Depressione, un problema al femminile
5 aprile 2010
Sempre più persone nel mondo sono soggette a stati depressivi, anche in Italia è un fenomeno in forte crescita e secondo le stime attuali i pazienti si aggirerebbero intorno al milione e mezzo con una prevalenza di anziani e donne, queste ultime rappresentano i due terzi dei malati. Questi e altri dati sono emersi durante l’American Psychiatric Association, un evento tenutosi a Toronto che vede riuniti numerosi esperti e psichiatri.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, entro il 2020 la depressione sarà la patologia più diffusa dopo le malattie cardiovascolari. La depressione è un disturbo che molte volte, anche se viene superato bene, si ripresenta nel giro di pochi anni, questo accade solitamente nel cinquanta per cento dei casi. Gli esperti vogliono quindi evidenziare questa situazione che nel futuro, se trascurata, potrebbe esse molto meno controllabile se oggi non si inizia a lavorare al fine di cambiare le regole della cura.
Solitamente chi soffre di depressione evidenzia un umore depresso, una marcata tristezza quasi quotidiana e tende a non riuscire più a provare lo stesso piacere nelle attività che provava prima. Le persone colpite da depressione si sentono sempre giù, nella maggior parte del tempo hanno dei pensieri negativi e il loro umore ne risente enormemente. E’ un po’ come se provassero dolore nel vivere, situazione che li porta a non riuscire a godersi più nulla.
Secondo Massimo Di Giannantonio, professore di Psichiatria presso l’Università di Chieti e vice presidente della Società Italiana di Psicotecnologie e Clinica dei Nuovi Media, servono diagnosi precoci e cure specifiche affinché la depressione non diventi cronica. Una cura non appropriata rischia di fare solo una ‘sciacquatura’ dei sintomi. Al contrario, una corretta terapia è l’unico modo per evitare pericolose ricadute. Purtroppo oggi capita che nella metà dei casi la malattia si ripresenta nel giro di quattro anni dal primo attacco, una situazione che espone il paziente a un alto rischio di cronicizzazione della depressione.
Gli esperti evidenziano quindi come sia molto importante cogliere i segnali della depressione sin dal loro esordio. Ecco alcuni sintomi che dovrebbero aiutare a riconoscere l’inizio di uno stato depressivo: un appetito aumentato o diminuito, un aumento o una diminuzione del sonno, spesso un marcato rallentamento motorio o al contrario una marcata agitazione, una ridotta capacità di concentrarsi, una tendenza molto forte ad incolparsi o a svalutarsi. Aspetti che potrebbero essere notati soprattutto dai familiari e dai quali potrebbe partire il primo aiuto affinché ci possa essere la verifica da parte di uno psichiatra o comunque un medico.
Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Psichiatria del Fatebenefratelli di Milano ed esperto in Neuropsicofarmacologia, spiega che i soggetti più a rischio sono le donne, la causa risiede nelle caratteristiche fisiche, in particolare per la presenza di ormoni come gli estrogeni. Si è riscontrato che quando le donne si trovano in età fertile, rischiano due volte e mezzo in più di cadere nella depressione rispetto agli uomini. Esiste anche una forma di depressione che si manifesta dopo il parto, purtroppo spesso non riconosciuta, che colpisce con più facilità le donne che in genere soffrono seri dolori premestruali o di tiroide.
Durante l’incontro canadese non tutte le notizie sono state però negative, si è parlato di un recente farmaco in grado di ridurre fino al 92 per cento il rischio di ricadute. E’ sta individuata una nuova molecola, la venlafaxina, in grado di agire efficacemente su due neuroni, la serotonina e la noradrenalina.
Durante una ricerca durata due anni, il nuovo farmaco è stato testato con ottimi risultati su 1000 volontari che presentavano degli stati di depressione, la molecola ha ridotto quasi a zero le possibili ricadute con effetti collaterali comparabili al placebo. Mencacci ha evidenziato che si tratta di una cura che porta alla guarigione dei sintomi della malattia e consente a chi soffre di depressione di tornare a una vita perfettamente normale.
Fonte: http://www.universonline.it
Amore, felicità, tristezza, rabbia e paura, sono tutte emozioni che derivano da qualche forma di attaccamento a qualcosa o a qualcuno. Tuttavia molti di noi imparano a credere che anche l’ amore e la felicità siano emozioni. Tale convinzione oscura sia il nostro bisogno che l’ abilità di essere più consapevoli delle nostre emozioni e di come le creiamo. Essa deriva dalla perdita di significato delle parole amore e felicità.
Gesticolare con le mani, arrossire, scegliere in un dato contesto di stare in gruppo o appartati, il modo di vestirsi, la scelta del posto in cui sedersi a tavola, la mimica e i più svariati atteggiamenti, costituiscono tutti un tipo di comunicazione non verbale ma molto importante perché svela ciò che una persona realmente pensa e che alle volte è esattamente il contrario di ciò che dice.
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La Depressione è una grande piaga del mondo moderno. Porta ad una resa dell’anima che rinuncia ad evolversi dando retta ad una mente che si rifiuta di reagire alle difficoltà della vita.






















