecc.) mentre negli uomini sono più comuni fantasie di prestazione (sesso anale, sesso orale, specifiche posizioni, ecc.). Questi dati risultano ancora più evidenti tra gli intervistati più giovani e con minore esperienza sessuale. Le fantasie di violenza o di essere presi con forza e contro la propria volontà sono più comuni tra le donne così come le fantasie di esibizionismo mentre quelle voyeuristiche e lo scambio di coppia (scambiarsi i partner ma non sesso di gruppo) sono più comuni tra gli uomini. Nella maggior parte dei casi le fantasie erotiche rimangono esclusivamente pensieri e desideri che vengono utilizzati per eccitarsi o per accompagnare la masturbazione e/o il rapporto sessuale.

In un’alta percentuale di casi le fantasie vengono comunicate al partner sessuale ed utilizzate dalla coppia. La maggior parte degli intervistati dichiara di non aver mai realizzato concretamente la fantasia (soprattutto quelle che coinvolgono altre persone oltre la coppia) ma desidererebbe farlo. Di fatto comunque il desiderio di realizzazione sembra essere parte integrante della fantasia stessa. Chi invece ha messo in pratica la propria fantasia raramente dichiara di non aver apprezzato l’esperienza. Tra chi ha praticato sesso di gruppo (tre o più persone) soltanto la metà lo rifarebbe dichiarando comunque l’esperienza piacevole. Come abbiamo detto la maggior parte delle persone che ha partecipato al sondaggio dichiara di aver comunicato la propria fantasia al partner.

Altri dati relativi alla nostra esperienza clinica indicano però che molte persone hanno difficoltà ad accettare il contenuto di alcune fantasie del proprio partner soprattutto quando nella fantasia sono coinvolte altre persone. Alcune persone pensano infatti che una fantasia erotica sia l’espressione di un desiderio che si vorrebbe realmente concretizzare. Così molti uomini ancora temono l’idea che la propria partner possa fantasticare situazioni orgiastiche o sesso con altri uomini. In realtà i dati a nostra disposizione dimostrerebbero che l’intenzione di realizzare la propria fantasia altro non è che parte della fantasia stessa. Raggiunto lo scopo per il quale la fantasia è stata prodotta (desiderio-eccitazione-orgasmo) la stessa fantasia perde, in quel momento, il suo valore erotico.

Fonte: Baranello, M., Sabatini, E.
Fantasie Erotiche. Psicologia dei Comportamenti Sessuali
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).

Masturbazione…tra atteggiamenti di condanna e censura…

24 marzo 2009

7Tra i tanti atteggiamenti di condanna o di censura nei confronti della sessualità, uno dei più stupefacenti per la sua virulenza è senza dubbio quello messo in atto verso la masturbazione.

Difatti, forse più che di fronte ad ogni altra espressione della sessualità, la coalizione tra scienza e norme morali si è fatta così salda da porre la masturbazione in una evidenza di malattia, o di peccato, o di attività comunque deprecabile.

Ma, nonostante l’autoerotismo fosse da un lato descritto (Esquirol , 1916) come “la più comune causa di pazzia” o di esso fosse detto (New Orleans Medical and Surgical Journal), citato da Thomas Szasz in “Sesso a tutti i costi”, che “né la peste, né le guerre, né il vaiolo, né un gran numero di flagelli analoghi si sono mai rivelati disastrosi per l’umanità dell’abitudine a mastrurbarsi”, per citare brevi esempi in campo scientifico e, dall’altro lato fosse bollato come “contro natura” e quindi peccaminoso, i dati del rapporto Kinsey , già negli anni 50 mettevano in evidenza che il 94% dei maschi ed il 58% delle femmine avevano sperimentato la masturbazione e con questa raggiunto l’orgasmo.

Sono dati confermati da altre ricerche (Hertoft , 1968; Schmidt e Sigush ,1972; Hite , 1977) nei quali le percentuali variavano di non molto rispetto a quelle indicate da Kinsey.

Sono comunque tutte ricerche che sottolineano sia la diffusione del comportamento autoerotico, sia le differenze tra maschi e femmine, per le quali la questione appare essere molto più complessa.
E’ vero che la repressione della pratica masturbatoria è stata violenta anche nei confronti dei maschi, dal 1700 ad epoche recenti.

E’ forse vero, in qualche misura, che si può spiegare la minore tendenza all’autoerotismo da parte della donna con le considerazioni di psicoanaliste, come Helene Deutsch quando dice che “con tutta verosimiglianza le sensazioni vaginali non possono essere paragonate alla pressione dell’orgasmo maschile”. O con quelle di Marie Bonaparte quando sottolinea che “nell’esplorazione dei suoi genitali la bambina incontra un ostacolo generalmente ignoto al maschio: il dolore”.

E’ vero che si può chiamare in causa la diversa configurazione anatomica dei genitali femminili, più nascosti, più intimi rispetto a quelli maschili. Ma certamente il posto di primo piano, tra le cause di minor tendenza delle donne alla masturbazione, spetta alla maggiore repressione che, comunque, la sessualità femminile si è trovata a subire rispetto a quella maschile.

Nonostante tutto comunque, l’effetto della censura non ha sortito l’effetto desiderato, visto che, malgrado le condanne, la masturbazione è probabilmente l’attività sessuale più praticata.
Ciò pone questa espressione della sessualità in un ambito talmente fisiologico da essere piuttosto resistente, sul piano del comportamento, ai divieti.

Per quanto riguarda invece il vissuto dell’esperienza, le cose stanno diversamente ed è lì che la repressione coglie nel segno, generando sentimenti di colpa, di paura e di vergogna.
A sottolineare che la masturbazione non si pone nell’ambito della patologia, ma anzi nasce là dove la relazione si articola armoniosamente, vi è il contributo di Spitz.

In una ricerca condotta nell’arco di 14 anni, dal 1948 al 1962, egli mise in evidenza che tanto più il rapporto madre-figlio era armonico, tanto più frequenti erano i giochi genitali del bambino fin dal primo anno di vita. I bambini che vivevano con i genitori erano molto più “giocosi” in questo senso che non quelli che erano costretti nei brefotrofi.

Questa osservazione sembra porre il rapporto con i propri genitali in un ambito originario nel quale non è certo il ritiro dalla relazione a promuoverlo, ma anzi la sua qualità. Via via, nella storia dello sviluppo psicosessuale del bambino, la masturbazione acquista significati differenti e tutti importanti, tanto da assumere una notevole rilevanza nella strutturazione della sessualità.

Il significato dell’autoerotismo varia in particolare dal periodo di latenza (come strumento per scaricare impulsi aggressivi e sessuali, per conservare la consapevolezza dell’esistenza dei propri genitali esterni), all’adolescenza (come attività che consente una prova delle nuove risorse sessuali, nella fantasia di un rapporto a due adulto, e che contemporaneamente soddisfa desideri pregenitali inconsci).

2221518505_9258a425221In questo tragitto si insinua il primo senso di colpa che genera conflitti interni soprattutto perché è concomitante all’evoluzione edipica. Ma, come dice Lebovici , “la masturbazione svolge una funzione fondamentale nell’elaborazione dei fantasmi ad essa collegati e nei conflitti da essi provocati, al pari dei meccanismi difensivi che derivano da tali conflitti”.
Dati recenti sull’attitudine alla masturbazione sembrano avvalorare il suo significato e la sua prerogativa nella strutturazione di una sessualità funzionale al piacere.

In due ricerche successive condotte su due gruppi diversi di volontari invitati a leggere letteratura erotica e ad assistere a film sessuali espliciti, gli psicologi californiani Abramson e Mosher hanno messo in evidenza che coloro che hanno un atteggiamento negativo verso la masturbazione si sentono maggiormente in colpa nell’assistere alla proiezione dei film, hanno avuto meno esperienze sessuali, hanno maggiori problemi di fronte al sesso e sono persino meno informati sulla contraccezione.

Questi autori hanno potuto anche determinare, mediante un’analisi termografica, che i soggetti con attitudine negativa di fronte alla masturbazione hanno una vasocongestione pelvica, una volta esposti a stimoli erotici, più scarsa rispetto a chi ha attitudini positive.  Questo dato, evidentemente, pone il buon rapporto con la masturbazione come un fattore predittivo importante verso una buona sessualità. Ben lungi quindi dall’essere una pratica sessuale nociva , o anormale, essa non è contro la relazione, ma può essere, al contrario, verso una relazione sessuale piacevole ed appagante.

Un ruolo importante in questo senso è giocato dalle fantasie, scenario potenzialmente ricco nel quale l’uomo e la donna possono collocare pensieri, aspettative e desideri sessuali.  In una tale dimensione, l’autoerotismo non si può considerare come sinonimo di solitudine, di triste ritiro coatto dal mondo delle relazioni, ma come esperienza preparatoria all’incontro.

Nonostante l’immaginario femminile non abbia mai dimostrato di essere povero, per lungo tempo si è ritenuto che i maschi fossero fisiologicamente più reattivi delle donne agli stimoli delle fantasie e fossero più predisposti a produrne. Ma anche questa asserzione è stata dimostrata inesatta. In particolare la Schmidt che, in due successive ricerche, ha messo in luce come tale disparità fosse da attribuire soltanto agli atteggiamenti socioculturali verso la sessualità e al modo con il quale i figli erano stati cresciuti.

Atteggiamenti questi che tendono ad inibire le espressioni sessuali della donna, la sua reattività a questo tipo di stimoli e la capacità di mantenerli una volta prodotti, a causa dello svilupparsi di ideali dell’Io e di un Super-Io che limitano la reazione femminile e frequentemente la rendono conflittuale.

Ancora una volta, da queste osservazioni emerge che la legge che nega è tanto forte da privare l’esperienza autoerotica di gran parte del patrimonio che la può arricchire. Così impoverita, colpevolizzata, demonizzata, può allora trovare sì schiere di detrattori che la collocano in un mondo nevrotico ed autistico. Dimensione dove, per la verità, talvolta va collocata, ma solo in quei casi di patologia dove questa pratica è un corollario di comportamenti parafilici o compulsivi.

Fonte: http://www.benessere.com/sessuologia/masturbazione/index.html

Falsi miti sulla sessualità femminile

23 marzo 2009

lovers4567sd51Sia la sessualità maschile che quella femminile sono popolate da vari miti. Questi miti possono avere varie origini: credenze popolari, preconcetti di origine morale o semplici luoghi comuni della gente della strada senza nessun fondamento scientifico, miti che si sono poco a poco trasformati in pseudo-verità, al punto da diventare delle autentiche credenze per coloro che non hanno una formazione sessuale solida.

Le false credenze possono influire negativamente sulla vita sessuale creando delle ansie e dei timori non necessari che talvolta sono difficili da superare. Una visione così limitata e ristretta del sesso non lascia che poche speranze di una vita sessuale soddisfacente alla gente che non rientra negli stereotipi.

Comprendere i falsi miti legati alla sessualità femminile e alla sessualità in generale è già un passo avanti per liberarvi dal peso che rappresentano, anche se non costituisce necessariamente una soluzione. Certo il confronto dei miti con le realtà potrà esservi di aiuto. Questa comprensione vi aiuterà ad agire, ma per risolvere un dato problema sessuale è necessario un lavoro attivo e cosciente che va in direzione di un cambiamento.

Abbiamo riassunto in diversi miti erronei, facili da ricordare, tutti i timori infondati, le paure più comuni e i miti riguardo alla sessualità femminile e alla sessualità generale. Certo, lungi da noi l’idea di dare una lista completa, universale ed esauriente, ma si spera che la lista data includa i miti più interessanti sui quali ogni donna si è posta più di una domanda.

Mito :
Tutti gli uomini raggiungono l’orgasmo, ma solo alcune donne hanno questo privilegio.
Realtà :
Doppiamente falso. Non solo perché esistono non pochi uomini con difficoltà ad avere un orgasmo, ma anche perché – salvo in casi di malattia o di mutilazione – la capacità di avere un orgasmo non è un dono di nascita. E non si nasce neppure con certi sentimenti o certi comportamenti sessuali. Tutte queste cose, compreso la capacità di raggiungere l’orgasmo, vengono incrementate con le esperienze della vita e qualsiasi problema può soltanto dipendere dal vissuto sessuale, da certe insufficienze muscolari dell’apparato sessuale, da fattori psicologici o addirittura da cattive abitudini di masturbazione. Tutte le donne nascono sessualmente uguali. E se esistono differenze qualitative nell’apprezzamento del sesso tra una donna e l’altra, queste sono esclusivamente dovute a fattori psicosomatici e mai congeniti.

Mito :
L’orgasmo reciproco è l’ideale
Realtà :
Dovrebbe esserlo, ma non pensate che sia così facile. L’orgasmo simultaneo è difficile da raggiungere giacchè i tempi dell’uomo e della donna sono spesso diversi. L’uomo deve sviluppare un certo grado di resistenza per dare il tempo alla sua partner di poter rispondere sessualmente, mentre per quanto riguarda la donna, diventa importante conoscere sè stessa e sviluppare una risposta sessuale adeguata. In entrambi i casi esistono soluzioni provate.

Mito :
La donna che non raggiunge l’orgasmo o non prova molto piacere è considerata frigida e difficilmente può cambiare
Realtà :
Ogni donna attraversa il suo ciclo di crescita sessuale. La qualità e l’intensità di un orgasmo dipendono tutto sommato da un processo di evoluzione sessuale. Non solo il fatto di avere un orgasmo è qualcosa che si acquisisce sia con il vissuto che con opportune tecniche, ma si può addirittura imparare ad avere orgasmi di diversa natura. Per esempio, se avete sempre avuto un orgasmo del clitoride, potete imparare ad avere un orgasmo vaginale, un orgasmo del punto G e via dicendo.

È un fatto provato che una donna può avere vari tipi di orgasmo. Se finora avete avuto problemi a raggiungere l’orgasmo è perché, per varie circostanze non avete sufficiente esperienza o preparazione. Non si nasce imparati e non tutte le persone adulte hanno le stesse esperienze e lo stesso vissuto sessuale. Inoltre per alcune è stato più facile, per altre più difficile, ma tutte possono arrivarci.

Le difficoltà a raggiungere l’orgasmo possono dipendere da insufficienze muscolari o da fattori psicologici o ancora da agenti inibitori. Queste difficoltà e altre sono state studiate per lungo tempo e oggi esistono non solo soluzioni complete per risolvere il problema, ma anche approcci per progredire nella sessualità e raggiungere alte vette di soddisfazione sessuale, magari provando vari orgasmi o combinandoli.

Mito :
Le donne che provengono da ambienti strettamente religiosi o che hanno avuto un’educazione morale sessualmente restrittiva hanno le maggiori difficoltà
Realtà :
Il fatto di aver avuto un’educazione religiosa o morale non significa necessariamente avere problemi sessuali. Se questo è il vostro caso, forse vi consolerà il fatto che molte donne religiose non hanno mai avuto problemi sessuali. Un’inchiesta recentemente realizzata su un campione di 100.000 donne negli Stati Uniti ha rivelato che le più religiose dichiaravano di avere la maggior soddisfazione sessuale e di non avere nulla di particolare di cui lamentarsi. Per cui tutto è relativo e, ancora una volta, bisogna piuttosto considerare le cause dei problemi con un’ottica più profonda.

Mito :
Le donne normali, oppure quelle vere, femminili o sessuali raggiungono l’orgasmo ogni volta che fanno sesso
Realtà :
Anche le donne “più calde” hanno il 30% di probabilità di fare cilecca. Nessuna donna e nessun essere umano sono una macchina che risponde alla pressione di un pulsante. Quindi, la distinzione tra “orgasmiche” e “non orgasmiche” non esiste come bianco e nero. La differenza tra la capacità e l’incapacità di avere un orgasmo è una differenza di grado e non di genere. Cioè, tutte le donne possono avere difficoltà e tutte possono raggiungere l’orgasmo. L’unica differenza è che alcune donne hanno maggiori difficoltà mentre altre ne hanno meno.

1217531901690Mito :
Le donne che hanno orgasmi multipli sono troppo licenziose o ninfomani
Realtà :
La possibilità di una donna di avere orgasmi multipli e di godere il sesso è perfettamente normale e conforme al suo grado di risposta sessuale. Una donna che ha sviluppato nella sua vita la capacità di avere vari orgasmi è una donna che ha acquisito una migliore padronanza del suo corpo, del suo vissuto sessuale e delle sue esperienze. Invece di criticarla, bisognerebbe complimentarsi con lei, giacchè qualsiasi donna dovrebbe avere come scopo sessuale di raggiungere il maggior numero di orgasmi possibili.

Mito :
L’uso dell’alcol ha effetti afrodisiaci e aumenta il desiderio sessuale
Realtà :
È certo che l’alcol diminuisce molte inibizioni ed è vero che in piccole dosi contribuisce al rilassamento. Comunque, diminuire l’inibizione e aumentare il desiderio sono due cose diverse e il fatto che l’ansia diminuisca non corrisponde automaticamente a un aumento della libido. Anche se psicologicamente può talvolta aiutare, fisicamente non esiste nessun effetto afrodisiaco.

A grandi dosi, l’alcol è addirittura nocivo per la sessualità. Nell’uomo rende difficile ottenere e mantenere l’erezione, mentre nella donna diminuisce la capacità di risposta sessuale e ostacola l’orgasmo. Quindi, contrariamente a quel che si crede, l’alcol non è una soluzione, anche se a piccole dosi può essere di aiuto.
La stessa cosa può dirsi per la marijuana. Può diminuire alcune inibizioni e addirittura facilitare la dilatazione dei vasi sangugni, ma non aumenta il desiderio, né facilita l’erezione nell’uomo. E non ha alcun effetto afrodisiaco sulla risposta orgasmica della donna. Il nostro programma contiene una guida di prodotti afrodisiaci naturali che possono realmente contribuire all’aumento di desiderio, anche se tutto dipende sempre dal caso specifico e dalle circostanze.

Mito :
Con l’età, il godimento sessuale e la frequenza dei rapporti diminuiscono automaticamente
Realtà :
Uno studio fatto su 12mila coppie americane (e si prendono gli Stati Uniti come esempio perché è la società più consumistica) dimostra che, in realtà, questa perdita di desiderio e di frequenza si produce piuttosto a causa dello stress della vita, oppure dell’insoddisfazione della relazione in sè stessa, piuttosto che a causa dell’età.

Mito :
La sessualità femminile ha fine con l’inizio della menopausa
Realtà :
Può darsi che ci sia meno desiderio sessuale, ma questo non vuol dire che la risposta sessuale e la capacità di avere orgasmi spariscano dopo la menopausa. Anzi, molti studi dimostrano che addiruttura aumentano. Forse questo è dovuto al fatto che svaniscano diversi timori femminili, come quello di restare incinte o l’ansia legata ai fastidi della mestruazione.

Mito :
Le donne decenti o “per bene” non fanno uso e non hanno bisogno di materiale erotico o di richiami sessuali per eccitarsi
Realtà :
Vero per un aspetto ma falso per un altro. Il fatto che molte donne dimostrino poco interesse verso la pornografia non ha nulla a che vedere con i costumi sociali, ma è spesso dovuto al fatto che il commercio erotico è quasi sempre incentrato sull’eccitazione maschile. Inoltre la sessualità femminile non è identica a quella maschile. L’uomo è per lo più visuale, qualsiasi uomo sessualmente sano può eccitarsi facilmente davanti a una donna che lo richiama sessualmente.

Mentre una donna non si eccita necessariamente in questo modo. L’eccitazione della donna implica la partecipazione di tutti gli altri sensi e non solo di quello visuale ed implica inoltre molti fattori emozionali oltre che fisici. Una donna potrebbe restare totalmente indifferente davanti al sesso duro e crudo di un film porno, e al tempo stesso potrebbe eccitarsi pazzamente davanti a una scena d’amore romantico e appassionato (sessuale o no) di un qualche film o romanzo rosa.

Questo non vuol dire che la donna non sia in grado di eccitarsi con letteratura o immagini di contenuto erotico, ma soltanto che per lei l’atmosfera e il contesto sono molto importanti e fanno di fatto tutta la differenza. Nulla più dell’ambiente e della sensualità è in grado di accenderle.
In definitiva quindi l’eccitabilità femminile, a prescindere da fattori morali che in alcuni casi possono avere un peso, riposa su fattori di recettività agli stimoli molto più che su fattori sociali. Una donna per bene può resistere e mantenere il suo ritegno di fronte a certi stimoli, ma questo non vuol dire che non sia in grado di eccitarsi o che non si stia eccitando.

Mito :
Le donne che non amano tutte le espressioni di sessualità sono più fredde rispetto ad altre
Realtà :
Il grado di sessualità di una donna non dipende dal tipo di atto sessuale che svolga o che preferisca. Ad esempio se a una donna non piace molto il sesso orale è semplicemente frutto di una preferenza personale o di un qualche pregiudizio ma non significa necessariamente che sia meno sessuale di un’altra.

Mito :
Se una donna non arriva rapidamente e facilmente all’orgasmo, allora deve avere qualche problema
Realtà :
La velocità di risposta sessuale di una donna non è uguale in ogni momento e in ogni circostanza e non dipende neppure necessariamente dal suo partner, dai suoi attributi fisici o dalle sue abilità sessuali, anche se il suo atteggiamento verso di lei può influire in modo non trascurabile. La velocità di ottenere un orgasmo dipende da fattori fisici, dalla capacità biologica nel rispondere, dal contesto, dallo stato di forma, dal livello di eccitabilità, da agenti esterni, nonché da fattori emozionali e psicologici. Il miglior rimedio in questo campo è prepararsi sia fisicamente che emozionalmente ad avere una risposta sessuale molto migliore. E questo programma contiene tutte queste soluzioni.

Inoltre, per entrambi i sessi il grosso della sessualità e del’apprezzabilità del sesso è puramente psicologico. La psicologia ha un’importanza centrale in tutti i rapporti sessuali. Nessun rapporto sessuale riesce ad avere una qualità apprezzabile senza uno stato psicologico appropriato, questo è vero persino nel caso degli uomini.

Mito :
La masturbazione nuoce al rapporto sessuale completo e può convertirsi in un vizio
Realtà :
Falso. A meno che la masturbazione non diventi un’ossessione – cosa piuttosto rara – le donne che possono raggiungere l’orgasmo masturbandosi hanno più possibilità di raggiungerlo durante un rapporto completo. Di fatto, la masturbazione può anche essere usata come tecnica di sviluppo della sessualità.

Mito :
La masturbazione è dannosa perché esaurisce il desiderio e l’energia con conseguente perdita di interesse verso l’atto sessuale completo
Realtà :
Le ricerche sulla sessualità femminile hanno riscontrato che le donne che si masturbano hanno più possibilità di avere una buona risposta orgasmica rispetto a quelle che non lo fanno. Inoltre le donne che si masturbano risultano più aperte verso tutte le forme di espressione sessuale.

Mito :
La gravidanza e il parto riducono la risposta sessuale di una donna
Realtà :
Piuttosto è vero il contrario. Molte donne aumentano la loro capacità di risposta sessuale dopo il parto. Questo è forse dovuto a un maggior afflusso di sangue nel bacino durante la gravidanza.

Mito :
L’anticoncezione è una responsabilità puramente femminile
Realtà :
È possibile che l’uso di anticoncettivi possa ridurre il piacere sessuale. Qundi non per tutte le donne può essere indicato un tipo di contraccezione. In alcuni casi è meglio che l’uomo usi il profilattico piuttosto che la donna adotti la spirale o prenda pillole. E, in tutti i casi, la prevenzione di gravidanze non volute è responsabilità di entrambi e non solo della donna.
Qundi se non vi sentite a vostro agio con una forma di contraccezione data, non esitate a cambiarla e a comunicare questo al vostro partner.

Fonte: http://www.soloperlei.com/falsi-miti-sessualita.php

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